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Riassunto Storia dell'Editoria, Cadioli Vigini, Sintesi del corso di Letteratura

Riassunto Storia dell'Editoria - Un profilo introduttivo di Cadioli e Vigini

Tipologia: Sintesi del corso

2014/2015

In vendita dal 02/04/2015

bischerella
bischerella 🇮🇹

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Letteratura Italiana Contemporanea e Sistema Editoriale
Isotta Piazza
Storia dell’editoria italiana
dall’Unità ad oggi
Profilo Introduttivo (Cadioli, Vigini)
PARTE PRIMA: VERSO L’EDITORIA MODERNA. L’OTTOCENTO
Tra vecchio e nuovo sistema editoriale
Nei primi decenni la figura dell’editore non era ancora ben definita, ma si intendeva per
editore colui che pubblicava i testi degli scrittori contemporanei in funzione delle preferenze
dei lettori. Solo nel corso del secolo si farà strada una nuova mentalità con l’affermazione di
un editore disponibile e soddisfare le richieste di nuovi prodotti e di un pubblico capace di
riconoscere nell’editore un professionista che deve corrispondere un compenso. La specificità
dell’editore è nata dalla capacità di concepire nuovi progetti editoriali nei quali coinvolgere
letterati e scrittori all’interno di una redazione non occasionale. La nuova figura dell’editorie
si afferma in Italia partire dalla seconda metà del XIX secolo; fino a quel momento la
produzione del libro era compito dei librai. A ciò si accompagnava un forte tasso di
analfabetismo che impediva la diffusione dei nuovi prodotti culturali o dei nuovi generi
letterari ai quali si deve lo sviluppo dell’editoria moderna, tra questi il giornalismo e il
romanzo. Anche la situazione economica e politica dell’Italia impedivano uno sviluppo
lineare dell’organizzazione editoriale: i problemi riguardanti la frontiera, il cambio di moneta
e i blocchi doganali mettevano in seria difficoltà chi volesse diffondere i libri in tutta la
penisola. Ne conseguiva una produzione limitata e l’aumento della pirateria. Nel 1840 viene
stipulata tra Piemonte e Austria una Convenzione sul diritto d’autore; con l’unificazione
alcuni gravi problemi del mercato editoriale iniziano ad essere risolti grazie all’impegno degli
editori.
Nella prima metà dell’Ottocento iniziano a consolidarsi alcuni editori nei maggior
centri culturali di Milano, Firenze e Torino. Milano si afferma come capitale dell’editoria con
LETTERATURA ITALIANA E SISTEMA EDITORIALE
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Letteratura Italiana Contemporanea e Sistema Editoriale

Isotta Piazza

Storia dell’editoria italiana

dall’Unità ad oggi

Profilo Introduttivo (Cadioli, Vigini)

PARTE PRIMA: VERSO L’EDITORIA MODERNA. L’OTTOCENTO

Tra vecchio e nuovo sistema editoriale Nei primi decenni la figura dell’editore non era ancora ben definita, ma si intendeva per editore colui che pubblicava i testi degli scrittori contemporanei in funzione delle preferenze dei lettori. Solo nel corso del secolo si farà strada una nuova mentalità con l’affermazione di un editore disponibile e soddisfare le richieste di nuovi prodotti e di un pubblico capace di riconoscere nell’editore un professionista che deve corrispondere un compenso. La specificità dell’editore è nata dalla capacità di concepire nuovi progetti editoriali nei quali coinvolgere letterati e scrittori all’interno di una redazione non occasionale. La nuova figura dell’editorie si afferma in Italia partire dalla seconda metà del XIX secolo; fino a quel momento la produzione del libro era compito dei librai. A ciò si accompagnava un forte tasso di analfabetismo che impediva la diffusione dei nuovi prodotti culturali o dei nuovi generi letterari ai quali si deve lo sviluppo dell’editoria moderna, tra questi il giornalismo e il romanzo. Anche la situazione economica e politica dell’Italia impedivano uno sviluppo lineare dell’organizzazione editoriale: i problemi riguardanti la frontiera, il cambio di moneta e i blocchi doganali mettevano in seria difficoltà chi volesse diffondere i libri in tutta la penisola. Ne conseguiva una produzione limitata e l’aumento della pirateria. Nel 1840 viene stipulata tra Piemonte e Austria una Convenzione sul diritto d’autore; con l’unificazione alcuni gravi problemi del mercato editoriale iniziano ad essere risolti grazie all’impegno degli editori. Nella prima metà dell’Ottocento iniziano a consolidarsi alcuni editori nei maggior centri culturali di Milano, Firenze e Torino. Milano si afferma come capitale dell’editoria con

quasi 24.000 titoli pubblicati nella prima metà del secolo e 40.000 nella seconda; nel periodo napoleonico inoltre nasce la Società tipografica de’ Classici Italiani (1802) con lo scopo di pubblicare gli scrittori maggiori secondo un canone redatto sulla base di un classicismo moderno privo di impalcature scolastiche; nel 1808 nasce la Casa Ricordi che da un forte impulso all’editoria musicale. Anton Fortunato Stella (1810) si avvale della collaborazione di Leopardi; Giovanni Silvestri di quella di Giordani per realizzare importanti collane letterarie in edizione economica con titoli classici antichi e moderni. A Torino l’editore Pomba promuove nel 1828 la collana “Biblioteca Popolare ossia Raccolta di opere classiche non che latine e greche in italiano tradotte” al prezzo di 50 centesimi. Nella prima metà del secolo la differenziazione del pubblico era legata alla diversità dei generi letterari: erano molti i letterati tradizionali, ma crescevano quelli che erano disponibili nei confronti del romano, in particolare quello storico. Su questa scia il “Marco Visconti” di Tommaso Grossi aveva una tiratura di 10.000 copie, ma dall’anno successivo si diffusero molte copie illegali. L’industria editoriale dell’ottocento dunque cercava di promuovere e di soddisfare le nuove richieste di lettura sfruttando nel modo più ampio possibile il genere del romanzo e la pubblicazione a puntate in appendice a giornali e alle riviste. Milano e Firenze: due modelli In rapporto alle scelte compiute e al pubblico di riferimento si possono indicare due poli principali dell’editoria dell’Ottocento: Milano, rivolto ai ceti sociali nuovi e quindi ai nuovi gruppi di lettori e Firenze, legata ai ceti intellettuali. A Milano l’aspetto intellettuale si intrecciava con l’intento di diffondere la cultura e il sapere ad un pubblico nuovo, sulla scorta dei principi illuministici, conservati anche dai primi scrittori romantici raccolti intorno alla rivista de “Il Conciliatore”. A Firenze emergevano le potenzialità politiche dell’impresa editoriale: Le Monnier fonda nel 1837 un’attività editoriale che si affianca a quella tipografica e concepisce l’editoria come un’autonoma attività imprenditoriale rivolta ad un profitto. Alla nuova professionalità va ricondotta anche la decisione di Le Monnier di pagare autori e collaboratori, facendosi imprenditore politico-culturale. Nel 1843 Le Monnier pubblica “Arnaldo da Brescia” di Niccolini e inaugura la stagione della “Biblioteca Nazionale” riconoscibile per la copertina sobria ed elegante; lo scopo è pubblicare i classici della letteratura e gli scrittori moderni con l’obiettivo di diffondere ideali politici anche attraverso l’opera letteraria.

A Milano si veniva a proporre un modello di editoria imprenditoriale rivolta al consumo dove si determinava un’omogenizzazione del mercato librario in chiave giornalistico - letteraria. Nell’editoria milanese era la stessa casa editrice a pubblicare sia libri che riviste ad alta tiratura ed altre volte il quotidiano a dar vita ad un periodico, come avviene con “La Domenica del Corriere”. L’editore più significativo è Treves (1861) che si distingue dalle altre per l’importanza raggiunta dalle sue pubblicazioni di narrativa e per la vastità della loro diffusione. Terse inoltre offre numerose riviste di attualità e viaggi, quest’ultime illustrate e ricche di ampi reportages e di articoli di costume. Il mercato del libro popolare Anche la Sonzogno (1861) pubblica libri, riviste settimanali e un giornale quotidiano: sia la produzione libraria che quella delle riviste era pensata per un pubblico popolare che aspirava ada vere possibilità di lettura a poca spesa. Allo stesso tipo di mercato si rivolge anche la Salani (Firenze, 1862), la Bietti (Milano, 1870) e la Perino (Roma, 1876). Un’ampia parte di narrativa si muoveva tra i romanzi di Verne, tradotti con successo dalle maggiori case editrici di narrativa, e le edizioni popolari ed economiche di testi di scrittori contemporanei stranieri e italiani. Il romanzo d’appendice, il romanzo storico e la letteratura popolare costituivano le punte avanzate del mercato e rappresentano la base economica più cospicua del mercato degli editori. Il successo di questo tipo di letteratura sta nella funzione consolatoria e compensatori giocata sull’opposizione di vizio/virtù, buoni/cattivi e vittima/ carnefice. Caratteristica principale del genere è il situarli delle vicende narrate nel presente e nell’ambiente umano e sociale della città: una città degradata dove vive un’unità affamata e diseredata. Il nucleo rilevante di questa produzione è nelle case milanesi di Sonzogno e Treves e della romana Perino. I romanzi illustrati ripropongono i titoli pi diffusi degli scrittori italiani della prima metà del secolo: D’Azeglio, Grossi, Cantù, Guerrazzi e Manzoni; oltre che a stranieri affermati come Dumas, Sue, Hugo. Tra divulgazione, libri scientifici, educazione politica La casa editrice Hoepli (1871) si rivolge ad un pubblico vasto, ma on interessai nel campo della divulgazione tecnica e scientifica pubblicando un ampio catalogo di manuali dei più vari mestieri che risponde ad un bisogno di conoscenza diffuso. Hoepli voleva essere un

grande esploratore dell’editoria, nel senso che vuole scoprire nuovi territori e nuovi autori: nella scelta del settore scientifico e tecnico era entrata l’osservazione dell’ambiente milanese che mostra segni di ripresa e sviluppo dal punto di vista dell’istruzione superiore e delle attività professionali. Un’editoria così specializzata avrebbe contribuito alla formazione alla cultura del Paese. L’idea di una produzione impegnata vede anche la collaborazione di case editrici come la Paravia e la Barbera che si propongono di offrire testi utili per la formazione del buon italiano. Si sviluppa a fine secolo una fiorente editoria libraria che diffonde testi dei maggiori esponenti del socialismo italiano e internazionale. Editoria scolastica e per ragazzi Una spinta fondamentale alla formazione di nuovi lettori era stata determinata dai cambiamenti dell’istruzione e della formazione scolastica. Dopo l’unificazione la produzione di testi per le scuole diventa un cardine dell’editoria e contribuisce ad affrontare il grande problema dell’analfabetismo. A Torino la Paravia diventa un modello di attenta imprenditoria editoriale; sempre a Torino nascono la Loescher, la Lattes e la Zanichelli, mentre a Firenze nasce la Sansoni. Le Monnier riconverte i propri programmi con nuove collane destinate sopratutto alla scuola secondaria, a cui si intreccia una produzione di libri per ragazzi destinata ad assumere un ruolo importante nella formazione del giovane italiana per farlo partecipare della nuova nazione italiana unificata. Pinocchio (1883) è un caso editoriale: Collodi aveva inviato il libro al redattore del “Giornale dei bambini” che lo aveva pubblicato a puntate. Il successo del giornale indusse Felice Paggi a raccogliere le storie in volume ( edizioni Paggi e 1 Bemporad). Questo successo fu riscosso un pò da tutto il settore del libro per ragazzi, che divenne un settore rilevante nei programmi di molti editori di fine Ottocento che andavano formando vere e proprie collane per ragazzi come “La Biblioteca del mondo piccino”, “La Biblioteca illustrata per ragazzi” di Treves; “La Biblioteca azzurra Bemporad; “La Biblioteca per l’infanzia” di Petrini. Queste collane testimoniano l’interesse degli editori per la letteratura destinata al pubblico giovanile e sono un segnale di come questa letteratura dovesse essere un genere autonomo. Ulteriore conferma viene dalla pubblicazione di giornali specifici per bambini e ragazzi con cui collaborano anche celebri scrittori e uomini di cultura. Editoria di saggistica

interessi di natura commerciale, nella direzione del rinnovamento italiano. Barabba (1880, Lanciano) affa a Giovanni Papini la direzione di una collana di testi di filosofia, dal prezzo basso e con un grafica moderna. Negli anni dieci si sviluppano altri editori di avanguardia, tra cui Marinetti che è deciso a rompere con ogni organizzazione culturale per raggiungere il lettore senza mediazione delle librerie. La Formiggini di Modena prevede un programma di letture mediamente colto con testi di letteratura e filosofia; la più importante è la collana “Classici del ridere” con un frontespizio disegnato da de Karolis. Nascono anche case editrici legate agli ambienti del cattolicesimo: la Scuola di Brescia (1904), la Sei di Torino (1908) e le Edizioni Paoline (1914). Gli anni Venti L’immediato dopoguerra è un momento difficile per l’economia che deve affrontare il problema della riconversione dell’industria di guerra in industria di pace. I vecchi partiti liberali sono incapaci di trovare una soluzione per ricomporre le lacerazioni sociali e risollevare l’economia italiana, mentre il partito fascista prende sempre più forza. Nel 1922 esso viene designato a guidare l’Italia e negli anni 1925/26 cerca di affermare la propria dittatura in tutte le istituzioni sociali e politiche e diffondere il regime conquistando un consenso popolare il più vasto possibile. L’era fascista: aspetti generali Il confronto con il regime e le sue iniziative culturali è uno degli aspetti più rilevanti dell’attività del ventennio 1922.1943. Il fascismo sceglie l’editoria come uno degli strumenti per conquistare il consenso. Ciarlantini, presidente della federazione Nazionale fascista dell’industria editoriale, sostiene la necessità che editori e librai entrino nell’attività nazionale e quindi che l’industria del libro passasse attraverso una modernizzazione degli impianti e della mentalità per raggiungere più pubblico. Numerosi editori, difendevano il libro italiano da quello straniero: alla prima “Festa del Libro” (1927) Vallecchi invita a leggere allibro italiano. Gli intellettuali fascisti cercano di andare oltre gli slogan inneggianti al nazionalismo e propongono iniziative culturali più ampie, come l’Enciclopedia Italiana (1925) avviata da Gentile, Treccani ed edita da Tumminelli. Tutto il settore librario è allineato ai programmi politici del fascismo che propongono collane specifiche per l’ideologia del fascismo e la sua

diffusione. La censura si inasprisce negli anni Trenta, senza avere tuttavia criteri precisi di intervento, ma solo con consigli dati all’editore dal Ministro della Cultura Popolare. A partire dal 1936 con l’istituzione della Commissione per la bonifica libraria diventa impossibile pubblicare autori di origine ebrea. Sviluppi editoriali nei primi anni Venti Il ritorno alla vita civile dopo anni di guerra segna un momento favorevole per l’editoria che si traduce in un’ondata di consumi, ostacolata dalla difficoltà nel reperire la carta. Gli editori si trovano a dover ricorrere a finanziamenti e a riorganizzare la distribuzione servendosi di nuove catene di librerie: la Bembrad con le Librerie Italiane Riunite, la Treves con la Anomina Libraria Italiana. Nel 1918, Formaggini promuove il periodico “L’Italia che scrive” e viene subito imitato da Treves con “I libri del giorno”. Il tentativo dei periodici voleva raggiungere un pubblico sempre più ampio. I settori scientifici e tecnologici entrano in crisi, mentre la letteratura tende a risalire. In questo quadro le case editrici cercano nuovi spazi che sono dati dalla pubblicazione di opere di narrativa. Nascono nuovi editori: Combacio a Milano nel 1918, pubblica la collana universale “I Corvi” contraddistinta da dodici colori, ognuno dei quali indicava una diversa sezione; la Alpes (1921, Milano) ha un catalogo vario diviso tra nazionalizzazione e apertura agli stranieri, lasciando anche spazio ai giovani scrittori e alla traduzione di autori ottocenteschi. Il modello Mondadori Nei primi anni Dieci Arnoldo Mondadori avvia un produzione che si inserisce in spazi non ancora occupati. Nel 1912, aiutato dal cognato Monicelli, avvia una collezione di libri per bambini !La Lampada” con testi di Capuana e Gozzano. Negli anni della guerra espande l’attività pubblicando giornali destinati al fronte. Nel 1919 viene fondata la Casa Editrice A. Mondadori co interesse per una produzione attenta alle letture di un ampio pubblico, con titoli di narrativa e saggistica. Negli anni Venti allarga lo spazio prendendo i diritti di scrittori di narrativa italiana; con la collana “Le scie” propone biografie e teorie che conquistano facilmente il pubblico. Nel 1926 contribuisce alla fondazione dell’”Istituto Nazionale per l’edizione di tutte le opere di D’Annunzio. Negli anni Trenta, con la carica di condirettore di Rusca, la Mondadori assume un nuovo impulso e cerca le strade per raggiungere un pubblico

Firenze grazie ad un gruppo di giovani letterati. Le piccole case editrici erano costrette a cercare l’autofinanziamento per i volumi, ricorrendo al versamento anticipato. Gli anni Trenta Gli editori protagonisti Negli anni Trenta si sviluppano case editrici che portano il nome dei loro fondatori: Bompiani, Rizzoli, Einaudi e Garzanti. Nasce la figura dell’editore protagonista, ci capace di imprimere una forte personalizzazione al suo progetto. La Bompiani viene fondata nel 1929 e dal 1930 cresce con collane di narrativa in particolare “Letteraria” dove viene valorizzato il genere del romanzo. Il catalogo stranieri di Bompiani sollecita la riflessione ad una nuova letteratura che coinvolge anche quella italiana, infatti le traduzioni sono firmate da scrittori italiani tra cui Vittorini. In quindici anni la Bompiani ha varato ventuno collane, avvalendosi di preziosi consulenti intellettuali. Nel 1929 viene fondata anche la Rizzoli che inizialmente pubblica testate periodiche dimostrando una grande capacità di soddisfare le richieste del mercato. La prima produzione libraria è destinata al lettore dei periodici, ma successivamente si dedica anche ad iniziative più ambizione come la collana dei “Classici”. Nel 1932 viene fondata a Modena la Guanda che si distingue come casa editrice di autori giovani e di giovani consulenti; nei titoli di saggistica è caratterizzata da una linea contemporaneamente cattolica e laica, aperta ai nuovi poeti italiani e stranieri. Nel 1933 nasce la Einaudi che individua una nuova generazione di intellettuali interessati ad una rinnovata produzione di saggistica storica, filosofica estetica, economica. In questa direzione viene inaugurata la collana “I Saggi” nel 1937; nel frattempo si stavano raggruppando intorno alla sigla di Einaudi autori come Pavese, Morante e Ginzburg. Nel 1939 la Treves viene acquistata da Garzanti che propone un ricco catalogo di saggistica e narrativa. L’editoria di saggistica Alla fine degli anni Venti sono cresciute le case editrici di ispirazione cattolica, in particolare Vita e Pensiero di Milano e la Mocelliana di Brescia. Le iniziative di Vita e Pensiero si pongono in controtendenza rispetto al quadro complessivo per il numero di titoli pubblicati, 892 opere. La Morcelliana si preoccupa di diffondere opere di filosofia e teologia,

letteratura e critica letteraria firmate da autori importanti. Le case editrici orientate alla storia e alla filosofia politica subiscono un improvviso cambiamento durante il fascismo; chi non si adegua rischia di rimanere defilato, come la Lattes che sotto l’influenza di Croce propone letture rivolte alla difesa del liberalismo e la Storia dell’Europa che incorre subito nella censura. Altre case editrici intrecciano un dialogo con il fascismo e possono contare su numerose pubblicazioni finanziate dall’Ente nazionale di cultura di Firenze. La Sansoni, viene acquistata nel 1932 da Giovanni Gentile e allinea le proprie pubblicazioni alle espressioni più ortodosse della cultura fascista. Nell’editoria di cultura molti sono costretti a ripensare la propria fisionomia, adeguando le strutture ai caratteri dell’industria culturale moderna proiettata sul vasto mercato. La crisi colpisce alcune aziende di Firenze, ferme a livelli organizzativi all’editoria dell’Ottocento. Significativa la vicenda della Carabba di lanciano che indebitata con le banche, viene salvata dai dirigenti fascisti e ristrutturata dal punto rivista societario, per poi fallire nel 1941. Il libro unico per le scuole elementari Il fascismo opera spesso un intervento diretto sulle case editrici: uno degli strumenti dii finanziamento era l’assegnazione delle edizioni nazionali degli scrittori classici e l’aiuto a quelle collane che proponevano eroi del nazionalismo passato o di appoggio al regime. Nella stessa direzione va anche l’appalto agli editori della stampa e della distribuzione del libro unico di Stato per le scuole elementari, al fine di unificare l’insegnamento scolastico e di creare uno strumento di controllo del consenso. Ciò mise in difficoltà molte aziende, tra cui la Bemporad. La Mondadori assunse la stampa dei libri scolastici quasi in un monopolio e ciò consolidò ancora di più le sue imprese editoriali. Gli anni Quaranta tra guerra e dopoguerra Le sanzioni dovute alla violazione dei patti internazionali con la Guerra d’Etiopia hanno portato ad un’ulteriore difficoltà per l’approvigionamento della carta. A questo si aggiungono anche problemi suscitati dai provvedimenti restrittivi sulla libertà dis tampa, i danni dei bombardamenti e le conseguenze delle requisizioni delle aziende da parte della Repubblica di Salò. Per gli editori di testi scolastici diventa vincolante il prezzo di copertina, che rimane invariato nonostante l’aumento della carta. Dal 1942 la produzione di libri cala di

periodici; l’ Universale Economica si sviluppa in un’impresa editoriale legata al Partito Comunista. La Bur utilizza il canale delle librerie, mentre l’altra si rivolge ai militanti politici con canali autonomi. Sul finire degli anni Quaranta l’editoria è pienamente inserita nl nuovo mondo culturale, politico e sociale dell’Italia del dopoguerra. Le case editrici affrontano con fiducia il mercato del libro. Il livello qualitativo dei testi è migliorato e si utilizza una grafica chiara e moderna. Assume importanza il giornale letterario con il quale gli editori pubblicizzano le opere. Nasce l’Associazione Italiana Editori, che cerca di risolvere i problemi riguardanti il reperimento della carta, gli accordi economici con i librai e l’organizzazione di mostre librarie. Nel 1948 vien pubblicato il Catalogo Collettivo della libreria italiana. L’EDITORIA IN TRASFORMAZIONE DEL SECONDO NOVECENTO Gli anni Cinquanta Nei primi anni Cinquanta si consolida il processo di assestamento dell’editoria e si comincia a diffondere nella comunicazione orale la lingua italiana, in sostituzione dei dialetti. Accanto ai due complessi editoriali, Mondadori e >Rizzoli, sorgono un numero alto i piccoli editori che spesso non si inquadrano in una programmazione precisa, ma sono attività spontanee. Dal punto di vista quantitativo dal 1951 al 1955 subisce una contrazione del 8%. Nuove collane e dove sigle editoriali Gli anni Cinquanta si aprono con collane di ricerca e di qualità, tra cui “I gettoni” di Einaudi e “I libri del tempo” di Laterza. Nel 1951 l’editore Ricciardi di Napoli progetta una collezione di ottanta volumi dal titolo “La letteratura italiana. Storia e testi”, che si rivela innovativa sia per l’impianto che per la scelta dei testi. Il panorama editoriali si arricchisce di nuove case editrici: la Motta (1952) per le enciclopedie; e la Scheiwiller di Vanni Scheiwiller che eredita l’originale lavoro di ricerca artistica, letteraria e poetica con il nome “Il pesce d’oro”. Gli Editori Riuniti (Roma) sviluppano un programma orientato alla diffusione della cultura marxista e proiettato verso obiettivi politici di ampio respiro. A Bologna nel 1954 nasce Il Mulino che si occupa di saggi e contributi di autori stranieri e italiani.

Feltrinelli inizia a Milano nel 1954 una nuova attività editoriale, rilevando la COLIP con l’intento di promuovere il movimento operaio. Nel 1957 pubblica in prima mondiale “Il dottor Zivago” di Pasternak. Nel 1955 nasce a Milano la Franco Angeli specializzata in pubblicazioni per l’azienda; stesso anno anche per la Ugo Mursia impegnata nell’ambito della letteratura e delle divulgazione storica. La produzione di narrativa L’editoria italiana punta molto sulla narrativa, ottenendo risultati più lusinghieri con quella straniera. La narrativa corrisponde ai gusti della società italiana. Importante la diffusione di scrittori d’ispirazione cristiana lanciati nella collana “Il mosaico” della casa editrice Massimo. Nella collana “I contemporanei” di Feltrinelli, curata da Giorgio Bassani, viene lanciato nel 1958 il gattopardo di Tomasi di Lampedusa che raggiunge un successo inconsueto per il romanzo italiano. Altri scrittori che assumono rilevanza in questo momento sono guerreschi, Moravia, Pratolini, Pasolini e Gadda; quest’ultimi pubblicati da Garzanti. Nuove iniziative editoriali e commerciali Negli anni Cinquanta la produzione aumenta del 43%. Nel 1958 Alberto Mondadori, autonomo dalla casa paterna, fonda il Saggiatore e si circonda di intellettuali di varia provenienza dando così vita ad una delle più grandi imprese di saggistica culturale dell’Italia del dopoguerra. Sul finire degli anni Cinquanta la Arnoldo Mondadori fonda il Club degli Editori (1959): attraverso la vendita per corrispondenza nasce una nuova strategia di approccio al pubblico interessante sia per il contenuto che per i prezzi convenienti e per la comodità. Gli anni Sessanta Nei primi anni Sessanta la società italiana conosce un grande sviluppo industriale, cercando di adattarsi alle domande del mercato di massa. In campo editoriale si sviluppano proposte in aree saggistiche o narrative non ancora battute e nascono nuove case: la Marsilio (1961); l’Edizioni di comunità (1963); la Dedalo (1964) e l’Adelphi (1962). In particolare

Nella seconda metà degli anni Sessanta si ape una nuova fase editoriale: alcune sigle editoriali per sopravvivere devono ricorrere ad un capitale finanziario extraterritoriale, ma si assiste anche al proliferare di nuove case editrici come la Mazzotta e la Rusconi a Milano; la Sellerio a Palermo e la De Donato a Bari. Il compito più difficile spetta ad Emme Edizioni di Rosellina Archinto che si dedica alla letteratura per ragazzi, un genere finora rimasto confinato ai limiti della letteratura di narrativa. A metà degli anni Sessanta, sulla scia degli eventi conciliare, vengono pubblicate opere di aggiornamento e rinnovamento in merito al Concilio Vaticano II, che spesso provocano anche situazioni di conflitto su posizioni teologiche contrastanti. Dal punto di vista editoriale l’editoria religiosa ha avuto risultati soddisfacenti sotto il profilo commerciale e accelerato il processo di rinnovamento. Parallelamente alla saggistica religiosa, si sviluppa quella sociologica e politica e l’universo giovanile assume centralità negli indirizzi di politica editoriale: la contestazione studentesca, poi terminata nelle fabbriche, orienta in modo massiccio la produzione libraria in particolare dei piccoli editoria che usano il libro come strumento di lotta. Si corre su un doppio binario: da un lato le case editrici maggiori affrontano i grandi temi della società e della storia partendo da solide basi culturali e scientifiche; dall’altro un editoria che respirava il clima della tensione. Gli anni Settanta I primi anni Settanta seguono una linea di conformità con il quadro politico, offrendo una gamma di proposte saggistiche e strumenti per un popolo di militanti che si mostra motivato al libro e all’informazione. L’offerta è però eccessiva rispetto alle capacità di assorbimento: il tentativo di creare un fronte comune è destinato a fallire e si prospetta un ritorno all’ordine che porta alla riconversione di molte case editrici su ambiti di catalogo specifici. Si intensifica la presenza di una piccola editoria specializzata in segmenti nona ancora coperti: la Nord per la fantascienza; l’IPSIA per la finanza; la Buffetti per la manualistica; la Lucarini per la narrativa; la Masson per le medicina; la Jackson per l’elettronica e la Tartaruga per la saggistica femminile. In generale nell’editoria di massa l’area narrativa occupa un posto di privilegio. Viene rilanciato il tascabile, ma non più nelle edicole ma nelle librerie: in prima fila sempre la Mondadori e la Rizzoli.

Sono anche gli anni di espansione delle rassegne librarie e delle rubriche televisive a supporto dell’informazione libraria. C’è l’esigenza di intervenire sul pubblico con un alinea promozionale e pubblicitaria. Un freno all’espansione La crisi economia e il conseguente aumento dei prezzi porta ad un drastico freno all’espansione del mercato. Si assiste a diversi tentativi di far fronte al momento critico: risparmiare il più possibile, riorganizzando il ciclo di produzione e contenendo i costi. Molte case editrici sono costrette a chiudere, ma ancora una volta aumentano quelle che aprono. La saggistica ha un regresso, mentre la narrativa e la manualistica si mantengono a livello. Il ritorno alla narrazione L’ambito dei best seller di narrativa ricorre a nomi famosi della letteratura e del giornalismo, con pochi outsider. La tendenza all’effetto scandalo nell’editoria è confermata nel 1978 dal saggio di Camilla Cederna sul Presidente della Repubblica Leone, edito da Feltrinelli. In generale negli anni Settanta l’editoria puntava sempre più alla concentrazione: la prima con l’acquisto dell’IFI della Fabbri, della Bompiani, della Sonzogno, della Bietti e della Etas Kompass, che andava a formare il primo gruppo editoriale Fabbri. Tuttavia il gruppo Fabbri è tale solo a livello di proprietà e ogni casa editrice si gestisce autonomamente. Gli anni Ottanta Negli anni Ottanta esplode il mercato del romanzo rosa: il lancio in edicola della serie “Harony” promosso nel 1981 dall’accordo tra la società canadese e la Mondadori e della serie “Blue Moon” di Curcio riscuote un grande successo. E’ un tipo di romanzo sentimentale più anonimo e ripetitivo rispetto a quello classico, per questo si parla di narrativa seriale. L’area del best seller all’italiana subisce un periodo di crisi e anche la saggistica culturale continua a perdere consensi. Dalla crisi al suo superamento

Dal 1991 inizia la parabola discendente per l’editoria, le difficoltà finanziarie delle case editrici cominciano a aggravarsi. L’aumento del 6% dei titoli del 1991 era controbilanciato dalla diminuzione delle tirature e delle ristampe. Si tornava dunque a risparmiare su tutto con il principio che il primo modo di guadagnare è quello di non perdere e se non si riesce a vendere di più bisogna guadagnare spendendo meno. Si procede ad un alleggerimento dei magazzini, con il macero e i supersconti. Le case editrici maggiori tendono a diminuire il numero delle novità e a lavorare di più sul catalogo, ma si procede più che altro per esperimenti usando molta prudenza. Nonostante tutto non sono mancate iniziative coraggiosa. Nella seconda metà del decennio la Mondadori possiede la Electa, l’Einaudi, la Sperling & Kupfer, la Baldini & Castoldi; il gruppo RCS Media Group possiede il gruppo Fabbri, Sansoni e la Nuova Italia; mentre la Longanesi da vita ad un gruppo editoriale che comprende la Guanda, Salani, Combaccio e Neri Pozza; la UTET incorpora le Grandi opere Grazanti e la Vallardi; la Giunti di Firenze acquista Camunia, Astrea, Demetra. Il fenomeno del Mille Lire e il nuovo tascabile Il calo degli acquisti assume un segno opposto con l’esplosione del fenomeno dei “Mille Lire”, volumetti di poche pagine e di piccolo formato messi in vendita a mille lire dalla casa editrice Stampa Alternativa di Roma e poi seguiti dalla Newton Compton. Su questa scia la Mondadori promuove la sottocollana “I miti” lanciata nel 1995. Era la prova di un a politica editoriale accorta e di un’azione di marketing efficace. “I miti” proponevano scrittori famosi e best seller di qualità, con un prezzo competitivo. Il successo di questa collana ha l’effetto benefico di rianimare tutto il settore; il tascabile è un punto di riferimento della produzione e del mercato e fra il 1994 e il 1995 si è avuta una tascabilizzazione dell’editoria. Le opere collocate nella fascia di prezzo fino a 5.000 lire sono aumentate del 48% e più del 7% dei libri pubblicati aveva meno di 48 pagine: da vent’anni non si verificava una così brusca diminuzione del prezzo medio di copertina. In quest’ottica si assiste ad uno sbilanciamento inconsapevole di tutta l’editoria verso il tascabile che diventa un polo di riferimento. La prima metà degli anni Novanta si chiude nel segno di Susanna Tamaro: libri di grande impatto comunicativo e un alto numero di copie vendute. Nel frattempo si aprono nuovi scenari che rendono conto di ulteriori interventi e agi inizi degli anni Noventa in Europa si verificano processi di integrazione delle case editrici: il

futuro delle aziende è legato alla congiunzione di vari progetti e alla gestione di complesse alchimie finanziarie. Si instaurano anche politiche editoriali e commerciali che riguardano l’elettronica e la comunicazione e che guardano all’ampliamento dei canali e delle risorse umane. La svolta del nuovo secolo Sul finire degli anni Novanta c’è stato un processo di accelerazione nell’integrazione tra editoria tradizionale ed editoria elettronica e multimediale verso un’unica unità produttiva di mercato. L’editoria tradizionale tende ad assorbire l’industria dei contenuti e l’editorie elettronica diventa l’altra faccia dell’editoria tradizionale. Da questa integrazione dovrebbero nascere numerosi progetti editoriali di collaborazione con altri settori e le prospettive appaiono positive. In realtà il progetto non va a buon fine e non conquista nessun spazio editoriale: il futuro rimane la carta. Oggi è sempre più difficile fissare dei punti fermi e fare previsioni perché tutto sembra procedere verso un’incontrollata mobilità. Gli editori devono continuamente verificare le proprie idee in modo da ridurre i rischi e sfruttare le occasioni: i primi anni Duemila sono gli anni del nomadismo editoriale, dove c’è un ostato di permanente trasloco mentale e operativo. Editore di oggi non è più lo stesso di ieri: ha una nuova mentalità e deve prospettarsi con un nuovo mercato e con manager capaci di guidare e gestire l’impresa. Si corre il rischio di avere un’editoria senza editori e la logica degli apparati editoriali ha prevalso su quella degli editori protagonisti. L’insieme dei cambiamenti comporta un diverso modo di concepire la filosofia e la gestione aziendale in relazione agli obiettivi da raggiungere e al modo più idoneo per raggiungerli. L’editoria italiana rimane per il momento un’editoria fatta di editori, anche se sembra prevalere il manager in molti apparati. Gli anni Duemila Uno sguardo d’insieme Nel primo decennio del Duemila le case editrici hanno dovuto fare i conti con i processi di cambiamento del settore e i problemi di natura finanziaria ed economica che hanno provocato smottamenti alle aziende. Nonostante ciò ci sono case editrici che si sono affacciate