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Alla scoperta del retore Quintiliano
Tipologia: Appunti
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Quintiliano → origine spagnola; a Roma è maestro di retorica ed è talmente bravo che si mette in luce con l’imperatore Vespasiano, a tal punto che quest’ultimo decide di dargli uno stipendio, anche molto alto, la stessa cifra di un funzionario statale. Ciò dimostra anche il rapporto di fiducia esistente tra i due. L’insegnamento della retorica rappresenta la 3^ fase scolastica: era l’insegnamento più elevato, che solo i giovani particolarmente colti o i figli di famiglia nobile intraprendevano. Prima cosa c’era? Innanzitutto anticamente erano i padri a insegnare la cultura base ai figli (es. Catone il censore: ad filium marcum, in cui dichiarava che solo il pater familia poteva essere maestro dei propri figli: presa di posizione polemica VS i maestri greci, che invece erano sostenuti dagli Scipioni → una vena polemica VS i maestri greci permarrà nel mondo latino, es. nelle satire di Giovenale, che li chiama grechetti). Prenderà poi piede un insegnamento affidato ai greci, che ne sapevano ben di più dei latini. Fasi insegnamento:
Institutio oratoria → sua opera più importante; trattato destinato ai futuri maestri di retorica, dunque opera didascalica, scritta per formare i nuovi maestri. Scopo: anche se in ambiti diversi, è lo stesso di Plinio il Vecchio quando ha scritto la Naturalis historia → cosa volevano i Flavi dagli intellettuali? che formassero la classe diligente. Vespasiano e la dinastia dei Flavi sono stati così riconoscenti a Quintiliano che gli hanno conferito i cosiddetti ornamenta consularia, ossia il titolo di console (punto più alto del cursus honorum), anche se Quintiliano non si è mai occupato di politica. 12 libri. Libro 1: spiega ai maestri come comportarsi coi bambini.
Riprende i 3 atti che l’oratore deve seguire (vedi schema pag.418). Mancano la memoria e actio (esposizione orale), che sono considerate nell’ultima parte, quindi non messe in luce come le altre. Ultimo libro: figura dell’oratore, che per Quintiliano è da vedersi nella maniera di Cicerone e di Catone il Censore: vir bonus dicendi peritu. C’è però una differenza tra Catone/Cicerone e Quintiliano: per i primi l’oratore deve avere in primis le virtù morali che gli permettono di essere buono cittadino, solo così acquisirà quelle doti retoriche che gli permetteranno di essere oratore; per Quintiliano l’oratore prima di tutto deve conoscere le tecniche dell’oratoria e solo così, ossia sapendo parlare al pubblico, l’oratore diventa bonus, per questo per lui l’eloquenza è la più importante di tutte le arti e grazie a questa si acquisiscono tutte le virtù morali. Conseguenza: orator = modello nella società. I critici ritengono che, in un momento di crisi dell'intellettuale che non può esercitare più ruolo politico, sia un po’ un modo di rivalersi → tentativo dell’intellettuale di non perdere la sua importanza: giustificazione dell’importanza dell’oratoria. C’è una parte in cui Quintiliano fa critica, ossia enuncia le sue idee, sugli autori che l’hanno preceduto, sia latini che greci.
de causis corruptae eloquentiae → altra opera citata dagli antichi, ma che non abbiamo. Ricostruiamo il pensiero di Quintiliano non tramite questo trattato, ma tramite testimonianze dirette (Tacito + anonimo del sublime). Vespasiano attribuisce la decadenza dell’eloquenza alla decadenza dei costumi o alla decadenza delle scuole: ecco che viene ad avere un significato ancora più importante la sua opera che ci è pervenuta, dove spiega appunto ai maestri di retorica le regole dell’oratoria.
stile → chiaramente ciceroniano, tuttavia periodi più semplici, mentre in Cicerone c’erano tante subordinate (ipotassi). Siccome l’institutio è un’opera a scopo didattico, cioè destinata alla formazione dei maestri, sono frequenti termini tecnici