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Riassunto , schemi, sintesi del corso di SCIENZA DELLE FINANZE, docente: Volonterio Federica. Corso di Laurea in SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA (D.M. 270/04) - Ecampus
Tipologia: Slide
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Scienza delle finanze - > si occupa del prelievo della ricchezza dei cittadini da destinare alle esigenze degli individui in quanto membri della collettività. Legge - > strumento con la quale devono essere disciplinate le prestazioni personali e patrimoniali secondo quanto previsto dalla Costituzione. Keynes - > osserva che i sistemi economici possono raggiungere l’equilibrio su livelli di sottoccupazione. Marx - > la soluzione all’iniqua distribuzione delle ricchezze nella società capitalistica è la collettivizzazione dei mezzi di produzione. Smith - > nel mercato opera una “mano invisibile” in grado si trasformare l’interesse privato in interesse collettivo.
Economia del benessere-> parte dell’economia che studia i processi relativi al benessere dell’individuo e della collettività. La teoria del Pareto L’ottimo paretiano o efficienza paretiana è un concetto elaborato dall’economista italiano Vilfredo Pareto per cui “un sistema è efficiente se non è possibile aumentare il benessere di un individuo senza diminuire il benessere di qualcun altro”. In questa condizione l’allocazione delle risorse è tale che un qualsiasi mutamento pur migliorando le condizioni di alcuni peggiorerebbe quelle di altri. Rifacendosi al principio dell’equilibrio economico di Walras, Pareto individua tre condizioni per assicurare l’efficiente allocazione delle risorse:
Fallimento del mercato - > esprime la situazione in cui i soggetti che vi operano non sono in grado di soddisfare in maniera adeguata l’interesse pubblico per beni e servizi. È convinzione comune che sia compito dello Stato quello di attuare una politica redistributiva del reddito attraverso la pressione fiscale e con trasferimenti pubblici, garantendo adeguata protezione sociale con salari minimi e sussidi di disoccupazione. Monopsonio - > quando c’è un solo compratore e una pluralità di venditori. Come può intervenire lo Stato se il prezzo di un bene è fissato ad un livello superiore al punto di equilibrio fra domanda e offerta? Lo Stato compra l’eccedenza di quel bene per rivenderla ad un prezzo inferiore su un altro mercato oppure adotta la politica delle scorte. Benefici marginali > costi marginali - > aumento produzione Benefici marginali = costi marginali - > lasciare inalterati i livelli di produzione Benefici marginali < costi marginali - > ridurre la produzione
Obiettivo Normativa antitrust - > raggiungimento di obiettivi di politica micro e macroeconomica nella concorrenza in modo da contemperare le esigenze di efficienza e di benessere sociale. Federal Trade Commision Act - > ricevette il compito dagli Stati Uniti di promuovere la libera concorrenza 1990 - > in Italia entrano in vigore le prime norme per la tutela della concorrenza e del mercato
In attesa che l’Autorità competente autorizzi la concentrazione fra due o più società a quale condizioni è sottoposto il relativo contratto stipulato dalle parti-> sospensiva Intese restrittive della concorrenza - > accordi, pratiche concordate che producono l’effetto di impedire, restringere o falsare sensibilmente il gioco della concorrenza all’interno del mercato o di una sua parte rilevante. Quando si verifica l’abuso di posizione dominante sul mercato? - >quando un’impresa che ha un potere economico che le consente di operare sul mercato senza tener conto delle reazioni dei concorrenti e dei consumatori agisce per soffocare la concorrenza.
I beni pubblici :sono i beni che appartengono allo Stato o agli enti pubblici e sono i mezzi con i quali la Pubblica Amministrazione opera per il raggiungimento delle finalità assegnate dall’ordinamento giuridico. Hanno due caratteristiche:
1) requisito obiettivo che consiste nella sua effettiva destinazione alla pubblica funzione; 2) requisito subbiettivo che consiste nella manifestazione di volontà dell’ente pubblico diretta ad acquistare il bene e sottoporlo al regime demaniale. 2. beni patrimoniali indisponibili (miniere, sorgenti, fauna selvatica) I beni indisponibili per natura o per la funzione che svolgono possono appartenere soltanto allo Stato o a una Regione e non possono assolutamente appartenere ad un soggetto privato. In tale categoria debbono comprender si le miniere, le acque minerali e termali, le cave e le torbiere sottratte al proprietario del fondo. I beni patrimoniali indisponibili, a differenza dei beni demaniali, possono essere trasferiti. Non possono essere sottratti alla loro destinazione. I beni patrimoniali indisponibili, a differenza dei beni demaniali, possono essere acquistati da terzi per usucapione o in seguito a negozio stipulato da soggetto non proprietario purché in buona fede.
L’impresa pubblica è un’impresa dotata di un capitale conferito totalmente o parzialmente dallo Stato o da altri enti pubblici. Quando i soggetti pubblici conferiscono solo una parte del capitale, si potrà parlare di impresa pubblica solo se la quota maggioritaria o che consenta comunque il controllo dell’impresa appartiene all’ente pubblico altrimenti si parlerà di impresa mista. Dette imprese possono vendere sul mercato beni e servizi ricevendone i relativi corrispettivi oppure possono erogare servizi come la tutela dell’ordine pubblico, l’istruzione finanziati con le entrate fiscali. Le ragioni per cui il soggetto politico interviene nell’economia come imprenditore sono diverse: 1) Impedire la formazione di monopoli privati in quei settori di mercato che tendono a tale forma di mercato (monopoli naturali) come, ad esempio, il gas, l’elettricità, le reti stradali, autostradali, ferroviarie; 2) assicurare l’erogazione di quei servizi di pubblica utilità che soggetti privati potrebbero ritenere non economicamente vantaggioso produrre come i servizi postali o le tratte ferroviarie su percorsi scarsamente frequentati; 3) garantire il controllo pubblico sulla produzione di beni e servizi ritenuti indispensabili o di particolare rilevanza sociale; 4) favorire lo sviluppo economico di aree arretrate del territorio nazionale; 5) favorire l’occupazione laddove la domanda di lavoro ecceda l’offerta dei privati. La dottrina si è molto divisa sulle cause che determinano l’intervento dello Stato in economia attraverso l’impresa pubblica. Parte della dottrina ritiene che la causa prevalente per la nascita di tale impresa sia l’esigenza dello Stato di acquisire, attraverso la gestione di tali imprese, nuovi e maggiori mezzi finanziari per fronteggiare l’espansione della spesa pubblica (Griziotti). Altra parte della dottrina sostiene che le cause vadano ricercate nella preminenza dell’interesse pubblico su quello privato nella produzione di un bene ritenuto necessario o di un servizio considerato di pubblica necessità nell’ottica di voler soddisfare interessi generali (Ingrosso). Non è sufficiente l’appartenenza allo Stato per qualificare un’impresa come pubblica (Parravicini) ed infatti non possono considerarsi imprese pubbliche quando: 1) sono di proprietà dello Stato per motivi estranei alle finalità pubbliche dell’Ente; 2) operano con gli stessi metodi volti all’obiettivo principale del profitto come le imprese private; 3) quando operano in concorrenza con imprese private. L’impresa pubblica è gestita dallo Stato quale soggetto imprenditore.
da vincoli istituzionali per cui, in definitiva, le scelte di finanza pubblica non sempre sono dettate da principi di razionalità economica. Displacement effect - > spostamento delle risorse con la crescita del settore pubblico in danno di quello privato. L’implosione del sistema capitalistico - >conseguenza nel lungo periodo per il marxismo del ricorso dello Stato nella società capitalistica all’inflazione.
La spesa pubblica secondo Keynes: non doveva essere finanziata dall’emissione di carta moneta, che avrebbe così creato inflazione, bensì dai prestiti pubblici che avrebbero generato reddito senza intaccare le risorse (cioè utilizzare i risparmi per gli investimenti). Altro modo di finanziare la spesa pubblica è attraverso il prelievo fiscale; è vero che il prelievo fiscale di tipo progressivo redistribuisce i redditi per i ceti meno abbienti che hanno maggiore propensione al consumo, ma l’aumento del prelievo fiscale riduce gli effetti del moltiplicatore. Infatti un incremento della domanda pubblica, provocato da un aumento di spesa pubblica, avrà effetti minori perché le imposte riducono quella parte di reddito che gli individui possono destinare ai consumi. Per Keynes - >lo Stato deve agire sulla spesa pubblica nei periodi di recessione economica. Keynes autore della “ Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta ” Domanda globale : C+I+G (Consumi+ investimenti + spesa pubblica)
Le critiche al pensiero di Keynes :suscitò notevoli entusiasmi nel secondo dopoguerra quando le azioni di controllo della domanda globale assicurarono un notevole sviluppo senza periodi di forte recessione economica o di inflazione elevata anche se alcuni studiosi, come meglio vedremo in seguito, contestano il fatto che lo sviluppo economico di quegli anni sia da ricondurre all’adozione di politiche keynesiane. Certamente il fenomeno della stagflazione ossia la recessione economica accompagnata da una spinta inflazionistica non poteva essere adeguatamente affrontato con l’adozione dei principi elaborati da Keynes. Alcuni economisti ravvisarono che le teorie di Keynes potessero essere applicate solo in alcune ipotesi di congiuntura economia, altri misero in discussione l’intera opera dello studioso inglese. I liberisti sostengono che se il sistema economico non è in una situazione di sottoccupazione dei fattori della produzione, l’aumento della spesa pubblica non determina un aumento del Prodotto Interno Lordo (PIL) ma dell’inflazione. Giova rammentare che per PIL si intende l’insieme del valore dei beni e dei servizi prodotti ad eccezione di quelli intermedi; non si considera, ad esempio, la farina impiegata per la produzione del pane ma solo il valore del pane. Secondo Keynes, lo Stato deve aumentare la spesa pubblica per sostenere la domanda interna nei periodi di recessione e ridurla nei periodi di espansione. I monetaristi invece sostengono che invece in presenza di prezzi flessibili non può perdurare un equilibrio di sottoccupazione perché vi sono meccanismi automatici riequilibratori. Per la scuola monetarista occorre ridurre il tasso di interesse per far crscere gli investimenti. L’aumento della spesa pubblica - > determina la caduta degli investimenti privati. La curva di Phillips: Analizza la relazione fra la variazione percentuale dei salari monetari e il tasso di disoccupazione in Gran Bretagna tra il 1861 e il 1957; anche il mercato del lavoro segue la teoria del funzionamento dei mercati. Evidenziava che con i tassi di disoccupazione > al 5,5% - i salari si riducevano < al 5,5% - i salari tendevano a crescere = 5,5% i salari rimanevano costanti
Se il tasso di disoccupazione era intorno al 2,5% il tasso di crescita dei salari si aggirava intorno al 2% ; via via che si riduceva il tasso di disoccupazione aumentava il tasso di crescita dei salari monetari. Il tasso di disoccupazione non è mai sceso sotto l’1%. Nell’elaborazione di Phillips il tasso di disoccupazione è la variabile indipendente mentre il tasso di variazione dei salari monetari è la variabile dipendente.
L’imposta: è un tributo costituito da un prelievo coattivo di ricchezza non legato ad una specifica prestazione o emissione di un provvedimento da parte dello Stato o di altro ente pubblico destinato a finanziare una spesa indivisibile. I presupposti dell’imposta possono essere la percezione di un reddito, la proprietà di un bene, la conclusione di un contratto a cui rimangono estranei l’ente e l’attività pubblica.. Il presupposto dell’imposta consiste nel fatto economico che verificandosi fa sorgere l’obbligazione tributaria. Il soggetto attivo è lo Stato o un altro ente pubblico che,. Il soggetto passivo è la persona fisica o giuridica su cui grava l’obbligazione tributaria. L’oggetto è ciò che è colpito dall’imposta. La base imponibile è costituita dall’ammontare di ricchezza, espressa in danaro, sui cui è applicata l’imposta. Per aliquota intendiamo la percentuale della base imponibile che determina l’ammontare di imposta dovuta. Le imposte sono dirette quando colpiscono direttamente la ricchezza sia che sia costituita da beni (patrimonio) sia che derivi da una prestazione o un servizio (reddito). Non vi è un trasferimento delle imposte dirette nel senso che rimangono a carico del soggetto obbligato dalla legge a pagarle. Sono imposte dirette quella sul reddito delle persone fisiche (IRPEF), quella sul reddito delle società (IRES), quella sui rediti di capitale, quella comunale sugli immobili. Le imposte indirette colpiscono la ricchezza quando viene trasferita o consumata. Può verificarsi, diversamente da quanto accade per le imposte dirette, che il soggetto giuridicamente gravato sia diverso da quello che dal punto di vista economico ne sopporta il peso; si tratta del fenomeno della traslazione dell’imposta di cui ci occuperemo in un’altra lezione. Sono imposte indirette l’imposta di registro, le accise, l’imposta ipotecaria, l’imposta catastale, l’imposta di bollo, l’imposta sulla pubblicità, l’imposta sul valore aggiunto (IVA). La tassa è un tributo dovuto in cambio dell’emanazione di un provvedimento (es. concessioni governative) o di un pubblico servizio (es. tassa sulla raccolta e lo smaltimento dei rifiuti). In altre parole la tassa rappresenta ciò che il singolo individuo deve versare per l’utilità che gli viene arrecata in relazione allo svolgimento di un’attività dello Stato o di altro ente pubblico o dall’erogazione di un servizio pubblico. La tassa si differenzia dal prezzo pubblico perché in quanto tributo non è una prestazione volontaria ma coattiva prevista dalla legge. Il prezzo pubblico consente di realizzare un ricavo globale pari al costo totale di produzione ma la distribuzione del costo stesso fra i contribuenti avviene applicando criteri sociali; si pensi, ad esempio, ai diversi prezzi dei biglietti ferroviari distinti per classi. Abbiamo detto che con il prezzo pubblico il ricavo totale delle vendite deve sempre coincidere con il costo totale, quando ciò non si realizza abbiamo il prezzo politico ossia la perdita derivante dal bene venduto sotto costo è coperta da altri mezzi quali i profitti derivanti da altre gestione pubbliche o attraverso un sistema di imposte a carico di altre classi sociali. In sostanza con il prezzo pubblico i costi del bene prodotto sono coperti interamente dai consumatori, mentre con il prezzo politico i costi di produzione sono coperti solo parzialmente dai corrispettivi versati. Il contributo è considerato da alcuni studiosi un particolare tipo di tributo dovuto dal soggetto che trae una specifica utilità dalla realizzazione di un’opera pubblica. Il contributo di urbanizzazione, il contributo di bonifica sono esempi di contributi.
traslazione dell’imposta speciale. L’entità della traslazione dipende dall’elasticità della domanda e dalla trasferibilità dei capitali. Premesso che per elasticità della domanda si intende il rapporto fra la variazione percentuale della quantità domandata e la variazione percentuale del prezzo, la traslazione dell’imposta sarà tanto più alta tanto più la domanda è rigida e quindi poco sensibile alle variazioni di prezzo. Se una domanda è assolutamente rigida e quindi non muta per effetto dell’imposta, il tributo sarà interamente trasferito a carico del consumatore. Se, invece, la domanda è estremamente elastica e quindi si riduce notevolmente con l’aumento, anche minimo, del prezzo, l’imposta non si trasferisce al consumatore. Quando i costi sono crescenti si determinerà per effetto dell’imposta un aumento del prezzo che si trasferirà solo parzialmente in quanto ci sarà una diminuzione della domanda e conseguentemente della produzione. Diminuendo la produzione si ridurranno i costi unitari perché i costi totali sono crescenti e conseguentemente ci sarà una parziale traslazione dell’imposta. Quando i costi medi e marginali sono costanti - > traslazione totale dell’imposta. Imposta su un bene con domanda non completamente elastica - > può essere traslata solo in parte. La traslazione in regime di monopolio Come noto nel monopolio c’è una sola impresa che offre un prodotto, ne fissa il prezzo oppure la quantità offerta. Nel primo caso, ossia quando è stato fissato il prezzo, sarà il mercato a determinare la quantità domandata mentre nell’altra ipotesi (predeterminazione della quantità offerta) il mercato stabilirà il prezzo. Tenendo conto del volume della domanda e del costo di produzione, il monopolista fissa il prezzo del bene in modo da realizzare il massimo profitto; è questo il cosiddetto punto di Cournot. Il monopolista, quindi, produce una quantità del bene in misura tale che il costo marginale sia uguale al ricavo marginale. Se vi è un’imposta di ammontare fisso ossia che prescinde dal profitto e dalla quantità venduta, l’imprenditore potrà traslare l’imposta aumentando il prezzo di vendita ma diminuendo la quantità venduta si ridurrà il profitto e avremo quindi l’allontanamento dal punto di Cournot. Se ne deduce che un’imposta fissa non può essere traslata. Quando l’imposta è proporzionale alla quantità prodotta e venduta, il tributo cresce con la quantità e quindi il monopolista ha interesse a ridurre tale quantità in modo da ridurre l’imposta da versare. Poiché tale riduzione dell’offerta determina un aumento del prezzo di vendita l’imposta proporzionale può essere traslata. Se l’imposta è progressiva rispetto al profitto, aumenta in misura più che proporzionale con la crescita del profitto e quindi il monopolista ha interesse a ridurre l’offerta per aumentare il prezzo di mercato. Se ne deduce che l’imposta progressiva sul profitto può essere trasferita. Imposta proporzionale al profitto - > no traslazione In conclusione nel monopolio non possono essere traslate le imposte in misura fissa e proporzionali al profitto mentre possono essere trasferite con un aumento del prezzo l’imposta proporzionale alla quantità venduta e l’imposta progressiva commisurata al profitto. La traslazione nell’oligopolio e nella concorrenza monopolistica Nell’oligopolio è difficile elaborare una regola sulla traslazione dell’imposta per le peculiarità di tale tipo di mercato. Infatti non può parlarsi di un’unica teoria di determinazione del prezzo e poiché la traslazione dipende dalla variazione del prezzo ne discende la difficoltà di elaborare delle regole fisse sugli effetti dell’imposta. Possiamo comunque avere tre diversi scenari:
Nel primo caso (prezzo determinato in base ad una strategia), per effetto dell’introduzione dell’imposta ogni impresa ritiene che l’aumento del prezzo possa indurre i propri clienti ad acquistare il bene dalle imprese che non hanno aumentato il prezzo; se lo stesso ragionamento è fatto da ciascuna impresa, l’onere dell’imposta sarà sostenuto dalle imprese stesse. Nel secondo caso (prezzo determinato da accordo fra le imprese), l’imposta potrà essere trasferita sui consumatori attraverso l’aumento del prezzo. Nel terzo caso (prezzo fissato in base a criteri di mark up) l’imposta è considerata un costo aggiuntivo dalle imprese per cui sarà trasferita interamente sui consumatori. Per quanto attiene alla concorrenza monopolistica accade che vi è un elevato numero di venditori e compratori ma i beni sul mercato presentano caratteristiche molto diverse fra di loro. Conseguentemente la curva della domanda non è molto elastica come nel mercato in concorrenza perfetta ma presenta un’inclinazione seppur inferiore alla curva di domanda nel monopolio.
L’evasione fiscale è costituita da tutti quei comportamenti illeciti finalizzati a ridurre o a eliminare completamente il prelievo fiscale attraverso la violazione di specifiche disposizioni di legge di natura tributaria. Le sanzioni possono essere di natura amministrativa o penale in relazione alle diverse previsioni del legislatore. Egli deve essere in grado di valutare le conseguenze dei diversi eventi possibili in relazione al fatto che subisca un accertamento da parte delle autorità e di valutare le probabilità che tale evento si verifichi realmente. La scelta del contribuente dipende dal suo grado di accettazione del rischio di ricevere un accertamento. La possibilità di ridurre il peso fiscale permette forse alle imprese di piccola e media grandezza di mantenersi competitive ma di certo rappresenta un atto di concorrenza sleale verso quelle imprese che invece osservano le norme fiscali. Si può distinguere:
che solo riducendo il prelievo sulle imposte indirette è possibile realizzare una politica redistributiva della ricchezza. In questa corrente di pensiero, avversa alle imposte indirette, si colloca il teorema di Barone, elaborato nel 1912, che dimostra l’inefficienza economica delle imposte indirette che producono effetti distorsivi dei prezzi dei beni sul mercato, a parità di prelievo fiscale, il sacrificio del contribuente è maggiore con un’imposta indiretta rispetto ad una diretta. Se il sacrificio per il contribuente è lo stesso, il fisco avrà un gettito inferiore con l’imposta indiretta rispetto a quella diretta. Indichiamo con AA1 le diverse quantità di due beni (x e y) che è possibile acquistare senza che vi siano imposte. Il punto di maggiore utilità per il contribuente è E corrispondente al punto di tangenza fra AA1 e la curva di indifferenza. Introducendo un’imposta sul reddito il soggetto potrà acquistare una minore quantità di beni e le possibili combinazioni saranno espresse da BB1. Il punto di maggiore utilità diventa D corrispondente al punto di tangenza fra BB1 e la curva di indifferenza. Se si introduce un’imposta sul bene y le nuove possibili combinazioni di acquisto saranno CA1. Rimanendo invariato il reddito sarà possibile acquistare la quantità OA1 del bene x ma il prezzo del bene y aumenterà e sarà possibile acquistare solo la quantità OC. Avremo il punto di equilibrio F fra AA1 e BB1; FG che è l’imposta indiretta applicata su y e misurata su x è minore di B1A1 che è il gettito dell’imposta sul reddito. Ne consegue che l’imposta sul reddito è neutrale perché non distorce le scelte dei consumatori e assicura un maggior livello di soddisfazione del contribuente. Si rileva, in linea generale, che se la pressione tributaria è eccessiva incide negativamente sugli investimenti facendo diminuire l’offerta globale provocando, quindi, una spinta inflazionistica.
Imposta proporzionale: quando l'aliquota di applicazione, ossia la percentuale dovuta, è costante e non muta qualunque sia la base imponibile (ad esempio IVA); Imposta progressiva: quando l'aliquota di applicazione cresce all'aumentare della base imponibile (ad esempio IRPEF). Aliquota marginale : l’ammontare della variazione del debito di imposta con il mutare della base imponibile. Progressività per scaglioni : un sistema impositivo dove ogni classe di imponibile ha un’aliquota e per l’eccedenza un’aliquota maggiore.
Le teorie del sacrificio nel prelievo tributario: Per spiegare la distribuzione del carico tributario vennero formulate 3 teorie del sacrificio (= teorie sull’utilità sottratta con l’applicazione delle imposte):
Le entrate pubbliche: Le entrate pubbliche sono i mezzi finanziari che lo Stato e gli antri enti pubblici si procurano per far fronte alle spese pubbliche (tutte le risorse che il settore della PA incassa).
Il bilancio dello Stato , previsto in Italia dall’art. 81 della Costituzione, è un documento giuridico contabile che elenca le entrate e le spese relative all’attività finanziaria dello stato nell’arco di un periodo di tempo predeterminato, che può essere un anno (bilancio annuale) o può riguardare più anni (bilancio pluriennale). Il Governo si occupa di preparare e presentare il bilancio al Parlamento , il quale è preposto alla sua discussione e approvazione. Insieme alla Legge di stabilità, il bilancio è divenuto lo strumento del Governo per l’attuazione della propria politica economica. Tipi di bilanci:
Data la struttura del bilancio dello Stato, sono stati previsti degli strumenti idonei a garantire la flessibilità della gestione di bilancio. Fra questi strumenti abbiamo i fondi, che si dividono in fondi di riserva e fondi speciali. I fondi di riserva presenti nel bilancio annuale sono capitoli di spesa generici destinati alla copertura degli errori previsionali compiuti in fase di redazione del documento. Il Fondo di riserva per le spese impreviste (art. 28 L.196/2009) serve per provvedere alle carenze di assegnazioni in bilancio che non abbiano carattere di continuità nei bilanci futuri. I fondi speciali possono riguardare sia le spese correnti, sia le spese in conto capitale. Sono mezzi di copertura delle spese che si prevede saranno approvate. La legge finanziaria - > ha trasformato il bilancio dello Stato da bilancio di competenza a bilancio di competenza e di cassa.
Nella legge di bilancio NON possono essere previste nuove spese. Bilancio pluriennale dello Stato - > 3 anni
I controlli della spesa pubblica: Affinché ci sia la garanzia che il bilancio venga eseguito nel rispetto degli adempimenti previsti e nel rispetto dell’equilibrio finanziario delle risorse sono previsti due controlli:
La Corte dei conti in base alla Costituzione (art. 100) svolge:
La legge di stabilità, introdotta a partire dal 2009 , sostituisce la legge finanziaria introdotta nel 1978 che recava “disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato”. La legge 196/2009 di riforma della contabilità e della finanza pubblica risponde all’esigenza di adeguare la normativa che governa la gestione del bilancio alle esigenze generate dall’adesione dell’Italia all’unione monetaria, dall’evoluzione del sistema economico e dal nuovo assetto istituzionale dello Stato e degli enti locali. La programmazione di bilancio è orientata sul medio termine e si realizza con un’effettiva programmazione triennale degli obiettivi e delle risorse. La nuova legge rafforza i meccanismi di controllo quantitativo e qualitativo della spesa pubblica; fissa regole comuni per la redazione delle leggi di spesa, dei bilanci pubblici dello Stato, degli Enti territoriali e degli altri Enti pubblici, attribuendo responsabilità ben precise a tutti gli Enti coinvolti. La legge di stabilità è scritta definendo obiettivi e programmi per rendere il documento più comprensibile nei suoi contenuti. Era previsto che nella legge finanziaria fossero specificati:
Il welfare state (stato di benessere nella traduzione letterale dall’inglese), noto anche come stato sociale, è un sistema di norme, attinenti all’assistenza sanitaria, al sistema pensionistico, alla pubblica istruzione, agli ammortizzatori sociali, con il quale lo Stato cerca di eliminare le forme di diseguaglianza sociale ed economica portando aiuto ai ceti meno abbienti. In altre parole il Welfare State rappresenta tutte quelle misure che lo Stato adotta per difendere i cittadini dai rischi della vita e dai danni del mercato quali la malattia, la vecchiaia, l’invalidità la disoccupazione.
3 modelli di servizio ospedaliero:
In Germania - > la tutela della salute è assicurata attraverso un sistema di assicurazione sociale ASL - > persona giuridica Servizio Sanitario Nazionale fu istituito in Italia nel 1978 LEA - > Livelli Essenziali di Assistenza
La pensione è una forma di remunerazione di cui beneficiano:
La pensione integrativa è un fondo a cui si può aderire volontariamente per avere delle prestazioni pensionistiche che si sommino a quelle erogate dagli enti pubblici. Nel corso dell’undicesima legislatura (1992 – 1994) il governo Amato E’ stata prevista per tutti i sistemi pensionistici l’elevazione dell’età per la pensione di vecchiaia da 55 a 60 anni per le donne e da 60 a 65 per gli uomini con l’elevazione da 15 a 20 anni di contribuzione. Con la legge 30/4/1969 n. 153 venne abbandonata ogni forma di capitalizzazione e fissati diversi nuovi principi. Per la determinazione della pensione fu scelto il sistema retributivo. Fu stabilita anche la rivalutazione delle pensioni in base all’indice dei prezzi al consumo. Legge Fornero - > abolito pensione di anzianità.
INPS - > provvede ai versamenti dovuti in applicazione della Cassa integrazione. Sistema pensionistico finanziariamente sostenibile - > quando le entrate contributive future saranno in grado di coprire le uscite per le erogazioni previdenziali.
1930 - > istituito negli Stati Uniti il sistema previdenziale pubblico Pensioni integrative negli Stati Uniti:
La povertà è uno stato di indigenza assoluta o relativa e comprende non solo aspetti materiali ma anche non materiali e intergenerazionali. L’indigenza materiale è data da un livello di reddito troppo modesto che non consente di soddisfare dal punto di vista economico i bisogni fondamentali. I poveri costituiscono una categoria eterogenea che muta con lo sviluppo economico nel corso degli anni. Ci sono gli inabili al lavoro come gli infermi, gli anziani, gli handicappati e gli adulti idonei al lavoro che sono, però, disoccupati e sottoccupati. L’andamento della povertà dipende dai mutamenti nella distribuzione del reddito e dal livello di crescita del reddito nazionale. Laddove accade che la percentuale di reddito percepita dai poveri diminuisce più velocemente rispetto a quanto non aumenti il reddito nazionale, vuol dire che la povertà assoluta aumenta. Nelle valutazioni della distribuzione della ricchezza, a