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Quintiliano: grande maestro di retorica, Appunti di Latino

Alla scoperta del retore Quintiliano

Tipologia: Appunti

2024/2025

Caricato il 01/07/2026

rebecca-colica
rebecca-colica 🇮🇹

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Quintiliano → origine spagnola; a Roma è maestro di retorica ed è talmente bravo che si mette in
luce con l’imperatore Vespasiano, a tal punto che quest’ultimo decide di dargli uno stipendio,
anche molto alto, la stessa cifra di un funzionario statale. Ciò dimostra anche il rapporto di
fiducia esistente tra i due. L’insegnamento della retorica rappresenta la 3^ fase scolastica: era
l’insegnamento più elevato, che solo i giovani particolarmente colti o i figli di famiglia nobile
intraprendevano. Prima cosa c’era? Innanzitutto anticamente erano i padri a insegnare la cultura
base ai figli (es. Catone il censore: ad filium marcum, in cui dichiarava che solo il pater familia
poteva essere maestro dei propri figli: presa di posizione polemica VS i maestri greci, che invece
erano sostenuti dagli Scipioni → una vena polemica VS i maestri greci permarrà nel mondo
latino, es. nelle satire di Giovenale, che li chiama grechetti). Prenderà poi piede un insegnamento
affidato ai greci, che ne sapevano ben di più dei latini. Fasi insegnamento:
1) affidato al magister ludi/ litterator → poteva o seguire un solo bambino o seguire un gruppo
di bambini; quando seguiva un solo bambino si trattava ancora di un insegnamento privato,
mentre quando si trattava di un gruppo di ragazzi l’insegnamento poteva essere o privato o
pubblico, cioè una famiglia poteva mettere a disposizione un proprio ambiente domestico per
raccogliere questo gruppo di ragazzini oppure cominciavano a nascere delle scuole pubbliche
(che al tempo di Quintiliano erano già diffuse, tant’è che lui sostiene l’insegnamento in un
contesto pubblico anziché privato). Cosa insegnava il magister ludi, che tra l’altro era pagato
pochissimo e ritenuto non così importante sul piano sociale? A leggere, a scrivere in latino, poi
c’è chi dice che insegnasse anche a scrivere in greco, e a contare, infine raccontava dei miti.
Intorno ai 7 anni poi il magister ludi lasciava il posto al grammaticus.
2) affidato al grammaticus → avvicinava i bambini alle opere letterarie: le opere venivano prima
lette dal maestro (= lectio), poi spiegate a voce (= enarratio), poi era fatta una sorta di lavoro
filologico (= emendatio, cioè correzione), perché questi testi erano scritti a mano e quindi
potevano contenere errori soprattutto di natura grammaticale, e poi c’era il momento in cui il
grammaticus stimolava gli allievi a formulare un proprio giudizio sul testo letto (=iudicium).
Questa fase durava dai 7 ai 12 anni.
3) affidato al retor → sempre stato pagato dalle famiglie, finchè non è intervenuto Vespasiano,
pagando Quintiliano
Quintiliano cerca di stabilire un rapporto anche affettuoso coi propri allievi, forse la sua più
grande innovazione sta proprio nella pedagogia, perchè nel I libro della Institutio oratoria dice
che il maestro deve essere un altro padre per i ragazzini e dice che i bambini devono alternare
momenti di studio a momenti di gioco e che devono imparare non chiusi in casa, ma con altri
bambini, in modo tale da imparare a misurare se stessi con gli altri e anche perché così sentono
ripetere più volte gli stessi argomenti e soprattutto cercano di emulare quelli migliori di loro,
dunque hanno uno stimolo all’apprendimento (tutto nel 1^ libro). Quindi tempi molto diversi
rispetto a Orbilio plagosus (bastonatore), il maestro di Orazio.
Institutio oratoria → sua opera più importante; trattato destinato ai futuri maestri di retorica,
dunque opera didascalica, scritta per formare i nuovi maestri. Scopo: anche se in ambiti diversi, è
lo stesso di Plinio il Vecchio quando ha scritto la Naturalis historia → cosa volevano i Flavi dagli
intellettuali? che formassero la classe diligente. Vespasiano e la dinastia dei Flavi sono stati così
riconoscenti a Quintiliano che gli hanno conferito i cosiddetti ornamenta consularia, ossia il titolo
di console (punto più alto del cursus honorum), anche se Quintiliano non si è mai occupato di
politica. 12 libri. Libro 1: spiega ai maestri come comportarsi coi bambini.
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Quintiliano → origine spagnola; a Roma è maestro di retorica ed è talmente bravo che si mette in luce con l’imperatore Vespasiano, a tal punto che quest’ultimo decide di dargli uno stipendio, anche molto alto, la stessa cifra di un funzionario statale. Ciò dimostra anche il rapporto di fiducia esistente tra i due. L’insegnamento della retorica rappresenta la 3^ fase scolastica: era l’insegnamento più elevato, che solo i giovani particolarmente colti o i figli di famiglia nobile intraprendevano. Prima cosa c’era? Innanzitutto anticamente erano i padri a insegnare la cultura base ai figli (es. Catone il censore: ad filium marcum, in cui dichiarava che solo il pater familia poteva essere maestro dei propri figli: presa di posizione polemica VS i maestri greci, che invece erano sostenuti dagli Scipioni → una vena polemica VS i maestri greci permarrà nel mondo latino, es. nelle satire di Giovenale, che li chiama grechetti). Prenderà poi piede un insegnamento affidato ai greci, che ne sapevano ben di più dei latini. Fasi insegnamento:

  1. affidato al magister ludi/ litterator → poteva o seguire un solo bambino o seguire un gruppo di bambini; quando seguiva un solo bambino si trattava ancora di un insegnamento privato, mentre quando si trattava di un gruppo di ragazzi l’insegnamento poteva essere o privato o pubblico, cioè una famiglia poteva mettere a disposizione un proprio ambiente domestico per raccogliere questo gruppo di ragazzini oppure cominciavano a nascere delle scuole pubbliche (che al tempo di Quintiliano erano già diffuse, tant’è che lui sostiene l’insegnamento in un contesto pubblico anziché privato). Cosa insegnava il magister ludi, che tra l’altro era pagato pochissimo e ritenuto non così importante sul piano sociale? A leggere, a scrivere in latino, poi c’è chi dice che insegnasse anche a scrivere in greco, e a contare, infine raccontava dei miti. Intorno ai 7 anni poi il magister ludi lasciava il posto al grammaticus.
  2. affidato al grammaticus → avvicinava i bambini alle opere letterarie: le opere venivano prima lette dal maestro (= lectio), poi spiegate a voce (= enarratio), poi era fatta una sorta di lavoro filologico (= emendatio, cioè correzione), perché questi testi erano scritti a mano e quindi potevano contenere errori soprattutto di natura grammaticale, e poi c’era il momento in cui il grammaticus stimolava gli allievi a formulare un proprio giudizio sul testo letto (=iudicium). Questa fase durava dai 7 ai 12 anni.
  3. affidato al retor → sempre stato pagato dalle famiglie, finchè non è intervenuto Vespasiano, pagando Quintiliano Quintiliano cerca di stabilire un rapporto anche affettuoso coi propri allievi, forse la sua più grande innovazione sta proprio nella pedagogia, perchè nel I libro della Institutio oratoria dice che il maestro deve essere un altro padre per i ragazzini e dice che i bambini devono alternare momenti di studio a momenti di gioco e che devono imparare non chiusi in casa, ma con altri bambini, in modo tale da imparare a misurare se stessi con gli altri e anche perché così sentono ripetere più volte gli stessi argomenti e soprattutto cercano di emulare quelli migliori di loro, dunque hanno uno stimolo all’apprendimento (tutto nel 1^ libro). Quindi tempi molto diversi rispetto a Orbilio plagosus (bastonatore), il maestro di Orazio.

Institutio oratoria → sua opera più importante; trattato destinato ai futuri maestri di retorica, dunque opera didascalica, scritta per formare i nuovi maestri. Scopo: anche se in ambiti diversi, è lo stesso di Plinio il Vecchio quando ha scritto la Naturalis historia → cosa volevano i Flavi dagli intellettuali? che formassero la classe diligente. Vespasiano e la dinastia dei Flavi sono stati così riconoscenti a Quintiliano che gli hanno conferito i cosiddetti ornamenta consularia, ossia il titolo di console (punto più alto del cursus honorum), anche se Quintiliano non si è mai occupato di politica. 12 libri. Libro 1: spiega ai maestri come comportarsi coi bambini.

Riprende i 3 atti che l’oratore deve seguire (vedi schema pag.418). Mancano la memoria e actio (esposizione orale), che sono considerate nell’ultima parte, quindi non messe in luce come le altre. Ultimo libro: figura dell’oratore, che per Quintiliano è da vedersi nella maniera di Cicerone e di Catone il Censore: vir bonus dicendi peritu. C’è però una differenza tra Catone/Cicerone e Quintiliano: per i primi l’oratore deve avere in primis le virtù morali che gli permettono di essere buono cittadino, solo così acquisirà quelle doti retoriche che gli permetteranno di essere oratore; per Quintiliano l’oratore prima di tutto deve conoscere le tecniche dell’oratoria e solo così, ossia sapendo parlare al pubblico, l’oratore diventa bonus, per questo per lui l’eloquenza è la più importante di tutte le arti e grazie a questa si acquisiscono tutte le virtù morali. Conseguenza: orator = modello nella società. I critici ritengono che, in un momento di crisi dell'intellettuale che non può esercitare più ruolo politico, sia un po’ un modo di rivalersi → tentativo dell’intellettuale di non perdere la sua importanza: giustificazione dell’importanza dell’oratoria. C’è una parte in cui Quintiliano fa critica, ossia enuncia le sue idee, sugli autori che l’hanno preceduto, sia latini che greci.

de causis corruptae eloquentiae → altra opera citata dagli antichi, ma che non abbiamo. Ricostruiamo il pensiero di Quintiliano non tramite questo trattato, ma tramite testimonianze dirette (Tacito + anonimo del sublime). Vespasiano attribuisce la decadenza dell’eloquenza alla decadenza dei costumi o alla decadenza delle scuole: ecco che viene ad avere un significato ancora più importante la sua opera che ci è pervenuta, dove spiega appunto ai maestri di retorica le regole dell’oratoria.

stile → chiaramente ciceroniano, tuttavia periodi più semplici, mentre in Cicerone c’erano tante subordinate (ipotassi). Siccome l’institutio è un’opera a scopo didattico, cioè destinata alla formazione dei maestri, sono frequenti termini tecnici