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riassunto del pensiero filosofico di karl popper , Appunti di Filosofia

riassunto del pensiero filosofico di karl popper

Tipologia: Appunti

2016/2017

Caricato il 11/06/2017

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KARL POPPER
Nasce nel 1902 a Vienna. Studia matematica, fisica e filosofia. Pubblica nel 1934 “la logica della
scoperta scientifica”. Dopo la salita del nazismo si trasferisce in Norvegia e dopo la fine della
guerra a Londra dove muore nel 1994.
Il rapporto tra Popper e il neopositivismo ha fatto elaborare 3 diverse interpretazioni:
1. Fino alla fine degli anni 50 si riteneva che Popper che Popper fosse un neopositivista
“dissidente”
2. Dagli anni 60 si inizia a ritenere Popper come l’avversario per eccellenza del
neopositivismo
3. Secondo un’interpretazione più recente, il pensiero Popperiano è frutto di una combinazione
di elementi neopositivistici e anti-positivistici
Condivide, comunque, col pensiero neopositivista: la battaglia per l’unità della scienza, la
persuasione dell’unicità del metodo scientifico, l’ipotesi di un linguaggio osservativo neutrale e
l’idea della scienza come miglior esempio di condotta intellettuale.
Popper e Einstein
L’influenza più importante di tutte è stata esercitata da Einstein, grazie al quale formula i suoi
problemi teorici fondamentali come quello della demarcazione tra scienza e pseudoscienza e quello
della certezza del sapere scientifico. È possibile dire che la rivoluzione epistemologica di Popper
rappresenta il riflesso filosofico della rivoluzione scientifica compiuta da Einstein in Fisica.
Popper:Einstein=Newton:Kant
Popper rimane colpito dal fatto che le teorie di Einstein fossero programmaticamente organizzate in
vista di possibili smentite ->le teorie scientifiche non sono verità assolute ma semplici ipotesi
destinate a rimanere tali.
La riabilitazione della filosofia
La trattazione del pensiero di Popper può essere diviso in 2 grandi sezioni: l’epistemologia e la
politica.
Il suo interesse non si rivolge soltanto alla teoria della conoscenza scientifica, bensì alla teoria della
conoscenza in generale
Popper procede ad una vera e propria riabilitazione della filosofia.
Ribadisce la necessità e l’ineminabilità della filosofia
Come esistono teorie scientifiche o politiche perché esistono problemi scientifici o politici,
così esistono le teorie filosofiche perché esistono problemi di natura specificamente
filosofica.
Rifiutando la riduzione della filosofia a semplice analisi linguistica, Popper ha continuato a
scorgere in essa la disciplina dei grandi problemi, avvertendo che la filosofia ha sempre a che fare
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Scarica riassunto del pensiero filosofico di karl popper e più Appunti in PDF di Filosofia solo su Docsity!

KARL POPPER

Nasce nel 1902 a Vienna. Studia matematica, fisica e filosofia. Pubblica nel 1934 “la logica della scoperta scientifica”. Dopo la salita del nazismo si trasferisce in Norvegia e dopo la fine della guerra a Londra dove muore nel 1994.

Il rapporto tra Popper e il neopositivismo ha fatto elaborare 3 diverse interpretazioni:

  1. Fino alla fine degli anni 50 si riteneva che Popper che Popper fosse un neopositivista “dissidente”
  2. Dagli anni 60 si inizia a ritenere Popper come l’avversario per eccellenza del neopositivismo
  3. Secondo un’interpretazione più recente, il pensiero Popperiano è frutto di una combinazione di elementi neopositivistici e anti-positivistici

Condivide, comunque, col pensiero neopositivista: la battaglia per l’unità della scienza, la persuasione dell’unicità del metodo scientifico, l’ipotesi di un linguaggio osservativo neutrale e l’idea della scienza come miglior esempio di condotta intellettuale.

Popper e Einstein

L’influenza più importante di tutte è stata esercitata da Einstein, grazie al quale formula i suoi problemi teorici fondamentali come quello della demarcazione tra scienza e pseudoscienza e quello della certezza del sapere scientifico. È possibile dire che la rivoluzione epistemologica di Popper rappresenta il riflesso filosofico della rivoluzione scientifica compiuta da Einstein in Fisica.

Popper:Einstein=Newton:Kant

Popper rimane colpito dal fatto che le teorie di Einstein fossero programmaticamente organizzate in vista di possibili smentite ->le teorie scientifiche non sono verità assolute ma semplici ipotesi destinate a rimanere tali.

La riabilitazione della filosofia

La trattazione del pensiero di Popper può essere diviso in 2 grandi sezioni: l’epistemologia e la politica.

Il suo interesse non si rivolge soltanto alla teoria della conoscenza scientifica, bensì alla teoria della conoscenza in generale

Popper procede ad una vera e propria riabilitazione della filosofia.

  • Ribadisce la necessità e l’ineminabilità della filosofia
  • (^) Come esistono teorie scientifiche o politiche perché esistono problemi scientifici o politici, così esistono le teorie filosofiche perché esistono problemi di natura specificamente filosofica.

Rifiutando la riduzione della filosofia a semplice analisi linguistica, Popper ha continuato a scorgere in essa la disciplina dei grandi problemi, avvertendo che la filosofia ha sempre a che fare

con la conoscenza della realtà e non con vuote parole-> rivalutazione dei presocratici e del problema cosmologico.

Le dottrine epistemologiche

Popper vuole, prima di tutto, trovare la linea di confine tra le asserzioni delle scienze empiriche e le altre asserzioni. Secondo un luogo comune una teoria risulta scientifica nella misura in cui può essere verificata dall’esperienza, dato che è impossibile considerare tutti i casi in cui può essere verificata, il verificazionismo è un’utopia. Pertanto lo status scientifico di una teoria è rintracciabile nel criterio di falsificabilità, dove una teoria è classificabile come scientifica quando esibisce, nella forma delle asserzioni-base, delle possibili esperienze falsificanti.

Asserzioni base=quegli enunciati elementari aventi la forma di asserzioni singolari di esistenza che risultano intersoggettivamente controllabili e sull’accettazione dei quali esiste un accordo di fondo tra gli osservatori scientifici. Poiché la comunità può sempre decidere di metterle in discussione, ne segue che l’immagine della scienza come edificio stabile, costruito sulla solida roccia, si contrappone alla nuova immagine della scienza come costruzione precaria, eretta su fragili palafitte.

Le asserzioni-base hanno duplice funzione:

  • Le asserzioni-base logicamente possibili servono per stabilire il carattere empirico delle teorie
  • Le asserzioni-base effettivamente accettate costituiscono il punto di partenza del concreto meccanismo di controllo di una teoria.

La “superiorità” epistemologica del principio di falsificabilità deriva dall’asimmetria logica tra verificabilità e falsificabilità, ossia dal fatto che miliardi di conferme non rendono certa una teoria, mentre basta un solo fatto negativo per confutarla; pur non potendo essere verificata, una teoria può essere corroborata, ovvero quando ha superato il confronto con un’esperienza potenzialmente falsificante. La corroborazione è un indice per stabilire la preferenza rispetto alla verità-> può fungere da temporaneo criterio di scelta tra ipotesi rivali.

Osservazioni

  • Se dal punto di vista logico la smentita di una teoria è un fatto definitivo, dal punto di vista metodologico, ossia nell’ottica effettiva della ricerca, nessuna smentita può essere considerata certa e definitiva
  • Parlare di una teoria confutata dall’esperienza non equivale a parlare di una teoria immediatamente espulsa dal corpo della scienza. Infatti, perché una teoria venga rifiutata occorre che se ne abbia a disposizione una migliore.

Popper da un iniziale modello monoteorico basato sul confronto bipolare teoria-esperienza, perviene ad un modello pluralistico, o pluriteoretico, incentrato sul confronto tra teorie rivali e l’esperienza.

La riabilitazione della metafisica

Popper rifiuta il modello fondazionalista e giustificazionista del sapere, affermando che:

  • Il nostro sapere è tutto strutturalmente problematico e incerto;
  • La scienza possiede, come tratto costitutivo, la fallibilità e l’autocorreggibilità;
  • Il classico problema di come possiamo giustificare la nostra conoscenza è privo di senso;
  • All’uomo non compete il possesso della verità, ma solo la ricerca mai conclusa di essa.

Secondo Popper, lo scopo della scienza non è la verità ma il raggiungimento di teorie sempre più verosimili. Dire che una teoria è migliore di un’altra e che rappresenta un certo progresso nei suoi confronti equivale a dire che “essa appare più vicina alla verità”.

Il problema della preferenza tra teorie si articola in due sotto-problemi:

  • Il problema della preferenza tra teorie scientifiche e non
  • Il problema della preferenza tra teorie scientifiche diverse

Le teorie scientifiche sono preferibili perché, a differenza di quelle non, possono essere sottoposte al metodo falisificazionista

Popper afferma che una teoria t 2 risulta più verosimile di una teoria t 1 se tutte le conseguenze vere di

t 1 sono anche conseguenze vere di t 2 , se tutte le conseguenze false di t 1 sono conseguenze vere di t 2 e se da t 2 sono estraibili conseguenze non estraibili da t 1

In seguito alle critiche, Popper riconobbe l’insostenibilità del proprio principio di verosomiglianza e giunse alla conclusione che non è necessaria una definizione formale di verosomigliamza per affermare, ad esempio, che il geocentrismo è più lontano dalla verità rispetto all’eliocentrismo

La valutazione di una teoria scientifica come migliore delle altre è l’effetto di una discussione critica, ovvero di un’analisi razionale delle ipotesi in gioco-> teorie che offrono soluzioni agli stessi problemi o a problemi analoghi sono confrontabili

Popper rifiuta l’essenzialismo e lo strumentalismo

  • Contro il primo, afferma che la scienza non può mai pervenire ad una spiegazione ultima e definitiva dei fenomeni
  • Contro il secondo, sostiene che le teorie scientifiche non sono esclusivamente strumenti di previsione e di calcolo ma enunciati descrittivi che ci informano sulla realtà e che possono essere, in rapporto ad essa, veri o falsi

Nelle ultime opere Popper elabora una teoria realistico-obiettivistica basata sulla definizione di verità come corrispondenza tra proposizioni e fatti.

Teoria dei mondi:

  • Il Mondo 1 è quello delle cose, cioè degli oggetti fisici e dei fatti naturali;
  • Il Mondo 2 è quello delle esperienze soggettive;
  • Il Mondo 3 è costituito dai contenuti del nostro pensiero, ovvero dalle teorie scientifiche, metafisiche, religiose, ecc..), le quali sono oggettive(mondo2) e altrettanto reali(mondo1)