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QUINTILIANO, MOMENTI DELL'ORATORE, INSTITUTIO ORATORIA, PREFAZIONE INSTITUTIA ORATORIA CON TRADUZIONE E ANALISI
Tipologia: Appunti
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È un autore in linea con il programma culturale dell’imperatore. Vespasiano, il quale voleva restaurare i modelli tradizionali, lasciando da parte la tendenza orientaleggiante di Nerone. Dunque Vespasiano centralizza il ruolo dell’insegnamento in modo da formate una classe dirigente colta. Opere Maggiori: Institutio Oratoria , De causis corruptae eloquentiae. L’institutio oratoria È un trattato di retorica in 12 libri, pervenuto interamente. È, insieme all’opera di Cicerone, un’opera di riferimento; Esso poi contiene un eccesso di letture (il canone letterario) che il retore latino deve conoscere. L’Institutio oratoria composta entro il 91 e lo scopo è quello di formare l’oratore. È dedicato a Vittorio Marcello, un funzionario di corte, ma in generale l’opera si indirizza ai giovani romani che ambiscono all’amministrazione dell’impero. I primi due libri sono dedicati alla formazione del ragazzo, partendo dall’insegnamento elementare sino ad arrivare ai primi anni di università (fino ai vent’anni). Quindi si ripercorrono i tre livelli di scolarità (elementare, grammaticale e retorico). Dal libro III al libro IX c’è l’analisi dei vari momenti dell’oratoria (inventio, dispositio, elocutio, memoria ed actio). Nel libro XI vi è ritratta la fisionomia del perfetto oratore. Ora, al tempo, c’era un dibattito sulla decadenza dell’oratoria; per questo l’autore sente la necessità di formare i giovani sia da un punto di vista tecnico che morale (e questo aspetto la riprende da Catone). Il modello è quello ciceroniano e catoniano (vir bonus dicendi peritus = l’uomo retto, esperto dell’arte del dire). Quello che però marca la differenza rispetto a Cicerone è il fatto che per Cicerone il modello di intellettuale si doveva nutrire di filosofia e impegnarsi politicamente; in Quintiliano invece le componenti politiche e filosofiche vengono meno perché il nuovo oratore deve diventare un bravo burocrate. Invece un elemento in comune tra i due è la cultura dell’oratore. L’idea di Quintiliano è poi che attraverso l’imitazione di uno stile porta alla formazione dell’oratore ad esempio lo stile di Seneca non viene considerato formativo perché non è armonioso è spezzettare, è fuorviante (e questo viene detto nel libro X). Momenti dell’oratoria:
Sono due paragrafi con cui Quintiliano presenta il modello del buon oratore. Traduzione: Facendo formare quel perfetto oratore che non può essere se non buon oratore; e perciò una straordinaria capacità di eloquio ma anche tutte le virtù morali. Analisi: Hoc è un pronome prolettico (anticipa quello che verrà dopo), abbiamo quindi la perifrastica, una modale, un cum narrativo, poi una relativa al congiuntivo. Traduzione: Non potrei infatti ammettere ciò, che una condotta di vita retta e onesta. Come alcuni hanno pensato, debba essere riferito ai filosofi, mentre l’uomo davvero consapevole della propria funzione civile idoneo ad amministrare affari pubblici e privati, che sia capace di guidare le città con i suoi consigli, di fondarle con le sue leggi, di migliorare con i giudizi in tribunale, certamente non è altri che l’oratore. Quindi l’oratore deve essere consapevole di essere cittadino, deve essere in grado di muoversi su rari ambiti. Tuttavia questa partecipazione sulla realtà è più limitata. Analisi: Prima persona plurale→plurale malestans L’oratore racchiude tutte le qualità del cittadino romano. Deve condurre una vita onesta, che sia idonea all’amministrazione e guidare le città con i suoi consigli è l’esempio del cittadino consapevole della propria funzione della società facendo riferimento a tutti i poteri dello Stato. Gli obiettivi che propone sono molto alti, forse troppo per la realtà con cui si confronta: infatti l’oratore di cui parla è un burocrate chi esegue gli ordini dell’imperatore, la sua libertà intellettuale è limitata. Infatti l’oratore di Cicerone, che si inseriva in un contesto repubblicano, ha maggior possibilità d’azione. Vuol affermare la priorità della retorica sulla filosofia. Inaugura la tendenza di conservare Cicerone come modello di eloquenza. La filosofia per Cicerone è la guida per l’oratore, da Quintiliano no poiché viene ritenuta pericolosa: entrambi sono d’accordo sul fatto che l’oratore debba essere colto e che debba avere valori morali. Al tempo i maestri di retorica dalle esercitazioni fittizie.