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Devianze e conflitti, Sintesi del corso di Sociologia della devianza

Devianze e conflitti riassunto lungo i confini dell'accoglienza

Tipologia: Sintesi del corso

2018/2019

Caricato il 31/01/2022

Elena120298
Elena120298 🇮🇹

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RICERCA 1 CONFINE SPAGNA – MAROCCO
Il confine non è soltanto una linea di demarcazione territoriale ma si presenta come un’istituzione
sociopolitica complessa, mobile e flessibile (dove esclusione inclusione convivono) che ricopre un ruolo
cruciale nel controllo delle mobilità. Il confine come apparato di potere che opera alle frontiere ma anche
all’interno dello Stato e assume una dimensione performativa che si estende e si moltiplica in una serie di
luoghi e dispositivi fino a iscriversi all’interno dei soggetti.
La frontiera sud costituisce un luogo emblematico in cui si dispiegano i vari dispositivi di controllo e
sorveglianza e le diverse strategie di governance.
Il confine ispano-marocchino è un paesaggio liquido che si estende tra il Mar mediterraneo e l’Oceano
Atlantico; ma il confine ispano-marocchino è anche terrestre, solido e si dipana attorno alle enclaves di
Ceuta e Melilla, province autonome spagnole situate a nord del Marocco ma sotto il controllo di Madrid da
secoli.
Con la firma degli accordi di Schengen 1991, la Spagna si impegna ad intensificare e fortificare i controlli di
sicurezza alla sua frontiera meridionale; in cambio riceve una clausola speciale per Ceuta e Melilla, in modo
da poter favorire gli scambi commerciali e il lavoro “esterno”. Ai cittadini marocchini residenti nelle
provincie confinanti, si concede di entrare nelle due città senza bisogno del visto Schengen, per un periodo
limitato.
Nel 1993 la Spagna incomincia a costruire attorno alle due enclaves alte barriere con la combinazioni di
diversi dispositivi e tecnologie di controllo e sorveglianza: la componente materiale (recinzioni, filo spinato);
la componente umana (guardia civile spagnola da una parte e la polizia marocchina dall’altra) e quella
tecnologica (radar, telecamere, droni).
Cooperazione nell’ambito della sicurezza e del controllo dei confini attraverso l’istituzione di “zone
cuscinetto” oltre i confini d’Europa con stipula di accordi con i paesi di transito o origine al fine di gestire i
flussi migratori a distanza subappaltandone la gestione e il controllo a “paesi terzi”.
I dispositivi di controllo al confine vengono visti come dispositivi per l’individuazione del rischio che
seleziona una categoria di persone indesiderabili e potenzialmente pericolose che porta di conseguenza ad
un processo di discriminazione che distingue tra cittadini di serie A e (non) cittadini di serie B; tra una élite
di persone che ha il privilegio di viaggiare liberamente e individui considerati potenzialmente pericolosi che
subiscono pesanti restrizioni al loro diritto di mobilità. Certi migranti vengono fermati e portati in luoghi di
confinamento e messi in condizione di detenzione amministrativa. I confini in questo caso non sono solo
spaziali ma anche temporali: i soggetti in viaggio dall’Africa all’Europa subiscono una serie infinita di
esperienze di attesa, sospensione e rallentamento che rendono il loro viaggio “frammentato” e che mette in
luce una precisa gerarchia della mobilità la quale innesca a sua volta anche casi di ribellione e resistenza che
gli immigrati mettono in atto per manifestare la loro volontà di esercitare la propria autonomia e libertà di
movimento contro un sistema che viene considerato ingiusto.
Fino a non molto tempo fa, il confine ispano-marocchino si presentava come una frontiera-modello quasi
impenetrabilela Fortezza d’Europa che faceva emergere lo spettacolo dell’esclusione ma tralasciava
quello dell’ “osceno dell’inclusione”. Le frontiere europee di fatto non sono impenetrabili ma agiscono
secondo una logica di apertura/chiusura al fine di regolare produttivamente la presenza della popolazione
migrante all’interno dell’Europa secondo un’inclusione appunto differenziale. L’illegalizzazione di certi
soggetti a cui viene negata qualsiasi possibilità di attraversare il confine non è casuale: attraversano il
confine in modo illegale e poi vengono inseriti nel mercato del lavoro “a nero”, ma sottopagati e sfruttati
perché sono appunto ricattabili perché deportabili. Ad esempio le donne hanno più opportunità e
possibilità di passare il confine (seppur rigidamente controllate) per motivi di lavoro ma perché considerate
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