































































Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Appunti presi seguendo il corso di programmazione e contorllo svolto dalla professoressa Maria Serena Chiucchi
Tipologia: Appunti
1 / 71
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!
































































Contenuti: Introduzione al controllo di gestione La dimensione dinamica del controllo La dimensione statica del controllo La dimensione immateriale del controllo Il sistema di controllo manageriale
PIANIFICARE → porsi obbiettivi nel medio-lungo periodo (3-5 anni) e decidere come raggiungerli PROGRAMMARE → porsi obbiettivi nel breve periodo (1 anno) e decidere come raggiungerli, tali obbiettivi devono essere coerenti con quelli di lungo periodo CONTROLLARE → attività pervasiva, viene fatta: Inizio: verifico la coerenza di obbiettivi a breve e lungo termine Durante: verifico se sto percorrendo la giusta strada Fine: verifico se gli obbiettivi sono stati raggiunti Le attività di programmazione e controllo sono frutto di esigenze naturali di qualunque individuo. Quotidianamente ogni persona programma e controlla alcuni aspetti della sua vita, ciò che cambia sono gli strumenti con cui lo fa. Spunti di pianificazione, programmazione e controllo
In questa fase si cerca di capire se c’è spazio per le nostre idee nel mercato, se il mercato è saturo, o mi differenzio o non entro
Stabilisce obbiettivi di reddittività, fatturato, quota di mercato ecc. di ogni singola area strategica d’affari Pianificazione strategica → fase complessa perché:
Costi di produzione
Indicatore di efficienza (C/Q)
Divisionale A matrice PIANIFICAZIONE STRATEGICA CONTROLLO DIREZIONALE È svolta da una parte del management aziendale È svolta da tutti i responsabili aziendali È un processo complesso È un processo standardizzato È un processo discontinuo È un processo periodico Dati raccolti ad-hoc per supportare specifiche decisioni Dati raccolti in maniera sistematica nel tempo Si serve di informazioni interne ed esterne, di natura monetaria e non Si serve prevalentemente di informazioni interne, di natura monetaria CONTORLLO OPERATIVO È il processo attraverso il quale si assicura che compiti specifici siano svolti efficacemente ed efficientemente Compito specifico = compito che ciascuna persona nell’organizzazione svolge È centrato su compiti individuali che possono essere facilmente programmati Ogni individuo compie il controllo operativo; controllo operativa posto in essere da tutti gli individui dell’organizzazione Si svolge entro uno schema di procedure e di regole ben definite I dati impiegati sono, spesso, in forma non monetaria e sono celati sulle specificità dell’area per la quale vengono determinati L’informazione prodotta deve essere precisa e tempestiva, questo è possibile perché spesso le informazioni vengono autoprodotte È ripetitivo e il livello di creatività è sostanzialmente nullo Punti di forza del modello di Anthony Pragmatismo → la distinzione tra programmazione strategica, controllo direzionale e controllo operativo ricalca il processo di governo attuata da manager aziendali Adattabilità → modello che può essere adottato da qualsiasi organizzazione, facilità di traduzione in norme operative e procedure impiegabili in strutture gerarchiche Punti di debolezza del modello di Anthony Rigidità → della separazione gerarchica tra livelli: Ciò si riflette nella Strumentalità → del controllo direzionale rispetto alla pianificazione strategica Controllo direzionale discende dalla pianificazione strategica, in alcuni casi il contro direzionale potrà modificare ciò che è stato stabilito in sede di pianificazione Eccessiva focalizzazione su informazioni monetarie e interne → se si utilizzassero solo informazioni di natura monetaria si perderebbe di vista l’efficacia; quindi, ne vengono inserite anche di altri tipi Scatola nera → il sistema rende noti input e output ma non i rapporti di causa-effetto
Il CONTROLLER è la figura chiave del sistema di controllo di gestione FUNZIONI: o Progetta, implementa e integra nel tempo le soluzioni informative del sistema di controllo Il sistema di controllo è in continuo cambiamento perché cambiano le esigenze, tutto questo fa sì che il sistema di controllo evolva nel tempo o Garantisce la coerenza delle soluzioni organizzative del controllo o È responsabile del funzionamento del sistema di controllo RUOLO E FINALITÀ:
La dimensione dinamica del contorllo IL PROCESSO DI CONTROLLO Il processo di controllo è la sequenza delle attività da realizzare con l’obbiettivo di fornire informazioni utili ai manager per l’assunzione delle decisioni Il processo di controllo si realizza mediante due meccanismi:
Direzione generale Commericale Produzione Vendite Controller Relazioni → sono le connessioni tra i vari ruoli Relazioni verticali: relazioni tra subordinati e sovraordinati gerarchicamente (DELEGA = si attribuiscono poteri decisionali a chi è subordinato gerarchicamente) Relazioni orizzontali: relazione non gerarchica, ma avviene tra pari, regolate da procedure Attenzione alla coerenza tra la struttura organizzativa del controllo e la struttura organizzativa aziendale Per definire la struttura organizzativa del controllo lavoreremo sui centri di responsabilità I CENTIRI DI RESPONSABILITÀ Sono le unità organizzative il cui titolare è ritenuto responsabile del conseguimento di uno specifico insieme di risultati e dell’uso di determinati fattori produttivi A ogni responsabile vengono assegnati obiettivi di breve periodo coerenti con quelli aziendali Tali obbiettivi devono essere coerenti anche con le leve decisionali Controllabilità → Un obiettivo è controllabile se il responsabile ha le leve decisionali per poterlo influenzare La definizione della struttura organizzativa del controllo (come anche la struttura informativa) deve ispirarsi alla teoria della contingenza → non esiste un modello valido in assoluto ma esistono modelli adattati a situazioni specifiche; occorre accertare, caso per caso, la congruenza tra la struttura e le specifiche situazioni di azienda e ambiente Tipologie di centri di responsabilità I nostri saranno dei centri di responsabilità economica che ci dicono come ogni centro deve contribuire al raggiungimento dell’obbiettivo di breve periodo Obbiettivo di breve periodo = risultato netto aziendale
Potremmo lavorare sull’immagine in termini di prezzo cercando di aumentarlo e avere un maggiore guadagno individuale Aumentando il prezzo avremo un ritorno sulla quantità perché ci sarà chi vede un miglioramento della qualità e quindi acquista di più e chi invece smetterà di acquistare a causa dell’aumento Tutte le info di natura fisico-tecnica e qualitativa sono alla base della performance reddituale economico azinedale Perché due strutture informative? Le strutture informativo-contabile produce informazioni che hanno origine contabile (monetarie) Esse, pertanto, hanno una importante utilità perché sintetizzano la performance azinedale e sono precise MA non sono tempestive e non esprimono le cause della performance Tempestivo = arrivare in tempo utile per decidere Esempio Nelle organizzazioni, molto importanti, oltre alle strutture appena analizzate, sono i SISTEMI DI INFORMATION E COMUNICATION TECHNOLOGY (ICT) Nella struttura tecnico contabile troveremo: o Contabilità generale e analitica o Sistemi di budget e degli standard o Analisi degli scostamenti o Sistema di reporting Nella struttura extra contabile troveremo o Informazioni fisico-tecniche e qualitative In azineda tutte queste info sono raccolte elaborate e distribuite attarverso i sistemi di ICT SISTEMI ICT Il controllo di gestione, si serve di sistemi di elaborazione, gestione e comunicazione dei dati che nel corso del tempo si sono evoluti, grazie al progresso tecnologico SISTEMI ENTERPRICE RESOURCE PLANNING (ERP) L’Enterprice Resource Planning (ERP) è un sistema informativo aziendale che integra tutte le aree aziendali, raccogliendo i dati tramite un unico database centrale Ogni area azinedale produce informazioni in modo autonomo e i dati vanno ogni volta inseriti nel database centrale, c’è il rischio di errore nella trasmissione dei dati Sono sistemi modulari, non tutte le aziende hanno gli stesi moduli, e si possono migliorare nel tempo → la qualità migliora se ho materie prime migliori, se ho un controllo di qualità ecc. → Il fatturato aumenta perché il cliente è soddisfatto → informazione della struttura tecnico contabile → cliente soddisfatto per la qualità del prodotto o per la tempestività delle consegne Struttura extra contabile
Estraendo i dati dal sistema ERP, e aggiungendo ulteriori informazioni, i sistemi di Business Intelligence permettono di analizzare dati ed elaborare la reportistica, fornendo ai manager informazioni rilevanti e tempestive L’EFFICACIA DELLA STRUTTURA INFORMATIVA Integrazione → utilizzare procedure e principi uniformi che consentono di integrare dati contabili ed extra contabili interni ed esterni Sia al momento della raccolta che al momento della elaborazione si utilizzano procedure uniformi, questo assicura la qualità del processo decisionale Flessibilità → possibilità di modellare il sistema informativo in base alle esigenze informative e al loro cambiamento nel tempo Le organizzazioni evolvono, cambia anche la necessità informativa e quindi anche le decisioni che devono essere prese, il sistema informativo deve seguire e anticipare questa evoluzione, il sistema deve essere flessibile, deve adeguarsi ai cambiamenti dell’azienda nel tempo e nello spazio Accettabilità → accettazione da parte degli utenti del sistema dei suoi cambiamenti Un’informazione è tanto più accettabile quanto più sono comprese dagli utenti, caratteristiche che si lega ad aspetti culturali Rilevanza → significatività dei dati prodotti dal sistema di contorllo per gli utilizzatori, informazione rilevante se utile per decidere, connessa all’utilità per la decisone, va a braccetto con la selettività Selettività → il sistema di controllo deve produrre solo i dati effettivamente utili per supportare i processi decisionali (evitare il sopraccarico informativo) Tempestività → i dati devono essere forniti in tempo utile, in base alle esigenze conoscitive da soddisfare, a seconda del tipo di decisione da prendere l’informazione deve arrivare in un certo momento rispetto ad un'altra, non vuol dire velocità Accuratezza → i dati prodotti devono essere il più aderenti possibile alla realtà, pur dentro dei limiti accettabili di approssimazione Verificabilità → deve essere possibile verificare l’accuratezza dei dati prodotti dal sistema, verificare la corretta dell’informazione Tutte queste caratteristiche vengono considerate quando si progetta il sistema informativo LA CONTABILITÀ ANALITICA DEFINIZIONE La contabilità analitica è uno strumento mediante il quale sono raccolte ed elaborate informazioni di tipo quantitativo-monetario a supporto delle decisioni del management La contabilità analitica ha una tenuta non obbligatoria, a differenza della contabilità generale, se le aziende la tengono è perché ne hanno veramente bisogno ma nelle aziende pubbliche introdotta per legge perché molti strumenti utilizzati da queste devono essere inseriti per legge Le modalità di tenuta dipendono dalle esigenze informative da soddisfare Ciascuna impresa se la può adattare a seconda delle sue esigenze, punto di forza, non rigida CONTABILITÀ GENERALE CONTABILITÀ ANALITICA Scopo Oggetto Epoca di Misurazione del reddito e determinazione del capitale di funzionamento Fatti di gestione aventi manifestazione numerica relativi a scambi di mercato Rielaborazione di dati di costo e di ricavo per l’attività decisionale e di controllo (scopo interno) Utilizzo dei fattori produttivi nei processi interni Passato e futuro, devo fare anche
Minore oggettività ma maggiore rilevanza per i processi decisionali di lungo periodo LA CLASSIFICAZIONE DEI COSTI La classificazione in base alla natura I costi sono distinti sulla base della natura del fattore produttivo per l’acquisto del quale sono stati sostenuti Tipica della contabilità generale, avremo: Costi del lavoro Costi per servizi Costi per materie prime Ammortamenti La classificazione in base alla destinazione Classifica i costi in relazione allo scopo per cui vengono sostenuti Costi industriali → si riferiscono alla trasformazione del prodotto Costi commerciali → destinati alla vendita dei prodotti Costi amministrativi → destinati ad attività amministrativa Costi di ricerca e sviluppo Costi generali → sostenuti per attività di supporto dell’impresa (marketing ecc.) Classificazione in base al comportamento al variare di un driver di riferimento I costi sono distinti in base a come variano al variare di un parametro È necessario identificare: Il driver rispetto al quale il comportamento è studiato o Volume di produzione o Numero di progetti (R&D) o Numero di clienti (distribuzione) o Numero di fatture (amministrazione) Costi fissi L’area di rilevanza → è l’intervallo di variazione del driver entro il quale non si modifica il modo in cui il costo oggetto di analisi reagisce al variare del driver stesso, dove quel comportamento rimane invariato 0 5 12 15 Quantità
Il periodo di tempo preso a riferimento → è il lasso di tempo entro il quale viene condotta l’analisi I costi sono distinti tendenzialmente in: Costi fissi Costi variabili (proporzionali, progressivi, degressivi) Costi misti (semi variabili, variabili a scalini) Costi fissi Sono costi che non variano al variare del volume del driver Costi variabili Sono i costi che variano al variare del driver generalmente in modo PROPORZIONALE DEGRESSIVI → all’aumentare della quantità aumentano in maniera meno che proporzionale PROGRESSIVI → All’aumentare del driver i costi variano in maniera più che proporzionale Costi semi variabili Sono costi che hanno una componente fissa e una componente variabile Anche se il volume del driver è 0, vi sono comunque dei costi da sostenere, poi, al consumo il costo si può comportare in maniera proporzionale, digressiva o progressiva Area di rilevanza
Oppure si utilizza anche il PRINCIPIO CONVENZIONALE: base di ripartizione che non esprime né l’utilizzo del fattore produttivo, né la capacità di assorbimento, ma è una variabile di cui ho le informazioni in azienda che uso per attribuire il costo Si dovrebbe utilizzare solo nel caso in cui i costi indiretti sono di ammontare basso e che sono difficili da analizzare e permettere l’applicazione del principio funzionale BASI DI RIPARTO: A VALORE (costo manodopera, costo materie prime) QUANTITATIVE (ore manodopera, ore macchina, volume produzione) COEFFICIENTE DI RIPARTO =
La quota di costi indiretti da attribuire ad un oggetto di costo è pari a: COEFFICIENTE DI RIPARTO* VALORE DELLA BASE riferito all’oggetto di costo Esempio Si procede all’allocazione di costi indiretti per complessivi €15.000 a due prodotti (A e B) utilizzando come base di allocazione le ore macchina Prodotto A: 100 prodotti per 1h macchina ciascuno Prodotto B: 400 prodotti per 0,5 h macchina ciascuno Base di riparto: 1001 + 4000,5 = 300 ore → denominatore (100 A; 200 B) Coefficiente di riparto: 15.000/300 = 50€/h Quota di costi attribuiti ad A: 50100= 5. Quota di costi attribuiti a B: 50200= 10. La classificazione in base alla modalità di programmazione I costi sono distinti in base all’oggettività con cui possono essere programmati a preventivo L’entità dei costi può essere programmata in maniera più o meno oggettiva COSTI PARAMETRICI → sono determinabili a priori in modo oggettivo: chi li programma fa riferimento a dei parametri oggettivi (costi materie prime) COSTI DISCREZIONALI → sono determinabili attraverso valutazioni discrezionali del manager: non vi sono parametri a cui far riferimento, sono scelte prese a discrezione del responsabile, si base su conoscenze, capacità del manager (costi di pubblicità, costi di r&s) COSTI IMPEGNATI (vincolati)→ scaturiscono da decisioni prese a monte: non ho margini di programmabilità (ammortamenti; stipendi) All’interno dei costi parametrici abbiamo: COSTI STANDARD Sono costi preventivi parametrici utilizzati in fase di redazione del budget Costi programmati in modo rigoroso, ipotizzando specifiche condizioni “standard” di produzione, trasforma, acquisizione Ideali → rappresentano obiettivi difficili da conseguire Pratici → rappresentano obiettivi raggiungibili Normali → rappresentano obiettivi raggiungibili senza alcuno sforzo Classificazione in base alla contabilità I costi sono distinti sulla base del grado di controllabilità del responsabile del centro a cui il costo di riferisce (SI fa riferimento ai centri di costo) Controllabile = influenzabile COSTI CONTROLLABILI → sono influenzabili in maniera diretta e significativa dal manager a capo del centro di responsabilità COSTI NON CONTROLLABILI → non sono influenzabili dal manager a capo del centro di responsabilità (stipendi fissi) La distinzione dipende dall’esistenza di precisi centri di responsabilità LE CONFIGURAZIONI DI COSTI
MATERIE PRIME MANODOPERA DIRETTA ALTIR COSTI DIRETTI (di fabbricazione o da lavorazioni esterne) COSTI INDIRETTI DI FABBRICAZIONE COSTI COMMERCIALI COSTI AMMINISTRATIVI ALTRI COSTI GENERALI ONERI FINANZIARI Aggregazioni di costo che vanno a identificare delle grandezze, che chiameremo configurazioni, che sono significative per determinati scopi decisionali Le configurazioni di costo di prodotto Materie prime