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Riassunto sintesi schema SCIENZA DELLE FINANZE Volonterio Federica SERVIZI GIURIDICI, Slide di Scienza delle Finanze

Riassunto , schemi, sintesi del corso di SCIENZA DELLE FINANZE, docente: Volonterio Federica. Corso di Laurea in SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA (D.M. 270/04) - Ecampus

Tipologia: Slide

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SCIENZA DELLE FINANZE
SERVIZI GIURIDICI PER L©
IMPRESA (D.M. 270/04)
Docente: Volonterio
Federica
RIASSUNTO DEL CORSO
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SCIENZA DELLE FINANZE

SERVIZI GIURIDICI PER L'

IMPRESA (D.M. 270/04)

Docente: Volonterio

Federica

RIASSUNTO DEL CORSO

SCIENZA DELLE FINANZE

CAPITOLO 2

Scienza delle finanze - > si occupa del prelievo della ricchezza dei cittadini da destinare alle esigenze degli individui in quanto membri della collettività. Legge - > strumento con la quale devono essere disciplinate le prestazioni personali e patrimoniali secondo quanto previsto dalla Costituzione. Keynes - > osserva che i sistemi economici possono raggiungere l’equilibrio su livelli di sottoccupazione. Marx - > la soluzione all’iniqua distribuzione delle ricchezze nella società capitalistica è la collettivizzazione dei mezzi di produzione. Smith - > nel mercato opera una “mano invisibile” in grado si trasformare l’interesse privato in interesse collettivo.

CAPITOLO 3

Economia del benessere-> parte dell’economia che studia i processi relativi al benessere dell’individuo e della collettività. La teoria del Pareto L’ottimo paretiano o efficienza paretiana è un concetto elaborato dall’economista italiano Vilfredo Pareto per cui “un sistema è efficiente se non è possibile aumentare il benessere di un individuo senza diminuire il benessere di qualcun altro”. In questa condizione l’allocazione delle risorse è tale che un qualsiasi mutamento pur migliorando le condizioni di alcuni peggiorerebbe quelle di altri. Rifacendosi al principio dell’equilibrio economico di Walras, Pareto individua tre condizioni per assicurare l’efficiente allocazione delle risorse:

  1. L’efficienza produttiva;
  2. L’efficienza nello scambio;
  3. L’efficienza sociale. efficienza produttiva-> quando non è possibile aumentare la produzione di un bene senza conseguentemente ridurre la produzione di un altro bene .Dal punto di vista grafico tale situazione si realizza nella “curva di trasformazione” o“ frontiera delle possibilità produttive” che è un curva decrescente nel senso che mentre aumenta la produzione di un bene diminuisce quella dell’ altro. E’ una curva concava verso l’origine degli assi proprio perché è possibile produrre un bene in maggiore quantità solo sacrificando in misura sempre maggiore la produzione di un altro bene. E’ detta “saggio marginale di trasformazione” l’inclinazione della frontiera ed esprime la quantità di un bene a cui la collettività deve rinunciare per aver più disponibilità di un altro bene. efficienza nello scambio->si realizza quando ciascun membro della collettività può scambiare quantità di beni secondo le proprie necessità. efficienza sociale->quando i membri della collettività possono scegliere fra situazioni economiche alternative. I due teoremi dell’economia del benessere Il primo teorema afferma che dove c’è un regime di mercato di concorrenza perfetta l’operato di ciascun soggetto per il raggiungimento del proprio massimo benessere determina ciò che è auspicabile per la società nel suo complesso. Nel mercato in concorrenza perfetta, quindi, la produzione dei beni e l’allocazione delle risorse esprimono l’ottimo paretiano. Il monopolio determina una riduzione del benessere rispetto alla concorrenza perfetta e non è in grado di garantire l’ottimo paretiano. Infatti passando dalla concorrenza perfetta alle situazioni di oligopolio e di concorrenza

CAPITOLO 6

Fallimento del mercato - > esprime la situazione in cui i soggetti che vi operano non sono in grado di soddisfare in maniera adeguata l’interesse pubblico per beni e servizi. È convinzione comune che sia compito dello Stato quello di attuare una politica redistributiva del reddito attraverso la pressione fiscale e con trasferimenti pubblici, garantendo adeguata protezione sociale con salari minimi e sussidi di disoccupazione. Monopsonio - > quando c’è un solo compratore e una pluralità di venditori. Come può intervenire lo Stato se il prezzo di un bene è fissato ad un livello superiore al punto di equilibrio fra domanda e offerta? Lo Stato compra l’eccedenza di quel bene per rivenderla ad un prezzo inferiore su un altro mercato oppure adotta la politica delle scorte. Benefici marginali > costi marginali - > aumento produzione Benefici marginali = costi marginali - > lasciare inalterati i livelli di produzione Benefici marginali < costi marginali - > ridurre la produzione

CAPITOLO 7

Obiettivo Normativa antitrust - > raggiungimento di obiettivi di politica micro e macroeconomica nella concorrenza in modo da contemperare le esigenze di efficienza e di benessere sociale. Federal Trade Commision Act - > ricevette il compito dagli Stati Uniti di promuovere la libera concorrenza 1990 - > in Italia entrano in vigore le prime norme per la tutela della concorrenza e del mercato

CAPITOLO 8

In attesa che l’Autorità competente autorizzi la concentrazione fra due o più società a quale condizioni è sottoposto il relativo contratto stipulato dalle parti-> sospensiva Intese restrittive della concorrenza - > accordi, pratiche concordate che producono l’effetto di impedire, restringere o falsare sensibilmente il gioco della concorrenza all’interno del mercato o di una sua parte rilevante. Quando si verifica l’abuso di posizione dominante sul mercato? - >quando un’impresa che ha un potere economico che le consente di operare sul mercato senza tener conto delle reazioni dei concorrenti e dei consumatori agisce per soffocare la concorrenza.

CAPITOLO 9

I beni pubblici :sono i beni che appartengono allo Stato o agli enti pubblici e sono i mezzi con i quali la Pubblica Amministrazione opera per il raggiungimento delle finalità assegnate dall’ordinamento giuridico. Hanno due caratteristiche:

  1. non rivalità (il consumo di un bene non riduce la possibilità di consumo della stessa unità da parte di un altro soggetto - es. arte, pittura, musica)
  2. non escludibilità (non si può impedire a nessun soggetto di goderne - es. illuminazione stradale) Si dividono in:
  3. beni demaniali (spiagge, fiumi - inalienabili) Appartengono allo Stato e costituiscono il demanio pubblico il lido del mare, le spiagge, le rade, porti, i fiumi, i torrenti, i laghi e le altre acque definite pubbliche dalle leggi nonché le opere destinate alla difesa nazionale (demanio necessario - art. 822, comma 1, c.c.). Ciò che caratterizza i beni demaniali è la loro inalienabilità. Non possono essere venduti se non in forza di una specifica legge che lo preveda e non possono formare oggetto di diritti a favore di terzi se non nei limiti stabiliti dalle leggi in materia. E’ possibile la sdemanializzazione che consiste nel passaggio dei beni dal demanio pubblico al patrimonio dello Stato con dichiarazione dell’Autorità amministrativa (art. 829 c.c.). I beni demaniali non possono formare oggetto di usucapione ossia non possono essere acquistati a titolo originario con il possesso ventennale. La demanialità, pur essendo inerente alla natura del bene, deve presentare due requisiti:

1) requisito obiettivo che consiste nella sua effettiva destinazione alla pubblica funzione; 2) requisito subbiettivo che consiste nella manifestazione di volontà dell’ente pubblico diretta ad acquistare il bene e sottoporlo al regime demaniale. 2. beni patrimoniali indisponibili (miniere, sorgenti, fauna selvatica) I beni indisponibili per natura o per la funzione che svolgono possono appartenere soltanto allo Stato o a una Regione e non possono assolutamente appartenere ad un soggetto privato. In tale categoria debbono comprender si le miniere, le acque minerali e termali, le cave e le torbiere sottratte al proprietario del fondo. I beni patrimoniali indisponibili, a differenza dei beni demaniali, possono essere trasferiti. Non possono essere sottratti alla loro destinazione. I beni patrimoniali indisponibili, a differenza dei beni demaniali, possono essere acquistati da terzi per usucapione o in seguito a negozio stipulato da soggetto non proprietario purché in buona fede.

  1. beni patrimoniali disponibili: I beni patrimoniali disponibili non possono considerarsi veri e propri beni pubblici. Fanno parte del patrimonio disponibile dell’ente pubblico quei beni relativamente ai quali deve escludersi l’attuale ed effettiva destinazione a servizio pubblico. L’ente pubblico è titolare del diritto di proprietà sul bene con una disciplina specifica se i beni, come i fondi rustici o gli immobili urbani, appartengono ad enti territoriali.

CAPITOLO 10

L’impresa pubblica è un’impresa dotata di un capitale conferito totalmente o parzialmente dallo Stato o da altri enti pubblici. Quando i soggetti pubblici conferiscono solo una parte del capitale, si potrà parlare di impresa pubblica solo se la quota maggioritaria o che consenta comunque il controllo dell’impresa appartiene all’ente pubblico altrimenti si parlerà di impresa mista. Dette imprese possono vendere sul mercato beni e servizi ricevendone i relativi corrispettivi oppure possono erogare servizi come la tutela dell’ordine pubblico, l’istruzione finanziati con le entrate fiscali. Le ragioni per cui il soggetto politico interviene nell’economia come imprenditore sono diverse: 1) Impedire la formazione di monopoli privati in quei settori di mercato che tendono a tale forma di mercato (monopoli naturali) come, ad esempio, il gas, l’elettricità, le reti stradali, autostradali, ferroviarie; 2) assicurare l’erogazione di quei servizi di pubblica utilità che soggetti privati potrebbero ritenere non economicamente vantaggioso produrre come i servizi postali o le tratte ferroviarie su percorsi scarsamente frequentati; 3) garantire il controllo pubblico sulla produzione di beni e servizi ritenuti indispensabili o di particolare rilevanza sociale; 4) favorire lo sviluppo economico di aree arretrate del territorio nazionale; 5) favorire l’occupazione laddove la domanda di lavoro ecceda l’offerta dei privati. La dottrina si è molto divisa sulle cause che determinano l’intervento dello Stato in economia attraverso l’impresa pubblica. Parte della dottrina ritiene che la causa prevalente per la nascita di tale impresa sia l’esigenza dello Stato di acquisire, attraverso la gestione di tali imprese, nuovi e maggiori mezzi finanziari per fronteggiare l’espansione della spesa pubblica (Griziotti). Altra parte della dottrina sostiene che le cause vadano ricercate nella preminenza dell’interesse pubblico su quello privato nella produzione di un bene ritenuto necessario o di un servizio considerato di pubblica necessità nell’ottica di voler soddisfare interessi generali (Ingrosso). Non è sufficiente l’appartenenza allo Stato per qualificare un’impresa come pubblica (Parravicini) ed infatti non possono considerarsi imprese pubbliche quando: 1) sono di proprietà dello Stato per motivi estranei alle finalità pubbliche dell’Ente; 2) operano con gli stessi metodi volti all’obiettivo principale del profitto come le imprese private; 3) quando operano in concorrenza con imprese private. L’impresa pubblica è gestita dallo Stato quale soggetto imprenditore.

da vincoli istituzionali per cui, in definitiva, le scelte di finanza pubblica non sempre sono dettate da principi di razionalità economica. Displacement effect - > spostamento delle risorse con la crescita del settore pubblico in danno di quello privato. L’implosione del sistema capitalistico - >conseguenza nel lungo periodo per il marxismo del ricorso dello Stato nella società capitalistica all’inflazione.

CAPITOLO 14

La spesa pubblica secondo Keynes: non doveva essere finanziata dall’emissione di carta moneta, che avrebbe così creato inflazione, bensì dai prestiti pubblici che avrebbero generato reddito senza intaccare le risorse (cioè utilizzare i risparmi per gli investimenti). Altro modo di finanziare la spesa pubblica è attraverso il prelievo fiscale; è vero che il prelievo fiscale di tipo progressivo redistribuisce i redditi per i ceti meno abbienti che hanno maggiore propensione al consumo, ma l’aumento del prelievo fiscale riduce gli effetti del moltiplicatore. Infatti un incremento della domanda pubblica, provocato da un aumento di spesa pubblica, avrà effetti minori perché le imposte riducono quella parte di reddito che gli individui possono destinare ai consumi. Per Keynes - >lo Stato deve agire sulla spesa pubblica nei periodi di recessione economica. Keynes autore della “ Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della monetaDomanda globale : C+I+G (Consumi+ investimenti + spesa pubblica)

CAPITOLO 15

Le critiche al pensiero di Keynes :suscitò notevoli entusiasmi nel secondo dopoguerra quando le azioni di controllo della domanda globale assicurarono un notevole sviluppo senza periodi di forte recessione economica o di inflazione elevata anche se alcuni studiosi, come meglio vedremo in seguito, contestano il fatto che lo sviluppo economico di quegli anni sia da ricondurre all’adozione di politiche keynesiane. Certamente il fenomeno della stagflazione ossia la recessione economica accompagnata da una spinta inflazionistica non poteva essere adeguatamente affrontato con l’adozione dei principi elaborati da Keynes. Alcuni economisti ravvisarono che le teorie di Keynes potessero essere applicate solo in alcune ipotesi di congiuntura economia, altri misero in discussione l’intera opera dello studioso inglese. I liberisti sostengono che se il sistema economico non è in una situazione di sottoccupazione dei fattori della produzione, l’aumento della spesa pubblica non determina un aumento del Prodotto Interno Lordo (PIL) ma dell’inflazione. Giova rammentare che per PIL si intende l’insieme del valore dei beni e dei servizi prodotti ad eccezione di quelli intermedi; non si considera, ad esempio, la farina impiegata per la produzione del pane ma solo il valore del pane. Secondo Keynes, lo Stato deve aumentare la spesa pubblica per sostenere la domanda interna nei periodi di recessione e ridurla nei periodi di espansione. I monetaristi invece sostengono che invece in presenza di prezzi flessibili non può perdurare un equilibrio di sottoccupazione perché vi sono meccanismi automatici riequilibratori. Per la scuola monetarista occorre ridurre il tasso di interesse per far crscere gli investimenti. L’aumento della spesa pubblica - > determina la caduta degli investimenti privati. La curva di Phillips: Analizza la relazione fra la variazione percentuale dei salari monetari e il tasso di disoccupazione in Gran Bretagna tra il 1861 e il 1957; anche il mercato del lavoro segue la teoria del funzionamento dei mercati. Evidenziava che con i tassi di disoccupazione > al 5,5% - i salari si riducevano < al 5,5% - i salari tendevano a crescere = 5,5% i salari rimanevano costanti

Se il tasso di disoccupazione era intorno al 2,5% il tasso di crescita dei salari si aggirava intorno al 2% ; via via che si riduceva il tasso di disoccupazione aumentava il tasso di crescita dei salari monetari. Il tasso di disoccupazione non è mai sceso sotto l’1%. Nell’elaborazione di Phillips il tasso di disoccupazione è la variabile indipendente mentre il tasso di variazione dei salari monetari è la variabile dipendente.

CAPITOLO 16

L’imposta: è un tributo costituito da un prelievo coattivo di ricchezza non legato ad una specifica prestazione o emissione di un provvedimento da parte dello Stato o di altro ente pubblico destinato a finanziare una spesa indivisibile. I presupposti dell’imposta possono essere la percezione di un reddito, la proprietà di un bene, la conclusione di un contratto a cui rimangono estranei l’ente e l’attività pubblica.. Il presupposto dell’imposta consiste nel fatto economico che verificandosi fa sorgere l’obbligazione tributaria. Il soggetto attivo è lo Stato o un altro ente pubblico che,. Il soggetto passivo è la persona fisica o giuridica su cui grava l’obbligazione tributaria. L’oggetto è ciò che è colpito dall’imposta. La base imponibile è costituita dall’ammontare di ricchezza, espressa in danaro, sui cui è applicata l’imposta. Per aliquota intendiamo la percentuale della base imponibile che determina l’ammontare di imposta dovuta. Le imposte sono dirette quando colpiscono direttamente la ricchezza sia che sia costituita da beni (patrimonio) sia che derivi da una prestazione o un servizio (reddito). Non vi è un trasferimento delle imposte dirette nel senso che rimangono a carico del soggetto obbligato dalla legge a pagarle. Sono imposte dirette quella sul reddito delle persone fisiche (IRPEF), quella sul reddito delle società (IRES), quella sui rediti di capitale, quella comunale sugli immobili. Le imposte indirette colpiscono la ricchezza quando viene trasferita o consumata. Può verificarsi, diversamente da quanto accade per le imposte dirette, che il soggetto giuridicamente gravato sia diverso da quello che dal punto di vista economico ne sopporta il peso; si tratta del fenomeno della traslazione dell’imposta di cui ci occuperemo in un’altra lezione. Sono imposte indirette l’imposta di registro, le accise, l’imposta ipotecaria, l’imposta catastale, l’imposta di bollo, l’imposta sulla pubblicità, l’imposta sul valore aggiunto (IVA). La tassa è un tributo dovuto in cambio dell’emanazione di un provvedimento (es. concessioni governative) o di un pubblico servizio (es. tassa sulla raccolta e lo smaltimento dei rifiuti). In altre parole la tassa rappresenta ciò che il singolo individuo deve versare per l’utilità che gli viene arrecata in relazione allo svolgimento di un’attività dello Stato o di altro ente pubblico o dall’erogazione di un servizio pubblico. La tassa si differenzia dal prezzo pubblico perché in quanto tributo non è una prestazione volontaria ma coattiva prevista dalla legge. Il prezzo pubblico consente di realizzare un ricavo globale pari al costo totale di produzione ma la distribuzione del costo stesso fra i contribuenti avviene applicando criteri sociali; si pensi, ad esempio, ai diversi prezzi dei biglietti ferroviari distinti per classi. Abbiamo detto che con il prezzo pubblico il ricavo totale delle vendite deve sempre coincidere con il costo totale, quando ciò non si realizza abbiamo il prezzo politico ossia la perdita derivante dal bene venduto sotto costo è coperta da altri mezzi quali i profitti derivanti da altre gestione pubbliche o attraverso un sistema di imposte a carico di altre classi sociali. In sostanza con il prezzo pubblico i costi del bene prodotto sono coperti interamente dai consumatori, mentre con il prezzo politico i costi di produzione sono coperti solo parzialmente dai corrispettivi versati. Il contributo è considerato da alcuni studiosi un particolare tipo di tributo dovuto dal soggetto che trae una specifica utilità dalla realizzazione di un’opera pubblica. Il contributo di urbanizzazione, il contributo di bonifica sono esempi di contributi.

CAPITOLO 17

traslazione dell’imposta speciale. L’entità della traslazione dipende dall’elasticità della domanda e dalla trasferibilità dei capitali. Premesso che per elasticità della domanda si intende il rapporto fra la variazione percentuale della quantità domandata e la variazione percentuale del prezzo, la traslazione dell’imposta sarà tanto più alta tanto più la domanda è rigida e quindi poco sensibile alle variazioni di prezzo. Se una domanda è assolutamente rigida e quindi non muta per effetto dell’imposta, il tributo sarà interamente trasferito a carico del consumatore. Se, invece, la domanda è estremamente elastica e quindi si riduce notevolmente con l’aumento, anche minimo, del prezzo, l’imposta non si trasferisce al consumatore. Quando i costi sono crescenti si determinerà per effetto dell’imposta un aumento del prezzo che si trasferirà solo parzialmente in quanto ci sarà una diminuzione della domanda e conseguentemente della produzione. Diminuendo la produzione si ridurranno i costi unitari perché i costi totali sono crescenti e conseguentemente ci sarà una parziale traslazione dell’imposta. Quando i costi medi e marginali sono costanti - > traslazione totale dell’imposta. Imposta su un bene con domanda non completamente elastica - > può essere traslata solo in parte. La traslazione in regime di monopolio Come noto nel monopolio c’è una sola impresa che offre un prodotto, ne fissa il prezzo oppure la quantità offerta. Nel primo caso, ossia quando è stato fissato il prezzo, sarà il mercato a determinare la quantità domandata mentre nell’altra ipotesi (predeterminazione della quantità offerta) il mercato stabilirà il prezzo. Tenendo conto del volume della domanda e del costo di produzione, il monopolista fissa il prezzo del bene in modo da realizzare il massimo profitto; è questo il cosiddetto punto di Cournot. Il monopolista, quindi, produce una quantità del bene in misura tale che il costo marginale sia uguale al ricavo marginale. Se vi è un’imposta di ammontare fisso ossia che prescinde dal profitto e dalla quantità venduta, l’imprenditore potrà traslare l’imposta aumentando il prezzo di vendita ma diminuendo la quantità venduta si ridurrà il profitto e avremo quindi l’allontanamento dal punto di Cournot. Se ne deduce che un’imposta fissa non può essere traslata. Quando l’imposta è proporzionale alla quantità prodotta e venduta, il tributo cresce con la quantità e quindi il monopolista ha interesse a ridurre tale quantità in modo da ridurre l’imposta da versare. Poiché tale riduzione dell’offerta determina un aumento del prezzo di vendita l’imposta proporzionale può essere traslata. Se l’imposta è progressiva rispetto al profitto, aumenta in misura più che proporzionale con la crescita del profitto e quindi il monopolista ha interesse a ridurre l’offerta per aumentare il prezzo di mercato. Se ne deduce che l’imposta progressiva sul profitto può essere trasferita. Imposta proporzionale al profitto - > no traslazione In conclusione nel monopolio non possono essere traslate le imposte in misura fissa e proporzionali al profitto mentre possono essere trasferite con un aumento del prezzo l’imposta proporzionale alla quantità venduta e l’imposta progressiva commisurata al profitto. La traslazione nell’oligopolio e nella concorrenza monopolistica Nell’oligopolio è difficile elaborare una regola sulla traslazione dell’imposta per le peculiarità di tale tipo di mercato. Infatti non può parlarsi di un’unica teoria di determinazione del prezzo e poiché la traslazione dipende dalla variazione del prezzo ne discende la difficoltà di elaborare delle regole fisse sugli effetti dell’imposta. Possiamo comunque avere tre diversi scenari:

  1. il prezzo è deciso dalle imprese in base ad una strategia;
  2. il prezzo è determinato da accordi fra le imprese;
  3. il prezzo è determinato in base la criterio del mark up.

Nel primo caso (prezzo determinato in base ad una strategia), per effetto dell’introduzione dell’imposta ogni impresa ritiene che l’aumento del prezzo possa indurre i propri clienti ad acquistare il bene dalle imprese che non hanno aumentato il prezzo; se lo stesso ragionamento è fatto da ciascuna impresa, l’onere dell’imposta sarà sostenuto dalle imprese stesse. Nel secondo caso (prezzo determinato da accordo fra le imprese), l’imposta potrà essere trasferita sui consumatori attraverso l’aumento del prezzo. Nel terzo caso (prezzo fissato in base a criteri di mark up) l’imposta è considerata un costo aggiuntivo dalle imprese per cui sarà trasferita interamente sui consumatori. Per quanto attiene alla concorrenza monopolistica accade che vi è un elevato numero di venditori e compratori ma i beni sul mercato presentano caratteristiche molto diverse fra di loro. Conseguentemente la curva della domanda non è molto elastica come nel mercato in concorrenza perfetta ma presenta un’inclinazione seppur inferiore alla curva di domanda nel monopolio.

CAPITOLO 19

L’evasione fiscale è costituita da tutti quei comportamenti illeciti finalizzati a ridurre o a eliminare completamente il prelievo fiscale attraverso la violazione di specifiche disposizioni di legge di natura tributaria. Le sanzioni possono essere di natura amministrativa o penale in relazione alle diverse previsioni del legislatore. Egli deve essere in grado di valutare le conseguenze dei diversi eventi possibili in relazione al fatto che subisca un accertamento da parte delle autorità e di valutare le probabilità che tale evento si verifichi realmente. La scelta del contribuente dipende dal suo grado di accettazione del rischio di ricevere un accertamento. La possibilità di ridurre il peso fiscale permette forse alle imprese di piccola e media grandezza di mantenersi competitive ma di certo rappresenta un atto di concorrenza sleale verso quelle imprese che invece osservano le norme fiscali. Si può distinguere:

  1. il lavoro sommerso (lavoro nero) che si realizza quando il rapporto di lavoro non è formalizzato
  2. l’impresa sommersa che si verifica quando essa è totalmente o parzialmente sconosciuta alla pubblica amministrazione. L’evasione fiscale e l’economia sommersa sono due aspetti dello stesso fenomeno poiché i redditi che sfuggono alla tassazione costituiscono la parte fondamentale dell’economia sommersa. Un incremento della domanda di moneta circolante testimonierebbe un ampliamento dell’economia sommersa.. Un altro modo per misurare l’evasione è quello macroeconomico fondato sul confronto fra l’ammontare complessivo degli imponibili dichiarati con la stima di quelli dedotti dai fattori della contabilità nazionale quali il valore aggiunto, la produzione, ecc L’elusione fiscale: consiste nel comportamento del contribuente che evita il pagamento di tributi adottando comportamenti che non costituiscono violazione della legge per cui non incorre in alcuna sanzione da parte dell’Autorità. L’elusione non è contra legem ma extra legem. Non essendo vietata non può essere sanzionata sul piano amministrativo e tanto meno su quello penale, ma deve essere contrastata perché si pone in contrasto con il principio della capacità contributiva di cui all’art. 53 Cost.: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva …”. L’elemento caratterizzante l’elusione è l’aggiramento della fattispecie impositiva impedendo il sorgere dell’obbligazione tributaria con il conseguimento di un vantaggio fiscale; non si può parlare di inadempimento altrimenti avremmo l’evasione. L’elusione fiscale assume rilievo, quindi, quando si verifichino congiuntamente le seguenti tre condizioni:
  3. la realizzazione di un’operazione solo per conseguire un risparmio di imposta senza alcun apprezzabile risultato in termini di business;
  4. l’aggiramento di un obbligo o divieto per evitare l’assoggettamento dei redditi all’imposta;
  5. il conseguimento di un vantaggio in termini di risparmio di imposta-

che solo riducendo il prelievo sulle imposte indirette è possibile realizzare una politica redistributiva della ricchezza. In questa corrente di pensiero, avversa alle imposte indirette, si colloca il teorema di Barone, elaborato nel 1912, che dimostra l’inefficienza economica delle imposte indirette che producono effetti distorsivi dei prezzi dei beni sul mercato, a parità di prelievo fiscale, il sacrificio del contribuente è maggiore con un’imposta indiretta rispetto ad una diretta. Se il sacrificio per il contribuente è lo stesso, il fisco avrà un gettito inferiore con l’imposta indiretta rispetto a quella diretta. Indichiamo con AA1 le diverse quantità di due beni (x e y) che è possibile acquistare senza che vi siano imposte. Il punto di maggiore utilità per il contribuente è E corrispondente al punto di tangenza fra AA1 e la curva di indifferenza. Introducendo un’imposta sul reddito il soggetto potrà acquistare una minore quantità di beni e le possibili combinazioni saranno espresse da BB1. Il punto di maggiore utilità diventa D corrispondente al punto di tangenza fra BB1 e la curva di indifferenza. Se si introduce un’imposta sul bene y le nuove possibili combinazioni di acquisto saranno CA1. Rimanendo invariato il reddito sarà possibile acquistare la quantità OA1 del bene x ma il prezzo del bene y aumenterà e sarà possibile acquistare solo la quantità OC. Avremo il punto di equilibrio F fra AA1 e BB1; FG che è l’imposta indiretta applicata su y e misurata su x è minore di B1A1 che è il gettito dell’imposta sul reddito. Ne consegue che l’imposta sul reddito è neutrale perché non distorce le scelte dei consumatori e assicura un maggior livello di soddisfazione del contribuente. Si rileva, in linea generale, che se la pressione tributaria è eccessiva incide negativamente sugli investimenti facendo diminuire l’offerta globale provocando, quindi, una spinta inflazionistica.

CAPITOLO 21

Imposta proporzionale: quando l'aliquota di applicazione, ossia la percentuale dovuta, è costante e non muta qualunque sia la base imponibile (ad esempio IVA); Imposta progressiva: quando l'aliquota di applicazione cresce all'aumentare della base imponibile (ad esempio IRPEF). Aliquota marginale : l’ammontare della variazione del debito di imposta con il mutare della base imponibile. Progressività per scaglioni : un sistema impositivo dove ogni classe di imponibile ha un’aliquota e per l’eccedenza un’aliquota maggiore.

CAPITOLO 22

Le teorie del sacrificio nel prelievo tributario: Per spiegare la distribuzione del carico tributario vennero formulate 3 teorie del sacrificio (= teorie sull’utilità sottratta con l’applicazione delle imposte):

  1. Teoria del sacrificio uguale
  2. Teoria del sacrificio proporzionale
  3. Teoria del sacrificio minimo
  4. Nella prima teoria deve essere intesa in modo che “l’imposta sottragga ad ogni contribuente la stessa quantità di utilità” (stesso sacrificio per ogni contribuente in funzione dell’utilità marginale)
  1. Nella seconda teoria bisogna mirare ai sacrifici proporzionali all’utilità totale di cui gode ciascun individuo (uguale per tutti il rapporto tra utilità sottratta e utilità totale del reddito)
  2. Nella terza teoria invece si dice che “le imposte devono prelevare le unità di ricchezza che hanno minore utilità in modo che sia minima la somma delle utilità prelevate dall’insieme dei contribuenti”. Reddito entrata - > la somma algebrica del reddito prodotto e degli incrementi o decrementi del patrimonio individuale. Art. 53 della Costituzione - > il sistema tributario deve essere informato a criteri di progressività. La capacità contributiva: L’art. 53 della Costituzione sancisce che “tutti sono tenuti a concorrere alla spesa pubblica in ragione della loro capacità contributiva”. La giurisprudenza è orientata a ritenere la capacità contributiva come l’idoneità di ciascun soggetto a concorrere alle spese pubbliche. Il reddito complessivo delle persone fisiche, considerato al netto dei costi di produzione, rappresenta l’espressione più evidente di capacità contribuente che serve poi a determinare l’imposta progressiva. Accanto al reddito sono stati considerati indici diretti di capacità contributiva il patrimonio e gli incrementi di valore del patrimonio. Possono considerarsi indici indiretti i consumi e gli affari. Ovviamente non tutti i consumi possono considerarsi espressione di capacità contributiva specie se attengono a beni di prima necessità. La capacità contributiva deve essere effettiva e non ipotetica nonché attuale ovvero riferita al presente (non al passato e non al futuro). Situazioni uguali = uguali regimi impositivi; ne consegue quindi che a situazioni diverse trattamento tributario disuguale.

CAPITOLO 23

Le entrate pubbliche: Le entrate pubbliche sono i mezzi finanziari che lo Stato e gli antri enti pubblici si procurano per far fronte alle spese pubbliche (tutte le risorse che il settore della PA incassa).

  • entrate tributarie (imposte, tasse e contributi)
  • entrate extra tributarie
  • entrate provenienti da alienazione e ammortamento di beni patrimoniali e rimborso crediti Si possono anche distinguere in base al profilo economico in:
  • originarie (se derivano dall’attività economica svolta dagli Enti Pubblici)
  • derivate (se costituite da prelievi coattivi - quindi imposte tasse e contributi o da prestiti pubblici) Sotto il profilo contabile:
  • ordinarie (che si ripetono ogni esercizio finanziario)
  • straordinarie (che si realizzano eccezionalmente per particolari esigenze finanziarie) Sotto il profilo giuridico:
  • entrate di diritto privato (locazioni)
  • entrate di diritto pubblico Le entrate straordinarie dello Stato: Ci si riferisce ai prelievi di ricchezza destinati a far fronte a spese impreviste che divengono necessarie al verificarsi di eventi eccezionali come le calamità naturali, le guerre ecc.. tuttavia negli ultimi tempi il carattere della straordinarietà rappresenta più una definizione formale piuttosto che un dato reale, questo perché le entrate ordinarie non sono più in grado di assicurare la copertura integrale del fabbisogno della pubblica amministrazione. Sono considerate entrate straordinarie:
  • Tesoro di guerra

Il bilancio dello Stato , previsto in Italia dall’art. 81 della Costituzione, è un documento giuridico contabile che elenca le entrate e le spese relative all’attività finanziaria dello stato nell’arco di un periodo di tempo predeterminato, che può essere un anno (bilancio annuale) o può riguardare più anni (bilancio pluriennale). Il Governo si occupa di preparare e presentare il bilancio al Parlamento , il quale è preposto alla sua discussione e approvazione. Insieme alla Legge di stabilità, il bilancio è divenuto lo strumento del Governo per l’attuazione della propria politica economica. Tipi di bilanci:

  • bilancio preventivo: redatto prima dell’inizio dell’anno finanziario, rappresenta il programma delle entrate che si prevede di conseguire e le spese che si prevede di effettuare (da origine al bilancio di cassa e al bilancio di competenza);
  • bilancio consuntivo: rendiconto che riepiloga le entrate e le spese conseguite nell’esercizio trascorso. Il bilancio di competenza (o giuridico) comprende le entrate che si ha diritto a riscuotere e le spese che si è obbligati ad erogare nel corso dell’esercizio, indipendentemente dal momento in cui saranno effettivamente riscosse o erogate. Il bilancio di cassa ( o materiale) riporta le entrate effettivamente riscosse e le uscite effettivamente pagate nel corso dell'esercizio finanziario, indipendentemente dal momento in cui è sorto il diritto a riscuotere o l'obbligo a sostenere la spesa. La formazione del bilancio dello Stato in Italia si sviluppa in diverse fasi che, seppur separate tra di loro, rientrano tutte nel ciclo del bilancio e si concludono con l'approvazione della legge di bilancio e della Legge di stabilità entro il 31 dicembre.

CAPITOLO 27

Data la struttura del bilancio dello Stato, sono stati previsti degli strumenti idonei a garantire la flessibilità della gestione di bilancio. Fra questi strumenti abbiamo i fondi, che si dividono in fondi di riserva e fondi speciali. I fondi di riserva presenti nel bilancio annuale sono capitoli di spesa generici destinati alla copertura degli errori previsionali compiuti in fase di redazione del documento. Il Fondo di riserva per le spese impreviste (art. 28 L.196/2009) serve per provvedere alle carenze di assegnazioni in bilancio che non abbiano carattere di continuità nei bilanci futuri. I fondi speciali possono riguardare sia le spese correnti, sia le spese in conto capitale. Sono mezzi di copertura delle spese che si prevede saranno approvate. La legge finanziaria - > ha trasformato il bilancio dello Stato da bilancio di competenza a bilancio di competenza e di cassa.

CAPITOLO 28

Nella legge di bilancio NON possono essere previste nuove spese. Bilancio pluriennale dello Stato - > 3 anni

CAPITOLO 29

I controlli della spesa pubblica: Affinché ci sia la garanzia che il bilancio venga eseguito nel rispetto degli adempimenti previsti e nel rispetto dell’equilibrio finanziario delle risorse sono previsti due controlli:

  • uno dalla Ragioneria Generale dello Stato
  • uno dalla Corte dei conti La Ragioneria Generale dello Stato esercita un controllo interno sugli atti di entrata e di spesa in modo da verificare che siano conformi alla legge di bilancio; il suo compito principale è quello di garantire la corretta programmazione e la rigorosa gestione delle risorse pubbliche. Spetta anche il compito di predisporre lo schema del bilancio di previsione annuale dello Stato. La Corte dei Conti invece opera un controllo di legittimità che può essere preventivo o successivo (preventivo tramite l’apposizione di un visto su un atto del Governo di importante onere finanziario o successivo tramite un rendiconto generale a confronto con il bilancio preventivo).

La Corte dei conti in base alla Costituzione (art. 100) svolge:

  1. un controllo preventivo di legittimità sugli atti del governo; 2 ) un controllo successivo sulla gestione del bilancio dello Stato;
  2. un controllo sulla gestione finanziaria degli enti cui lo Stato contribuisce in via ordinaria. A norma dell’art.103 svolge funzioni giurisdizionali in materia di contabilità pubblica. La Corte dei Conti trasmette ogni 4 mesi al Parlamento una relazione sulla copertura di spesa delle leggi adottate.

CAPITOLO 30

La legge di stabilità, introdotta a partire dal 2009 , sostituisce la legge finanziaria introdotta nel 1978 che recava “disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato”. La legge 196/2009 di riforma della contabilità e della finanza pubblica risponde all’esigenza di adeguare la normativa che governa la gestione del bilancio alle esigenze generate dall’adesione dell’Italia all’unione monetaria, dall’evoluzione del sistema economico e dal nuovo assetto istituzionale dello Stato e degli enti locali. La programmazione di bilancio è orientata sul medio termine e si realizza con un’effettiva programmazione triennale degli obiettivi e delle risorse. La nuova legge rafforza i meccanismi di controllo quantitativo e qualitativo della spesa pubblica; fissa regole comuni per la redazione delle leggi di spesa, dei bilanci pubblici dello Stato, degli Enti territoriali e degli altri Enti pubblici, attribuendo responsabilità ben precise a tutti gli Enti coinvolti. La legge di stabilità è scritta definendo obiettivi e programmi per rendere il documento più comprensibile nei suoi contenuti. Era previsto che nella legge finanziaria fossero specificati:

  1. disavanzo fra spese ed entrate;
  2. Il deficit da coprire mediante prestiti;
  3. l’ammontare dei fondi speciali a bilancio;
  4. l’importo massimo per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego;
  5. gli stanziamenti per il rifinanziamento di spese in conto capitale previste dalle leggi in vigore;
  6. le previsioni di spesa a lungo termine che devono essere determinate in relazione alle risorse disponibili ogni anno. 4 mesi - > durata massima dell’esercizio provvisorio in caso di mancata approvazione della legge finanziaria entro il 31 dicembre L’Unione europea ha fissato dei vincoli alle politiche finanziare dei singoli stati che possono così riassumersi:
  7. il 3% nel rapporto fra disavanzo pubblico e prodotto interno lordo (PIL);
  8. il 60% nel rapporto fra debito pubblico e PIL che seppure non raggiunto deve essere significativamente orientato verso tale risultato;
  9. il tasso medio di inflazione non può superare di oltre 1,5% quello dei tre stati membri che hanno raggiunto i migliori risultati nella stabilità dei prezzi;
  10. il tasso di interesse nominale non può superare di oltre il 2% quello dei tre stati membri che hanno conseguito i migliori risultati in termini di stabilità dei prezzi.

CAPITOLO 31

Il welfare state (stato di benessere nella traduzione letterale dall’inglese), noto anche come stato sociale, è un sistema di norme, attinenti all’assistenza sanitaria, al sistema pensionistico, alla pubblica istruzione, agli ammortizzatori sociali, con il quale lo Stato cerca di eliminare le forme di diseguaglianza sociale ed economica portando aiuto ai ceti meno abbienti. In altre parole il Welfare State rappresenta tutte quelle misure che lo Stato adotta per difendere i cittadini dai rischi della vita e dai danni del mercato quali la malattia, la vecchiaia, l’invalidità la disoccupazione.

  1. Il finanziamento del sistema;
  2. La responsabilità nella produzione e nell’erogazione dei servizi. Sotto il primo profilo si rileva che l’intervento pubblico determina che il contributo dei singoli prescinda dall’effettivo utilizzo del servizio e sia commisurato ai principi propri del sistema fiscale ossia, in primo, luogo, al principio della capacità contributiva. Nei sistemi a finanziamento privato le entrate provengono soprattutto dai singoli e dalle imprese di assicurazione con le quali i cittadini stipulano contratti di assicurazione privata.

CAPITOLO 33

3 modelli di servizio ospedaliero:

  1. integrato - > gli ospedali sono inquadrati nel settore pubblico e il servizio erogato è uniforme con un limitato potere di scelta per il cittadino
  2. contrattuale - > il servizio può essere erogato da strutture pubbliche e private con libertà per il cittadino di scegliere fra quelle accreditate
  3. a rimborso - > c’è un’assicurazione sanitaria obbligatoria che è finanziata dal cittadino attraverso contributi sociali a mutue ed enti senza fine di lucro che hanno contratti con gli ospedali. Medicare - > programma assistenziale negli Usa (sistema sanitario fondato su assicurazioni private) per gli anziani ultrasessantacinquenni universalistico Sistema sanitario tedesco - > finanziato dai contributi delle imprese e dei lavoratori Sistema sanitario francese - > finanziato dai contributi prelevati dai salari dei lavoratori e dalle imposte Ospedali nel Regno Unito - > dipendono dal Ministero della Sanità

CAPITOLO 34

In Germania - > la tutela della salute è assicurata attraverso un sistema di assicurazione sociale ASL - > persona giuridica Servizio Sanitario Nazionale fu istituito in Italia nel 1978 LEA - > Livelli Essenziali di Assistenza

CAPITOLO 35

La pensione è una forma di remunerazione di cui beneficiano:

  1. Coloro che hanno cessato l’attività per ragioni di età anagrafica o contributiva ( pensioni di vecchiaia o anzianità );
  2. Soggetti che non sono in grado di partecipare all’attività produttiva perché inabili al lavoro ( pensioni di invalidità );
  3. Familiari di persone decedute che hanno svolto attività lavorative ( pensioni ai superstiti );
  4. Persone che non hanno alcun reddito e non sono in grado di lavorare ( pensioni assistenziali ). Relativamente al reperimento delle risorse a sostegno per l’erogazione delle pensioni possiamo distinguere fra: 1 ) sistemi a ripartizione: meccanismo di bilancio dove i contributi dei lavoratori in attività vengono utilizzati per pagare le pensioni ai lavoratori a riposo. E’ il sistema più utilizzato nei modelli pubblici e obbligatorio perché garantisce il flusso continuo dei contributi;
  1. sistemi a capitalizzazione: prevede che i contributi versati dal lavoratore siano accantonati e investiti per poi essere utilizzati per pagare la rendita allo stesso lavoratore quando sarà in pensione. Per quanto attiene alla certezza della misura delle contribuzioni e delle prestazioni possiamo distinguere fra:
  2. sistemi a prestazione definita (BD) - > il tipo di prestazione è conosciuto sin dal momento in cui il soggetto aderisce al piano pensionistico.
  3. sistemi a contribuzione definita (CD) - > i premi e i contributi obbligatori sono ben definiti mentre la prestazione non è definita con certezza nella sua entità. I sistemi a capitalizzazione che offrono le assicurazioni private sono generalmente del tipo CD. Istituto nazionale di previdenza sociale (INPS)-> 1933 Cassa nazionale di previdenza per l’invalidità e la vecchiaia degli operai-> 1898

CAPITOLO 36

La pensione integrativa è un fondo a cui si può aderire volontariamente per avere delle prestazioni pensionistiche che si sommino a quelle erogate dagli enti pubblici. Nel corso dell’undicesima legislatura (1992 – 1994) il governo Amato E’ stata prevista per tutti i sistemi pensionistici l’elevazione dell’età per la pensione di vecchiaia da 55 a 60 anni per le donne e da 60 a 65 per gli uomini con l’elevazione da 15 a 20 anni di contribuzione. Con la legge 30/4/1969 n. 153 venne abbandonata ogni forma di capitalizzazione e fissati diversi nuovi principi. Per la determinazione della pensione fu scelto il sistema retributivo. Fu stabilita anche la rivalutazione delle pensioni in base all’indice dei prezzi al consumo. Legge Fornero - > abolito pensione di anzianità.

CAPITOLO 37

INPS - > provvede ai versamenti dovuti in applicazione della Cassa integrazione. Sistema pensionistico finanziariamente sostenibile - > quando le entrate contributive future saranno in grado di coprire le uscite per le erogazioni previdenziali.

CAPITOLO 38

1930 - > istituito negli Stati Uniti il sistema previdenziale pubblico Pensioni integrative negli Stati Uniti:

  • Benefits plans - > fondi gestiti dalle imprese
  • Defined Contribution - > fondi gestiti da un consulente esterno Nel Regno Unito - > il sistema pensionistico è finanziato con l’impiego dei contributi versati per il pagamento delle prestazioni correnti. Salario minimo garantito di anzianità (Minimun Vieillesse)in Francia: è la prestazione economica fino al limite di reddito prefissato per coloro che non dispongono di pensione per contribuzione insufficiente o inesistente. E’ finanziato da imposizioni fiscali.

CAPITOLO 39

La povertà è uno stato di indigenza assoluta o relativa e comprende non solo aspetti materiali ma anche non materiali e intergenerazionali. L’indigenza materiale è data da un livello di reddito troppo modesto che non consente di soddisfare dal punto di vista economico i bisogni fondamentali. I poveri costituiscono una categoria eterogenea che muta con lo sviluppo economico nel corso degli anni. Ci sono gli inabili al lavoro come gli infermi, gli anziani, gli handicappati e gli adulti idonei al lavoro che sono, però, disoccupati e sottoccupati. L’andamento della povertà dipende dai mutamenti nella distribuzione del reddito e dal livello di crescita del reddito nazionale. Laddove accade che la percentuale di reddito percepita dai poveri diminuisce più velocemente rispetto a quanto non aumenti il reddito nazionale, vuol dire che la povertà assoluta aumenta. Nelle valutazioni della distribuzione della ricchezza, a