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Riassunto generale del I capitolo di Voci del grande stile, delle lezioni di Bertoni, riassunti brevi capitolo per capitolo della cognizione del dolore, dei personaggi, delle tematiche e analisi dei capitoli pagina per pagina che ha fatto il prof in classe. Studiando da questo file ho preso 30 e lode all'orale
Tipologia: Sintesi del corso
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Vita 1893 Gadda nasce a Milano o Madre: Adele Lehr, ungherese o Vive inizialmente in una situazione economica agiata, poi i genitori acquistano una villa in Brianza, fanno investimenti sbagliati e passano a una condizione economica difficile 1909 morte del padre, situazione economica sempre più complessa Gadda si iscrive al Politecnico di Milano a ingegneria elettrotecnica, come il fratello, obbligato dalla madre per ragioni economiche (prima violenza della madre) 1915 si arruola nell’esercito come volontario e dopo la disfatta di Caporetto viene fatto prigioniero 1917 viene fatto prigioniero nel lager di Celle Tra il 1915 e il 1919 da prigioniero scrive un diario: Giornale di guerra e di prigionia pubblicato solo nel 2023 o Denuncia l’incompetenza con cui è stata condotta la guerra e il degrado morale della vita dei prigionieri di guerra 1919 torna a casa e scopre della morte del fratello, aviatore o La madre gli dà la notizia della morte e gli dice in continuo che ha perso il figlio più intelligente, amato, che sarebbe dovuto sopravvivere 1920 si laurea e lavora in Argentina come ingegnere o In argentina scopre la passione per la scrittura 1921 si iscrive al Partito Nazionale Fascista, Gadda viene coinvolto quando il fascismo era ancora un regime al tempo di giovani, che sembrava un movimento di sinistra. Non sente più tanto il peso della madre 1924-1925 Gadda partecipa a un concorso con premio in denaro e presenta un racconto (antiromanzo) Racconto italiano di ignoto del Novecento 1925 si iscrive alla laurea in filosofia, ma non discute mai la tesi “Meditazione milanese”, ispirata a Leibniz 1926 comincia a collaborare a un’importante rivista: Solaria o I rivista internazionale artistica contro le idee del regime di rimanere nel proprio, di prendere ispirazione dall’impero Romano o È la prima rivista che dedica in Italia un numero a Kafka e a Svevo o Gadda qui esordisce pubblicando un saggio dedicato a Manzoni, in cui parla di come i punti di riferimento di Manzoni siano dei pittori (Caravaggio) = Apologia manzoniana 1936 si licenzia, vive in povertà 1936 muore la madre, Gadda si sente finalmente libero di definirsi no scrittore ( La cognizione del dolore viene scritto solo dopo la sua morte) 1936-1942 inizia a pubblicare La cognizione del dolore sulla rivista Letteratura di Contini (un famoso critico letterario) e in questo periodo scrive gran parte del romanzo 1957 pubblica Quer pasticciaccio brutto de via merulana (romanzo giallo ambientato nei primi anni del fascismo) che fu un grande successo 1963 finisce La cognizione del dolore e lo pubblica per Einaudi o Nel caso di Gadda non si può parlare di linearità, di un prima e di un dopo o Sul piano compositivo La cognizione del dolore è un romanzo cantiere che ha la sua prima pagina nel 1932 e l’ultima nel 1970 (cantiere lungo 38 anni) con il cuore fra il 1936 al 1942
o La I edizione de La cognizione del dolore , esce quando Gadda era ancora nel pieno delle proprie facoltà mentali e creative. Nel testo originale voluto da Gadda, l’opera è strutturata in questo modo:
Nell’Apologia manzoniana Gadda introduce la questione della luce, in rapporto contrastivo col buio della “tarda notte”. Quasi con un eco diretta, Longhi di lì a poco avrebbe soggiunto, dopo aver definito come “terribilmente naturale” quella che per Gadda era “la luce di tutti” Prima preoccupazione di Longhi in questa chiave è per l’appunto quella di radicare Caravaggio nella tradizione lombarda, cui alle personalità centrali di “preparatori del naturalismo” come il pittore Vincenzo Foppa. Ed è proprio sul Foppa che si manifesta una traccia palese di contatto diretto fra Longhi e Gadda:
nella formazione della tecnica dell'autore, plasmando la sua capacità di esprimersi attraverso il linguaggio in modo unico e caratteristico La parola scaturisce sempre dalla lingua collettiva che è stata prima forgiata e poi parlata/scritta da un’intera tradizione letteraria; a sua volta in parte derivata e in parte contaminata dall’enorme mole di parole pronunciate ogni giorno nel contesto sociale e comunicativo di una comunità; l’adozione del linguaggio è riferibile a un lavoro collettivo Per Gadda, quindi, le appartenenze e le regole di genere, le tecniche, le forme fissate dalla tradizione espressiva cui uno scrittore appartiene non possono venir considerate valori o canoni da rispettare a priori, piuttosto sbarre d’appoggio per provvedere l’opera di quegli ancoraggi necessari a manifestare il proprio intento conoscitivo, gnoseologico, nel suo impulso proprio e originale d’ogni singolo individuo
Le similitudini sono metafore che hanno bisogno di una spiegazione (cit Aristotele) La similitudine, con i suoi “come”, e in generale con quegli accorgimenti grammaticali che esplicitano il legame d’analogia, facilita la decifrazione dell’analogia stessa, scomponendone le parti sì da porle sotto gli occhi del lettore Gadda intesse reti molto estese di analogie proprio ricorrendo alla similitudine, la quale non solo sostiene buona parte di quel peso analogico che da sola la metafora non potrebbe addossarsi, ma col frapporsi del modalizzatore (es. “come”) produce uno straniamento dell’oggetto potenziato dalla non- identificazione Dove cioè Gadda cessa di dirci che cosa “è” un’altra, affermando invece che essa “è come” un’altra, aumenta la distanza, cioè lo spaesamento, portando nuovamente la lingua a ritorcersi su sé stessa e a coprire l’oggetto con la sua ipertrofia Gadda ribadisce che la volontà motrice della scrittura è l’urgenza chiarificatrice a provocare lo smarrimento nei meandri della pretesa indagine, e la spasmodica ricerca di un filo logico nelle vicende a produrre la perdita di un centro il suo intento primario di aderire alla realtà lo induce a servirsi della metafora come se da essa potesse scaturire l’evidenza, salvo poi recedere, dal proposito affermativo della metafora ricorrendo allo statuto ipotetico della similitudine. Il romanzo prima di Gadda Il romanzo si propone come genere inclusivo di tutti gli altri: è il genere della borghesia, è il più facile perché presenta meno regole da seguire ed è ciò che si avvicina di più ad un’esperienza collettiva. Il romanzo in Italia non esisteva ancora, e se lo faceva, in compartimenti stagni. Nasce nell’800 grazie a Manzoni, che impiega più di 20 anni per scrivere I Promessi Sposi. Dopo Manzoni, ci sono pochi romanzi e sono per la maggioranza storici c’è D’Annunzio ( L’Innocente , costruito sul modello i Dostoevskij). Non sono romanzi come quelli francesi, o inglesi, sono romanzi regionali (es. I Malavoglia). Anche i romanzi di Pirandello vengono riconosciuti di importanza solamente più tardi negli anni. In Italia mancano quindi romanzi, quelli di qualità. Infatti, i romanzi sono da sempre i più letti. Anche oggi le case editrici pubblicano soprattutto romanzi e sono in costante ricerca del nuovo bestseller (il problema è che la qualità in questo modo si abbassa notevolmente. I libri di poesia per esempio non vengono quasi mai pubblicati, ma se lo sono è perché sono di altissima qualità e scritti da qualcuno che non cerca un compenso economico, ma che ha davvero qualcosa da dire). Gadda prova quindi a scrivere un romanzo con Il racconto italiano di ignoto del Novecento , ma non funziona, è privo di trama e infatti non vince il concorso. Nonostante questo, quel racconto non riguardava più la mitologia o storie del passato, Gadda vuole parlare del presente, della quotidianità (infatti si chiama “del Novecento”), vuole parlare del presente e allontanarsi quindi da Manzoni, che scrisse del passato. Il romanzo è declinato al presente, fa i conti con la contemporaneità della scrittura. Ulisse di Joyce e Alla ricerca del tempo perduto di Proust parlano di quotidianità. Anche Svevo ne La coscienza di Zeno parla del presente, ed è proprio quello che segna la differenza.
È una nuova era, che però deve fare i conti con i totalitarismi e con le innovazioni (teoria della relatività, II principio della termodinamica = importantissimo per Gadda entropia, Freud). La cognizione del dolore viene subito riconosicua come un’opera di valore da Contini per la sua: o Tensione lirica o Spinta elevativa (parola piena di energia) o Spinta realistica: l’autore vuole parlate attraverso quadri di realtà, vuole parlare del suo presente o Contemplazione dell’interiorità, dei sogni, di ciò che accade per istinto e che non possiamo controllare Stile Caratteristiche:
trattenerne gli scatti d’ira. I suoi occhi “velati dal dolore” dimostrano come sia ormai sbiadita la traccia dell’affabilità e dell’orgoglio di un tempo. José e Battistina : sono soltanto alcuni dei numerosi domestici che lavorano alla villa dei Pirobutirro. Il peone, costantemente indaffarato, anche se probabilmente non sempre in compiti indispensabili, è apertamente detestato da Gonzalo, che lo considera un ladro. La serva, sempre ansimante per via di un grande gozzo, si dimostra affezionata alla sua padrona e preoccupata per la sua situazione; nel cogliere la vicenda incarna un punto di vista popolare dove parlano soprattutto i luoghi comuni. Il dottore : si tratta di una figura non approfondita direttamente, ma a cui è affidata la presentazione dei protagonisti, che egli conosce in quanto medico condotto di Lukones. È fiducioso nell’affrontare il comportamento ostile di Gonzalo, pensa di poter spiegare la vicenda riconducendola a schemi positivistici, ma rimane sorpreso nel confrontarsi con una situazione più intricata di quanto si sarebbe aspettato. Tematiche Fascismo evidenti alcuni riferimenti biografici. Anzitutto, l’ambientazione del romanzo è ispirata al soggiorno dell’autore in Sudamerica. D’altra parte, è facile osservare che il Maradagal non è altro che la Brianza, e la villa dove vive il protagonista è l’abitazione progettata dal padre di Gadda, che fu la causa dei dissesti finanziari della famiglia. Ma, più in generale, il Maradagal è una trasfigurazione, barocca e grottesca, dell’Italia fascista. Gadda elenca tutti i mali che caratterizzavano la società a lui contemporanea: il caos, l’assenza di senso civile, la burocrazia. Tutti questi elementi vengono descritti mescolando un tono fantastico con caratteri meschini e stralunati. Lo scrittore ricorre inoltre al pastiche : mescola cioè più linguaggi (termini aulici, termini tecnici, espressioni provenienti dal lombardo, dallo spagnolo e dai dialetti meridionali) o Anno in cui esce la cognizione del dolore la scrittura era ancora sotto censura, per questo Gadda sceglie un paese di invenzione o nistituto de vigilancia de la noche = rappresenta le camicie nere fasciste e la loro violenza (ma anche stoltezza) o Nel Maradagal è nascosta l’italia fascista o Palumbo emblema della camicia nera o Gadda analizza la situazione socio-politico dell’Italia del dopoguerra e dell’avvento del fascismo: l’Italia è il Maradagal, che vive una situazione di caos e violenza o Critica alla società si trova anche in Editore chiede venia all’Autore Rapporto madre-figlio contraddittorio, da un lato c’è una certa tenerezza, dall’altro violenza e odio. Accomunati dalla "cognizione del dolore", ossia dall'esperienza di una profonda sofferenza. Essa deriva alla donna dalla morte di un figlio in guerra, a Gonzalo dal rifiuto e insieme dal desiderio di inserirsi nella società. Egli vive in solitudine, desiderando solo per sé l'amore della madre e rifiutando tutte quelle iniziative e attività che invece legano la madre al mondo esterno. Ogni atto della madre, chiamata la "Signora", in favore dei deboli o dei poveri, viene inteso da Gonzalo come una prova di distacco e di allontanamento di lei
una borsa di studio o un aiuto adeguato. La narrazione mette in luce le contraddizioni e le ingiustizie del sistema legale e sociale. L’editore risponde che Gonzalo mostra un'ossessione critica verso la follia e la cretineria degli altri, piuttosto che essere caratterizzato da un delirio interpretativo della realtà o da sogni fantasiosi alla Don Chisciotte. Questa ossessione nasce dalle imperfezioni giudiziarie e dalle carenze comportamentali degli altri, diventando il bersaglio principale della sua polemica. Tuttavia, Gonzalo riconosce la possibilità dei suoi stessi errori e non chiede pietà per essi. L’autore dice che la sua critica della dissocialità altrui è particolarmente acuta, nonostante la sua stessa dissocialità sia mitigata dal desiderio di silenzio e solitudine come rimedi per la sua stanchezza emotiva e il suo disincanto verso il mondo. Pur non essendo misantropo, Gonzalo vive angosciato dal destino comune e dalla sofferenza umana, mantenendo una chiara idea di patria basata su fatti concreti. Le campane e i loro rintocchi agitati aumentano la sua tensione nervosa mentre si concentra sui suoi studi filosofici o matematici. CAPITOLO I Soglia d’ingresso (essenziale assieme alla soglia d’uscita per rendere anche i lettori protagonisti del romanzo e di ciò che stanno leggendo) = ci troviamo tra il 1925 e il 1933, in un paese, un luogo immaginario, il Maradagàl Gadda ci fornisce data e luogo: romanzo storico Sembra essere un paese del sud America, sia per lo stesso suono del nome, sia per alcuni termini spagnoli che G. utilizza. Es. si riferisce alla vigilanza come “nistituos provinciales de vigilancia para la noche” Somiglia per i paesaggi alla Brianza lombarda Ci troviamo nell’immediato dopoguerra, a seguito di un conflitto bellico con il paese Paradagal, stato limitrofo, dal quale entrambi gli stati si considerano usciti vincitori paesaggi dell’Italia del dopoguerra, Gadda scrive i primi capitoli ancora durante la censura = trova il modo di parlare della realtà tramite categorie del sottogenere fantastico (paesi e conflitti immaginari) come ritratto del fascismo che è penetrato nelle coscienze di tutti e spaccato di una realtà di provincia, dove c’è ancora la dimensione contadina e artigianale Il paese viene descritto inizialmente riferendosi all’elemento economico importante perché è prova del fatto che G. non si sottragga dal parlare di queste questioni, che sono poi alla base di tutte le vite comunitarie dei cittadini. È un tema che introduce parlando di un problema della contemporaneità: le alte tasse è uno dei primi scrittori che parla di economia e denaro nel proprio romanzo. Lo aveva prima di lui fatto solo Manzoni e in parte Verga, non è scontato Importante notare come nelle prime 14 righe circa si vede una metamorfosi da narratore oggettivo e descrittivo si passa a un narratore che esprime il punto di vista popolare, comprese le credenze (es. si credeva che l’anno bisestile fosse sfortunato, es. nomina le divinità agricole Cerere e Pale elemento antropologico) Parla poi dei superstiti di tale conflitto (“i pochi Indios superstiti”), dei reduci mutilati, che zoppicavano, erano sordi o in parte ciechi nell’istituire l’istituto di vigilanza si decide di non escludere i feriti e gli invalidi di guerra (unici esclusi i
sordi, che non potevano sentire i rumori causati da ipotetici ladri, ma che alla fine in molte città vennero comunque fatti entrare) e uno di questi fu Pedro Mahagones, un vigile ciclista della città di Lukones. Si scoprì, grazie al dottore di Lukones, che quest’ultimo si chiamava in realtà Gaetano Palumbo, e aveva preso il nome del prozio che lo aveva cresciuto. Questo fu uno dei pochi scandali del posto, che passò di bocca in bocca, di donna in donna In particolare, vengono descritte tre donne: Peppa, Beppina e Pina. Tre donne di cui vengono descritte mansioni, carattere, atteggiamenti e storia familiare in poche righe penso che la descrizione di personaggi noti e pettegoli di Lukones, delle strade e delle case così in dettaglio renda impossibile al lettore non immedesimarsi, non sentirsi un cittadino del popolo, che sente le notizie e gli scandali dagli altri. Utilizzo del linguaggio scientifico = viene definita un’attività di endosmosi il processo di assorbimento di scandali e notizie dalla collettività (cellule che non hanno migliori storie, scandali o leggende da elaborare) Le prime dicerie sulla sua vera identità e la sua ex sordità vengono messe in giro da commerciante di stoffe giunto da zone lontane con un cugino aiutante. Le notizie e gli scandali arrivarono poi fino alla signora, nella villa Pirrobutirro già dagli alberi, dalle mura e dalla strada si percepisce il distaccamento di chi ci abita. La strada viene descritta come una “stradaccia sassosa” (dispregiativo), similitudini crude (“come fruste”) presagio che chi ci abita è crudele. Il medico condotto viene infatti, in un secondo tempo, chiamato a visitare Gonzalo e si avvia all’incontro sicuro di non riscontrare nel paziente problemi seri. L’avvicinamento alla villa dei Pirobutirro è lento e, lungo la strada, pensa alle dicerie sulla follia dell’uomo. Compare così per la prima volta la figura principale del romanzo, Don Gonzalo, il figlio misantropo della padrona della villa Pirrobutirro, tramite le dicerie dei compaesani. Si dice che conduca la propria esistenza in solitudine, perseguitato da voi terribili sul suo conto che lo descrivono come un uomo incredibilmente crudele. Viene descritto come un uomo violento, secondo il dottore cova tutti e sette i peccati capitali dentro di sé. Si dice che si faccia portare caffè e giornale dalla madre ogni mattina, e che sia probabilmente violento con lei (prolessi). È definito come un iracondo, che da più piccolo sfogava la sua ira sugli animali: sulle lucertole, per esempio, e su un gatto, che ha fatto cadere dal secondo piano fino alla sua morte. Scena particolarmente toccante del romanzo “ogni oltraggio è morte”. Beve, mangia molto e pecca d’avarizia. È un reduce di guerra, il medico pensa che chiudendo in sé stesso tutti i pensieri e i malanni, questi negli anni hanno iniziato a intossicargli l’anima, come spazzatura irrancidita. PAG. 13 = C’è subito la collocazione temporale, la data e l’ambientazione storica plausibile: si parla di un’epoca finita o 1925-33: zona di campagna immaginaria, il paese ci rimanda al sud America (si usano le categorie del sottogenere fantastico) o introduce due lingue (spagnolo e italiano) e l’elemento economico: i proprietari terrieri erano soggetti ai contributi le tasse che appesantivano l’economia negli
o Altra contrapposizione: “stimolo del gastrico” e stelle intreccio tra lirico e corporale CAPITOLO II Mentre il medico cammina verso casa Pirrobutirro, incontra Battistina, una domestica della signora. L’incontro è una prolessi, un’anticipazione di quanto la vociferata violenza e crudeltà di Gonzalo nei confronti della madre sia reale. Battistina dice che gira in casa come un matto, che l stessa madre ha il terrore di lui e con lui solo non vuole rimanere (tanto da far rimanere la domestica più tempo nonostante abbia da fare). Tramite la ripetizione della parola “paura” nel dialogo con Battistina, paura che la domestica tiene a confermare che la madre tenga del figlio e che il medico tende a sminuire, si sottolinea il terrore, la vera angoscia che la madre prova verso il figlio. Non è solo timore, ma vera e propria paura. Fa riferimento al fatto che ha assistito al figlio che seguiva e continuava a fissare le orecchie e i gioielli della madre, in modo spaventoso. Lo descrive come un uomo che grida spesso contro la signora, che scoppia d’ira quando la madre osa spendere i soldi, che solo lui può farlo, e che la signora la deve pagare di nascosto, sennò lui si infurierebbe. Riporta anche una diceria, i dice che un giorno abbia calpestato pieno d’ira un orologio d’oro (chi dice d’oro, chi d’argento), un oggetto di famiglia. Un’altra volta avrebbe distrutto un vecchio quadro. Straziante la descrizione della madre, angosciata, piccola e minuta, coi capelli radi e bianchi (senza carezze) si piega a terra con lo scopo di salvare il quadro a pezzi. Allora raccoglie le schegge del vetro nonostante possano ferirla perché cerca d’attaccarsi in ogni modo alla memoria di quello che era stata, una madre, una moglie, una figlia. Il medico giunge poi alla villa, e inizia la sua visita. CAPITOLO III Gonzalo viene fatto stendere sul letto bianco, il cammino verso la stanza viene descritto tramite la dimensione acustica e quella visiva, la vista della finestra dà sulle robinie (piante molto comuni) e sulle cicale (dimensione uditiva, molto rare al contrario della prima pianta). Il volto di Don Gonzalo è paragonato a una maschera, bianca come il gesso delle gipsoteche (=musei dei gessi, rappresentazione funeraria). La visita è estremamente invasiva, descritta con termini a tratti splatter: “palpava… come a strizzarne fuori le budella”, tanto che alla fine della visita, a Gonzalo viene attribuito il verbo “ricomporsi”, come se quella visita lo avesse davvero fatto a pezzi. “La figura inutile si riprendeva da un oltraggio” un corpo inutile, che non serve più perché ormai inefficace, fatto a pezzi, macchiato, invaso, inutilizzabile, scartato. Il dottore conclude la visita dicendo che non ha nulla e scrive sul proprio taccuino che si tratta semplicemente di una “nuova crisi di sfiducia nella vita”. Gli atteggiamenti di Don Gonzalo sono fortemente contraddittori: da un lato ci sono le voci di crudeltà verso la madre, dall’altro la gentilezza e educazione nel rivolgersi al dottore, nel seguire tutte le sue istruzioni senza fiatare. “Gli occhi parevano
desiderare e respingere nello stesso tempo ogni parola di conforto”, “la parola di animava, per subito dopo arenarsi”. Finita la visita, il dottore si dilunga a parlare con lui e, nel tentativo di allentare la misantropia di cui Gonzalo era prigioniero, lo invita ad uscire. La conversazione però non sembra procedere e si incaglia sulle preoccupazioni e sul nervosismo manifestati dall’uomo verso la madre, nonché sull’insofferenza per il peone. Don Gonzalo scopre del ragazzino a cui la madre fa lezioni di francese in privato e nascosto da lui e ha uno scoppio d’ira, la I scena d’ira del figlio a cui assistiamo noi lettori e a cui assiste anche il dottore. Mostra una sorta di gelosia nei confronti del ragazzo, dimostra il fatto che sente che la madre non fa e non ha fatto abbastanza per lui (“A gratis, sull’orlo della fossa, per gli altri! Per il peone… per il nipotino… qualunque cosa pur che sia per gli altri! Per gli altri!”). Subito dopo la sfuriata Gonzalo sembra ricomporsi e si difende con il dottore dicendo che stava male e che aveva perso il filo del discorso. Fa riferimento al fatto che è stato un bambino anche lui e che al tempo forse meritava una carezza, un abbraccio. Gonzalo mostra dubbio e indecisione, l’indecidibilità di marca esistenzialista: non sa cosa fare = apprensione di un amore per la madre che non è solo odio. Si preoccupa perché la vede invecchiata, scheletrica e quando parla di lei con una sorta di affetto usa termini quali “mamma”. PAG. 68 una delle scene cruciali: visita del medico a Gonzalo o Descrizione di un paesaggio simile alla Brianza o Passaggio da una pianta molto diffusa come le robinie a la vista delle cicale (rare da vedere, che piuttosto si sentono) o Visuale dall’esterno all’interno (dall’interno della stanza alle alpi) come una cinepresa con i vari cambi di punti di vista: non si ha un’inquadratura piatta; l’inquadratura diventa pure cromatica (scialbatura, nero dei soffitti, il bianchissimo letto) o Grande quantità di dettagli o Maschera gipsoide: gesso con la tecnica del calco - rappresentazione di morte (calco funebre) o Pagina ricca di dettagli acustici (esempio: “tanto che il tarlo lo si udiva cigolare a fatica” e altri) o “Il candore conventuale”: connotazione di ordine liturgico, dimensione della ritualità, di rito in atto; non è solo una visita medica, ma è un atto liturgico – sfera di ordine allegorico Anche il tarlo è rituale: tarlo che scava nell’interiorità – è metaforico Metaforico è anche il termine “greve”: si riferisce al peso in modo fastidioso, anche il peso morale o “Bianco e rigonfio”:
Da un lato dimensione originaria, meccanismo della psicanalisi (traumi, rapporti genitoriali, mito dell’origine) nei primi anni di vita noi viviamo le dimensioni essenziali del nostro essere, anni della formazione immediata Dimensione del fanciullino di Pascoli o L’educazione di Gadda iper-formale (grazie alla mamma): era sempre in vestito per una società super formale: una carezza valeva molto (grande gesto di affetto) PAG. 82 o Primo complesso di colpa: “forse sono stato io, non so darmi pace” la colpa come un tarlo che agisce nella coscienza, la colpa non può essere vinta tramite un processo mentale “ho avuto un sogno spaventoso”: sogno come veicolo di colpa; memoria involontaria; un sogno che mi spaventa e produce spavento nel fondo del proprio essere o Il medico è ignaro dei meccanismi freudiani (il medico arriva prima della modernità del 1900): Gadda, in questo modo, abbassa la stoffa intellettuale del medico o “E’ risolversi” = forse è dimenticare, forse prendere una decisione, andare per una strada precisa soluzione potenziata dall’intervento della razionalità Idea della forza che presiede ai meccanismi della realtà: quale forza? la forza sistematrice del carattere = insieme che collega la dimensione conscia e la dimensione inconscia del carattere, il quale è un sigillo che ha ognuno di noi, non è qualcosa di fisso, ma dinamico o Metafora: “questa gloriosa lampada che ci fuma lì dentro” = descrizione dell’interiorità umana con congiunzione di elementi psicologici e fisici Sorta di anatomia del soggetto (aprire il corpo per vedere cosa c’è dentro) Idea del fare luce con il filo di fumo Polisemia: le bugie in senso di balle e le bugie intese come “reggi candele” o Il soggetto è la forza sistematrice, la quale consiste nel rispondere razionalmente senza cedere agli istinti, senza digressioni verso il buio, l’abisso; MA sognare è un fiume profondo: il divenire della storia è pensato come un fiume, che però torna indietro, c’è identità fra sognare e il fiume profondo (similitudine diretta/metafora) o Polisemia: “ripullula un mattino di verità”; ma è il mattino di verità o la verità che si rinfrange nel mattino? o Verità: parola molteplice e polisemica; è la meta, può essere di fede, scientifica, filosofica ➔ È un termine polisemico fondamentale per riconoscerci in una società dentro un mondo ➔ La verità è il mito dei filologi: ricostruire il testo dell’autore, cioè, avvicinarsi alla verità scritta dall’autore o Banalizzazione della realtà da parte di chi non capisce, da parte di chi è a corto di intelletto: ciò che vengono reputate sciocchezza sono in realtà interrogativi di fondo o Importanza dei “ma” (avversative): leopardi, Manzoni, Montale e Gadda sono specialisti delle avversative o Elemento dello sguardo: lo sguardo diventa ponte fra dentro e fuori (come la finestra) – con lo sguardo si vede cosa anima la persona con le sue interiorità o La paura diventa elemento fondativo del modo di stare al mondo di don Gonzalo: è un uomo così tremendo perché è spaventato
o “Un sogno strisciatomi verso il cuore” dimensione della serpe, richiamo al serpente tentatore e della creazione del mondo; atto di peccato originale, elemento nero di lutto e di negazione di tutti gli altri colori o “Nostra madre”: qui è Gadda a parlare, ha dovuto subire il peso di essere quello rimasto vivo con la madre che per molti anni glielo rinfacciò – l’autore si toglie la maschera (plurale maiestatico mai usato prima nel romanzo) o “Ogni possibilità si era impietrata”: metafora di prometeo che venne legato e lasciato essere mangiato dagli avvoltoi – fino ad arrivare al fegato; quello che rimane del corpo diventa a sua volta pietra (tutt’uno con la roccia) Impietrarsi: verbo denominale – deriva da un nome Impietramento di ogni sensazione, atto di memoria, tutti gli elementi che ci hanno fatto umani anche Kafka riprende questo mito Blumenberg (filosofo) in “Elaborazione del mito” dice che l’umano si trasforma nel suo contrario, cioè in pietra (mineralizzazione del reale) PAG. 84 o Citazione diretta di Montale: “Non chiederci la parola”; un noi come comunità di coloro che sono sopravvissuti (dalla guerra/totalitarismi); il noi di una generazione che non vuole, che non è “si direbbe che nascondono un pensiero non suo”: meccanismo fondamentale della nostra contemporaneità di pensare pensieri non nostri – meccanismo tipico della massa (pubblicità che indirizza i nostri gusti, ecc.); essere individuo di massa ci porta a non pensare più con la nostra testa, a diventare soggetti passivi, a trovare piacere nello stare con persone che la pensano solo come noi ➔ Meccanismo contemporaneo che Gadda associa ad una vecchia nata durante gli anni dell’unità d’Italia o “non so” = indecidibilità di marchio esistenziale dubbio e incapacità di decidere o (85) Altra anticipazione di Gadda della nostra sensibilità: oppressione del pronome “io”, e di conseguenza della soggettività; si una il pronome neutro ➔ L’io finisce in un processo digestivo, di scatologia (merdificazione della realtà) CAPITOLO IV Il dottore e gonzalo continuano a parlare, Don Gonzalo in particolare non riesce a smettere di parlare della madre, della preoccupazione che sente, così il dottore gli prorpone di abbonarsi al Instituto de vigilancia de la noche. Gonzalo non accetta l’idea di buon grado, rifiutando l’idea di spendere altri soldi per un abbonamento probabilmente poco utile, visto che le ville abbonate erano molteplici e probabilmente la vigilanza non vigilava nessuna villa per il tempo necessario ad essere utile in qualche modo. Mentre hanno questo discorso il dottore nota che gonzalo muta i modi, torna a rivolgersi a lui con durezza, torna ad essere angosciato – non ha un carattere stabile, passa da momenti di tranquillità a momenti di rabbia. Mentre hanno questa discussione arriva un ufficiale che cerca la signora, a quanto pare, quest’ultima voleva abbonarsi alla vigilanza. L’ufficiale ha un atteggiamento di superiorità che fa innervosire gonzalo, che può solo immaginare di impiccarlo. Pensieri macabri del personaggio Antifascismo di Gadda = odio verso i pubblichi ufficiali senza poter far nulla