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Quesiti dell'esame di Programmazione e controllo con risposte - Coller, Sintesi del corso di Programmazione e controllo

Il documento contiene le possibili domande dell'esame con le risposte. Le domande sono suddivise per capitoli del libro (+ dispensa P. Collini).

Tipologia: Sintesi del corso

2022/2023

In vendita dal 04/06/2023

E.UniversitàTN
E.UniversitàTN 🇮🇹

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QUESITI ESAME PARZIALE CON RISPOSTE
Cap. 1 - Introduzione all’analisi dei costi
1) Definire il concetto di costo. (5 righe)
Il costo è il valore delle risorse consumate per ottenere un certo risultato come conseguenza
economica di una decisione. Si deve sempre fa riferimento al costo del fare qualcosa (es. produrre
un prodotto) e non al costo di qualche cosa (es. il prodotto).
2) Definire efficacia ed efficienza in ambito aziendale e spiegare come possono essere misurate e
valutate. (15 righe)
L’obiettivo delle attività manageriali e quello di raggiungere l’efficacia e l’efficienza.
Efficacia: capacità di raggiungere il proprio obiettivo; per raggiungere l’efficacia è necessario quindi
stabilire quale sia l’obiettivo da raggiungere ed esso deve essere quantificabile tramite un
benchmark (es. fatturato, margine/redditività, quota mkt, volume vendite, costo).
Efficienza: capacità di raggiungere il proprio obiettivo con il minor consumo di risorse; oppure
massimizzare il risultato a parità di risorse. A parità di risorse sarà stato più efficiente colui che ha
raggiunto il miglior risultato. È possibile esprimere l’efficienza in diverse unità (a livello fisico,
economico, di singolo prodotto, di intera produzione).
L’efficienza può essere misurata attraverso la seguente formula:
EFFICIENZA=risorse impiegate
output prodotto
Efficacia ed efficienza insieme garantiscono economicità, cioè la capacità di raggiungere un buon
livello di risultato consumando meno risorse possibili. Non esistono livelli “ottimi” di efficacia ed
efficienza, questi vanno confrontati con un livello di riferimento (benchmark) identificato
dall’azienda.
3) Una azienda produce penne a sfera. Nel corso della prima settimana di febbraio l’azienda
produce 10.000 penne. Nello stesso periodo acquista 500 kg di plastica al prezzo di € 10 al kg. Il
costo unitario di produzione è pari a € 0,5. (vero/falso + 5 righe per argomentare la risposta)
Vero, la plastica acquistata rappresenta un costo che in totale è pari a 5.000,00€ (500 kg *
10,00€/kg = 5.000,00€). Il costo unitario di produzione viene calcolato dividendo il costo totale
della plastica con i volumi di penne prodotte (5.000,00€ / 10.000) da cui risulta 0,50€ (costo
unitario di produzione).
4) Chiarire la differenza tra le forme di conto economico a “valore e costi della produzione” e a
“ricavi e costi del prodotto venduto” specificando quale è la forma da preferire per l’analisi dei
costi e per quale motivo. (25 righe)
La differenza tra queste due forme si evidenzia principalmente per il modo in cui la variazione delle
rimanenze di prodotti finiti viene inserita nello schema di CE. Infatti nel CE a “valore e costo di
produzione” (il CE civilistico) i PF sono considerati come elemento positivo che concorre al valore
della produzione, anche se, evidentemente, non è un ricavo. Nel CE a “ricavi e costo del venduto”,
invece, i PF sono portati in riduzione dei costi sostenuti e sono detratti dalla produzione così da
ottenere il costo del solo venduto. Nell’analisi dei costi è preferibile l’utilizzo del CE a “ricavi e costi
del prodotto venduto” per due principali ragioni:
1) Utilizzando il CE a ricavi e costo del prodotto venduto si riesce a determinare correttamente il
valore del margine in relazione al fatturato poiché la redditività dei prodotti appare falsata quando
è calcolata sul valore della produzione, questo perché l’aumento di scorte non produce margini, e
quindi; se i margini sono messi in relazione con il valore della produzione, con l’aumento delle
scorte aumenta il denominatore senza che vi sia un incremento dei margini posti al numeratore.
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QUESITI ESAME PARZIALE CON RISPOSTE

Cap. 1 - Introduzione all’analisi dei costi

1) Definire il concetto di costo. (5 righe) Il costo è il valore delle risorse consumate per ottenere un certo risultato come conseguenza economica di una decisione. Si deve sempre fa riferimento al costo del fare qualcosa (es. produrre un prodotto) e non al costo di qualche cosa (es. il prodotto). 2) Definire efficacia ed efficienza in ambito aziendale e spiegare come possono essere misurate e valutate. (15 righe) L’obiettivo delle attività manageriali e quello di raggiungere l’efficacia e l’efficienza. Efficacia : capacità di raggiungere il proprio obiettivo; per raggiungere l’efficacia è necessario quindi stabilire quale sia l’obiettivo da raggiungere ed esso deve essere quantificabile tramite un benchmark (es. fatturato, margine/redditività, quota mkt, volume vendite, costo). Efficienza : capacità di raggiungere il proprio obiettivo con il minor consumo di risorse; oppure massimizzare il risultato a parità di risorse. A parità di risorse sarà stato più efficiente colui che ha raggiunto il miglior risultato. È possibile esprimere l’efficienza in diverse unità (a livello fisico, economico, di singolo prodotto, di intera produzione). L’efficienza può essere misurata attraverso la seguente formula: EFFICIENZA = risorse impiegate output prodotto Efficacia ed efficienza insieme garantiscono economicità, cioè la capacità di raggiungere un buon livello di risultato consumando meno risorse possibili. Non esistono livelli “ottimi” di efficacia ed efficienza, questi vanno confrontati con un livello di riferimento ( benchmark ) identificato dall’azienda. 3) Una azienda produce penne a sfera. Nel corso della prima settimana di febbraio l’azienda produce 10.000 penne. Nello stesso periodo acquista 500 kg di plastica al prezzo di € 10 al kg. Il costo unitario di produzione è pari a € 0,5. (vero/falso + 5 righe per argomentare la risposta) Vero, la plastica acquistata rappresenta un costo che in totale è pari a 5.000,00€ (500 kg * 10,00€/kg = 5.000,00€). Il costo unitario di produzione viene calcolato dividendo il costo totale della plastica con i volumi di penne prodotte (5.000,00€ / 10.000) da cui risulta 0,50€ (costo unitario di produzione). 4) Chiarire la differenza tra le forme di conto economico a “valore e costi della produzione” e a “ricavi e costi del prodotto venduto” specificando quale è la forma da preferire per l’analisi dei costi e per quale motivo. (25 righe) La differenza tra queste due forme si evidenzia principalmente per il modo in cui la variazione delle rimanenze di prodotti finiti viene inserita nello schema di CE. Infatti nel CE a “valore e costo di produzione” (il CE civilistico) i PF sono considerati come elemento positivo che concorre al valore della produzione, anche se, evidentemente, non è un ricavo. Nel CE a “ricavi e costo del venduto”, invece, i PF sono portati in riduzione dei costi sostenuti e sono detratti dalla produzione così da ottenere il costo del solo venduto. Nell’analisi dei costi è preferibile l’utilizzo del CE a “ricavi e costi del prodotto venduto” per due principali ragioni:

  1. Utilizzando il CE a ricavi e costo del prodotto venduto si riesce a determinare correttamente il valore del margine in relazione al fatturato poiché la redditività dei prodotti appare falsata quando è calcolata sul valore della produzione, questo perché l’aumento di scorte non produce margini, e quindi; se i margini sono messi in relazione con il valore della produzione, con l’aumento delle scorte aumenta il denominatore senza che vi sia un incremento dei margini posti al numeratore.
  1. Offre l’opportunità di operare dei confronti tra valori omogenei in tempi diversi per determinare i tassi di variazione, cosa che risulta poco chiara con la forma a valore e costi della produzione. 5) Quali sono le problematiche che si affrontano nell’analisi dei costi e come si possono risolvere?
  1. Relazioni tra possibili azioni e loro conseguenze economiche difficilmente identificabili: una stessa decisione può avere effetti diversi in tempi diversi (es. una certa decisione potrebbe portare a buoni effetti immediati, ma produrne di negativi in un momento successivo). Tale difficoltà può essere risolta attraverso l’adozione di uno schema di analisi che si fonda sull’esame separato degli effetti di breve e di lungo periodo.
  2. Relazioni tra grandezze instabili/imprevedibili nel tempo: ci possono esser casi in cui i risultati aziendali sono instabili nel tempo e non prevedibili (es. nell’agricoltura il raccolto dipende dal meteo). È possibile che i risultati seguano una distribuzione di probabilità e quindi può essere utile fare delle analisi statistiche e considerare il valore atteso.
  3. Interdipendenza tra effetti di decisioni diverse: dovuta sia a complessità, sia al diverso momento in cui gli effetti economici si manifestano, sia perché le decisioni a volte rientrano nel dominio decisionale di soggetti terzi rispetto alla stessa organizzazione. Per risolvere tale problematica è possibile considerare le variabili di cui il decisore non è in grado di ipotizzare l’andamento futuro come invarianti, ignorando le interrelazioni, nonché promuovere la comunicazione tra soggetti dell’organizzazione.
  4. Presenza di fattori esterni non controllabili (es. tasse, covid, prezzi di mercato, ecc.) si possono non considerare. 6) Qual è il grado di approssimazione (“errore”) accettabile nel calcolo dei costi? Nel rispondere si faccia riferimento alla relazione decisioni → conseguenze economiche. (15 righe) Quando si effettua una stima dei costi variabili, una problematica è rappresentata dall’approssimazione di tali costi. la “retta” dei costi variabili è un’approssimazione: nella realtà ha la forma di una “s”, crescente nella parte iniziale e decrescente via via che si avvicina alla capacità produttiva massima. Dunque, la linearizzazione fa sì che vi sia un margine d’errore, che sarà comunque molto ridotto per diversi motivi:
  1. Di solito non si analizza mai tutto l’andamento del costo variabile, ma solo un periodo ben preciso e quindi l’errore è molto circoscritto;
  2. Inoltre, dato che l’importo stesso del costo è una stima (è impossibile stabilire il vero costo del prodotto), prendendo una decisione corretta sulla base di quell’informazione l’errore non viene più considerato come un problema. Questo perché andando a lavorare sulle base delle informazioni disponibili calcoliamo una stima ragionevole di costo e presupponiamo che le decisioni prese sulla base di quelle informazioni siano corrette. 7) Quali sono e in cosa consistono gli obiettivi conoscitivi fondamentali dell’analisi dei costi? ( righe) Nell’analizzare i dati di costo, con l’obiettivo di individuare le azioni che permettono di minimizzare i costi e massimizzare i risultati, si individuano tre obiettivi conoscitivi fondamentali:
    1. PERCHE’: per quale motivo i costi sono stati sostenuti. Si valuta se è stato prodotto valore attraverso l’uso delle risorse e se sarebbe stato possibile produrre in misura maggiore.
    2. COME: in che modo le risorse che hanno generato i costi sono state utilizzate. Si valuta la capacità di utilizzare in modo efficiente le risorse.

Cap 2 - L’analisi per le decisioni di breve periodo: la variabilità dei costi e i margini di

contribuzione

1) Spiegare la classificazione dei costi in FISSI e VARIABILI, disegnare anche un grafico in cui si mostra graficamente la differenza. (20 righe + grafico) I costi variabili sono rilevanti in relazione alla decisone di breve periodo (< 12 mesi) e sono tutti quei costi che variano al variare del volume di produzione (es. materie prime, manodopera, ecc.). Sono graficamente rappresentati da una retta che parte dall’origine. I costi fissi invece, non si modificano al variare della produzione (es. salario operaio, ecc.) e sono graficamente rappresentati da una costante. Ciò non significa che siano immutabili in quanto possono comunque variare nel tempo a patto che non cambino al variare del volume della produzione/attività. Ad esempio, il canone di affitto (che dipende dall’inflazione) può variare in base all’indice ISTAT. 2) Spiegare la classificazione dei costi in FISSI e VARIABILI, disegnare anche due grafici in cui si mostrano i costi fissi e variabili totali e unitari. (20 righe + 2 grafici) I costi variabili sono rilevanti in relazione alla decisone di breve periodo (< 12 mesi) e sono tutti quei costi che variano al variare del volume di produzione (es. materie prime, manodopera, ecc.). Sono graficamente rappresentati da una retta che parte dall’origine. I costi fissi invece, non si modificano al variare della produzione (es. salario operaio, ecc.) e sono graficamente rappresentati da una costante. Ciò non significa che siano immutabili in quanto possono comunque variare nel tempo a patto che non cambino al variare del volume della produzione/attività. Ad esempio, il canone di affitto (che dipende dall’inflazione) può variare in base all’indice ISTAT. Il costo fisso unitario è graficamente rappresentato da una curva decrescente (l’incidenza di un costo fisso a livello di singola unità prodotta decresce all’aumentare della quantità complessiva prodotta). Il costo variabile unitario invece da una costante (sono costi proporzionali e come tali non modificano la loro incidenza a livello di costo unitario al variare della quantità prodotta). 3) Definire un criterio per individuare le decisioni di breve e di lungo periodo. (15 righe)

Il principale criterio utilizzato per distinguere le decisioni di breve da quelle di lungo periodo è rappresentato dalla reversibilità delle decisioni. La reversibilità consiste nella possibilità di poter tornare alla posizione originaria, senza dover sostenere costi aggiuntivi. In quest’ottica, le decisioni di breve periodo hanno effetto di reversibilità, mentre le decisioni di lungo periodo non hanno effetto di reversibilità in quanto per ripristinare la situazione che precedeva una decisione che ha modificato la struttura aziendale, è necessario sostenere ulteriori costi. 4) Le decisioni “strutturali” ovvero quelle che comportano variazioni nella struttura dell’azienda sono decisioni di breve periodo. (vero/falso + 5 righe per argomentare la risposta) Falso, le decisioni che comportano una modifica della struttura dell’azienda sono decisioni di lungo periodo in quanto l’effetto di tali decisioni è destinato a protrarsi nel tempo e non consentono il ripristino alle condizioni inziali senza sostenere costi aggiuntivi. 5) Come è definito, come si calcola, e a cosa serve il margine di contribuzione di primo livello? (20 righe) Il MDC è un indicatore di redditività che permette di svolgere rapide analisi di convenienza economica in merito a decisioni di breve periodo che riguardano i prodotti offerti sul mercato. È calcolato come la differenza tra ricavi e costi, dove i ricavi coincidono con il prezzo: MARGINE DI CONTRIBUZIONE = RV – CV (ricavi variabili - costi variabili) MARGINE DI CONTRIBUZIONE UNITARIO (MDCu) = P – CVu (prezzo – costo variabile unitario) Non esprime in sé l'intera redditività di un prodotto, perché esclude tutti i costi fissi. Di conseguenza la realizzazione di un margine di contribuzione positivo non implica necessariamente la produzione di un reddito complessivo positivo; significa solo che tutti i costi variabili del prodotto sono coperti dai ricavi, ma nulla dice in relazione alla copertura dei costi fissi. Il MDC può avere risultato positivo, in tal caso si ha la copertura dei costi fissi; negativo, il margine generato non consente la copertura dei costi fissi; pari a zero ossia il margine copre perfettamente i costi fissi e l’impresa sarà indifferente dal continuare a vendere quel prodotto o meno. 6) Com’è definito, come si calcola, e a cosa serve il margine di contribuzione per fattore limitante? (25 righe) Ci sono casi in cui l'impresa ha un vincolo dato dalla capacità produttiva che condiziona le scelte e quindi si pone il problema di scegliere i prodotti “più redditizi” da produrre e vendere. Si parla quindi di fattore scarso o fattore limitante. Il MDC per fattore limitate , che tiene conto del fattore limitante/scarso, consente di valutare quale prodotto conviene vendere dato il vincolo. Il MDC per fattore limitante è calcolato come segue: M DC per fattore limitante = MDCu unità di fattore limitante necessarie a produrre 1 unità di prodotto MDC per aree = Quantità prodotte di prodotto x MDCu Con questo margine si riesce a capire il margine realizzato da un’ora di manodopera (ad esempio) impiegata nella produzione: es. ogni ora di lavoro che uso per realizzare il prodotto uno mi fa aumentare il MDC di 50. L'azienda non dovrà individuare il prodotto che produce il più alto margine di contribuzione per unità venduta o per unità di fatturato, ma quello che procurerà il più alto margine di contribuzione per ogni singola unità di fattore scarso utilizzato; quindi, quello che a parità di utilizzo di fattore scarso genera margine più elevato.

limitante Prima realizzo A Poi realizzo B Infine C Quantità prodotte 300 400 50 Ore MOD usate 600 1.200 200 MDC per aree 36.000,00€ 24.000,00€ 12.00,00€ MDC max 72.000,00€ Alla società Alfa Srl conviene produrre il prodotto A per l’intero ordine ricevuto (300 unità) e utilizzare le restanti ore di MOD per produrre B (400 unità) in quanto sono i due prodotti che generano il MDC per fattore limitante più elevato, infine le conviene produrre 50 unità di C con le 200 ore di MOD restanti. In questo modo la società potrà realizzare il MDC massimo dato il fattore limitante rappresentato dalle ore di manodopera diretta. 9) Costruire un esempio con dati a piacere in cui si mostra l’utilizzo del margine di contribuzione per fattore limitante nella scelta del programma di produzione. L’esempio deve mostrare 3 prodotti con margine di contribuzione lordo pari a €20; € 40, e € 60. (25 righe) La società Alfa Srl produce tre prodotti: A, B e C che vende rispettivamente al prezzo di 100,00€, 80,00€ e 80,00€. Il prodotto A genera costi variabili unitari pari a 80,00€, quello B pari a 40,00€ e quello C pari a 20,00€. La Società impiega 3 ore di manodopera diretta per produrre A, 1 ora per produrre B e 2 ore per produrre C. La Alfa Srl dispone di un massimo di 2.000 ore di manodopera diretta ed ha ricevuto 300 ordini per il prodotto A, 400 per il prodotto B e 600 per il prodotto C. PRODOTTO A B C Prezzo 100,00€ 80,00€ 80,00€ CVu 70,00€ 40,00€ 20,00€ MDCu 30,00€ 40,00€ 60,00€ MDC % 30,0% 50,0% 75,0% Ordini ricevuti 300 400 600 Ore MOD necessarie 3 1 2 Max MOD disponibile 2. MOD necessaria 900 400 1. MDC per fattore limitante

Infine A Poi realizzo B Prima realizzo C Quantità prodotte 133,3 400 600 Ore MOD usate 400 400 1. MDC per aree 3.999,00€ 16.000,00€ 36.00,00€ MDC max 55.999,00€ Alla società Alfa Srl conviene produrre il prodotto C per l’intero ordine ricevuto (600 unità) e utilizzare le restanti ore di MOD per produrre B (400 unità) in quanto sono i due prodotti che generano il MDC per fattore limitante più elevato, infine le conviene produrre 133,33 unità di A con le 400 ore di MOD restanti. In questo modo la società potrà realizzare il MDC massimo dato il fattore limitante rappresentato dalle ore di manodopera diretta. 10) Definire il punto di pareggio in termini di volume per una azienda che produce e vende un solo prodotto. (15 righe) Il punto di pareggio in termini di volume rappresenta il volume di produzione e vendita che permette all’azienda di coprire completamente i costi fissi attraverso il MDC che ne deriva. Il calcolo del volume di pareggio dipende da:

  1. Prezzo unitario: A parità delle altre variabili un aumento del P determina un aumento del MDCU e quindi una diminuzione del VBEP
  2. Costo variabile unitario: Un aumento dei CVU comporta una diminuzione del MDCU e di conseguenza un aumento del VBEP
  3. Valore totale dei costi fissi: A parità delle altre variabili, un aumento dei CF porta ad un aumento del VBEP E si calcola come segue: V BEP =

CF

( PCVu )

CF

MDCu 11) Definire il punto di pareggio in termini di fatturato per una azienda che produce e vende un solo prodotto. (15 righe) Il punto di pareggio in termini di fatturato rappresenta il volume di fatturato (calcolato come prezzo x volumi di vendita/produzione) che permette all’azienda di coprire completamente i costi fissi attraverso il MDC che ne deriva. Si calcola con la formula seguente: F BEP =

CF

( PCVu ) P

CF

MDC %

12) Definire il punto di pareggio per una azienda multiprodotto: come si calcola e quali ipotesi è necessario fare. (25 righe) Quando i prodotti sono tra loro diversi non è possibile esprimere il punto di pareggio in termini di volume ed è necessario esprimerlo con un’unità di misura omogenea. A tal fine si utilizza il prezzo e il volume complessivo (il fatturato aziendale). Esprimendo in termini di fatturato il volume di attività, è necessario che i dati di costo e ricavo siano espressi rispetto al valore e quindi in percentuale sul fatturato. Per questo nel calcolo del punto di pareggio si impiega il margine di contribuzione relativo percentuale invece che il margine unitario. Il MDC% da utilizzare è quello calcolato come media ponderata di tutti i prodotti: ∑ (^) ( MDC^ %^ prodotto n x^ Fn F ) = MDC % medio Dove Fn F è la quota sul fatturato prodotta da ogni prodotto. Infine, è possibile calcolare il punto di equilibrio come segue: F BEP =

CF

( PCVu ) P

CF

MDC % medio

non possono essere specializzati attraverso un valido criterio e per questo vengono considerati costi generali. Sono in ogni caso costi comuni i costi derivanti dalle attività di natura amministrativa e commerciale poiché è difficile identificare un adeguata misura della loro capacità produttiva. 6) Descrivere brevemente il metodo del coefficiente di assorbimento. (15 righe) Si basa sulla considerazione che i costi comuni specializzabili siano in sostanza dei costi di capacità e siano pertanto proporzionali alla dimensione della capacità stessa. È necessario anzitutto individuare una misura adeguata della capacità produttiva (es. output prodotto), dopodiché si procede determinando la quota di costi indiretti di produzione per unità di capacità utilizzata dividendo il totale dei costi da attribuire per i volumi di produzione. Questo costo per unità di capacità viene denominato “coefficiente di assorbimento” perché identifica la quota di costi indiretti che ogni prodotto assorbe quando utilizza un’unità di capacità produttiva. Coefficiente di assorbimento = Costi indiretti totali Consumo di fattore limitante Costi indiretti assorbiti = Coefficiente diassorbimento x Unitàdi capacità consumata 7) Quali sono i vantaggi e gli svantaggi del metodo del coefficiente di assorbimento? (15 righe) Questo metodo è tra i più utilizzati nella realtà in quanto di facile applicazione; tuttavia, appare spesso troppo semplicistico perché identifica un'unica relazione funzionale a tutte le risorse impiegate nella produzione, come se le diverse produzioni utilizzassero le risorse allo stesso modo, cioè nelle stesse proporzioni. Si tratta quindi di un'ipotesi che difficilmente si realizzerà nella realtà e quindi l'eccessiva semplificazione che questo metodo comporta porta spesso a risultati non soddisfacenti. Inoltre, tale metodo presenta il problema della difficile identificazione di relazioni funzionali tra costi indiretti e produzione. 8) Descrivere brevemente il funzionamento del metodo di attribuzione dei costi indiretti basato sui centri di costo. (20 righe) Con questo metodo si identifica e si misura il contributo offerto dallo specifico ambito organizzativo alle diverse produzioni, misurato attraverso un opportuno parametro (diretto, indiretto, di output e di input), e si procede sulla base di questo all'attribuzione dei costi dell'unità organizzativa (centri di costo) alle produzioni cui ha contribuito. All’interno dell’organizzazione i compiti vengono aggregati in unità operative all’interno delle quali si svolgono delle “funzioni” omogenee. Vi sono 3 principali tipi di CDC: i CDC produttivi finali, i CDC di servizi ausiliari e i CDC di servizi generali. Con questo metodo si procede con la localizzazione dei costi ai centri di costo, segue l’attribuzione dei costi dei centri di natura contabile agli altri centri di costo nonché l’attribuzione dei costi dei centri ausiliari ai centri produttivi finali che hanno beneficiato dei servizi. Successivamente viene determinato il costo unitario e vengono attribuiti ai prodotti i costi diretti sulla base della quantità di fattori impiegate e i costi delle fasi di lavorazione svolte per ognuno di essi in proporzione alla quantità di attività utilizzata; in questo modo si determina il costo della produzione di ogni prodotto nel periodo. Segue la valorizzazione del “carico di magazzino” prodotti finiti; il calcolo dei margini dei singoli prodotti ed infine l’attribuzione dei margini alle singole produzioni e dei costi dei centri di servizi generali al conto economico come costi generali. 9) Quanti tipi di centri di costo si possono individuare e quali sono le loro caratteristiche? ( righe) Centri produttivi finali: Identificano reparti produttivi nei quali vengono svolte specifiche operazioni di trasformazione dei prodotti. Da questi centri escono dei prodotti finiti o dei semilavorati destinati ad essere completati da altri centri di analoga natura. Svolgono una

particolare fase del processo produttivo caratterizzata da un particolare contenuto tecnico e dal conseguente impiego di conoscenze e attrezzature specifiche. I costi di questo centro saranno attribuiti ai diversi prodotti sulla base del contributo dei reparti alla specifica produzione e sono pertanto costi di prodotto. Centri produttivi di servizi ausiliari: Identificano unità organizzative all’interno del sistema produttivo che svolgono attività di supporto agli altri centri di costo; dunque, forniscono un particolare servizio ad altri reparti (es. officina interna per la manutenzione, centrali di produzione elettrice, ecc.). I costi di questi centri vengono attribuiti ai centri utilizzatori in proporzione alla quota di utilizzo dello specifico servizio che deve pertanto essere misurabile. I costi di questi centri possono essere: o Di prodotto, per la quota attribuita ai centri di costo produttivi finali o Di periodo, per la parte attribuita ai centri di costo di servizi generali Centri di servizi generali: Identificano reparti e uffici che non svolgono attività produttive in senso stretto e non forniscono nemmeno servizi di natura produttiva precisamente identificabili. Si tratta di tutti i servizi interni svolti a supporto dell’attività, ma con output troppo eterogenei per essere univocamente identificati (tipicamente attività amministrativa e commerciale). I costi di questi centri sono attribuiti direttamente al conto economico in quanto costi di periodo. 10) È corretto affermare che, dopo aver attribuito i costi indiretti con il metodo a centri di costo, i costi dei centri di costo di servizi ausiliari sono classificabili come costi di prodotto? (vero/falso; argomentare la risposta; 20 righe) Il costo dei CDC di servizi ausiliari è in parte attribuito ai servizi generali ed in parte attribuito ai CDC produttivi finali, si può pertanto affermare che tali costi sono classificabili come costi di prodotto per la quota attribuita ai CDC produttivi finali, mentre sono classificabili come costi di periodo per la quota attribuita ai CDC di servizi generali. 11) Cosa sono e a cosa servono i centri di costo puramente contabili? (15 righe) Sono una categoria particolare di CDC a cui vengono assegnati alcuni costi indiretti in base a quanto precedentemente stabilito nella fase di progettazione del sistema contabile. Sono pertanto dei “luoghi contabili di aggregazione dei costi” utilizzati per attribuire successivamente ai prodotti dei costi che non appartengono ad uno specifico reparto. 12) Cosa sono (come si possono identificare) i centri di costo? (15 righe) I CDC sono unità operative che svolgono funzioni omogenee e che l’organizzazione individua all’interno dell’azienda. La classificazione di un centro di costo fa riferimento in particolare al rapporto dell’attività più o meno identificabile con la produzione o con altri centri di costo: se un centro svolge un’attività sufficientemente omogenea (misurabile) e il suo contributo alla produzione è di tipo diretto, il centro può essere classificato tra i centri produttivi, altrimenti è un centro di servizi generali. Nonché all’opportunità di classificare i costi relativi tra i costi di prodotto o quelli di periodo: se un costo è considerabile tra i costi di prodotto dovrà essere compreso in un centro di costo produttivo, altrimenti in un centro di servizi generali. 13) Quali tipi di parametri di attribuzione possono essere utilizzati nel metodo a centri di costo? (15 righe) I parametri che misurano l’attività svolta dal centro di costo sono di tre tipi:

  1. Parametri diretti: Misurano specificatamente l’output del centro di costo; tuttavia, la misurazione dell’output non è sempre possibile, ovvero può essere troppo costosa.
  2. Parametri indiretti: Stimano l’output del centro di costo sulla base di un fattore di input impiegato dallo stesso.

volumi si basa su quantità fisiche di output e, a tal fine, si possono usare unità di misura quali peso, numero di unità, volume fisico, ecc.

  1. I metodi basati sul valore (di mercato dei prodotti finiti): Si basano sulla ripartizione dei costi congiunti tra i diversi prodotti ottenuti in proporzione al loro valore economico. Vi sono due principali metodi: a) Metodo del prezzo di vendita: Attribuisce i costi congiunti ai prodotti in proporzione ai ricavi che si presume di ottenere dagli stessi. In questo modo vengono attribuite quote maggiori di costo ai prodotti che realizzano maggiori ricavi e, di conseguenza, si ottiene il medesimo MDC per tutti i prodotti. b) Metodo del valore basato sui margini contributivi: Questo metodo fa sì che i prodotti ottengano lo stesso margine anche in seguito all’attribuzione dei costi speciali. Il metodo prevede di attribuire i costi sulla base della capacità economica di assorbimento dei costi da parte dei diversi prodotti. L’operazione può essere fatta calcolando il MDC% medio ((ricavi totali – costi totali) / ricavi totali), utilizzandolo poi per calcolare i MDC dei singoli prodotti (moltiplicando per i ricavi dei singoli prodotti), si determinano i costi totali per differenza (ricavi – margine) ed infine, sottraendo i costi speciali ai costi totali, si determina la quota di costi congiunti dei singoli prodotti.
  2. I metodi matematici (poco importanti): Si basano sull’identificazione di un modello esplicativo del funzionamento del processo produttivo e si propongono di individuare 5) Un'azienda vitivinicola possiede due campi di 5 ettari ciascuno. In uno dei due campi viene coltivata uva della qualità chardonnay, nell'altro uva della qualità pinot nero. Per la lavorazione dei campi l'azienda ha 4 operai assunti a tempo pieno ed utilizza due trattrici agricole e diversi macchinari. Dai due campi l'azienda ricava ogni anno 700 quintali di uva chardonnay e 500 quintali di uva pinot nero. L'uva della qualità pinot nero viene venduta ad una azienda che produce spumante. L'uva della qualità chardonnay viene trasformata in vino ed imbottigliata dall'azienda. Dalla trasformazione dell'uva in vino si ottengono 500 ettolitri di vino e 150 di vinacce. Il vino viene imbottigliato e venduto direttamente dall'azienda mentre le vinacce vengono vendute ad una distilleria che le utilizza per produrre grappa. o Quali sono le produzioni congiunte descritte nell'esempio? o Specificare per ciascuna produzione congiunta individuata:il punto di separazionequali sono i prodotti che si ottengono dalla produzione congiuntai costi comuni che devono essere attribuiti ai prodottiil metodo di attribuzione più adatto (motivare la risposta) o (20 righe complessive per la risposta) La produzione tecnicamente congiunta nell’esempio è quella relativa alla fase di trasformazione dell’uva chardonnay in vino, da cui l’azienda ricava il vino e lo “scarto”, ossia le vinacce. Lo split-off point è rappresentato dalla fase di trasformazione dell’uva chardonnay in vino. I costi comuni che pertanto dovranno essere attribuiti ai prodotti tecnicamente congiunti sono quelli riconducibili alle fasi di coltivazione, lavorazione e raccolta dei campi di uva chardonnay e alla fase di trasformazione dell’uva in vino. Di conseguenza i costi relativi all’imbottigliamento del vino chardonnay sono costi speciali riferibili solo al suddetto vino. Visto che le due produzioni sono precisamente misurabili con unità di misura omogenee (ettolitri), per l’attribuzione dei costi comuni può essere utilizzato il metodo volumetrico, inoltre, essendo presente un solo prodotto principale (il vino) si potrebbe optare anche per il metodo del prodotto principale con margini nulli per il prodotto secondario.

6) Una falegnameria produce assi di legno che vende poi in tutto il mondo. La materia prima è costituita da tronchi di legno che vengono tagliati in assi di diversa misura e spessore, durante la fase di lavorazione dei tronchi e durante la successiva fase di levigatura delle assi viene prodotta molta segatura. La segatura viene utilizzata in parte come combustibile nella caldaia aziendale (durante i mesi invernali), il resto della segatura viene utilizzata come combustibile nell'essiccatoio aziendale (una specie di forno in cui il legno lavorato viene asciugato). o Si descrivano brevemente le caratteristiche delle produzioni tecnicamente congiunte. o Il caso descritto è un processo di produzione tecnicamente congiunta? o Come si possono attribuire ai prodotti i costi comuni descritti nell'esempio (identificare i costi comuni e proporre un metodo per la loro attribuzione ai prodotti)? o (20 righe complessive per la risposta) Una produzione tecnicamente congiunta, per essere tale, deve possedere le seguenti caratteristiche, ossia: avvenire attraverso un processo che almeno in parte è unico e che dà luogo all’ottenimento di due o più prodotti distinti; non deve fare necessariamente riferimento all’intero processo di produzione; deve dar luogo a prodotti oggettivamente diversi, ossia per i quali si manifesta una domanda distinta di mercato. Il caso descritto riguarda una produzione tecnicamente congiunta in quanto si ha un processo unico che da luogo a due prodotti distinti ossia le assi e la segatura. Poiché la segatura viene utilizzata internamente dalla segheria senza essere rivenduta, non è possibile utilizzare il metodo di attribuzione basato sul valore. Si potrebbe pertanto utilizzare il metodo volumetrico, visto anche che è possibile misurare le quantità prodotte con un unità di misura omogenea (peso in grammi o in chili).

La variazione di volume fa riferimento ai costi fissi indiretti di reparto e rappresenta il discostamento tra i volumi effettivamente prodotti dal centro produttivo finale e i volumi standard previsti dall’impresa. Fa riferimento ai costi fissi in quanto una variazione di volume comporta una modifica dell’incidenza dei costi fissi per singola unità di prodotto. La variazione di volume può essere calcolata in due modi: il primo prevede di moltiplicare la differenza tra l’incidenza unitaria dei costi indiretti effettivi e programmati con i volumi effettivi. Il secondo metodo prevede invece di sottrarre il costo standard totale per la produzione effettiva di un dato prodotto all’interno del reparto al costo standard variabile totale dell’output del centro di costo, incluso dei costi indiretti di reparto (anche quelli relativi ai CDC ausiliari). Variazione di volume 1 =

Cind (^) Eff V (^) Eff

CIndSTD

V STD )

x V (^) Eff^ ∏^ x , y ,… Variazione di volume 2 =¿

7. Cos’è e come si calcola la variazione di spesa? La variazione di spesa fa riferimento ai costi fissi generali e rappresenta il discostamento tra la spesa generale effettivamente sostenuta e il budget prefissato dall’impresa. Viene calcolata come differenza tra spesa effettiva e budget stimato. Variazione di spesa = SpesaEffBudget AssegnatoSTD **NOTA → i quattro quesiti precedenti fanno riferimento alle formule generali (paragrafo 5.6) e non al metodo in partita doppia. Vanno quindi spiegate le formule e non il funzionamento dei conti (che vengono chiesti in domande specifiche).

  1. In riferimento al calcolo delle varianze con il metodo della partita doppia. Descrivere il** contenuto del conto variazione efficienza reparto 1 nel caso di un’azienda che produce 3 prodotti diversi e che fa uso di una sola materia prima e manodopera (utilizzate in tutte le fasi del processo produttivo). Specificare il contenuto delle sezioni dare e avere, il significato delle formule descritte ed il significato del saldo del conto. Specificare anche da quali conti provengono e in quali conti confluiscono i valori iscritti in dare ed avere. Nel conto variazione efficienza del reparto 1 troviamo in dare il valore totale dei consumi effettivi valorizzati a prezzo standard della manodopera e della materia prima utilizzate nel reparto 1 per la produzione dei 3 prodotti. Nella sezione avere troviamo invece il costo variabile totale relativo ai volumi prodotti nel reparto 1 dei 3 prodotti. Il saldo del conto rappresenta la variazione positiva o negativa di efficienza (quantità) del reparto 1 che andrà riportata nel conto economico. C/VARIAZIONE EFFICIENZA REPARTO 1 da c/magazzino materie prime

PSTD

A mat. prima x QEff C mat. prima CVU (^) STD^ ∏^

. 1 x V^ ∏ Eff^ , (^) ∏ .1 (^) a c/variazione volume reparto 1 da c/variazione prezzo manodopera

PSTD

A mod x QEff C / A mod CVU (^) STD^ ∏^

. 2 x V^ ∏ Eff^ , (^) ∏ .2 (^) a c/variazione volume reparto 1 CVU (^) STD^ ∏^ . 3 x V^ ∏ Eff^ , (^) ∏ .3 (^) a c/variazione volume reparto 1 NOTA → La domanda precedente può essere riferita a ciascuno dei conti che vengono utilizzati per l’analisi delle varianze con il metodo della partita doppia.

Cap 6 - L’efficienza nell’impiego delle attività indirette e le politiche di cliente: l’analisi

basata sulle attività

1. Come si identificano le attività nel calcolo dei costi basato sulle attività? (10 righe) Le attività rappresentano un insieme di risorse dedicate al conseguimento di uno specifico risultato e per questo possono essere identificate in base al risultato che producono (il loro output finale). In generale le attività che possono essere identificate all’interno di un centro produttivo possono essere l’attrezzaggio macchine, la movimentazione logistica, la movimentazione in uscita dei prodotti e dei semilavorati, il controllo qualità e la rilevazione dei difetti. 2. Quali sono le differenze tra il metodo a centri di costo ed il metodo basato sulle attività per l’attribuzione dei costi indiretti ai prodotti? (20 righe) Il modello basato sulle attività utilizza la medesima logica del modello a centri di costo con la differenza che nel metodo delle attività le funzioni svolte dalle risorse sono descritte in termini di attività anziché riferite all’unica attività principale svolta dal centro di costo dove sono consumate. Dunque, la principale differenza è rappresentata dal fatto che un centro di costo è un’attività organizzativa mentre l’attività è un insieme di sforzi, ossia di impieghi di risorse finalizzate al conseguimento di un dato risultato a cui vengono attribuiti i costi indiretti sulla base dei driver di risorse (parametro di tipo funzionale). In pratica nel modello a CDC i costi dei centri produttivi vengono attribuiti direttamente ai prodotti sulla base di un parametro (sempre di tipo funzionale), mentre nel modello delle attività i costi dei CDC vengono prima attribuiti alle attività sulla base di un c.d. “resurce driver” e successivamente vengono attribuiti i costi delle attività ai processi principali attraverso un “activity” driver ed infine i costi dei processi vengono assegnati ai prodotti. 3. L’analisi dei costi generali attraverso le attività (20 righe) Con il metodo delle attività è possibile attribuire una parte dei costi generali ai prodotti. Ciò è possibile identificando i costi delle attività generali attraverso la misurazione degli output delle attività (gli activity driver). Pertanto, le attività amministrative e commerciali possono essere attribuite direttamente ai prodotti nel caso in cui concorrano ad altre attività o CDC, oppure possono essere riferite al prodotto in maniera più “mediata” e in tal caso i loro costi vengono prima attribuiti a dei sub-processi e in seguito ai processi principali a cui il sub-processo concorre. 4. L’analisi dei costi per dimensioni diverse dal prodotto e dall’unità organizzativa. (20 righe) È possibile osservare il processo di produzione di valore avendo a riferimento elementi diversi dalla dimensione dei prodotti e dell’efficienza interna. Ad esempio, è possibile guardare alla produzione di valore in base al comportamento specifico di alcuni clienti attraverso “l’analisi per cliente” che può essere sviluppata in più modi. Un primo metodo è quello di attribuire al singolo cliente tutti i costi e tutti i ricavi considerando come costi generali quelli comuni a più clienti. Un secondo metodo è quello di sviluppare un’analisi basata sulle attività poiché alcune attività indirette possono essere impiegate in modo diverso da un cliente invece che da un altro. 5. In cosa si differenzia il Time-Driven Activity Based Costing dall’Activity Based Costing tradizionale? Quali sono i vantaggi? (15 righe) L’Activity Based Costing tradizionale può, talvolta, risultare di difficile applicazione in quanto può essere difficoltoso identificare i costi delle attività. Il Time Driven ABC risolve il problema proponendo un metodo semplificato che prevede la fissazione di un costo standard per attività a livello di centro di costo e l’utilizzo di questo dato per tutte le successive fasi di analisi.

  1. Centri di ricavo: sono centri concentrati sui volumi di vendita la cui misurazione della performance avviene attraverso il valore dei ricavi in quanto non possono incidere sul prezzo di vendita ma solo sul mix di vendita.
  2. Centri di profitto: sono centri il cui obiettivo è la massimizzazione del profitto e sono dunque volti ad ottimizzare la differenza tra costi e ricavi avendo la possibilità di incidere almeno sui ricavi.
  3. Centri di investimento: sono responsabili della relazione tra investimenti, capitale investito e profitti, il cui parametro di misurazione della performance usato solitamente è il ROI.
  4. Centri di spese discrezionali: sono centri che producono servizi interni non misurabili e che non possono essere responsabilizzati sul rapporto tra consumi e risultati. Sono centri tenuti a fornire i servizi necessari senza superare il budget stanziato (es. servizi amministrativi, ricerca e sviluppo, marketing, ecc.).