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Appunti completi. Includono: - riassunto del libro “Analisi dei costi. Un approccio orientato alle decisioni” - esercizi svolti - appunti delle lezioni frontali - esempi con spiegazione
Tipologia: Appunti
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Email: [email protected] Libro : P. Collini, 2008, “Analisi dei costi. Un approccio orientato alle decisioni”. Franco Angeli, Milano. + capitolo sul budget e controllo che manca nel libro (vedi dispensa) Esame : Scritto, composto da alcuni quesiti (indicativamente 10) che possono essere:
Per gestire un’impresa il management deve prendere decisioni e svolgere attività tra loro collegate:
Il prezzo di vendita è quanto l’azienda chiede per la vendita di un certo prodotto. La differenza tra prezzo e costo è detta margine. Il costo di produzione fa riferimento al valore delle risorse consumate per ottenere un certo risultato (conseguenza economica di una decisione). Infatti, all’interno del costo sono inclusi anche: costo di progettazione, costo del lavoro, utilizzo dei macchinari ecc. Nell’analizzare i dati di costo, con l’obiettivo di individuare le azioni che permettono di minimizzare i costi e massimizzare i risultati, si individuano tre obiettivi conoscitivi fondamentali :
Costi amministrativi 2. Risultato operativo 500 Il passaggio da una visione sintetica a una in cui i dati sono “scomposti” per singolo prodotto, permette di capire alcune cose in merito alla capacità dei prodotti di produrre valore, che non erano invece visibili attraverso l’esame dei dati aggregati. Schema di CE “per prodotto” PRODOTTO (Area di risultato) = A B C TOTALE Ricavi 11.000 19.000 25.000 55. CPV 7.500 15.000 30.000 52. Margine 3.500 4.000 -5.000 2. Margine % 31,82% 31,05% -20,00% 4,55% Costi generali - - - 2. Costi generali % - - - 3,64% Risultato economico 500 Risultato economico % 0,909% Questa semplice scomposizione dei dati ha permesso di identificare un’area problematica dei prodotti su cui intervenire. Prod. A buona redditività —> produce valore Prod. B redditività abbastanza buona —> produce valore Prod. C redditività negativa —> consuma valore NB : C’è una parte di costi che non sono in grado di suddividere per area di risultato (es. costi generali) e, di conseguenza, non possiamo ricavare il risultato economico. NB-bis : Se un prodotto ha un margine negativo non necessariamente non porta beneficio all’impresa. Ci possono essere casi in cui un prodotto con margine negativo permette ad altri prodotti di avere un margine fortemente positivo (es. macchinetta del caffè e cialde). Il CE per aree di risultato mette in evidenza possibili aree in cui è necessario un intervento, ma non è detto che un margine negativo sia per forza un male per l’impresa. NB-tris : Ci possono essere altri casi in cui, invece, un margine negativo indica realmente una debolezza di quel determinato prodotto/area di risultato (es. viene pubblicizzata in modo non idoneo la vendita di un nuovo prodotto e di conseguenza non ha successo). Perché (nell’esempio) il prodotto C ha un margine negativo? Può essere dovuto a:
- Ciclo di vita del prodotto o Nuovo Prezzo basso —> volutamente per entrare sul mercato (costi di produzione eccessivi sui quali si andrà a fare ulteriori indagini) o Declino Prezzo basso —> prodotto ormai superato e per invogliare l’acquisto si riduce notevolmente il prezzo - Prodotto civetta o Prodotto “principale” che mi costringe all’acquisto di “consumabili” o Esempi
**+ RICAVI Ricavi
**- Δ rim. Materie prime
Classificazione dei costi Il costo è dato dal valore delle risorse che si consumano per ottenere un dato risultato. Per determinare il costo è necessario dare un valore alle risorse e misurarne il consumo (la quantità utilizzata). L’ oggetto di costo è la “cosa”, o meglio, l’azione di cui si vuole conoscere il costo. Invece del costo del prodotto, ci interessa conoscere il costo di produrre un dato prodotto. Le diverse classificazioni dei costi rispondono a esigenze diverse e riflettono ognuna un particolare aspetto del rapporto esistente tra i costi e gli oggetti rispetto ai quali questi vengono determinati. Analizzando l’elemento economico negativo, il costo, dello svolgimento di una certa azione, è possibile individuare il comportamento economicamente ottimizzante cioè:
Si definiscono decisioni di: Breve periodo : tutte quelle decisioni che pur modificando la quantità prodotta e venduta, non modificano la struttura degli impianti e delle risorse fisse (cioè risorse il cui impiego è destinato a protrarsi per più periodi; i costi fissi). L’effetto di tali decisioni si esaurisce rapidamente e non produce effetti sui costi fissi. Esempi: o Decisioni direzionali che riguardano le scelte di utilizzo delle risorse o Decisioni operative che riguardano l’esecuzione di singole attività o operazioni aziendali. o Decisioni di marketing o In generale decisioni volte a modificare i volumi di produzione e vendita L’analisi dei costi nel breve periodo si concentra sulla stima dei cambiamenti nell’ammontare dei costi e dei ricavi al modificarsi del volume di produzione e vendita. Lungo periodo : tutte quelle decisioni che includono anche la possibilità di modificare la struttura dell'azienda. L’effetto di tali decisioni è destinato a protrarsi nel tempo e non consentiranno il ripristino alle condizioni iniziali senza sostenere ulteriori costi. Esempi : o Decisioni strategiche o Decisioni sulla capacità produttiva Il concetto di reversibilità L’elemento che distingue decisioni di lungo o breve periodo è la reversibilità delle decisioni. Reversibilità: possibilità di poter tornare alla posizione originaria, senza dover sostenere costi aggiuntivi. Decisioni di breve periodo: hanno effetto di reversibilità Decisioni di lungo periodo: non hanno effetto di reversibilità LA VARIABILITÀ DEI COSTI Lo studio della variabilità è un’analisi di breve periodo che può essere descritta come l’analisi del modificarsi dell’ammontare di risorse impiegate in relazione al modificarsi delle quantità prodotte dall'azienda; il livello dei costi è descritto come una funzione del volume di produzione. Essendo un’analisi di breve periodo sono considerati come non modificabile tali elementi: capacità produttiva elementi di tipo strutturale La grande distinzioni da fare è su come varia il costo al variare del volume di attività: Costo fisso : non si modificano al variare del volume di produzione (è una costante ) Costo variabile : variano al variare della quantità prodotta o venduta (V x Q) (è una retta che parte dall’origine) Nel breve periodo l’impresa ha un limite massimo di produzione (max capacità produttiva) che può raggiungere in un dato periodo di tempo. Quando si fa questa analisi deve fare riferimento all’ammontare di risorse impiegate, senza considerare il costo delle risorse acquisite e non consumate (le rimanenze). Il fatto di considerare la variabilità dei costi in relazione all'utilizzo e non alla sola acquisizione si giustifica se e solo se la risorsa non utilizzata, ma comunque acquistata, rimane potenzialmente disponibile per altri impieghi (viene portata in SP e destinata a esercizi futuri). NB : La manodopera diretta è quella usata per la realizzazione materiale del prodotto e per ogni unità di prodotto è necessario un tot. di fattore produttivo. È un costo variabile, perché
varia al variare della quantità di prodotto realizzata, ma solitamente è un valore fisso perché la produzione non varia nel tempo. In sostanza la variabilità dei costi si riferisce al consumo del fattore produttivo. Quindi in questo caso anche se il valore della manodopera è fisso (costante nel tempo) rimane comunque un costo variabile. Il diagramma costi-volume La classificazione dei costi secondo la loro variabilità permette di costruire il diagramma a fianco. Il grafico fa riferimento ai costi totali sostenuti dall’azienda (non alle singole aree di risultato, altrimenti avremmo i costi fissi/variabili/totali unitari ). Il coefficiente angolare rappresenta il costo variabile unitario. Costo fisso unitario : decrescente l’incidenza di un costo fisso a livello di singola unità prodotta decresce all’aumentare della quantità complessiva prodotta. Costo variabile unitario : costante sono costi proporzionali e come tali non modificano la loro incidenza a livello di costo unitario al variare della quantità prodotta. Vi sono due complicazioni quando andiamo ad analizzare il costo variabile:
Immaginiamo di fare una campagna pubblicitaria: Obiettivo + 100.000 di ricavi Qual è il prodotto migliore su cui investire nella campagna pubblicitaria? PRODOTTO A perché MDC + 50. Immagino di aumentare le vendite di 10 unità quale prodotto cerco di vendere? PRODOTTO C perché MDC + 900 (90 x 10) Il margine di contribuzione “per fattore limitante” Ci sono casi in cui l'impresa rifiuta alcuni ordini, perché non dispone di una sufficiente capacità produttiva, e quindi si pone il problema di scegliere i prodotti “più redditizi” da produrre e vendere. In questo caso si ha un vincolo dato dalla capacità produttiva che condiziona le scelte. Si parla quindi di fattore scarso o fattore limitante. Per valutare quale prodotto conviene vendere si utilizza il MDC per fattore limitate , che tiene conto del fattore limitante/scarso. NB : L'azienda non deve individuare il prodotto che produce il più alto margine di contribuzione per unità venduta o per unità di fatturato, ma quello che procura il più alto margine di contribuzione per ogni singola unità di fattore scarso utilizzato; quindi, quello che a parità di utilizzo di fattore scarso genera margine più elevato. Dunque bisogna determinare il MDC che si ottiene utilizzando un’unità di fattore scarso nella produzione dei diversi prodotti. Si produrrà quanto più possibile del prodotto con il più alto margine di contribuzione per unità di fattore scarso. M DC per fattore limitante = MDCu unità di fattore limitante necessarie a produrre 1 unità di prodotto MDC per aree = Quantità prodotte di prodotto x MDCu Con questo margine si riesce a capire il margine realizzato da un’ora di manodopera (ad esempio) impiegata nella produzione: es. ogni ora di lavoro che uso per realizzare il prodotto uno mi fa aumentare il MDC di 50. Esempio : calcolo dei margini per fattore limitante PRODOTTO A B C P 100 70 80 CV 60 40 55 MDCu 40 30 25 MDC% 40% 42,86% 31,25%
h/MOD 2 3 1 MDC “per fattore limitante” 20 10 25 All’impresa converrà produrre quanto più possibile prodotto C. Se soddisfa l’intera domanda di C, l’impresa produrrà in aggiunta al prodotto C, quanto più possibile di A e, solo se si prevede di saturare anche l’intera domanda di A, produrrà, eventualmente, utilizzando la capacità residua, quanto possibile di B.
Opzioni esercitabili nella progettazione di un sistema contabile OPZIONI POSSIBILI Configurazione di costo Diretti variabili Diretti variabili + costi indiretti di produzione Diretti variabili + costi indiretti di produzione
Il prodotto B sembra avere un margine negativo, mentre il prodotto A positivo. Tuttavia se si fosse impiegata la materia prima al prezzo di A per produrre B e viceversa il risultato sarebbe capovolto. Se invece ragioniamo sui costi medi (calcolo il costo medio ponderato della materia prima) COSTO MATERIA 150 x 4€ + 200 x 6€ = 1.800€ 1.800 / 350 = 5,14286€/kg Verifico: 5,142857 x 150 + 5,142857 x 200 = 1.800€ COSTO TOTALE MATERIA 77,41€ 1.028,57€ MARGINE (ricavi – costi) - 21€ 71,43€ I due metodi portano a risultati molto diversi. In generale è possibile affermare che l’impiego dei “costi medi” è preferibile quando le differenze di costo unitario sono dovute a elementi casuali, non gestibili, mentre è opportuno che le differenze di costo dovute a fattori governabili siano messe in evidenza con i “costi effettivi” cosicché si possa intervenire. Approccio di calcolo dei costi: COSTI PER COMMESSA : Fa riferimento ai costi di un ciclo di produzione. Si utilizza il seguente approccio di calcolo: vengono calcolati i costi di “un insieme” di prodotti omogenei ai quali vengono imputati tutti i consumi di fattori produttivi sino a quando tutti i prodotti inclusi nell’insieme sono stati completati. o Metodo usato in particolare quando la produzione è caratterizzata da elementi particolari che la distinguono da quella ottenuta in altri momenti (es. costruzioni edilizie). Si ottiene un costo specifico per ogni singolo prodotto o lotto di produzione. COSTI PER PROCESSO (O PER PERIODO ): Fa riferimento ai costi di un dato periodo (es. un mese). Si calcolano con il seguente approccio: vengono calcolati i costi dei prodotti realizzati in un certo periodo di tempo, misurando e imputando agli stessi tutti i consumi di fattori produttivi rilevati nel periodo. o Metodo usato quando si producono prodotti in serie, standardizzati. Si ottiene un costo medio ponderato di prodotto per tipo di prodotto. Lo schema di calcolo È necessario gestire una contabilità di magazzino per la valorizzazione di costi dei prodotti venduti in modo da tener conto delle variazioni delle scorte. Con il metodo del calcolo “per commessa” non si pone il problema della gestione del magazzino prodotti venduti perché il costo delle commesse, completate ma non ancora “vendute”, identifica il valore delle rimanenze finali di prodotti e semilavorati. Lo schema mette in evidenza una distinzione fondamentale perché i costi di prodotto (costi diretti variabili) sono incorporati nel valore dei prodotti finiti e pertanto concorrono a formare il valore dei prodotti di magazzino; confluiscono nel CE solo quando i prodotti cui sono attribuiti vengono venduti. I costi di
Esempio: Un’azienda produce 4 diversi prodotti: Po, Tevere; Arno e Adige. La produzione avviene in tre reparti produttivi che svolgono tre distinte fasi di lavorazione. Nello stabilimento di produzione si trova anche un’officina di manutenzione. L’organizzazione ha un ufficio amministrazione, una direzione commerciale e una direzione generale. La produzione impiega due materie prime: Rosso e Verde. CE dell’esercizio (forma sintetica) Ricavi di vendita 1.669.500, Costo del prodotto venduto 832.822, Margine 836.677, Costi generali 856.300, Risultato economico - 19.622, Magazzino materie prime Materia Rosso Materia Verde Quantità Valore unitario Valore Quantità Valore unitario Valore Rim. Iniz. 20.000 1 20.000 Rim. Iniz. 5.000 0,50 2. Acquisti 60.000 1,1 66.000 Acquisti 45.000 0,45 20. Consumi 66.300 Consumi 40. Rim. Fin. 13.700 Rim. Fin. 9. Consumi di materie prime Quantità Rosso Quantità Verde Po 11.900 6. Tevere 9.200 0 Arno 19.700 22. Adige 25.500 12. Costi della manodopera diretta periodo Retribuzioni 450. Rateo 13° mensilità 49. Quota TFR 41. Oneri sociali 149. Rateo ferie non godute 20. Totale 712. Impieghi di ore di manodopera nelle produzioni Po 8. Tevere 12. Arno 52. Adige 15. Totale ore 89. Rimanenze iniziali dei prodotti finiti Po Tevere Arno Adige Quantità 3.000 1.500 500 0 Valore unitario 14 22 12 0 Valore totale 42.000 33.000 6.000 0 Magazzino prodotti finiti (quantità) Po Tevere Arno Adige Rim. Iniz. 3.000 1.500 500 0
Produzione 12.000 5.000 25.000 10. Vendite 14.000 5.800 24.500 9. Rim. Fin. 1.000 700 1.000 500 Ricavi di vendita Ricavi vendita Po Tevere Arno Adige Volume 14.000 5.800 24.500 9. Prezzo medio 18 50 34 31 Ricavo totale 252.000 290.000 833.000 294. Infine, i CF (di ogni natura e specie) ammontano a 856.300,00€ L'analisi dei margini di contribuzione: 1° Operazione: determinare il costo dei fattori produttivi. Usiamo la valorizzazione dei prelievi di magazzino: Materia Rosso Materia Verde Quantità (^) unitarioValore Valore Quantità (^) unitarioValore Valore Rim. Iniz. 20.000 1 20.000 Rim. Iniz. 5.000 0,50 2. Acquisti 60.000 1,1 66.000 Acquisti 45.000 0,45 20. Totale 80.000 1,075* 86.000 Totale 50.000 0,455 22. Consumi 66.300 1,075 71.272,5 Consumi 40.200 0,455 18. Rim. Fin. 13.700 1,075 14.727,5 Rim. Fin. 9.800 0,455 4. *Il valore unitario è calcolato come media ponderata: (20.000 x 1 + 60.000 x 1,1) / (80.000) = 1, 2° Operazione: determinazione della tariffa oraria della MOD: MOD = Costo totale Ore totali
= 8 € / h 3° Operazione: determinare il costo diretto variabile dei prodotti finiti Po Tevere Arno Adige Quantità Costo Quantità Costo Quantità Costo Quantità Costo Mat. Rosso
Mat. Verde
Totale 84.368 113.090 450.387,5 153.