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Excursus riguardante il rapporto tra la chiesa e l'aborto. Lavoro svolto per educazione civica ricollegandosi a scienze.
Tipologia: Guide, Progetti e Ricerche
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Lo zigote è per la chiesa un essere umano vero e proprio, poiché tutti i processi embrionali sono importanti e non ce n’è una più importante di un’altra. I cattolici infatti hanno sempre considerato la vita un dono di Dio, per questo infatti l'aborto è considerato omicidio. Questo perché, come abbiamo già visto, per i cristiani la vita del nuovo individuo inizia con il concepimento. Anche però i metodi contraccettivi d’emergenza, come la pillola del giorno dopo, sono considerati abortivi e quindi un peccato, in quanto non permettono l’annidamento del concepito.
Il Codice di Diritto canonico (1398) recita: “Chi procura l’aborto incorre nella scomunica latae sententiae ”. Si tratta cioè di una pena estrema che scatta in modo automatico senza che ci sia la necessità di una sentenza specifica. La Chiesa ha sempre ammesso la possibilità del perdono a chi è sinceramente pentito. Ma era necessaria l’autorizzazione del vescovo o di un sacerdote da lui delegato
Papa Giovanni Paolo II nell’Evangelium vitae definisce l’aborto: «L’uccisione deliberata e diretta, comunque venga attuata, di un essere umano nella fase iniziale della sua esistenza, compresa tra il concepimento e la nascita… un’enorme minaccia contro la vita, non solo di singoli individui ma dell’intera civiltà». Si tratta in ogni caso di un intervento che pone fine alla gravidanza sopprimendo il feto.
Scomunica e gravità del peccato
Non c’è alcun rapporto tra la scomunica, che riguarda la vita spirituale della persona, e la gravità del peccato. L’aborto resta un peccato mortale come altri, ma il fatto che venga commesso dalla madre stessa contro un figlio innocente, ha indotto la Chiesa a porre l’aggravante della scomunica (che riguarda la persona e non il peccato). Un richiamo quindi perché la donna, e coloro che con lei hanno concorso all’aborto (medici e familiari), decidano di avviarsi su un cammino di penitenza e di conversione.
Aborto e perdono, cosa dice papa Francesco Il 13 marzo 2015 papa Francesco ha indetto un Giubileo straordinario, al termine di questo con la lettera apostolica “Misericordia et misera” comunica: «Concedo d’ora innanzi a tutti i sacerdoti, in forza del loro ministero, la facoltà di assolvere quanti hanno procurato peccato di aborto… Vorrei ribadire con tutte le mie forze che l’aborto è un grave peccato, perché pone fine a una vita innocente. Con altrettanta forza, tuttavia, posso e devo affermare che non esiste alcun peccato che la misericordia di Dio non possa raggiungere e distruggere quando trova un cuore pentito che chiede di riconciliarsi con il Padre». Papa Francesco all’inizio dell’Anno giubilare aveva concesso a tutti i sacerdoti la possibilità di assolvere dal peccato di aborto. Con la lettera “Misericordia et misera” estende questa possibilità in modo permanente.
Cosa cambierà con la decisione di papa Francesco Sarà agevolato il cammino di conversione di quanti si sono macchiati di questa gravissima colpa. Il fatto che tutti i sacerdoti abbiano ora in modo permanente la possibilità di accogliere e di assolvere queste persone, favorirà anche una presa di coscienza più viva del problema e non potrà che indurre una preparazione e una formazione più accurata da parte dei confessori, come auspicato dal Papa stesso («perché a nessuno venga mai a mancare il segno sacramentale della riconciliazione attraverso il perdono della Chiesa»).
In che situazioni il cristianesimo accetta l’aborto? Per prima cosa bisogna chiarire cosa sia l’aborto eugenetico, ovvero l’aborto che si può attuare nel caso in cui si venisse, nel corso della gravidanza, a conoscenza di malformazioni o incapacità mentali del feto.
2-3 nati su 100 in Italia presentano anomalie maggiori (ad esempio il labbro leporino con o la mancanza di un arto). Aggiungendo a queste anche le sindromi genetiche, le cromosomopatie (come la sindrome di Down), le malattie metaboliche e quelle da infezione contratta in gravidanza (come, un tempo, la rosolia) si giunge ad un 4-5% di anomalie congenite.
Sono bambini che nasceranno con situazioni di svantaggio fisico e mentale più o meno grave e che, proprio a motivo della loro fragilità, dovrebbero essere accolti con tanto più amore e cura da parte di tutti, ma nella nostra società, chiamata dal Papa “cultura dello scarto”, competitiva e ostile verso i perdenti, questo tipo di bambini è molto svantaggiato. Secondo la chiesa il programma nazista di eliminazione degli handicappati e malati di varia natura, fisica e psichica, poi esteso a gruppi e razze ritenute indesiderabili, rivive oggi sotto nuove forme, come la forma dell’aborto.
L’espressione aborto terapeutico potrebbe applicarsi a quelle interruzioni di gravidanza che sono operate per evitare gravi rischi a madri, affette, per esempio, da insufficienza renale o cardiopatia nelle quali la gravidanza determina un peggioramento delle condizioni fisiche. In questi casi l’aborto non è procurato per un rifiuto del bambino, ma per evitare rischi seri alla madre, però è sempre aborto. Il medico di buona coscienza, però si comporta diversamente: egli non antepone una vita all’altra, ma si prende cura di entrambe e, servendosi dei mezzi odierni di terapia e monitoraggio, porta avanti la gravidanza per quanto possibile, anticipando il parto quando il feto sia viabile (ossia, in grado di vivere autonomamente).
Diverso il caso che un aborto conseguisse - come effetto collaterale grave e non voluto - a un intervento terapeutico posto per curare una patologia, come potrebbe essere una chemioterapia per un tumore. La perdita del bambino non sarebbe da attribuirsi ad un atto volontario di soppressione.