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Riassunto del libro "Analisi dei Costi" di Paolo Collini, libro di testo del corso universitario di programmazione e controllo.
Tipologia: Sintesi del corso
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CAPITOLO 1 – INTRODUZIONE ALL’ANALISI DEI COSTI 1.1 LA RAPPRESENTAZIONE DELL’ANDAMENTO ECONOMICO DELLA GESTIONE L’analisi dei costi consiste in una serie di tecniche di scomposizione e aggregazione dei dati economici di un’azienda finalizzata a produrre delle informazioni utili ai processi decisionali. Gli strumenti di analisi sono strumenti di management perché sono progettati e utilizzati con l’obiettivo di aiutare i soggetti chiamati ad assumere delle decisioni a identificare le soluzioni che con maggiore probabilità dovrebbero portare a un buon uso delle risorse dell’aziende. L’importanza del concetto di lungo periodo è intuitiva perché non avrebbero senso di perseguire un ottimo risultato immediato, senza che questo fosse anche l premessa per un soddisfacente risultato futuro. L’equilibrio economico di lungo periodo dipende infatti dalla capacità dell’azienda di remunerare attraverso la gestione ì, in misura adeguata a quanto richiesto dal mercato, i fattori produttivi e il capitale, cioè a mantenere le condizioni di un soddisfacente equilibrio economico. Quattro motivi per cui la costruzione di un’analisi dei costi che si proponga queste finalità incontra delle difficoltà:
comparare i livelli di efficacia e di efficienza raggiunti si potrà esprimere un qualche giudizio sulla capacità di impiegare le risorse e affermare che l’azienda è efficiente o inefficiente, efficace o inefficace. 1.3 IL CONTO ECONOMICO DELLA GESTIONE NELL’ANALISI DEI COSTI Caratteristiche del conto economico: a) Si riferisce a un periodo di tempo che è denominato esercizio che ha la durata normale di 12 mesi. b) Sintesi dell’andamento economico presentando un sintetico giudizio sull’equilibrio economico della gestione. c) Costituisce il riferimento accettato dagli analisti esterni per l’interpretazione dell’andamento della gestione. La rappresentazione dei dati ai fini gestionali deve aiutare a identificare gli elementi sui quali si potrebbe intervenire per poter migliore la capacità di produrre un soddisfacente risultato economico di esercizio. 1.4 LA STRUTTURA DEI DATI OGGETTO DI ANALISI L’obiettivo di individuare le azioni che permettano di minimizzare i costi e di massimizzare i risultati e nel breve periodo è probabile che si perseguono tre obiettivi conoscitivi fondamentali:
Del costo dei prodotti ma ciò che interessa è in realtà quanto costa produrli quali costi aggiuntivi dovremmo sostenere se decidiamo di produrli. 1.9 IL PROBLEMA DELL’ATTENDIBILITA’ DELLE INFORMAZIONI DI COSTO La qualità dell’informazione di costo non può dunque essere valutata rispetto alla sua vicinanza al vero costo e si utilizza allora il concetto di attendibilità piuttosto che quello di veridicità. L’attendibilità è intesa in due dimensioni:
Si definiscono decisioni di breve periodo tutte le decisioni che pur modificando la quantità prodotta e venduta non modificano la struttura degli impianti e delle risorse fisse. Si definiscono decisioni di lungo periodo quelle che includono anche la possibilità di modificare la struttura dell’azienda. Le decisioni strategiche direzionali e operative che possono essere così descritte:
Il diagramma mette in relazione il variare dei costi totali al variare del volume di attività. I costi fissi non debbano essere considerati immodificabili e pertanto non debbano essere assunti come sempre ininfluenti sulle decisioni, essi variano nel tempo in funzione di elementi che non rientrano nello studio della variabilità dei costi tradizionalmente perché non sono direttamente dipendenti dal volume di attività. Così l’incidenza di un costo fisso a livello di singola unità prodotta decresce all’aumentare della quantità complessiva prodotta nel periodo. I costi variabili sono proporzionali e come tali non modificano la loro incidenza a livello di costo unitario al variare della quantità prodotta. Tra i costi variabili si ricomprendono anche i costi variabili a gradini i quali non si modificano in modo continuo al variare del volume di produzione ma a balzi. La classificazione dei costi fissi e costi variabili permette di valutare l’effetto sui costi delle decisioni di produzione, vendita e modificazione del mix di prodotti venduti e fabbricati e di valutarne l’opportunità economica. Le analisi sulla variabilità dei costi presuppongono che le decisioni di produzione si collochino sempre entro i limiti della capacità produttiva disponibile perché decisioni di variazione della stessa implicherebbero un orizzonto temporale di lungo temporale. 2.2.3. UNA RIFLESSIONE SULLA VALIDITA’ DELLE RELAZIONI LINEARI DI COSTO Il costo variabile con volumi di produzione pari a zero sia nullo. Esistono poi dei costi che sono definiti costi semi variabili presentano una parte di costo fisso e una parte di costo variabile e non creano problemi ai fini dell’analisi perché è sufficiente collocare la quota fissa tra i costi fissi per avere una curva di costo variabile che interseca comunque l’asse in corrispondenza del punto zero. La linearità della curva di costo presuppone rendimenti costanti mentre si riscontrano sempre rendimenti non costanti. Una tipica forma della funzione di costo prevede infatti rendimenti crescenti nella parte iniziale e quindi rendimenti che crescono al crescere del volume e poi superato un centro punto sono decrescenti via via che ci si avvicina alla saturazione della capacità produttiva. La funzione si basa sull’idea che con volumi molto piccoli il sistema sprechi un po’ delle sue risorse mentre con l’avvicinarsi al massimo della capacità produttiva il sistema sia sotto stress e pertanto sia via via meno efficiente. Se linearizzo della funzione di costo si può notare come gli errori possano essere piuttosto grandi se si considera la possibilità di variare il volume di produzione e vendita lungo l’intero intervallo. Le decisioni riguardano invece oscillazioni piuttosto piccole dei volumi di produzione e vendita. La linearizzazione della funzione avviene alloro solo all’interno dell’intervallo considerato e in questo caso gli errori risultano di molto inferiori e l’utilizzo di una funzione lineare è allora spesso accettabile e pertanto la probabilità di gravi errori è piuttosto piccola. 2.3 L’ANALISI DEI MARGINI DI CONTRIBUZIONE Margine di contribuzione – è un indicatore di redditività che permette di svolgere rapide analisi di convenienza economica in merito a decisioni di breve periodo che riguardano i prodotti offerti sul mercato. Inoltre è definito come la differenza tra ricavi variabili e costi variabili. Il ricavo variabile è identificabile a livello di singola unità di prodotto nel prezzo di vendita. Quindi il margine di contribuzione unitario è dato dalla differenza tra il prezzo di vendita e il costo variabile di produzione e distribuzione di un dato prodotto. Il MDC non esprime in sé l’intera redditività di un prodotto perché esclude tutti i costi fissi che essendo indispensabili allo svolgimento dei processi di produzione non possono non essere considerati nel calcolo del profitto generato dalla vendita di un prodotto.
Un margine positivo significa che tutti i costi variabili del prodotto sono coperti dai ricavi ma nulla dice in relazione alla copertura dei costi fissi. I costi variabili sarebbero costi generati dalla produzione e vendita del prodotto mentre i costi fissi sarebbero costi che si sosterrebbero indipendentemente dalla produzione e vendita, legati più al trascorrere del tempo che alla produzione effettiva dei prodotti. Ogni prodotto che fosse in grado di contribuire alla copertura dei costi fissi presentando un margine positivo darebbe un aiuto alla complessiva copertura dei costi aziendali e quindi alla produzione di reddito. I costi fissi non risultano infatti modificati dalla variazione del volume di produzione e vendita e pertanto la vendita di un’unità di prodotto con margine positivo contribuisce sempre a migliorare la redditività dell’azienda, con il margine si può facilmente indicare su quali prodotti sarebbe più opportuno concentrarsi per ottenere il massimo risultato a parità di sforzo. La ripartizione dei costi fissi sui singoli prodotti comporterebbe inoltre un problema perché il costo risulterebbe funzione del volume di produzione e di vendita e pertanto sarebbe impossibile valutare le scelte di volume di produzione sulla base di un’informazione di costo che è direttamente influenzata dallo stesso volume di produzione. Il margine di contribuzione è uno strumento informativo che è destinato a essere impiegato nelle decisioni che si riferiscono al volume di produzione. Massimizzare il risultato economico significa massimizzare il margine di contribuzione in presenza di costi fissi non influenzabili. L’azienda nel breve periodo ha convenienza economica a produrre e vendere sempre i prodotti con margine di contribuzione positivo anche se questo appare relativamente basso purché la scelta di produzione non implichi la necessità di non produrre altri prodotti con margini più elevati. L’approccio del margine di contribuzione può essere utilizzato sol per decisioni relative ai volumi e all’individuazione della combinazione ottima di prodotti da produrre e vendere e alla selezione dei prodotti che è opportuno spingere maggiormente nel mercato senza modificare la struttura aziendale. 2.3.1 MARGINE DI CONTRIBUZIONE ASSOLUTO E PERCENTUALE Il margine unitario è dato tipicamente dalla differenza tra prezzo (medio) di vendita e costo unitario variabile (medio). Margine complessivo è dato dalla differenza tra ricavi totali variabili e costi variabili totali. In questo caso esso esprime quanto la quota percentuale di ricavi che rimane disponibile per la copertura dei costi fissi dopo aver coperto i costi variabili. Il margine di contribuzione percentuale può essere utile per ragionare sul contributo dei singoli prodotti alla redditività quando l’attenzione si sposta dal volume fisico al valore del venduto. 2.3.2 IL MARGINE DI CONTRIBUZIONE “PER FATTORE LIMITANTE” Il problema di scegliere i prodotti più redditizi da produrre e vendere. Questa redditività deve però essere individuata in diretto riferimento allo specifico vincolo di capacità produttiva che condiziona le scelte. Devo identificare e misurare il fattore produttivo che essendo disponibile in quantità non sufficiente rispetto alle esigenze, limitando la libertà e impedisce di produrre tutti i prodotti che la domanda di mercato sarebbe pronta ad assorbire, questo fattore è detto “limitante” o “scarso”. Se l’obiettivo è quello di far rendere di più possibile la limitata capacità produttiva, si dovranno produrre quei prodotti che a parità di capacità produttiva utilizzata producono il maggior margine di contribuzione. Una volta che è stato individuato il fattore che limita la capacità produttiva si deve determinare il margine di contribuzione che si ottiene utilizzando un’unità di fattore scarso nella produzione dei diversi prodotti e quindi produrre quanto più possibile i prodotti con più alto margine di contribuzione per unità di fattore scarso. Quindi quando la domanda di mercato supera la capacità produttiva dell’impresa, il programma di produzione deve essere definito comunque con l’obiettivo di massimizzare il margine di contribuzione totale, ma questo si ottiene impiegando le scarse risorse nella produzione di quei prodotti che per ogni unità di fattore scarso utilizzata permettono di ottenere il più alto margine di contribuzione. 2.4 LIMITI CONCETTUALI E PRATICI ALL’IMPIEGO DEI MARGINI DI CONTRIBUZIONE NEI PROCESSI DECISIONALI.
Per calcolare il costo è sufficiente misurare le quantità fisiche di fattore produttivo impiegate per un particolare risultato o in un dato periodo e attribuire a queste un adeguato valore unitario. La misurazione dei costi richiede poi una valorizzazione delle risorse consumate. L’adozione di costi medi ha due motivazioni:
La tariffa oraria della MOD è determinata in questo modo: costo totale/ ore totali. I costi diretti variabili di produzione che sono ottenuti valorizzando le quantità di fattori impiegate per ogni singolo prodotto al costo unitario medio. 2.6.2 LE CONSIDERAZIONE SUI RISULTATI DELL’ANALISI Il mix di vendita è la combinazione di prodotti che l’azienda vende espressa in termini di quote relative. Il mix può essere espresso avendo a riferimento le unità vendute o il valore di vendita (il cosiddetto fatturato). Nella prospettiva delle decisioni di breve periodo il margine di contribuzione e il fattore fondamentale che guida la redditività. Le possibili azioni che appaiono più opportune sono:
La decisione di aumentare la capacità produttiva non è invece una scelta di breve periodo e perchè una volta costruiti gli impianti e quindi aumentata la capacità non è possibile ritornare al livello precedente senza sopportare delle perdite nello smantellamento dei nuovi impianti. Le decisioni di medio-lungo termini modificano la struttura dei costi e generano i cosiddetti costi affondati che sono dei costi che sono legati a decisioni presi in precedenza ce non possono essere risparmiati o recuperati. Una politica di prodotto di medio lungo termine contempla un ampio spettro di decisioni possibili che include tutte le scelte che si possono effettuare sulla gestione del ciclo di vita dei prodotti. Comprendere in quale modo decisioni di breve e di lungo periodo intervengono nella gestione dell’offerta dell’azienda nel mercato ma sono concettualmente: a. In una prospettiva di medio-lungo termine variando la capacità produttiva gestendo politiche di posizionamento e Pricing investendo in brand e immagine modificando via via il prodotto per aggiornarlo rispetto alle esigenze dei clienti e alla concorrenza; b. In una prospettiva di breve gestendo i volumi e il mix di vendita attraverso l’azione commerciale, l’incentivazione dei venditori spingendo il prodotto sul mercato con azioni mirate. Contenuto decisionale delle diverse fasi del ciclo di vita del prodotto Fasi del ciclo di vita contenuto decisionale Introduzione Posizionamento, sostegno commerciale, pubblicità e promozione Sviluppo Pricing, scelte produttive, aumenti di capacità produttiva, commerciale, logistica Maturità Riduzione dello sforzo pubblicitario e promozionale, abbassamento dei prezzi e spinta sui volumi. Declino Progressiva riduzione dei prezzi, annullamento di ogni investimento pubblicitario e preparazione al ritiro dal mercato, riduzione della capacità produttiva Abbandono Dismissione e riconversione della capacità produttiva nella produzione di nuovi prodotti. L’impresa deve sviluppare un’equilibrata politica di portafogli prodotti, calibrando la propria offerta in modo da avere simulatamente prodotti in fasi diverse del ciclo di vita, così da bilanciare gli impegni finanziari e i rischi tipici dei prodotti in sviluppo con il cash flow dei prodotti maturi e in declino. Il ciclo di vita del prodotto e sono richiamate per ogni singola fase le caratteristiche che ne influenzano la redditività. Il termine della vita del prodotto sia decretato dal fatto che lo stesso non è più in grado di fornire dei margini soddisfacenti. L’analisi della capacità dei diversi prodotti di produrre valore è dunque un elemento di valutazione fondamentale nella politica di prodotto dell’azienda e quindi necessario chiedersi in quale modo i costi, diretti e indiretti, fissi e variabili debbano essere imputati al prodotto per poter valutare la sua redditività e in che modo le possibili scelte siano in grado di influire sulla sua capacità di produrre valore nel tempo. 3.2. L’OFFERTA DI PRODOTTI E SERVIZI E LA PRODUZIONE DI VALORE PER L’AZIENDA L’analisi della capacità dei prodotti e dei servizi offerti dall’azienda di produrre valore si fonda ovviamente sul raffronto tra i costi sostenuti per produrli e venderli e il valore che agli stessi è riconosciuto dal mercato misurato attraverso i ricavi della loro vendita. I costi che nel breve termini sono considerati fissi nel medio – lungo termine possono invece essere influenzati dalle decisioni e pertanto è necessario tenerne conto, le decisioni che riguardano i prodotti sono anche in un contesto di medio-lungo termine decisioni che influenzano i volumi di produzione e vendita futuri ma il loro effetto è destinato a protrarsi nel tempo perché deriva da modifiche strutturali cioè non reversibili. Devo includere tra i costi modificabili dalle decisioni che riguardano i prodotti, tutti i costi che sono causati dalla produzione e dalla vendita del prodotto nel tempo anche se questi appaiono fissi nel breve periodo. 3.2.1 LA MODIFICABILITA’ DEI COSTI NEL MEDIO LUNGO TERMINE
La natura dei costi fissi è prevalentemente quella di essere dei costi di capacità ovvero dei costi il cui ammontare dipende principalmente dalle scelte fatte in merito alla dimensione della capacità produttiva. Quindi sulla base del volume di produzione e vendita attesi l’azienda dimensiona la propria struttura produttiva, amministrativa e commerciale, in modo da potervi far fronte. Nel medio lungo termine tutti i costi di struttura possono essere considerati modificabili in funzione delle decisioni sulle politiche di prodotto che si assumono in un dato momento. nel breve periodo la relazione tra volume di produzione e costi variabili è invece facilmente osservabile e si possono misurare i volumi di produzione e le loro variazioni e allo stesso tempo misurare i costi e osservare come questi si modifichino al variare del volume di produzione. È dunque necessario chiedersi in quale modo si possa rappresentare il collegamento tra i costi fissi che sono principalmente costi di capacità e le diverse produzioni. Se i costi indiretti fissi sono costi di capacità e sono funzione diretta della dimensione scelta ( ex ante) per la capacità produttiva, si possa ritenere valida l’attribuzione di questi costi ai prodotti sulla base dell’utilizzo effettivo ( ex post) della capacità. Ci sono due considerazioni e individualmente sufficienti a sostenere la validità dell’attribuzione dei costi di capacità alle produzioni che utilizzano: a. I costi della capacità possono essere trattati come costi opportunità, se esiste un impiego alternativo, l’impiego di risorse genera un costo perché impedisce di utilizzare la capacità in altri impieghi e è all’utilizzo effettivo della capacità che deve attribuirsi il costo. b. L’impiego effettivo della capacità ne giustifica l’esistenza e quindi il costo, anche se una fata capacità non è installata con lo specifico intento di produrre un determinato prodotto il suo impiego effettivo ne precisa la ragione ultima. Essendo impossibile conoscere in anticipo nel dettaglio che cosa effettivamente si produrrà e venderà la decisione ex ante non riguarda singole produzioni ma il loro insieme indistinto e solo la successiva effettiva produzioni di specifici prodotti permette di identificare la ragione per cui si sostengono determinati costi di capacità. Se si analizzano le conseguenze sui processi decisionali di questa modalità di attribuzione dei costi fissi si può osservare che con l’attribuzione dei costi di capacità alle produzioni che l’impiegano si tende ad abbondare una produzione quando questa non è in grado di coprire con i ricavi i costi calcolati. Nel medio termine questa decisione si dimostra economicamente valida perché:
possono essere ritenuti specializzati solo quando i criteri sono rispettosi del principio funzionale e sono tali da garantire l’attendibilità delle informazioni che sono ottenute. Si identificano pertanto due gruppi di costi comuni quelli specializzati e i costi comuni che non potendo essi essere specializzati sono considerati come indistintamente riferiti alla generalità degli oggetti e pertanto ritenuti dei costi generali. Costo industriale è composto dei soli costi di fabbricazione e in ogni caso la determinazione di quest’ultimo richiede l’identificazione di una corretta proceduta per l’attribuzione dei costi indiretti di produzione. 3.4 IL METODO DEL COEFFICIENTE DI ASSORBIMENTO Per affrontare il problema dell’attribuzione dei costi indiretti di produzione e che tali costi siano in sostanza dei costi di capacità e siano proporzionali alla dimensione della capacità stessa. La funzione è quella di permettere la produzione e da considerarsi accettabile un criterio che andasse ad attribuire i costi sulla base dell’utilizzo che i diversi prodotti fanno della capacità produttiva dell’azienda. È necessario innanzitutto individuare una misura adeguata della capacità produttiva ed il modo più semplice per misurare l’impiego di capacità produttiva si basa sulla misurazione dell’output prodotto es espresso in unità fisiche. Tuttavia spesso non è possibile misurare la capacità produttiva in ermini di unità di output ottenibili perché i prodotti non sono omogenei nell’impiego di capacità produttiva per unità di produzione. È necessario esprimere la capacità produttiva e il suo utilizzo impiegando un parametro omogeneo che può essere individuato nel consumo delle unità di fattore limitante che è quel fattore produttivo che essendo disponibile in quantità limitata condiziona la quantità massima producibile. Tutti i fattori sono disponibili in quantità limitata ma l’unico effettivamente limitante è quello che determina data la quantità disponibile un impedimento a una maggiore produzione perché è disponibile in quantità non sufficiente a produrre quanto gli altri fattori invece permetterebbero. Tramite la quantità di questo fattore scarso è pertanto possibile misurare la capacità produttiva e i suoi utilizzi. Una volta che è stata identificata l’unità di misura della capacità produttiva si attribuiscono i costi indiretti di produzione sulla base dell’impiego che le diverse produzioni fanno della capacità costi misurata. Si procede determinando la quota di costi indiretti per un’unità di capacità utilizzata dividendo il totale dei costi da attribuire per il volume di produzione. Questo costo per unità di capacità viene denominato coefficiente di assorbimento perché identifica la quota di costi indiretti che ogni prodotto assorbe quando utilizza un’unità di capacità produttiva. Il fattore utilizzato per misurare l’impiego di capacità produttiva è fato dal tempo di lavorazione. Coefficiente di assorbimento = costi indiretti totali/ ore totali di lavorazione Il coefficiente di assorbimento permette di calcolare i costi dei prodotti in modo semplice ed economico e questo ne costituisce un indubbio vantaggio. Normalmente il periodo di riferimento è identificato nei dodici mesi dell’esercizio ed è possibile calcolare i costi per periodi più brevi ma questo può comportare forti oscillazioni del costo dei produttori nei diversi periodi dell’anno. Il metodo dei coefficienti di assorbimento pur ispirandosi all’idea di allocare i costi sulla base dell’impiego della specifica funzione appare spesso troppo semplicistico perché identifica un’unica relazione funzionale per tutte le risorse impiegate nella produzione come se le diverse produzioni utilizzassero le risorse allo stesso modo. Le relazioni casuali così descritte sono quindi troppo imprecise e il sistema di calcolo potrebbe invece produrre risultati più precisi e quindi potenzialmente più attendibili. 3.5 IL METODO A CENTRI DI COSTO Se si cerca di applicare il principio per l’attribuzione ai prodotti dei costi comuni superando il semplicistico approccio del coefficiente di assorbimento con l’obiettivo di rappresentare le relazioni funzionali tra specifiche risorse e produzioni in modo più preciso con delle difficoltà:
Il valore effettivo del parametro esprime la quantità di input o di output che effettivamente è stata impiegata per quel particolare oggetto (prodotto o centro di costo) nel periodo considerato. Il parametro potenziale esprime una stima della quantità di input o di output che è basata su alcuni fattori che dovrebbero influenzare i consumi di risorse ma che sono fissi nel tempo. 3.5.4 LO SCHEMA DI CALCOLO DEI COSTI CON IL METODO A CENTRI DI COSTO Lo schema di calcolo dei costi basato sui centri di costo prevede una successione di fasi che posso ricondurre:
Se vi sono dei prodotti che sono stati lavorati ma non sono stati completati entro la fine del periodo i costi sostenuti per queste lavorazioni non dovrebbero essere imputati ai prodotti finiti, ma al magazzino dei semilavorati. Un semilavorato è un prodotto che non ha completato tutte le fasi di lavorazione. Vi sono anche dei semilavorati che al termine del periodo sono in lavorazione all’interno di una fase cioè sono stati parzialmente tagliati o parzialmente confezionati. Per questi semilavorati è necessario stimare la percentuale di completamento e valutarli di conseguenza. La variazione delle scorte di semilavorati è quindi determinata dalle sole differenze nei volumi di produzione tra le due fasi per ogni singolo prodotto. I dati aggiuntivi di cui è necessario disporre sono: