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Si effettua in questo testo una distinzione tra letteratura e diritto facendo riferimento ad autori quali Sebastian Brant, un umanista e poeta satirico alsaziano che attraverso le sue opere(La nave dei folli) mette in discussione le convinzioni sul diritto utilizzando la satira come mezzo letterario.
Tipologia: Appunti
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All’origine dell’immaginario giuridico PROLOGO Si effettua in questo testo una distinzione tra letteratura e diritto facendo riferimento ad autori quali Sebastian Brant, un umanista e poeta satirico alsaziano che attraverso le sue opere(La nave dei folli) mette in discussione le convinzioni sul diritto utilizzando la satira come mezzo letterario. Infatti alcuni classici come Platone, nella sua opera Repubblica mette al bando i poeti dalla città in quanto la loro arte mescola vero e falso. I legislatori intendono mantenere a distanza i poeti per preservare l’integrità del diritto e della giustizia, anche se lo stesso Platone ricorre a diversi tipi di narrazione per ricordare i precetti che ispirano le leggi, parlando così direttamente al cuore delle persone. LA FONTAINE: “una morale nuda induce la noia/il racconto offre un precetto senza darlo a vedere. Procediamo ad evidenziare le differenze tra letteratura e diritto. 1) La letteratura libera delle possibilità, il diritto codifica la realtà,la istituisce con una rete di qualificazioni convenute,la chiude in un sistema di obblighi e di divieti. Il compito della letteratura è rovesciare le convenzioni, sospendere le nostre certezze, liberare delle possibilità. La letteratura esercita spesso il suo ruolo critico attraverso il comico e la derisione, arma preferita dei deboli, piuttosto che condannare la mancanza di diritto il racconto suggerisce i disordini ai quali conduce l’eccesso di diritto, il diritto applicato alla lettera (il colmo del diritto è anche il colmo del torto). La letteratura oltre alla derisione si serve anche, talvolta, dell’analisi scientifica. ES: César Birotteau di Balzac e la valutazione legislativa della legge del 1807 sui fallimenti. 2) La letteratura crea la sorpresa, è libera di dedicarsi alle variazioni immaginarie, esplora tutti i percorsi del cammino, opera radicali passaggi al limite, che hanno l’effetto di rovesciare i punti di vista e di generare nuove prospettive, se non nuove realtà. 3) Il diritto produce persone, la letteratura personaggi. La persona giuridica è il ruolo stereotipato,dotato di uno statuto (diritti e doveri). Tutto il contrario dei personaggi letterari che hanno una natura ambivalente. ES: Robinson Crusoe, naufrago nevrotico o solitario trionfante? Alla letteratura nulla è impossibile, questo capovolgimento dei ruoli simboleggia uno scotimento delle convenzioni sociali. Il diritto consacra ruoli normalizzati, la favola recita sistematicamente cambiamenti di scala. Il diritto risponde alla domanda idem (che cosa sono io), la letteratura invece alla domanda ipse (chi sono io) mettendo in evidenza la personalità del soggetto, distinzione questa sottolineata da Paul Ricoeur.
4) Il diritto si declina nel registro della generalità e dell’astrattezza, la letteratura si manifesta nel particolare e nel concreto. Platone ha visto due immaginari contrapposti che operano sul medesimo territorio. Il diritto non tutela solo posizioni istituite ma ne istituisce altre mentre la letteratura non solo istituisce ma interviene sulle posizioni istituite. Il codice civile ha riservato una rubrica in bianco “contratti innominati” per lasciare spazio all’immaginazione dei contraenti. L’immaginario giuridico alimenta un infra diritto, generatore delle forme più diverse di costumi, di usi, di pratiche e di discorsi che non cessano di muovere dall’interno i modelli ufficiali del diritto istituito, (questo quando nelle storie che si raccontano e si sostengono in tribunale si recitano tutti i giorni nuovi intrecci). La letteratura non è estranea alle norme e alle forme istituite, anzi con le rappresentazioni, teatrali e letterarie la città si fa teatro e interpreta se stessa davanti al pubblico. Diritto e letteratura devono dialogare, interagire, non come affermava Platone e cioè bandire i poeti, perché il diritto ha bisogno della letteratura per essere raccontato. I giuristi imparano nelle università che il diritto si origina nel fatto “ex facto ius oritur”, ma sarebbe più esatto dire “ex fabula ius oritur”, dal racconto nasce il diritto. Per Foucault la letteratura dà voce all’altro represso: essa si fa allora espressione del pensiero dall’esterno. IN PRINCIPIO ERA LA LEGGE Ogni era giuridica sembra si apra con un testo mitico. Nella cultura del diritto continentale, è la legge sicuramente, che è stata messa al principio del diritto, mentre nei paesi di common law, l’universo giuridico è considerato a partire dal diritto individuale. Esempi storici di legge sono quelli romana, riscoperta come una seconda rivelazione dai commentatori del XI secolo, la legge razionale immaginata dalla scuola di diritto naturale moderno(Kant) o la legge europea armonizzata, frutto del comparativismo giuridico. Rousseau affermava che per una legge perfetta bisognava ci sia un autore fuori dal comune e visto che manca l’intervento divino saranno i profeti a compiere l’impresa(Licurgo, Solone, Mosè e Numa). Si ricorre alla narrazione affinché queste leggi siano amate ed obbedite. Il racconto della Genesi dove si vede una legge proposta come alleanza, liberamente accettata grazie anche alla mediazione di Mosè, dove il contenuto della legge conta molto meno delle condizioni di recezione, infatti il popolo si libera dalla schiavitù e la libertà si responsabilizza. La storia che si riferisce invece a Protagora risale alla creazione del mondo quando gli dei incaricano i due titani Epimeteo e Prometeo di dotare tutte le creature viventi delle qualità necessarie alla loro sopravvivenza(Epimeteo solo agli animali, Prometeo ruberà il fuoco x gli uomini), sarà Ermes a portare agli uomini aidos e dike,( rispetto e giustizia). Due lezioni:
AIACE invece rappresenta la condanna della vendetta senza appello, Aiace commetterà un crimine, passa al fil di spada il bestiame degli Atridi e sarà Ulisse appellandosi alla comprensione ad evitare ad Aiace la morte. Rifiutandosi di rispondere ad un oltraggio con un altro oltraggio, l’uomo greco si emancipa via via dal taglione e s’inventa una nuova concezione dell’onore. EURIPIDE: “Elettra” e “Oreste” La condanna della vendetta divina e la presa di distanza nei confronti della vendetta (umana) sugli eroi è molto netta. La vendetta cessa di essere concepita come il mezzo necessario per restaurare l’onore perduto e per reintegrare uno statuto sociale negato. Comunque è presente la condanna a morte per questi tipi di delitti, infatti per Euripide Oreste ed Elettra devono essere condannati alla morte o per lapidazione o trafitti da una spada. La storia si arricchirà di avvenimenti: Elettra ed Oreste vanno ad uccidere Elena e a prendere come ostaggio la figlia Ermione per poterla barattare con la propria liberazione. La differenza tra le Eumenidi di Eschilo ed Elettra di Euripide :
cittadino si vede che questo ha fatto della “resistenza all’oppressione” un diritto naturale e imprescrittibile dell’uomo, la cui conservazione deve essere assicurata dalla società politica:è proprio la coscienza che viene prima e l’istituzione politica per seconda. Nelle società democratiche, proprio basandosi sui principi fondatori i disobbedienti civile intendono denunciare una certa legge. Nel XX secolo Gandhi celebra la lotta non violenta per l’indipendenza del proprio paese, Martin Luther King si appellerà alla disobbedienza civile per condurre la lotta contro la segregazione e per i diritti civili. L’archetipo letterario mai eguagliato di questa obiezione di coscienza rimane l’Antigone di Sofocle, nel suo scontro con Creonte, simbolo della grandezza, la loro contrapposizione, il contrasto delle coppie, la donna che si oppone all’uomo, la giovinezza all’età matura, il culto dei morti alla cura dei vivi, il rispetto degli dèi al governo degli uomini, l’attaccamento al privato al primato del pubblico. Scrivendo quest’opera Sofocle ha espresso il conflitto tra la coscienza individuale e la ragion di Stato. E’ anche da sottolineare che non tutte le rivolte sono non violente, e non tutte sono autorizzate da norme e valori riconosciuti all’interno della società nella quale si esercitano. In “Michele Kohlhaas” che von Kleist scrisse tra il 1805 e il 1808 si discute della resistenza violenta: Kohlhaas subisce un ingiustizia (maltrattano i suoi cavalli, il responsabile non viene punito), diventa un fuorilegge, si convince a subire un nuovo processo dove però viene arrestato. Subisce 2 processi:1)viene condannato a morte per violazione alla pace civile;2) viene risarcito e salirà sul patibolo contento. Le figure della resistenza sono rese complesse ma senza di esse l’ago della bilancia penderebbe da un solo lato. Prima sono state analizzate come principi del diritto le leggi di Dio e le leggi degli dèi con il tribunale dell’Aereopago, invece con Sofocle e l’ Antigone il principio del diritto coincide con l’affermazione della coscienza individuale. L’ “Antigone” di Sofocle: resistenza, aporie giuridiche e paradossi politici. L’ Antigone di Sofocle rimane il modello ineguagliato della resistenza al potere, essa mette in scena la contrapposizione tra diritto naturale e diritto positivo. La tragedia narra di Polinice che per strappare il potere al fratello Eteocle non esita a mettersi contro lo stesso suo sangue. Creonte, nuovo governatore di Tebe non concede la sepoltura per Polinice perché accusato di essere un traditore della Patria e nasce così uno scontro tra lo stesso Creonte e Antigone(sorella dei defunti) che non curante delle conseguenze a cui andrebbe incontro ribellandosi alla legge di Creonte vuole per entrambi i fratelli una degna sepoltura. Altri personaggi sono Ismene che cerca di far desistere la sorella Antigone, Emone(figlio di Creonte) che appoggia la causa di Antigone poiché è suo promesso sposo. Sorgono degli interrogativi su questa storia:
. la punizione per il fratricidio
Creonte riunisce in sé i poteri legislativo, esecutivo e giudiziario, egli elabora una legge, conduce l’accusa, assicura l’istruzione del processo, pronuncia il verdetto, accorda o rifiuta la grazia. Solo ad Ismene egli concederà la grazia; egli ha una mente chiusa, non accetta che la sua legge possa essere considerata ingiusta, la prescrizione legale o un eccezione potrebbero essere interpretate come segno di debolezza. Il regime politico di Creonte è una monarchia, egli si circonda di una specie di “Consiglio della Corona” composto dal coro dei 15 vegliardi tebani. Creonte non si lascerà influenzare da nessuno, il suo potere è legittimato e nella sua prima enunciazione fa valere il bene pubblico, egli incarna la nuova razionalità pubblica, quella della ragion di Stato, egli identifica la propria concezione dell’ordine politico con la virilità, che contrappone ai pericoli dell’anarchia, riferita alla figura della donna, per lui né la donna né il popolo hanno voce in capitolo. Il dibattito tra Creonte ed Emone(suo figlio) rappresenta il dibattito politico dell’opera, Emone dirà al padre che ogni chiusura al dialogo lo porterà a regnare in un deserto; Creonte si chiude nella propria concezione monolitica della ragione politica, è sordo ad ogni richiamo e riuscirà a fare il vuoto intorno a sé, alla fine arriva a rivendicare un potere illimitato che si estende anche al diritto di ordinare ciò che è ingiusto. Alla fine Creonte cederà ma non perché si è convinto del proprio errore ma perché le forze gli sono divenute sfavorevoli. Sofocle insiste perché la questione del giusto politico diventi oggetto di una discussione permanente, in modo che, almeno in alcune circostanze, l’opinione dei senza voce sia tenuta in considerazione. L’unica via di uscita è la resistenza: Antigone rifiuta l’impostazione di uno statutot che la costringe al silenzio, resterà a lungo l’archetipo della resistenza. DAVID-JOUGNEAU vede in Antigone la figura della dissidenza in quanto non conforme all’ordine reale e in nome di quello ideale è disposta ad essere esclusa dalla società. Altri la vedono sotto la luce dell’obiezione di coscienza. Un punto tuttavia è stabilito, comune alle tre figure della dissidenza, dell’obiezione di coscienza e della disobbedienza civile c’è il rifiuto dell’ordine ingiusto. La disobbedienza civile presuppone una società democratica che beneficia di uno Stato di diritto. Il disobbediente civile si appella ai principi fondatori della città. La disobbedienza civile secondo Rawls: atto pubblico, non violento, denso in coscienza e tuttavia politico,contrario alla legge e in genere compiuto con lo scopo di produrre cambiamento nelle leggi o nella politica di governo. Agendo in questo modo, ci si rivolge al senso di giustizia della maggioranza della comunità e si dichiara che, secondo un opinione profondamente ponderata, i princìpi della cooperazione sociale tra uomini liberi ed eguali non sono di fatto rispettati. FALCON Y TELLA: