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Tipologia: Panieri
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Definizione e Caratteristiche della Norma Giuridica La norma giuridica è il comando generale e astratto di comportamento stabilita dallo Stato, il cui rispetto è garantito tramite sanzioni. Essa ha la funzione di regolare i rapporti sociali per assicurare ordine e convivenza all'interno della società. Le sue principali caratteristiche sono
- Generalità , poiché si applica a una pluralità di soggetti senza riguardare singoli individui; - Astrattezza , in quanto si riferisce a situazioni generali, non a casi specifici; - Obbligatorietà , essendo imposta dallo Stato e vincolante per tutti i destinatari; La norma ha efficacia irretroattiva ciò significa che la sua efficacia ha valore solo dopo la sia emanazione e non si riferisce a eventi accaduti precedentemente, la sua efficacia, a meno di eventi straordinari, è riferita al territorio nazionale , ciò significa che essa vincola tutti i cittadini italiani. Cosa si intende per analogia L' analogia nel diritto privato è una tecnica interpretativa impiegata per risolvere situazioni non regolamentate dalla legge. In assenza di una norma specifica, il giudice applica una disposizione prevista per un caso simile o paragonabile. Tuttavia l’analogia può essere distinta in: 1. Analogia legis : Si applica quando una situazione concreta non è regolata da alcuna norma specifica, ma esiste una norma che disciplina un caso simile. Il giudice estende l'applicazione di questa norma al caso non previsto. 2. Analogia iuris : Si ricorre a questa quando non esiste una norma che regola casi simili. Il giudice si basa sui principi generali del diritto per risolvere il caso. L'uso dell'analogia è previsto solo se sono presenti i presupposti indicati dalla legge come ad esempio la ratio tra i casi. Cosa si intende per rapporto giuridico Il rapporto giuridico si può definire come la relazione tra due o più soggetti, nella quale uno di essi, titolare di un interesse riconosciuto e tutelato dall'ordinamento (detto soggetto attivo ), può pretendere un determinato comportamento o l'astensione dal compimento di certi atti da parte dell'altro soggetto o dei soggetti coinvolti ( detti soggetti passivi ). Un esempio classico è il rapporto tra il proprietario di un bene (soggetto attivo) e gli altri membri della comunità (soggetti passivi), che sono obbligati ad astenersi da atti che ostacolino il libero esercizio del diritto di proprietà. Definizione e differenze tra diritti reali e diritti di obbligazione Diritti reali : conferiscono al titolare il potere di agire direttamente su un bene per soddisfare i propri interessi. Rappresentano i più importanti tra i diritti assoluti e possono comportare un potere pieno (come nel caso della proprietà) o limitato (ad esempio, i diritti reali su cosa altrui). Le principali caratteristiche dei diritti reali sono: ● Immediatezza : conferiscono un potere diretto sul bene, senza necessità di intermediazione di altre persone. ● Assolutezza : possono essere fatti valere contro chiunque ( erga omnes ). ● Tipicità : esistono solo nella forma prevista dalla legge (principio del numero chiuso). Diritti di obbligazione (o di credito o personali): sono diritti relativi, esercitabili nei confronti di uno o più soggetti specifici, che sono tenuti a compiere una determinata prestazione. In questo caso, è previsto un soggetto passivo che deve tenere un determinato comportamento per soddisfare l'interesse del titolare del diritto (ad esempio, il pagamento di un debito)
Differenze tra diritti reali e diritti di obbligazione: Opponibilità : i diritti reali sono opponibili a chiunque (erga omnes), mentre i diritti di obbligazione valgono solo tra le parti del rapporto (inter partes). Oggetto : i diritti reali danno un potere diretto su un bene, i diritti di obbligazione consistono in una pretesa di una prestazione da parte di un soggetto. Tipicità : i diritti reali sono tassativamente determinati dalla legge, mentre i diritti di obbligazione possono essere creati dalle parti, con maggiore libertà. Trasferibilità : i diritti reali seguono il bene indipendentemente dai cambiamenti di proprietà, mentre i diritti di obbligazione di solito non "seguono" automaticamente il debitore o il bene collegato. Definizione e differenze tra diritto assoluto e diritto relativo Diritti assoluti : sono diritti che il titolare può far valere nei confronti di chiunque ( erga omnes ), imponendo agli altri il dovere di astenersi dal interferire con l’esercizio di tale diritto (es. il diritto di proprietà). Tra i diritti assoluti rientrano i diritti reali, i diritti della personalità e, in generale, tutti quelli che regolano un rapporto giuridico con un bene. Diritti relativi : conferiscono al titolare un potere esercitabile esclusivamente nei confronti di uno o più soggetti determinati o determinabili, i quali sono tenuti a compiere o astenersi dal compiere una certa azione (es. il diritto del creditore a ricevere il pagamento di una somma). Le principali differenze tra diritto assoluto e diritto relativo sono: ● Opponibilità : ○ Diritto assoluto : può essere fatto valere nei confronti di chiunque ( erga omnes ), imponendo a tutti un obbligo di non interferire (es. il diritto di proprietà). ○ Diritto relativo : è opponibile solo a uno o più soggetti determinati, che sono tenuti a compiere o evitare una specifica azione (es. il diritto di credito). ● Obbligo : ○ Diritto assoluto : impone agli altri un obbligo generico di astensione. ○ Diritto relativo : impone un obbligo specifico a una o più persone (es. pagamento di un debito). Definizione di diritto privato e diritto pubblico Il diritto, nella sua complessità e totalità, ha il compito di regolare le dinamiche sociali per garantire e tutelare l'interesse collettivo. Si distingue in due grandi aree:
La " diligenza del buon padre di famiglia " è un criterio giuridico di comportamento che si trova nell'art. 1176 del Codice Civile italiano. Rappresenta lo standard di attenzione, prudenza e cura che una persona media e ragionevole dovrebbe adottare nella gestione dei propri affari o nell'adempimento di un'obbligazione. Questo concetto implica che, quando una persona si assume un obbligo, deve comportarsi con un livello di diligenza simile a quello che una persona responsabile adotterebbe nel gestire le proprie cose personali. Il riferimento al "buon padre di famiglia" è una metafora che richiama un comportamento attento e responsabile, adeguato alle circostanze e ai doveri del caso. In ambito contrattuale, ad esempio, una persona deve adempiere alle proprie obbligazioni con la diligenza richiesta per evitare danni o inadempimenti, e il mancato rispetto di questo standard può dar luogo a responsabilità per negligenza o colpa. In quale caso il debitore inadempiente risulta liberato il debitore inadempiente può essere liberato dalla responsabilità derivante dal mancato adempimento dell'obbligazione solo se dimostra che l'inadempimento o il ritardo è dovuto a una causa a lui non imputabile, secondo quanto previsto dall'art. 1218 del Codice Civile. Questo significa che, se l'inadempimento è causato da eventi di forza maggiore, caso fortuito o altre circostanze imprevedibili e inevitabili, il debitore non può essere ritenuto responsabile. La causa non imputabile deve essere esterna alla volontà del debitore, imprevedibile e insormontabile con la normale diligenza. Ad esempio, se un evento naturale straordinario, come un terremoto o un'alluvione, impedisce l'adempimento, il debitore potrebbe essere esonerato dalla responsabilità, purché dimostri che non avrebbe potuto evitare le conseguenze dell'evento anche con la massima cura e diligenza. Cosa si intende per danno emergente e lucro cessante "Danno emergente" e "lucro cessante" sono due categorie di danno patrimoniale che vengono risarcite in caso di responsabilità civile, ai sensi dell'art. 1223 del Codice Civile italiano. Entrambi fanno parte del concetto di risarcimento del danno, ma si riferiscono a perdite di natura diversa.
In sintesi, il contratto rappresenta una particolare tipologia di negozio giuridico, caratterizzata dall’accordo tra le parti e dalla patrimonialità degli interessi perseguiti Quali sono gli elementi essenziali del contratto Gli elementi essenziali di un negozio giuridico sono quelli senza i quali non può sussistere: ● La presenza di uno o più soggetti; ● La volontà delle parti; ● La causa; ● La forma (richiesta solo quando la legge la prescrive a pena di nullità); ● L’oggetto, specifico per i soli contratti. Secondo l'art. 1325 del Codice Civile, gli elementi essenziali del contratto sono: ● L'accordo tra le parti (art. 1326 c.c.); ● La causa (artt. 1343-1345 c.c.); ● L’oggetto (art. 1346 c.c.); ● La forma, quando prevista come requisito indispensabile (art. 1350 c.c.). Come discusso nelle lezioni precedenti, il contratto è indicato dall’art. 1173 c.c. come una delle fonti di obbligazioni, che possono derivare «da contratto, da fatto illecito o da qualsiasi altro fatto o atto idoneo a produrle, in conformità all’ordinamento giuridico». In tal modo, nel rispetto dei requisiti legali, le parti possono instaurare rapporti giuridici vincolanti, e attraverso un solo contratto è possibile creare una pluralità di obbligazioni, che troveranno in esso la loro origine. Definizione e differenze tra contratti tipici e contratti atipici I contratti si distinguono in tipici e atipici. I contratti tipici sono quelli espressamente previsti e regolamentati dalla legge, come la compravendita o la locazione, con una disciplina specifica che ne stabilisce gli elementi essenziali e le modalità di esecuzione. I contratti atipici, invece, non sono previsti dalla legge, ma possono essere creati liberamente dalle parti in base al principio di autonomia contrattuale, a condizione che abbiano una causa lecita e rispettino l’ordine pubblico e le norme imperative. La principale differenza tra le due categorie è che i contratti tipici offrono una regolamentazione legale chiara e dettagliata, mentre i contratti atipici garantiscono maggiore flessibilità, ma richiedono l'aderenza ai principi generali del diritto per colmare eventuali lacune normative. Cosa si intende per contratto preliminare Il contratto preliminare è un accordo con cui le parti si impegnano a stipulare, in un momento successivo, un contratto definitivo. Esso costituisce quindi un'intesa preparatoria finalizzata alla conclusione del contratto vero e proprio, che avrà lo stesso oggetto del preliminare. Ad esempio, le parti si accordano affinché una venda e l'altra acquisti, ma posticipano la firma del contratto definitivo. Secondo l'art. 1351 del Codice Civile, il contratto preliminare deve essere redatto nella stessa forma che la legge richiede per il contratto definitivo. In caso di inadempimento, la parte che subisce il danno può chiedere al giudice una sentenza che produca gli stessi effetti del contratto non concluso oppure richiedere la risoluzione del preliminare con il risarcimento dei danni, sebbene quest'ultima opzione sia meno comune nella pratica. È importante distinguere il contratto preliminare dalle cosiddette minute, che rappresentano un semplice riepilogo delle intese raggiunte durante le trattative e non hanno valore vincolante per le parti Cosa si intende per causa del contratto
Cosa è la procura e che caratteristiche ha La procura non richiede forme particolari e può essere: ● Espressa , ad esempio, con una delega scritta per acquistare beni a nome del rappresentato. ● Tacita , derivante da comportamenti concludenti, come nel caso di una commessa che vende merce per conto del proprietario del negozio. Se il contratto da stipulare richiede una forma specifica (es. scritta per l'acquisto di un immobile), anche la procura deve rispettare la stessa forma. Attraverso la procura , gli atti compiuti dal procuratore producono effetti direttamente sul patrimonio del rappresentato. La procura può essere: ● Speciale , per uno o più affari specifici. ● Generale , per tutti gli affari del rappresentato. La procura può essere revocata dal rappresentato, che può modificarne l’oggetto o i limiti con una dichiarazione unilaterale. Essa cessa, in genere, con la morte del rappresentato o del rappresentante, e le modifiche o la revoca devono essere comunicate ai terzi. Dolo e colpa nella responsabilità extra contrattuale Nella responsabilità extracontrattuale (o responsabilità aquiliana ), dolo e colpa indicano i diversi gradi di responsabilità per un fatto illecito. ● Dolo : si verifica quando il danno è causato intenzionalmente. Chi agisce con dolo ha la volontà consapevole di arrecare un danno ingiusto a un'altra persona. ● Colpa : si verifica quando il danno è causato per negligenza, imprudenza o imperizia, senza l'intenzione di nuocere. La colpa implica che l'autore non ha adottato la diligenza dovuta, pur non volendo direttamente causare il danno. In entrambi i casi, chi provoca il danno è tenuto a risarcirlo, ma il dolo indica una responsabilità più grave rispetto alla colpa. Definizione di responsabilità extra contrattuale La responsabilità extracontrattuale (o responsabilità civile aquiliana ) è l'obbligo di risarcire un danno causato ingiustamente a terzi, indipendentemente dall'esistenza di un contratto tra le parti. È disciplinata dall'art. 2043 del Codice Civile, che prevede che chi cagiona un danno a un'altra persona, con un comportamento doloso o colposo, è tenuto a risarcirlo. Si tratta di una responsabilità che sorge in seguito a un fatto illecito, ossia un atto che viola un diritto altrui o una norma giuridica. Definizione di diritto di proprietà Il diritto di proprietà è il diritto reale che attribuisce al titolare il potere esclusivo di godere e disporre di un bene in modo pieno e assoluto, nei limiti previsti dalla legge. Il proprietario può usare il bene, trarne utilità, modificarlo, cederlo a terzi e disporne come ritiene opportuno, purché non violi le norme di legge o i diritti di altri. È disciplinato dall'art. 832 del Codice Civile. Definizione di possesso Il possesso , secondo il diritto, è la situazione di fatto in cui una persona utilizza e dispone di un bene come farebbe il titolare di un diritto reale su di esso, indipendentemente dalla titolarità effettiva. Il possesso è disciplinato dagli artt. 1140-1170 del Codice Civile italiano. Esso può essere acquisito in modo originario (prendendo possesso della cosa) o derivativo (tramite consegna). Il possesso si distingue dallo ius possidendi, che è il diritto legittimo di possedere un bene. Un soggetto può avere lo ius possessionis (es. il ladro), senza lo ius possidendi , che appartiene al proprietario. La buona fede è presunta (art. 1147 c.c.) e implica che il