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MOSE’,ESCHILO,SOFOCLE, Appunti di Istituzioni Di Sociologia

Si effettua in questo testo una distinzione tra letteratura e diritto facendo riferimento ad autori quali Sebastian Brant, un umanista e poeta satirico alsaziano che attraverso le sue opere(La nave dei folli) mette in discussione le convinzioni sul diritto utilizzando la satira come mezzo letterario.

Tipologia: Appunti

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anna1599
anna1599 🇮🇹

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MOSE’,ESCHILO,SOFOCLE
All’origine dell’immaginario giuridico
PROLOGO
Si effettua in questo testo una distinzione tra letteratura e diritto facendo riferimento ad autori
quali Sebastian Brant, un umanista e poeta satirico alsaziano che attraverso le sue opere(La nave
dei folli) mette in discussione le convinzioni sul diritto utilizzando la satira come mezzo letterario.
Infatti alcuni classici come Platone, nella sua opera Repubblica mette al bando i poeti dalla città in
quanto la loro arte mescola vero e falso. I legislatori intendono mantenere a distanza i poeti per
preservare l’integrità del diritto e della giustizia, anche se lo stesso Platone ricorre a diversi tipi di
narrazione per ricordare i precetti che ispirano le leggi, parlando così direttamente al cuore delle
persone.
LA FONTAINE: “una morale nuda induce la noia/il racconto offre un precetto senza darlo a vedere.
Procediamo ad evidenziare le differenze tra letteratura e diritto.
1) La letteratura libera delle possibilità, il diritto codifica la realtà,la istituisce con una rete di
qualificazioni convenute,la chiude in un sistema di obblighi e di divieti. Il compito della
letteratura è rovesciare le convenzioni, sospendere le nostre certezze, liberare delle
possibilità. La letteratura esercita spesso il suo ruolo critico attraverso il comico e la
derisione, arma preferita dei deboli, piuttosto che condannare la mancanza di diritto il
racconto suggerisce i disordini ai quali conduce l’eccesso di diritto, il diritto applicato alla
lettera (il colmo del diritto è anche il colmo del torto). La letteratura oltre alla derisione si
serve anche, talvolta, dell’analisi scientifica. ES: César Birotteau di Balzac e la valutazione
legislativa della legge del 1807 sui fallimenti.
2) La letteratura crea la sorpresa, è libera di dedicarsi alle variazioni immaginarie, esplora
tutti i percorsi del cammino, opera radicali passaggi al limite, che hanno l’effetto di
rovesciare i punti di vista e di generare nuove prospettive, se non nuove realtà.
3) Il diritto produce persone, la letteratura personaggi. La persona giuridica è il ruolo
stereotipato,dotato di uno statuto (diritti e doveri). Tutto il contrario dei personaggi
letterari che hanno una natura ambivalente. ES: Robinson Crusoe, naufrago nevrotico o
solitario trionfante?
Alla letteratura nulla è impossibile, questo capovolgimento dei ruoli simboleggia uno
scotimento delle convenzioni sociali. Il diritto consacra ruoli normalizzati, la favola recita
sistematicamente cambiamenti di scala. Il diritto risponde alla domanda idem (che cosa
sono io), la letteratura invece alla domanda ipse (chi sono io) mettendo in evidenza la
personalità del soggetto, distinzione questa sottolineata da Paul Ricoeur.
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MOSE’,ESCHILO,SOFOCLE

All’origine dell’immaginario giuridico PROLOGO Si effettua in questo testo una distinzione tra letteratura e diritto facendo riferimento ad autori quali Sebastian Brant, un umanista e poeta satirico alsaziano che attraverso le sue opere(La nave dei folli) mette in discussione le convinzioni sul diritto utilizzando la satira come mezzo letterario. Infatti alcuni classici come Platone, nella sua opera Repubblica mette al bando i poeti dalla città in quanto la loro arte mescola vero e falso. I legislatori intendono mantenere a distanza i poeti per preservare l’integrità del diritto e della giustizia, anche se lo stesso Platone ricorre a diversi tipi di narrazione per ricordare i precetti che ispirano le leggi, parlando così direttamente al cuore delle persone. LA FONTAINE: “una morale nuda induce la noia/il racconto offre un precetto senza darlo a vedere. Procediamo ad evidenziare le differenze tra letteratura e diritto. 1) La letteratura libera delle possibilità, il diritto codifica la realtà,la istituisce con una rete di qualificazioni convenute,la chiude in un sistema di obblighi e di divieti. Il compito della letteratura è rovesciare le convenzioni, sospendere le nostre certezze, liberare delle possibilità. La letteratura esercita spesso il suo ruolo critico attraverso il comico e la derisione, arma preferita dei deboli, piuttosto che condannare la mancanza di diritto il racconto suggerisce i disordini ai quali conduce l’eccesso di diritto, il diritto applicato alla lettera (il colmo del diritto è anche il colmo del torto). La letteratura oltre alla derisione si serve anche, talvolta, dell’analisi scientifica. ES: César Birotteau di Balzac e la valutazione legislativa della legge del 1807 sui fallimenti. 2) La letteratura crea la sorpresa, è libera di dedicarsi alle variazioni immaginarie, esplora tutti i percorsi del cammino, opera radicali passaggi al limite, che hanno l’effetto di rovesciare i punti di vista e di generare nuove prospettive, se non nuove realtà. 3) Il diritto produce persone, la letteratura personaggi. La persona giuridica è il ruolo stereotipato,dotato di uno statuto (diritti e doveri). Tutto il contrario dei personaggi letterari che hanno una natura ambivalente. ES: Robinson Crusoe, naufrago nevrotico o solitario trionfante? Alla letteratura nulla è impossibile, questo capovolgimento dei ruoli simboleggia uno scotimento delle convenzioni sociali. Il diritto consacra ruoli normalizzati, la favola recita sistematicamente cambiamenti di scala. Il diritto risponde alla domanda idem (che cosa sono io), la letteratura invece alla domanda ipse (chi sono io) mettendo in evidenza la personalità del soggetto, distinzione questa sottolineata da Paul Ricoeur.

4) Il diritto si declina nel registro della generalità e dell’astrattezza, la letteratura si manifesta nel particolare e nel concreto. Platone ha visto due immaginari contrapposti che operano sul medesimo territorio. Il diritto non tutela solo posizioni istituite ma ne istituisce altre mentre la letteratura non solo istituisce ma interviene sulle posizioni istituite. Il codice civile ha riservato una rubrica in bianco “contratti innominati” per lasciare spazio all’immaginazione dei contraenti. L’immaginario giuridico alimenta un infra diritto, generatore delle forme più diverse di costumi, di usi, di pratiche e di discorsi che non cessano di muovere dall’interno i modelli ufficiali del diritto istituito, (questo quando nelle storie che si raccontano e si sostengono in tribunale si recitano tutti i giorni nuovi intrecci). La letteratura non è estranea alle norme e alle forme istituite, anzi con le rappresentazioni, teatrali e letterarie la città si fa teatro e interpreta se stessa davanti al pubblico. Diritto e letteratura devono dialogare, interagire, non come affermava Platone e cioè bandire i poeti, perché il diritto ha bisogno della letteratura per essere raccontato. I giuristi imparano nelle università che il diritto si origina nel fatto “ex facto ius oritur”, ma sarebbe più esatto dire “ex fabula ius oritur”, dal racconto nasce il diritto. Per Foucault la letteratura dà voce all’altro represso: essa si fa allora espressione del pensiero dall’esterno. IN PRINCIPIO ERA LA LEGGE Ogni era giuridica sembra si apra con un testo mitico. Nella cultura del diritto continentale, è la legge sicuramente, che è stata messa al principio del diritto, mentre nei paesi di common law, l’universo giuridico è considerato a partire dal diritto individuale. Esempi storici di legge sono quelli romana, riscoperta come una seconda rivelazione dai commentatori del XI secolo, la legge razionale immaginata dalla scuola di diritto naturale moderno(Kant) o la legge europea armonizzata, frutto del comparativismo giuridico. Rousseau affermava che per una legge perfetta bisognava ci sia un autore fuori dal comune e visto che manca l’intervento divino saranno i profeti a compiere l’impresa(Licurgo, Solone, Mosè e Numa). Si ricorre alla narrazione affinché queste leggi siano amate ed obbedite. Il racconto della Genesi dove si vede una legge proposta come alleanza, liberamente accettata grazie anche alla mediazione di Mosè, dove il contenuto della legge conta molto meno delle condizioni di recezione, infatti il popolo si libera dalla schiavitù e la libertà si responsabilizza. La storia che si riferisce invece a Protagora risale alla creazione del mondo quando gli dei incaricano i due titani Epimeteo e Prometeo di dotare tutte le creature viventi delle qualità necessarie alla loro sopravvivenza(Epimeteo solo agli animali, Prometeo ruberà il fuoco x gli uomini), sarà Ermes a portare agli uomini aidos e dike,( rispetto e giustizia). Due lezioni:

  1. In primo luogo, laddove ci si aspettava che Zeus affidasse agli uomini un codice di leggi determinate, comandamenti precisi, divieti sanzionati, istituzioni e procedure politiche pronte all’uso egli dona invece rispetto e giustizia. Ora Dike è la giustizia, uguaglianza mentre l’Aidos è più complesso perché significa onore, pudore, dignità, ritegno, vergogna,
  1. Seconda tavola: le cose si concretizzano, L’altissimo dà istruzioni precise a Mosè: che il popolo si purifichi e non superi i limiti delle pendici della montagna.
  2. Terza tavola:Mosè è accreditato come rappresentante del popolo presso Dio che gli manifesta la sua fiducia e quindi si vede investito da un ruolo di mediatore.
  3. Quarta e quinta tavola: Mosè è risalito sul Sinai e al termine di un lungo conciliabolo con Dio ne riporta le parole e le leggi.
  4. Sesta e settima tavola: rottura tra Dio e popolo, Dio cessa di pensare al popolo e si mette a scrivere le leggi in modo unilaterale. Dio redige la legge senza lasciare più spazio né al popolo né a Mosè.
  5. Ottava e nona tavola: periodo di latenza necessario per cicatrizzare le piaghe e permettere alla diplomazia di compiere la propria opera. Viene piantata una tenda in zona neutra.
  6. Decima tavola: ultima ascesa di Mosè per rinnovare l’alleanza. Tutto questo per dire che ogni formulazione di legge unilaterale si espone ad un insuccesso (il vitello d’oro), infatti il popolo d’Israele rimpiangendo la schiavitù si costruisce questo vitello d’oro a simboleggiare un contratto senza legge, e le prime Tavole di Dio una legge senza contratto, solo la discussione, la mediazione porterà alle tavole effettive accettate e condivise da tutti (Dio e popolo). Concludendo la legge dialogica procede con alleanza preliminare e contratto accettato perché si dia autonomia ai soggetti ma eteronomia (volontà estranea ai soggetti) alla legge. IN PRINCIPIO ERA IL GIUDICE Di tutti i temi giuridici trattati dalla letteratura quello del giudice, del giudizio, del processo, della condanna è certamente il più ricorrente. Il processo è il diritto in azione, è la vita ogni volta diversa, che interroga la legge. Gli storici del diritto pensano che il giudice fosse la figura giuridica originaria. L’Orestea di Eschilo è una trilogia che racconta del passaggio della vendetta alla giustizia. L’ “ORESTEA” O L’INVENZIONE DELLA GIUSTIZIA Scritta nel 460-459 a.C., l’Orestea di Eschilo è la sola trilogia tragica che l’antichità ci abbia tramandato. La storia di Oreste si divide in tre opere: Agamennonoe, Le Coefore, Le Eumenidi. L’Orestea racconta le aporie della legge del taglione e, in alternanza, la sperimentazione della giustizia umana che sa integrare la dimensione del perdono e fare la scommessa della deliberazione: in definitiva Oreste, il matricida, sarà finalmente assolto. Le tre opere sono molto diverse tra di loro in quanto ognuna rappresenta un passaggio da uno stato di vendetta ad una forma sempre più democratica di giustizia. Infatti si legge l’Orestea come un passaggio dal genos aristocratico alla polis democratica, ma questa trilogia non si riduce al solo passaggio dalla vendetta privata alla giustizia pubblica. Il registro giuridico viene messo in rapporto con 4 temi:
  7. Attuazione del tribunale dell’Areopago e quindi concorso attivo di demos e aristocrazia
  8. La natura religiosa, la concordia civile ha senso solo se si appoggia su un armonia di livello superiore, alleanza anche tra dèi.
  1. Responsabilità individuale, si sottrae la nozione di colpa all’idea di follia, errore. Si tiene conto poco per volta dei motivi individuali e delle colpe soggettive.
  2. La parola e la liberazione della stessa: la giustizia si appellerà poco per volta a una parola dialogica e argomentata. Passiamo ora all’analisi delle tre opere: AGAMENNONE In Agamennone si racconta della legge del taglione: per regolare i conti con Paride che aveva rapito Elena, Agamennone parte alla volta di Troia, sacrifica sua figlia Efigenia per assicurarsi la benevolenza degli dèi. Argo, la città di Agamennone è regnata da Clitennestra la quale medita la vendetta contro lo stesso marito,colpevole di aver ucciso la figlia. Eschilo sottolinea nel testo i molti intrecci amorosi(la madre di Agamennone che ha relazione con il cognato Tieste, la stessa Clitennestra ha una relazione con Egisto, figlio di Tieste) è come se Eschilo volesse sottolineare che è da queste condotte personali che nascono quelle incomprensioni che portano alla vendetta personale distruggendo così l’armonia della convivenza pacifica. La voce dominante è, innegabilmente, quella della giustizia del taglione, le allusioni al taglione sono numerosissime associate alla personificazione delle orrende Erinni che devono assicurare la vendetta alla parte offesa. Il taglione è presentato sotto estrema chiarezza dal coro delle Erinni esso:
  3. Si applica al colpevole e ai suoi discendenti
  4. Può essere scatenato dalla violazione, non veramente intenzionale, di divieti impliciti, di tabù più o meno scuri( es: Clitennestra farà calpestare il tessuto di porpora al marito per sfidare gli dèi)
  5. Si esegue tanto con atti giudiziari quanto sotto la forma di disgrazie naturali. Nella logica del taglione, ogni delitto è interpretato come la giusta e necessaria vendetta di un misfatto precedente, occorre quindi mantenere nella memoria la somma dei misfatti passati, perché determinano meccanicamente il futuro. Comunque ci si chiede se la responsabilità del sacrificio di Ifigenia fosse solo di Agamennone o attribuita agli dèi, lo stesso è per Clitennestra che viene spinta dalla voce vendicativa degli antenati. In tutto questo si nota una reticenza a parlare, come se ognuno, depositario di terribili segreti di famiglia, si chiudesse in una sorta di omertà, la famosa legge del silenzio che accompagna proprio i regolamenti di conti che interessano parecchie generazioni. “ LE COEFORE”( sono schiave, portatrici di libagioni ossia cerimonia di offerta agli dèi per calmare l’ira dei defunti) Questa seconda opera racconta la storia di un uccisione, quella di Clitennestra. Si nota una congiura dello spirito vendicatore di Agamennone con il coro delle Coefore, Elettra e suo fratello Oreste(figli di Agamennone) Elettra e le Coefore chiedono vendetta, in fondo le libagioni di Clitennestra non potevano calmare il risentimento dei morti, Oreste afferma che è

AIACE invece rappresenta la condanna della vendetta senza appello, Aiace commetterà un crimine, passa al fil di spada il bestiame degli Atridi e sarà Ulisse appellandosi alla comprensione ad evitare ad Aiace la morte. Rifiutandosi di rispondere ad un oltraggio con un altro oltraggio, l’uomo greco si emancipa via via dal taglione e s’inventa una nuova concezione dell’onore. EURIPIDE: “Elettra” e “Oreste” La condanna della vendetta divina e la presa di distanza nei confronti della vendetta (umana) sugli eroi è molto netta. La vendetta cessa di essere concepita come il mezzo necessario per restaurare l’onore perduto e per reintegrare uno statuto sociale negato. Comunque è presente la condanna a morte per questi tipi di delitti, infatti per Euripide Oreste ed Elettra devono essere condannati alla morte o per lapidazione o trafitti da una spada. La storia si arricchirà di avvenimenti: Elettra ed Oreste vanno ad uccidere Elena e a prendere come ostaggio la figlia Ermione per poterla barattare con la propria liberazione. La differenza tra le Eumenidi di Eschilo ed Elettra di Euripide :

  1. Eumenidi : si istituisce la città; Elettra: si compra il popolo
  2. Eumenidi: diritto ispirato ad un codice d’onore; Elettra: si manipolano gli interessi personali
  3. Eumenidi: si mescolavano i voti degli dèi con quelli degli uomini; Elettra:si dissociano i tribunali, si contrappon gono due verdetti contraddittori
  4. Eumenedi: si assumevano degnamente le sentenze del destio; Elettra: ricatto e ritorsione. Come se Euripide non credesse più alla possibilità di un giudizio secondo giustizia. ARISTOFANE : “le Vespe” Qui c’è una messa in discussione della giustizia popolare, in causa è l’eccitazione processuale della folla, la giustizia non era disinteressata perché i giurati percepivano un compenso. La figura primaria è quella di Filocleone che istituisce un tribunale nella propria abitazione. IN PRINCIPIO ERA LA MIA COSCIENZA La protesta spontanea è quella che ci fa affrontare il diritto dal suo lato negativo, nell’obiezione di coscienza è il soggetto stesso che si impegna, si mette a rischio per sostenere le proprie convinzioni. Quando il soggetto nell’affermare le proprie convinzioni si riferisce( ieri agli dèi oggi alla dignità) il diritto si trova in una posizione scomoda e si riferisce anche alla coscienza. La libertà di coscienza non vale solo per le idee accolte con favore ma anche per quelle che destano inquietudine. Le rivoluzioni moderne sono state fatte in nome di questa libertà di coscienza, sacralizzata in diritto fondamentale, questa libertà viene rafforzata dal diritto d’azione riconosciuto agli individui, di modo che la validità delle leggi appare provvisoria e condizionale, sospesa a quei ricorsi che la coscienza individuale del diritto ispira alle parti in causa e all’eco che troveranno presso i giudici. Quando si combatte l’oppressione si ha una forma di disobbedienza verso una legge ma riferita comunque alla fedeltà alla legge stessa, è un controsenso ma analizzando bene l’art. 2 della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del

cittadino si vede che questo ha fatto della “resistenza all’oppressione” un diritto naturale e imprescrittibile dell’uomo, la cui conservazione deve essere assicurata dalla società politica:è proprio la coscienza che viene prima e l’istituzione politica per seconda. Nelle società democratiche, proprio basandosi sui principi fondatori i disobbedienti civile intendono denunciare una certa legge. Nel XX secolo Gandhi celebra la lotta non violenta per l’indipendenza del proprio paese, Martin Luther King si appellerà alla disobbedienza civile per condurre la lotta contro la segregazione e per i diritti civili. L’archetipo letterario mai eguagliato di questa obiezione di coscienza rimane l’Antigone di Sofocle, nel suo scontro con Creonte, simbolo della grandezza, la loro contrapposizione, il contrasto delle coppie, la donna che si oppone all’uomo, la giovinezza all’età matura, il culto dei morti alla cura dei vivi, il rispetto degli dèi al governo degli uomini, l’attaccamento al privato al primato del pubblico. Scrivendo quest’opera Sofocle ha espresso il conflitto tra la coscienza individuale e la ragion di Stato. E’ anche da sottolineare che non tutte le rivolte sono non violente, e non tutte sono autorizzate da norme e valori riconosciuti all’interno della società nella quale si esercitano. In “Michele Kohlhaas” che von Kleist scrisse tra il 1805 e il 1808 si discute della resistenza violenta: Kohlhaas subisce un ingiustizia (maltrattano i suoi cavalli, il responsabile non viene punito), diventa un fuorilegge, si convince a subire un nuovo processo dove però viene arrestato. Subisce 2 processi:1)viene condannato a morte per violazione alla pace civile;2) viene risarcito e salirà sul patibolo contento. Le figure della resistenza sono rese complesse ma senza di esse l’ago della bilancia penderebbe da un solo lato. Prima sono state analizzate come principi del diritto le leggi di Dio e le leggi degli dèi con il tribunale dell’Aereopago, invece con Sofocle e l’ Antigone il principio del diritto coincide con l’affermazione della coscienza individuale. L’ “Antigone” di Sofocle: resistenza, aporie giuridiche e paradossi politici. L’ Antigone di Sofocle rimane il modello ineguagliato della resistenza al potere, essa mette in scena la contrapposizione tra diritto naturale e diritto positivo. La tragedia narra di Polinice che per strappare il potere al fratello Eteocle non esita a mettersi contro lo stesso suo sangue. Creonte, nuovo governatore di Tebe non concede la sepoltura per Polinice perché accusato di essere un traditore della Patria e nasce così uno scontro tra lo stesso Creonte e Antigone(sorella dei defunti) che non curante delle conseguenze a cui andrebbe incontro ribellandosi alla legge di Creonte vuole per entrambi i fratelli una degna sepoltura. Altri personaggi sono Ismene che cerca di far desistere la sorella Antigone, Emone(figlio di Creonte) che appoggia la causa di Antigone poiché è suo promesso sposo. Sorgono degli interrogativi su questa storia:

. la punizione per il fratricidio

Creonte riunisce in sé i poteri legislativo, esecutivo e giudiziario, egli elabora una legge, conduce l’accusa, assicura l’istruzione del processo, pronuncia il verdetto, accorda o rifiuta la grazia. Solo ad Ismene egli concederà la grazia; egli ha una mente chiusa, non accetta che la sua legge possa essere considerata ingiusta, la prescrizione legale o un eccezione potrebbero essere interpretate come segno di debolezza. Il regime politico di Creonte è una monarchia, egli si circonda di una specie di “Consiglio della Corona” composto dal coro dei 15 vegliardi tebani. Creonte non si lascerà influenzare da nessuno, il suo potere è legittimato e nella sua prima enunciazione fa valere il bene pubblico, egli incarna la nuova razionalità pubblica, quella della ragion di Stato, egli identifica la propria concezione dell’ordine politico con la virilità, che contrappone ai pericoli dell’anarchia, riferita alla figura della donna, per lui né la donna né il popolo hanno voce in capitolo. Il dibattito tra Creonte ed Emone(suo figlio) rappresenta il dibattito politico dell’opera, Emone dirà al padre che ogni chiusura al dialogo lo porterà a regnare in un deserto; Creonte si chiude nella propria concezione monolitica della ragione politica, è sordo ad ogni richiamo e riuscirà a fare il vuoto intorno a sé, alla fine arriva a rivendicare un potere illimitato che si estende anche al diritto di ordinare ciò che è ingiusto. Alla fine Creonte cederà ma non perché si è convinto del proprio errore ma perché le forze gli sono divenute sfavorevoli. Sofocle insiste perché la questione del giusto politico diventi oggetto di una discussione permanente, in modo che, almeno in alcune circostanze, l’opinione dei senza voce sia tenuta in considerazione. L’unica via di uscita è la resistenza: Antigone rifiuta l’impostazione di uno statutot che la costringe al silenzio, resterà a lungo l’archetipo della resistenza. DAVID-JOUGNEAU vede in Antigone la figura della dissidenza in quanto non conforme all’ordine reale e in nome di quello ideale è disposta ad essere esclusa dalla società. Altri la vedono sotto la luce dell’obiezione di coscienza. Un punto tuttavia è stabilito, comune alle tre figure della dissidenza, dell’obiezione di coscienza e della disobbedienza civile c’è il rifiuto dell’ordine ingiusto. La disobbedienza civile presuppone una società democratica che beneficia di uno Stato di diritto. Il disobbediente civile si appella ai principi fondatori della città. La disobbedienza civile secondo Rawls: atto pubblico, non violento, denso in coscienza e tuttavia politico,contrario alla legge e in genere compiuto con lo scopo di produrre cambiamento nelle leggi o nella politica di governo. Agendo in questo modo, ci si rivolge al senso di giustizia della maggioranza della comunità e si dichiara che, secondo un opinione profondamente ponderata, i princìpi della cooperazione sociale tra uomini liberi ed eguali non sono di fatto rispettati. FALCON Y TELLA:

  1. La disobbedienza civile è la trasgressione di diritto positivo (Antigone consapevole)
  2. La disobbedienza civile si inscrive nello spazio pubblico(Antigone non ne fa mistero)
  3. La disobbedienza civile procede per lo più dalle decisioni di un gruppo o di una minoranza attivi(Antigone ha cercato di far aderire Ismene)
  4. La disobbedienza civile è essenzialmente pacifica
  5. Trasgredendo volontariamente e apertamente la legge, il disobbediente civile si assume il rischio della sanzione(Antigone si assume il rischio della lapidazione)
  6. La disobbedienza civile, atto pubblico di trasgressione, persegue l’abrogazione o, almeno, la modifica della norma contestata.
  1. L’appello fatto a “princìpi superiori” che sono come “lo spirito delle leggi” Il comportamento di Antigone rientra nel campo della disobbedienza civile, il tempo di Antigone è contemporaneamente, istantaneo ed eterno, nel gesto di trasgressione che offre a Polinice in segno di philia auto delfica,e che la espone alla punizione, l’istantaneità di questo passaggio all’atto non fa che illustrare la permanenza del tempo eterno. Antigone si rivela inflessibile al punto di dare l’impressione di prendersi gioco della morte.Creonte invece chiuso nei suoi princìpi politici è incapace di flessibilità ed adattamento, incapace sia di perdono che di revisione, egli è il prototipo dell’eroe che impara troppo tardi, farà il vuoto intorno a sé, nello spazio politico della città,ha provocato la confusione degli spazi, mescolando l’alto e il basso, i vivi e i morti. La città buona non presuppone soltanto la giustizia(dike) e la ragione(euphronein), ma l’equilibrio dei tempi, la temperanza, il giusto ritmo dei tempi mescolati: la memoria del passato, temperata dalla capacità di perdono, la promessa che impegna il futuro, accompagnata dalla capacità di revisione.