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Riassunto libro “Le statue giuste”, Dispense di Storia Dell'arte

Riassunto del libro di Montanari con solo le parti essenziali di tutti i capitoli.

Tipologia: Dispense

2023/2024

Caricato il 08/06/2024

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LE STATUE GIUSTE - MONTANARI
1. Caso Colston
2. Statue,lapidi,vie,scuole:martirologio della repubblica
3. Fascismo: survival e revival
4. rimozione del colonialismo italiano
5. ultima generazione
6. riscrivere lo spazio pubblico
7. risemantizzare il patrimonio culturale
8. Conclusione: le statue giuste
CAPITOLO 1
Bristol, 7 giugno 2020 diecimila persone ispirate dal movimento Black Lives Matte protestano contro l’uccisione
ingiustificata di George Floyd. La manifestazione culmina nell’abbattimento della statua bronzea di Edward Colston
che viene tirata giù dal piedistallo, coperta di scritte e poi gettata nelle acque del porto.
Prima volta in Europa una statua viene rimossa a furor di popolo, caso esemplare.
Colston non era un capo di stato o un tiranno ma un uomo d’affari vissuto a cavallo tra 600 e 700.
Il movimento di censura nasce anni prima in Africa, dal Sudafrica questa lotta dal basso per la decolonizzazione
simbolica dello spazio pubblico come premessa per una decolonizzazione anche dei rapporti di forza sociali si
propaga velocemente al mondo anglosassone.
Negli USA le statue dei generali sudisti della guerra di secessione diventano il principale bersaglio di chi contesta il
razzismo su cui ancora oggi poggiano i rapporti di forza della società americana.
L’uccisione di Floyd da poi slancio a tutto il movimento e risentimento che tiene insieme istanze simboliche e
politiche di una protesta che travalica i confini americani e arriva in vari paesi d’Europa, non solo i territori delle ex
colonie.
A Bristol ci si accanisce contro la statua di Colston che emerge essere una figura importante nel traffico di schiavi,
l’unica consigliera nera del paese ne chiede la rimozione della statua ma le istituzioni cittadine e i mezzi di
informazione fecero terra bruciata attorno alla donna e respinsero la proposta di risemantizzare il monumento.
La contesa non era più solo sul passato ma sul presente e sul futuro, coloro che contestavano sapevano che la statua
non serviva a onorare la persona ma a legittimare il perdurare di un ordine sociali che si fondava sul primato dei
bianchi e sull’oppressione dei neri. La statua in bronzo diventa simbolo di un potere immutabile e anzi era inserita
nella lista di edifici e oggetti tutelati.
Una statua racchiude in sé le dinamiche di potere di un determinato momento storico ma nel contesto di oggi può
apparire remota. Le statue fanno parte dell’ambiente locale e influenzano le persone che ci passano vicino
quotidianamente ed è quindi necessario rivedere la legge sugli edifici tutelati, le statue non sono state concepite per
essere soggettive e neanche la loro protezione deve esserlo.
La lezione del caso Colston:
1. la contestazione delle statue e il loro eventuale abbattimento non sono conseguenza di una rimozione della storia
o della volontà di cancellarla. Derivano invece da una rinnovata conoscenza di massa della storia, una
conoscenza che segue strade diverse da quelle consacrate dalle strutture al potere. La scoperta di una storia
completa rende vive le statue di bronzo le quali, in assenza di conoscenza o conflitti vengono invece ignorate.
2. Le contestazioni delle statue producono effetti nel dibattito pubblico e nelle scelte di chi le prende. Succede
questo quando si incontrano storici, artisti e movimenti popolari e collaborano insieme e quando le dinamiche
locali si saldano a quelle globali.
3. la vera posta in gioco non è il passato ma il presente e il futuro, i rapporti di forza di oggi. chi difende le statue
non lo fa perché crede nella storia ma nell’eternità del proprio potere. Chi le contesta non lo fa per cancellare la
storia ma perché vuole costruire una storia più inclusiva.
4. L’esito migliore non è la cancellazione ma la risignificazione e la loro uscita dallo spazio pubblico verso uno
spazio museale in cui la loro storia venga narrata in modo oggettivo e inclusivo. Risemantizzazione affidata a
storici ed artisti.
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LE STATUE GIUSTE - MONTANARI

  1. Caso Colston
  2. Statue,lapidi,vie,scuole:martirologio della repubblica
  3. Fascismo: survival e revival
  4. rimozione del colonialismo italiano
  5. ultima generazione
  6. riscrivere lo spazio pubblico
  7. risemantizzare il patrimonio culturale
  8. Conclusione: le statue giuste CAPITOLO 1 Bristol, 7 giugno 2020 diecimila persone ispirate dal movimento Black Lives Matte protestano contro l’uccisione ingiustificata di George Floyd. La manifestazione culmina nell’abbattimento della statua bronzea di Edward Colston che viene tirata giù dal piedistallo, coperta di scritte e poi gettata nelle acque del porto. Prima volta in Europa una statua viene rimossa a furor di popolo, caso esemplare. Colston non era un capo di stato o un tiranno ma un uomo d’affari vissuto a cavallo tra 600 e 700. Il movimento di censura nasce anni prima in Africa, dal Sudafrica questa lotta dal basso per la decolonizzazione simbolica dello spazio pubblico come premessa per una decolonizzazione anche dei rapporti di forza sociali si propaga velocemente al mondo anglosassone. Negli USA le statue dei generali sudisti della guerra di secessione diventano il principale bersaglio di chi contesta il razzismo su cui ancora oggi poggiano i rapporti di forza della società americana. L’uccisione di Floyd da poi slancio a tutto il movimento e risentimento che tiene insieme istanze simboliche e politiche di una protesta che travalica i confini americani e arriva in vari paesi d’Europa, non solo i territori delle ex colonie. A Bristol ci si accanisce contro la statua di Colston che emerge essere una figura importante nel traffico di schiavi, l’unica consigliera nera del paese ne chiede la rimozione della statua ma le istituzioni cittadine e i mezzi di informazione fecero terra bruciata attorno alla donna e respinsero la proposta di risemantizzare il monumento. La contesa non era più solo sul passato ma sul presente e sul futuro, coloro che contestavano sapevano che la statua non serviva a onorare la persona ma a legittimare il perdurare di un ordine sociali che si fondava sul primato dei bianchi e sull’oppressione dei neri. La statua in bronzo diventa simbolo di un potere immutabile e anzi era inserita nella lista di edifici e oggetti tutelati. Una statua racchiude in sé le dinamiche di potere di un determinato momento storico ma nel contesto di oggi può apparire remota. Le statue fanno parte dell’ambiente locale e influenzano le persone che ci passano vicino quotidianamente ed è quindi necessario rivedere la legge sugli edifici tutelati, le statue non sono state concepite per essere soggettive e neanche la loro protezione deve esserlo. La lezione del caso Colston:
  9. la contestazione delle statue e il loro eventuale abbattimento non sono conseguenza di una rimozione della storia o della volontà di cancellarla. Derivano invece da una rinnovata conoscenza di massa della storia, una conoscenza che segue strade diverse da quelle consacrate dalle strutture al potere. La scoperta di una storia completa rende vive le statue di bronzo le quali, in assenza di conoscenza o conflitti vengono invece ignorate.
  10. Le contestazioni delle statue producono effetti nel dibattito pubblico e nelle scelte di chi le prende. Succede questo quando si incontrano storici, artisti e movimenti popolari e collaborano insieme e quando le dinamiche locali si saldano a quelle globali.
  11. la vera posta in gioco non è il passato ma il presente e il futuro, i rapporti di forza di oggi. chi difende le statue non lo fa perché crede nella storia ma nell’eternità del proprio potere. Chi le contesta non lo fa per cancellare la storia ma perché vuole costruire una storia più inclusiva.
  12. L’esito migliore non è la cancellazione ma la risignificazione e la loro uscita dallo spazio pubblico verso uno spazio museale in cui la loro storia venga narrata in modo oggettivo e inclusivo. Risemantizzazione affidata a storici ed artisti.

CAPITOLO 2

Settembre 2019 la statue di re Umberto viene imbrattata con della vernice rossa. Che senso ha nell’Italia repubblicana e deocratica quella statua? si potrebbe metterla in un museo e narrarla, si potrebbe lasciarla lì ma accompagnarla da una descrizione per trasformare una statua sbagliata in una statue giusta. Dopo la rivoluzione francese le statue, le piazze, le statue, le dedicazioni sono diventate l’equivalente del martirologio della chiesa cattolica che è l’elenco dei santi che vengono venerati. Stessa funzione di onorare pubblicamente chi lo meritabe offrire una bussola, un modello di comportamento, creare un legame tra chi è vivo oggi e chi lo era prima e ora è un padre della patria. Nella pratica invece il canone di targhe, statue e intitolazioni è stato deciso in piccola parte dalla Repubblica: sulla stratificazione dell’antico regime si innestano l’invenzione di memoria collettiva dopo l’unità, dopo la grande guerra e poi quella del fascismo. Solo al di sopra di tutto ciò troviamo una toponomastica legata alla stagione democratica e costituzionale. Ci sono stati vari tentativi e richieste per cambiare nome a una via piuttosto che a una scuola ma vennero sempre rifiutate. C’è poi una grande differenza di genere: su 100 strade italiane dedicate a uomini, solo 8 sono dedicate a donne e nella maggioranza di casi queste donne sono la madonna oppure sante, martiri, figure mitologiche. Sono pochissime le donne letterate, scienziate, umaniste a cui è stata dedicata una strada. Per quanto riguarda le statue invece in tutta Italia ci sono solo 171 monumenti dedicati a donne su un totale di circa 10mila monumenti. A Milano sono 1 statua di donna contro 125 di uomini. In tante città le donne sono pressochè assenti, di tutte le statue censite solo il 36% sono collocate in una piazza mentre il restante si trova agli incroci o ai lai delle strade e dei parchi. In sostanza molte poche sono le donne ricordate e celebrate per i loro meriti che non includano il sacrificio o la cura. Lo spazio pubblico non è neutro, rispecchia sempre le istituzioni che collocano queste statue ed è evidente un’enorme sproporzione. La scrittura simbolica dello spazio pubblico è un atto politico che sceglie un versante della storia e lo propone alla venerazione di tutta la comunità, la quale si divide tra quelli che accettano in silenzio il culto e magari lo condividono, e chi invece lo considera un oltraggio civile e quindi lo avversa. La violenza sul corpo delle donne, innanzitutto morale, inizia così, da una statua, da una rappresentazione. CAPITOLO 3 e 4 Caso affresco di Sironi nell’aula magna della Sapienza: voluto dallo stesso Mussolini venne restaurato e tolte le censure che erano state fatte delle parti e dei simboli fascisti. Grande importanza scientifica, importante recuperare l’opera originale ma poi doveva essere musealizzata, non coincide più con le attività del’aula e dell’università. O si musealizzava l’aula o la si modificava con un intervento artistico di altrettanto impatto nell’esprimere l’anti fascismo della maggire università della repubblica che si fonda su questo principio. Invece non venne fatto nulla, nel 2017 Mattarella ha inaugurato la sala come se nulla fosse. Questo è accaduto o perchè non prendiamo sul serio le opere d’arte oppure ci siamo convinti che tra il cattivo nazista e il bravo fascista ci sia una differenza enorme. Abbiamo quindi dimenticato i crimini di guerra, le atrocità del fascismo, la complicità. Le mine collocate sotto i piloni portanti dell’antifascismo italiano degli anni 80 esplosero negli anni 90 con Berlusconi che portò al governo il partito erede del fascismo. Dal punto di vista dell’uso pubblico della storia e della memoria, il culmine simbolico di questo sistematico smontaggio dell’antifascismo è quello che ha investito il calendario civile: specchio di ciò che il patrimonio monumentale è nello spazio. La verità è che non abbiamo mai fatto davvero i conti con il passato monumentale fascista, oggetto di una rimozione selettiva a causa del parziale antifascismo. A molti decenni dalla fine del regime, i segni dell’intervento fascista sull’architettura, sui monumenti sono ancora visibili e hanno un peso nel definire i rapporti delle culture politiche di cui si nutre la memoria italiana. Tantisisme strade e piazze dedicate a presidenti fascisti, persone del regime, scuole dedicate a Vittorio Emanuele ecc. Fin qui siamo ancora nel campo del survival ovvero la sopravvivenza di un codice di significati che arriva direttamente dagli anni del fascismo senza soluzione di continuità.

CAPITOLO 6

Statue di Colombo: il culto americano di Colombo è una costruzione politica culturale che nasce 3 secoli dopo il 1492 ma il vero fiorire di statue arriva con l’avvento del fascismo che attraverso l’associazione italo americane riempie le piazze e le città americane di icone di una mitica italianità superiore sul piano culturale e razziale. Sta proprio qui quindi il motivo per cui gli attivisti di Black Lives Matter si scagliano contro queste statue, non contro il colombo del 1492 ma contro la narrazione 900esca che si è fatta di lui, allineata con le politiche razziali. Glorificare quel Colombo significa commemorare la colonizzazione europea dei popoli indigeni quando invece andrebbe celebrata la loro resistenza e sopravvivenza. Biden ad esempio ha proposto di celebrare e istituire L’indigenous day. L’ abbattimento di statue di Colombo ha portato nuova luce sulla storia e un impegno diverso verso il futuro. Non è stata cancellata la verità storica di Colombo ma la sua recente trasformazione epica in chiave di dominio bianco. A volte cancellare vuol dire togliere il falso e far riemergere la verità storico filologica. In Italia c’è assoluta insufficienza del dibattito pubblico in merito alla sorte dei segni pubblici del fascismo e del colonialismo. Bisogna ricordare che la nostra repubblica non è neutrale nei confronti del fascismo e la missione antifascista doveva allargarsi anche sul piano culturale. Quel che manca da tempo è un vero dibattito pubblico, il primo passo per avviare una riscrittura dello spazio pubblico è proprio la partecipazione, a cominciare da un esercizio di vigilanza democratica dei singoli cittadini. Prendere sul serio i significati dei simboli nello spazio pubblico è segno di fiducia verso la possibilità di costruire una democrazia reale. Il primo passo per cambiare statue, monumenti, oggetti è prenderli sul serio per quello che sono e rappresentano. Il movimento degli ultimi anni è riuscito a restituire visibilità a questi monumenti e sta costringendo l’opinione pubblica a dividersi tra chi li vede e non li tollera e chi invece li accetta pacificamente. Movimento dal basso che può arrivare a influenzare le decisioni in alto. Anche nelle scuole e università si dovrebbe dar vita a processi di riflessione, di confronto e dibattito. Le soluzioni possibili in quasi tutti i casi sono:

  • Risemantizzazione in loco
  • Musealizzazione con segnalazione del vuoto rimasto nello spazio pubblico
  • Musealizzazione con cancellazione della memoria nello spazio pubblico
  • Rimozione e conservazione in deposito
  • Distruzione La cancellazione della memoria del male non è mai una soluzione accettabile a meno che l’unica altra soluzione non sia la conservazione senza nessuna critica visibile ed efficace, in quel caso è meglio distruggere. Insensato distruggere ma anche insensato lasciare così come è senza iscrizioni, installazioni chiare con spiegazioni. Il problema dell’assenza è che può diventare anch’essa una presenza. CAPITOLO 7 e 8 L’obiettivo vero è la risemantizzazione e non la distruzione. Quanto è urgente ma allo stesso tempo difficile risemantizzare il patrimonio culturale. In molti casi opere artistiche, installazioni, apparati effimeri più recenti non si prestano alla modifica della forma e quindi tutto è affidato al commento dell’opera, alle didascalie, alle spiegazioni e narrazioni, alla divulgazione di tutte le loro forme. Da alcuni anni, soprattutto in America, è nata una sorta di crisi e di rigetto per i classici della letteratura occidentale visti come razzisti e schiavisti. La risposta potrebbe essere uguale che con le statue ovvero mantenere questi testi ma leggerli e commentarli in modo che diventino evidenti nel loro insieme, al loro interno c’è la celebrazione di bottini di guerra ma c’è anche la soluzione culturale necessaria per destrutturarli. Siamo noi che leggiamo che dobbiamo collocarli in uno spazio nuovo e ripensato, una nuova generazione di studiosi non più solo maschi bianchi potrà estrarre da questi classici cos’è nuove che forse prima non si vedevano. Potranno diventare l’eredità culturale di una generazione che non scegli il silenzio e la cancellazione ma la via di una nuova interpretazione.

La ricerca di un nuovo modo di leggere i classici della letteratura chiama in causa l’università mentre la costruzione di uno sguardo nuovo sui classici visivi riguarda prima il museo. I musei potrebbero essere molto più attivi, potrebbero mostrare cosa succederebbe alle opere quando il collasso climatico procederà, potrebbero opporsi allo spostamento e prestito di opere per ridurre le emissioni, potrebbero suggerire percorsi iconografici dedicati alle catastrofi climatiche, dedicare spazio agli artisti in conflitto con la società e il potere del tempo. Il museo per fare ciò deve prima guardare se stesso, ripensare dalle fondamenta il proprio ruolo culturale e sociale e il proprio rapporto con il mercato e con la democrazia. Esaminare le origini delle proprie collezioni e favorire le restituzioni, il museo deve prima provare a essere giusto per diffondere giustizia. Lo spazio pubblico e quindi anche il museo è la traduzione simbolica dei valori nei quali ci riconosciamo e sui quali vogliamo fondare la nostra convivenza. L’obiettivo non è la cancellazione ma la risignificazione, rivedere valori e simboli che non sono più in linea con il nostro tempo e con i valori della costituzione e il modo migliore per fare ciò è commentando. Il vero oggetto di contesa non è il giudizio di ciò che è stato, del passato ma il progetto sul futuro, la lotta è tra chi aspira a una società giusta e chi invece beneficia delle ingiustizie di quella presente.