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Riassunto “diventare grandi La condizione adulta delle persone con disabilità intellettiva“, Sintesi del corso di Pedagogia

Riassunto dettagliato del libro di Carlo Lepri diventare grandi, per la preparazione dell’esame di pedagogia speciale.

Tipologia: Sintesi del corso

2019/2020

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In vendita dal 05/11/2020

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Diventare grandi
Parte uno!
L’età adulta per le persone disabili viene vista come qualcosa di inesistente. !
Questo impedimento viene creato dalla cultura è raorzato dall’auto svalutazione e auto limitazione che il soggetto disabile mette in
atto. !
I soggetti disabili sono caratterizzati da un forte spirito di rinuncia che viene fomentato anche dalla cultura stessa.!
Il confine tra età adulta e adolescenza o età infantile non è qualcosa presente in natura ma è un confine delimitato e dettato dalla
cultura.!
La rappresentazione sociale favorisce:!
- ancoraggio ovvero la classificazione e il dare un nome a un fenomeno collegandolo a qualcosa di analogo somigliante!
-L’oggettivazione ovvero conoscere qualcosa trasformandolo in immagini concrete o tramite concetti astratti.!
La rappresentazione sociale del malato è quella di un bambino, ma questa immagine va a chiudere le porte d’accesso al mondo degli
adulti.!
Il concetto di disabilità è qualcosa che è stato creato dalla società stessa, ed è dato dal rapporto tra fattori ambientali, individuali e
sociali.!
Una persona è:!
-un soggetto unico!
-Dotata di diritti!
-Un insieme di maschere ovvero di ruoli sociali!
Una persona disabile viene vista come incapace di assumere ruoli da adulti nella società.!
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Diventare grandi

Parte uno

L’età adulta per le persone disabili viene vista come qualcosa di inesistente. Questo impedimento viene creato dalla cultura è rafforzato dall’auto svalutazione e auto limitazione che il soggetto disabile mette in atto. I soggetti disabili sono caratterizzati da un forte spirito di rinuncia che viene fomentato anche dalla cultura stessa. Il confine tra età adulta e adolescenza o età infantile non è qualcosa presente in natura ma è un confine delimitato e dettato dalla cultura. La rappresentazione sociale favorisce:

  • (^) ancoraggio ovvero la classificazione e il dare un nome a un fenomeno collegandolo a qualcosa di analogo somigliante
  • (^) L’oggettivazione ovvero conoscere qualcosa trasformandolo in immagini concrete o tramite concetti astratti. La rappresentazione sociale del malato è quella di un bambino, ma questa immagine va a chiudere le porte d’accesso al mondo degli adulti. Il concetto di disabilità è qualcosa che è stato creato dalla società stessa, ed è dato dal rapporto tra fattori ambientali, individuali e sociali. Una persona è:
  • (^) un soggetto unico
  • (^) Dotata di diritti
  • (^) Un insieme di maschere ovvero di ruoli sociali Una persona disabile viene vista come incapace di assumere ruoli da adulti nella società.

Sebbene le persone affette da disabilità vengono definiti “ adulti semplici“, si tratta comunque pur sempre gli adulti. È importante conoscerli per comprendere il loro essere adulti semplici. Spesso per l’educazione dei bambini affetti da disabilità si propone un atteggiamento iper protettivo vedendo l’esterno come eccessivamente minaccioso, con un’incapacità per le persone non “normali“ di affrontarlo. I centri indirizzati a questi bambini o soggetti portatori di disabilità vengono visti come un limbo. Il ruolo di una persona all’interno della società è fondamentale ed è dato dall’identità sociale più quella personale. Un adulto acquisisce la capacità di distinguere il SE dal proprio ruolo, il ruolo a sua volta contribuisce alla definizione dell’identità del soggetto. Il ruolo di lavoro arricchisce l’identità e va a definire l’adulto. Nel momento in cui viene proposto un ruolo falso al soggetto si va ad attaccare l’identità e si crea una falsificazione del sé. (Esempio dei disabili che erano coinvolti in una fabbrica che inizialmente produceva davvero per il commercio ma poi fallì e si continua a produrre per niente illudendoli di lavorare) Assumere un ruolo è importante perché permette di imparare a stare nelle dinamiche relazionali. La socializzazione e l’educazione sono fondamentali per la formazione del soggetto e della sua età adulta.

  • La socializzazione primaria è quella che permette di comprendere il concetto di mondo, di Io e il mio essere diverso dagli altri. (ESSERE PER L’ALTRO) Questa socializzazione è di competenza della famiglia e va a creare una prima bozza d’identità non che favorisce l’interiorizzazione di regole, la comprensione dell’alto generalizzato che porta a comprendere la generalità delle norme favorendo l’identificazione in una società. La comprensione che ci sono più ruoli permette di capire che si appartiene ad una società molto più ampia di quella genitoriale. È il primo processo di costruzione dell’identità , con la comparsa dell’io e il mio ricoprire un ruolo per vivere in società. Compare la capacità di vedersi dal punto di vista dell’altro per anticipare le risposte (Mead Assunzione di ruolo) Assumere il ruolo dell’altro sviluppando una capacità emotiva soprattutto tramite la socializzazione col genitore, con la capacità di mettersi nei panni degli altri sviluppando un senso di emotività e costruendo la propria identità.

È fondamentale che la madre non sia troppo iperprotettiva ma che sia aperta a un progressivo distacco per favorire l’autonomia e raggiungimento dell’età adulta per un soggetto disabile. Una madre deve pertanto rinunciare all’immagine di bambino immaginario, ovvero un ideale di bambino frutto della sua fantasia, per accogliere e accettare il bambino reale. La fragilità è un rischio a cui molti genitori vanno incontro specialmente attraverso il loro essere troppo intrusive e insicuri per la propria immagine, vista come minacciata dalla disabilità del figlio. È importante riconoscere e controllare gli impulsi negativi, e per farlo si adottano delle condotte contrarie, come l’iper protezione nei confronti di un figlio inatteso. Tuttavia l’intrusi vita è un ostacolo nei processi di crescita psicologica, e ha delle forti ripercussioni sulla costruzione identitaria del soggetto. È importante saper giostrare gli impulsi negativi senza ad andare attaccare eccessivamente la relazione con il bambino portatore di disabilità, evitando di confondere i ruoli che potrebbero influenzare negativamente la socializzazione primaria e secondaria. Spesso molti genitori ricadono nel negazionismo ovvero un meccanismo di difesa e di rifiuto del deficit. Il negazionismo è disfunzionale alla costruzione identitaria del soggetto disabile, favorendo lo sviluppo di un falso sé. L’età di un soggetto si divide in età anagrafica, psicologica e percepita. L’età è un indicatore fondamentale per l’assegnazione dei ruoli sociali, ovvero dei compiti, responsabilità, diritti e doveri. Quest’ultima età può essere definita età sociale. I riti di passaggio erano visti come dei mezzi per l’acquisizione di uno status. I tre momenti fondamentali dei riti di passaggio erano: fase di separazione, fase liminale, fase di riaggregazione. In passato permaneva l’idea che la disabilità non potesse essere connessa al lavoro, e pertanto i disabili non fossero integrati nei riti di passaggio.

Al giorno d’oggi non sono più presenti dei riti di passaggio per l’ingresso al mondo dell’adulto ma esiste una transizione psicosociale. Essa consiste in eventi concomitanti al cambiamento di una persona. La rimozione dei riti di passaggio è favorevole per gli utenti fragili i quali sono ora più in grado di realizzare se stessi, di ricoprire ruoli sociali, di accedere al mondo degli adulti. Al giorno d’oggi l’età adulta non è più vista come una categoria che implica un sapere e delle competenze massime. Non è più un soggetto che ha raggiunto il pieno sviluppo fisico e psichico, l’adultità non è più una condizione stabile e definitiva. Le tre condizioni per considerare una persona dentro il mondo degli adulti sono:

  • (^) autonomia e percezione di adultità età, una delle prime condizioni per reputarsi adulto
  • (^) Conoscenza di sé e dei propri limiti e delle proprie potenzialità
  • (^) Capacità di assumersi ruoli da adulti La famiglia attraverso la socializzazione primaria risulta essere un solido supporto per lo sviluppo dell’adultità, i genitori devono saper lasciar liberi i propri figli verso l’indipendenza a una certa ora.

ostacolando la sua proiezione nel futuro. Spesso i genitori o le figure educative, nei confronti di soggetti portatori di disabilità, cadono nella disillusione di vedere un futuro per loro, influenzando negativamente la capacità del soggetto di proiettarsi verso il futuro.

  • (^) Progetto: pianificare qualcosa per anticipare il futuro. Il progetto è una sorta di educazione del desiderio, un progetto per desiderare e porsi degli obiettivi da raggiungere. L’opposto del progetto è la quotidianità, portatrice di monotonia.
  • (^) Educazione: favorisce la crescita, l’autonomia e l’autodeterminazione. Si tratta di un percorso di supporto che progressivamente sfocia nell’autonomia. L’operatore deve esserci ma deve dare comunque i giusti spazi e mantenere la giusta distanza dal soggetto. È importante che nel percorso educativo l’educatore vada a riequilibrare progressivamente la simmetria che vige nella relazione. L’assistenza è l’opposto dell’educazione poiché non vede il soggetto come modificabile e in grado di acquisire una progressiva autonomia.
  • (^) Ruolo: mezzo per costruire l’identità e l’immagine del sé. Il ruolo sociale è il mezzo per accedere a l’adultità. Opposto del ruolo, qualcosa di dinamico e contestuale, è lo status, un titolo statico che la società assegna alla persona in base alle sue caratteristiche individuali. Si fonda sullo stigma e per un soggetto disabile lo status ascritto è fortemente svalorizza ante e stigmatizzate.