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spiegazione del problematicismo razionalista trattato in pedagogia e nel libro di testo elogio dello scarto e della resistenza
Tipologia: Appunti
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È una corrente, una filosofia dell'educazione fondata da Giovanni Maria Bertin, tale teoria è una rivisitazione in chiave pedagogica della formulazione filosofica di Banfi.
La sua teoria ha le sue basi su varie altre ideologie, di cui la più importante è la fenomenologia di Husserl, il quale critica i movimenti filosofici del suo periodo, perché li accusa di creare delle speculazioni che rischiano di far perdere la concretezza delle cose stesse. Siamo circondati da fenomeni, un fenomeno è tutto ciò che percepiamo con i sensi, e noi stessi siamo dei fenomeni, non ne esistono di universali, dunque la conoscenza non può essere unilaterale, perché siccome i fenomeni li percepiamo con i sensi, vuol dire che non li percepiamo mai nella loro interezza, ma solo parzialmente, partendo dal nostro punto di vista, quindi la vera conoscenza si basa sulle tante opinioni, ci servono anche gli altri per conoscere realmente un fenomeno. ↓ La teoria di Banfi: Dal punto di vista teoretico propone una teoria della ragione critica e antidogmatica, dove le conoscenze non vengono assunte come verità assolute. Dal punto di vista etico rivendica un umanesimo libero e profondo, vuole diffondere il concetto che ‘il problema morale non è posto per il singolo né deve essere risolto dal singolo, ma è posto per l’umanità e risolto nell’umanità’, il che vuol dire che per conoscere abbiamo bisogno degli altri e gli altri hanno bisogno di noi.
È una filosofia dell'educazione, ma anche un modello pedagogico , quindi offre anche delle applicazioni delle astrazioni nella realtà: si parte dall'analizzare quello che accade nella relazione educatore-educando, poi si estrae la conoscenza dalla realtà osservata e si organizza in delle teorie, che poi applico ad altri contesti, individuando così dei modelli. ↓ Siccome l'uomo è l'essere più complesso che ci sia e siccome l'educazione è rivolta all'uomo, l'educazione è un fenomeno complesso. Quindi si indaga l'educazione in tutta la sua complessità (=multilateralità), bisogna essere aperti al possibile, perché tutto ciò che viene sperimentato in educazione non è una certezza, è una possibilità, nulla è già dato, deve tendere verso l'utopico, verso i desideri. L’esperienza è ciò da cui parte il modello pedagogico, ed è intesa come rapporto di integrazione tra due polarità, l’io e il mondo, esse sono contrassegnate da una distanza reciproca e da reciproci tassi di opacità, tali da rendere la loro integrazione sempre approssimativa e parziale. Tale integrazione è vista come idea limite, infatti è irraggiungibile perché ogni volta si sposta un po’ più in là, essa serve per promuovere la nostra processualità, per renderci coscienti dei nostri limiti e della parzialità dei nostri traguardi e ci spinge ad andare sempre oltre, a tendere verso l’orizzonte del possibile. ↓ Tutto questo ci fa superare il nostro egocentrismo cognitivo, rendendoci consapevoli della legittimità di punti di vista divergenti dai nostri, ci dà l’opportunità di porci in reciproco ascolto inoltre ci permette di problematizzare, ovvero di rivolgere alle cose, alle persone e agli eventi uno sguardo interrogante per capire quanto quelle cose, persone e eventi corrispondono a ciò che dichiarano o sembrano essere, e se c'è dell'altro sotto la superficie, andare a scoprire e comprendere gli angoli più nascosti e opachi. La ragione problematicista , a cui tendiamo, sarebbe la formazione della nostra personalità, ‘non rappresenta un principio metafisico di tipo hegeliano e non è fornita di una struttura definita e conclusa dogmaticamente’ , essa è un’esigenza che per realizzarsi deve essere scelta dal soggetto. ↓ L’educazione alla ragione implica un impegno in tre diverse direzioni:
(^) Il metodo utilizzato per procedere è per antinomie , perché la scelta fatta dal singolo tenderà ad integrare direzioni potenzialmente antinomiche, come quella egocentrica di affermazione e potenziamento della soggettività e quella eterocentrica del mondo. ↓ All’interno dello spazio che i due poli delineano si situano tutte le esigenze intermedie di mescolanza e di reciproca contaminazione, dando luogo ad una pluralità talmente ricca di prospettive da rendere ancora più evidente la violenza implicita nell’imposizione di una finalità educativa e di un modello pedagogico. (^) Bertin fa riferimento alla nostra condizione di ‘gettatezza’, teorizzata da Heidegger, noi infatti siamo stati gettati nel mondo, non l'abbiamo scelto, di fronte a ciò abbiamo due possibilità, subire questa condizione come se fossimo su un fiume che scorre lento e che ci trascina, oppure ci progettiamo, compiamo delle scelte libere e aperte al possibile. ↓ Dunque la seconda strada si traduce in una progettualità esistenziale : o (^) Il soggetto deve essere il protagonista delle proprie scelte. o (^) Il soggetto deve impegnarsi per costruire la sua personalità, per realizzare dei cambiamenti, in educazione ciò che conta non è il traguardo, quello che si ottiene alla fine, ma è l'impegno. Viene privilegiata la direzione più che la meta. o (^) Il soggetto deve scegliere, la scelta è uno spazio di libertà risulta che però implica il coraggio della scelta, il timore della scelta sbagliata, l’incertezza sui criteri di scelta, la sofferenza della rinuncia a qualcosa, la tentazione di eludere la scelta o ritardarla. Scegliere per l’individuo vuol dire assumersi dei rischi. (^) Non vengono indicate soluzioni specifiche e determinate per il problema pedagogico perché viene riconosciuto a ciascuno il diritto/dovere di scegliersi la propria ‘terra felice’, tuttavia nessuno ha detto che la felicità sia assenza di dolore, questo vuol dire che tutti dobbiamo essere consapevoli che per raggiungerla affronteremo numerose difficoltà. ↓ La prima cosa che dobbiamo accettare è tutto ciò che siamo, ovvero persone impermanenti, fragili e destinate a morire, ma questa angoscia va accolta e accettata (Nietszche).
(^) La diversità= riferibile a caratteristiche connesse alla nostra condizione data di tipo biopsicologico e sociale, a un dato di fatto di cui non abbiamo né merito né colpa perché non abbiamo potuto scegliere. Bisogna continuare a lottare per affermare un diritto all’uguaglianza di opportunità che costituisce una tappa del percorso che deve portare all’affermazione e alla reciproca accettazione non in base all’identità ma alla differenza. (^) La differenza= a) è il diritto del singolo a non essere considerato elemento indistinto del pluralismo informe, ma come potenziale portatore di trascendenza esistenziale, di una volontà lucida e audace, di sfidare il mare, sconfinato e tumultuoso ma aperto alla speranza del possibile. b) Il singolo deve impegnarsi ad essere differente da se stesso, in quanto nel corso della sua vita cambierà dunque deve impegnarsi a non riproporsi sempre uguale, ad essere differente dagli altri e dall’umanità nella sua linea di sviluppo e condizione storica attuali. c) La categoria della differenza è stata identificata da Bertin con quella del demonismo, che è l’incessante inquietudine, l’inesausta vitalità che se viene incanalata si trasforma in volontà creatrice, in amore per il lontano. ^ si è basato sulla teoria dell’oltre-uomo di Nietzsche. ↓ La diversità dunque afferma ed esibisce quella che è la realtà, mentre la differenza si delinea a partire dal suo superamento, dalla chance che abbiamo di liberarci dai condizionamenti impliciti in quel dato di fatto che rappresenta la nostra identità più convenzionale. ‘Realizza te stesso realizzando l’altro’ : con tale principio si indica che la progettualità non deve esprimersi in termini di individualismo e di opposizione agli altri, ma di intersoggettività, procedendo per cerchi concentrici. L’educazione deve impegnarsi a promuovere la condivisione della progettualità, deve trasmettere la consapevolezza che la realizzazione del progetto del singolo dipende dalla realizzazione dei progetti degli altri, perché o ci si salva insieme o non ci si salva affatto! ↓ Infatti la strada del singolo implica continue verifiche degli occhiali con cui guarda il mondo e se stesso, con verifiche si intende il continuo confrontarsi con il punto di vista degli altri, l’esporsi al loro sguardo, infatti non basta guardarsi allo specchio per sapere come si è.