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Menandro: la commedia nuova, dopo la battaglia di Cheronea, mancanza di libertà di parola. la struttura fissa della commedia di Menandro, i tipi, i temi. L'arbitrato, il Misantropo, La donna di Samo.
Tipologia: Dispense
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Menandro è il rappresentante della commedia Nuova (Nea). Nacque ad Atene intorno al 340 a.C. e morì intorno al 290. Scrisse oltre 100 commedie MA il suo successo in vita fu piuttosto limitato INFATTI le sue opere furono conosciute solo attraverso le citazioni degli autori antichi MA SOPRATTUTTO grazie ai commediografi latini, in particolare Plauto e Terenzio, che assunsero Menandro come modello. Delle numerose commedie, solo il Diùscolos (Il Misantropo) ci è giunta interamente. Dopo la battaglia di Cheronea del 338 Atene divenne parte dell’Impero Macedone DUNQUE non vi era più eleuteria e i commediografi non trattavano più temi politici né inserivano commenti e riferimenti storici nelle loro opere. DUNQUE la commedia di Menandro è un perfetto esempio di COMMEDIA DI COSTUME. DI CONSEGUENZA nessuna delle commedie di Menandro ha a che fare con il mito o con la politica MA semplicemente con la vita quotidiana; i protagonisti sono uomini comuni, per lo più appartenenti al ceto medio. DUNQUE Menandro non costruisce personaggi che sono polìtes MA idiòtes. Le commedie di Menandro hanno una struttura “fissa”: all’inizio vi è una situazione stabile e positiva MA interviene un evento che turba la tranquillità e rompe l’equilibrio (equivoci, vizi degli uomini) DUNQUE segue una serie di peripezie e infine, grazie all’aiuto di un personaggio, si giunge al LIETO FINE (non esiste la paràbasi né l’agone: no tema politico, no riferimenti ad attualità). Pur essendo tipi, personaggi fissi, i personaggi menandrei non sono privi di carattere MA spesso vivono una trasformazione, un’evoluzione che può essere anche utile al raggiungimento del lieto fine (quindi non sono dei semplici burattini). TUTTAVIA vi sono dei personaggi particolari che sono delle personificazioni: Tùke (il caso) o àgnoia (ignoranza). INFATTI queste sono le forze che guidano le vicende umane (uomo è inconsapevole di ciò che accade). MENANDRO non parla ad alcuni uomini in particolare (per esempio degli ateniesi) MA un po’ a tutti OSSERVANDO i difetti e i vizi che, d’altra parte, appartengono a tutti. L’ambiente privilegiato da Menandro è quello familiare. Si potrebbe pensare che la commedia di Menandro sia disimpegnata MA si commette un errore: INFATTI Menandro non tratta temi politici, non parla della grande poleis di Atene MA PIUTTOSTO tratta dei problemi che riguardano gli uomini in generale e, attraverso il riso, invita a riflettere su questi problemi e difetti. Menandro non critica la malvagità MA anzi intende aiutare a creare delle relazioni serene, a creare un clima di solidarietà tra gli uomini. Per quanto riguarda la lingua, le commedie di Menandro non sono caratterizzate dall’oligostichia DAL MOMENTO CHE il pubblico era costituito non più dal popolo MA dal ceto medio e nobile. DUNQUE si trattava in un teatro d’elite raffinato. DI CONSEGUENZA nelle commedie menandree non troviamo parole volgari e oscene, né riferimenti alla sfera del sesso o del cibo MA PIUTTOSTO un’estrema sobrietà. L’ARBITRATO (epitrèpontes) Segue lo schema tipico delle commedie nuove: INFATTI all’inizio vi è una situazione positiva di stabilità ed equilibrio (Carisio ha una relazione con Pànfile) TUTTAVIA interviene un evento che rompe tale equilibrio (uno schiavo dell’uomo informa il padrone del fatto che una volta il padrone,
ubriaco, aveva violentato la giovane ragazza). DUNQUE Panfile partorisce ed espone il bambino e Carisio pensa che il figlio sia di un altro uomo. QUINDI l’equilibrio si rompe definitivamente: Carisio lascia la casa e va a vivere con Abrotono, una porne che si trova presso la casa di un amico. INFATTI nella famiglia greca, oltre alla moglie (gametè che serviva per procreare), vi erano altre figure femminili: -porne (vendeva il corpo in cambio di denaro); -etèra (a differenza della porne incolta, questa era istruita e intratteneva l’uomo anche con la musica e la poesia); -pallakè ovvero concubina (la quale si occupa del corpo dell’uomo). Com’è normale secondo lo schema della commedia nea, vi è un’aiutante che aiuta a ricostituire l’equilibrio iniziale: è proprio Abrotono che, con un forte senso di umanità, si impegna per ricostituire il rapporto tra Carisio e Panfile. DUNQUE il personaggio di Abrotono dimostra chiaramente che i personaggi menandrei non sono maschere vuote, personaggi privi di sentimenti o carattere MA hanno umanità. L’ambiente è proprio quello domestico: no riferimenti ad attualità e vita della poleis. Differenza con tragedia ma anche con commedia arcaia: gli dei sono del tutto esclusi, la loro volontà non ha conseguenze nelle vicende umane MA è la tuke (caso) a guidarle. IL MISANTROPO (DIÙSCOLOS) I personaggi di Menandro sono fissi DUNQUE specifiche caratteristiche sono attribuiti a specifici personaggi: per esempio il vecchio è scontroso. Un personaggio della commedia è proprio un vecchio scontroso: Cnemone. Questo vive lontano da tutti (appunto “Misantropo), persino dalla moglie MA decide di stare con la figlia e una serva. Il giovane e ricco Sostrato si innamora della figlia di Cnemone e, dopo diverse peripezie e l’aiuto di servi (fissi: astuti e furbi), riesce a coronare il suo sogno di amore con la ragazza. Grazie a Sostrato, Cnemone cambia DUNQUE i personaggi menandrei non sono né vuoti né piatti MA vivono un’evoluzione, un cambiamento interiore. INFATTI Cnemone non cambia il suo modo di viere MA il suo atteggiamento nei confronti degli altri: non sono più valutati e trattati da Cnemone allo stesso modo OVVERO con ostilità e totale rifiuto MA in base ai loro stessi comportamenti. INOLTRE comprende di non essere stato un buon cittadino né un ottimo padre DUNQUE vi è una presa di consapevolezza, un ulteriore cambiamento interiore. ANCHE QUESTA COMMEDIA DIMOSTRA COME LA COMMEDIA NUOVA SI CONCENTRI SULL’UOMO IN QUANTO ESSERE SOCIALE: RELAZIONI. LA DONNA DI SAMO (SAMÌA) Moschione, figlio di Demea, è un uomo che durante le feste di Adone si è unito carnalmente con Plangone, figlia di Nicerato, che ha quindi partorito un bambino. Moschione vorrebbe sposare la ragazza MA teme che il padre si opponga al matrimonio. DUNQUE convince (Criside) concubina del padre a fingere il bambino sia suo. Ecco che vi sono degli equivoci che rompono l’equilibrio: Demea crede che il figlio sia della concubina e del figlio Moschione DUNQUE si rompe l’equilibrio e l’uomo caccia la concubina accusandola di tradimento. DOPO peripezie e superamenti di difficoltà, si giunge al lieto fine. DA SOTTOLINEARE è il fatto che non si faccia mai riferimento o allusione alla malvagità: sono tutti equivoci causati dal silenzio di Moschione e della concubina del padre. I personaggi non sono maschere vuote: CRISIDE, per esempio, ha un forte senso di umanità e di solidarietà nei confronti della vera madre Plangone TANTO da rimanere in silenzio.