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Ricerca su Albe Steiner, Sintesi del corso di Tecnologie e tecniche di rappresentazione grafica

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Tipologia: Sintesi del corso

2020/2021

Caricato il 01/06/2021

martina_favini
martina_favini 🇮🇹

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ALBE STEINER
Albe Steiner (1913-1974) trascorre gli anni della sua adolescenza nel
periodo nazifascista.
Alla morte del padre interrompe, dopo aver preso il diploma di
ragioniere, gli studi per dedicarsi alla professione del grafico, che in
quegli anni non era ancora così sviluppata.
Nel 1928 sposa Licia, la sua storica compagna e insieme aprono uno
studio denominato LAS (Licia e Albe Steiner) iniziando a collaborare,
successivamente, con lo studio Boggeri dove avvenne l’incontro tra con
Max Huber.
Durante la seconda guerra mondiale (1939-1945) egli dovette andare
come partigiano sui monti della Val d’Ossola. Alla fine della guerra
riprende la sua attività e prosegue a esercitare questa professione fino a
quando non si spense nel 1974.
Venne chiamato da Elio Vittorini a progettare e curare l’impostazione
grafica della rivista “Il Politecnico”, punto di riferimento per tutta la
cultura progettuale alle radici dell’Italia del dopoguerra. Steiner segue
nel contempo anche altri progetti editoriali in cui crede fermamente: la
rivista Domus, le collane di Einaudi “Biblioteca Politecnico”, “I Gettoni”,
“Collezione di teatro” fino alle consulenze editoriali decennali per
Feltrinelli (1955-1965) e Zanichelli (1960-1974).
Si reca in Messico con la famiglia in Messico dove collabora con Hannes
Meyer (ex direttore della Bauhaus) alla campagna nazionale per la
costruzione di scuole e al Taller de grafica popular (officina culturale
creata da un gruppo di pittori per la creazione di opere grafiche ispirate
alla vita politica sociale del paese destinate all’informazione e
all’educazione del popolo.
Nel 1948 ritorna a Milano e riprende la libera professione.
Collabora con enti e istituzioni culturali come la Rai, il Piccolo Teatro, la
Triennale di Milano, il Teatro popolare italiano, Italia ’61, la Biennale di
Venezia. Impagina riviste tecniche e di settore tra cui Edilizia moderna,
Studi teatrali, Stile Industria, Domus, Cinema nuovo e Architettura.
Steiner compie un’attenta analisi del rapporto fra contenuto,
destinazione e forma legge tutti i libri che cura, fissa le norme da
osservare nell’esecuzione pratica e usa le competenze tecniche e gli
strumenti grafici di cui dispone, applicando i criteri a lui abituali della
chiarezza e della semplicità, per raggiungere quell’equilibrio della
composizione che facilita la lettura e quindi la comprensione del
messaggio che si vuole trasmettere.
Fino al 1958 insegna al Collegio Rinascita, dal 1959 alla morte è direttore
e insegnante di progettazione grafica della scuola del libro della Società
Umanitaria: in questo ruolo promuove nei primi anni settanta un progetto
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ALBE STEINER

Albe Steiner (1913-1974) trascorre gli anni della sua adolescenza nel periodo nazifascista. Alla morte del padre interrompe, dopo aver preso il diploma di ragioniere, gli studi per dedicarsi alla professione del grafico, che in quegli anni non era ancora così sviluppata. Nel 1928 sposa Licia, la sua storica compagna e insieme aprono uno studio denominato LAS (Licia e Albe Steiner) iniziando a collaborare, successivamente, con lo studio Boggeri dove avvenne l’incontro tra con Max Huber. Durante la seconda guerra mondiale (1939-1945) egli dovette andare come partigiano sui monti della Val d’Ossola. Alla fine della guerra riprende la sua attività e prosegue a esercitare questa professione fino a quando non si spense nel 1974. Venne chiamato da Elio Vittorini a progettare e curare l’impostazione grafica della rivista “Il Politecnico”, punto di riferimento per tutta la cultura progettuale alle radici dell’Italia del dopoguerra. Steiner segue nel contempo anche altri progetti editoriali in cui crede fermamente: la rivista Domus, le collane di Einaudi “Biblioteca Politecnico”, “I Gettoni”, “Collezione di teatro” fino alle consulenze editoriali decennali per Feltrinelli (1955-1965) e Zanichelli (1960-1974). Si reca in Messico con la famiglia in Messico dove collabora con Hannes Meyer (ex direttore della Bauhaus) alla campagna nazionale per la costruzione di scuole e al Taller de grafica popular (officina culturale creata da un gruppo di pittori per la creazione di opere grafiche ispirate alla vita politica sociale del paese destinate all’informazione e all’educazione del popolo. Nel 1948 ritorna a Milano e riprende la libera professione. Collabora con enti e istituzioni culturali come la Rai, il Piccolo Teatro, la Triennale di Milano, il Teatro popolare italiano, Italia ’61, la Biennale di Venezia. Impagina riviste tecniche e di settore tra cui Edilizia moderna, Studi teatrali, Stile Industria, Domus, Cinema nuovo e Architettura. Steiner compie un’attenta analisi del rapporto fra contenuto, destinazione e forma legge tutti i libri che cura, fissa le norme da osservare nell’esecuzione pratica e usa le competenze tecniche e gli strumenti grafici di cui dispone, applicando i criteri a lui abituali della chiarezza e della semplicità, per raggiungere quell’equilibrio della composizione che facilita la lettura e quindi la comprensione del messaggio che si vuole trasmettere. Fino al 1958 insegna al Collegio Rinascita, dal 1959 alla morte è direttore e insegnante di progettazione grafica della scuola del libro della Società Umanitaria: in questo ruolo promuove nei primi anni settanta un progetto

di un istituto superiore statale per le comunicazioni visive. Strada facendo si concretizzerà a Milano la nascita dell’ITSOS, ospitato negli edifici dell’Umanitaria di via Pace (ed ora trasferitovisi in Via San Dionigi). Inoltre tiene corsi presso le università di Venezia e Torino, e istituti superiori di Parma, Roma, Firenze e Urbino. Muore improvvisamente presso Agrigento il 17 agosto 1974. Fra i lavori di comunicazione visuale realizzati per le imprese nel dopoguerra quello che più lo rappresenta è il logo ideato per la COOP nel

Steiner disegnò “un’immagine ottimista, un legame tra quattro lettere, una cooperazione tra caratteri”. Un segno di tale efficacia che resiste ancora oggi. Con un leggero restyling realizzato dal suo amico Max Huber che, per farlo, chiese permesso alla vedova Lica. 1971-1972 Albe Steiner per il marchio La Sinistra per un settimanale politico