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Riassunto del libro "Storia dell'editoria in Italia" (Cadioli-Vigini)
Tipologia: Sintesi del corso
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Nei primi decenni dell’Ottocento non era ancora ben definita, in Italia, la figura dell’ editore che pubblicava i testi degli scrittori contemporanei in funzione delle preferenze di gruppi vasti di lettori. Solo nel corso del secolo si farà strada una nuova mentalità , con l’affermazione di un editore disponibile, da un lato a soddisfare le richieste di nuovi prodotti (in primo luogo del romanzo) da parte di un pubblico nuovo e, dall’altro, ormai capace di riconoscere nel lavoro intellettuale una professione cui corrispondere un compenso, anche sotto forma di proprietà letteraria, di diritto d’autore. Tuttavia, stampatori vecchio stile e editori aperti al futuro si sovrappongono e si intrecciano per lungo tempo. La nuova figura dell’editore che media tra le offerte dell’autore e le richieste del pubblico si afferma, in Italia, soprattutto a partire dalla seconda metà del XIX secolo : fino a quel momento, la produzione e la diffusione del libro erano compito esclusivo di stampatori e di librai , che, pur cercando di allargare il ristretto ambito del mercato a nuovi potenziali lettori, non potevano prescindere dalla presenza incombente di una letteratura dalle forme consolidate , destinata a chi, a vario titolo, poteva essere definito «letterato». Questa situazione (più un tasso elevato di analfabetismo ) impediva la diffusione dei nuovi prodotti culturali o dei nuovi generi letterari ai quali si deve, già nel corso del Settecento, in Gran Bretagna e in Francia in particolare, lo sviluppo dell’editoria moderna: il giornalismo o il romanzo. Anche la situazione economica e politica dell’Italia , la sua divisione in numerosi Stati, spesso dipendenti da potenze straniere e con legislazione diversa, costituivano un forte impedimento per uno sviluppo lineare dell’organizzazione editoriale. Vi erano difficoltà per chi volesse diffondere i propri libri in tutta la penisola. Ne conseguiva, da un lato, che la produzione e la «tiratura» , rimanevano fortemente limitate , dall’altro che si diffondeva un fenomeno di «pirateria» che provocava un grave danno all’autore, allo stampatore, al libraio o all’editore originario. A metà dell’Ottocento , con una prima Convenzione sul diritto d’autore (stipulata tra Piemonte e Austria nel 1840, poi via via anche tra gli altri Stati), ma soprattutto con l’unificazione e la proclamazione del Regno d’Italia, alcuni problemi del mercato editoriale avrebbero incominciato a essere risolti , grazie anche all’impegno degli stessi editori e alla promozione di numerosi dibattiti in questa direzione. Nonostante le difficoltà nel corso della prima metà dell’Ottocento si consolidano alcuni editori cui è già possibile dare questo nome, trovando un terreno favorevole nei più vivaci centri culturali della Penisola: Milano e Firenze , ma anche Torino.
Milano si veniva affermando come autorevole capitale dell’editoria. Già nel periodo napoleonico si registravano importanti iniziative editoriali, quali, per esempio, la nascita della Società tipografica de’ Classici Italiani (1802), fondata, sotto la spinta di Giulio Ferrario allo scopo di pubblicare, nella «Collezione de’ Classici italiani», gli scrittori «maggiori»; o la nascita, nel 1808, della casa Ricordi , che dà un impulso del tutto nuovo all’editoria musicale. Nel 1816 , tornato il governo austriaco, un censimento rilevava, nella sola Milano , 35 «stampatori e librai». Se Anton Fortunato Stella si servirà, negli anni Venti, per la sua attività editoriale, della collaborazione del giovane Giacomo Leopardi , Giovanni Silvestri , stampatore fra i più qualificati a Milano fra Sette e Ottocento, si servirà a lungo della collaborazione di Piero Giordani. Con lui realizzò importanti collane letterarie, in primo luogo la «Biblioteca scelta». Andranno ricordati i nomi di Vincenzo Ferrario (editore, nel 1827, dei Promessi sposi ), e di Niccolò Bettoni , che creò vaste collezioni librarie, raggruppate sotto il nome di «Biblioteca». A Torino l’editore Pomba promuoveva, nel 1828, la collana «Biblioteca Popolare ossia Raccolta di opere classiche non che latine e greche in italiano tradotte» , piccoli volumi di forma tascabile che raggiunsero tirature molto alte. Nella prima metà del secolo, la differenziazione del pubblico era soprattutto legata alla diversità dei generi letterari e alla collocazione degli scrittori nel variegato quadro culturale. Erano ancora molti i letterati tradizionali , ma cresceva il numero di coloro che, aperti alle trasformazioni culturali in corso, erano disponibili nei confronti del romanzo. Era soprattutto il romanzo storico a esercitare un forte richiamo, unificando gruppi diversi di lettori e alimentando, anche con ristampe non autorizzate, una ricca produzione e un ampio mercato. Inoltrandosi nell’Ottocento, l’industria editoriale , soprattutto milanese, cercava dunque di promuovere e di soddisfare le nuove richieste di lettura sfruttando nel modo più ampio possibile il genere del romanzo; a metà del secolo incominciava la pubblicazione a puntate di romanzi collocati in «appendice» di giornali e riviste: adattamento italiano della pratica del feuilleton che in Francia aveva costituito la fortuna di molti romanzieri. Era sempre alta la diffidenza di molti intellettuali tradizionali per le iniziative degli editori che volevano rivolgersi esplicitamente alla soddisfazione delle richieste di lettura di un vasto pubblico.
Si potrebbero indicare due poli principali nel quadro complessivo dell’editoria della prima metà dell’Ottocento: quello «milanese» , direttamente rivolto ai ceti sociali nuovi, rappresentanti i nuovi gruppi di lettori, e quello «fiorentino» , più tradizionalmente legato ai ceti intellettuali. A Milano l’aspetto commerciale si intrecciava con l’intento di diffondere la cultura e il sapere a un pubblico nuovo, sulla scorta di quei principi illuministici che erano stati conservati anche dai primi scrittori romantici raccolti intorno alla rivista «Il Conciliatore» , di breve vita (1818-1819), ma importante per le sue esortazioni a un rinnovamento e a un allargamento culturale cui l’editoria non poteva restare estranea.
All’indomani dell’Unità il problema più grave era la persistente difficoltà a creare le basi del nuovo mercato nazionale. L’Italia era di fatto ancora costituita da mercati locali; da un’industria allo stato embrionale; dall’assenza di capitali attraverso i quali far decollare le aziende. Dalla campagna comincia un flusso migratorio verso la città, soprattutto nell’Italia settentrionale e centrale. A far da traino era soprattutto Milano , che, sospinta da varie importanti imprese nate a partire dagli anni Ottanta, stava diventando la struttura portante del sistema industriale e il punto di riferimento privilegiato del processo di modernizzazione del Paese. Solo a partire dal 1895 si può parlare tuttavia di un effettivo decollo industriale e di un’accelerazione dello sviluppo dell’economia italiana, per quanto molto più contenuta rispetto ad altri paesi europei. Sul finire del secolo, si formerà un secondo nucleo di imprese, destinate anch’esse a diventare colonne portanti dell’industria italiana. Per quanto riguarda l’ editoria , il mercato librario sembrava, per un verso, un colabrodo e, per un altro, un concentrato di problemi d’ogni genere. Bisogna però riconoscere che gli editori non avevano mai smesso di progettare e di sfruttare abilmente ogni occasione utile per inserirsi nelle correnti più favorevoli allo sviluppo della loro attività. Nonostante le descrizioni negative dei contemporanei, la produzione e il mercato , negli ultimi due decenni del secolo, conoscevano una condizione nel complesso favorevole , testimoniata anche dall’incremento dei titoli pubblicati annualmente. All’interno di questa pubblicazione, diminuivano con il passare degli anni i libri di saggistica filosofica , a favore di un aumento dei titoli storici e politici e di quelli letterari. I testi di letteratura (narrativa in particolare) registravano un significativo incremento a partire soprattutto dagli anni Ottanta , anche grazie all’evidenziarsi del «fenomeno nuovo della nascita di un pubblico “basso” , popolare, servito da generi specifici», con il quale «il corpo sociale dei lettori si allarga»: si trattava di ampi gruppi di media borghesia, e con il passare degli anni anche di piccola borghesia, per lo più cittadini, con buoni redditi e tempo libero. A cavallo del secolo ci fu l’introduzione di nuove macchine in grado di velocizzare la composizione dei testi: la Linotype e la Monotype. Dapprima utilizzate nell’editoria giornalistica, le nuove macchine sarebbero poi state utilizzate anche nella stampa dei libri.
La spinta verso una moderna editoria di intrattenimento veniva in particolare dagli editori di Milano. Si verifica uno sviluppo di quei ceti che rappresentavano il nuovo mercato per il mondo della carta stampata: consolidato sulle fasce medie, questo si stava del resto allargando numericamente a fasce socialmente più basse, dalla piccola borghesia impiegatizia al proletariato operaio.
Da Milano si veniva proponendo un modello di editoria imprenditoriale rivolta al consumo , sulla base del quale si determinava un’omogeneizzazione del mercato librario in chiave giornalistico-letteraria. A Milano crescevano gli editori di giornali , di narrativa , di teatro (a partire dalla fine degli anni Settanta e dai primi anni Ottanta, gli editori Brigola e Guinoni , i Fratelli Dumolard , Barbini ), la cui produzione era appunto funzionale ai nuovi lettori: da Gaetano Brigola uscivano i primi romanzi di Giovanni Verga e di Antonio Fogazzaro. Con le nuove domande dei lettori si misuravano dunque gli editori più attenti ai movimenti del mercato, e solo quelli pronti a soddisfarla (offrendo libri di intrattenimento e nuove testate periodiche, ricche di reportage, articoli di costume, racconti) riuscivano a raggiungere e a conquistare vaste aree di mercato. Nella nuova fisionomia dell’editoria milanese era spesso la stessa casa editrice a pubblicare sia libri sia riviste ad alta tiratura, soprattutto se illustrate; altre volte era il quotidiano a dar vita a un periodico , come nel caso del «Corriere della Sera» (nato nel 1876), cui si deve la pubblicazione (dal gennaio del 1899) del settimanale illustrato «La Domenica del Corriere». L’editore più significativo è Treves , la cui attività prende il via nel 1861. La nuova casa si distingueva dalle altre per l’importanza raggiunta ben presto dalle sue pubblicazioni di narrativa (soprattutto dalla collana «Biblioteca amena») e dalla vastità della loro diffusione, e per il catalogo ricco di scrittori di grande notorietà: da Edmondo De Amicis ( Cuore , 1886) a Gabriele D’Annunzio. Allo stesso pubblico che comprava i libri di narrativa, Treves offriva numerose riviste di attualità e di viaggi («Il giro del mondo», fondata nel 1864): si veniva così a creare un primo organico intreccio tra scrittori e giornalisti, tra il mercato del libro e quello dei periodici. E poiché Treves ricompensava lautamente i collaboratori dei suoi giornali, molti scrittori cercavano di pubblicare articoli, prima ancora che volumi, allestendo in seguito i propri libri come raccolta degli scritti già pubblicati in rivista. A queste iniziative editoriali si accompagna un sensibile rinnovamento nella grafica e nelle forme promozionali , perseguito sia dagli editori più forti sul mercato sia da editori minori ma molto attivi: resta significativa la breve esperienza dell’editore romano Angelo Sommaruga , che, grazie a un’audace aggressività pubblicitaria e a copertine «spregiudicate» (vedi quella del Libro delle vergini di Gabriele d’Annunzio del 1884), riusciva ad attirare l’attenzione sui suoi volumi e sui periodici pubblicati dalla sua casa.
Anche la Sonzogno (sviluppatasi come casa editrice a partire dal 1861) pubblicava libri , riviste settimanali , un giornale quotidiano («Il Secolo»), e per la realizzazione di questi ampi programmi editoriali modernizzava le proprie strutture aziendali e la grafica. Sia la produzione libraria, che spaziava dall’attualità al libro classico in edizione economica (con le collane «Biblioteca romantica economica» , «Biblioteca del popolo» , «Biblioteca universale» , «Biblioteca classica economica»), sia le riviste di Sonzogno erano tuttavia pensate per un pubblico popolare , che aspirava ad avere possibilità di lettura e poca spesa e non mostrava particolare interesse per il carattere delle edizioni proposte. Allo stesso tipo di mercato si rivolgevano anche la Salani (Firenze, 1861) con la «Biblioteca Salani illustrata» , la Bietti (Milano, 1870), in particolare con la «Biblioteca
L’idea di una produzione pedagogicamente impegnata a formare nuove coscienze è invece alla base della produzione libraria di iniziative editoriali sorte a fianco di alcune istituzioni (per esempio l’Università popolare ) impegnate a diffondere letture socialmente utili presso un destinatario dalla «precisa fisionomia storica e sociale: l’operaio ». In questo ambito si trovano sia case editrici attive in vari altri settori ( Paravia o l’editore Gaspero Barbèra ), sia sigle che nascono nell’ambito di molte associazioni della buona stampa del mondo cattolico , sia infine organizzazione di ispirazione socialista , spesso legato al Partito socialista italiano (fondato nel 1892). Si sviluppa quindi una fiorente editoria libraria che diffonde testi dei maggiori esponenti del socialismo italiano e internazionale, per lo più sotto forma di opuscoli o di dispense allegate alle pubblicazioni periodiche o come iniziativa politica del PSI. Si possono ricordare alcuni editori che, nati in ambito socialista, o gravitanti intorno a quell’ambio, hanno dato vita a un catalogo dalla fisionomia più variegata ma sempre a destinazione popolare: è il caso di Giuseppe Nerbini di Firenze, di Adriano Salani , Edorardo Perino. Alcuni editori propongono opere dal carattere eminentemente divulgativo. L’editore Gaetano Brigola di Milano, impegnato anche nell’edizione di romanzi di successo, pubblica, a partire dagli anni Sessanta, numerosi testi del medico Paolo Mantegazza.
All’indomani dell’unificazione, la produzione di testi per le scuole diventa uno dei cardini dell’editoria, così come l’organizzazione scolastica del nuovo Stato diventa uno dei cardini sui quali costruire l’identità della nazione. Lo rivelano gli interventi legislativi adottati: a una prima legge del 1859 (a firma Casati), segue nel 1877 le legge Coppino che cerca di affrontare il grave problema dell’analfabetismo. L’aumento degli iscritti alle scuole aveva indubbiamente creato le premesse per una maggiore diffusione della lettura. E un utile contributo era stato dato dalla diffusione di numerose riviste scolastiche e giornali educativi. Alcuni editori si rivolgono dunque al mondo della scuola. A Torino la casa Paravia , all’indomani dell’Unità dava un nuovo impulso alla propria attività e si avviava a diventare un esempio di attenta imprenditoria editoriale. Sempre a Torino nascevano la Loescher nel 1861 e, più tardi, la casa Lattes. Trasferitasi nel 1866 a Bologna da Modena, la Zanichelli consolidava i propri programmi scolastici grazie ai legami instaurati con gli ambienti universitari della città. A Firenze nasceva nel 1873 la Sansoni , che cercò subito la collaborazione di vari studiosi. Da parte sua, la Le Monnier , cercava di riconvertire i propri programmi con nuove collane, destinate soprattutto alla scuola secondaria. Alla produzione scolastica, e soprattutto a quella delle letture destinate alle scuole elementari, si intrecciava quella dei libri per ragazzi ( Cuore di Edmondo De Amicis). Nel settore dei libri per ragazzi si metteva soprattutto in risalto l’editore fiorentino Barbèra , la cui attività editoriale proponeva alcuni tra i libri di maggiore successo di quegli anni: basti ricordare, di Collodi, Giannettino (1876), Minuzzolo (1878), Pinocchio (1883). Carlo Lorenzini , detto Collodi , aveva inviato questa «bambinata» (come l’aveva definita) all’allora redattore del «Giornale per i bambini», Guido Biagi , che aveva intuito l’interesse del racconto e non aveva esitato a pubblicarlo a puntate. Il successo strepitoso registrato dal
giornale aveva sollecitato Felice Paggi a raccogliere immediatamente in volume la storia di Pinocchio, rivista dall’autore. Sia le quattro edizioni Paggi sia, a partire dalla quinta, le successive di Bemporad , testimoniano la fortuna dell’opera. Questo successo aveva nel frattempo fatto da traino anche alle altre opere di Collodi, ma aveva avuto al tempo stesso un effetto benefico per tutto il settore del libro per ragazzi che, da lì a qualche anno, avrebbe potuto contare sull’altrettanto straordinario successo di Cuore di De Amicis. Non sono da dimenticare altri fortunati autori come Salgari o Vamba , o lo stuolo di scrittrici per l’infanzia ( Ida Baccini , Sofia Bisi Albini , Emma Perodi ecc.), che stavano dando un consistente apporto alla letteratura per ragazzi o che, come Emilia Santamaria , sviluppavano una nuova riflessione nei confronti di questo genere. Vere e proprie collane per ragazzi si andavano via via costituendo: la «Biblioteca del mondo piccino» , la «Biblioteca illustrata per i ragazzi» o «Racconti per i ragazzi» di Treves; la «Biblioteca azzurra Bemporad» e la «Biblioteca Bemporad per i ragazzi» , la «Biblioteca per l’infanzia» di Petrini; la «Nuova biblioteca dall’infanzia alla giovinezza» di Carrara; «Per il mondo piccino» di Sandron, «Racconti per ragazzi» della Libreria Ed. Soc. Buona Stampa (dei salesiani). Queste collane testimoniavano sia l’accentuato interesse degli editori per la letteratura destinata al pubblico giovanile, sia un primo segnale di come questa letteratura dovesse essere vista in quanto genere autonomo. Una conferma viene dalla pubblicazione, sul finire dell’Ottocento, di giornali specifici per bambini e ragazzi , ai quali collaboravano anche celebri scrittori e uomini di cultura (da Carducci a d’Annunzio, da Pascoli a Capuana). Questi fogli erano il segno della nuova attenzione e di una maturata sensibilità. Basterebbe ricordare il «Giornale per i bambini» (1881-1887), settimanale fondato e diretto per alcuni anni da Ferdinando Martini, poi da Collodi ed Emma Perodi; il suo concorrente «Giornale illustrato per i ragazzi» (1886- 1888), diretto da Onorato Roux per l’editore Perino; «Il tesoro dei bambini» ; «La ricreazione» ; «Cenerentola» , fondato da Capuana.
Ci fu comunque un’importanza di quell’editoria che aveva scelto la strada dell’ approfondimento degli studi storici, filosofici, letterari, sociologici. Era una produzione che poneva le basi per una nuova fisionomia dell’editoria di cultura, lo sviluppo della quale procederà, praticamente con le stesse caratteristiche, anche nel corso del XX secolo. Ne è un esempio il catalogo della casa editrice di Leo Olschki (fondata a Firenze, nel 1886), che si distingue per la sua attenzione agli studi letterari, filologici, bibliografici e alle discipline umanistiche in generale. O ancora la produzione della Loescher , che affiancava alle collane scolastiche iniziative di alto valore scientifico. Ancora, il catalogo della casa editrice Bocca , che, fondata a Torino nel 1775, dopo essersi dedicata a una produzione di testi «risorgimentali», negli ultimi due decenni del secolo proponeva titoli di storia e di politica, di filosofia, di sociologia, di antropologia. Nell’ambito della sociologia e dell’antropologia, negli ultimi anni del secolo, operava anche la casa Sandron di Palermo, che per altro pubblicava anche saggi di critica letteraria e di estetica, in una collana intitolata «Biblioteca Sandron di scienze e lettere». Sandron poteva avvalersi di collaboratori di prestigio, tra i quali Giovanni
Castoldi , casa editrice di Milano, fondata nel 1896 e punto di riferimento di romanzieri di successo tra i quali Antonio Fogazzaro e Guido da Verona. I romanzi di quest’ultimo raggiungono un numeroso molto alto di copie vendute, imponendosi, fino agli anni Venti inoltrati, come i best-seller della narrativa italiana. Nel corso degli anni Dieci sono per altro ancora fiorenti le pubblicazioni popolari di letteratura che, coltivate da editori come Sonzogno , Salani e Bietti , trovano un’espansione in editori minori che non esitano a proporre, a un mercato raggiunto solo attraverso bancarelle di strada, brevi volumi di autori molto noti, con opere spesso tagliate. Si tratta spesso di piccole iniziative editoriali locali – come quella realizzata dalla Libreria economica di Napoli , o quella della casa editrice Madella di Sesto San Giovanni – che offrono a prezzi bassissimi titoli di d’Annunzio, Carducci, Verga, Matilde Serao, opere di divulgazione scientifica molto note, libretti d’opera. Il marchio Madella e Barion Edizioni , che gli si affianca nel 1918, raggiungerà un vasto mercato nel corso degli anni Venti.
Renato Serra inserisce nell’ambito dell’editoria di cultura Bocca , Carabba , Laterza : le prime due potevano vantare varie collane di libri non destinati a quelle letture amene che venivano severamente condannate da pressoché tutti i letterati. La casa editrice Giuseppe Laterza & Figli era invece tutta «novecentesca» (essendo nata a Bari nel 1901, per iniziativa di un figlio di Giuseppe, Giovanni), benché la famiglia del fondatore possedesse da tempo una cartoleria, cui si era aggiunta una tipografia. L’editore richiese la collaborazione al filosofo Benedetto Croce. Figura già di spicco nell’ambito dell’idealismo, Croce avviò il suo intenso rapporto con l’editore barese nel 1902 , continuando poi per cinquant’anni a dare il proprio contributo nell’elaborazione dei programmi editoriali, nella progettazione delle collane, nella scelta dei titoli da pubblicare, perfino nelle scelte grafiche e peritestuali. Anche per quest’attività con Laterza, il filosofo diventa un punto di riferimento per tutta la cultura italiana. Giovanni Laterza sapeva tuttavia, fin dagli inizi, intrecciare le sollecitazioni di Croce a favore di una cultura che lo stesso filosofo definiva «grave» (cioè impegnata e rigorosa), con il soddisfacimento di altre richieste, di natura più commerciale: se dunque, da un lato, per favorire e irrobustire la cultura dell’idealismo pubblicava la «Biblioteca di cultura moderna» (1902), collana di saggistica di alto rilievo, e promuoveva la grande impresa (sempre voluta da Croce) degli «Scrittori d’Italia» (1909), dall’altro dedicava una collana agli «Studi religiosi, iniziatici ed esoterici» (nota come «Biblioteca esoterica» ), raggiungendo il successo presso un pubblico molto ampio. Nella direzione del rinnovamento della cultura italiana si muovevano anche altre case editrici. Tra queste Carabba , di Lanciano, nata nel 1880 per iniziativa di Rocco Carabba che affida a Giovanni Papini la direzione di una collana di testi di filosofia: la «Cultura dell’anima». Papini nel 1919, sempre per Carabba, avviava la collana di letteratura «Scrittori nostri», che si opponeva alla crociana «Scrittori d’Italia». Dopo aver fondato nel 1908 la rivista «La Voce» , nel 1911 Papini promuoveva, insieme con Giovanni Prezzolini e con altri collaboratori della rivista (in particolare Pietro Jahier e Scipio Slataper), le Edizioni della Libreria della «Voce». Tra i primi autori figurano gli stessi animatori della rivista: da Giovanni Papini a Scipio Slataper, da Ardengo Soffici a
Gaetano Salvemini. Ma anche la prima raccolta di poesie di Umberto Saba ( Coi miei occhi ) usciva con il marchio della Libreria della «Voce». Tra le nuove sigle legate al rinnovamento intellettuale e letterario va ricordata quella dello stampatore fiorentino Attilio Vallecchi , il quale, nel 1913, si trasformava in editore sotto l’impulso del dibattito intellettuale degli esponenti della «Voce», avviando un’attività la cui importanza nell’ambito della produzione letteraria si consoliderà con il passare dei decenni, venendo meno solo negli anni Settanta del Novecento. Sempre negli anni Dieci nascono o si sviluppano altri editori d’avanguardia o impegnati culturalmente. Sul primo versante va collocata l’attività editoriale di Filippo Tommaso Marinetti che, sviluppando le pubblicazioni della rivista «Poesia» , dava vita, nel 1910, alle Edizioni futuriste di «Poesia». Marinetti era deciso a rompere ogni sorta di organizzazione culturale definita. Sempre dentro un quadro di rinnovamento culturale si muoveva l’editore Angelo Fortunato Formigini , di Modena: il suo programma prevedeva la proposta, a un lettore mediamente colto ma non specialista, di testi di letteratura e di filosofia, raccolti in numerose collane, tra le quali raggiunse un’ampia diffusione «Classici del ridere». Nascevano in questi anni anche alcune case editrici legate agli ambienti culturali del cattolicesimo – La Scuola di Brescia (1904), la SEI di Torino (1908), le Edizioni Paoline (1914). Sulle linee più consuete dell’editoria di cultura ottocentesca si muovevano alcuni editori già molto attivi nei decenni precedenti, costretti tuttavia a individuare un nuovo spazio su un mercato non più propizio, come in passato, alle loro proposte. Sansoni , Le Monnier , Zanichelli cercavano dunque di affermarsi nella produzione di testi per le scuole, soprattutto valorizzando i nomi più prestigiosi del loro vasto catalogo.
L’immediato dopoguerra è un momento difficile per tutta l’economia. Si intensificano gli scontri sociali, con il coinvolgimento di diverse categorie: i reduci della guerra, i lavoratori delle fabbriche, i contadini, i ceti medi. In questa incertezza complessiva, andava sempre più prendendo forza il Partito nazionale fascista che, nel 1922 , veniva designato dal re a guidare l’Italia: nel 1924 assumeva pienamente la direzione dello stato, inaugurando l’«era fascista». Se in un primo tempo il fascismo si era proposto l’intento di instaurare alleanze con il mondo dell’industria, con le banche, con i centri militari, in un secondo (1925-1926) aveva cercato di affermare la propria dittatura in tutte le istituzioni sociali e politiche, e poi di diffondere il regime in tutti i centri della vita sociale (1925-1929), di conquistare un consenso popolare più vasto possibile (1930-1943), infine di conseguire l’idea di una guerra di dominio (1940-43).
Il confronto con il regime e con le sue iniziative culturali è uno degli aspetti più rilevanti dell’attività editoriale del ventennio 1922-1943 , tanto più che il fascismo, scegliendo l’editoria come uno degli strumenti per la conquista del consenso, cercava di incidere sulla sua produzione.
In questo quadro vecchie e nuove case editrici erano obbligate a cercare nuovi spazi , soprattutto intensificando il loro impegno nella pubblicazione di opere di narrativa. Agli editori già consolidati, come Treves , Bemporad (Luigi Pirandello), Ceschina , Cappelli (con il quale Italo Svevo pubblica, nel ’23, La coscienza di Zeno ), si affiancavano editori nuovi ; tra questi assumeva un posto di rilievo la casa Corbaccio (nata a Milano nel 1918 , poi acquistata nel 1925 da Enrico Dall’Oglio), caratterizzata da molti titoli di narrativa italiana e straniera (nella collezione «Scrittori di tutto il mondo» ) e da una collana universale ( «I corvi» ). Una casa editrice significativa del periodo è la Alpes , fondata, sempre a Milano , nel 1921 , da Franco Ciarlantini , poiché i suoi dieci anni di vita offrono una testimonianza emblematica della cultura italiana sotto il fascismo, anche per le evidenti contraddizioni riscontrabili nel catalogo, diviso tra «nazionalizzazione» della cultura e apertura agli scrittori stranieri. La Alpes trovava un particolare spazio di mercato sia con la pubblicazione di giovani scrittori (da Ercole Patti a Corrado Alvaro ad Alberto Moravia, dal quale esce nel 1929, a pagamento, il romanzo d’esordio Gli indifferenti ), sia con traduzioni di autori ottocenteschi (da Emily Brönte a Flaubert, dal quale nel 1927 esce Bouvard e Pécuchet , da Dostoevskij a Cechov a Conrad) e primonovecenteschi (tra il ’29 e il ’30 escono opere di Rainer Maria Rilke, ma anche testi di Blok e Strindberg). L’editore che più di ogni altro rappresenta bene l’attività editoriale degli anni Venti (e poi Trenta) è Arnoldo Mondadori.
Lavorante tipografo e tipografo in proprio, a Ostiglia , nella campagna mantovana, editore nel 1907-1908 di una piccola pubblicazione locale ( «La luce» ), Arnoldo Mondadori percepisce con sicurezza, già nei primi anni Dieci, l’importanza di avviare una produzione che si inserisca in spazi non ancora del tutto occupati da altri. Dopo aver avviato nel 1912 , con l’aiuto del cognato Tomaso Monicelli , una collezione di libri per bambini, «La Lampada» , con testi di Luigi Capuana e di Guido Gozzano, negli anni della Prima guerra mondiale il giovane stampatore-editore mantovano espandeva la sua attività pubblicando giornali di propaganda per i soldati al fronte. Il veloce incremento delle pubblicazioni imponeva un trasferimento di parte della stampa a Verona e la nascita, nel 1919, di una nuova società: la Casa Editrice A. Mondadori. Nelle dichiarazioni programmatiche del fondatore era già manifesto l’interesse per una produzione attenta alle letture di un ampio pubblico , cui destinare titoli di narrativa e di saggistica divulgativa, non trascurando testi di qualità, purché non troppo sperimentali e dal mercato sicuro. Si manifestava dunque già agli esordi, benché in embrione, una linea editoriale perseguita con costanza nei decenni successivi. Nel corso degli anni Venti^1 la Mondadori allargava il proprio spazio di mercato prendendo i diritti di scrittori di narrativa italiana già molto noti (Beltramelli, Panzini, Ada Negri, Bontempelli, Moretti). Con la collana «Le Scie» , proponendo biografie, autobiografie, memorie, la nuova casa editrice conquistava ulteriori fasce di pubblico (tra i titoli di maggiore successo Dux , di Margherita Sarfatti , pubblicato nel ’26). (^1) Nonostante alcune difficoltà finanziarie, superate con l’immissione di nuovi capitali, favorita dall’ingresso nella società di Senatore Borletti e di nuovi soci.
Contemporaneamente, altre rilevanti iniziative contribuivano a diffondere l’immagine dell’editore: tra queste la partecipazione alla fondazione, nel 1926, dell’ «Istituto nazionale per l’edizione di tutte le Opere di Gabriele d’Annunzio» (fino ad allora lo scrittore aveva pubblicato con Treves), che prevedeva, oltre a quella di Mondadori, una quota versata dallo stesso scrittore e un finanziamento consistente del Provveditorato generale dello Stato. È a cavallo degli anni Venti e Trenta , con l’assunzione della carica di condirettore generale da parte di Luigi Rusca , che la Mondadori conosce un nuovo impulso, soprattutto in direzione della narrativa straniera. Rusca^2 cercava le strade per raggiungere, con prodotti diversi, segmenti di pubblico differenziato. Sulla spinta di questo rinnovamento nascono, nel 1929 , la collana «Libri gialli» , nel 1930 la collana «Libri azzurri» , con romanzi e racconti di autori italiani (dal popolarissimo Virgilio Brocchi a Verga e Bontempelli), nel 1932 «I libri neri» dedicata ai romanzi di George Simenon), e «I libri verdi» , con narrazioni sui «drammi e segreti della storia». Alle collane individuate per i colori della copertina si affiancano altre serie di narrativa che, proponendo testi di narrativa straniera ottocentesca o contemporanea, confermano l’intento di Rusca di raggiungere gruppi vari di lettori. Nel 1930 usciva, con la direzione di Giuseppe Antonio Borgese , la «Biblioteca romantica» , nel 1932 i «Romanzi della Palma» , nel 1933 la «Medusa» , nel 1937 «Omnibus» (che pubblicherà romanzi stranieri di grande successo, come Via col vento ). In particolare «Romanzi della Palma» (più tardi «Omnibus») e «Medusa», proponendo la traduzione di titoli appena usciti, si rivolgevano, rispettivamente, a un pubblico formato soprattutto da lettrici che cercavano narrazioni non problematiche e a lettori che invece erano più attenti sia alla qualità dello stile sia alla complessità dell’intreccio. Anche per questo la «Medusa» (aperta da Il grande amico di Henri Alain-Fournier) diventerà una collana importante nel quadro dell’editoria letteraria italiana, allineando in catalogo alcuni tra i maggiori scrittori novecenteschi inglesi, francesi e tedeschi, nonostante le difficoltà da superare quando la censura libraria impose maglie più rigide. Arnoldo Mondadori assecondava la volontà del regime pubblicando testi di diretta emanazione delle istituzioni fasciste, ma non rinunciava a tradurre le opere degli scrittori stranieri non gradite al fascismo e tuttavia potenzialmente di successo. Le scelte mondadoriane tra gli anni Venti e Trenta avevano come obiettivo privilegiato quello di interpretare e sollecitare una ristrutturazione complessiva dell’insieme dei lettori : alla ricomposizione del pubblico popolare e di quello piccolo borghese veniva destinata una narrativa, italiana o straniera, che, nelle sue caratteristiche di fondo, rispondeva alle richieste più forti per una lettura di intrattenimento. Molte nuove collane erano indirizzate a questo scopo; ma a questo scopo contribuiva anche la pubblicazione in Italia delle strisce di Walt Disney – sia con il settimanale «Topolino» (che viene rilevato dall’editore Nerbini che ne aveva avviato le pubblicazioni nel ’32), sia con «Paperino» (disegnato, dal ’37, totalmente in Italia) – e la creazione di riviste rivolte in particolare al pubblico femminile («Grazia», 1938). Le letture degli italiani vengono incrementate e la Mondadori riesce a imporsi come la maggiore casa editrice italiana anche grazie all’introduzione di nuove rotative litografiche che permettono a Mondadori di assegnare ai suoi libri un prezzo molto basso. (^2) Studioso di letterature classiche e traduttore del latino, ma nello stesso tempo conoscitore delle letterature europee contemporanee, in particolare di quella tedesca, e attivo nell’editoria fin dal 1920, prima come redattore capo dei periodici del Touring Club e poi come vice-segretario generale.
Gobetti scriveva dell’importanza di un editore capace di suscitare «movimenti di idee», ma nello stesso tempo in grado di essere «uomo di biblioteca e di tipografia» e imprenditore abile a «moltiplicare gli affari». È con questi stessi intenti che Gobetti sceglieva i propri autori e sondava nuove vie per la letteratura: sotto la sua sigla usciva, nel ’25 , la prima raccolta poetica di Eugenio Montale, Ossi di seppia. L’eredità editoriale di Gobetti veniva fatta propria, nella seconda metà degli anni Venti, da altre piccole case editrici di cultura. Tra queste la torinese Ribet e soprattutto le Edizioni di Solaria (pubblicata contestualmente alla rivista «Solaria» , fondata a Firenze nel 1926 dallo scrittore Alberto Carocci ), il cui catalogo proponeva autori giovani: tra essi c’erano i nomi di Carlo Emilio Gadda (con La madonna dei filosofi e Il castello di Udine ), di Elio Vittorini (con i racconti di Piccola borghesia ), di Cesare Pavese (con la prima raccolta poetica Lavorare stanca ). Le Edizioni di Solaria sono la testimonianza più rilevante dell’attività editoriale delle riviste novecentesche e della sua importanza: ecco che i libri diventano un ulteriore strumento di diffusione delle proprie idee e di intervento culturale «militante». Ben esemplificata negli anni Dieci dalle edizioni della Libreria della «Voce», questa particolare situazione si era riproposta nei primi anni Venti con le edizioni della rivista milanese «Il Convegno» (1920), che, sotto la spinta dello scrittore Carlo Linati , faceva conoscere autori stranieri contemporanei e riproponeva scrittori ottocenteschi (nel ’22 era uscito Il cappotto di Gogol’ nella traduzione del poeta Clemente Rebora). Agli inizi degli anni Trenta un’altra pubblicazione letteraria, «Circoli» (Genova, 1931) darà origine a una circoscritta ma interessante esperienza editoriale, con la pubblicazione, tra il ’ e il ’39, di numerosi titoli di poesia (per esempio la prima raccolta di Salvatore Quasimodo) e di narrativa italiana. L’esperienza di «Solaria» (chiusa nel ’36) verrà «ereditata», nella seconda metà degli anni Trenta, dalla rivista «Letteratura» , diretta dallo scrittore Alessandro Bonsanti , e in particolare dalla «Collezione di “Letteratura”». La collana usciva sotto le insegne della casa fiorentina Fratelli Parenti , che, nata a partire da un’attività tipografica, si era sviluppata grazie agli entusiasmi di un gruppo di giovani letterati. Per la continua difficoltà economica nella quale versavano, le piccole case editrici di cultura promosse dalle riviste erano costrette a cercare l’autofinanziamento dei singoli volumi , ricorrendo sia a versamenti anticipati dagli autori, sia alle prenotazioni dei libri in uscita con pagamento anticipato: per questo «pre-pagamento» si ricorreva alla distribuzione di «cartoline» di informazione editoriale. Le diverse riviste e la loro attività editoriale hanno sempre avuto una condizione precaria e la circolazione dei loro libri è stato molto limitata, raggiungendo per lo più solo gruppi di lettori colti ma numericamente circoscritti.
Il panorama editoriale degli anni Trenta conosce una parziale modifica rispetto al decennio precedente, sia perché si registra un incremento notevole dei titoli annualmente pubblicati , sia perché, mentre si affermano nuovi editori , declinano alcune tra le aziende che fino a quel momento avevano dominato il mercato: Treves , che conoscerà vari cambi di proprietà prima della cessazione dell’attività, avvenuta nel 1939 con la confluenza nella nuova casa editrice di Aldo Garzanti^3 ; Bemporad , che, nonostante gli interventi statali a suo favore, non riuscirà a superare la crisi e nel 1938 cambierà proprietà e ragione sociale, assumendo il nome di Marzocco.
Gli anni Trenta sono lo scenario dentro il quale nascono e si sviluppano case editrici che portano il nome dei loro fondatori: Valentino Bompiani , Angelo Rizzoli , Giulio Einaudi , Aldo Garzanti. Sono stati capaci di dar vita ad aziende di rilievo, destinate a rappresentare anche nel secondo dopoguerra, con Mondadori , l’asse portante dell’editoria italiana. Nasce la figura dell’ «editore protagonista» , per riprendere un’espressione di Gian Carlo Ferretti, un editore « capace di imprimere una forte personalizzazione al suo progetto e all’intero processo che va dalla scelta del testo alla veicolazione del prodotto ». Ferretti individua, per ciascuno di questi editori, un’ «identità editorial-letteraria» , che si estenderà anche ai gruppi di lettori fedeli a ogni singolo marchio. Prima di fondare, nel ’29, la casa editrice che porta il suo nome, Valentino Bompiani aveva lavorato con Mondadori e con la Società Editrice Unitas , dell’editore ticinese Carlo Grassi. Anche se l’esordio era avvenuto con un libro di Ernesto Vercesi sulla figura di Don Bosco, la Bompiani negli anni Trenta cresceva con le collane di narrativa (in particolare con «Letteraria»), nelle quali veniva pienamente valorizzato il genere romanzo. Lo stesso Bompiani ricopriva il doppio ruolo di imprenditore e di letterato , e, scrivendo ai propri autori come un «collega» più che come «editore», dava consigli sulla scrittura e sulle correzioni. Nel catalogo della casa c’erano i nomi di Massimo Bontempelli , Alberto Moravia , Corrado Alvaro , Gianna Manzini , Anna Maria Ortese ; con Bompiani collaborava Elio Vittorini , come traduttore, direttore di collane, redattore. Nonostante le molte traduzioni degli anni Trenta (e poi Quaranta) destinate all’intrattenimento, il catalogo degli stranieri di Bompiani – francesi ma soprattutto americani – sollecitava la riflessione per una nuova letteratura ; ne era coinvolta la stessa narrativa italiana e la sua scrittura, in particolare quando le traduzioni erano firmate da scrittori (è il caso di Vittorini), che le «personalizzavano» piegando il testo originale al proprio stile. Anche le collezioni di saggistica di quegli anni confermano l’intento di Bompiani di aprirsi a nuovi orizzonti culturali : «Idee nuove» (nata nel ’34 sotto la guida del filosofo Antonio Banfi) portava in Italia le opere della fenomenologia. In un quindicennio sono nel complesso varate ventuno collane , alcune di breve vita, altre destinate a incidere nel tessuto intellettuale di quegli anni e di quelli successivi: oltre a «Letteraria» e a «Idee nuove» , le collane «Grandi ritorni» (1938), «Pantheon letterario» (^3) La casa Treves, morti ormai da tempo coloro che l’avevano resa grande, versava in una profonda crisi, sia economica sia progettuale; la sua chiusura era però determinata anche dall’incombere delle leggi razziali nei confronti degli ebrei e delle loro attività.
guerra mondiale, la Garzanti riuscì comunque a conquistare una larga parte di lettori con Il mulino del Po di Riccardo Bacchelli (1940).
Alla fine degli anni Venti e nel corso degli anni Trenta risale anche la nascita e la crescita di numerose case editrici di ispirazione cattolica , ma due case, in particolare, presentavano un programma di ampio respiro intellettuale e nazionale: Vita e Pensiero di Milano e Morcelliana di Brescia, guidate da uomini di cultura, ma non «editori protagonisti» (vedi Fausto Minelli e poi il figlio Stefano). Le iniziative di Vita e Pensiero (1918) erano in controtendenza, nel corso degli anni Trenta, rispetto al quadro editoriale complessivo, per la ricchezza e il numero dei titoli pubblicati. Naturalmente non era solo la quantità di titoli a collocare Vita e Pensiero al centro del mondo editoriale cattolico, ma il suo contributo su molti fronti del sapere. Anche la Morcelliana (nata nel ’25) contribuiva ad arricchire la cultura degli anni Trenta e a scrivere un capitolo importante nella storia dell’editoria e della cultura cattolica novecentesca, con la diffusione di opere di filosofia e teologia, letteratura e critica letteraria, spiritualità e liturgia, spesso firmate da autori di grande spesso che aprivano orizzonti di ricerca nuovi e perseguivano un fecondo rinnovamento culturale, pur nella volontà di rimanere fedeli alla tradizione. Le case editrici di una saggistica più orientata alla storia e alla filosofia politica devono soprattutto fare i conti con un quadro complessivo mutato rispetto agli anni Venti, per il consolidamento e l’ampliamento degli interventi culturali del regime , anche se, dal punto di vista dei titoli pubblicati, il settore «Scienze morali sociali e politiche» continua a rappresentare la parte più consistente della produzione. Alcune case cercavano di rimanere defilate rispetto al fascismo e alle sue iniziative culturali. Laterza , sotto l’influenza di Croce, continua a proporre, nella «Biblioteca di cultura moderna», opere rivolte alla difesa del liberalismo. Eugenio Garin, parlando di Croce, sottolinea la sua grande funzione “politica” in questo periodo. Altre case editrici intrecciano un dialogo più diretto con gli esponenti culturali del fascismo. La Nuova Italia potenzia, nel corso del decennio, collane già esistenti («Pensatori antichi e moderni», «Collana critica») e propone nuove collezioni in vari settori disciplinari, pur continuando a privilegiare la produzione di titoli di filosofia e di classici nelle collane «Biblioteca di cultura», «Il pensiero classico», «Scrittori greci», «Scrittori latini»). La Sansoni dopo la sua acquisizione, nel ’32, da parte di Giovanni Gentile, allinea le proprie pubblicazioni alle espressioni più ortodosse della cultura fascista, aggiungendo, alle collane del passato, nuove collezioni di economica e politica («Studi di politica e di economia»), storia e filosofia, arte, oltre a ulteriori collane di indirizzo scolastico. Per diffondere il proprio credo idealista e la propria convinzione della centralità dello Stato, Gentile , oltre che come direttore della Sansoni, interveniva in numerose altre attività editoriali, come direttore di collane per Le Monnier , come consigliere di amministrazione della Vallecchi , come esponente di primo piano di vari enti, nell’attività dei quali c’era anche la promozione e il finanziamento di numerose edizioni librarie. Nell’editoria di cultura molte sigle sono costrette a ripensare la propria fisionomia , per rispondere alle pressioni del fascismo; ma un ripensamento era dettato anche dalla necessità di
adeguare le proprie strutture ai caratteri dell’industria culturale moderna, che, proiettata su un vasto mercato, metteva ai margini i modelli tradizionali fondati sulla dimensione familiare e artigianale di stampo ottocentesco. Non è un caso che la crisi di questo modello colpisse in particolare le case editrici di Firenze , più di altre ferme ai livelli organizzativi di fine Ottocento, o quelle aziende che non riuscivano a raggiungere il necessario rinnovamento né degli investimenti produttivi né del catalogo. Significativa, in questo senso, la vicenda di Carabba di Lanciano che, nonostante l’apertura di collane di narrativa e l’edizione di importanti raccolte di poesia (nel ’31 Montale pubblicava la terza edizione di Ossi di seppia ), non riesce a superare una grave crisi (1935). Fallirà nel 1941.
Il finanziamento alle aziende editoriali è uno dei capitoli più rilevanti nella storia dei rapporti tra editoria e fascismo. Il fascismo , attraverso la Federazione nazionale fascista dell’industria editoriale , esercitava spesso un intervento diretto sulle case editrici, sollecitando tuttavia una modernizzazione delle strutture industriali. Uno degli strumenti di finanziamento utilizzati era l’assegnazione delle edizioni nazionali degli scrittori italiani classici e l’aiuto a quelle collane che proponevano autori del passato con un recupero in chiave nazionalista e di appoggio al regime. Nella stessa direzione andava l’appalto agli editori (condotto dal Poligrafico dello Stato mediante una gara) della stampa e della distribuzione del libro unico di Stato per le scuole elementari. Si voleva unificare l’insegnamento scolastico e creare un ulteriore strumento di controllo del consenso, ma il provvedimento, sul piano editoriale, provocava numerose difficoltà alle tante aziende che, fino ad allora, proprio sul libro per le elementari, avevano costruito il proprio catalogo. Tra queste la Bemporad , che nonostante l’incarico di una parte della distribuzione del libro unico, ebbe perdite gravi. Il libro unico per le scuole elementari è stato, per molti editori, l’origine di una grave crisi. La Mondadori , invece, assunse la stampa del libro scolastico in una condizione «di quasi- monopolio».
Si presenta una situazione di difficoltà per gli editori , in particolare per quanto riguardava l’ approvvigionamento della carta. Il problema era destinato ad aggravarsi nel corso della guerra. A questo si aggiungevano i problemi suscitati dai provvedimenti restrittivi riguardanti la libertà di stampa , i danni provocati dai bombardamenti degli stabilimenti, le gravi conseguenze delle requisizioni delle aziende avvenute al nord da parte della Repubblica di Salò. Per gli editori di testi scolastici per le scuole superiori, poi, era diventato pesante il vincolo dei prezzi di copertina che, stabiliti in base a un tariffario del giugno 1942, non potevano essere commisurati al notevole aumento dei costi.