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Riassunto Le statue giuste, Sintesi del corso di Diritto dei beni culturali

Riassunto per capitoli del libro Le statue giuste di Tomaso Montanari

Tipologia: Sintesi del corso

2024/2025

Caricato il 26/01/2026

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karen-nuzzi-1 🇮🇹

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TOMMASO MONTANARI - LE STATUE GIUSTE
Introduzione del libro: riguarda il
Cancel Culture
, cioè
l’abbattimento di alcuni simboli del colonialismo, imperialismo o
comunque figure di spicco degli anni precedenti che hanno segnato
la storia dell’umanità con crimini inenarrabili, (Es. Meloni, Trump).
Il libro cerca di rispondere alle domande del passato e del futuro, il
conflitto è tra la destra che vuole difendere l’identità e la storia e
una sinistra intenzionata a distru ggerlo? ICONOLATRIA E
ICONOCLASTIA.
L’obbiettivo infatti del libro è quello di concentrarsi su quello che
oggi, polarizza il dibattito intorno ad alcuni segni del passato nello
spazio pubblico.
-Capitolo 1 Caso Costolon:
Bristol 7 giugno 2020, Black lives matter, protestano contro la
statua di Edward Colston, viene tirata giu dal piedistallo, riempita
di scritte e poi gettata nel porto.
Colston: uomo vissuto a cavallo tra il seicento e settecento,
vicedirettore della Royal African Comapny la società che aveva
l’esclusiva sulla vendita degli schiavi, circa 80.000 mila persone
sono passate sotto le mani di questo uomo e circa 19.000 sono
morte nelle stive delle navi negriere.
L’immensità del denaro raccolto dalle vendite degli schiavi, Colston
li impiegò nella beneficenza per la città di Bristol, motivo per cui
nell’ottocento gli fu dedicata la statua in questione.
Negli Stati Uniti, nel 2017 a Charlottesville un raduno di
suprematisti bianchi, Ku Klux Klan, hanno vietato la rimozione del
generale Robert Lee provocando la morte di una donna che
manifestava contro la statua, Trump non condannò questo fatto.
In questo contesto abbiamo la rabbia dei Black Lives Matter, che
con la morte di George Floyd, si spinge ai confini del mondo per
manifestare contro la supremazia bianca.
A Bristol venne chiesta la rimozione della statua ma venne fatta
decadere la richiesta, venne richiesta inoltre almeno una
risemantizzazione del monumento ma venne respinta.
Il problema non era l’esaltazione della figura di Colston, ma le
proteste di basavano sul presente e futuro e la legittimazione del
perdurare di un ordine sociale che si fondava sulla supremazia
bianca.
Iniziarono ad apparire sulla statua gocce di sangue, scritte e altre
forme di protesta, nel 2018, durante la giornata sulle vittime della
schiavitù furono posizionate dei blocchi di cemento che
rappresentavano i copri morti delle vittime delle navi negriere.
Questa azione portò alla realizzazione di una targa dove vi era una
spiegazione riguardo alla figura di Colston elencando anche i suoi
crimini; il sindaco però si oppose all’affissione di questa.
Nel 2020 ci fu una raccolta firme per l’abolizione della statua, dopo
l’ennesimo tentativo pacifico di eliminare la statua le proteste
culminarono nell’abbattimento di essa il 7 giugno del 2020.
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TOMMASO MONTANARI - LE STATUE GIUSTE

Introduzione del libro: riguarda il Cancel Culture, cioè

l’abbattimento di alcuni simboli del colonialismo, imperialismo o comunque figure di spicco degli anni precedenti che hanno segnato la storia dell’umanità con crimini inenarrabili, (Es. Meloni, Trump). Il libro cerca di rispondere alle domande del passato e del futuro, il conflitto è tra la destra che vuole difendere l’identità e la storia e una sinistra intenzionata a distruggerlo? ICONOLATRIA E ICONOCLASTIA. L’obbiettivo infatti del libro è quello di concentrarsi su quello che oggi, polarizza il dibattito intorno ad alcuni segni del passato nello spazio pubblico. -Capitolo 1 Caso Costolon: Bristol 7 giugno 2020, Black lives matter, protestano contro la statua di Edward Colston, viene tirata giu dal piedistallo, riempita di scritte e poi gettata nel porto. Colston: uomo vissuto a cavallo tra il seicento e settecento, vicedirettore della Royal African Comapny la società che aveva l’esclusiva sulla vendita degli schiavi, circa 80.000 mila persone sono passate sotto le mani di questo uomo e circa 19.000 sono morte nelle stive delle navi negriere. L’immensità del denaro raccolto dalle vendite degli schiavi, Colston li impiegò nella beneficenza per la città di Bristol, motivo per cui nell’ottocento gli fu dedicata la statua in questione. Negli Stati Uniti, nel 2017 a Charlottesville un raduno di suprematisti bianchi, Ku Klux Klan, hanno vietato la rimozione del generale Robert Lee provocando la morte di una donna che manifestava contro la statua, Trump non condannò questo fatto. In questo contesto abbiamo la rabbia dei Black Lives Matter, che con la morte di George Floyd, si spinge ai confini del mondo per manifestare contro la supremazia bianca. A Bristol venne chiesta la rimozione della statua ma venne fatta decadere la richiesta, venne richiesta inoltre almeno una risemantizzazione del monumento ma venne respinta. Il problema non era l’esaltazione della figura di Colston, ma le proteste di basavano sul presente e futuro e la legittimazione del perdurare di un ordine sociale che si fondava sulla supremazia bianca. Iniziarono ad apparire sulla statua gocce di sangue, scritte e altre forme di protesta, nel 2018, durante la giornata sulle vittime della schiavitù furono posizionate dei blocchi di cemento che rappresentavano i copri morti delle vittime delle navi negriere. Questa azione portò alla realizzazione di una targa dove vi era una spiegazione riguardo alla figura di Colston elencando anche i suoi crimini; il sindaco però si oppose all’affissione di questa. Nel 2020 ci fu una raccolta firme per l’abolizione della statua, dopo l’ennesimo tentativo pacifico di eliminare la statua le proteste culminarono nell’abbattimento di essa il 7 giugno del 2020.

Fin da subito ci furono dei gran dibattiti riguardo a questa faccenda (es. Bansky), subito dopo l’abbattimento, L’Historic England, organizzazione pubblica sul patrimonio britannico, rilasciò un documento dove affermava di non essere d’accordo all’abolizione di un monumento storico ma che capiva la motivazione di queste proteste perché mosse dal dolore di persone che subirono ingiustizie, pronunciamento piuttosto notevole considerando che la statua era inclusa nella lista dei beni da tutelare. Ci fu un processo ai 4 attivisti individuati dalle forze dell’ordine e segnati come i principali resposabili; la loro difesa si basava sulla totale ammissione dei fatti e che faceva perno sul Criminal Damage Act (prevenire atti peggiori), la linea di difesa funzionò e portò all’assoluzione dei 4 attivisti. Dal opunto di vista politico ci fu un gran scalpore perché la comunità scrisse dei punti di raccomandazione riguardo alla statua di Colston. -Capitolo 2, statue, vie, lapidi, scuole: il martirologio della Repubblica: storia del paese Salvia di Lucania, ribattezzato Savoia di Lucania, perché? Uno dei suoi abitanti Giovanni Passannante, aveva osato tentare la vita di Umberto I, fece solo un graffio al re ma l’eco del gesto fu enorme. Grazie a Giosuè Carducci gli era stata data la grazia ma il suo paese perdeva il nome, la sua famiglia fu rinchiusa in un manicomio e lui stesso fu messo in una cella senza contattati con nessuno per due anni. Giovanni pur essendo un brav’uomo, cristiano radicale che dava cibo agli indigenti, fu torturato fino alla sua morte levandogli la dignità di essere nato. Nel frattempo Umberto approvava la sparatoria sugli abitanti di Milano che chiedevano pane, facendo morire 80 persone. Nel 2019 la statua di Umberto I, a Napoli, fu imbrattata con della vernice rossa, fin da subito si parlò di vandalismo. Perché non cambiare la storia? Perché non contestualizzare questo personaggio? Perché non musealizzare la statua dandole un contesto storico più appropiato, oppure lasciarla li ma con un intervento di risemantizzazione facendola diventare una statua sbagliata , una statua giusta? Dopo la rivoluzione francese le statue , piazze e così via sono diventate l’equivalente del martirologio della Chiesa, hanno la stessa funzione santificare o onorare pubblicamente chi merita onorare, una bussola valoriale, questo è in teoria. In pratica abbiamo questa bussola decisa dalla Repubblica. Dopo l’unita di Italia, ha notato Mario Isnenghi, le piazze italiane si sono riempite di statue, sotto il duplice dominio di figure come: Garibaldi e Vittorio Emanuele.

Passeggiando per Firenze è possibile accedere al lungo viale intitolato al cappellano fascista Reginaldo Giuliani, morto in battaglia per la patria italiana. Un vero fanatico fascista a cui sono dedicate molte strade a Dolo addirittura una scuola. A Siena nell’aula magna è dedicata una frase che esalta la figura di Vittorio Emanuele e Benito Mussolini, nell’isola di Giglio tuttora il lungomare e la piazza principale sono dedicate a Paolo Thaon uno dei firmatari delle leggi razziali, una delle biblioteche più importanti d’Italia è dedicata a Vittorio Emanuele. Siamo difronte sin qui a quello che gli storici chiamano: Survival, la sopravvivenza non di un codice stilistico ma codice di significati che arriva dal fascismo trionfante. Il revival invece si interseca con il survival cioè il ritorno di fiamma di segni più o meno fascisti. Il caso di Giorgio Almirante è un esempio di questo revival, noto servo dei nazisti, estremo fascista la Meloni lo definì un caro amico dell’Italia e per questo motivo giusto dedicargli 49 piazze, giardini o strade. Il Revival neofascista è già da anni , come nel 1995 che davanti alla galleria d’arte moderna a Modena, il largo davanti è dedicato a Giuseppe Bottai, firmatario delle leggi razziste del 1938 è artefice della cacciata degli ebrei dalle università italiane dalle scuole. Un altro esempio può essere la statua che è stata collocata a Trieste raffigurante Gabriele D'Annunzio, inaugurata proprio nella data dall'impresa di fiume. Ancora più sconcertante e il museo dedicata ai reperti del fascismo e che quindi ad oggi fa apologia del fascismo stesso, un museo riconosciuto dal ministero della cultura e patrocinato dagli enti locali come si vede quindi survival e revival del fascismo si intrecciano in un modo ormai inestricabile. -Capitolo 4, l'impero colpisce ancora: la rimozione del colonialismo italiano. Il capitolo si apre con un poemetto da cui sono stati tratti Dei versi che raccontano una finzione, l'autore di questo poemetto finse di pubblicare le lettere in cui un giovane abissino arrestato e giustiziato a Roma annunciava la moglie l'imminente arrivo dell'invasione italiana, l'autore in questione era turco innamorato dell'Italia, Nazim Hikem. L'aspetto importante di questo capitolo tratta di un episodio riguardo il cambio di un nome di una scuola, fu Ilic Aiardi un professore che nel 2022 propose che il liceo scientifico Amedeo di Savoia duca d'Aosta di Pistoia cambiasse nome e venisse intitolato a Rita Levi Montalcini o a Margherita Hack. Il collegio dei docenti aveva approvato l'idea ma fu respinta dal consiglio d'istituto, in una Repubblica conscia di sé della propria costituzione una simile intitolazione sarebbe già dovuta sparire da decenni, addirittura si fecero avanti un gruppo di ex allievi

nostalgici scrivendo e dichiarando che non era giusto il cambio del nome a questa scuola addirittura scrisse il bisnipote del Savoia al preside e al sindaco sostenendo che quel nome faceva parte della storia. La partecipazione del nostro paese alla corsa europea per razziare le ricchezze africane fu goffa e tardiva, Angelo del buca ha dimostrato che gli italiani in Africa non furono affatto brava gente. L'italiani hanno prima silenziosamente accondisceso all'imperialismo coloniale del paese. E hanno cercato così di rimuoverne la memoria molti italiani condannano l'invasione dell'ucraina ma nessuno si scandalizza se le nostre strade, scuole o il nostro patrimonio glorificano ancora le nostre ripetute invasioni di stati sovrani africani. Gli esempi di questo scempio possono essere la piazza dei 500 A Roma che ricorda i caduti della battaglia di dogali in Eritrea, le molteplici strade intitolate a dell'Amba Aradam che fu una battaglia del 1936 in Africa. Non dovremmo forse accompagnare alle lapidi che commemorano questi atti ingiusti un'altra iscrizione che possa rimettere le cose in una prospettiva più giusta? A Firenze in piazza tasso commemoriamo gli italiani che caddero in terra d'africa, ma quei morti non avrebbero diritto, almeno oggi, a un po di verità?. Il paradosso è che questo impressionante pieno di memoria materiale e oggettiva corrisponde ad uno spintissimo vuoto di memoria viva e soggettiva, una sostanziale riduzione collettiva. Tutto il discorso pubblico sul colonialismo italiano del secondo 900 è leggibile come una forsennata corsa all'oblio da parte delle classi dirigenti.

Un esempio importante di ciò e Indro Montanelli: colui che una

parte decisiva dell'establishment italiano considera il maggior giornalista italiano del 900, è stato invece il più attivo negatore delle evidenze fattuali che dimostrano il carattere sanguinario del colonialismo italiano. Già nel 1936 Montanelli giudicava caldo l'esperienza di ufficiale coloniale italiano con un entusiasmo senza ombre, sessant'anni più tardi negava contro ogni evidenza l'uso di gas da parte delle truppe italiane nonostante le prove inoppugnabili quindi li pubblicate dallo storico Angelo del Boca. Montanelli dovette piegarsi alla realtà dei fatti e nonostante questa terrificante perdita di autorevolezza e credibilità la figura di Montanelli tutt'oggi è intoccabile. A Milano in un parco la statua di Indro Montanelli nel 2020 era stata coperta di vernice fucsia, il piedistallo ornato di un eloquente didascalia razzista stupratore. (Infatti nel 1936 quando era generale delle truppe italiane aveva sposato In Africa una bambina di 12 anni, stuprandola). Nonostante tutte le pubblicazioni riguardo al suo matrimonio, alla sua adesione al fascismo, al ricordo così dolce del generale

noi, risemantizzandoli i monumenti nati per legittimare i fascisimi e colonialisimi? Perché le ondate di iconoclastia del 2020 sembrano ignorare questo equilibrio? La risposta sta nella sconfitta, i manifestanti oggi pensano di non aver vinto. Si sentono sconfitti perché non c’è nessuna rivoluzione in corso, anzi un costante regresso politico, non vi è nessuna rivoluzione politica possibile, manca una vera dimensione politica su cui agire, simbolicamente e nello spazio pubblico condiviso. Come uscirne? Gli studi più recenti hanno rivelato che i due momenti della rivoluzione, iconoclastia e conservazione, non vanno letti con una radicale opposizione: iconoclastia, risemantizzazione e patrimonializzazione sono anelli della stessa catena: caso Costolon, il nodo si scioglie con una negoziazione: ma quel caso ci insegna che non è possibile passare da una negoziazione senza un momento iconoclasta. A bristol ogni richiesta era stata respinta, solo dopo l’abbattimento della statua si era aperto il processo democratico che ha portato ad una patrimonializzazione reale della statua. Il primo passo per cambiare è prenderli sul serio, cominciando col vederli e rendersi conto che esistono riuscendone a capire la storia e cambiandola: in occasione del ventesimo anniversario dei fatti del G8 a Genova, Montanari ha proposto ai studenti dell’accademie d’arte di tutta Italia di cercare le strade dedicate al fascista Reginaldo Giuliani e re intitolare a Carlo Giuliani. Questa serie di antinomie mostra che c’è qualcosa in più del cognome da legare alla figura del fanatico fascista e quella del militante studente di storia, attivo per Amnesty International. Quale Italia vogliamo: quella di Reginaldo o di Carlo? Mantenere il monumento, ma rovesciarne il segno in una gogna perpetua, per usare le parole dell’abate Gregoire, per ciò che il monumento voleva celebrare, è la soluzione di gran lunga migliore. Nonché l’unica ragionevole per le architetture , che sarebbe insensato distruggere ma che è altrettanto insensato continuare ad usare senza iscrizioni o installazioni artistiche che rendano ben chiaro che si è scelto di sopravvivere l’edificio, non il suo significato originario. Perugia, rifacimento nel mercato centrale di un fascio littorio: tre possbilità 1-realizzare un grande murales, in relazione al fascio littorio, denigrando il fascismo 2-staccare il tutto e portarlo in un museo per risemantizzare tutto ciò 3-coprirlo con un telo per nascondere la polvere sotto il tappetto, questa è la scelta che hanno perpetrato i cittadini di Perugia. Il tentativo del comune di Bolzano di contestualizzare il monumento fascista è andato a buon fine ma con delle lacune pesanti: la

targhetta con la spiegazione del monumento è posta a 500 metri dal monumento in questione e quasi abbandonata a se stessa. -Capitolo 7, risemantizzare il patrimonio culturale Culto di Simonino, un bambino che sparì nel 1475 nel giorno del giovedì santo, fu ritrovato morto vicino ad una cantina di un ebreo, Samuele. Un omicidio con l’obbiettivo di addossare la colpa agli ebrei, cosi infatti fu. Grazie alla stampa si diffuse per tutta Trento che Simonino era stato dissanguato dagli ebrei per mescolare il suo sangue nel pane azzimo. Per anni e anni si credette a questa storia istituendo il martire Simonino, addirittura Giorgio Alimante aveva pubblicato nel 1942 una stampa dove si vede un bambino mutilato e sette ebrei affianco che ne custodiscono il sangue, diventava cosi Simonino un simbolo della persecuzione antiebraica fascista. Nel 2019 vi fu una mostra che raccontava la vera stroia di Simonino dando finalmente un punto di vista diverso a questa tragedia. Questa storia dimostra quanto sia urgente, ma anche diffcile, risemantizzare quella parte speciale di spazio pubblico che chiamiamo patrimonio culturale. La patrimonializzazione è sempre avvenuta attraverso conflitti e negoziazioni e per sua stessa natura non approda mai al risultato definitivo: essa non attiene alle cose in se immutabili, ma al rapporto tra quelle cose e i viventi ora, e le generazioni passate. -Conclusione le statue giuste: questo libro conferma la terza esistenza , una terza possibilità. NE CONSERVARE TUTTO NE CANCELLARE TUTTO. Lo spazio pubblico è la traduzione simbolica dei valori nei quali ci riconosciamo, sui quali vogliamo fondare la nostra convivenza. L’obiettivo vero: non la cancellazione ma la risignificazione, possibili in tutti i modi che abbiamo visto. L’obbietto è far scendere dal piedistallo figure e valori inconciliabili con il progetto della costituzione: ma ci sono modi straordinariamente efficaci per attuare quella discesa sul piano concettuale, mantenendo materialmente gli oggetti al proprio posto. Cioè commentandoli