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Karl Popper e il suo pensiero filosofico, Appunti di Filosofia

Analisi pensiero di Popper: principio di Falsificabilità e critica al metodo induttivo.

Tipologia: Appunti

2022/2023

Caricato il 24/11/2025

luca-gasparrini
luca-gasparrini 🇮🇹

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KARL POPPER
Nasce a Vienna da una famiglia ebraica; con l’affermazione nel nazismo è costretto a lasciare il
Paese e raggiungere la Nuova Zelanda.
Egli assiste ad una conferenza di Einstein a Vienna sulla relatività generale, che lo colpisce
profondamente, attratto dal modo in cui Einstein concepiva la scienza ed esponeva le sue teorie
scientifiche; egli le trattava come discipline che non contenessero delle verità assolute, ma che
potessero essere messe ogni volta in discussione; Einstein non era mai soddisfatto delle teorie da
lui stesso proposte e nei suoi scritti critica il suo lavoro, non cercando prove a sostegno, ma
esplorando punti deboli e limiti, cercando possibili confutazioni che avrebbero paradossalmente
rafforzato la sua teoria, avvicinandola alla verità.
Einstein diviene per Popper la sua più grande influenza, come Newton lo era stata per Kant (con
il processo di formulazione di ipotesi, con il punto di partenza nell’esperienza e con il ruolo
fondamentale dell’osservatore), e trae da lui il suo metodo.
Dopo essersi laureato e aver ottenuto l’abilitazione all’insegnamento, pubblica:
-nel 1935 la sua opera fondamentale “La logica della ricerca”, editata nell’anno successivo in
inglese con il titolo “La logica della scoperta scientifica”
-nel 1963 una raccolta di saggi, all’interno della quale è presente il saggio “Congetture e
confutazioni”.
Popper scrive moltissimo, soprattutto dopo il secondo dopo guerra, vivendo completamente
assorbito dalla scrittura e dal suo lavoro e ampliando le sue teorie e le sue speculazioni.
Il neo-positivismo
Molti studiosi hanno cercato di capire il nesso tra Popper e il neo-positivismo, proprio perché
mentre Popper scrive la sua opera, egli torna spesso sulla sua visione della scienza, come se ogni
volta dovesse chiarire qualcosa, sottolineare la sua impostazione rispetto, ad esempio, al Circolo
di Vienna o al neo-positivismo.
Inizialmente Popper viene interpretato come un neo-positivista dissidente, come se non rientrasse
completamente in quel movimento culturale, in quella visione della scienza, ma comunque avesse
punti di tangenza con quel pensiero.
Negli anni ’60, consapevole di essere stato frainteso, Popper scrive all’interno di “congetture e
confutazioni” la sua visione, mettendola in contrapposizione con quella del neo-positivismo; è
come se Popper avesse avuto bisogno di prendere le distanze da un movimento a cui era stato
avvicinato troppo e da cui doveva, invece, prendere le distanze.
Si è dunque arrivati a considerare Popper come qualcuno in cui convivono chiaramente elementi
che si possono avvicinare al neo-positivismo (come l’attenzione alla scienza, il riferimento
all’esperienza), ed altri elementi profondamente anti neo-positivisti (come la convinzione che il
principio di demarcazione tra ciò che è scientifico e ciò che non lo è non sia nella verificazione,
bensì nella falsificazione). Alla fine del 1919, Popper giunge alla conclusione che l’atteggiamento
scientifico è l’atteggiamento critico (si ritorna, per certi versi, a Galilei, che non andava alla
ricerca di verificazioni, bensì di controlli cruciali, che avrebbero potuto confutare la teoria, pur
non potendola mai confermare completamente). La scienza è dunque per Popper un’ipotesi,
valida fino a prova contraria. L’idea di scienza del Novecento si distacca profondamente rispetto
all’Ottocento, in cui la scienza era un sapere oggettivo, universale e necessario (come in Kant,
Galilei, positivismo e neo-positivismo).
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KARL POPPER

Nasce a Vienna da una famiglia ebraica; con l’affermazione nel nazismo è costretto a lasciare il Paese e raggiungere la Nuova Zelanda. Egli assiste ad una conferenza di Einstein a Vienna sulla relatività generale, che lo colpisce profondamente, attratto dal modo in cui Einstein concepiva la scienza ed esponeva le sue teorie scientifiche; egli le trattava come discipline che non contenessero delle verità assolute, ma che potessero essere messe ogni volta in discussione; Einstein non era mai soddisfatto delle teorie da lui stesso proposte e nei suoi scritti critica il suo lavoro, non cercando prove a sostegno, ma esplorando punti deboli e limiti, cercando possibili confutazioni che avrebbero paradossalmente rafforzato la sua teoria, avvicinandola alla verità. Einstein diviene per Popper la sua più grande influenza, come Newton lo era stata per Kant (con il processo di formulazione di ipotesi, con il punto di partenza nell’esperienza e con il ruolo fondamentale dell’osservatore), e trae da lui il suo metodo. Dopo essersi laureato e aver ottenuto l’abilitazione all’insegnamento, pubblica: -nel 1935 la sua opera fondamentale “La logica della ricerca”, editata nell’anno successivo in inglese con il titolo “La logica della scoperta scientifica” -nel 1963 una raccolta di saggi, all’interno della quale è presente il saggio “Congetture e confutazioni”. Popper scrive moltissimo, soprattutto dopo il secondo dopo guerra, vivendo completamente assorbito dalla scrittura e dal suo lavoro e ampliando le sue teorie e le sue speculazioni. Il neo-positivismo Molti studiosi hanno cercato di capire il nesso tra Popper e il neo-positivismo, proprio perché mentre Popper scrive la sua opera, egli torna spesso sulla sua visione della scienza, come se ogni volta dovesse chiarire qualcosa, sottolineare la sua impostazione rispetto, ad esempio, al Circolo di Vienna o al neo-positivismo. Inizialmente Popper viene interpretato come un neo-positivista dissidente, come se non rientrasse completamente in quel movimento culturale, in quella visione della scienza, ma comunque avesse punti di tangenza con quel pensiero. Negli anni ’60, consapevole di essere stato frainteso, Popper scrive all’interno di “congetture e confutazioni” la sua visione, mettendola in contrapposizione con quella del neo-positivismo; è come se Popper avesse avuto bisogno di prendere le distanze da un movimento a cui era stato avvicinato troppo e da cui doveva, invece, prendere le distanze. Si è dunque arrivati a considerare Popper come qualcuno in cui convivono chiaramente elementi che si possono avvicinare al neo-positivismo (come l’attenzione alla scienza, il riferimento all’esperienza), ed altri elementi profondamente anti neo-positivisti (come la convinzione che il principio di demarcazione tra ciò che è scientifico e ciò che non lo è non sia nella verificazione, bensì nella falsificazione). Alla fine del 1919, Popper giunge alla conclusione che l’atteggiamento scientifico è l’atteggiamento critico (si ritorna, per certi versi, a Galilei, che non andava alla ricerca di verificazioni, bensì di controlli cruciali, che avrebbero potuto confutare la teoria, pur non potendola mai confermare completamente). La scienza è dunque per Popper un’ipotesi, valida fino a prova contraria. L’idea di scienza del Novecento si distacca profondamente rispetto all’Ottocento, in cui la scienza era un sapere oggettivo, universale e necessario (come in Kant, Galilei, positivismo e neo-positivismo).

Einstein L’influenza dominante sul filosofo è stata esercitata da Einstein tanto che la rivoluzione epistemologica di Popper è il riflesso di quella scientifica di Einstein. Questo perché Popper rimase colpito dal fatto che Einstein avesse formulato delle previsioni “rischiose”: secondo dei calcoli compiuti dal filosofo, si sarebbe infatti dovuta verificare un’eclissi solare visibile da un certo luogo della Terra ad una certa ora: il fatto che si verificò fu un controllo a cui Einstein sottopose la sua teoria; il risultato opposto, se dunque l’evento avesse smentito la sua teoria, lo avrebbe portato ad accantonare o risistemare la propria teoria, correggendola, apportando modifiche, cambiandola. La scienza è dunque fallibile. La riabilitazione della filosofia Nella visione della filosofia, Popper prende le distanze dal neo-positivismo e dalla concezione che tutto ciò che è metafisico (la figura di Dio, il senso dell’esistenza) si fonda su proposizioni prive di significato, e dunque deve essere abbandonato (lo stesso Wittgenstein credeva che il senso del mondo stesse fuori del mondo e su quel fuori del mondo l’uomo può solo tacere). Popper diviene invece il grande riabilitatore della filosofia, chiarendo la sua necessità e la sua ineliminabilità: essa è infatti la disciplina che ha a che fare con la conoscenza della realtà e l’uomo, in quanto uomo, è per natura filosofo (Kant, per cui la filosofia era una scienza insostituibile). Il principio di falsificabilità Diversamente dal neo-positivismo, che considera una teoria scientifica reale dal momento in cui essa è verificabile, Popper crede che il verificazionismo sia un’utopia, un mito, perché l’uomo non sarà mai in grado di verificare completamente e definitivamente una teoria scientifica. Il criterio quindi in grado di definire lo status scientifico di una teoria è la falsificabilità: una teoria è falsificabile se c’è una possibile affermazione che possa entrare in conflitto con la teoria stessa e quindi potenzialmente smentirla. Una teoria può essere dunque non scientifica, nel caso in cui non possa essere contraddetta da alcuna osservazione o scientifica, se può entrare in conflitto con eventuali osservazioni, in grado di smentirla o rafforzarla. La visione della scienza a cui Popper giunge non è quella di un edificio incrollabile che poggia su una solida roccia, ma quella di una costruzione su palafitte, cioè su quelle teorie valide fino a prova contraria, una superficie non rigida ma precaria. Il metodo della teoria scientifica La teoria scientifica, secondo i positivisti o neo-positivisti, nasce dall’osservazione della natura, alla quale segue la formulazione delle ipotesi, la loro verifica in laboratorio e l’approdo ad una legge universale. Secondo Popper essa ha il suo punto di partenza nella nascita di un problema e nel tentativo di risolverlo, a cui solo in un secondo momento segue l’osservazione della natura, carica delle aspettative, delle conoscenze e dei contenuti della mente dell’osservatore. Si formulano delle ipotesi, da cui si estrapolano delle conclusioni che vengono sottoposte ad un controllo empirico: se questo controllo conferma la teoria, essa è valida, ma se esso la mette in discussione, viene corretta o riformulata. Falsificazionismo vs verificazionismo Il criterio di demarcazione, secondo Popper, tra ciò che è scienza e ciò che non lo è, è il falsificazionismo; quest’ultimo e il verificazionismo sono legati da un’asimmetria logica, perché se non bastano infiniti casi per verificare una teoria, ne è sufficiente uno solo per falsificarla. La scienza, quindi, non fornisce verità assolute, oggettive, universali e necessarie (come veniva creduto da Galilei, Kant, Newton, positivismo e neo-positivismo), ma è semplicemente un insieme di pure ipotesi, che possono essere corroborate o rafforzate dall’esperienza. La visione della scienza viene rivoluzionata rispetto al secolo precedente, provocando quella crisi delle certezze.

È una ricerca continua e inesauribile, aspira alla verità oggettiva, che è quell’ideale regolativo a cui non arriva mai completamente.