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Risposte APERTE del Paniere di Scienza delle Finanze - Università Telematica Ecampus - (Prof. Volonterio Federica) del 11/02/2018 a.a 2022
Tipologia: Panieri
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(Prof. Volonterio Federica del 11/02/2018) Lezione 002 12.Il teorema di Barone Dimostra che l’inefficienza economica delle imposte indirette producono effetti distorsivi dei prezzi dei benisul mercato. Barone dimostro che un’imposta sul reddito colloca il soggetto su una curva di indifferenzainferiore rispetto a quella dove si trovava prima dell’imposta, ma comunque superiore alla curva diindifferenza dove si troverebbero se applicassimo un’imposta di consumo di pari ammontare ad una sulreddito. A parità di prelievo fiscale, il sacrificio del contribuente è maggiore con un’imposta indirettarispetto ad una indiretta. Se il sacrificio per il contribuente è lo stesso, il fisco avrà un gettito inferiore conl’imposta indiretta rispetto a quella diretta. Si rileva che se la pressione tributaria è eccessiva incidenegativamente sugli investimenti facendo diminuire l’offerta globale provocando una spinta inflazionistica Lezione 003 03.Progressività e proporzionalità delle imposte Con il principio della progressività le aliquote crescono in proporzione alla crescita del reddito. Si applica nelsuo complesso e non di singoli tributi. Tale principio viene utilizzato dallo Stato per ricevere mezzi finanziariper la gestione (es IRPEF). Con esso si intende ridurre il divario economico tra le classi sociali. Può essere: - per detrazione: quando si colpisce con un aliquota costante la base imponibile dopo aver detratto un’ammontare fisso - per classe: quando l’aliquota è costante per una classe imponibile e cresce alla classesuccessiva. Es: per imponibile fino a 100 l’aliquota è 5% per quelle fino a 200 sarà 6% e così via. - perscaglioni: quando è prevista un aliquota che si applica allo scaglione per quella classe. Es: imp. 100 aliquota5% per quella di 200, i primi 100 sono al 5% e i secondi 100 sarà al 6% e così via. - Continua: quandol’aliquota aumenta in maniera continua con l’aumentare dell’imponibile fino ad un massimo (raggiunto ilmassimo, diventa costante) es: imposta straordinaria da un minimo di 4,50 per patrimonio di 50.000 e salefino al massimo di 50% per patrimonio superiore a 100.000. Per proporzionalità di imposta si intendequando l’ammontare dell’imposta cresce in misura proporzionale all’ammontare dell’imponibile. Es:aliquota del 20% su imponibile 100.000. Significa che il soggetto dovrà pagare 20.000 di imposta. Quindil’aliquota è costante 20% su 200.000 (20% su 200.000= 40.000 aliquota). Sacrificio proporzionale all’utilitàtotale di cui gode ciascun individuo. Lezione 004 02.La capacità contributiva Nella seconda metà del XIX sec. si diffuse il concetto che la capacità contributiva dovesse essere più cheproporzionale con il crescere del reddito. Veniva spiegato che il carico tributario veniva considerato in basea 3 teorie del sacrificio: uguale, proporzionale e minimo. Come sancisce l’art.53: “tutti sono tenuti aconcorrere alla spesa pubblica in ragione della loro capacità contributiva. Il sacrificio patrimonialesopportato da ogni individuo va rapportato alla possibilità del singolo di privarsi di parte dei
propri averi dadestinare alla collettività. Per determinare la capacità contribuiva si deve considerare al netto dei costi diproduzione. Il reddito complessivo e da qui si può determinare l’imposta progressiva da attivare. Gli indicidiretti sono: patrimonio e incrementi di valore del patrimonio. Gli indici indiretti sono: consumi e affari. Lacapacità deve essere: attuale ed effettiva. 03.Le teorie del sacrificio nel prelievo tributario La teoria del sacrificio fu formulata per spiegare la distribuzione del carico tributario e si distingue in treteorie diverse: - TEORIA DEL SACRIFICIO UGUALE: deve essere individuato l’uguaglianza in modo chel’imposta sottragga a ogni contribuente una quantità uguale di utilità; dove l’imposta provoca per tutti icontribuenti lo stesso sacrificio. Si realizza con imposta progressiva in relazione dell’utilità marginale. - TEORIA DEL SACRIFICIO PROPORZIONALE: indica che per attivare l’uguaglianza bisogna mirare a sacrifici proporzionali all’utilità totale di cui gode ciascun individuo. Quindi i sacrifici sopportati dai diversi contribuenti devono essere proporzionali all’utilità totale della ricchezza di cui ciascuno dispone. - TEORIA DEL SACRIFICIO MINIMO: indica che il sacrificio totale che deriva da tributo deve essere minimo. Per raggiungere tale risultato le imposte devono prelevare le unità di ricchezza che hanno minore utilità, in modo che sia minima la somma delle utilità prelevate dall’insieme dei contribuenti. Lezione 005
03. Le entrate pubbliche Sono i mezzi finanziari che lo stato e gli altri enti pubblici si procurano per far fronte alle spese pubbliche. Sono costituite da tutte le risorse che il settore della pubblica amministrazione nel suo complesso in cassa. Servono a produrre beni ed erogare servizi pubblici. Le entrate tributarie possono suddividersi in imposte, tasse e contributi. Possono essere inoltre: - Entrate tributarie - Entrate extra tributarie - Entrate provenienti da alienazioni e ammortamento di beni patrimoniali e rimborso di crediti Sotto il profilo economico possono avere reperimento da: - Patrimonio dello stato ed enti pubblici - Prelievi coattivi (tasse imposte e contributi), prospetti pubblici o emissioni di carta moneta. Sotto il profilo giuridico: - Entrate di diritto privato (canoni demaniali o locazione di immobili) - Entrate di diritto pubblico (derivate dalla pubblica amministrazione) Dal punto di vista contabile: - Entrate ordinarie (imposte versate periodicamente dai contribuenti) - Entrate straordinarie (per eventi eccezionali) 04. Le entrate straordinarie dello Stato Le entrate straordinarie sono prelievi di ricchezza destinati a far fronte a spese impreviste che divengono necessarie al verificarsi di eventi eccezionali come, calamità naturali, le guerre, ecc. Nelle economie degli stai moderni si ricorre al debito pubblico che è uno strumento di finanza straordinaria. Sono considerate entrate pubbliche straordinarie: - Il tesoro di guerra (ormai scomparso) - Le contribuzioni straordinarie (imposte e tasse temporanee che procurano entrate straordinarie) - Debiti pubblici **Lezione 006
Sono quei redditi che derivano dai terreni e fabbricati ubicati nel territorio dello stato e sono o devono essere iscritti nel catasto dei terreni o nel catasto di edilizia urbana con attribuzione di rendita. Producono reddito fondiario solo i terreni atti alla produzione agricola e non quindi quelle che costituiscono pertinenza di fabbricato urbano oppure in affitto x usi non agricoli. I redditi degli immobili che non possono essere determinati con il catasto e quindi gli immobili situati all’estero costituiscono i redditi diversi. Non producono reddito fondiario nè le costruzioni rurali, né i fabbricati dati in affitto per l’esercizio di imprese commerciali o per arti o professioni. Esso si distingue in dominicale (terre nel suo stato naturale) e agricolo (quello che remunera il capitale d’esercizio ed il lavoro di organizzazione).
06. La rendita catastale è il valore attribuito ai fini fiscali a tutte le unità di immobili in grado di produrre o generare reddito autonomo. Questo vale viene individuato per la maggior parte delle unità immobiliari moltiplicando la consistenza dell’immobile (è espresso in vanio catastali, mq o mc) per il rispettivo valore riportato nelle tariffe dell’estimo. Dipende da due elementi: dimensione dell’immobile e l’estimo (valore numerico associato all’immobile in base alla zona di ubicazione e anche dall’uso immobiliare. **Lezione 010
remunerazioni dei sacerdoti, compensi dei soci di cooperative di produzione di lavoro, servizi e agricoli ecc. Ciò che caratterizza i rapporti di collaborazione sono lo svolgimento di un’attività senza vincolo di subordinazione, senza impiego di mezzi organizzativi, nell’ambito di un rapporto unitario e continuativo e con una retribuzione periodica prestabilita. Nei redditi di lavoro dipendente rientrano gli stipendi, salari, premi, compensi per lavoro straordinario, le mensilità aggiuntive sotto forma di partecipazioni agli utili. La tassazione avviene tramite il principio di cassa cioè nel momento della partecipazione. Lezione 012
08. Differenza tra redditi di lavoro autonomo e redditi di lavoro dipendente Sono quelli derivanti da prestazioni lavorative con qualunque beneficio ed alle dipendenze di altri. È vincolato dalla subordinazione tra prestatore e datore di lavoro, vi rientrano anche le pensioni. Vi sono una serie di tipologie reddituali che solo parzialmente presentano la peculiarità del lavoro dipendente e sono le remunerazioni dei sacerdoti, compensi dei soci di cooperative di produzione di lavoro, servizi e agricoli ecc. Ciò che caratterizza i rapporti di collaborazione sono lo svolgimento di un’attività senza vincolo di subordinazione, senza impiego di mezzi organizzativi, nell’ambito di un rapporto unitario e continuativo e con una retribuzione periodica prestabilita. Nei redditi di lavoro dipendente rientrano gli stipendi, salari, premi, compensi per lavoro straordinario, le mensilità aggiuntive sotto forma di partecipazioni agli utili. La tassazione avviene tramite il principio di cassa cioè nel momento della partecipazione. E’ quel reddito che deriva dall’esercizio per professione abituale, non esclusiva di arti e professioni e più in generale da attività di lavoro autonomo. Ha natura intellettuale ed autonomia nello svolgimento di tale attività, è abituale e non imprenditoriale. Deve distinguersi dai redditi dei impresa che derivano da attività commerciali, mentre producono lavoro autonomo quelle attività che prestano servizi. Devono essere iscritti negli albi professionali (sono lavoro autonomo anche le associazioni tra professionisti). Sono obbligati alla tenuta delle scritture contabili e alla compilazione dei registri IVA. Il reddito si determina attraverso la differenza tra le componenti positive (in denaro o natura) conseguite nel periodo di imposta e le spese sostenute sempre nello stesso periodo, vale il principio di cassa. Il criterio per la deduzione delle spese si basa sul requisito della inezia cioè legame tra costi e attività svolte. Sono soggetti a ritenuta d’acconto del 20%. 09. I redditi di lavoro autonomo E’ quel reddito che deriva dall’esercizio per professione abituale, non esclusiva di arti e professioni e più in generale da attività di lavoro autonomo. Ha natura intellettuale ed autonomia nello svolgimento di tale attività, è abituale e non imprenditoriale. Deve distinguersi dai redditi dei impresa che derivano da attività commerciali, mentre producono lavoro autonomo quelle attività che prestano servizi. Devono essere iscritti negli albi professionali (sono lavoro autonomo anche le associazioni tra professionisti). Sono obbligati alla tenuta delle scritture contabili e alla compilazione dei registri IVA. Il reddito si determina attraverso la differenza tra le componenti positive (in denaro o natura) conseguite nel periodo di imposta e le spese sostenute sempre nello stesso periodo, vale il principio di cassa. Il criterio per la deduzione delle spese si basa sul requisito della inezia cioè legame tra costi e attività svolte. Sono soggetti a ritenuta d’acconto del 20%. 10. Differenza tra redditi di lavoro autonomo e redditi di impresa E’ quel reddito che deriva dall’esercizio per professione abituale, non esclusiva di arti e professioni e più in generale da attività di lavoro autonomo. Ha natura intellettuale ed autonomia nello svolgimento di tale attività, è abituale e non imprenditoriale. Deve distinguersi dai redditi dei impresa che derivano da attività commerciali, mentre producono lavoro autonomo quelle attività che prestano servizi. Devono essere iscritti negli albi professionali (sono lavoro autonomo anche le associazioni tra professionisti). Sono obbligati alla tenuta delle scritture contabili e alla compilazione dei registri IVA. Il reddito si determina attraverso la differenza tra le componenti positive (in denaro o natura) conseguite nel periodo di imposta e le spese
Sono obbligati al pagamento delle spese pubbliche. Producono ricchezza che viene trasferita ai soggetti che ne fanno parte. Per le formazioni a scopo di lucro vi sono state delle teorie volte a scongiurare la doppia imposizione fiscale. (l’ires ha sostituito irpeg). Il testo unico disciplina l’ires è suddiviso in 6 parti: disposizioni generali, società ed enti commerciali, enti non commerciali, società ed enti commerciali non residenti, determinazione della base imponibile. Non colpisce solo le società, ma anche i fenomeni aggregati. Non sono soggetti ad ires gli organi e le amministrazioni dello stato, le regioni, le province e i comuni. I soggetti passivi ires hanno come requisito la commercialità e la residenza. È un’imposta proporzionale e personale ed ha un aliquota unica pari al 27, 50% sul reddito complessivo netto. I soggetti passivi sono: società di capitale, cooperative, mutua assicurazione, enti pubblici e privati diversi dalle società, i trust.
07. Determinazione della base imponibile ires (c.d. utile fiscale) Il periodo di imposta è determinato dalla legge o dall’atto costitutivo. L’ires è un’imposta proporzionale con aliquota fissa del 27,50% sul reddito complessivo netto. Una volta calcolata l’imposta devono essere sottratti gli importi per alcune detrazioni d’imposta per oneri, eventuali ritenute d’acconto subite o importi versati in sede di acconto. Se l’ammontare delle ricevute dei crediti o degli acconti è maggiore rispetto all’imposta dovuta, il contribuente può riportare il credito d’esercizio successivo, oppure utilizzarlo in compensazione con altre imposte/contributi o può richiederlo a rimborso. Il reddito complessivo si ottiene apportando variazioni positive o negative all’utile o alla perdita risultante dal conto economico. **Lezione 016
12. Presupposti soggettivo, oggettivo, territoriale Il presupposto oggettivo indica le operazioni che rientrano fra le cessioni di beni che comportano il trasferimento della proprietà di beni o diritti reali di godimento e i servizi non riconducibili alla cessione dei beni. Il presupposto soggettivo indica operazioni effettuate nell’esercizio di impresa, di arti e professioni. Il presupposto territoriale indica che l’operazione è parte in essere nel territorio dello stato. **Lezione 018
14. Come si determina la base imponibile dell'irap? Quali costi non sono deducibili? La base imponibile si determina dal tipo di attività svolta per le imprese commerciali e dalla differenza tra produzione e costi (nei costi non rientrano il costo del personale dipendente, le perdite sui crediti e gli interessi, le svalutazioni delle immobilizzazioni, gli accantonamenti per rischi, ici. Per i produttori agricoli, allevatori e affini, la base imponibile è data dalla differenza tra ammontare che risulta nelle dichiarazioni iva e gli acquisti destinati alla produzione. Per gli enti privati non commerciali, gli organi dello stato e delle amministrazioni pubbliche la base imponibile è pari al totale delle retribuzioni per lavoro dipendente calcolato in base al proprio criterio (competenza o cassa). Per coloro che esercitano arti e professioni è determinata sottraendo all’ammontare dei compensi i costi di produzione (con esclusione delle spese del personale dipendente e degli interessi passivi). 15. L'armonizzazione delle imposte È un procedimento attraverso cui si rendono affini le discipline normative di determinati tributi comuni agli stati membri, al fine di eliminare le distorsioni fiscali che ostacolano la libera concorrenza nel mercato unico e di non discriminare merci, persone e servizi in base alla nazionalità. Significa adeguarsi ad un tipo comune (presupposto, base imponibile e aliquota). Secondo l’ordinanza l’IRAP va esclusa quando: non prestano la loro attività di produzione o collaborazione; quando i beni strumentali costituiscono il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività. L’onere della prova spetta al contribuente. 16. Irap L’IRAP è l’imposta regionale sulle attività produttive, è l’unica imposta a carico dell’impresa in proporzione al fatturato e non all’utile. Il presupposto è l’esercizio abituale di un’attività autonomamente organizzata, diretta alla produzione e allo scambio di beni e prestazioni di servizi. Sono soggetti passivi di imposta: società di capitali, enti commerciali, amministrazione pubblica, enti non commerciali residenti, società di persone, persone fisiche esercenti attività commerciali o di lavoro autonomo, produttori agricoli con volume di affari superiore a 7000,00€. La base imponibile dipende dalle attività svolta. **Lezione 022
decentrata di tipo concorrenziale. Giustifica l’intervento dello stato al fine di una preventiva distribuzione delle risorse.
04. La teoria del Pareto Pareto elabora “l’ottimo Paretiano” ed indica che un sistema è efficiente se è possibile aumentare il benessere di un individuo senza diminuire il benessere di qualcun altro. Quindi l’allocazione delle risorse è tale che qualsiasi mutamento può influire sul peggioramento degli altri. Pareto divide l’efficienza allocativa in 3 condizioni: - Efficienza produttiva: quando non è possibile aumentare la produzione di un bene senza ridurre la produzione di un altro bene. - Efficienza nello scambio: si realizza quando ciascun membro della collettività riceve o cede esattamente la quantità di bene secondo i propri desideri. - Efficienza sociale: è data dalla funzione del benessere sociale che esprime le preferenze della collettività rispetto a situazioni economiche alternative. Il regime di concorrenza perfetta realizza l’ottimo paretiano realizzando il maggior livello possibile di benessere sociale. Nel mercato di concorrenza il prezzo del bene sarà elevato quando il bene è scarso perché la domanda eccede e viceversa. **Lezione 024
di soddisfare l’interesse del pubblico. Gli obiettivi a cui deve essere finalizzata l’intervento pubblico sono l’equità e l’efficienza sociale
05. I beni demaniali Sono beni che appartengono allo stato e costituiscono il demanio pubblico come : i lidi del mare, le spiagge, le strade, porti, fiumi, torrenti, laghi, le opere destinate alla difesa nazionale, le autostrade, gli acquedotti, gli immobili riconosciuti di interesse storico, artistico, archeologico, i musei, le biblioteche. Sono inalienabili, non possono essere venduti se non per legge, non possono essere istituite ipoteche e non possono essere sfruttati da privati attraverso le concessioni. Può goderne la collettività. 06. I beni patrimoniali disponibili e indisponibili I beni indisponibili sono quelli che appartengono soltanto allo stato oppure ad una regione e non possono assolutamente appartenere ad un soggetto privato cioè: le miniere, le acque minerali e termali, le cave e le torbiere sottratte al proprietario del fondo. Alcuni beni sono indisponibili se appartengono ad un ente pubblico. L’indisponibilità è data dalla loro natura come: foreste, aree destinate all’edilizia popolare, beni di interesse storico, artistico e culturale. Essi possono essere trasferiti ma non possono essere sottratti alla loro destinazione. Possono essere alienati purché non vari la destinazione pubblica. i beni patrimoniali disponibili sono beni pubblici ai quali deve essere escluso la disposizione a servizio pubblico, ad esempio acquisto di un immobile per una ludoteca che si può vendere quando si vuole con asta pubblica purché sia disponibile ed alienabile. 07. Rimedi ai fallimenti dei mercati Lo stato può far fronte ai fallimenti del mercato sostituendosi completamente, provando a fornire direttamente beni e servizi. L’economia di mercato salvaguardata indicando i soggetti privati ad assumere determinati comportamenti utilizzando gli strumenti delle tasse, dei sussidi, della legge. Con le tasse e i sussidi si ottengono: elevato benessere sociale modificando i livelli di produzione e consumo; viene ridistribuito il reddito. Le leggi usate per correggere il mercato sono: leggi che proibiscono o che regolamentano comportamenti fonti di esternalità negative; leggi volte a far destinare le imprese dal far diffondere info non veritiere; leggi che disciplinano monopolio ed oligopolio o ne impediscono la formazione. I divieti e le restrizioni legali producono effetti se si assicura l’osservanza. **Lezione 027
Lezione 028
04. Le teorie volontaristiche In un economia di mercato devono essere scambiati dei beni. Il prezzo dei beni è determinato dall’utilità marginale che i consumatori attribuiscono ai beni stessi. L’utilità marginale è l’utilità attribuita dal consumatore all’ultima unità disponibile di quel bene. Il prezzo è determinato dall’utilità che il consumatore attribuisce a quel bene che chiaramente è maggiore se è disponibile in piccola quantità. Per le teorie volontaristiche il fenomeno finanziario si svolge su basi volontarie ad analizzare soltanto l’aspetto dell’utilità e del costo marginale. Esse cercano si avvicinare il funzionamento della finanza pubblica a quella del mercato con applicazione di un sistema con prezzi ed imposte. Per rispettare l’uniformità occorre che le decisioni siano prese all’unanimità. **Lezione 029
Lezione 031
03. Gli effetti prodotti dalle imposte L’analisi degli effetti prodotti dalle imposte può essere condotto con riguardo al periodo di tempo, all’utilizzo che il soggetto pubblico fa del gettito fiscale, alle metodologie di analisi. Vi è il breve periodo e il lungo periodo. Per alcuni autori anche le imposte più gravose producono effetti immediati positivi in quanto spingerebbe i contribuenti a produrre di più per eliminare la diminuzione dei loro redditi. Quindi il prelievo fiscale funge da stimolo, per altri invece le imposte troppo onerose frenano l’attività produttiva e che favoriscono l’evasione fiscale, l’esportazione dei capitali nei paesi con regime fiscale più favorevoli. Alcune imposte creano effetti sostitutivi cioè si preferisce un bene ad un altro. **Lezione 032
al profitto. L’imposta è traslata sul consumatore con un aumento del prezzo. Nel monopolio non possono essere traslate le imposte in misura fissa e proporzionale al profitto, ma possono essere trasferite con un aumento del prezzo per l’imposta proporzionale alla quantità venduta e l’imposta progressiva commisurata al profitto.
04. La traslazione dell'imposta È il processo economico per cui il contribuente tende a riversare parte o l’intera quota del tributo pagato su un altro contribuente che ne sopporta il peso. Gli imprenditori possono traslare l’imposta attraverso l’aumento dei prezzi oppure attraverso la riduzione dei salari dei propri dipendenti. Ci sono alcune imposte trasferite tramite IVA o i dazi doganali **Lezione 033
Lezione 037
01. Sistemi tributari a confronto: Italia e Città del Vaticano Il Vaticano è uno Stato straniero riconosciuto in modo diretto da parte dello Stato italiano mentre, da parte degli altri Paesi, tale riconoscimento è solo indiretto. Le basi della disciplina tributaria canonica sono poste dal Libro V del Codex Iuris Canonici. Esso esplicita che la Chiesa, per l’esercizio dell’attività di religione o di culto, debba avere la disponibilità dei mezzi economici necessari per il raggiungimento degli interessi spirituali perseguiti giustificando il ricorso a beni terreni unicamente se strettamente necessari alla vita della comunità ed in particolare all’aiuto ai poveri. È possibile rappresentare due differenti fonti di entrate di natura economica per il patrimonio ecclesiastico e cioè i contributi volontari e i contributi obbligatori. Rientrano tra i contributi obbligatori: le imposte ecclesiastiche, le tasse ecclesiastiche e le erogazioni degli Stati stranieri in favore della Chiesa. Un’ulteriore classificazione riguarda le entrate generiche e le entrate specifiche; le prime corrispondenti alle imposte e le seconde alle tasse dell’ordinamento statale che possono essere a loro volta ripartite in tasse vere e proprie, oblazioni dei fedeli e spese di giudizio innanzi ai tribunali ecclesiastici. Un’ultima suddivisione può essere fatta in entrate interne ed entrate esterne. Le prime provengono dagli stessi beni ecclesiastici mentre le seconde da altri beni. L’elemento chiave in base al quale la legislazione vaticana può istituire nuove imposte è il canone 1263. I caratteri di queste nuove imposte sono: oneri vescovili e diocesani; di tipo generale, in quanto non possono essere imposte a singoli soggetti; moderati e proporzionali alla capacità contributiva ed economica del soggetto passivo. Per quanto riguarda le tasse, si possono distinguere in: tasse casuali (ovvero dovute in occasione dell’amministrazione dei sacramenti); tasse giudiziali (dovute ai tribunali ecclesiastici); tasse per atti di volontaria giurisdizione (dovute per indulti, licenze, dispense, privilegi,certificazioni etc.). Italia, Spagna, Portogallo, Regno Unito, Francia, Germania, Lussemburgo, Austria, Islanda, Irlanda, Belgio e i “nuovi” stati europei sono tra i principali sostenitori dello Stato del Vaticano. La disciplina dei rapporti finanziari tra Stato italiano e Città del Vaticano si basa su due pilatri: il riconoscimento in favore della Chiesa cattolica della partecipazione a una aliquota annuale del gettito complessivo dell’IRPEF e la possibilità di dedurre, da parte dei cittadini, dal proprio reddito imponibile le offerte volontarie destinate alla chiesa cattolica. Sono concesse dal nostro ordinamento determinate agevolazioni fiscali, tra quali: abbattimento dell’IRES (pari alla misura del 50% nei confronti di una serie di soggetti), esenzione dell’imposta municipale unica relativamente ai fabbricati destinati in via esclusiva all’esercizio del culto e le relative pertinenze, l’esenzione IRAP delle retribuzioni corrisposte ai sacerdoti dalla Chiesa cattolica e l’esenzione IRPEF dei redditi da lavoro dei dipendenti della Santa Sede. L’erogazione dell’otto per mille stabilisce che annualmente una quota pari allo 0,8% dell’IRPEF viene destinata in parte per scopi di interesse sociale a diretta gestione dello Stato italiano e a scopi di carattere religioso a diretta gestione dello Stato Vaticano o delle altre cinque confessioni religiose previste dalla parte per scopi di interesse sociale a diretta gestione dello Stato italiano e a scopi di carattere religioso a diretta gestione dello Stato Vaticano o delle altre cinque confessioni religiose previste dalla legge. 02. Sistemi tributari a confronto: Italia - Isole Cayman Le Isole Cayman è probabilmente il paradiso fiscale più famoso al mondo. A differenza della maggior parte dei paesi, le Cayman non hanno un’imposta sulle società, il che le rende un luogo ideale per le multinazionali, per fondare entità sussidiarie e per proteggere alcuni o tutti i loro redditi dalle imposte. Le Isole Cayman sono un arcipelago composto da tre isole situate nel Mar dei Caraibi a sud di Cuba e a nord-ovest della Giamaica. Le tre isole sono: Grand Cayman, Little Cayman e Cayman Brac. Costituiscono un Territorio britannico d’oltremare e sono contemplate nella lista delle Nazioni Unite dei territori non autonomi. Oltre a non avere imposte sulle società, le Isole Cayman non impongono tasse dirette ai
residenti. Non hanno imposte sul reddito, tasse sulla proprietà, imposte sulle plusvalenze, imposte sui salari e ritenute alla fonte. Sono quindi considerate neutrali dal punto di vista fiscale. Invece di guadagnare entrate attraverso la tassazione diretta, il governo delle Cayman ottiene entrate attraverso le tasse relative al turismo di soggiorno e ai permessi di lavoro, alle transazioni finanziarie e ai dazi all’importazione. I dazi sono riscossi sulla maggior parte delle merci importate nei Cayman, tra il 22% e il 27%. Alcuni articoli, sono esenti da tasse, mentre altri beni, come le automobili, sono tassati a un’aliquota più elevata in base al valore del veicolo. Per le auto costose, l’aliquota del dazio può raggiungere il 42%. Quindi si capisce che le Cayman sono un ottimo luogo dove vivere se non si intendono importare troppi beni. Lezione 038
01. La spesa pubblica È costituita da erogazioni che lo stato e gli enti pubblici effettuano al fine di produrre beni e servizi che occorrono per soddisfare i bisogni della collettività. L’insieme delle spese pubbliche è definito fabbisogno finanziario. Sono da escludere dai soggetti pubblici coloro che vendono prodotti pubblici da loro ottenuti anche a prezzo inferiore. È considerata spesa pubblica quella operata dalla Pubblica Amministrazione che svolgono istituzionalmente la funzione economica di produrre servizi non vendibili oppure redistribuire il reddito. I bilanci delle singole P. Amm. Devono essere organizzate e si ricorre all’ISTAT **Lezione 039