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riassunto del pensiero filosofico di karl popper
Tipologia: Appunti
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Nasce nel 1902 a Vienna. Studia matematica, fisica e filosofia. Pubblica nel 1934 “la logica della scoperta scientifica”. Dopo la salita del nazismo si trasferisce in Norvegia e dopo la fine della guerra a Londra dove muore nel 1994.
Il rapporto tra Popper e il neopositivismo ha fatto elaborare 3 diverse interpretazioni:
Condivide, comunque, col pensiero neopositivista: la battaglia per l’unità della scienza, la persuasione dell’unicità del metodo scientifico, l’ipotesi di un linguaggio osservativo neutrale e l’idea della scienza come miglior esempio di condotta intellettuale.
L’influenza più importante di tutte è stata esercitata da Einstein, grazie al quale formula i suoi problemi teorici fondamentali come quello della demarcazione tra scienza e pseudoscienza e quello della certezza del sapere scientifico. È possibile dire che la rivoluzione epistemologica di Popper rappresenta il riflesso filosofico della rivoluzione scientifica compiuta da Einstein in Fisica.
Popper:Einstein=Newton:Kant
Popper rimane colpito dal fatto che le teorie di Einstein fossero programmaticamente organizzate in vista di possibili smentite ->le teorie scientifiche non sono verità assolute ma semplici ipotesi destinate a rimanere tali.
La trattazione del pensiero di Popper può essere diviso in 2 grandi sezioni: l’epistemologia e la politica.
Il suo interesse non si rivolge soltanto alla teoria della conoscenza scientifica, bensì alla teoria della conoscenza in generale
Popper procede ad una vera e propria riabilitazione della filosofia.
Rifiutando la riduzione della filosofia a semplice analisi linguistica, Popper ha continuato a scorgere in essa la disciplina dei grandi problemi, avvertendo che la filosofia ha sempre a che fare
con la conoscenza della realtà e non con vuote parole-> rivalutazione dei presocratici e del problema cosmologico.
Popper vuole, prima di tutto, trovare la linea di confine tra le asserzioni delle scienze empiriche e le altre asserzioni. Secondo un luogo comune una teoria risulta scientifica nella misura in cui può essere verificata dall’esperienza, dato che è impossibile considerare tutti i casi in cui può essere verificata, il verificazionismo è un’utopia. Pertanto lo status scientifico di una teoria è rintracciabile nel criterio di falsificabilità, dove una teoria è classificabile come scientifica quando esibisce, nella forma delle asserzioni-base, delle possibili esperienze falsificanti.
Asserzioni base=quegli enunciati elementari aventi la forma di asserzioni singolari di esistenza che risultano intersoggettivamente controllabili e sull’accettazione dei quali esiste un accordo di fondo tra gli osservatori scientifici. Poiché la comunità può sempre decidere di metterle in discussione, ne segue che l’immagine della scienza come edificio stabile, costruito sulla solida roccia, si contrappone alla nuova immagine della scienza come costruzione precaria, eretta su fragili palafitte.
Le asserzioni-base hanno duplice funzione:
La “superiorità” epistemologica del principio di falsificabilità deriva dall’asimmetria logica tra verificabilità e falsificabilità, ossia dal fatto che miliardi di conferme non rendono certa una teoria, mentre basta un solo fatto negativo per confutarla; pur non potendo essere verificata, una teoria può essere corroborata, ovvero quando ha superato il confronto con un’esperienza potenzialmente falsificante. La corroborazione è un indice per stabilire la preferenza rispetto alla verità-> può fungere da temporaneo criterio di scelta tra ipotesi rivali.
Popper da un iniziale modello monoteorico basato sul confronto bipolare teoria-esperienza, perviene ad un modello pluralistico, o pluriteoretico, incentrato sul confronto tra teorie rivali e l’esperienza.
Popper rifiuta il modello fondazionalista e giustificazionista del sapere, affermando che:
Secondo Popper, lo scopo della scienza non è la verità ma il raggiungimento di teorie sempre più verosimili. Dire che una teoria è migliore di un’altra e che rappresenta un certo progresso nei suoi confronti equivale a dire che “essa appare più vicina alla verità”.
Il problema della preferenza tra teorie si articola in due sotto-problemi:
Le teorie scientifiche sono preferibili perché, a differenza di quelle non, possono essere sottoposte al metodo falisificazionista
Popper afferma che una teoria t 2 risulta più verosimile di una teoria t 1 se tutte le conseguenze vere di
t 1 sono anche conseguenze vere di t 2 , se tutte le conseguenze false di t 1 sono conseguenze vere di t 2 e se da t 2 sono estraibili conseguenze non estraibili da t 1
In seguito alle critiche, Popper riconobbe l’insostenibilità del proprio principio di verosomiglianza e giunse alla conclusione che non è necessaria una definizione formale di verosomigliamza per affermare, ad esempio, che il geocentrismo è più lontano dalla verità rispetto all’eliocentrismo
La valutazione di una teoria scientifica come migliore delle altre è l’effetto di una discussione critica, ovvero di un’analisi razionale delle ipotesi in gioco-> teorie che offrono soluzioni agli stessi problemi o a problemi analoghi sono confrontabili
Popper rifiuta l’essenzialismo e lo strumentalismo
Nelle ultime opere Popper elabora una teoria realistico-obiettivistica basata sulla definizione di verità come corrispondenza tra proposizioni e fatti.
Teoria dei mondi: