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Programmazione e Controllo: Analisi dei Costi dei Prodotti, Sintesi del corso di Programmazione e controllo

Riassunto del libro "Analisi dei Costi" di Paolo Collini, libro di testo del corso universitario di programmazione e controllo.

Tipologia: Sintesi del corso

2015/2016

In vendita dal 10/10/2016

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CAPITOLO 1 – INTRODUZIONE ALL’ANALISI DEI COSTI
CAPITOLO 1 – INTRODUZIONE ALL’ANALISI DEI COSTI
1.1 LA RAPPRESENTAZIONE DELL’ANDAMENTO ECONOMICO DELLA GESTIONE
L’analisi dei costi consiste in una serie di tecniche di scomposizione e aggregazione dei dati economici di
un’azienda finalizzata a produrre delle informazioni utili ai processi decisionali.
Gli strumenti di analisi sono strumenti di management perché sono progettati e utilizzati con l’obiettivo di
aiutare i soggetti chiamati ad assumere delle decisioni a identificare le soluzioni che con maggiore
probabilità dovrebbero portare a un buon uso delle risorse dell’aziende.
L’importanza del concetto di lungo periodo è intuitiva perché non avrebbero senso di perseguire un ottimo
risultato immediato, senza che questo fosse anche l premessa per un soddisfacente risultato futuro.
L’equilibrio economico di lungo periodo dipende infatti dalla capacità dell’azienda di remunerare
attraverso la gestione ì, in misura adeguata a quanto richiesto dal mercato, i fattori produttivi e il
capitale, cioè a mantenere le condizioni di un soddisfacente equilibrio economico.
Quattro motivi per cui la costruzione di un’analisi dei costi che si proponga queste finalità incontra delle
difficoltà:
-Le relazioni tra le possibili azioni e le loro conseguenze economiche non sono sempre ben
identificabili perché le stesse possono avere diversa portata in diversi momenti successivi.
-Le relazioni tra grandezze tendono a presentarsi come instabili nel tempo e a variare sulla base di
fattori il cui andamento non è sempre preventivamente noto ed è pertanto difficile immaginare in
che nodo si manifesteranno nel futuro.
-Si verificano delle intraprendenze tra gli effetti di diversi decisioni
-Alcuni elementi che influenzano la valutazione dipendono da fattori esterni non controllabili.
Il sapere manageriale orientandosi ai risultati piuttosto che all’eleganza concettuale,
risponde proponendo alcuni espedienti concettuali e pragmatici che si ritiene non siano a portato tale da
rendere l’analisi fuorviante nei risultati cui perviene.
Gli espedienti utili per svolgere l’analisi pur in presenza delle limitazioni sopra riportate descritte così:
a. L’adozione di uno schema di analisi che si fonda sull’esame separato dagli effetti di breve di
lungo termine proponendo soluzioni diverse in funzione dell’orizzonte temporale di
riferimento.
b. La scelta di identificare un risultato puntuale anche in presenza di relazioni descrivibili solo in
termini stocastici
c. La semplificazione secondo la qual tutte le altre variabili di cui il decisore non è in grado di
ipotizzare l’andamento futuro sono considerate invarianti.
d. La non considerazione, nella progettazione dello schema di analisi includendo al più poche e
mirate previsioni relative a variabili esogene.
I dati tratti dal passato possono aiutare a prevedere le relazioni future, in due modi:
1. Ipotizzando che le relazioni causali del passato si ripropongono nel futuro.
2. Cercando di cogliere nelle tendenze osservate nel passato lo spunto per formulare delle ipotesi
per il futuro.
È dunque possibili intuire i possibili andamenti futuri anche di variabili fuori dal controllo diretto ed è
possibile prevedere alcuni elementi esterni che possono influenzare in modo molto significativo i risultati
aziendali.
L’analisi dei costi può produrre risultati estremamente utili per i processi decisionali e quindi per la
gestione.
1.1.1 IL CONCETTO DI COSTO IMPIEGATO NELL’ANALISI
Il costo è definito come il valore delle risorse consumate a seguito della scelta di seguire un determinato
corso d’azione. Quindi è la conseguenza economica di una decisione e permette di valutarne l’opportunità
rispetto a un generale obiettivo di massimizzazione di prodotto di lungo periodo. Si deve dunque sempre
far riferimento al costo del fare qualcosa e non al costo di un qualche cosa.
È opportuno riflettere sul fatto che non necessariamente è utile ricercare la massima precisione possibile
nel calcolo dei costi:
1. Una buona informazione è quella che produce una buona decisione e quindi non è necessario che
l’informazione sia precisa in senso assoluto ma è sufficiente che la stessa sia abbastanza vicina
alla realtà da far scegliere l’alternativa migliore.
Quindi gli errori che si commettono nell’analisi a causa di inevitabili imprecisioni nella misurazione
e nel calcolo siano tali da non fuorviare il decisore e pertanto non siano rilevanti.
2. Il costo necessario per poter disporre di un’informazione migliore potrebbe essere superiore ai
benefici che la maggiore precisione potrebbe portare in termini di qualità delle decisioni.
3. Nelle organizzazioni è fisiologico che si assumano decisioni subottimali ed è illusorio perseguire la
razionalità assoluta nel processi decisionali.
1.2 L’EFFICAZIA E L’EFFICIENZA NELL’ACCEZIONE IMPIEGATA NELL’ANALISI DEI COSTI
Efficienza – il rapporto quantitativo tra le risorse impiegate per svolgere una certa attività e l’ammontare
di output prodotto. L’efficienza può essere misurata in termini fisici e in termini economici.
Efficacia – la capacità di conseguire un adeguato livello di risultato. In termini aziendali non esistono livelli
ottimi di efficacia ed efficienza. Solo precisando dei termini di raffronto (benchmark) rispetto ai quali
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CAPITOLO 1 – INTRODUZIONE ALL’ANALISI DEI COSTI

CAPITOLO 1 – INTRODUZIONE ALL’ANALISI DEI COSTI 1.1 LA RAPPRESENTAZIONE DELL’ANDAMENTO ECONOMICO DELLA GESTIONE L’analisi dei costi consiste in una serie di tecniche di scomposizione e aggregazione dei dati economici di un’azienda finalizzata a produrre delle informazioni utili ai processi decisionali. Gli strumenti di analisi sono strumenti di management perché sono progettati e utilizzati con l’obiettivo di aiutare i soggetti chiamati ad assumere delle decisioni a identificare le soluzioni che con maggiore probabilità dovrebbero portare a un buon uso delle risorse dell’aziende. L’importanza del concetto di lungo periodo è intuitiva perché non avrebbero senso di perseguire un ottimo risultato immediato, senza che questo fosse anche l premessa per un soddisfacente risultato futuro. L’equilibrio economico di lungo periodo dipende infatti dalla capacità dell’azienda di remunerare attraverso la gestione ì, in misura adeguata a quanto richiesto dal mercato, i fattori produttivi e il capitale, cioè a mantenere le condizioni di un soddisfacente equilibrio economico. Quattro motivi per cui la costruzione di un’analisi dei costi che si proponga queste finalità incontra delle difficoltà:

  • Le relazioni tra le possibili azioni e le loro conseguenze economiche non sono sempre ben identificabili perché le stesse possono avere diversa portata in diversi momenti successivi.
  • Le relazioni tra grandezze tendono a presentarsi come instabili nel tempo e a variare sulla base di fattori il cui andamento non è sempre preventivamente noto ed è pertanto difficile immaginare in che nodo si manifesteranno nel futuro.
  • Si verificano delle intraprendenze tra gli effetti di diversi decisioni
  • Alcuni elementi che influenzano la valutazione dipendono da fattori esterni non controllabili. Il sapere manageriale orientandosi ai risultati piuttosto che all’eleganza concettuale, risponde proponendo alcuni espedienti concettuali e pragmatici che si ritiene non siano a portato tale da rendere l’analisi fuorviante nei risultati cui perviene. Gli espedienti utili per svolgere l’analisi pur in presenza delle limitazioni sopra riportate descritte così: a. L’adozione di uno schema di analisi che si fonda sull’esame separato dagli effetti di breve di lungo termine proponendo soluzioni diverse in funzione dell’orizzonte temporale di riferimento. b. La scelta di identificare un risultato puntuale anche in presenza di relazioni descrivibili solo in termini stocastici c. La semplificazione secondo la qual tutte le altre variabili di cui il decisore non è in grado di ipotizzare l’andamento futuro sono considerate invarianti. d. La non considerazione, nella progettazione dello schema di analisi includendo al più poche e mirate previsioni relative a variabili esogene. I dati tratti dal passato possono aiutare a prevedere le relazioni future, in due modi:
  1. Ipotizzando che le relazioni causali del passato si ripropongono nel futuro.
  2. Cercando di cogliere nelle tendenze osservate nel passato lo spunto per formulare delle ipotesi per il futuro. È dunque possibili intuire i possibili andamenti futuri anche di variabili fuori dal controllo diretto ed è possibile prevedere alcuni elementi esterni che possono influenzare in modo molto significativo i risultati aziendali. L’analisi dei costi può produrre risultati estremamente utili per i processi decisionali e quindi per la gestione. 1.1.1 IL CONCETTO DI COSTO IMPIEGATO NELL’ANALISI Il costo è definito come il valore delle risorse consumate a seguito della scelta di seguire un determinato corso d’azione. Quindi è la conseguenza economica di una decisione e permette di valutarne l’opportunità rispetto a un generale obiettivo di massimizzazione di prodotto di lungo periodo. Si deve dunque sempre far riferimento al costo del fare qualcosa e non al costo di un qualche cosa. È opportuno riflettere sul fatto che non necessariamente è utile ricercare la massima precisione possibile nel calcolo dei costi:
  3. Una buona informazione è quella che produce una buona decisione e quindi non è necessario che l’informazione sia precisa in senso assoluto ma è sufficiente che la stessa sia abbastanza vicina alla realtà da far scegliere l’alternativa migliore. Quindi gli errori che si commettono nell’analisi a causa di inevitabili imprecisioni nella misurazione e nel calcolo siano tali da non fuorviare il decisore e pertanto non siano rilevanti.
  4. Il costo necessario per poter disporre di un’informazione migliore potrebbe essere superiore ai benefici che la maggiore precisione potrebbe portare in termini di qualità delle decisioni.
  5. Nelle organizzazioni è fisiologico che si assumano decisioni subottimali ed è illusorio perseguire la razionalità assoluta nel processi decisionali. 1.2 L’EFFICAZIA E L’EFFICIENZA NELL’ACCEZIONE IMPIEGATA NELL’ANALISI DEI COSTI Efficienza – il rapporto quantitativo tra le risorse impiegate per svolgere una certa attività e l’ammontare di output prodotto. L’efficienza può essere misurata in termini fisici e in termini economici. Efficacia – la capacità di conseguire un adeguato livello di risultato. In termini aziendali non esistono livelli ottimi di efficacia ed efficienza. Solo precisando dei termini di raffronto (benchmark) rispetto ai quali

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CAPITOLO 1 – INTRODUZIONE ALL’ANALISI DEI COSTI

comparare i livelli di efficacia e di efficienza raggiunti si potrà esprimere un qualche giudizio sulla capacità di impiegare le risorse e affermare che l’azienda è efficiente o inefficiente, efficace o inefficace. 1.3 IL CONTO ECONOMICO DELLA GESTIONE NELL’ANALISI DEI COSTI Caratteristiche del conto economico: a) Si riferisce a un periodo di tempo che è denominato esercizio che ha la durata normale di 12 mesi. b) Sintesi dell’andamento economico presentando un sintetico giudizio sull’equilibrio economico della gestione. c) Costituisce il riferimento accettato dagli analisti esterni per l’interpretazione dell’andamento della gestione. La rappresentazione dei dati ai fini gestionali deve aiutare a identificare gli elementi sui quali si potrebbe intervenire per poter migliore la capacità di produrre un soddisfacente risultato economico di esercizio. 1.4 LA STRUTTURA DEI DATI OGGETTO DI ANALISI L’obiettivo di individuare le azioni che permettano di minimizzare i costi e di massimizzare i risultati e nel breve periodo è probabile che si perseguono tre obiettivi conoscitivi fondamentali:

  1. Il perché ovvero per quale motivo i costi sono stati sostenuti e ci si chiede se sia stato prodotto valore attraverso l’uso delle risorse e se sarebbe stato possibile produrne in misura maggiore.
  2. Il come ovvero in che modo le risorse che hanno generato i costi sono state utilizzate e ci si propone di valutare la capacità di utilizzare bene le risorse.
  3. Il cosa ovvero quali tipi di fattori produttivi sono stati impiegati. 1.5 UNO SCHEMA GENERALE DI REPORT Un primo rapporto informativo è dunque derivato dall’esigenza di mettere in evidenza delle relazioni causali e quindi spiegare il risultato economico attraverso una prima ipotesi di relazioni tra diversi elementi. Un primo modo per cercare di mettere in evidenza le relazioni tra cause ed effetti si basa sulla scomposizione del risultato complessivo dell’azienda secondo un criterio basato sulle aree di risultato intendendo con questo termine un insieme di operazioni aziendali capaci di produrre un risultato economico autonomo. Gli oggetti dell’analisi seguono un criterio fondamentale e molto diffuso che è quello che si basa sugli elementi che concorrono alla soddisfazione della domanda di mercato e pertanto si fa riferimento a singoli prodotti o a gruppi di prodotti. Ci si chiede pertanto se un dato prodotto producano valore in misura superiore ai costi che provocano. Si ricercano delle aggregazioni che abbiamo un sufficiente grado di omogeneità al proprio interno. Non potendo assumere decisioni indipendenti tra i prodotti non sarebbe utile valutare il loro contributo alla creazione di valore separatamente. In questo modo si identificano i possibili oggetti dell’azione manageriale, perché si definiscono gli aggregati rispetto ai quali si possono assumere delle decisioni e per i quali è pertanto opportuno disporre di informazioni sul loro contributo alla produzione di valore. una prospettiva di analisi è quella dei prodotti, essi infatti sono diversi gli uni dagli altri o comunque dovrebbero essere percepiti come tali dai clienti. Quando i prodotti sono troppo numerosi si preferisce procedere a un ulteriore aggregazione degli stessi perché una numerosità di dati troppo elevata rende difficile comprendere e interpretarle relazioni esistenti. Il raggruppamento di più prodotti a una caratteristica comune cosicché i prodotti inseriti in un dato gruppo risultino tra loro poco differenziati e invece molto differenti rispetto a quelli degli altri raggruppamenti L’interpretazione dell’andamento economico della gestione costituisce il tentativo di capire come si è prevenuti ai risultati consuntivi espressi nel conto economico della gestione. Quindi bisogna mettere in relazione con specifici potenziali oggetti di decisione il valore prodotto così da poter comprendere come intervenendo su questi oggetti si possa influire sul valore che ne deriva. Il tipico report economico può essere immaginato come un conto economico in forma scalare strutturato in diverse colonne una per ogni dimensione (o oggetto) di risultato analizzata e una per il totale. 1.5.1 LA FORMA DI CONTO ECONOMICO Il conto economico previsto dal codice civile si presenta nella forma a valore della produzione e costi della produzione, c’è un altro tipo di conto economico ed è quella denominata a ricavi e costo del prodotto venduto. La differenza tra le due forme consiste nel fatto che nella prima il valore delle rimanenze finali di prodotti finiti è considerato come elemento positivo che concorre al valore della produzione non è un ricavo. Nella forma a ricavi e costo del venduto, le rimanenze di prodotti sono considerate invece una riduzione dei costi sostenuti e sono pertanto detratte dai costi della produzione così da ottenere il costo del solo venduto. L’equazione del risultato d’esercizio con lo schema “a valore e costi della produzione” p la seguente: [VENDITE + R.F. PROD. – R.I. PROD] - [COSTI DI ESERCIZIO + R.I. MATERIE – R.F. MATERIE]

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CAPITOLO 1 – INTRODUZIONE ALL’ANALISI DEI COSTI

Del costo dei prodotti ma ciò che interessa è in realtà quanto costa produrli quali costi aggiuntivi dovremmo sostenere se decidiamo di produrli. 1.9 IL PROBLEMA DELL’ATTENDIBILITA’ DELLE INFORMAZIONI DI COSTO La qualità dell’informazione di costo non può dunque essere valutata rispetto alla sua vicinanza al vero costo e si utilizza allora il concetto di attendibilità piuttosto che quello di veridicità. L’attendibilità è intesa in due dimensioni:

  • In senso oggettivo come la capacità dell’informazione di costo di far assumere la decisione corretta. Si può pertanto intendere l’attendibilità in senso oggettivo come precisione ovvero la capacità dell’informazione di avvicinarsi al valore di costo che farebbe assumerne la corretta decisione sull’impiego delle risorse.
  • In senso soggettivo come l’affidabilità che i singoli soggetti decisori ripongono nelle informazioni di cui dispongono ovvero la convinzione che le stesse rappresentino adeguatamente il fenomeno del consumo delle risorse. Le dimensioni dell’attendibilità influenzano la capacità delle informazioni di costo nell’orientare correttamente i processi decisionali, se i dati di costo sono troppo imprecisi portano a decisioni errate e se non sono ritenuti affidabili non vengono utilizzati per le decisioni. Da un punto di vista oggettivo il livello richiesto di precisione del sistema dipende dalle esigenze dello specifico contesto competitivo. 1.10 CLASSIFICAZIONE DEI COSTI La classificazione dei costi in categorie non risponde solo a una esigenza didattica. Le diverse classificazioni rispondono a esigenze diverse e riflettono ognuna un particolare aspetto del rapporto esistente tra i costi e gli oggetti rispetto ai quali questi vengono determinati. I costi possono essere classificati in base:
  • Al variare del volume di produzione (fissi e variabili).
  • Al sorgere o cessare a seguito di una certa decisione (emergenti e cessanti).
  • Al tipo di relazione di casualità con oggetti di calcolo (diretti e indiretti)
  • All’esclusività o meno della loro relazione con l’oggetto di osservazione (speciali e comuni)
  • Alla collocazione temporale (consuntivi e prospettici).
  • Alla condizione operative rispetto alle quali sono determinati (effettivi e ipotetici o standard). 1.10.1 COSTI DIRETTI E INDIRETTI È semplice individuare la quantità di materia prima consumata per produrre una unità di prodotto ed è sufficiente misurare la quantità impiegata al momento del suo utilizzo in produzione per ogni singola unità prodotta. Questo modo di rapportarsi all’oggetto di calcolo induce a classificare i costi in diretti e indiretti dove i primi sono quelli di fattori produttivi “direttamente” impiegati per la produzione e i secondi sono quelli che hanno un rapporto più mediato con l’oggetto di calcolo. Se per i costi diretti è possibile misurare la quantità consumata e attribuirvi un valore sulla base rispettando così il fondamentale principio di causalità, il costo delle risorse indirette può essere attribuito agli oggetti di calcolo solo sulla base di alcuni criteri. I criteri identificano infatti un’ipoteca relazione di causalità tra uso di risorse e l’attività svolta, mentre l’effettiva relazione è misurabile solo per i costi diretti. 1.10.2 COSTI SPECIALI E COMUNI I costi speciali sono inequivocabilmente collegati a un determinato oggetto di osservazione mentre quelli comuni sono comuni a più oggetti. Questi sono ovviamente dei costi indiretti perché se fosse possibile quantificare in modo oggettivo il loro contributo a un determinato oggetto invece che a un altro potrebbero essere attribuiti in modo esclusivo a quell’oggetto. I costi comuni possono essere trasformati in costi speciali. La distinzione tra costi speciali e costi comuni non dipende dunque dalla natura delle risorse impiegate, ma da struttura e organizzazione dei processi di impiego delle risorse e dalle modalità di misurazione. In alcuni casi posso specializzare i costi comuni attraverso dei meccanismi contabili di attribuzione. I costi rimangono comuni ma se si calcolo la quota specifica di ogni singolo oggetto utilizzando degli appropriati criteri che siano in grado di ricostruire con una accettabile approssimazione il sottostante rapporto di causalità possono essere considerati e trattati come costi speciali.

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CAPITOLO 2 - L’ANALISI PER LE DECISIONI DI BREVE PERIODO:

LA VARIABILITA’ DEI COSTI E I MARGINI DI CONTRIBUZIONE

2.1 IL COSIDDETTO BREVE PERIODO

Si definiscono decisioni di breve periodo tutte le decisioni che pur modificando la quantità prodotta e venduta non modificano la struttura degli impianti e delle risorse fisse. Si definiscono decisioni di lungo periodo quelle che includono anche la possibilità di modificare la struttura dell’azienda. Le decisioni strategiche direzionali e operative che possono essere così descritte:

  • Le decisioni di dimensionamento della capacità produttiva e in generale delle strutture quindi si tratta di scelte che sono finalizzate a variare il limite massimo di produzione possibile e a scegliere la tecnologia più efficiente in funzione della dimensione scelte.
  • Le decisioni direzionali che riguardano le scelte sia di utilizzo delle risorse che sono già acquisite senza modificare la struttura aziendale ma ricercando i modi più efficienti per impiegare le risorse disponibili.
  • Le decisioni operative che riguardano l’esecuzione di singole attività o operazioni aziendali secondo modalità che sono già definite in funzione delle esigenze del momento. La distinzione tra breve e lungo periodo qualifica la decisione sulla base dell’effetto che le stesse hanno sulla struttura aziendale. Un’altra distinzione fra breve e lungo periodo è la seguente:
  • Breve periodo le decisioni che esauriscono i loro effetti all’interno di un periodo senza conseguenze sul periodo successivo.
  • Lungo periodo le decisioni che avranno effetti anche nei periodi successivi. 2.1.1 UNA DEFINIZIONE PIA’ GENERALE DI BREVE E LUNGO PERIODO BASATA SUL CONCETTO DI REVERSIBILITA’ Quando devo affrontare una decisione di breve periodo non ho effetti sui costi fissi. L’elemento che distingue decisioni di breve da decisioni di lungo periodo è la reversibilità delle decisioni stesse, ovvero la possibilità di ritornare alla posizione originaria. Il concetto di reversibilità alla sola modifica della struttura aziendale che è principalmente identificata nella capacità produttiva. Un concetto di reversibilità fa riferimento a un più ampio spettro di possibili cause che possono essere classificate come segue:
  • Strutturali quando la decisione comporta variazioni nella struttura dell’azienda che non possono essere eliminate senza dei costi aggiuntivi.
  • Strategiche quando la decisione comporta una serie di azioni le cui conseguenze in termini di posizionamento competitivo nel mercato non sono annullabili per la reazione di altri soggetti.
  • Operative quando una scelta sul modo in cui si svolge una determinata attività non permette di ritornare alle modalità precedenti senza costi aggiuntivi. Le altre fonti di reversibilità richiedono valutazioni e analisi di tipo strategico e si fondano su giudizi e convincimenti soggettivi e non sono quindi riconducibili a uno scema rigido. Il tentativo più accreditato + senz’altro più riuscito di includere nell’analisi dei costi gli effetti di lungo termine delle decisioni aziendali secondo un’interpretazione estesa del concetto di irreversibilità è con l’approccio all’analisi che va sotto il nome di Strategic Cost Management. 2.1.2 LE AZIONI DI BREVE E IL LUNGO TERMINE Quando si parla di decisioni da assumere si devono considerare solo decisioni prese ex novo e non decisioni già prese in precedenza che non hanno prodotto effetti completi. Come il breve periodo sia un ambito decisionale molto ristretto che esclude un gran numero di circostanze decisionali. Nel breve non è possibile modificare la capacità produttiva perché questo richiede inevitabilmente del tempo per essere realizzato e comunque questa azione trascinerebbe i suoi effetti oltre il confine temporale del periodo, non è possibile introdurre dei nuovi prodotti nel mercato per il tempo che questo richiede e in ogni caso per i costi non recuperabili che ne conseguirebbero. Nel breve periodi si può intensificare lo sforzo per produrre e vendere i prodotti che già sono presenti nell’offerta dell’azienda. Le decisioni di breve termine alle sole scelte sui volumi di produzione e vendita, si tratta di stimare i cambiamenti nell’ammontare dei costi e dei ricavi al modificarsi del volume di produzione e vendita, quindi posso valutare se i costi che si generano a seguito delle decisioni possano essere ripagati dagli effetti sui volumi che gli stessi dovrebbero produrre e quindi dai ricavi che ne derivano.

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CAPITOLO 2 - L’ANALISI PER LE DECISIONI DI BREVE PERIODO:

LA VARIABILITA’ DEI COSTI E I MARGINI DI CONTRIBUZIONE

2.2.2 IL DIAGRAMMA COSTI-VOLUME

Il diagramma mette in relazione il variare dei costi totali al variare del volume di attività. I costi fissi non debbano essere considerati immodificabili e pertanto non debbano essere assunti come sempre ininfluenti sulle decisioni, essi variano nel tempo in funzione di elementi che non rientrano nello studio della variabilità dei costi tradizionalmente perché non sono direttamente dipendenti dal volume di attività. Così l’incidenza di un costo fisso a livello di singola unità prodotta decresce all’aumentare della quantità complessiva prodotta nel periodo. I costi variabili sono proporzionali e come tali non modificano la loro incidenza a livello di costo unitario al variare della quantità prodotta. Tra i costi variabili si ricomprendono anche i costi variabili a gradini i quali non si modificano in modo continuo al variare del volume di produzione ma a balzi. La classificazione dei costi fissi e costi variabili permette di valutare l’effetto sui costi delle decisioni di produzione, vendita e modificazione del mix di prodotti venduti e fabbricati e di valutarne l’opportunità economica. Le analisi sulla variabilità dei costi presuppongono che le decisioni di produzione si collochino sempre entro i limiti della capacità produttiva disponibile perché decisioni di variazione della stessa implicherebbero un orizzonto temporale di lungo temporale. 2.2.3. UNA RIFLESSIONE SULLA VALIDITA’ DELLE RELAZIONI LINEARI DI COSTO Il costo variabile con volumi di produzione pari a zero sia nullo. Esistono poi dei costi che sono definiti costi semi variabili presentano una parte di costo fisso e una parte di costo variabile e non creano problemi ai fini dell’analisi perché è sufficiente collocare la quota fissa tra i costi fissi per avere una curva di costo variabile che interseca comunque l’asse in corrispondenza del punto zero. La linearità della curva di costo presuppone rendimenti costanti mentre si riscontrano sempre rendimenti non costanti. Una tipica forma della funzione di costo prevede infatti rendimenti crescenti nella parte iniziale e quindi rendimenti che crescono al crescere del volume e poi superato un centro punto sono decrescenti via via che ci si avvicina alla saturazione della capacità produttiva. La funzione si basa sull’idea che con volumi molto piccoli il sistema sprechi un po’ delle sue risorse mentre con l’avvicinarsi al massimo della capacità produttiva il sistema sia sotto stress e pertanto sia via via meno efficiente. Se linearizzo della funzione di costo si può notare come gli errori possano essere piuttosto grandi se si considera la possibilità di variare il volume di produzione e vendita lungo l’intero intervallo. Le decisioni riguardano invece oscillazioni piuttosto piccole dei volumi di produzione e vendita. La linearizzazione della funzione avviene alloro solo all’interno dell’intervallo considerato e in questo caso gli errori risultano di molto inferiori e l’utilizzo di una funzione lineare è allora spesso accettabile e pertanto la probabilità di gravi errori è piuttosto piccola. 2.3 L’ANALISI DEI MARGINI DI CONTRIBUZIONE Margine di contribuzione – è un indicatore di redditività che permette di svolgere rapide analisi di convenienza economica in merito a decisioni di breve periodo che riguardano i prodotti offerti sul mercato. Inoltre è definito come la differenza tra ricavi variabili e costi variabili. Il ricavo variabile è identificabile a livello di singola unità di prodotto nel prezzo di vendita. Quindi il margine di contribuzione unitario è dato dalla differenza tra il prezzo di vendita e il costo variabile di produzione e distribuzione di un dato prodotto. Il MDC non esprime in sé l’intera redditività di un prodotto perché esclude tutti i costi fissi che essendo indispensabili allo svolgimento dei processi di produzione non possono non essere considerati nel calcolo del profitto generato dalla vendita di un prodotto.

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CAPITOLO 2 - L’ANALISI PER LE DECISIONI DI BREVE PERIODO:

LA VARIABILITA’ DEI COSTI E I MARGINI DI CONTRIBUZIONE

Un margine positivo significa che tutti i costi variabili del prodotto sono coperti dai ricavi ma nulla dice in relazione alla copertura dei costi fissi. I costi variabili sarebbero costi generati dalla produzione e vendita del prodotto mentre i costi fissi sarebbero costi che si sosterrebbero indipendentemente dalla produzione e vendita, legati più al trascorrere del tempo che alla produzione effettiva dei prodotti. Ogni prodotto che fosse in grado di contribuire alla copertura dei costi fissi presentando un margine positivo darebbe un aiuto alla complessiva copertura dei costi aziendali e quindi alla produzione di reddito. I costi fissi non risultano infatti modificati dalla variazione del volume di produzione e vendita e pertanto la vendita di un’unità di prodotto con margine positivo contribuisce sempre a migliorare la redditività dell’azienda, con il margine si può facilmente indicare su quali prodotti sarebbe più opportuno concentrarsi per ottenere il massimo risultato a parità di sforzo. La ripartizione dei costi fissi sui singoli prodotti comporterebbe inoltre un problema perché il costo risulterebbe funzione del volume di produzione e di vendita e pertanto sarebbe impossibile valutare le scelte di volume di produzione sulla base di un’informazione di costo che è direttamente influenzata dallo stesso volume di produzione. Il margine di contribuzione è uno strumento informativo che è destinato a essere impiegato nelle decisioni che si riferiscono al volume di produzione. Massimizzare il risultato economico significa massimizzare il margine di contribuzione in presenza di costi fissi non influenzabili. L’azienda nel breve periodo ha convenienza economica a produrre e vendere sempre i prodotti con margine di contribuzione positivo anche se questo appare relativamente basso purché la scelta di produzione non implichi la necessità di non produrre altri prodotti con margini più elevati. L’approccio del margine di contribuzione può essere utilizzato sol per decisioni relative ai volumi e all’individuazione della combinazione ottima di prodotti da produrre e vendere e alla selezione dei prodotti che è opportuno spingere maggiormente nel mercato senza modificare la struttura aziendale. 2.3.1 MARGINE DI CONTRIBUZIONE ASSOLUTO E PERCENTUALE Il margine unitario è dato tipicamente dalla differenza tra prezzo (medio) di vendita e costo unitario variabile (medio). Margine complessivo è dato dalla differenza tra ricavi totali variabili e costi variabili totali. In questo caso esso esprime quanto la quota percentuale di ricavi che rimane disponibile per la copertura dei costi fissi dopo aver coperto i costi variabili. Il margine di contribuzione percentuale può essere utile per ragionare sul contributo dei singoli prodotti alla redditività quando l’attenzione si sposta dal volume fisico al valore del venduto. 2.3.2 IL MARGINE DI CONTRIBUZIONE “PER FATTORE LIMITANTE” Il problema di scegliere i prodotti più redditizi da produrre e vendere. Questa redditività deve però essere individuata in diretto riferimento allo specifico vincolo di capacità produttiva che condiziona le scelte. Devo identificare e misurare il fattore produttivo che essendo disponibile in quantità non sufficiente rispetto alle esigenze, limitando la libertà e impedisce di produrre tutti i prodotti che la domanda di mercato sarebbe pronta ad assorbire, questo fattore è detto “limitante” o “scarso”. Se l’obiettivo è quello di far rendere di più possibile la limitata capacità produttiva, si dovranno produrre quei prodotti che a parità di capacità produttiva utilizzata producono il maggior margine di contribuzione. Una volta che è stato individuato il fattore che limita la capacità produttiva si deve determinare il margine di contribuzione che si ottiene utilizzando un’unità di fattore scarso nella produzione dei diversi prodotti e quindi produrre quanto più possibile i prodotti con più alto margine di contribuzione per unità di fattore scarso. Quindi quando la domanda di mercato supera la capacità produttiva dell’impresa, il programma di produzione deve essere definito comunque con l’obiettivo di massimizzare il margine di contribuzione totale, ma questo si ottiene impiegando le scarse risorse nella produzione di quei prodotti che per ogni unità di fattore scarso utilizzata permettono di ottenere il più alto margine di contribuzione. 2.4 LIMITI CONCETTUALI E PRATICI ALL’IMPIEGO DEI MARGINI DI CONTRIBUZIONE NEI PROCESSI DECISIONALI.

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CAPITOLO 2 - L’ANALISI PER LE DECISIONI DI BREVE PERIODO:

LA VARIABILITA’ DEI COSTI E I MARGINI DI CONTRIBUZIONE

Per calcolare il costo è sufficiente misurare le quantità fisiche di fattore produttivo impiegate per un particolare risultato o in un dato periodo e attribuire a queste un adeguato valore unitario. La misurazione dei costi richiede poi una valorizzazione delle risorse consumate. L’adozione di costi medi ha due motivazioni:

  1. da un punto di vista pratico è più semplice determinare il valore medio e quindi impiegare lo stesso per valorizzare tutte le unità di fattore produttivo impiegate in un dato periodo piuttosto che tener traccia dello specifico valore di ogni singola unità impiegata.
  2. Da un punto di vista logico le differenze di costo che potrebbero verificarsi tra i diversi prodotti che utilizzano lo stesso fattore produttivo a causa dei diversi prezzi pagati per la stessa in moment diversi potrebbero essere alquanto ambigue da interpretare se non addirittura fuorvianti nei processi decisionali. Quindi i valori medi possono essere utili in alcuni casi per eliminare differenze di costo non significative dal punto di vista dell’analisi, mentre in altri casi possono nascondere informazione che se fatte emergere possono indicare l’esistenza di utilizza di risorse non efficiente e quindi suscettibili di interventi di miglioramento. Alla fine è possibile affermare che l’impiego di costi medi è preferibile quando le differenze di costo unitario sono dovute a elementi casuali, mentre è opportuno che le differenze di costo dovuto a elementi casuali mentre è opportuno che le differenze di costo dovuto a fattori governabili siamo messe in evidenze nei loro effetti cosicché si possa intervenire. 2.5.3 COSTO DELLA MANODOPERA E COSTO DEI FATTORI PRODUTTIVI GESTITI A SCORTA Manodopera diretta (MOD) è quindi opportuno determinare un costo per unità di tempo lavorato. Se devo calcolare il costo di un’ora di lavoro è sufficiente alla fine del periodo determinare tutti i costi della manodopera diretta sostenuti e dividerli per le ore effettivamente lavorate. Per ore effettivamente lavorate si intendono quelle che sono state impiegate nelle diverse produzioni in modo che il totale dei costi imputati corrisponda al totale dei costi sostenuti. In questo modo le diverse produzioni sopportano indirettamente anche il costo delle ore perdute e non effettivamente utilizzate perchè queste ultime fanno aumentare il costo medio unitario delle ore che sono state effettivamente utilizzate. Il costo orario della manodopera diretta così determinato è denominato tariffa orario di manodopera diretta. Un aumento del tempo dedicato ad attività non strettamente produttive a fronte di una non proporzionale riduzione dei costi totali sostenuti per il personale diretto,, comporti un aumento proporzionale della tariffa oraria di MOD e quindi un aumento dei costi di tutti i prodotti che utilizzano la manodopera diretta. Per quanto riguarda i fattori produttivi gestiti a scorta, il costo per unità utilizzata è determinato sulla base dei noti criteri impiegati per la valorizzazione del magazzino ed attraverso questi modi si possono determinare opportunatamente i costi unitari dei fattori diretti gestiti a scorta. 2.5.4 COSTO PER PERIOSO ( O PER PROCESSO) E COSTI PER COMMESSA Costi per commessa – calcolare i costi di un insieme di prodotti omogenei e quindi imputare agli stessi tutti i consumi di fattori produttivi sino a quando tutti i prodotti inclusi nell’insieme sono stati completati. Tuttavia l’approccio per commessa può essere utilizzato anche se non si fa riferimento a uno specifico ordinativo di un dato cliente ma semplicemente avendo a riferimento un loto di produzione anche se non originati da una specifica preventiva richiesta di un cliente. Costi per processo o periodo – calcolare i costi dei prodotti fabbricati in un dato periodo di tempo misurando e imputando agli stessi tutti i consumi di fattori produttivi che sono rilevati nel periodo. L’utilizzo di questo approccio implica che si tenga conto dei prodotti che all’inizio e alla fine del periodo sono in corso di lavorazione così da computare correttamente i costi dei prodotti completati. Quando la produzione è ripetitiva e standardizzare attuata per un periodo abbastanza lungo si impiega un costo per processo e si ottiene un costo medio di periodo per tipo di prodotto. Mentre se la produzione è invece differenziata nel tempo e quindi probabilmente anche venduta a prezzi diversi allora è preferibile utilizzare il costo per commesso cioè determinare uno specifico costo per ogni singolo prodotto o lotto di produzione.

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CAPITOLO 2 - L’ANALISI PER LE DECISIONI DI BREVE PERIODO:

LA VARIABILITA’ DEI COSTI E I MARGINI DI CONTRIBUZIONE

2.6.1 L’ANALISI DEI MARGINI DI CONTRIBUZIONE

La tariffa oraria della MOD è determinata in questo modo: costo totale/ ore totali. I costi diretti variabili di produzione che sono ottenuti valorizzando le quantità di fattori impiegate per ogni singolo prodotto al costo unitario medio. 2.6.2 LE CONSIDERAZIONE SUI RISULTATI DELL’ANALISI Il mix di vendita è la combinazione di prodotti che l’azienda vende espressa in termini di quote relative. Il mix può essere espresso avendo a riferimento le unità vendute o il valore di vendita (il cosiddetto fatturato). Nella prospettiva delle decisioni di breve periodo il margine di contribuzione e il fattore fondamentale che guida la redditività. Le possibili azioni che appaiono più opportune sono:

  • Aumentare i volumi di vendita di tutti i prodotti visto che tutti i margini positivi.
  • Aumentare la quota di prodotti con margine relativo più elevato a scapito di quelli con margine più basso.
  • Investire nella vendita di prodotti per i quali maggiori siano i rendimenti derivanti dagli aumenti dei volumi di vendita, tenendo conto dei margini di contribuzione e dei costi che sono necessari per aumentare i volumi di vendita. 2.6 DEI COSTI E PUNTO DI PAREGGIO Dato il diverso comportamento dei costi fissi e dei costi variabili rispetto al volume di l’azienda può presentare condizioni di equilibrio economico soddisfacente solo se raggiunge un volume di produzione e vendita tale da giustificare l’esistenza dei costi fissi. Questa impostazione permette di identificare il punto di pareggio detto altrimenti anche break even point inteso quale volume di produzione e vendita che è idoneo a permettere la completa copertura dei costi fissi attraverso il margine di contribuzione che ne deriva. Conoscere il volume che garantisce il pareggio di costi e ricavi è importante perché permette di fissare degli obiettivi minimi da raggiungere o rende evidente l’impossibilità di conseguire la copertura dei costi fissi nel breve periodo. La leva dei volumi non è certamente l’unica a disposizione per aumentare il reddito nel breve periodo perché esiste un ampio spettro di possibilità di intervento per migliorare la redditività aziendale e queste azioni non riguardano la dimensione gestionale si sta dedicando l’attenzione. Punto di Pareggio (v*) = CF / (P – Cvu ) Dove:
  • V=volume di vendita/produzione
  • V*=volume di pareggio
  • CF= costi fissi
  • P=prezzo unitario di vendita
  • CVu=costo variabile unitario
  • P x V=Ricavi Totali
  • Cvu x V = Costi variabili totali
  • P-Cvu=Margine di contribuzione unitario. 2.7 STRUTTURA DEI COSTI E RISCHIO OPERATIVO Alti costi fissi possono accompagnarsi a un margine unitario elevato così come lo stesso livello di equilibrio può essere determinato da bassi costi fissi e basso margine di contribuzione unitario. Una volta raggiunto il punto di equilibrio la bassa incidenza dei costi variabili permette la realizzazione di alti profitti anche con volumi di poso superiori al punto di pareggio, allo stesso

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CAPITOLO 3 – LE POLITICHE DI PRODOTTO DI MEDIO PERIODO E L’ANALISI DEI COSTI

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3.1. L’AMBITO DECISIONALE DI RIFERIMENTO: IL MEDIO E LUNGO TERMINE

La decisione di aumentare la capacità produttiva non è invece una scelta di breve periodo e perchè una volta costruiti gli impianti e quindi aumentata la capacità non è possibile ritornare al livello precedente senza sopportare delle perdite nello smantellamento dei nuovi impianti. Le decisioni di medio-lungo termini modificano la struttura dei costi e generano i cosiddetti costi affondati che sono dei costi che sono legati a decisioni presi in precedenza ce non possono essere risparmiati o recuperati. Una politica di prodotto di medio lungo termine contempla un ampio spettro di decisioni possibili che include tutte le scelte che si possono effettuare sulla gestione del ciclo di vita dei prodotti. Comprendere in quale modo decisioni di breve e di lungo periodo intervengono nella gestione dell’offerta dell’azienda nel mercato ma sono concettualmente: a. In una prospettiva di medio-lungo termine variando la capacità produttiva gestendo politiche di posizionamento e Pricing investendo in brand e immagine modificando via via il prodotto per aggiornarlo rispetto alle esigenze dei clienti e alla concorrenza; b. In una prospettiva di breve gestendo i volumi e il mix di vendita attraverso l’azione commerciale, l’incentivazione dei venditori spingendo il prodotto sul mercato con azioni mirate. Contenuto decisionale delle diverse fasi del ciclo di vita del prodotto Fasi del ciclo di vita contenuto decisionale Introduzione Posizionamento, sostegno commerciale, pubblicità e promozione Sviluppo Pricing, scelte produttive, aumenti di capacità produttiva, commerciale, logistica Maturità Riduzione dello sforzo pubblicitario e promozionale, abbassamento dei prezzi e spinta sui volumi. Declino Progressiva riduzione dei prezzi, annullamento di ogni investimento pubblicitario e preparazione al ritiro dal mercato, riduzione della capacità produttiva Abbandono Dismissione e riconversione della capacità produttiva nella produzione di nuovi prodotti. L’impresa deve sviluppare un’equilibrata politica di portafogli prodotti, calibrando la propria offerta in modo da avere simulatamente prodotti in fasi diverse del ciclo di vita, così da bilanciare gli impegni finanziari e i rischi tipici dei prodotti in sviluppo con il cash flow dei prodotti maturi e in declino. Il ciclo di vita del prodotto e sono richiamate per ogni singola fase le caratteristiche che ne influenzano la redditività. Il termine della vita del prodotto sia decretato dal fatto che lo stesso non è più in grado di fornire dei margini soddisfacenti. L’analisi della capacità dei diversi prodotti di produrre valore è dunque un elemento di valutazione fondamentale nella politica di prodotto dell’azienda e quindi necessario chiedersi in quale modo i costi, diretti e indiretti, fissi e variabili debbano essere imputati al prodotto per poter valutare la sua redditività e in che modo le possibili scelte siano in grado di influire sulla sua capacità di produrre valore nel tempo. 3.2. L’OFFERTA DI PRODOTTI E SERVIZI E LA PRODUZIONE DI VALORE PER L’AZIENDA L’analisi della capacità dei prodotti e dei servizi offerti dall’azienda di produrre valore si fonda ovviamente sul raffronto tra i costi sostenuti per produrli e venderli e il valore che agli stessi è riconosciuto dal mercato misurato attraverso i ricavi della loro vendita. I costi che nel breve termini sono considerati fissi nel medio – lungo termine possono invece essere influenzati dalle decisioni e pertanto è necessario tenerne conto, le decisioni che riguardano i prodotti sono anche in un contesto di medio-lungo termine decisioni che influenzano i volumi di produzione e vendita futuri ma il loro effetto è destinato a protrarsi nel tempo perché deriva da modifiche strutturali cioè non reversibili. Devo includere tra i costi modificabili dalle decisioni che riguardano i prodotti, tutti i costi che sono causati dalla produzione e dalla vendita del prodotto nel tempo anche se questi appaiono fissi nel breve periodo. 3.2.1 LA MODIFICABILITA’ DEI COSTI NEL MEDIO LUNGO TERMINE

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La natura dei costi fissi è prevalentemente quella di essere dei costi di capacità ovvero dei costi il cui ammontare dipende principalmente dalle scelte fatte in merito alla dimensione della capacità produttiva. Quindi sulla base del volume di produzione e vendita attesi l’azienda dimensiona la propria struttura produttiva, amministrativa e commerciale, in modo da potervi far fronte. Nel medio lungo termine tutti i costi di struttura possono essere considerati modificabili in funzione delle decisioni sulle politiche di prodotto che si assumono in un dato momento. nel breve periodo la relazione tra volume di produzione e costi variabili è invece facilmente osservabile e si possono misurare i volumi di produzione e le loro variazioni e allo stesso tempo misurare i costi e osservare come questi si modifichino al variare del volume di produzione. È dunque necessario chiedersi in quale modo si possa rappresentare il collegamento tra i costi fissi che sono principalmente costi di capacità e le diverse produzioni. Se i costi indiretti fissi sono costi di capacità e sono funzione diretta della dimensione scelta ( ex ante) per la capacità produttiva, si possa ritenere valida l’attribuzione di questi costi ai prodotti sulla base dell’utilizzo effettivo ( ex post) della capacità. Ci sono due considerazioni e individualmente sufficienti a sostenere la validità dell’attribuzione dei costi di capacità alle produzioni che utilizzano: a. I costi della capacità possono essere trattati come costi opportunità, se esiste un impiego alternativo, l’impiego di risorse genera un costo perché impedisce di utilizzare la capacità in altri impieghi e è all’utilizzo effettivo della capacità che deve attribuirsi il costo. b. L’impiego effettivo della capacità ne giustifica l’esistenza e quindi il costo, anche se una fata capacità non è installata con lo specifico intento di produrre un determinato prodotto il suo impiego effettivo ne precisa la ragione ultima. Essendo impossibile conoscere in anticipo nel dettaglio che cosa effettivamente si produrrà e venderà la decisione ex ante non riguarda singole produzioni ma il loro insieme indistinto e solo la successiva effettiva produzioni di specifici prodotti permette di identificare la ragione per cui si sostengono determinati costi di capacità. Se si analizzano le conseguenze sui processi decisionali di questa modalità di attribuzione dei costi fissi si può osservare che con l’attribuzione dei costi di capacità alle produzioni che l’impiegano si tende ad abbondare una produzione quando questa non è in grado di coprire con i ricavi i costi calcolati. Nel medio termine questa decisione si dimostra economicamente valida perché:

  • Le risorse fisse liberate da un impiego possono essere disponibili per altri impieghi. Se si procede in questo modo l’impresa tende a impiegare la capacità produttiva nelle produzioni che producono maggior valore anche tenendo conto dei costi fissi.
  • Le risorse fisse liberate da un dato impiego possono essere dismesse o comunque non ripristinare dopo il loro esaurimento che con un risparmio nel lungo periodo dei costi relativi cosa che invece potrebbero non avvenire se non si attribuissero i costi e conseguentemente si continuasse a utilizzarle sulla base di un calcolo di convenienza economica di breve periodo. Le informazioni di costo così ottenute orientino i processi decisionali verso costi d’azione che tendono a massimizzare la produzione di valore nel lungo termine e quindi sono attendibili 3.2.2. IL MARGINE DI SECONDO LIVELLO Il margine semilordo non individua il contributo marginale di una singola unità di prodotto alla redditività complessiva dell’azienda ma il contributo dell’intera produzione di un prodotto o di una linea di prodotti alla copertura dei costi comuni di periodo e quindi al reddito aziendale. Esso quantifica il concorso di una data produzione alla copertura dei costi fissi estranei alla produzione della stessa perché comuni all’insieme di tutti i prodotti e quantifica il suo contributo alla redditività complessiva dell’azienda. RICAVI x COSTI VARIABILI = MARGINE DI CONTRIBUZIONE (LORDO ) x COSTI FISSI SPECIALI E SPECIALIZZATI = MARGINE DI CONTRIBUZIONE (SEMILORDO) Vengono esclusi dal margine i soli comuni, perché proprio in quanto comuni non sono attribuili al prodotto. 3.3. L’ATTRIBUZIONE DEI COSTI COMUNI I costi fissi sono in gran parte costi comuni il calcolo del margine semilordo richiede l’utilizzo di validi criteri per la loro attribuzione alle produzioni. Quando i costi comuni non sono specializzabili attraverso un valido criterio questi devono rimanere attribuiti alla generalità degli

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possono essere ritenuti specializzati solo quando i criteri sono rispettosi del principio funzionale e sono tali da garantire l’attendibilità delle informazioni che sono ottenute. Si identificano pertanto due gruppi di costi comuni quelli specializzati e i costi comuni che non potendo essi essere specializzati sono considerati come indistintamente riferiti alla generalità degli oggetti e pertanto ritenuti dei costi generali. Costo industriale è composto dei soli costi di fabbricazione e in ogni caso la determinazione di quest’ultimo richiede l’identificazione di una corretta proceduta per l’attribuzione dei costi indiretti di produzione. 3.4 IL METODO DEL COEFFICIENTE DI ASSORBIMENTO Per affrontare il problema dell’attribuzione dei costi indiretti di produzione e che tali costi siano in sostanza dei costi di capacità e siano proporzionali alla dimensione della capacità stessa. La funzione è quella di permettere la produzione e da considerarsi accettabile un criterio che andasse ad attribuire i costi sulla base dell’utilizzo che i diversi prodotti fanno della capacità produttiva dell’azienda. È necessario innanzitutto individuare una misura adeguata della capacità produttiva ed il modo più semplice per misurare l’impiego di capacità produttiva si basa sulla misurazione dell’output prodotto es espresso in unità fisiche. Tuttavia spesso non è possibile misurare la capacità produttiva in ermini di unità di output ottenibili perché i prodotti non sono omogenei nell’impiego di capacità produttiva per unità di produzione. È necessario esprimere la capacità produttiva e il suo utilizzo impiegando un parametro omogeneo che può essere individuato nel consumo delle unità di fattore limitante che è quel fattore produttivo che essendo disponibile in quantità limitata condiziona la quantità massima producibile. Tutti i fattori sono disponibili in quantità limitata ma l’unico effettivamente limitante è quello che determina data la quantità disponibile un impedimento a una maggiore produzione perché è disponibile in quantità non sufficiente a produrre quanto gli altri fattori invece permetterebbero. Tramite la quantità di questo fattore scarso è pertanto possibile misurare la capacità produttiva e i suoi utilizzi. Una volta che è stata identificata l’unità di misura della capacità produttiva si attribuiscono i costi indiretti di produzione sulla base dell’impiego che le diverse produzioni fanno della capacità costi misurata. Si procede determinando la quota di costi indiretti per un’unità di capacità utilizzata dividendo il totale dei costi da attribuire per il volume di produzione. Questo costo per unità di capacità viene denominato coefficiente di assorbimento perché identifica la quota di costi indiretti che ogni prodotto assorbe quando utilizza un’unità di capacità produttiva. Il fattore utilizzato per misurare l’impiego di capacità produttiva è fato dal tempo di lavorazione. Coefficiente di assorbimento = costi indiretti totali/ ore totali di lavorazione Il coefficiente di assorbimento permette di calcolare i costi dei prodotti in modo semplice ed economico e questo ne costituisce un indubbio vantaggio. Normalmente il periodo di riferimento è identificato nei dodici mesi dell’esercizio ed è possibile calcolare i costi per periodi più brevi ma questo può comportare forti oscillazioni del costo dei produttori nei diversi periodi dell’anno. Il metodo dei coefficienti di assorbimento pur ispirandosi all’idea di allocare i costi sulla base dell’impiego della specifica funzione appare spesso troppo semplicistico perché identifica un’unica relazione funzionale per tutte le risorse impiegate nella produzione come se le diverse produzioni utilizzassero le risorse allo stesso modo. Le relazioni casuali così descritte sono quindi troppo imprecise e il sistema di calcolo potrebbe invece produrre risultati più precisi e quindi potenzialmente più attendibili. 3.5 IL METODO A CENTRI DI COSTO Se si cerca di applicare il principio per l’attribuzione ai prodotti dei costi comuni superando il semplicistico approccio del coefficiente di assorbimento con l’obiettivo di rappresentare le relazioni funzionali tra specifiche risorse e produzioni in modo più preciso con delle difficoltà:

  1. È spesso difficile individuare dei precisi rapporti funzionali tra il consumo di una risorsa indiretta e la produzione di un dato prodotto.

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  1. L’identificazione della relazione funzionale tra singoli costi e singole produzioni comporta la necessità di misurare i contributi delle specifiche risorse ai diversi prodotti e di procedere poi alle attribuzioni individualmente. È opportuno identificare uno schema di calcolo che pur operando qualche semplificazione che permette di risolvere il problema funzionali tra costi indiretti e produzione e di calcolare il coto dei diversi prodotti senza dover misurare il contributo di ogni singola risorse alle diverse produzioni. Queste risultato può essere ottenuto aggregando costi che sono consumati nell’attività svolta da un dato ambito organizzativo e questi ambiti organizzativi del sistema di calcolo dei costi. Le risorse consumate in un’unità organizzativa sono in genere quasi tutte speciali rispetto alla stessa. Si identifica e si misura poi il contributo offerto dallo specifico ambito organizzativo alle divere produzioni misurato attraverso un opportuno parametro. 3.5.1 I CENTRI DI COSTO E IL MECCANISMO DI ATTRIBUZIONE Si ricerca un bilanciamento tra economie di scala e specializzazione derivanti dall’aggregazione di compiti analoghi e le esigenze di ridurre i costi del coordinamento che derivano dal separare compiti concorrenti allo stesso risultato. Secondo questi principi è normale che nell’organizzazione della produzione i reparti siano costruiti intorno a una particolare fase del processo produttivo. Il centro di costo svolge dunque una macro attività destinata alle diverse produzione e i suoi costi sono attribuiti alle stesse sulla base dell’impiego che ne fanno e ci sono due vantaggi:
  1. Possibilità di attribuire in modo diretto gran parte delle risorse consumate a un dato ambito organizzativo perché il grado di comunanza dei costi indiretti è infatti fisiologicamente minore tra unità organizzative rispetto a quello esiste tra prodotti. I costi indiretti sostenuti in azienda sono speciali rispetto alle unità organizzative anche se comuni a più prodotti. È possibile una loto attribuzione diretta ai centri di costo senza nessun problema. Può anche verificarsi il caso in cui alcuni costi siano comunque comuni a più unità organizzative ma dal fatto che l’utilizzo viene rilevato congiuntamente e non in riferimento alla singola unità organizzativa. Il fatto che i costi siano comuni a causa del modo in cui sono misurati e non della loro natura fa si che comunque il consumo delle risorse sia specifico per centro di costo e pertanto le quote di ogni centro possano essere ragionevolmente stimare.
  2. Possibilità di individuare delle chiare relazioni causali tra l’attività scolta in un’unità organizzativa e le diverse produzioni. Da un punto di vista tecnico contabile le unità organizzative cui vengono attribuii i costi sono denominare centri di costo perché sono dei luoghi contabili di affermazione dei cosi è qin vista di una successiva attribuzione ai prodotti. Quindi i centri di costo possono anche non identificare dei veri luoghi dell’organizzazione ed essere finalizzati a rendere più semplice un successiva attribuzione dei costi e in questi casi i centri di costo hanno una natura puramente contabile. Il costo della MOD è raggruppato in uno o più specifici centri di costo e successivamente attribuito sulla base delle ore di lavoro utilizzate dai centri e dai prodotti evitando così di attribuire ai prodotti o ai centri di costo di ogni singola persona. 3.5.2 TIPI DI CENTRI DI COSTO I centri di costo possono essere classificati in: a) Centri produttivi finali sono i centri di costo che identificano reparti produttivi nei quali vengono svolte specifiche operazioni di trasformazione dei prodotti. da questi centri escono dei prodotti finiti o dei semilavorati destinati a essere completati da altri centri di costo di analoga natura. b) Centri produttivi di servizi ausiliari identificano unità organizzative poste al interno del sistema produttivo che svolgono attività di altri centri di costo e questi reparti essi non intervengono direttamente nel processo di trasformazione dei prodotti ma forniscono agli altri reparti e uffici un particolare servizio. i costi sono costi di prodotto per la quota attribuita a centri di costo produttivi finali e possono invece essere costi di periodo per la parte attribuita a centri di costo di servizi generali. c) Centri di costo di servizi generali identificano reparti e uffici che non svolgono attività produttive e non forniscono nemmeno servizi di natura produttiva. Si tratta di tutti i

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Il valore effettivo del parametro esprime la quantità di input o di output che effettivamente è stata impiegata per quel particolare oggetto (prodotto o centro di costo) nel periodo considerato. Il parametro potenziale esprime una stima della quantità di input o di output che è basata su alcuni fattori che dovrebbero influenzare i consumi di risorse ma che sono fissi nel tempo. 3.5.4 LO SCHEMA DI CALCOLO DEI COSTI CON IL METODO A CENTRI DI COSTO Lo schema di calcolo dei costi basato sui centri di costo prevede una successione di fasi che posso ricondurre:

  • L’allocazione dei centri ai centri di costo che è detta localizzazione
  • L’attribuzione (detta imputazione) dei costi dei centri alle produzione e quindi il calcolo dei costi di prodotto. Le fasi del processo contabile che possono essere riepilogate così: a) Localizzazione dei costi ai centri di costi. I costi non attribuibili a nessun centro di costo possono essere attribuiti ad appositi centri di natura contabili; b) Attribuzione dei costi dei centri di natura contabili agli altri centri di costo utilizzando appositi appropriati parametri di output o di input; c) Attribuzione dei costi dei centri ausiliari ai centri produttivi finali che hanno beneficiato dei servizi; d) Determinazione del costo unitario della fase di lavorazione svolta nei diversi centri di costo produttivi finali dividendo il costo totale del centro per il volume di attività svolte. e) Attribuzione ai prodotti dei costi diretti sulla base delle quantità di fattori impiegate e dei costi della fasi di lavorazione svolte per ognuno di essi in proporzione alle quantità di attività utilizzata. f) Valorizzazione del carico di magazzino prodotti finiti corrispondente al costo della produzione di ogni prodotto completato nel periodo; g) Calcolo dei margini dei singoli prodotti sottraendo il costo dei prodotti venduti iscritti dal magazzino dai ricavi di vendita per la determinazione dei margini semilordo. h) Attribuzione dei margini delle singole produzioni e dei costi dei centri di servizi generali al conto economico come costi generali. Non è possibile determinare il costo di un centro senza avervi preventivamente attribuito il costo dell’altro centro, il quale però si trova nella stessa situazione per cui è impossibile procedere. 3.6.1 IL METODO A CENTRI DI COSTO CON LA PRESENZA DI SEMILAVORATI

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Se vi sono dei prodotti che sono stati lavorati ma non sono stati completati entro la fine del periodo i costi sostenuti per queste lavorazioni non dovrebbero essere imputati ai prodotti finiti, ma al magazzino dei semilavorati. Un semilavorato è un prodotto che non ha completato tutte le fasi di lavorazione. Vi sono anche dei semilavorati che al termine del periodo sono in lavorazione all’interno di una fase cioè sono stati parzialmente tagliati o parzialmente confezionati. Per questi semilavorati è necessario stimare la percentuale di completamento e valutarli di conseguenza. La variazione delle scorte di semilavorati è quindi determinata dalle sole differenze nei volumi di produzione tra le due fasi per ogni singolo prodotto. I dati aggiuntivi di cui è necessario disporre sono:

  • Le scorte dei semilavorati all’inizio del periodo
  • I volumi di prodotto lavorati nei centri produttivi, determinando per differenza le variazioni delle scorte di semilavorati. Un possibile modo alternativo di procedere consiste nell’impiego per ogni prodotto dei conti di lavorazione a questi conti si imputano i valori delle rimanenze iniziali di semilavorati, tutti i costi sostenuti per la produzione e si sottrae poi il costo delle rimanenze finali di semilavorati determinando così per differenza il costo della produzione di prodotti finiti. 3.7 L’EFFETTO SUL RISULTATO AZIENDALE DELL’IMPIEGO DI DIVERSE CONFIGURAZIONI DI COSTO Il tipo di configurazione di costo utilizzata e il metodo di calcolo impiegato influiscono non solo sui risultati dei singoli prodotti ma anche sul risultato dell’intera gestione, questo dovuto dell’applicazione del principio fondamentale della competenza nel calcolo dei risultati economico, secondo esso sono di competenza di un dato periodo i costi dei soli prodotti venduti e tutti i costi di periodo. Un metodo che consideri costi di prodotto costi che con un altro metodo sono invece considerati costi di periodo porterà a delle determinazioni di risultato economico aziendale diverse. La differenza di risultato tra un metodo e l’altro si traduce interamente in differenza nel calore delle scorte di prodotti e l’effetto positivo o negativo sul risultato economico dipende dalle differenze tra volumi di produzione e volumi di vendita. Se tutta la produzione viene venduta non vi è alcun effetto per il semplice fatto che non ci sono variazioni di scorte. Nel valore delle scorse sono incorporate delle quote di costi fissi che incidono sul conto economico solo quando i relativi prodotti producono dei ricavi. Se in un periodo si produce più di quanto si vende il risultato economico complessivo sarà tanto più elevato quanto più alta sarà la quota di costi dissi considerati quali costi di prodotto. Se si vende più di quanto si produce le quote di costi dissi incorporate nel valore delle scorte iniziali concorrono al conto economico, portando alla determinazione di un risultato inferiore a quello che si sarebbe avuto se quei costi fissi fossero stati considerati costi di periodo nei periodi precedenti in cui sono stati sostenuti. Metodo a costi diretti variabili considerando quali costi di prodotto i soli costi diretti variabili, il risultato economico dei due periodi è uguale perché uguali sono i costi variabili per unità di prodotto i costi fissi di produzione e amministrativi e i volumi di vendita. Metodo a costo pieno industriale classificando i costi fissi di produzione come costi di prodotto si ottengono invece i risultati diversi, come si può constatare del conto economico. 3.8 UN’LTRA DIMENSIONE DI OSSERVAZIONE: L’EFFICIENZA DEI REPARTI NELLO SVOLGIMENTO DELLE LORO FUNZIONI Se si osservano i dati che sono ottenuti dal metodo fondato sui centri di costo senza limitarsi all’osservaizone del solo report finale e si può notare come il sistema di calcolo metta in evidenza alcuni elementi conoscitivi non rilevabili in precedenza i costi delle diverse fasi produttive e i costi dei servizi ausiliari. La conoscenza di questi costi è utile per produrre rapidamente delle analisi o dei preventivi di costi futuri perché è sufficiente stimare quante ore di lavorazione saranno necessarie per la produzione di un nuovo prodotto per poterne stimare rapidamente il costo delle diverse fasi di lavorazione. Poi è opportuno considerare il fatto che questi costi sono dei costi unitari cioè sono calcolati come rapporto tra il totale delle risorse utilizzate per lo svolgimento dell’attività del centro di costo e il volume complessivo di attività svolta dal centro stesso.