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Riassunto Il mestiere di grafico - Albe Steiner, Sintesi del corso di Design

Riassunto ben organizzato de "Il mestiere di gradico" di Albe Steiner. È schematizzato con la stessa sequenza dei capitoli e paragrafi del libro, è stato scritto con la massima cura al computer senza l'ausilio della dettatura (NO errori grossolani). Il numero delle pagine è giustificato dall’impaginazione a colonna ristretta, interlinea ampio per consentire uno studio più fluido e la possibilità di appuntare note.

Tipologia: Sintesi del corso

2020/2021

In vendita dal 08/01/2023

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RIASSUNTO IL MESTIERE DI GRAFICO
DI STEINER
00. Prefazione di Paolo Fossati _________________________________ 2!
01. 4 LEZIONI ___________________________________________ 2!
01.1 I Lezione: Marchi e immagini coordinate per l’industria ________________ 2!
01.2 II Lezione: Comunicazioni visive ______________________________ 3!
01.3 III Lezione: Introduzione a un corso per compositori __________________ 3!
01.4 IV Lezione: Il giornale di Fabbrica ____________________________ 4!
02. La grafica ___________________________________________ 4!
02.1 Presentazione al volume di grafica Due Dimesioni ____________________ 4!
02.2 Contenuto e forma ______________________________________ 4!
02.3 Il disegno di caratteri ____________________________________ 4!
02.4 L’impaginazione _______________________________________ 5!
02.5 Grafica e Fotografia _____________________________________ 6!
02.6 Sulla fotografia _______________________________________ 6!
02.7 Contributo della grafica per una migliore educazione stradale _____________ 6!
02.8 La grafica italiana dal 1900 al 1960 ___________________________ 6!
02.9 Il Taller de Grafica Popular ________________________________ 6!
02.10 L’art director ________________________________________ 6!
03. Il design ____________________________________________ 7!
03.1 Invenzione del prodotto e della forma __________________________ 7!
03.2 Grafica e disegno industriale ________________________________ 7!
03.4 Rapporti tra grafica e design ________________________________ 8!
03.5 Design ____________________________________________ 8!
03.6 Disegno industriale e disegno grafico ___________________________ 8!
04. L’imballaggio, il marchio, la pubblicità ___________________________ 8!
04.1 La coscienza del designer _________________________________ 8!
04.2 Il Marchio __________________________________________ 9!
04.3 CV e Cavallo Alato FIAT Utilitaria Balilla ________________________ 9!
05. Il libro, il giornale, la scuola ________________________________ 10!
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RIASSUNTO IL MESTIERE DI GRAFICO

    1. Prefazione di Paolo Fossati _________________________________ DI STEINER
    1. 4 LEZIONI ___________________________________________
  • 01.1 I Lezione: Marchi e immagini coordinate per l’industria ________________
  • 01.2 II Lezione: Comunicazioni visive______________________________
  • 01.3 III Lezione: Introduzione a un corso per compositori __________________
  • 01.4 IV Lezione: Il giornale di Fabbrica ____________________________
    1. La grafica ___________________________________________
  • 02.1 Presentazione al volume di grafica Due Dimesioni ____________________
  • 02.2 Contenuto e forma ______________________________________
  • 02.3 Il disegno di caratteri ____________________________________
  • 02.4 L’impaginazione _______________________________________
  • 02.5 Grafica e Fotografia _____________________________________
  • 02.6 Sulla fotografia _______________________________________
  • 02.7 Contributo della grafica per una migliore educazione stradale _____________
  • 02.8 La grafica italiana dal 1900 al 1960 ___________________________
  • 02.9 Il Taller de Grafica Popular ________________________________
  • 02.10 L’art director ________________________________________
    1. Il design ____________________________________________
  • 03.1 Invenzione del prodotto e della forma __________________________
  • 03.2 Grafica e disegno industriale ________________________________
  • 03.4 Rapporti tra grafica e design ________________________________
  • 03.5 Design ____________________________________________
  • 03.6 Disegno industriale e disegno grafico ___________________________
    1. L’imballaggio, il marchio, la pubblicità ___________________________
  • 04.1 La coscienza del designer _________________________________
  • 04.2 Il Marchio __________________________________________
  • 04.3 CV e Cavallo Alato FIAT Utilitaria Balilla ________________________
    1. Il libro, il giornale, la scuola ________________________________

00. PREFAZIONE DI PAOLO FOSSATI

Albe Steiner (Milano 1913 – Raffadali 1974) Copertina con Prima edizione 1978 – Fa parte dei Saggi Einaudi (creati dal 1937) Introduzione di Paolo Fossati

  • Il lavoro, la ricerca è cultura : è organizzazione, non solo tecnica, ma capace di informazione, attraverso la dinamica della scolarizzazione, dell’associazionismo professionale, della pubblicistica ecc.
  • Per Steiner, il contenuto , cioè il prodotto che deve essere visualizzato, lo si scopre dopo. Prima si è colpiti dai colori, dalle forme, dalla fotografia quasi sempre non attinenti.
  • Nipote di Giacomo Matteotti , è stato ucciso quando Steiner aveva 11 anni (1924). Episodio che lo segna profondamente. Lo ricorda il manifesto del 1924 “Mussolini gran capo degli assassini” realizzato dopo l’uccisione dello zio.
  • Apre con la moglie Lica uno studio pubblicitario.
  • Si avvicina al Partito Comunista.

01. 4 LEZIONI

01.1 I LEZIONE: MARCHI E IMMAGINI COORDINATE PER L’INDUSTRIA

Steiner introduce dicendo che lui vuole insegnare un metodo , ma di più non si può fare. Il resto toccava agli studenti, inoltre lui era autodidatta dato che la professione del grafico non esisteva in Italia. Infatti lui non era un grafico in realtà, ma un ragioniere. Studia a Brera , fa mostre polimateriche, fonda insieme ad altri la scuo la Rinascita , a Milano. Insegna a Urbino alla Scuola del Libro e fu consulente per la Zanichelli , con un’attenzione particolare sui libri scolastici, ma lavorò anche per Feltrinelli e Bompiani. Un grafico può intervenire per aiutare un bambino tra il quarto e l’undicesimo anno, ovvero nella fase più importante e difficile dello sviluppo dell’infanzia. Si occupa anche di moda , perché gli piace l’ambiente dinamico, questo mondo non deve essere la prima aspirazione dei giovani che poi vengono risucchiati da un sistema enorme di organizzazione diventando strumenti. Quando si parla di EDITORIA e progettazione non ci si può limitare a far mostrare delle copertine riuscite ma di spiegare passo per passo come un volume di basso costo e alta tiratura sia necessario stabilire delle norme , progettare e schematizzare secondo delle regole fisse ogni pagina. Queste norme non sono limitanti, in realtà queste ti consentono di muoverti più liberamente conoscendo ciò che non si dovrebbe fare dando una migliore possibilità alla propria fantasia. GRAFICA COME DISEGNO INDUSTRIALE Parlando di GRAFICA COME DISEGNO INDUSTRIALE , definiamo cosa s’intende con disegno industriale. Un marchio così come lo facciamo adesso potrebbe essere un lavoro artigianale. Per esempio quando si parla delle vetrine pensiamo ad un lavoro artigianale, ma non lo è più se pensiamo alla sua progettualità, ovvero se pensiamo a tutti i punti vendita dei supermarket. Tutto questo si ricollega al punto dell’imballaggio di presentazione e contenitori. Imballaggio può voler dire anche magazzino di un’industria dove ci sono grandi scatoloni all’interno dei quali si ha il prodotto. SEGNALETICA E SIMBOLOGIA La segnaletica è quella stradale, verticale ed orizzontale, la simbologia è un’altra cosa. La segnaletica si può avvalere di simboli, ma la simbologia è come quella che si trova sui Jets o sulle navi, nella capitaneria di porto e nelle principali stazioni ferroviarie. A Roma per esempio la segnaletica è stata messa bene in alcune zone, in altre regna il caos perché è troppo alta o bassa con dei colori che contrastano con quelli della pubblicità del lettering e via dicendo. GLI AUDIOVISIVI Gli audiovisivi hanno portato il grafico a dare una collaborazione attiva e attenta al cinema e alla televisione. La concorrenza delle immagini è molto forte è quindi necessario che si prenda coscienza di una forma grafica a più dimensioni (fino ad ora abbiamo parlato delle due dimensioni). ☞

01.4 IV LEZIONE: IL GIORNALE DI FABBRICA

Il giornale di fabbrica va inteso come uno strumento , quindi come un servizio pubblico. Ovviamente deve avere delle caratteristiche:

  • Il lettering della testata ne definisce l’identità,
  • la giustezza delle colone va scelta in base alle pieghe del giornale;
  • uso corretto della tipografia (maiuscolo e minuscolo danno importanza alle parole così come il corsivo;
  • le foto/illustrazioni non devono essere piegate e devono essere funzionali al messaggio e devono essere tolte quelle non essenziali;
  • le vignette sono una forma di intervento assai triste. Se non c'è nessuno che è capace di disegnarle si prendono da altri giornali scegliendo quelle più interessanti e dicendo chiaramente la fonte, e allora il fumetto è una grande arte. È necessario leggerlo anche da piegato, non appesantire le colonne e deve essere leggibile anche per chi non è abituato alla lettura.

02. LA GRAFICA

02.1 PRESENTAZIONE AL VOLUME DI GRAFICA DUE DIMESIONI

Possiamo dire che la storia della Grafica in Italia si divide in 3 periodi :

1. Un periodo di FORMAZIONE E DERIVAZIONE PITTORICA , con esponenti come Dudovich , Sinopio , ecc., cominciano a formarsi anche le scuole, la più importante l’Umanitaria di Milano e di Monza. 2. Un periodo che delinea con il fiorire dei MOVIMENTI MODERNI sia in architettura che in pittura , con esponenti come Persico , Nizzoli , ecc. La grafica acquista un altro valore perché non sono più solo i manifesti ad essere gli elaborati degli artisti, ma con lo sviluppo dell’industria, la pubblicità prende un notevole sviluppo e diventa un vasto campo di esperienze. 3. Dopo la Seconda Guerra Mondiale il bisogno di un METODO PIÙ RIGOROSO per produrre bene dei progetti si fa strada tra i grafici più qualificati. Da qui la necessità di preparare delle scuole per la formazione dei progettisti grafici che sappiano affrontare diverse fasi di un lavoro che sta diventando sempre più complesso e specializzato. Tutto deve partire dal contenuto stesso , di quello che si vuole rappresentare, leggendo, studiando e sintetizzando, per potere dare una forma ed una soluzione che sia anche un contributo culturale, tenendo conto anche dei valori che dobbiamo visualizzare. Questo sarà un apporto alla diffusione della conoscenza.

0 2.2 CONTENUTO E FORMA

Quello che conta per Steiner è il rispetto fondamentale verso il destinatario , cioè l’ UTENTE , in un’epoca dove c’è la possibilità della reperibilità delle immagini. Masse di persone possono usufruire di un prodotto che è il messaggio visivo. Il contenuto è la conoscenza specifica dell’oggetto che deve essere visualizzato sino ad una sintesi così evidente che, ridotta nei termini del segno speciale, quindi termini minimi, sia immediatamente percepibile e chiara. C’è un notevole quantità di segni, ma c’è sempre un basissimo livello estetico. ( NOTA: Anche Hannes Mayer , direttore del Bauhaus dal 1927 al 1933 esigeva il rapporto tra contenuto e forma). La soluzione di Steiner era di fare una serie di discussioni all’Umanitaria, con interventi degli studenti, proposte precise, comunicazione dei risultati ottenuti nel settore di ricerca Grafitalia , al fine di avere sia una didattica migliore ma anche una migliore preparazione di operatori grafici.

02.3 IL DISEGNO DI CARATTERI

Il disegno di caratteri prima era creativo ed individualistico, ma non può più esserlo oggi in quanto dovrebbe coinvolgere il lavoro di vari specialistici come oculisti, psicologi, tecnici della luce, grafici, fisici, igienisti etc. Un carattere non deve essere rispondere solo ad un fine commerciale, deve essere progettato, quindi studiato, e prodotto sia per conto di una destinazione finale che di un beneficio. Non ci si deve far condizionare dalla moda ma bisogna risolvere problemi ottici, di igiene visiva, di luce, di chiarezza, di leggibilità. ☞

02.4 L’IMPAGINAZIONE

Dal 1525, e man mano nell’inoltrarsi nel secolo, la fantasia decorativa nelle pubblicazioni viene meno. In parte è dovuto al moltiplicarsi delle edizioni, in parte al libro stampato che è uscito dalla sua fase sperimentale. La struttura grafica, la «composizione della pagina», le divisioni nelle quali il libro si articola, si riducono concentrandosi sul frontespizio che accoglie il nome dell’opera, dell’autore e quello del tipografo. Dalla posizione in fondo al volume, il colophon ( la firma del tipografo ), passa tra le prime pagine, accompagnato dalla marca editoriale. Il punto importante è questo: si stabiliscono dei limiti alle decorazioni che sono solo da accessorio, anche se possono dare qualità al libro. Poi ci sono anche le illustrazioni che vanno a servire (o quasi) il testo interno. L’ impaginazione è il coordinamento estetico e pratico del materiale grafico del libro, della rivista, del periodico, del giornale, di un catalogo, ecc., ed ha 2 fasi:

1. FASE DI CONCETTO à organizza il progetto; 2. FASE DI AZIONE MANUALE PRATICA à esegue il progetto. Per progettare con criteri appropriati l’impaginazione di un libro l’operatore deve conoscere:

  • La natura del libro (contenuto);
  • La veste che l’editore intende dare all’edizione (di lusso, nor- male, economica);
  • Il formato ;
  • Il materiale grafico dell’edizione (particolari modalità, elaborazioni del testo, dei titoli e sottotitoli, il tipo ed il formato delle incisioni, i grafici, ecc). La parte superiore della pagina, comprendendo la testata, può sopportare un «peso» maggiore da parte della tipografia senza che però questo faccia pendere la pagina in alto o a destra. Il layout, cioè la composizione in ordine consecutivo segue dei criteri comuni:
  1. sistemazione di righe di definita lunghezza sull'asse verticale produce simmetria (Christmas Tree typography).
  2. Pagina di testo rettangolare , per ottenere un uguale margine a sinistra e a destra, viene usata la spaziatura fra parole e frasi.
  3. Tipografia “flush Left ” questo sistema simmetrico è stato spiegato più sopra. Questi principi possono essere applicati a qualsiasi volumi di testo. Altri tipi di impaginazione:
  • Tipografia Elementare (Scuola Russa) à rivoluzione dei metodi tipografici trascurando riguardi estetici.
  • Jan TschicholdLa nuova tipografia (1928). Qui Tschichold valorizzava l’asimmetria e i caratteri Serif, ritenendo queste due scelte le più efficaci.
  • Scuola di pensiero Bauhaus à l’idea era quella dell’eliminazione del maiuscolo, permettendo il risparmio di tempo sulla composizione e riduzione della spesa (non occorrendo più il maiuscolo). Fu così che si videro titoli composti in minuscolo, allineati a sinistra con varie spezzature che in realtà non agevolavano per niente la lettura. [Quando Hennes Mayer era direttore dal Bauhaus, in quel periodo in Germania c’era la lotta contro gli Junkers prussiani e militaristi che usavano invece molte maiuscole o tutto il gotico. Quindi la scelta dell’usare il minuscolo oltre ad essere un motivo economico-pratico, era anche estetico-politico.
  • Uso della fotografia à l’impaginazione avveniva o per intera pagina o con l’u scita al vivo da 2 o 3 lati del formato. Questo perché volevano rendere evidenti con l’eliminazione dei margini i dettagli e i particolari nella fotografia.
  • Edoardo Persico in Italia à ha dato un notevole contributo al rinnovamento della tipografia e della editoria ponendo il contenuto come valore fondamentale dell’opera grafica , mentre purtroppo oggi i valori formali sono considerati da alcuni i più importanti.
  • Oppositori dello stile svizzero à si opponevano alla “modernità” dell’uso dei caratteri bastoni considerandola «freddezza svizzera». Generalmente coloro che resistettero all’innovazione e rifiutarono i contenuti sociali per rifugiarsi nei problemi della sola forma.

Il grafico in partenza fa un prodotto da vendere, il giudizio critico non può che essere dato dal consumatore. Un grafico serio si affida in parte all'intuito e in parte conduce personalmente le indagini necessarie per fare una proposta che possa diventare fatturabile. La grafica di consumo è per sua natura superficiale perché si riferisce a dei contenuti che sono sconosciuti al grafico. Il grafico non può avere una cultura così polimorfa che lo porti con lo stesso entusiasmo a parlare del detersivo o del libro, però al grafico i clienti propongono di risolvere certi problemi di comunicazione visuale per un certo prodotto che non sempre può essere congeniale. Il grafico dovrebbe tendere a specializzarsi nel settore e a rifiutare un fatturato maggiore per poter dire al cliente questa non è la propria materia.

03. IL DESIGN

03.1 INVENZIONE DEL PRODOTTO E DELLA FORMA

Dopo la prima guerra mondiale anche in Italia si sviluppa l'industria , soprattutto quella del settore metalmeccanico. Il marchio è già un'immagine coordinata nel 1928. Nel settore dell'industria automobilistica, la Lancia , la Fiat , la Itala si interessano di problemi di produzione ed estetica. L'autarchia limita l'espansione di mercato costituendo un freno alla produzione di massa. Tra il 1925 e il 1945 l'Italia limitò al massimo il rapporto di libero scambio culturale, tanto che i designer non aveva nemmeno la possibilità di conosce le pubblicazioni estere. Nel ’ viene assegnato il Compasso d'Oro alla Fiat 500 , quale esempio totale di industrial design. Gli imprenditori più sensibili agli sviluppi della nuova era si rivolsero ai designer perché contribuissero alla saldatura tra la cultura umanistica e quella tecnologica. È stato il progresso tecnologico e la produzione di massa che ha determinato la svolta culturale in architettura, così come alla fine del XIX secolo ferro e cemento avevano modificato la concezione del progetto in architettura. Il design italiano all'estero si afferma dal 1945 , l’ Italian style che non è solo uno slogan, ma il riconoscimento di merito dei nostri produttori (la Vespa e la Lambretta , la macchina da scrivere Olivetti Lexicon , gli oggetti di plastica della Kartell , i battelli in gomma Pirelli ). I PRIMI CONTENITORI SERIALI vengono prodotti in Italia nel primo dopoguerra, è l’industria di profumeria, cosmesi, farmacia ed alimentarista che si cimenta per prima. Nel 1956 un gruppo di designers, architetti ed industriali milanesi, diedero vita all’ ADI associazione per il disegno industriale, ha gestito dopo la Rinascente il premio Compasso d’Oro. Il primo comitato direttivo era composto dal presidente Alberto Rosselli architetto e altri tra i quali Albe Steiner come grafico.

03.2 GRAFICA E DISEGNO INDUSTRIALE

Il grafico per intervenire nel processo di produzione moderna deve studiare e conoscere i sistemi di produzione industriale che interessano la sua attività. Bisogna studiare attentamente tutti gli aspetti del rapporto tra grafica ed industria. Design è una parola ambigua. Ricorda strettamente la nostra parola disegno, fa pensare subito a un fatto esteriore, all'invenzione di una forma, a una progettazione che ha per scopo l'eleganza e la bellezza. Alcuni architetti hanno sempre sostenuto che non si fa del design se non si agisce su prodotti tridimensionali. Ogni grafico vive dei problemi della comunicazione e il problema della chiarezza è significante. Il suo studio è fatto per quattro quinti per ricevere, discutere, mostrare, illustrare e per un quinto per lavorare in pace. Con “ disegno industriale ” si tenta di fare chiarezza: per design si intende il semplice abbellimento esterno dell'oggetto senza alcun riferimento alla sua soluzione completa, interna ed esterna. La terminologia internazionale, adottata per chiarire e semplificare la comunicazione, ha finito per complicarla. Ecco un piccolo dizionario dei termini pubblicitari più usati:

  • BRIEFING à riunione con un campione che rappresenta il pubblico dei consumatori;
  • MAKE-UP à l’impaginazione;
  • MEDIA à il mezzo su cui viene fatta la pubblicità;
  • TARGET à l’insieme di elementi che servono a identificare il pubblico al quale è destinata una determinata campagna.
  • DESIGN à non è né il disegno industriale, né la progettazione estetica di un oggetto, ma soltanto un bozzetto grafico ed il designer colui che l’ha eseguito. Il disegno industriale è, come dice Steiner, un fatto prima economico, sociologico, tecnico, e soltanto infine creativo. Il grafico deve essere qualificato ad intervenire in tutto ciò che riguarda la comunicazione sociale, dall'insegna del negozio a libro di testo. Per la letteratura, Steiner ha usato la parola IGIENISTICA , trovata da un testo di studio dall'istituto di Igiene di Bologna dedicato all'affaticamento della leggibilità.

03.4 RAPPORTI TRA GRAFICA E DESIGN

Il carattere bastone , contro il quale tutti o quasi tutti si sono schierati, è il più indicato alla lettura, con tutte le sue varianti di corsivi e di neri. La grandezza del corpo tipografico è in relazione alla destinazione di lettura. Esistono in Italia delle norme per la stampa dei libri di testo :

  • Il corpo dei caratteri non deve essere: o inferiore ai 3 mm à per la I e II classe ; o inferiore ai 2,5 mm à per la III, IV e V classe.
  • Nessuna pagina di testo (margini esclusi) dovrà superare 13 cm di larghezza.

03.5 DESIGN

Nel 1933 Steiner si occupa del suo primo lavoro nel disegno industriale , doveva studiare una linea della motocicletta Atala 175 , modificò il tipo di serbatoio, la fanaleria le marmitte e i colori. Il secondo lavoro risale al 1939 fu un imballaggio in cartone tondo per un medicinale. Era convinto che non si potesse fare una vetrina con brutti e mal disegnati prodotti, era necessaria un’opera di educazione nei confronti degli addetti agli acquisti e dei venditori.

03.6 DISEGNO INDUSTRIALE E DISEGNO GRAFICO

Il disegno industriale è un tipo di intervento che richiede una certa qualificazione e questo tipo di qualificazione può avere provenienze diverse: tridimensionale o bidimensionale. Una parte di grafici o di grafisti non sono d'accordo sul fatto che ci siano delle possibilità di sviluppo nel lavoro dei grafici per ciò che riguarda il disegno industriale. Nel mondo moderno compaiono nuove voci: l’imballaggio, la pubblicità cinematografica o gli auguri o la tv, ecc. Esempio abbastanza evidente è quello della OLIVETTI , dove un grafico di grande valore ha smesso di fare il grafico per diventare designer, Marcello Nizzoli , autore di manifesti per Campari , ma noto soprattutto, in Italia e all’estero, per aver disegnato le macchine di Olivetti e per aver progettato esposizioni e architetture come quelle realizzate a Metanopoli. L'imprenditore ha cominciato a comprende di non poter più fare da solo e si rivolge a dei grafici per problemi che da solo non sa risolvere. Le prime furono le ditte alimentari , poi l' industria chimica con i detersivi , l' industria farmaceutica , l' industria dei profumi e infine la cancelleria. Per quanto riguarda l' industria elettromeccanica si è avvalsa più di architetti che di grafici, perché gli architetti erano più legati alla progettazione di tipo industriale.

04. L’IMBALLAGGIO, IL MARCHIO, LA PUBBLICITÀ

04.1 LA COSCIENZA DEL DESIGNER

Nella realizzazione di un progetto di imballaggio, gli elementi fondamentali sono 3:

**1. Capire il tema;

  1. Visualizzarlo** con un progetto fedelissimo al vero; 3. Eseguirlo , vale a dire metterlo in produzione tenendo conto di tutte le implicazioni del punto 1 e 2, cioè curando la conservazione e la presentazione del prodotto. I settori merceologici che possono contattare un designer per progettare un imballaggio possono essere tanti: prodotti casalinghi, di profumeria, cosmesi, cartoleria, editoria, alimentari, farmaceutica, ecc. È indispensabile una conoscenza NON superficiale dello specifico prodotto, occorre quindi capire il tema. ☞

Siamo sicuri che vogliamo veramente il sole nella biancheria lavata? Non è una falsa immagine? Il detersivo: non ha nulla a che vedere con il sole. Tutte queste immagini sono prese in prestito da un'antica visione mitologica che il movimento moderno aveva interamente eliminato. Steiner crede che la pittura non avrà un ruolo subalterno, La pittura ha un ruolo preciso, così come la fotografia, il cinema, la grafica, o la stessa pubblicità. Sono nuove forme che cercano la loro strada per affermarsi ed esprimersi.

05. IL LIBRO, IL GIORNALE, LA SCUOLA

Diffondere il libro significa diffondere il progresso, quindi il prodotto deve rispettare una richiesta e deve esserci il rispetto per il consumatore. Il contenuto e la forma saranno opera non solo dell’editore ma ci sarà anche la collaborazione con i lettori, naturalmente nei modi idonei. Il libro come oggetto d’uso necessario, come elemento indispensabile di vita, il libro come servizio pubblico.