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Paniere Scienze delle finanze Aperte Docente Volonterio Federica, Panieri di Finanza

Paniere Scienze delle finanze Aperte Docente Volonterio Federica.

Tipologia: Panieri

2020/2021

In vendita dal 21/10/2022

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giuseppe-gueli-1 🇮🇹

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Scienze delle finanze
Facoltà di economia
Domande aperte
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Scienze delle finanze

Facoltà di economia

Domande aperte

Lezione 3 1: I due teoremi dell’economia del benessere: Il primo teorema enuncia che in un mercato di concorrenza perfetta l’operato di ogni soggetto per il raggiungimento del proprio massimo benessere determina ciò che è auspicabile per la società nel suo complesso. In questo tipo di mercato la produzione di beni e allocazione di risorse esprimono l’ottimo paretiano, mentre in monopolio si determina una riduzione del benessere rispetto alla concorrenza perfetta, quindi non si determinerà l’ottimo paretiano. Questo teorema promuove interventi pubblici quali antitrust, tutela della libera concorrenza (liberalizzazioni di mercati, abolizioni di monopoli legali, di rendita); il secondo teorema dell’economia del benessere afferma che modificando in modo opportuno la distribuzione iniziale delle risorse, con imposte e sussidi, in seguito affidare al libero mercato l’efficiente allocazione, è possibile raggiungere l’ottimo sociale. Tale teorema sostiene un’economia decentrata concorrenziale, che garantisca un’equa distribuzione delle risorse promuovendo la libera concorrenza. 2: La teoria del Pareto: Si può spiegare la teoria di Pareto partendo dalla frase: “un sistema è efficiente se non è possibile aumentare il benessere di un individuo senza diminuire il benessere di qualcun altro”. In questa frase è riassunto il pensiero paretiano, perché essa spiega che in tale condizione modificando la distribuzione delle risorse, si migliorerebbero le condizioni di alcuni, ma peggiorerebbero quelle di altri. Dalla teoria paretiana si riconoscono tre condizioni di efficienza: 1) efficienza produttiva: non è possibile aumentare la produzione di un bene senza ridurre la produzione di un altro bene; 2) efficienza nello scambio: quando ciascun membro della collettività riceve o cede beni secondo i propri desideri; 3) efficienza sociale: quando la società esprime le proprie preferenze rispetto a situazioni economiche alternative. Graficamente: Funzione del benessere, l’ottimo sociale si ha nel punto in cui il saggio di trasformazione è tangente alla curva di indifferenza sociale più alta Lezione 4 E C H G C C Bene A Bene B

Le teorie volontaristiche: Le teorie volontaristiche affermano che in un’economia di mercato devono avvenire gli scambi dei beni. Secondo queste teorie la finanza pubblica si tradurrebbe in uno scambio effettuato su basi volontarie. Gli studiosi di queste teorie analizzano il fenomeno finanziario sotto il profilo dell’utilità e del costo marginale. A differenza delle teorie politiche-sociologiche, che analizzano i fenomeni di amministrazione pubblica e sociale, le teorie volontaristiche cercano di allineare finanza pubblica al mercato con l’applicazione di un sistema composto da prezzi e imposte. Lezione 13 Le teorie politiche-sociologiche: In Italia si sono affermate due diverse teorie: la prima viene chiamata “politica” e l’altra “sociologica”. I sostenitori delle teorie politiche-sociologiche pongono l’attenzione sull’elemento chiave dell’agire dello Stato costituito dalla coazione; i concetti di D e O non si adattano agli studi di attività finanziaria dello Stato per la cui comprensione bisogna soffermarsi sulle motivazioni politiche e sociologiche: lo Stato effettua scelte che non necessariamente rispecchiano le preferenze della collettività. All’interno delle teorie politiche-sociologiche si possono distinguere: 1) Teoria politico-giuridica; 2) Teoria delle illusioni finanziarie;

  1. teoria delle scelte pubbliche. Lezione 14 La spesa pubblica secondo Keynes: La spesa pubblica secondo Keynes non deve essere finanziata attraverso l’emissione di carta moneta, perché genererebbe inflazione. Il finanziamento sarebbe dovuto derivare da prestiti pubblici (deficit spending) con la conseguente generazione di reddito senza intaccare le risorse. Attraverso il prelievo fiscale progressivo si può redistribuire il reddito ai meno abbienti, che hanno propensione al consumo maggiore. Secondo le teorie keynesiane il prelievo fiscale riduce gli effetti del moltiplicatore, dato che le imposte riducono una parte del reddito che poteva essere destinato al consumo. Keynes non prevede che l’aumento di spesa pubblica finanziato da entrate fiscali, proprio per l’effetto negativo che l’aumento delle imposte ha sul moltiplicatore stimolato dall’aumento della spesa pubblica; il reddito aumenta in misura maggiore se le imposte non aumentano. Secondo Keynes, inoltre, lo Stato deve svolgere la funzione di stabilizzatore del ciclo economico, anche attraverso gli stabilizzatori automatici, le imposte proporzionali, i sussidi di disoccupazione. Lezione 15 Le critiche al pensiero di Keynes: con la stagflazione del secondo dopoguerra la corrente liberista prese una posizione di contrasto nei confronti dell’ideologia Keynesiana, reputando che se il sistema economico non è in una situazione di sottoccupazione dei fattori di produzione, l’aumento della spesa pubblica non determina un aumento del PIL, ma dell’inflazione. Un altro gruppo in contrasto coi keynesiani è quello dei monetaristi, il cui leader Milton Friedman sostiene che Keynes era in errore quando reputava possibile un equilibrio di sottoccupazione: se i prezzi sono flessibili non può perdurare un equilibrio di sottoccupazione a causa dei meccanismi riequilibratorii. Gli stessi monetaristi inoltre asseriscono che un aumento di spesa pubblica fa crescere il tasso di interesse producendo, da un lato, la caduta degli investimenti e dall’altro una contrazione della ricchezza finanziaria e pertanto dei consumi.

La curva di Phillips: la curva di Phillips studia la relazione fra la variazione percentuale dei salari monetari e il tasso di disoccupazione. Secondo lo studioso il tasso di disoccupazione è la variabile indipendente, mentre il tasso di variazione dei salari monetari è quella dipendente. Se si pensa al mercato del lavoro come agli altri mercati, a bassa disoccupazione, corrisponde un’alta concorrenza nella ricerca di lavoratori e questo rende i salari maggiori; questo deriva dal fatto che il potere contrattuale dei sindacati si manifesta nei periodi di bassa disoccupazione. Un eccesso di offerta di lavoro porterà ad una diminuzione dei salari. Se la disoccupazione cresce, i salari si ridurranno. In questo caso la curva di Phillips tenderà ad appiattirsi. Se si ha contemporaneamente inflazione e disoccupazione crecenti, a inflazione attesa elevata corrisponde un alto tasso di inflazione ad un determinato tasso di disoccupazione. Graficamente si nota che quando l’inflazione diventa verticale, non si può effettuare alcun intervento per aumentare l’occupazione e ogni politica fiscale espansiva farà aumentare i prezzi. Lezione 17 Gli effetti delle imposte: in economia politica è importante studiare gli effetti delle imposte per le ripercussioni, positive o negative, sui prezzi e salari. Più precisamente la teoria ha come obiettivo finale l’analisi dell’impatto che le imposte applicate su prezzi, profitti hanno sul comportamento degli individui. Alcuni studiosi reputano che le imposte più gravose producano effetti immediati positivi, perché stimolano i contribuenti ad aumentare la loro produttività per eliminare o ridurre il prelievo fiscale (stimolo dell’attività produttiva, Wagner, Genovesi); altri ritengono che le imposte siano un freno per l’attività produttiva e che favoriscano l’evasione fiscali e l’esportazione di capitali in paesi con un regime fiscale meno oneroso. Lezione 18 La traslazione delle imposte nella concorrenza perfetta: in regime di concorrenza perfetta i beni sul mercato sono omogenei e un’impresa realizza il massimo profitto quando il prezzo è uguale al costo marginale. La traslazione avviene quando l’imprenditore può aumentare il prezzo di vendita dei beni o dei servizi che sono colpiti dall’imposta; inoltre l’imposta deve essere speciale, in questa condizione di mercato non si traferisce l’imposta generale, quindi l’imprenditore disinveste e trasferisce il suo capitale in un settore non interessato dal prelievo. Ciò comporta la riduzione di offerta del bene colpito da imposta e l’aumento del prezzo dello stesso. La traslazione dipende dall’elasticità della domanda e dalla trasferibilità dei capitali: tanto più è rigida la domanda tanto più sarà alta la traslazione; con costi crescenti si traferisce solo parzialmente; con costi medi e marginali costanti, quindi la traslazione è totale. La traslazione delle imposte in oligopolio e concorrenza monopolistica: in oligopolio ci sono tre diversi scenari: 1) prezzo deciso da imprese in base ad una strategia, se tutte le imprese non aumentano il prezzo per non indurre i clienti a scegliere la concorrenza, l’onere ricade su tutte le imprese; 2) prezzo determinato con accordo fra imprese, l’imposta è trasferita sul consumatore; 3) prezzo fissato in relazione al mark-up, l’imposta è trasferita totalmente sul consumatore. In concorrenza monopolistica il comportamento il prezzo aumenta, ma la traslazione è minore rispetto Tasso di variazione dei salari monetari Percentuale di disoccupazione A B C Tasso di inflazione

Teorie del sacrificio nel prelievo tributario: le teorie del sacrificio sono tre: 1)“Teoria del sacrificio uguale” elaborata da J. S. Mill sancisce che l’imposta sottragga a ogni contribuente una quantità uguale di utilità, cioè gli effetti dell’imposta devono essere gli stessi per ogni contribuente, sono incluse all’interno di questo principio le imposte progressive, proporzionali o regressive; 2)“Teoria del sacrificio proporzionale” mira a sacrifici proporzionali all’utilità totale di cui gode ogni individuo, quindi devono essere proporzionali alla ricchezza di cui ognuno dispone; 3)“Teoria del sacrificio minimo collettivo” dice che le imposte devono prelevare le unità di ricchezza che hanno minore utilità, cosicché sia minima la somma delle utilità prelevate dall’insieme dei contribuenti, quindi si mira a eliminare la condizione di disuguaglianza con il prelievo fiscale. Lezione 23 Entrate pubbliche: Le entrate pubbliche sono i mezzi finanziari che lo Stato ed enti pubblici si procurano per far fronte alle spese pubbliche. 1° classificazione (natura): 1) entrate tributarie; 2) entrate extra tributarie; 3) entrate da alienazione e ammortamento di beni patrimoniali e rimborso di crediti 2° classificazione (profilo economico): 1) originarie: se provenienti direttamene dalle attività svolte da enti o patrimonio dello stato; 2) derivate: se provenienti da prelievi coattivi, prestiti pubblici, emissione di carta moneta 3° classificazione (profilo giuridico): 1) entrate di diritto privato: se provenienti da entrate normate civilisticamente; 2) entrate di diritto pubblico: se provenienti da entrate normate pubblicisticamente 4° classificazione (profilo contabile): 1) entrate ordinarie; 2) entrate straordinarie, cioè con cadenza eccezionale Entrate straordinarie dello Stato: esse sono prelievi di ricchezza finalizzate alle spese impreviste. Sono considerate entrate straordinarie: 1) tesori di guerra che non esistono più; 2) contribuzioni straordinarie, tassazioni già esistenti e maggiorate temporaneamente o da introduzione di nuove imposte; 3) alienazioni di beni patrimoniali attraverso asta pubblica o trattativa privata; 4) emissione di carta moneta;

  1. debiti pubblici. Le imposte straordinarie su attività finanziarie, patrimoniali e redditi esteri sono regolate dalla legge 3/8/2009 n. 102, che istituisce un’imposta straordinaria per rimpatriare le attività in Italia, se tali attività provengono da paesi extra UE. L’aliquota dell’imposta è pari al 27% Lezione 25 La spesa pubblica: La spesa pubblica è l’erogazione in denaro che Stato ed enti pubblici effettuano per produrre beni e servizi affinché si soddisfino i bisogni della collettività. L’insieme delle spese pubbliche è il fabbisogno finanziario. L’ammontare della spesa pubblica dipende dalle entrate dello Stato – provenienti principalmente dal prelievo tributario: maggiore è la tassazione, maggiore è la spesa pubblica. È importante che la spesa pubblica sia efficiente e produttiva ed è per questo motivo che si ricorre alla “spending review”, revisione della spesa da svolgere in amministrazioni centrali e periferiche, proprio per calcolare l’ammontare necessario. Secondo i principi di contabilità nazionale, la spesa pubblica è la somma di spesa corrente e in conto capitale. Per il calcolo della spesa: 1) non vengono prese in considerazione le operazioni finanziarie relative a partecipazioni azionarie, conferimenti di capitale, concessione di crediti, anticipazioni, rimborsi di prestiti; 2) non si tiene conto delle poste in compensazione; 3) viene dedotto il vendibile dai consumi intermedi; 4) si maggiorano le valutazioni degli ammortamenti.

Lezione 26 Controlli della Corte dei Conti: la Corte dei Conti è un organo costituzionale incaricato di vigilare sulla corretta gestione delle risorse pubbliche. Secondo l’articolo 100 Cost. opera un controllo preventivo di legittimità sugli atti del Governo, successivo sulla gestione del Bilancio di Stato e sulla gestione finanziaria degli enti. Il controllo preventivo è effettuato su tutti gli atti aventi rilevanti oneri finanziari e atti di indirizzo e programmazione. Gli atti trasmessi alla corte dei conti diventano legge trascorsi i 60 giorni dalla ricezione, salva diversa disposizione da parte della stessa corte dei conti. Il controllo successivo la Corte può richiedere alle amministrazioni pubbliche ed agli organi di controllo interno qualsiasi atto o notizia e può effettuare e disporre ispezioni ed accertamenti diretti. Le aree di gestione da sottoporre ad analisi sono individuate in un programma di lavoro che la Corte approva ogni anno per l’anno successivo. L’ambito oggettivo e soggettivo del controllo sulla gestione viene individuato sulla base di vari parametri quali l’importanza finanziaria, l’esistenza di notevoli rischi di irregolarità, i risultati di precedenti controlli, le richieste pervenute alla Corte da parte di altre istituzioni pubbliche. Lo scopo è quello di verificare se l’azione amministrativa sia stata economica, efficiente ed efficace e se ha raggiunto gli obiettivi prestabiliti. Lezione 28 Il bilancio dello Stato Italiano: la formazione del Bilancio dello Stato in Italia si sviluppa per fasi, le quali si concludono il 31 dicembre con l’approvazione della legge di Bilancio. Esso deve rispettare il principio di programmazione. Il disegno della legge di bilancio deve essere presentato entro il 20 ottobre e approvato entro il 31 dicembre. Nella legge di bilancio dal 1/1/2016 confluiscono spese ed entrate, che prima erano contenute nella legge di stabilità (196/2009): si predispone su base annuale e ha valore triennale. È composto da due sezioni: la prima riguarda le misure necessarie in relazione agli obiettivi economici, la seconda le poste contabili, l’importo massimo di emissione dei Titoli di Stato in Italia e all’estero. Alla fine si trova il quadro generale riassuntivo che contiene le risultanze complessive del bilancio: risparmio pubblico, indebitamento netto, saldo netto. Lezione 29 Il documento di Economia e Finanza (DEF): Il DEF fu istituito con la legge 39/2011, esso racchiude riforme economiche che si intendono realizzare e le stime dei valori macroeconomici. Esso si attiene alle linee guida della Commissione europea ed è strutturato così: 1) programma di stabilità, quadro macroeconomico, obiettivi di politica economica, riduzione del debito, rapporto deficit/PIL; 2) analisi e tendenze della finanza pubblica, redatta dalla Ragioneria generale dello Stato esprime l’andamento della finanza pubblica; 3) programma nazionale di riforma, predisposto dal Dipartimento del Tesoro e quello di Politiche europee, indica le azioni prioritarie, riforme strutturali e obiettivi che si intendono perseguire. Lezione 31 Redistribuzione del reddito: Il sistema del Welfare state prevede le erogazioni di determinati servizi, generalmente pagati dai cittadini secondo il principio della capacità contributiva, questo fa sì che ognuno contribuisca in base al proprio reddito e così facendo dovrebbe godere di un servizio offerto alla collettività in egual modo. Le prestazioni erogate generalmente attraverso i vari sistemi di welfare state sono le pensioni previdenziali, la sanità, gli ammortizzatori sociali, l’assistenza e l’istruzione. Le pensioni previdenziali servono ad assicurare un reddito ai lavoratori dipendenti e autonomi nel periodo in cui cessano di svolgere l’attività e ai loro familiari in caso di decesso; La sanità comprende le prestazioni volte a tutelare la salute della collettività; L'assistenza è costituita da una serie di prestazioni volte a combattere la povertà, la

Disciplina del sistema pensionistico: Il sistema pensionistico è pensato per assicurare una funzione assistenziale quando garantisce un reddito adeguato a condurre una esistenza dignitosa. Tale funzione assistenziale può verificarsi se le pensioni percepite non sono legate ai contributi versati in modo da tutelare anche i percettori dei redditi più modesti. Il sistema pensionistico svolge una funzione previdenziale quando garantisce all’individuo la conservazione di un tenore vita simile a quello raggiunto negli ultimi anni di vita lavorativa, ma è necessario che il soggetto abbia contribuito adeguatamente al finanziamento del sistema. Lezione 39 Curva di Lorenz: la curva di Lorenz viene utilizzata per misurare la disuguaglianza. Sull’asse delle ordinate è indicato il reddito complessivo e sulle ascisse le quote di popolazione. Se vi è una distribuzione equa della ricchezza, la curva di Lorenz sarà una diagonale. Se un individuo detiene tutta la ricchezza e tutti gli altri nulla: la curva è un angolo retto. Nella realtà si può dire che la curva avrà un’inclinazione e più ci si avvicina alla diagonale, meno disuguaglianza ci sarà. Lezione 4 1 Gli ammortizzatori sociali: gli ammortizzatori sociali sono istituti del welfare state connessi al rapporto di lavoro. Essi sono misure a sostegno dei lavoratori dipendenti quando rimangono privi di retribuzione perché i datori di lavoro, per motivi legittimi, non possono più ricevere la prestazione lavorativa, quindi non più obbligati alla retribuzione. Si fonda sull’art. 38 Cost. Gli ammortizzatori sociali sono: l’indennità di disoccupazione, la cassa integrazione, reddito minimo di inserimento. Lezione 44 L’istruzione in Italia: È regolata dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR), con modalità diverse secondo la forma giuridica (scuole pubbliche, scuole paritarie e scuole private). La formazione professionale dipende invece dalle Regioni. Il sistema scolastico italiano è strutturato in 3 cicli di istruzione: istruzione primaria; istruzione secondaria che comprende la scuola secondaria di primo grado e la scuola secondaria di secondo grado. istruzione superiore che comprende l’Università, l’Alta formazione Artistica, Musicale e Coreutica e la formazione professionale (a sua volta laurea triennale, magistrale ex specialistica (2 anni) e Dottorato 3 anni o scuola di specializzazione dai 2 ai 5 anni) Lezione 47 L’Irpef: L’Irpef è l’imposta sul reddito delle persone fisiche. Ai fini Irpef il patrimonio è l’insieme si situazioni soggettive che il soggetto detiene in un determinato momento, mentre il reddito sono tutte le variazioni incrementative del patrimonio. Il reddito è da considerare solo come reddito prodotto, non sono infatti oggetto di tassazione eredità e donazioni, infatti sarà soggetto passivo solo chi accetterà l’eredità. Solitamente il reddito è tassato al netto dei costi sostenuti per produrlo. L’imposta è di tipo progressivo, diretto e personale applicata sui redditi fondiari, di capitale, di lavoro autonomo, indipendente. Il soggetto passivo è la persona fisica residente sul territorio italiano, ma anche i non residenti purché producano redditi fiscalmente rilevanti in Italia. Lezione 48 Oneri deducibili e detrazioni di imposta: nel calcolo del tributo si devono tenere in considerazione anche deduzioni e detrazioni. Le prime riducono il reddito complessivo; gli oneri deducibili sono: le spese mediche e di assistenza specifica; gli assegni periodici corrisposti al coniuge in caso di separazione, annullamento o divorzio e non quelli per il mantenimento dei figli; contributi previdenziali; contributi a forme pensionistiche complementari; talune erogazioni liberali. Dopo aver calcolato le

deduzioni dal reddito complessivo si determina la base imponibile, con applicazione di aliquote crescenti a scaglioni. Dall’imposta lorda si sottraggono le seguenti categorie: 1) detrazioni per carichi di famiglia; 2) detrazioni sostitutive delle spese di produzione; 3) detrazioni per oneri; si ottiene così l’imposta netta alla quale si sottraggono: 1) crediti di imposta; 2) versamenti d’acconto; 3) ritenute subite a titolo d’acconto. Lezione 49 I redditi fondiari: sono quei redditi che derivano da terreni e fabbricati ubicati nel territorio dello Stato ai quali è attribuita una rendita. Sono considerati redditi fondiari tutte le ubicazioni che presuppongono iscrizione o iscrivibilità al catasto. Non sono redditi fondiari terreni quelle ubicazioni che costituiscono pertinenza di fabbricati urbani e tutti i terreni non finalizzati all’agricoltura, nemmeno le costruzioni rurali. Con l’introduzione dell’IMU, e la conseguente sostituzione dell’ICI, i redditi fondiari non sono più da inserire nell’Irpef, tranne per i terreni cui è prevista l’applicazione della cedolare secca. Lezione 50 I redditi di capitale: i redditi di capitale sono formati dagli interessi e dai proventi derivanti da partecipazioni in società o enti. In questo caso la tassazione è lorda, ossia non ci sono deduzioni applicabili, per principio di cassa. Non concorrono a formare redditi di capitale i proventi dall’esercizio di un’impresa commerciale (fanno infatti parte del reddito di impresa). Per alcuni redditi di capitale è prevista l’applicazione della ritenuta a titolo di acconto per altri a titolo definitivo. Lezione 51 I redditi di lavoro dipendente: redditi derivanti da prestazioni lavorative svolte alla dipendenza altrui, quindi esiste un vincolo di subordinazione tra prestatore e datore di lavoro, ma rientrano fra i suddetti redditi anche le pensioni da lavoro dipendente. Rientrano in questa categoria anche le somme percepite all’attività lavorativo di amministratore, revisore o sindaco di società, associazioni ed enti senza personalità giuridica. In generale occorre per poter parlare di redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente che l’attività di collaborazione svolta dal contribuente non rientri fra le sue prestazioni di lavoro dipendente o di esercizio di arte o professione perché a tutti gli effetti parleremo nel primo caso di reddito di lavoro dipendente e nel secondo di redditi di lavoro autonomo. Lezione 52 I redditi di lavoro autonomo: Il reddito di lavoro autonomo è quello che deriva dall’esercizio per professione abituale di arti o professioni. Le caratteristiche essenziali sono la natura intellettuale dell’attività svolta, l’autonomia nello svolgimento di tale attività, l’abitualità della stessa e la non imprenditorialità. Il reddito di lavoro autonomo si determina attraverso il calcolo della differenza tra i componenti positivi e le spese sostenute nel medesimo periodo. Per il reddito di lavoro autonomo vale il principio di cassa. Lezione 53 I redditi di impresa: Il reddito di impresa interessa sia gli imprenditori individuali che le società e gli enti e quindi abbraccia sia l’imposta sul reddito delle persone fisiche IRPEF sia l’imposta sul reddito delle società IRES. Ai sensi dell'art. 55 del TUIR, sono redditi d’impresa i redditi derivanti dall'esercizio di imprese commerciali, ossia dall'esercizio professionale ed abituale, anche se non esclusivo, delle attività indicate nell'art. 2195 del Codice Civile e delle attività agricole.

Lezione 67 Le accise: Le accise sono un gruppo di imposte che colpiscono la fabbricazione o il consumo di determinati prodotti. In particolare esse riguardano: beni prodotti in pochi grandi stabilimenti o presso l’unico produttore di quel bene, rappresentano un elevato volume di introiti per l’erario e per questo si prestano per rapidi interventi di politica economica o ancora per interventi finalizzati ad incentivare o disincentivare l’utilizzo di taluni beni. A seguito della legge 29 ottobre 1993 n. 427, si possono distinguere due gruppi di accise, quelle armonizzate (oli minerali, alcolici e tabacchi lavorati) e non armonizzate, quindi tipiche del nostro ordinamento. Le accise hanno un presupposto fiscale di tipo complesso; esse infatti risentono da un lato della fabbricazione o importazione dei prodotti (fatto generatore), dall’altro della immissione di tali prodotti al consumo nel territorio dello stato (esigibilità dell’imposta). Ora al fine di ben monitorare le varie fasi di produzione e circolazione è previsto che l’ufficio tecnico di finanza rilasci un’apposita licenza fiscale in favore di chi produce o pone in circolazione beni soggetti ad accise, subordinandone il rilascio ad una denuncia dell’interessato ove vengono descritti i macchinari e i processi produttivi. Lezione 70 L’Irap: Per Irap si intende l’Imposta Regionale sulle Attività Produttive entrata in vigore con il Decreto legislativo15/12/1997 n. 446. Ha sostituito l’Ilor, l’Iciap, il contributo per il servizio nazionale. È l’unica imposta a carico delle imprese calcolata in proporzione al fatturato e non all’utile dell’esercizio. Il presupposto dell’imposta è l’esercizio abituale di un’attività autonomamente organizzata volta alla produzione o scambio di beni o prestazioni di servizi. Sono soggetti passivi le società di capitali, le amministrazioni pubbliche, le società di persone, persone fisiche esercenti attività commerciali o di lavoro autonomo etc. Per autonoma organizzazione si intende quando il contribuente è responsabile dell’organizzazione ed impiega beni strumentali eccedenti il minimo e indispensabile per l’esercizio dell’attività.