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Medioevo istruzioni per l’uso di Senatore, Schemi e mappe concettuali di Storia Medievale

Risssunto primo capitolo del libro Medioevo istruzioni per l’uso edizione 3

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2021/2022

Caricato il 01/02/2023

martina-rossi-68
martina-rossi-68 🇮🇹

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1.1 osserviamo la posizione e l'estensione
degli stati europei dal V fino al xv secolo, si riducono, si ampliano, si frammentano, ma
l'impressione della continuità resta. Ognuno di quegli stati, sembra agire come un
organismo vivente autonomo. L'impressione della continuità è del tutto sbagliata, e per
molti motivi.
In primo luogo, quei nomi di stati e di popoli (Inghilterra e in-
glesi, Napoli e napoletani, per fare due esempi), che restano apparentemente identici
nel corso di molti secoli, nascondono realtà profondamente differenti. Stati e popoli
vivono nella nostra
immaginazione come enti dotati di una propria individualità. Come
un individuo, anche uno stato e un popolo ci appaiono il prodotto della complessa
interazione tra il proprio patrimonio ‘'genetico" e i condizionamenti dell'ambiente e
delle esperienze. Questo atteggiamento mentale, del tutto naturale, è un ostacolo assai
grave alla co-
noscenza del passato, che è sempre, prima di ogni cosa, conoscenza
di qualcosa che è diverso da noi e dal nostro tempo. Impariamo, o
tentiamo di imparare, interminabili successioni di fatti, ognuno con
la sua data, senza interrogarci sui protagonisti (stati e popoli) di quei
fatti, e dando per scontato che essi siano sempre uguali a se stessi.
Ora, non c'è dubbio che qualcosa accomuni, oggi, gli inglesi,
non solo nella lingua e nella comune appartenenza alla medesima
comunità nazionale, ma anche nei comportamenti, nei modi di vita,
nella cultura, in una parola. Questa "identità" dell'inglese certamen-
te esiste oggi. È però assai pericoloso studiare la storia medievale inglese con il solo
scopo di rintracciare le lontanissime originidi quell'identità, risalendo il più possibile
indietro, fino agli angli e sassoni dell'alto Medioevo appunto. Ciò si faceva soprattutto
in
età romantica (anche prima, in verità), e noi, oggi, subiamo ancora
il fascino, della concezione romantica del
popolo o della nazione. Ecco che nasce, da solo, quel popolo-individuo
sempre uguale a se stesso, protagonista scontato di una storia noiosa.
In secondo luogo nel Medioevo sono esistiti MOLTI STATI E POPOLI E AGGREGAZIONI
DI ESSI, che noi trascuriamo. Talvolta qualcuno riesuma il passato per rivendicare la
propria identità. Popoli e Stati sono il prodotto della storia e anche i loro nomi e ancor
più vari sono i rapporti tra loro.
1.2 Stati e stato
Purtroppo, le insidie dell'atlante, e del nostro linguaggio, non sono
finite qui. Se passiamo dai nomi geografici ed etnici (Inghilterra e
inglesi, Napoli e napoletani) alla definizione di "stato" o a quella
apparentemente più corretta di "regno", la situazione peggiora. Alcuni negano
l’esistenza stessa di qualcosa che si possa chiamare "stato" non soltanto
nell'età medievale (476-1492) ma anche nel corso dell'intera eta
moderna (1492-1815).
Viene giustamente argomentato che l'unico vero stato sia quello esistito nel mondo
occidentale nel corso dell'Ottocento e della
prima parte del Novecento. Questo stato è dotato di caratteristiche
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Scarica Medioevo istruzioni per l’uso di Senatore e più Schemi e mappe concettuali in PDF di Storia Medievale solo su Docsity!

1.1 osserviamo la posizione e l'estensione degli stati europei dal V fino al xv secolo, si riducono, si ampliano, si frammentano, ma l'impressione della continuità resta. Ognuno di quegli stati, sembra agire come un organismo vivente autonomo. L'impressione della continuità è del tutto sbagliata, e per molti motivi. In primo luogo, quei nomi di stati e di popoli (Inghilterra e in- glesi, Napoli e napoletani, per fare due esempi), che restano apparentemente identici nel corso di molti secoli, nascondono realtà profondamente differenti. Stati e popoli vivono nella nostra immaginazione come enti dotati di una propria individualità. Come un individuo, anche uno stato e un popolo ci appaiono il prodotto della complessa interazione tra il proprio patrimonio ‘'genetico" e i condizionamenti dell'ambiente e delle esperienze. Questo atteggiamento mentale, del tutto naturale, è un ostacolo assai grave alla co- noscenza del passato, che è sempre, prima di ogni cosa, conoscenza di qualcosa che è diverso da noi e dal nostro tempo. Impariamo, o tentiamo di imparare, interminabili successioni di fatti, ognuno con la sua data, senza interrogarci sui protagonisti (stati e popoli) di quei fatti, e dando per scontato che essi siano sempre uguali a se stessi. Ora, non c'è dubbio che qualcosa accomuni, oggi, gli inglesi, non solo nella lingua e nella comune appartenenza alla medesima comunità nazionale, ma anche nei comportamenti, nei modi di vita, nella cultura, in una parola. Questa "identità" dell'inglese certamen- te esiste oggi. È però assai pericoloso studiare la storia medievale inglese con il solo scopo di rintracciare le lontanissime originidi quell'identità, risalendo il più possibile indietro, fino agli angli e sassoni dell'alto Medioevo appunto. Ciò si faceva soprattutto in età romantica (anche prima, in verità), e noi, oggi, subiamo ancora il fascino, della concezione romantica del popolo o della nazione. Ecco che nasce, da solo, quel popolo-individuo sempre uguale a se stesso, protagonista scontato di una storia noiosa. In secondo luogo nel Medioevo sono esistiti MOLTI STATI E POPOLI E AGGREGAZIONI DI ESSI, che noi trascuriamo. Talvolta qualcuno riesuma il passato per rivendicare la propria identità. Popoli e Stati sono il prodotto della storia e anche i loro nomi e ancor più vari sono i rapporti tra loro. 1.2 Stati e stato Purtroppo, le insidie dell'atlante, e del nostro linguaggio, non sono finite qui. Se passiamo dai nomi geografici ed etnici (Inghilterra e inglesi, Napoli e napoletani) alla definizione di "stato" o a quella apparentemente più corretta di "regno", la situazione peggiora. Alcuni negano l’esistenza stessa di qualcosa che si possa chiamare "stato" non soltanto nell'età medievale (476-1492) ma anche nel corso dell'intera eta moderna (1492-1815). Viene giustamente argomentato che l'unico vero stato sia quello esistito nel mondo occidentale nel corso dell'Ottocento e della prima parte del Novecento. Questo stato è dotato di caratteristiche

precise: la piena sovranità su un territorio ben definito nei suoi confini, difeso da ingerenze esterne (stati confinanti) e interne (per esempio quella ecclesiastica), il monopolio della forza e del diritto il controllo più o meno esteso delle principali risorse di interesse pubblico (mari per esempio), una propria moneta, un apparato burocratico stabile. Questo Stato è un'entità astratta, che prescinde dagli individui che operano in suo nome, dall'eventuale sovrano o presidente. Gli "stati medievali non possono essere paragonati neppure lontamen- te allo Stato ottocentesco. È dunque un errore cercare nel passato i segni anticipatori dello Stato liberale, anzi sarebbe molto meglio non chiamarli neppure "stati". Che cos'era, per esempio, lo "stato" carolingio (VII-x secolo)? Esso era amministrato da funzionari locali, i comites (conti), rappresentanti diretti dell'imperatore nelle circoscrizioni territoriali loro affidate, i comitatus (contee), I poteri del conte (comes al singalare) possono essere riassunti nella formula, di hoste, via a placito (esercito, strada e assemblea giudiziaria, in tre ablativi del latino medievale). Il conte adunava l'esercitoquando necessario, controllando attraverso suoi emissari che tutti gli uomini liberi della sua circoscrizione obbedissero alla chiamataalle armi; curava la manutenzione delle strade e delle fortificazioni pubbliche; presiedeva il plàcito, l'udienza in cui venivano giudicati i colpevoli di un reato, costringeva gli uomini liberi a lavorare per l'interesse pubblico, a fornire fieno e a ospitare gratuitamente i suoi guerrieri e giudici. Dovendo sintetizzare, i libri di testo definiscono tutte queste fun- zioni come pubbliche (lo fanno del resto anche le fonti del tempo), e presentano il conte come un funzionario pubblico cui era affidata l'amministrazione di una circoscrizione territoriale, la contea. È giusto, non c'è dubbio. Il conte sembra agire in alcuni ambiti tipici del potere statale attuale; nell'ordine: la difesa, le opere pubbliche, la giustizia, statale di oggi, il fisco. Tuttavia, egli non è affatto paragonabile a un funzionario statale di oggi, poiché non aveva formazione scolastica, corsi di formazione, ne’ partecipavano ad un concorso, e non era necessario sapesse leggere o scrivere. Non aveva un complesso di norme per i suoi compiti, poiché gli erano inviati dall’imperatore. Non aveva un ufficio o sede. Il suo territorio non aveva confini precisi ma era segnato da elementi naturali o bastoni. Il conte carolingio era in primis un guerriero che governava attraverso l’oralità, sulla parola e sui rapporti personali. Lo stato era per lui FEDELTÀ giurata al suo imperatore che lo ricambiava con fiducia e benefici, era la protezione militare che assicurava ai suoi “vassalli” (i migliori guerrieri che lo accompagnavano). 1.3 Psicologia dei personaggi Vediamo il visigoto Alarico che fu il responsabile del sacco di Roma del 410. Alarico era un barbaro e un invasore e quindi cosa può volere se non distruggere e conquistare? Un fatto del passato (invasione visigota) è spiegata con la motivazione psicologica del protagonista(desiderio di potere di Alarico). Le azioni di Alarico sono spiegate con due presupposti: 1) l’uomo e’ rimasto uguale a se stesso nel corso dei millenni 2) chi intraprende una guerra senza motivo giusto e’ giudicato malvagio.

essere un ostacolo ancora più grande alla comprensione del passato. Nell'uno e nell'altro caso si cade nel peggiore errore che possa esistere per chi studia la storia: l'anacronismo. Vuol dire attribuire al passato caratteri del presente, allora inesistenti. «Contro tempo», cioè «nel tempo sbagliato» è l'etimologia di anacronismo, dunque esattamente l'opposto della storia, che è la «scienza degli uomini nel tempo», secondo una bella definizione coniata da uno dei più grandi storici del Novecento, il francese Marc Bloch. Per evitare tali semplificazioni, gli storici hanno aggiunto alla parola stato molte aggettivazioni e specificazioni al fine di sottolineare le radicali differenze tra le organizzazioni politiche che si sono succedute nel tempo: stato romano-barbarico, stato carolingio, stato feudale, stato moderno… Tuttavia, parole come "stato" hanno una forza tale da evocare continuamente lo Stato che oggi pervade ogni aspetto della nostra esistenza. La storia si differenzia dalle scienze definite "dure", come la fisica o la biologia. Esse si giovano di un ingaggio assai tecnico, fatto di definizioni rigorose o addirittura simboli e numeri. Lo storico invece e’ costretto a servirsi di metafore, paragoni. A volte per evitare le insidie della nostra lingua usa direttamente il termine del passato in latino (es. curtis). Siamo prigionieri del nostro linguaggio. Cio’ porta al fatto che il passato è compreso e narrato con le parole e i concetti del presente (Difficoltà del mestiere storico). L’anacronismo per chi studia storia non e’ sempre un nemico perchè può aiutarci a comprendere il passato in due modi: Quello dell’ANALOGIA e quello del CONTRASTO. ESEMPIO: Le funzioni del comes carolingio sono state spiegate mediante un paragone con il funzionario pubblico del nostro tempo, rispetto al quale sono state evidenziate le enormi differenze, ma anche le analogie fondamentali (il comes è comunque definibile come un funzionario pubblico). Le motivazioni dell'attacco a Roma da parte di Alarico sono state spiegate per contrasto con il concetto di conquista del nostro immaginario letterario e televisivo, insistendo sul concetto attuale di territorio, che Alarico non era in grado di capire. Come si vede, per comprendere la storia è inevitabile muoversi continuamente tra passato e presente. Con questo non intendiamo dire, banalmente, che il passato spiega il presente. Anzi: abbiamo insistito sul rischio che corre chi intende lo studio della storia soltanto come una ricerca delle origini del presente. Al contrario: è il presente che necessariamente spiega il passato, inteso come il presente della nostra cultura, della nostra esperienza, del nostro linguaggio. 1.5 Per concludere: fatti e questioni E allora; stati, popoli, concetti, motivazioni, valori, sentimenti: tutto può essere ed è costantemente frainteso e riportato alla nostra espe rienza, Ecco spiegata la noia della storia, Se i protagonisti sono gli stessi di oggi, se il contesto in cui essi operano è il medesimo, se le motivazioni che spingono gli uomini a combattere e morire sono le stesse di oggi e di sempre, che gusto c'è a imparare storie cosi lontane da noi? La presenza del Medioevo nel nostro immaginario non è certo

da demonizzare: esso è ormai una costante del nostro presente, un luogo esotico di dame e di cavalieri, di castelli e di invasioni, di santi e di streghe, di celti e di templari, oppure, in senso negativo, un peri-colo sempre vivo da evitare. Questo Medioevo immaginario, ma non del tutto inventato, può essere un ottimo punto di partenza per una conoscenza più approfondita. Non è possibile però accontentarsi di un Medioevo immaginario, almeno se si è iscritti all'università, il che presuppone un desiderio di conoscenza. Due cose deve fare uno studente: Memorizzare fatto e comprendere questioni. ( ES. memorizzare ALARICO SACCHEGGIO’ ROMA NEL 410. Comprendere “perchè l’ha fatto?)