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Sintesi delle pagine relative al processo di codifica e decodifica del volume "Tele-Visioni", utili ai fini dell'esame Sociologia della Comunicazione e dei Media (RomaTre, a.a. 2024/2025)
Tipologia: Sintesi del corso
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Codifica e Decodifica La comunicazione di massa è concepita come un circuito chiuso, o loop, cioè un modello critico per la sua linearità e per la sua attenzione sugli scambi e manchevole sui momenti. Tuttavia, è possibile osservare come l’articolazione del processo nelle sue fasi (produzione, circolazione, distribuzione/consumo, riproduzione) si realizzi tramite pratiche interconnesse che mantengono comunque ciascuna la propria identità precisa. Questa caratteristica evidenzia come in un circuito continuo possa procedere anche attraverso un “passaggio di forme”, ed anche la specificità di tali forme attraverso le quali il processo “appare”, in ciascun momento, distinguendo quindi la “produzione discorsiva” da altri tipi di prodotti mediatici. L’oggetto di queste pratiche, che si svolgono tramite mezzi e relazioni sociali sono i significati e i messaggi, che si diramano poi nella forma discorsiva e trasformato nuovamente in pratiche sociali. È così evidente che la forma discorsiva abbia una posizione privilegiata nello scambio comunicativo, e che i momenti di “codifica” e “decodifica” del messaggio siano determinanti. Nel momento in cui un evento viene distribuito tramite discorso, si parla di “evento comunicativo” che deve sottostare alle regole formali del discorso, affinché la “forma del messaggio” si integri nelle relazioni sociali in cui avviene il processo di comunicazione al completo. Il processo comunicativo televisivo vede assegnare alle strutture istituzionali televisive, con le loro pratiche, relazioni e infrastrutture, il compito di produrre un programma che contenga un messaggio; l’aspetto discorsivo si inserisce nella struttura di significati e idee di conoscenze, capacità, ideologie. Inoltre, le strutture produttive televisive non appartengono ad un sistema chiuso: gli argomenti e il modo di affrontarli sono sottoposti alla struttura socioculturale del pubblico, che è fonte e allo stesso tempo ricettore del messaggio. Produzione, circolazione, ricezione, consumo delle informazioni sono quindi “momenti” del processo produttivo, che la televisione deve trasformare in discorsi dotati di senso tramite le regole discorsive del linguaggio al fine di avere o produrre un effetto (intrattenimento, influenza, istruzione, persuasione ecc.). I tipi di processi identificati hanno tuttavia conosciuto, nel corso del tempo, rilevanti cambiamenti, causati da situazioni di squilibrio, distorsioni, incomprensioni; oggi siamo in una nuova era della “ricerca sull’audience” in cui i “segni televisivi” possiedono alcune caratteristiche delle cose rappresentante (per esempio: la rappresentazione televisiva della violenza non è violenza, ma un messaggio sulla violenza). Il discorso visivo non può essere il referente o il concetto che rappresenta, e la realtà continua ad esistere al di fuori del linguaggio, ma è sempre mediata in ciò che possiamo conoscere o dire. L’apparente fedeltà di un messaggio a ciò che rappresenta è, dunque, il risultato di una pratica discorsiva, rappresentata tramite segni iconici codificati. I codici, in questo senso, sono caratteristiche di tutte le lingue e culture e, sebbene siano differenti, si può quasi parlare di una loro “quasi universalità”; essi dimostrano il grado di familiarità tra la fase di codifica e di decodifica dei segni, la cui arbitrarietà necessità spesso dell’intervento di codici visivi. La linguistica attuale distingue tra “connotazione” (indica significati associativi non fissi e più convenzionali che dipendono dall’intervento dei codici, dunque può trasformarsi) e “denotazione” (indica significati letterali universalmente riconosciuti, quindi è fisso); tuttavia, abitualmente si opera una distinzione analitica, tra il significato associativo del segno (connotazione) e il significato letterale (denotazione), e mischiando quindi gli aspetti denotativi con quelli connotativi. È la connotazione che crea “problemi”, a causa dei diversi contesti, campi discorsivi e conoscenze in cui i segni già codificati assumono caratteri di una cultura particolare e l’ideologia della società. Le trasformazioni polisemiche a cui possono essere soggetti i segni connotativi non devono però essere confuse con il pluralismo: anche se le parole sono uguali, i codici sottostanno ad un ordine culturale dominante, in virtù del quale vengono collocati in una o più aree della “mappa della realtà sociale problematica”, secondo regole performative che cercano di imporre o promuovere un certo campo semantico rispetto ad un altro. I significati dominanti emergono quindi in virtù di una decodificazione legittima dell’evento nei limiti delle definizioni dominanti in cui è stato significato in maniera connotativa. La pratica televisiva assume così la responsabilità oggettiva di delimitare e prescrivere le relazioni tra i segni e il loro collocamento, causando in certi casi dei fraintendimenti letterali nel momento in cui si vuole portare una comunicazione perfettamente trasparente ove ne esiste una sistematicamente distorta. Essendo che non esistono corrispondenze necessarie tra codifica e decodifica, ma solo una minima reciprocità, poiché l’una può indirizzare ma non garantire l’altra, la codifica fornirà dei limiti e dei parametri di interpretazione (se non esistessero, il pubblico potrebbe interpretare qualsiasi cosa da qualunque messaggio). Le posizioni ipotetiche in cui un discorso televisivo può costituirsi sono tre:-l a prima è la posizione dominante egemonica, in cui lo spettatore opera una decodifica all’interno del codice dominante, avvicinandosi maggiormente ad una comunicazione perfettamente trasparente;