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Riassunto testo "1. Hall S. (1980), Codifica e decodifica, in A. Marinelli e G. Fatelli (a cura di), Tele-visioni, Meltemi, Roma (2000), pp. 66-83". Riassunto in 6 pagine con alcuni esempi.
Tipologia: Sintesi del corso
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La ricerca sulle comunicazioni di massa ha tradizionalmente concettualizzato il processo della comunicazione come un circuito chiuso o loop. Tale modello venire criticato per la sua linearità, perché legato al livello di scambio, per l’assenza di concezione articolata. È possibile concepire questo processo nei termini di una struttura prodotta e mantenuta attraverso l’articolazione di commenti tra loro collegati ma distinti: produzione circolare, distribuzione/consumo e riproduzione. Pensare il processo come una struttura agonistica complessa, la quale si realizza attraverso l’articolazione di pratiche interconnesse e che conserva la sua identità distinta. Questo secondo approccio ha il vantaggio aggiuntivo di evidenziare meglio come un circuito continuo possa procedere anche attraverso un “passaggio di forme”. Evidenzia la specificità delle forme attraverso le quali il prodotto del processo “appare” in ciascun momento e quindi che cosa distingue la “produzione discorsiva” da altri tipi di produzione. L’oggetto sono i significai e i messaggi sotto forma di veicoli segnici di un genere particolare come qualunque forma di comunicazione attraverso un messaggio di codifica. Questi emergono sotto forma di veicoli simbolici, costituiti all’interno delle regole del “linguaggio”. È in questa forma discorsiva che avviene la circolazione del “prodotto”. Il processo richiede i sui strumenti materiali. È nella forma discorsiva che avviene sia la circolazione del prodotto che la sua distribuzione a diversi tipi di pubblico. Il discorso deve essere tradotto (trasformato) in pratiche sociali. Se nessun “significato” viene assimilato, non ci può essere nessun “consumo”. Il valore di quest’approccio è che nella sua articolazione nessun momento può garantire interamente quello successivo con cui è collegato; ognuno può costituir un’interruzione del “passaggio di forma”, dalla cui continuità dipende il flusso della produzione (cioè “riproduzione”) effettiva. La forma discorsiva del messaggio ha una posizione privilegiata nello scambio comunicativo e che i momenti di “Codifica” e “Decodifica” sono momenti DETERMINATI. Un evento storico “grezzo” non può essere trasmesso nella sua forma originaria da un notiziario televisivo (ex: comunicazione dentro forme audiovisive). L’evento deve diventare una “storia” prima i poter diventare un evento comunicativo. In quel momento le regole formali del discorso diventano “dominanti”. La “forma del messaggio” è la forma necessaria in cui l’evento “appare” nel suo passaggio tra la fonte e il ricettore. La trasformazione nella “forma di messaggio” non è un “momento” casuale. La “forma del messaggio” è un momento determinato anche se comprende solo i movimenti superficiali del sistema della comunicazione, il quale costituisce solo una parte di essa. PROCESSO COMUNICATIVO TELEVISIVO —> le istituzioni televisive richiedono di produrre un programma, usano l’analogia del Capitale. Questo produce un processo lavorativo nella modalità discorsiva. La produzione costituisce il messaggio. Il processo produttivo ha un suo aspetto discorsivo, in quanto è inserito in una struttura di significati e di idee. Anche se sono le strutte produttive della televisione a dar vita al discorso televisivo, non costituiscono un sistema chiuso. Questo deriva da altre fonti e da altre formazioni discorsive all’interno di una struttura socio-culturale e politico più ampio. PHILIP ELLIOT ha espresso nella sua analisi del mio in cui il pubblico è allo stesso tempo Fonte e il Ricettore del messaggio televisivo. Come Marx diceva, la circolazione e la ricezione sono realmente “momenti” del processo produttivo della televisione e sono reinseriti nello stesso processo produttivo, attraverso una serie di feedback indiretti e strutturali. Il consumo o la ricedine del messaggio televisivo sono quindi essi stessi “momenti” del processo produttivo nel senso più ampio.
La produzione e la ricezione del messaggio televisivo non sono identici ma sono in relazione: sono momenti differenti all’interno della totalità formata dalle relazioni sociali del processo comunicativo nel suo insieme. Le strutture televisive debbo produrre messaggi codificati, nella forma di un discorso dotato di senso. Deriva da ciò, un ulteriore momento distinto, in cui le regole formai del discorso e del linguaggio sono dominanti. Prima dell’effetto, il messaggio deve essere percepito come discorso significativo e deve essere decodificato come tale. È quest’insieme di significai decodificati che “ha un effetto” con conseguenze percettive. In un momento “determinato” la struttura utilizza un codice e produce un messaggio. Tale re-inserimento della ricezione del pubblico e dell’uso nella pratica non può essere compreso in termini puramente comportamentali. I processi identificati dalla ricerca positivista nello studio di elementi isolati sono a loro volta incorniciati da strutture di comprensione e sono prodotti da rapporti sociali ed economici. I codici di codifica e decodifica possono non essere perfettamente simmetrici. Il grado di simmetria - di comprensione e di fraintendimento nello scambio comunicativo - dipende dal livello di simmetria/asimmetria (relazione di equivalenza) stabilitosi tra le posizioni delle “personificazioni”, codificatore-produttore e decodificatore-ricettore. Questa relazione dipende dal grado di identità/non-identità fra i codici che perfettamente o imperfettamente trasmettono. Lo squilibrio tra i codici deriva dalle differenze struttura, tra emittente e audience ma dipende fra i codici della “fonte” e quelli del ricettore. Le distorsioni o incomprensioni nascono previamente dalla mancanza di equivalenza fra le due parti dello scambio comunicativo. L’applicazione di questo paradigma rudimentale ha già cominciato a trasformare la nostra interpretazione di “contenuto televisivo”. L’uso del paradigma semiotico sembra promettere l’eliminazione del persistente behaviorismo che ha infestato la ricerca sui mass media per tanto tempo, specialmente per quanto riguarda l’approccio al contenuto. Sappiamo, come ha osservato Gerbner, che le rappresentazioni della violenza in tv “non sono violenza, ma messaggi sulla violenza”. Infatti il segno televisivo è complesso:
I termini “denotazione” e “connotazione” sono solo degli strumenti analitici per distinguere, in particolare contesti, non fra la presenza/assenza dell’ideologia nel linguaggio, ma fra i diversi livelli ai quali le ideologie e il discorso si intersecano. Il livello della connotazione del segno visivo è il punto in cui segni già codificati s’intersecano con i profondi codici semantici di una cultura e assumono ulteriori dimensioni ideologiche più attive. Ex. Pubblicità Barthes Per il segno, codici di questo tipo, entrano in relazione con i più ampi universi di ideologie di una società. Questi codici sono i mezzi attraverso i quali il potere e l’ideologia esprimono significati e sono i codici che collegano i segni con le “mappe di significato” con cui viene classificata qualunque cultura; nelle “mappe della realtà sociale” è iscritta una grande varietà di significati pratiche e usi sociali. I livelli connotativi dei significati, secondo Barthes, “ sono in stretta comunicazione con la cultura, la conoscenza, la storia ed è attraverso di loro, per così dire, che il mondo circostante invade il sistema linguistico e semantico. Sono, per così dire, i frammenti dell’ideologia ” (Barthes 1964). Il cosiddetto livello denotativo del segno televisivo è fissato da alcuni codici molto completi. Il suo livello connotativo è più aperto, soggetto a trasformazioni più attive. Potenzialmente essere trasformato in più d’una configurazione connotativa. La polisemia non deve essere confusa con il pluralismo. I codici connotativi non sono uguali fra loro. Qualunque società/cultura tende ad imporre le sue classificazioni del mondo sociale e culturale e politico. Un ordine culturale dominante non è né univoco né incontrastato. Tale questione della “struttura dei discorsi dominanti” è un punto cruciale. Le diverse aree della vita sociale sembrano mappate e organizzate gerarchicamente in significati dominanti o preferiti. Questi vanno contro i nostri “costrutti di senso comune”, consto la nostra coscienza “data per scontata”, devono essere assegnati ai loro campi discorsivi orma che si possa dire che “abbiano senso”. Il modo più comune “mapparli” è di collocare il nuovo in qualche campo delle “mappe della realtà sociale problematica”. Vengono chiamati dominanti, perché esiste una struttura di “letture preferite” che hanno un ordine istituzionale/politico/ideologico intrinseco e sono a loro volta divenute istituzionalizzate. I “significati preferito” è come una serie di significati, pratica e credenze. Per chiarire un “ fraintendimento ” a livello connotativo, dobbiamo riferirci, attraverso i codici, agli ordini della vita sociale, del potere economico e politico e all’ideologia. Il processo comunicativo non consiste nell’assegnazione non problematica di ogni elemento visivo, ma in regole performative che cercano attivamente di imporre o promuovere un campo semantico rispetto all’altro e di condurre gli eventi dentro o fuori dai loro quadri di significato appropriati. Parlando dei significati dominanti non si parla di un processo unilaterale che governa il modo n cui sono significati tutti gli eventi, ma di un processo che consiste del “lavoro” necessario per imporre, rendere plausibile e legittimare una decodificazione dell’evento nei limiti delle definizioni dominati in cui è stato significato in maniera connotativa. La polemica che sorta sulla “capacità soggettiva”, come se il referente di un discorso televisivo sia un fatto oggettivo, mentre il livello interpretativo sia individuale. Sembra vero piuttosto il contrario. La pratica televisiva assume la responsabilità “oggettiva” dalle relazioni che intercorrono fra i diversi segni in qualunque istanza discorsiva e quindi riorganizza continuamente, prescrive in quale “consapevolezza del proprio ambiente totale” questi elementi devono essere collocati. Questione del fraintendimento. I produttori televisivi scoprono che i loro messaggi non riescono a passare, si preoccupano e affrontano gli intoppi nella catena comunicativa, facilitando “l’efficacia” della propria comunicazione. Cercando di scoprire quanto il pubblico ricordi di un messaggio e di migliorarne il livello di comprensione. Esistono fraintendimenti di tipo letterale. Il telespettatore non conosce i termini impiegati, non riesce a seguire la logica, linguaggio non gli è familiare, o è ingannato dalla narrazione espositiva. Il pubblico non riesca ad assumere il significato nel modo in cui loro volevano, gli spettatori non stanno agendo all'interno del codice dominante o preferito. Il
loro ideale è una comunicazione perfettamente trasparente. Invece devono affrontare una comunicazione sistematicamente distorta. In anni recenti le discrepanze sono spiegate facendo riferimento alla percezione selettiva. La percezione selettiva non è mai tanto selettiva, casuale, o privata, quanto il concetto sembrerebbe suggerire. La struttura mostra raggruppamenti significativi. La codifica e la decodifica: la prima può cercare di indirizzare, ma non può prescrivere o garantire la seconda, che ha le sue proprie condizioni di esistenza. La codifica avrà l'effetto di fornire alcuni dei limiti e dei parametri in cui avverrà la decodifica. Se non ci fossero questi limiti, il pubblico potrebbe leggere quello che vuole in qualunque messaggio. La vasta gamma di possibilità di interpretazione deve contenere un certo grado di reciprocità fra codifica decodifica, altrimenti non potremmo neanche parlare di uno scambio comunicativo effettivo. Due momenti distinti, il primo dei quali non può determinare o garantire quali codici saranno usati nella decodifica. La comunicazione sarebbe un circuito perfettamente equivalente e ogni messaggio sarebbe un'istanza di comunicazione “perfettamente trasparente”. Sono state individuate tre posizioni ipotetiche. La tesi che la decodifica non deriva necessariamente dalla codifica, che i due processi non sono identici, conferma che non esiste una corrispondenza necessaria. Ci aiuta anche ad istituire il termine “fraintendimento”.
una società o cultura;
sull'ordine sociale. La decodifica all'interno della versione negoziata presuppone una combinazione di elementi adattativi e o opposizionali; riconosce la legittimità delle definizioni egemoniche per rendere il significato ampio (astratto), mentre, ad un livello più ristretto e situazionale (situato), crea le proprie regole di base e opera con le eccezioni alle regole; concede la posizione privilegiata alle definizioni dominanti degli eventi, si riserva il diritto di contrattare l'applicazione alle condizioni locali, alle proprie posizioni più corporative. Soggetto a contraddizioni.