

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Analisi e contesto dell’opera di Gadda, La cognizione del dolore, utile per l’esame del secondo anno di lettere moderne di Lineamenti di letteratura italiana contemporanea tenuto dalla professoressa Di Nicola.
Tipologia: Appunti
1 / 3
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!


Gadda fu uno dei maggiori intellettuali italiani del Novecento. Nato il 14 novembre 1893, visse un’infanzia e un’adolescenza tormentate: nel 1909 avvenne infatti l'evento che segnò la sua vita, la morte del padre. Dopo aver conseguito la laurea in Ingegneria al Politecnico di Milano, come suo fratello Enrico, esercitò la professione per qualche anno per poi, nel 1915, arruolarsi nella Prima Guerra Mondiale. Convinto interventista e ufficiale degli alpini, in questi tormentati anni Gadda iniziò ad avvicinarsi alla scrittura: scrisse una serie di diari di guerra che vennero pubblicati sono nel 1955 e, in una redazione più ampia, nel 1965 con il titolo Giornale di guerra e prigionia. Dopo la guerra seguì un periodo di profonda depressione, dovuto all’improvvisa morte del fratello. Si dedicò ancora per diversi anni alla professione di ingegnere quando, nel 1924, decise di assecondare le proprie attitudini e di iscriversi alla facoltà di Filosofia di Milano. Nel 1926 Gadda iniziò a collaborare con la rivista «Solaria» e si dedicò alla stesura di diversi romanzi – tra cui Un fulmine sul 220 e Il castello di Udine, che gli valse la vittoria del premio Bagutta. L’apice del successo letterario venne però raggiunto da Gadda nel 1936 quando, in seguito alla morte della madre, iniziò a scrivere il romanzo La cognizione del dolore, pubblicato incompleto sulla rivista «Letteratura» tra il 1938 e il 1941 e che venne stampato solo nel 1963. All’interno delle riflessioni teoriche del Novecento, Gadda assume notevole importanza soprattutto per ciò che concerne lingua e stile. L’autore gioca fortemente nelle sue opere su plurilinguismo e pluristilismo, creando un sovrapponimento continuo di codici diversi. Questa commistione di registri dà luogo, nelle opere di Gadda, a una forte polifonia che solitamente prende il nome di pastiche. Altra importante caratteristica della poetica di Carlo Emilio Gadda è il realismo: le sue opere possono essere considerate un puntuale dipinto della borghesia e aprono la strada ad una approfondita analisi della realtà sociale, dai tratti quasi scientifici – caratteristica forse dovuta agli studi ingegneristici. Lo scrittore trascorre molti dei suoi anni in solitudine, lontano da quelli che erano gli ambienti letterari del suo tempo. Quest’aspetto connoterà chiaramente la sua figura d’intellettuale. In seguito alle sue esperienze più traumatiche, come quella del fascismo, lo scrittore matura la convinzione che scardinare la realtà sia un dovere più che un compito, perché è ben diversa da ciò che immaginiamo, è sporca, coperta da perbenismo, è una realtà che sconvolge Il romanzo incompiuto La cognizione del dolore è ambientato nell'immaginaria repubblica latino- americana del Maradagàl, appena uscita da una guerra col vicino Stato del Parapagàl. L'ambiente reale che traspare dalle pagine dell'opera è però, per molti versi, quello lombardo della Brianza, durante il tempo del fascismo. A sua volta il protagonista, l'hidalgo-ingegnere Gonzalo Pirobutirro, è, in parte, una proiezione della personalità dell'autore. Affetto da una nevrosi, Gonzalo vive isolato in un ambiguo rapporto di amore-odio con la madre, da cui non sa staccarsi, ma alla quale rimprovera di aver sacrificato l'avvenire dei figli impegnando ogni avere nella costruzione di una villa, assurta a simbolo di prestigio sociale. Madre e figlio sono accomunati dalla "cognizione del dolore", ossia dall'esperienza di una profonda sofferenza. Essa deriva alla donna dalla morte di un figlio in guerra, a Gonzalo dal rifiuto e insieme dal desiderio di inserirsi nella società. Nella rinuncia irosa al mondo banalmente felice degli "altri" e alle loro ottuse certezze, espressa da Gonzalo, come nell'ironia e nei feroci sarcasmi ricorrenti in Gadda, è ravvisabile la rabbia "privata" di un uomo che accoglie i principi borghesi ma si sente tradito dalla borghesia senza ideali dell'Italia fascista, nella quale non può riconoscersi. Analogamente contraddittorio è il rapporto con la letteratura (che Gadda coltiva sempre in modo intermittente alternandovi il suo lavoro di ingegnere) e con la scrittura letteraria, amata-odiata, negata e ricreata mediante un felice pastiche linguistico, trasgressivo ma profondamente influenzato dalla cultura umanistica. La trama. L'ambiente del romanzo è una terra immaginaria situata in un Sudamerica altrettanto fantastico, il Maradagàl: il
Paese si chiama Serruchon. Tuttavia le descrizioni e i riferimenti richiamano con molta evidenza un paesaggio familiare all'autore, la Brianza. La situazione politica del Paese presentato allude alle vicende della società italiana del primo dopoguerra, in procinto di essere dominata dal fascismo. Infatti il Paese è appena uscito da un sanguinoso conflitto, vive una crisi economica ed è invaso da nuovi potenti, aggressivi e violenti. Anche il protagonista, Gonzalo, ha caratteri fortemente autobiografici: come Gadda è un ingegnere, ha perso in guerra un fratello e vive un rapporto conflittuale (di amore-odio) con la madre. Egli vive in solitudine, desiderando solo per sé l'amore della madre e rifiutando tutte quelle iniziative e attività che invece legano la madre al mondo esterno. Ogni atto della madre, chiamata la "Signora", in favore dei deboli o dei poveri, viene inteso da Gonzalo come una prova di distacco e di allontanamento di lei. Gonzalo rifiuta anche la protezione di un'associazione potente e misteriosa che si assume il compito di vigilare e quindi di proteggere, ambiguamente, i cittadini ricchi. Il celato rancore di Gonzalo verso la madre esplode prima della conclusione della vicenda, quando, allontanatosi il figlio, la madre viene trovata ferita a morte, sola, nella sua villa. Il romanzo, incompiuto, si tronca senza chiarire chi sia il colpevole, e anzi lascia il lettore nel dubbio. La cognizione del dolore – “libro di un impossibile rapporto tra individuo e mondo e in particolare tra figlio e madre” – è trasposizione letteraria di materiale autobiografico, nei confronti del quale Gadda agisce “non solo registrando a volte le angosce del narratore – protagonista, ma atteggiandosi narrativamente a momenti propri nei modi della confessione terapeutica, come accade per esempio nel confronto fra Gonzalo e il medico”2. L’autore delinea la figura di Gonzalo tracciando un autoritratto: oltre a comunicargli i propri tratti fisici, trasmette al protagonista aspetti della propria psicologia, come l’incapacità di fermarsi all’aspetto superficiale delle cose, la ricerca impacciata delle cause, l’amore per l’ordine, il silenzio, la solitudine. Il romanzo accoglie inoltre un richiamo alla vicenda personale dello stesso Gadda anche nel ruolo dei Nistitúos provinciales de vigilancia para la noche: è qui contenuto infatti un riferimento satirico e amaro all’insofferenza dell’autore nei confronti della “protezione” squadrista offerta dal fascismo. Come nel caso del Pasticciaccio, anche La cognizione del dolore si presenta nella propria natura di provvisorietà e programmatica incompiutezza, dando voce a una narrazione che vuole partecipare della stessa inafferrabilità del vivere. L’esperienza esistenziale si esprime infatti, per Gonzalo e per la madre, attraverso una percezione deformata e delirante: la vita appare incomprensibile e la progressiva presa di coscienza dei protagonisti, lontana dal riuscire a darne un’interpretazione ordinata, si limita a metterne in luce la natura dolorosa. Il pensiero ossessivo della morte, male invisibile, diventa in conclusione ciò che impedisce una vita autentica. La struttura del romanzo, altamente asimmetrica, è sfruttata per comunicare una simile idea di disarmonia. Alla tendenziale linearità cronologica delle scene principali fanno da contraltare gli artifici del prologo, costituito da un complesso intreccio di immagini solo parzialmente legate fra loro e animato da un consistente “umorismo”3. Le grandi scene dei capitoli successivi, poi, cronologicamente e tematicamente più omogenee, tendono ugualmente a una variazione continua, facendosi cornice di quanto avviene nella mente dei personaggi, attraverso la commistione dei loro ricordi, del loro fantasticare e delle loro parole. Allo stesso tempo i momenti descrittivi, riflessivi, lirici “complessivamente nascondono o smentiscono l’azione”4, destinata a rimanere bloccata in un immobilismo a tratti simile a quello dei personaggi. La scrittura (e riscrittura) della pagina gaddiana procede “nel senso della complicazione argomentativa e rappresentativa: introducendo continue transizioni dal generale al particolare, o viceversa dal particolare al generale”5.