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Approcci Pedagogici: Personalismo e Problematicismo, Dispense di Pedagogia

Due approcci fondamentali nella pedagogia: Personalismo e Problematicismo. Il Personalismo, basato sulla visione dell'educazione come forma di comunicazione e relazione, si caratterizza per il collegamento tra persona e principio divino. Il Problematicismo, invece, si fonda sulla riflessione critica e la valorizzazione della differenza, con l'obiettivo di superare le problematicità e favorire la realizzazione di sé e degli altri.

Tipologia: Dispense

2019/2020

Caricato il 11/10/2021

gaetanocatania1992
gaetanocatania1992 🇮🇹

4.6

(46)

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APPROCCI PEDAGOGICI
All’interno della pedagogia esiste una pluralità di approcci, ciascuno legato ad una propria visione
dell’oggetto di studio, la persona e la relazione istruzione-educazione-formazione. In generale, si è
soliti distinguere fra la visione religiosa e la visione laica. Le differenze tra le due risiedono nel
ruolo assegnato alla pedagogia e rispettivamente nella riflessione filosofica o nella ricerca
scientifica quale fondamento del discorso pedagogico.
VISIONE RELIGIOSA
Nell’ambito dell’orientamento religioso è emblematico il “PERSONALISMO PEDAGOGICO,
contraddistinto dalla ragione sulla fede e improntato sulla dimensione filosofica.
E. Mounier (1949) è il punto di riferimento principale del personalismo che si definisce come
corrente di pensiero, sul piano filosofico e pedagogico, nel 20º secolo. Il fulcro di tale pensiero è il
collegamento del concetto di persona ad un principio divino, laddove per persona si intende il
soggetto nella sua interezza. Tale interezza definisce, dunque, il concetto di “persona” come
un’unità data e inoggettivabile, propria di ogni essere umano, in cui è presente una tensione che
integra anima e corpo e che si sostanzia nelle tre dimensioni della vocazione (tensione diretta verso
l’alto che si solleva ad universale), della incarnazione (tensione che sale dal basso e si incarna nel
corpo) e della comunione (tensione diretta verso la comunione appunto).
In altri termini, la persona è sempre incarnata in un corpo, situata in precise condizioni storiche, e
raggiunge se stessa (si eleva ad anima) dandosi alla comunità (nesso essenziale fra le persone che,
attraverso il vincolo dell’amore, permette il decentramento dall’“io” nel “tu”), che integra le singole
“persone”.
I tre esercizi fondamentali per arrivare alla formazione della persona sono:
1) La meditazione, per la ricerca della vocazione;
2) L’impegno, che consiste nell’adesione ad un’opera che è riconoscimento della propria
incarnazione;
3) La rinuncia a se stessi, che corrisponde con l’iniziazione e il dono di sé alla vita in altri.
Per sintetizzare, la persona è: inoggettivabile, in quanto è qualcosa di più del dato, è irriducibile; è
presenza nel presente, poiché condensa in sé il passato e vive il presente alla luce dell’eternità della
trascendenza. “L’esperienza personale originaria è l’esperienza del “tu.”. L’atto di amore è la più
forte certezza dell’uomo, l’inconfutabile cogito esistenziale: amo, dunque l’essere è, e la vita merita
di essere vissuta” (Mounier, 1949).
Risulta interessante l’espressione di W. Pannenberg (1975): “Un uomo che riuscissimo ad
abbracciare interamente con il nostro sguardo e a prevenire in tutti i suoi moti, proprio per tale
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APPROCCI PEDAGOGICI

All’interno della pedagogia esiste una pluralità di approcci, ciascuno legato ad una propria visione dell’oggetto di studio, la persona e la relazione istruzione-educazione-formazione. In generale, si è soliti distinguere fra la visione religiosa e la visione laica. Le differenze tra le due risiedono nel ruolo assegnato alla pedagogia e rispettivamente nella riflessione filosofica o nella ricerca scientifica quale fondamento del discorso pedagogico. VISIONE RELIGIOSA Nell’ambito dell’orientamento religioso è emblematico il “ PERSONALISMO PEDAGOGICO” , contraddistinto dalla ragione sulla fede e improntato sulla dimensione filosofica. E. Mounier (1949) è il punto di riferimento principale del personalismo che si definisce come corrente di pensiero, sul piano filosofico e pedagogico, nel 20º secolo. Il fulcro di tale pensiero è il collegamento del concetto di persona ad un principio divino, laddove per persona si intende il soggetto nella sua interezza. Tale interezza definisce, dunque, il concetto di “persona” come un’unità data e inoggettivabile, propria di ogni essere umano, in cui è presente una tensione che integra anima e corpo e che si sostanzia nelle tre dimensioni della vocazione (tensione diretta verso l’alto che si solleva ad universale), della incarnazione (tensione che sale dal basso e si incarna nel corpo) e della comunione (tensione diretta verso la comunione appunto). In altri termini, la persona è sempre incarnata in un corpo, situata in precise condizioni storiche, e raggiunge se stessa (si eleva ad anima) dandosi alla comunità (nesso essenziale fra le persone che, attraverso il vincolo dell’amore, permette il decentramento dall’“io” nel “tu”), che integra le singole “persone”. I tre esercizi fondamentali per arrivare alla formazione della persona sono:

  1. La meditazione, per la ricerca della vocazione;
  2. L’impegno, che consiste nell’adesione ad un’opera che è riconoscimento della propria incarnazione;
  3. La rinuncia a se stessi, che corrisponde con l’iniziazione e il dono di sé alla vita in altri. Per sintetizzare, la persona è: inoggettivabile, in quanto è qualcosa di più del dato, è irriducibile; è presenza nel presente, poiché condensa in sé il passato e vive il presente alla luce dell’eternità della trascendenza. “L’esperienza personale originaria è l’esperienza del “tu.”. L’atto di amore è la più forte certezza dell’uomo, l’inconfutabile cogito esistenziale: amo, dunque l’essere è, e la vita merita di essere vissuta” (Mounier, 1949). Risulta interessante l’espressione di W. Pannenberg (1975): “Un uomo che riuscissimo ad abbracciare interamente con il nostro sguardo e a prevenire in tutti i suoi moti, proprio per tale

motivo cesserebbe di essere persona e, quando si considerano e si trattano gli uomini alla stregua di datità presenti si offende la loro stessa personalità.” Queste poche righe rimandano agli effetti, talora anche devastanti, degli stereotipi sociali e dei pregiudizi ad essi spesso correlati. Ritornando a Mounier, si ricorda che egli vive in una epoca, quella della società industriale basata sul possesso, che si caratterizza per un importante processo di spersonalizzazione, in cui è diffuso il pensiero “io sono per ciò che ho e non per ciò che sono”. Il filosofo propone di puntare sulla ristrutturazione della società, sulla base di un’impostazione educativa capace di promuovere e valorizzare le relazioni in direzione di una “esistenza amica”, “fraterna”, “dialogante”, a fondamento non della massificazione né dell’individualismo (ripiegamento su se stessi, isolamento, pre-giudizi basati sulla “diversità”), bensì della “comunione”, della “comunità”. Affinché ciò sia possibile, è indispensabile la “persona” Forme e contenuti dell’apprendimento Il fine dell’educazione, infatti, è la costituzione della persona come valore, ossia come realtà originale chiamata ad essere se stessa e a realizzarsi compiutamente. In tal senso, l’educazione non è mera trasmissione di saperi o puro esercizio delle attività psichiche (intellettuali) e fisiche: l’educazione personalistica parte sì dalla soddisfazione dei bisogni naturali dell’uomo rintracciabile nell’educazione fisica ed intellettuale, ma non fa dell’efficienza fisica e mentale il fine del processo educativo. L’educazione è concepita come “comunione di esperienza culturale”, dove il linguaggio è il mezzo di relazione e la morale è la realizzazione della relazione, entrambi considerati non tanto contenuti educativi quanto le forme del processo educativo.^1 Non si tratta, dunque, di conoscere per conoscere, ma di conoscere per possedere la verità; non si tratta di vivere per vivere, ma i vivere per salvarsi. Per meglio comprendere: o il personalismo individua come fine dell’educazione il soggetto e la sua formazione; o i contenuti educativi sono i contenuti culturali posti in relazione ai bisogni naturali, agli obblighi sociali e alle libertà personali; o il metodo utilizzato contempla la relazione e si fonda sul linguaggio^2 e la morale. Più nello specifico, esso è insieme insegnamento e apprendimento, che non sono fini a se stessi ma riferiti alla persona dell’educando. Il metodo è al contempo insegnamento e apprendimento perché l’educazione è una relazione interpersonale. Per tali ragioni, il metodo non può essere (^1) Si intendono le forme dell’apprendimento non i contenuti ma il metodo con cui i valori culturali sono assunti nel rapporto educativo. (^2) L’educazione linguistica è la forma dell’educazione della persona nella comunicazione (analogica, grafica, verbale) con le altre persone. Il linguaggio è, infatti, il mediatore nel rapporto educativo dei contenuti culturali.

Questi aspetti fondamentali della problematicità implicano il non permanere nell’ambito della problematicità stessa, bensì (una volta che essa è stata riconosciuta ed affrontata) la tensione verso l’integrazione raggiungibile mediante nuove ed altre possibilità per i soggetti coinvolti, sperimentazione di modalità relazionali, apertura al cambiamento (PEDAGOGIA DELL’IMPEGNO). A tal proposito, occorre dire, però, che tale tensione è illimitata nella misura in cui la fenomenologia del razionale, l’esperienza è illimitata. In altri termini, la ragione problematicista è in costante crisi: è il suo procedere medesimo che implica problematizzazione. Se, infatti, si giungesse ad una conclusione, rintracciabile nell’individuazione della verità assoluta, il problematicismo cesserebbe di esistere. L’approccio problematicista è, dunque, l’elemento costitutivo della conoscenza e la tensione al suo superamento è la direzione della conoscenza, in termini di arricchimento creativo, di possibilità, ma non il fine ultimo. Il MODELLO PEDAGOGICO DELL’EDUCAZIONE ALLA RAGIONE si pone quale finalità la formazione della personalità razionale e, afferendo al problematicismo pedagogico, si fonda su:

  1. Problematizzazione : messa in discussione di concetti, categorie, paradigmi dati per certi e condivisi dai più per le loro caratteristiche di ovvietà, e consapevolezza e valorizzazione della differenza con conseguente tensione all’integrazione. La Problematizzazione contempla un approccio dialettico all’esperienza educativa, poiché ne assicura la “natura dinamica e trasformativa […] opponendosi tanto agli assunti normativi e a priori […] quanto alle sintesi assolute a posteriori” (Frabboni, Pinto Minerva, 2012, p.23). Un approccio, dunque, antidogmatico!
  2. Riconoscimento della problematizzazione , in qualunque forma si presenti (dall’omologazione consumista al razzismo), come potenziale forma di alienazione per se stesso e per gli altri, e individuazione di vie tese al superamento della problematicità tali da favorire la propria e l’altrui realizzazione, il proprio e l’altrui arricchimento esistenziale.
  3. Approccio trascendentale : “ha lo scopo di recuperare e valorizzare ciascuna delle polarità caratterizzanti le antinomie dell’esperienza educativa […] cogliendone - a partire dalla concretezza dell’esperienza - la costitutiva universalità (in contrapposizione alla parzialità e ai dogmi) e garantendo, in tal modo, alla pedagogia apertura, pluralismo e attenzione per la complessità dell’esperienza educativa” ( ibidem ). La legge trascendentale attribuisce apertura e plurilateralità al modello pedagogico. La sua prospettiva “è quindi rivolta, indipendentemente dalla parzialità di particolari [modelli], pregiudicati ideologicamente e metafisicamente, a considerare gli aspetti soggettivi e oggettivi, psicologici e sociali, storici e culturali dell’esperienza educativa medesima” (Bertin, 1961, pp.146-147).
  1. Coscienza storico - sociale : è favorita dall’analisi storico-sociale della realtà presente e delle sue contraddizioni problematiche. Quale strumento della ragione, la riflessione che ne deriva delinea le coordinate per agire nella società e per la società, tendendo alla soluzione dei problemi nella prospettiva del futuro e, quindi, all’insegna del cambiamento, del “possibile” (utopia), a partire dalla conoscenza “dei precedenti lontani e vicini che è hanno contribuito nel passato alla genesi e alla fisionomia della situazione medesima” (Bertin, 1968, p.39). Alla luce di quanto appena detto, il problematicismo pedagogico è un modello che contempla sia un’ istanza teoretica , data dall’approccio trascendentale e del possibile, sia un’ istanza prassica , legata alle contingenze della situazione (intesa nella sua multidimensionalità storica, culturale, sociale, esistenziale) nella prospettiva del cambiamento mediante l’impegno. Teoria e prassi sono posti in un rapporto di complementarità e di reciprocità, costituendo le fondamenta per una pedagogia della scelta e dell’impegno:  PEDAGOGIA DELLA SCELTA Volge il suo interesse, nell’ottica del “possibile”, verso quei contesti culturali declassati e /o negati nelle varie stagioni storiche, dilatando al limite il processo educativo nella direzione del superamento di chiusure e pregiudizi ad essi legati. In tal senso, la pedagogia della scelta può essere interpretata nei termini di una “ pedagogia del dissenso ” perché dice “NO a tutto ciò che porta a paralizzare lo sviluppo multidimensionale della personalità.” (Frabboni, Pinto Minerva, 2012, p.27). Per tali ragioni, la pedagogia della scelta punta alla valorizzazione della differenza , intesa come diritto ad essere considerato nella propria individualità sebbene immerso nella pluralità della società. “Differenza” ben distinta dalla “diversità” che, invece, riguarda aspetti di carattere biopsicologico e sociali che determinano una data condizione che, di fatto, non si è scelta. Nonostante non si abbia alcuna responsabilità diretta rispetto a suddetta condizione (in termini di merito o colpa), il più delle volte, è proprio sulla base di categorizzazioni stereotipiche e pregiudizievoli che si stabiliscono gerarchie, distribuzione di status sociali e potere che portano alla discriminazione. In altri termini, la diversità subìta diviene fonte di marginalizzazione perché in quel contesto di riferimento, il dominio di determinate classi, etnie e culture sono distanti da chi (minoranza etnica, religiosa, classi socio-economiche svantaggiate ecc.), pur appartenendo al medesimo contesto, possiede caratteristiche “diverse” che, per l’appunto, non hanno “scelto”! La pedagogia della scelta, in questi termini, diventa una “ pedagogia democratica ”, giacché mira a promuovere l’autoaffermazione nella società ma anche la reciproca accettazione, a partire dal riconoscimento, dall’accettazione e dalla valorizzazione della

Il personalismo cattolico è più ancorato alla filosofia, mentre il problematicismo alla ricerca scientifica. Più nello specifico, il primo valorizza la persona nella sua “persona”, come esistenza creaturale. La visione metafisica dell’educazione è imperniata su dimensioni spirituali, etiche e valoriali interpretate alla luce del messaggio evangelico, fedele alle Scritture e al magistero della Chiesa. Lo sguardo è, dunque, rivolto all’intimità della persona, alla sua coscienza e l’educazione mira alla formazione della persona intesa come valore. Il problematicismo pedagogico mira alla ricerca scientifica a partire dalla necessità di una progettazione educativa fondata sulla riflessione della realtà storico-culturale contingente. Lo sguardo è, infatti, rivolto alla prassi, oltre che alla teoria, ossia all’individuazione di metodi d’analisi e di interventi educativi volti alla trasformazione dello status quo in un’utopia migliore, dove la finalità ultima è la tras-formazione dell’uomo in personalità razionale.