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Documento concernente Quintiliano, nello specifico vengono trattati i seguenti argomenti: -Vita; -Progetto culturale dei Flavi; -Institutio oratoria; -La pedagogia e la centralità del magister; -L’apprendimento e la socializzazione; -Il canone dell’imitazione; -Il primo storico “formalista” della letteratura latina e la nascita di un vero e proprio canone.
Tipologia: Dispense
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Marco Fabio Quintiliano nacque a Calagurris in Spagna fra il 35 e il 40 d.C , ma si trasferì presto a Roma dove ebbe la possibilità di farsi una formazione culturale di primaria importanza sia nel campo della grammatica sia in quella della retorica. Dopo aver intrapreso l’insegnamento di retorica e dopo aver conosciuto il nuovo imperatore Vespasiano, ricevette da quest’ultimo l’incarico di riorganizzare la cultura romana riportandola nell’area del consenso dopo gli anni difficili sotto la dinastia Giulio-Claudia. Per svolgere questo ruolo a Quintiliano fu elargito un stipendio di centomila sesterzi. Contemporaneamente all’insegnamento di retorica Quintiliano esercitò la professione di avvocato. Nonostante avesse successo nel campo dell’insegnamento e nel campo della sfera pubblica, Quintiliano ebbe una vita affettiva sfortunata in quanto dovette affrontare sia la perdita della moglie che quella dei due figli; morì nel 96 d.C. Progetto culturale dei Flavi_____________________________________________________ L’idea di fondo di Quintiliano, in stretto accordo con i Flavi, è di riportare la cultura romana al rispetto dei modelli “classici”, eliminando ogni sorta di sperimentalismo che si era affermato nel periodo precedente. Così come gli imperatori della casa Flavia ed in particolare Vespasiano, sono orientati a ricostruire ex novo un rapporto con gli intellettuali, imponendo una vera e propria damnatio memoriae nei confronti degli imperatori Giulio-Claudi e di Nerone in particolare, così Quintiliano intende eclissare la cultura dell’età precedente, spesso in dissenso nei confronti del potere, per proporre un modello di cultura che esprimesse un forte consenso nei confronti della politica dei Flavi. Tuttavia, spesso questo consenso finì per trasformarsi in conformismo. L’institutio oratoria____________________________________________________________ Quintiliano trasfuse tutto il suo impegno intellettuale nell’istitutio oratoria, una vera sintesi di tutta “l’arte del dire”, in 12 libri. In essa Quintiliano delinea la formazione dell’oratore, dai primi anni dell’istruzione fino al completamento degli studi. Per lui l’oratore deve tornare ad essere vir bonus dicendi peritus, ovvero uomo di valore, ed esperto nel dire , sull’esempio del modello fissato da Catone. Questo modello era stato ripreso da Cicerone il quale, però, aveva sostenuto anche la necessità di aggiungere la filosofia tra le discipline fondanti del perfetto oratore, in considerazione del fatto che in un tempo così difficile come quello delle guerre civili, si rendeva necessaria una
formazione filosofica dell’oratore per dargli la possibilità di orientarsi tra le difficoltà della vita. Quintiliano è ciceroniano dunque ci aspetteremmo una ripresa del modello ciceroniano, invece non è così. Quintiliano infatti riprende l’ideale del vir bonus dicendi peritus, omettendo la componente filosofica, perché essa potrebbe in qualche modo provocare una presa di coscienza critica nei confronti del potere e Quintiliano non vuole correre questo pericolo. Tuttavia Quintiliano riprende il modello ciceroniano privilegiando gli elementi formali e stilistici dell’Arpinate e trascurando invece i contenuti profondi. La pedagogia e la centralità del magister________________________________________ L’Institutio oratoria delinea anche i principi relativi alla pedagogia dell’infanzia, sottolineando l’importanza del gioco nella prima fase dell’apprendimento. Nelle sue tesi pedagogiche è presente un modello di insegnamento in cui si sottolinea la centralità del magister nel processo di trasmissione del sapere nei confronti del discipulus. Inoltre il maestro deve assumere nei confronti dei suoi discepoli un atteggiamento paterno, evitando sia l’eccessivo rigore sia ogni forma di permissivismo. Naturalmente anche i discepoli dovranno sentirlo come un padre e questi quindi dovranno comportarsi come figli. L’apprendimento e la socializzazione____________________________________________ Quintiliano già nel primo libro dell’Institutio oratoria pone una questione relativa al processo di apprendimento: se sia meglio che esso avvenga nell’ambito della scuola privata o se sia preferibile puntare ad una scuola pubblica. La scuola privata per i Romani era l’insegnamento individualizzato che veniva impartito a casa del discente, in genere da uno schiavo domestico. Invece, per scuola pubblica si intendeva l’insegnamento che i maestri, pagati dalle famiglie degli alunni, svolgevano in casa propria. Quintiliano preferisce la scuola pubblica, in quanto secondo lui, essa è in grado di aiutare la socializzazione del sapere, dato che il discente si misura con i suoi coetanei. Il canone dell’imitazione_________________________________________________________ A Quintiliano è stata attribuita dai filologi la responsabilità di avere fissato il canone dell’imitazione. Quintiliano fa riferimento ad una vera e propria aemulatio, cioè un processo di confronto e competizione con il modello preso in considerazione, con l’obiettivo di superarlo. Una lettura attenta del X libro, sembra suggerire l’idea che nella formazione del perfetto oratore concorrono sia la repetitio sia l’ inventio in un processo che se da un lato è proteso a conservare il meglio della tradizione, dall’altro è orientato a rintracciare le doti di ingegno che sono in noi. Il primo storico “formalista” della letteratura latina e la nascita di un vero e proprio canone Nel X libro Quintiliano passa in rassegna una serie di autori greci e latini e su di essi esprime giudizi critici, fissando un vero e proprio canone, fondato su motivazioni di