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Medioevo istruzioni per l'uso - Francesco Senatore, Sintesi del corso di Storia Medievale

Riassunto facile e schematico del libro Medioevo istruzioni per l'uso, di Francesco Senatore.

Tipologia: Sintesi del corso

2019/2020

Caricato il 01/10/2020

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Medioevo: istruzioni per l’uso – Francesco Senatore
Il soggetto studente e le insidie del nostro linguaggio.
Esattamente come un individuo, anche uno stato e un popolo ci appaiono come il prodotto della complessa interazione tra il
proprio patrimonio genetico e i condizionamenti degli ambienti e delle esperienze, ma questo atteggiamento mentale è assai grave
alla conoscenza del passato, ovvero alla conoscenza di qualcosa di diverso dal nostro tempo.
Da quasi un secolo gli storici insistono sulla totale diversità degli stati” del passato rispetto a quelli attuali, tanto che alcuni
negano l’esistenza stessa di qualcosa che si possa chiamare “ stato” non soltanto nell’età medievale, ovvero dal 476 al 1492, ma
anche nell’età moderna, dal 1492 al 1815, poiché lo Stato come lo conosciamo oggi, dotato di piena sovranità su un territorio ben
definito nei suoi confini e di un apparato burocratico stabile, nacque solo nel corso dell’Ottocento e della prima metà del
Novecento.
Lo stato medievale carolingio, ad esempio, era amministrato da funzionari locali, detti conti o comites, rappresentanti diretti
dell’imperatore nelle circoscrizioni territoriali loro affidate, i comitatus o contee, e i suoi poteri erano riassumibili nella formula
hoste, via ac placito esercito, strada e assemblea giudiziaria. Il conte carolingio era semplicemente un guerriero, tutte le sue
competenze si riassumevano nella capacità di dare ordini e farli rispettare e lo “stato” era per lui la fedeltà giurata al suo
imperatore, che lo ricambiava con fiducia e benefici.
L’errore di attribuire al passato caratteri del presente, allora inesistenti, è anche conosciuto come anacronismo, e per far fronte ad
esso gli storici cercano di liberarsi dai limiti del nostro linguaggio utilizzando direttamente i termini del passato, senza tradurli, o
sostituendo le parole più fraintese. Nonostante ciò, talvolta l’anacronismo può aiutarci a comprendere il passato, e ciò avviene
secondo due modalità principali:
-l’analogia, ovvero un paragone con qualcosa di conosciuto nel mondo presente, rispetto al quale si evidenziano però le
enormi differenze;
-il contrasto.
In conclusione, è evidente come per comprendere la storia sia inevitabile muoversi continuamente tra passato e presente, e come
sia necessario per lo studente non solo memorizzare, ma anche comprenderei fatti ed eventi studiati.
L’oggetto Medioevo e la disciplina “storia medievale”.
Il Medioevo è un periodo della storia europea che inizia nel 476, data della deposizione dell’ultimo imperatore romano
d’Occidente, e termina nel 1492, data della scoperta dell’America da parte di Cristofaro Colombo, e viene considerato come l’età
di mezzo tra l’età antica e l’età moderna, cominciata con le grandi scoperte geografiche.
I primi ad usare il termine di media tempestas, cioè di “tempo di mezzo”, furono uomini del XV secolo, in particolare umanisti
che coniarono questa definizione per isolare il periodo di mezzo tra la loro epoca e l’antica classicità, a cui essi si richiamavano
per trarne ispirazione. La reale identificazione del Medioevo come una precisa parte della storia europea si ebbe però molto più
tardi, nel corso del XVI, XVII e XVIII secolo, e la definizione si cristallizzò a fine Seicento in particolare grazie al manuale del
professore tedesco Christof Keller, pubblicato nel 1688 con il titolo Historia medii evi, in seguito alla cui diffusione si affermò
la tipica scansione della storia europea in storia antica, medievale e moderna. A livello generale, gli storici italiani preferiscono
dividere il Medioevo in due periodi:
- l’alto Medioevo, comprendente i secoli dal V al XI;
- il basso Medioevo, comprendente i secoli dall’XI al XV.
La differenza più consistente tra questi due periodi consiste nella quantità di fonti scritte che si dispongono, e che sono in quantità
assai maggiore e di tipologie molto differenti per il basso Medioevo, soprattutto perché in quegli anni aumentò enormemente il
ricorso alla scrittura in tutte le occasioni e contesti. Chi si occupa di alto Medioevo è costretto a limitare drasticamente gli
argomenti da studiare, ricorrendo a fonti e metodi di altre discipline: i prodotti artistici e gli oggetti di uso quotidiano, i residui
alimentari contenuti nel vasellame, le leggendarie vite dei santi, l’onomastica e la toponomastico, ovvero lo studio dei nomi di
persona e dei nomi dei luoghi. L’interdisciplinarità e la comparazione sono praticate anche dagli storici del basso Medioevo, ma
essi, avendo una ricchezza di fonti molto maggiore possono approfondire molto di più la conoscenza di un singolo territorio, di
una singola questione o di una singola fonte, tendendo a specializzarsi nell’una o nell’altra direzione.
Questa tradizione periodizzazione fu elaborata, però, dal punto di vista della storia politica e istituzionale , ma tenendo in
considerazione altri aspetti, primo fra tutti quello economico, le periodizzazioni tendono a variare, soprattutto perché i fenomeni
economici hanno tempi assai diversi rispetto a quelli politici e istituzionali e di solito una durata molto più prolungata.
Tra tutte, la tesi più avvalorata è quella che prevede una nuova epoca tra Antichità e Medioevo, un’epoca di transizione con
caratteristiche specifiche: il Tardoantico, che va dal III al VI secolo, dall’imperatore Diocleziano a Giustiniano – in questo caso
lo studente incontrerà nei manuali sia l’aggettivo tardoantico che quello di altomedievale, magari in riferimento allo stesso secolo,
poiché il primo insiste sulla continuità e il secondo sulla rottura. Come l’inizio, così anche la fine del Medioevo è incerta dal punto
di vista socioeconomico, e la particolare struttura giuridica ed economica delle campagne europee dei secoli bassomedievali e
moderni fu giudicata da alcuni studiosi settecenteschi come arretrata e da ridefinire, e venne utilizzato per definire tutto questo
complesso di fenomeni un unico termine, quello di ancien regime.
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Medioevo: istruzioni per l’uso – Francesco Senatore

Il soggetto studente e le insidie del nostro linguaggio. Esattamente come un individuo, anche uno stato e un popolo ci appaiono come il prodotto della complessa interazione tra il proprio patrimonio genetico e i condizionamenti degli ambienti e delle esperienze , ma questo atteggiamento mentale è assai grave alla conoscenza del passato, ovvero alla conoscenza di qualcosa di diverso dal nostro tempo. Da quasi un secolo gli storici insistono sulla totale diversità degli “ stati ” del passato rispetto a quelli attuali, tanto che alcuni negano l’esistenza stessa di qualcosa che si possa chiamare “ stato ” non soltanto nell’ età medievale , ovvero dal 476 al 1492 , ma anche nell’ età moderna , dal 1492 al 1815 , poiché lo Stato come lo conosciamo oggi, dotato di piena sovranità su un territorio ben definito nei suoi confini e di un apparato burocratico stabile, nacque solo nel corso dell’Ottocento e della prima metà del Novecento. Lo stato ” medievale carolingio , ad esempio, era amministrato da funzionari locali, detti conti o comites , rappresentanti diretti dell’imperatore nelle circoscrizioni territoriali loro affidate, i comitatus o contee , e i suoi poteri erano riassumibili nella formula hoste, via ac placitoesercito , strada e assemblea giudiziaria. Il conte carolingio era semplicemente un guerriero, tutte le sue competenze si riassumevano nella capacità di dare ordini e farli rispettare e lo “stato” era per lui la fedeltà giurata al suo imperatore , che lo ricambiava con fiducia e benefici. L’errore di attribuire al passato caratteri del presente, allora inesistenti, è anche conosciuto come anacronismo , e per far fronte ad esso gli storici cercano di liberarsi dai limiti del nostro linguaggio utilizzando direttamente i termini del passato, senza tradurli, o sostituendo le parole più fraintese. Nonostante ciò, talvolta l’anacronismo può aiutarci a comprendere il passato, e ciò avviene secondo due modalità principali:

  • l’analogia , ovvero un paragone con qualcosa di conosciuto nel mondo presente, rispetto al quale si evidenziano però le enormi differenze;
  • il contrasto. In conclusione, è evidente come per comprendere la storia sia inevitabile muoversi continuamente tra passato e presente, e come sia necessario per lo studente non solo memorizzare, ma anche comprenderei fatti ed eventi studiati. L’oggetto Medioevo e la disciplina “storia medievale”. Il Medioevo è un periodo della storia europea che inizia nel 476 , data della deposizione dell’ultimo imperatore romano d’Occidente , e termina nel 1492 , data della scoperta dell’America da parte di Cristofaro Colombo , e viene considerato come l’età di mezzo tra l’età antica e l’età moderna , cominciata con le grandi scoperte geografiche. I primi ad usare il termine di media tempestas , cioè di “tempo di mezzo”, furono uomini del XV secolo, in particolare umanisti che coniarono questa definizione per isolare il periodo di mezzo tra la loro epoca e l’antica classicità, a cui essi si richiamavano per trarne ispirazione. La reale identificazione del Medioevo come una precisa parte della storia europea si ebbe però molto più tardi, nel corso del XVI, XVII e XVIII secolo, e la definizione si cristallizzò a fine Seicento in particolare grazie al manuale del professore tedesco Christof Keller , pubblicato nel 1688 con il titolo Historia medii evi , in seguito alla cui diffusione si affermò la tipica scansione della storia europea in storia antica, medievale e moderna. A livello generale, gli storici italiani preferiscono dividere il Medioevo in due periodi:
  • l’ alto Medioevo , comprendente i secoli dal V al XI ;
  • il basso Medioevo , comprendente i secoli dall’XI al XV. La differenza più consistente tra questi due periodi consiste nella quantità di fonti scritte che si dispongono, e che sono in quantità assai maggiore e di tipologie molto differenti per il basso Medioevo, soprattutto perché in quegli anni aumentò enormemente il ricorso alla scrittura in tutte le occasioni e contesti. Chi si occupa di alto Medioevo è costretto a limitare drasticamente gli argomenti da studiare, ricorrendo a fonti e metodi di altre discipline: i prodotti artistici e gli oggetti di uso quotidiano, i residui alimentari contenuti nel vasellame, le leggendarie vite dei santi, l’onomastica e la toponomastico, ovvero lo studio dei nomi di persona e dei nomi dei luoghi. L’ interdisciplinarità e la comparazione sono praticate anche dagli storici del basso Medioevo, ma essi, avendo una ricchezza di fonti molto maggiore possono approfondire molto di più la conoscenza di un singolo territorio, di una singola questione o di una singola fonte, tendendo a specializzarsi nell’una o nell’altra direzione. Questa tradizione periodizzazione fu elaborata, però, dal punto di vista della storia politica e istituzionale , ma tenendo in considerazione altri aspetti, primo fra tutti quello economico, le periodizzazioni tendono a variare, soprattutto perché i fenomeni economici hanno tempi assai diversi rispetto a quelli politici e istituzionali e di solito una durata molto più prolungata. Tra tutte, la tesi più avvalorata è quella che prevede una nuova epoca tra Antichità e Medioevo , un’epoca di transizione con caratteristiche specifiche: il Tardoantico , che va dal III al VI secolo , dall’imperatore Diocleziano a Giustiniano – in questo caso lo studente incontrerà nei manuali sia l’aggettivo tardoantico che quello di altomedievale , magari in riferimento allo stesso secolo, poiché il primo insiste sulla continuità e il secondo sulla rottura. Come l’inizio, così anche la fine del Medioevo è incerta dal punto di vista socioeconomico, e la particolare struttura giuridica ed economica delle campagne europee dei secoli bassomedievali e moderni fu giudicata da alcuni studiosi settecenteschi come arretrata e da ridefinire, e venne utilizzato per definire tutto questo complesso di fenomeni un unico termine, quello di ancien regime.

Qualunque sia la sua periodizzazione, è possibile affermare che il soggetto della disciplina della storia medievale che si studia nelle scuole e nelle università è la storia dell’Europa occidentale e della sua civiltà , nata dall’incontro latino-germanico e segnata dall’esperienza del cristianesimo, che ha avuto il suo centro politico nell’Impero e poi nei grandi regni del basso medioevo. La ragione principale per cui spesso ci si dedica allo studio di questa disciplina è quella di conoscere le origini delle nostre istituzioni politiche, sociali ed economiche, della nostra cultura e del nostro presente, approccio che Marc Bloch definì come idolo delle origini , ovvero l’ossessione che porta a ricercare a tutti i costi le origini dei fenomeni storici , quando invece un fenomeno del presente o del passato andrebbe analizzato e compreso prima di tutto nel suo tempo in cui si manifesta. Medievale è, in una parola, tutto ciò che è antimoderno , ma questo giudizio di valore negativo è applicato non solo a questo termine, ma anche a quelli ad esso connessi – primo fra tutti, il termine feudalesimo , oggi divenuto sinonimo di antistato e di esercizio abusivo del potere in un territorio sottratto all’autorità pubblica. L’accezione negativa del termine risale al XVIII secolo, quando fu definito feudale l’intero sistema di rapporti politico-sociali del Medioevo e dell’età moderna, caratterizzato da una certa frammentazione del potere pubblico , detenuto non soltanto dai funzionari statali ma anche dai feudatari, e dall’ esistenza nelle campagne dei diritti signorili cui erano tenuti non solo i cittadini ma spesso l’intera popolazione di un villaggio nei confronti di un signore. Più tardi, il filosofo tedesco Karl Marx riprese questa accezione definendo feudale un particolare tipo di sfruttamento sull’uomo: quello del padrone della terra nei confronti del proprio servo, legato per sempre al terreno assegnatoli e costretto a cedergli la propria forza lavoro. Bisogna inoltre esser capaci di distinguere il feudalesimo del nostro linguaggio comune, lontano erede del feudalesimo avversato da Marx, dai vari fenomeni in cui esso è stato scomposto dagli storici: vassallaggio , signoria , feudalesimo del Medioevo e dell’età moderna. Le fonti e i metodi. Spesso si dice che la storia si fa con le fonti , ovvero con tutti i resti del passato, materiali e immateriali, scritti e non scritti, prodotti intenzionalmente o risultato meccanico delle varie attività umane – leggi, lettere, monete, edifici, gioielli, tombe, ma una definizione più giusta sarebbe che la storia non si fa con le fonti, ma con la critica delle fonti. Esse sono infatti da interpretare attraverso metodi complessi, che possono essere padroneggiati soltanto dopo una specifica formazione e un apprendistato di una certa durata, e possono essere:

  • fonti narrativePaolo Diacono e l’invasione dei longobardi : prevedono un’analisi sia sul piano della forma – la lingua, la tradizione letteraria, che sul contenuto – l’origine e l’attendibilità della formazione. L’esempio riportato nel testo di fonte narrativa è quello dell’ Historia Langobardorum del monaco Paolo Diacono , all’interno della quale egli ci racconta che l’occupazione dell’Italia da parte dei longobardi , avvenuta nel 568, fu caratterizzata da assassini e depredazioni, che le città furono distrutte e i romani sottomessi, e che dopo dieci anni senza un re i capi longobardi decisero di eleggere re Autari, restauratore della monarchia, che costituì il suo patrimonio di beni sulla base di cessioni concesse dai capi, che gli consegnarono metà dei loro averi. La semplicità interpretativa di questo documento è apparente, e per comprenderlo è necessario conoscere meglio il testimone , passando dal testo dell’autore e soffermandosi sul suo modo di scrivere e sulla sua biografia, importante per capire le motivazioni culturali, politiche e personali che lo spinsero a scrivere quell’opera. Per molte cronache e storie scritte nel Medioevo la maggior parte delle notizie biografiche sull’autore sono ricavabili dalle sue opere e vanno dunque valutate attentamente, in quanto selezionate dal soggetto stesso e quindi intenzionali. Al tempo stesso, esiste un altro tipo di informazione, quella che l’autore non voleva dare o ha dato senza rendersene conto , anche detta preterintenzionale. Un punto di partenza fondamentale è infine, per quanto riguarda lo studio e l’utilizzo di una fonte narrativa, la filologia – la disciplina che ricostruisce, mediante un metodo detto di critica del testo, un testo che aspira ad essere il più vicino possibile a quello originale, detto archetipo , sostenuta a sua volta dalla paleografia – lo studio della scrittura , dalla codicologia – lo studio della struttura fisica del manoscritto , dalla bibliografia – lo studio delle edizioni a stampa.
  • fonti materiali : per quanto riguarda le fonti materiali, ovvero le fonti archeologiche , la loro interpretazione è frutto di un processo simile a quello portato avanti dalla filologia quando ricostruisce la tradizione del testo scritto – come i testi scritti sono a noi pervenuti attraverso una serie di passaggi che ne hanno influenzato il contenuto, allo stesso modo i resti archeologici sono a noi giunti in seguito alle mutilazioni, trasformazioni e distruzioni che sono state compiute nel corso dei secoli. Proprio per questo motivo, risulta estremamente difficile riuscire a capire a quale periodo appartenga qualcosa trovato sepolto sotto il terreno, ma l’identificazione della datazione di un oggetto è possibile grazie ad un metodo specifico, sviluppatosi a partire dalla metà del XX secolo: la stratigrafialo studio della natura e delle caratteristiche del terreno attraverso l’esame degli strati susseguentisi in profondità. Nel corso del tempo, eventuali eventi naturali o umani innalzano il livello del suolo o del pavimento di un edificio, facendo di fatto corrispondere ogni strato del terreno ad un’epoca diversa, e l’archeologo nell’atto di analizzare questi strati deve necessariamente procedere con cautela e mantenere memoria scritta e fotografica di tutti i momenti dello scavo, producendo una documentazione assai formalizzata. In un settore di terreno delimitato, egli deve innanzitutto identificare le diverse unità stratigrafiche , ovvero gli strati comuni per colorazione e consistenza del terreno, effetto di un evento naturale o umano che ha modificato il sito nel suo aspetto o nella sua struttura. Le unità, che non hanno necessariamente la stessa altezza o estensione in tutto il sito, sono poi segnate da un numero e fotografate, e solo in seguito a quest’operazione si comincia a rimuovere il terreno facendo attenzione a non modificare le tracce. Infine, tutti i reperti, anche i più piccoli recuperati con un setaccio, sono raccolti in cassette dotate del numero identificativo dell’unità stratigrafica. Datati gli oggetti e datato lo

fatto rimasti immutati: un ordine del giorno fatto di due propositiones o punti, uno scrutinio – in questo caso segreto, e infine l’ esito della votazione. I comuni, come tutte le autorità territoriali, si autogovernavano mediante consigli come quello dei Cento, formati per elezione o sorteggio e con durata limitata nel tempo – per quanto riguarda l’organizzazione comunale di Firenze, il consiglio dei Cento era presieduto dal capitano del popolo, un ufficiale comunale che era stato introdotto nel 1250 e che divideva il suo potere con il podestà, che veniva eletto ogni anno e che era uno straniero. La lotta politica, sia a Firenze che negli altri Comuni italiani, nasceva da uno scontro tra le forze sociali e politiche che si combattevano sia con violenza fisica che con la strumentalizzazione delle istituzioni – per controllare la città si creavano nuovi organi di governo, si promulgavano leggi speciali, si perseguiva la morte civile dell’avversario, ma la via d’uscita a questa situazione maturò lentamente nel corso degli anni, portando ad una riduzione della violenza e ad una stabilità istituzionale che si raggiunse mediante il passaggio a un sistema autocratico , come nel caso della signoria di Milano, o oligarchico , come nel caso di Firenze;

  • la fonte contabile : nel corso del Medioevo la lettera di cambio era un documento che rendeva possibile il trasferimento di denaro a distanza , e quattro erano i suoi soggetti: il datore , colui che versava il denaro; il prenditore o traente , autore della lettera; il beneficiario , che prelevava la somma; il pagatore , colui che riceveva la lettera e pagava il beneficiario. Il sistema bancario del basso Medioevo era, in generale, piuttosto sviluppato, e ormai nelle principali piazze commerciali europee avevano sede banche di diversi operatori, poste in contatto tra loro attraverso regole che non seguivano alcun tipo di istituzione, ma che si basavano principalmente sulla fiducia reciproca. In passato, molte delle fonti contabili ritrovate andarono perse o distrutte poiché ritenute inutili, ma invece esse hanno permesso tanto uno studio del sistema complessivo elaborato dai mercanti , quanto la ricostruzione di quello che viene definito capitalismo medievale.