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ricerca il miracolo della fonte, Schemi e mappe concettuali di Elementi di storia dell'arte ed espressioni grafiche

ricerca il miracolo della fonte giotto

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2021/2022

Caricato il 26/01/2025

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andrea-gagliardi-4 🇮🇹

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Il miracolo della fonte
Molto suggestiva, soprattutto per questa incredibile luce lunare, è l'affresco con il Miracolo
della fonte, che fa parte del ciclo delle Storie di San Francesco, dipinto da Giotto nella
Basilica di San Francesco ad Assisi. Il soggetto si riferisce all'episodio della Leggenda Major
in cui san Francesco, con la sua preghiera, fa scaturire una sorgente d'acqua dalle rocce dei
monti della Verna, dissetando un viandante che si era perduto tra le montagne.
Sviluppata sulla composizione diagonale, consueta per Giotto, la scena è ben strutturata su
forme solide e tridimensionali. Sia le figure sia le montagne hanno una consistenza molto
concreta, accompagnate dal gioco di luci contrastanti e dai passaggi dei colori.
I personaggi si muovono con molta libertà ed esprimono le loro azioni in maniera diretta.
Al centro san Francesco, inginocchiato in preghiera, si rivolge a Dio con un'espressione
rapita, mentre i due frati in primo piano si guardano in maniera interrogativa. Il viandante
invece è chino in avanti per bere, quasi disteso a terra, con le mani aperte e il piede
puntato sulla roccia, la testa protesa, i muscoli della gamba in tensione: l'azione è descritta
con molta spontaneità.
La luce argentata della luna unifica uomini e natura in questa scena notturna e produce un
effetto magico, come di sospensione, altamente poetico. La presenza divina non si
manifesta con simboli o apparizioni, ma è intesa come uno spirito ineffabile ma che si fa
percepire, diffuso nella natura, secondo una concezione molto vicina a quella insegnata
dalla predicazione francescana.
Giotto applica un principio di unità tra figure e spazio: le figure vivono nello spazio e lo
spazio è valorizzato dalla presenza dei personaggi, secondo un rapporto reciproco, non più
basato sulla simmetria, ma su un ordine logico e di naturalezza.
Giotto ad Assisi inizia una graduale conquista del mondo visibile, fatto di oggetti, uomini,
ambiente reale, natura e sentimenti. La composizione è sempre basata sulla geometria, ma
si libera della rigidità bizantina e dei tradizionali schemi astratti. Tutto viene scelto,
controllato e ordinato dalla ragione e secondo un concetto di chiarezza e verità. Giotto usa
un linguaggio conciso che fissa gli aspetti essenziali della realtà in una determinata
atmosfera, per suscitare delle emozioni in modo diretto.

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Il miracolo della fonte

Molto suggestiva, soprattutto per questa incredibile luce lunare, è l'affresco con il Miracolo della fonte, che fa parte del ciclo delle Storie di San Francesco, dipinto da Giotto nella Basilica di San Francesco ad Assisi. Il soggetto si riferisce all'episodio della Leggenda Major in cui san Francesco, con la sua preghiera, fa scaturire una sorgente d'acqua dalle rocce dei monti della Verna, dissetando un viandante che si era perduto tra le montagne. Sviluppata sulla composizione diagonale, consueta per Giotto, la scena è ben strutturata su forme solide e tridimensionali. Sia le figure sia le montagne hanno una consistenza molto concreta, accompagnate dal gioco di luci contrastanti e dai passaggi dei colori. I personaggi si muovono con molta libertà ed esprimono le loro azioni in maniera diretta. Al centro san Francesco, inginocchiato in preghiera, si rivolge a Dio con un'espressione rapita, mentre i due frati in primo piano si guardano in maniera interrogativa. Il viandante invece è chino in avanti per bere, quasi disteso a terra, con le mani aperte e il piede puntato sulla roccia, la testa protesa, i muscoli della gamba in tensione: l'azione è descritta con molta spontaneità. La luce argentata della luna unifica uomini e natura in questa scena notturna e produce un effetto magico, come di sospensione, altamente poetico. La presenza divina non si manifesta con simboli o apparizioni, ma è intesa come uno spirito ineffabile ma che si fa percepire, diffuso nella natura, secondo una concezione molto vicina a quella insegnata dalla predicazione francescana. Giotto applica un principio di unità tra figure e spazio: le figure vivono nello spazio e lo spazio è valorizzato dalla presenza dei personaggi, secondo un rapporto reciproco, non più basato sulla simmetria, ma su un ordine logico e di naturalezza. Giotto ad Assisi inizia una graduale conquista del mondo visibile, fatto di oggetti, uomini, ambiente reale, natura e sentimenti. La composizione è sempre basata sulla geometria, ma si libera della rigidità bizantina e dei tradizionali schemi astratti. Tutto viene scelto, controllato e ordinato dalla ragione e secondo un concetto di chiarezza e verità. Giotto usa un linguaggio conciso che fissa gli aspetti essenziali della realtà in una determinata atmosfera, per suscitare delle emozioni in modo diretto.