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Ritzer George Teoria sociologica. Radici classiche e sfide contemporanee, Apogeo, cap 10., Sintesi del corso di Sociologia

Riassunto del capitolo 10 del libro.

Tipologia: Sintesi del corso

2020/2021
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Società europee e sfide globali
SFIDE GLOBALI (appunti cap. 10)
Globalizzazione processo o insieme di processi a livello transplanetario che comprendono flussi
multidirezionali di individui, oggetti, luoghi, informazioni sempre più liquidi e strutture che essi incontrano o
che essi creano e che tendono ad arginare o ad accelerare quei flussi.
Negli ultimi anni la globalizzazione ha riscosso attenzione nel mondo accademico (reparto
scientifico) e nel pubblico.
Noi stiamo vivendo l’epoca della globalizzazione ed essa rappresenta il cambiamento più
importante nella storia umana (che si riflette in particolar modo nelle relazioni e strutture sociali).
La teoria della globalizzazione è anche scagionata dalla reazione ad alcuni aspetti dello sviluppo
della teoria della modernizzazione : la preminenza data ai mutamenti dell’occidente e l’idea che il
resto del mondo abbia scelta se non quella di seguirlo nel suo sviluppo. Essa infatti, ha preso
distanza da questa tendenza occidentale ed esamina invece i processi transnazionali (nascono
indipendenti in ciascuna area del mondo) che si muovono in direzioni spesso opposte fra loro.
Con la globalizzazione: gli individui si spostano nel mondo con maggiore facilità (turisti e migranti),
gli oggetti viaggiano più facilmente e velocemente, i luoghi si spostano ovunque (Mc Donald) e le
informazioni sono scambiate più facilmente grazie ad Internet.
La definizione di globalizzazione rimanda anche all’esistenza di strutture: alcune sono volte ad
agevolare questo flusso di fenomeni sempre più liquidi (rotte predefinite per le linee aeree), altre
invece rallentano o fermano i flussi globali (confini territoriali, controlli doganali, controllo dei
passaporti).
La globalizzazione può portare con una maggiore integrazione, ma anche servire a ridurre il
livello di integrazione (strutture di tipo diverso).
Globalizzazione e transnazionalismo sono concetti interscambiabili, MA: mentre il
transnazionalismo si limita a descrivere le interconnessioni di individui e gruppi sociali tramite i
confini geo-politici, la globalizzazione vede i confini come barriere che essa incontra e che spesso
vengono superate (alcuni fenomeni come i sindacati, sono meglio descrivibili utilizzando il concetto
di transnazionalismo, perché la correlazione fra sindacati di due o più paesi diversi è più importante
del movimento sindacale globale).
Società civile il processo attraverso il quale gli individui trattano con le autorità politiche ed economiche.
In questo modo gli individui possono impegnarsi gli uni con gli altri più o meno direttamente e possono
quindi criticare pubblicamente le loro istituzioni politiche ed economiche.
Alexis de Toqueville : interprete della teoria della società civile che lodava l’iniziale propensione
americana a costituire una quantità di associazioni non politiche. Queste associazioni consentivano
agli individui di interagire, sviluppare nuovi pensieri e questo li rendeva più forti rispetto al loro
agire isolati.
Stati Uniti e Occidente: hanno spesso conquistato il potere con mezzi incivili, ma hanno anche un
ruolo centrale nella creazione di molti elementi che oggi costituiscono la società civile (stampa
libera, costituzioni scritte, tolleranza religiosa, diritti umani).
La società civile nasce nel secondo dopoguerra (anni 70 e 80): quando nei paesi Latinoamericani e
dell’Europa dell’Est, si assiste ad una vera e propria opposizione alla dittatura militare.
La società civile si fa sempre più globale proprio dopo la sua nascita: quando aumentano le
possibilità di viaggiare e di comunicare che mettono in contatto un maggior numero di individui in
tutto il mondo. I gruppi iniziano a crearsi uno spazio politico globale e a portare avanti accordi
internazionali.
La società civile comprende: ambienti e azioni.
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SFIDE GLOBALI (appunti cap. 10)

Globalizzazione  processo o insieme di processi a livello transplanetario che comprendono flussi multidirezionali di individui, oggetti, luoghi, informazioni sempre più liquidi e strutture che essi incontrano o che essi creano e che tendono ad arginare o ad accelerare quei flussi.  Negli ultimi anni la globalizzazione ha riscosso attenzione nel mondo accademico (reparto scientifico) e nel pubblico.  Noi stiamo vivendo l’epoca della globalizzazione ed essa rappresenta il cambiamento più importante nella storia umana (che si riflette in particolar modo nelle relazioni e strutture sociali).  La teoria della globalizzazione è anche scagionata dalla reazione ad alcuni aspetti dello sviluppo della teoria della modernizzazione : la preminenza data ai mutamenti dell’occidente e l’idea che il resto del mondo abbia scelta se non quella di seguirlo nel suo sviluppo. Essa infatti, ha preso distanza da questa tendenza occidentale ed esamina invece i processi transnazionali (nascono indipendenti in ciascuna area del mondo) che si muovono in direzioni spesso opposte fra loro.  Con la globalizzazione: gli individui si spostano nel mondo con maggiore facilità (turisti e migranti), gli oggetti viaggiano più facilmente e velocemente, i luoghi si spostano ovunque (Mc Donald) e le informazioni sono scambiate più facilmente grazie ad Internet.  La definizione di globalizzazione rimanda anche all’esistenza di strutture: alcune sono volte ad agevolare questo flusso di fenomeni sempre più liquidi (rotte predefinite per le linee aeree), altre invece rallentano o fermano i flussi globali (confini territoriali, controlli doganali, controllo dei passaporti).  La globalizzazione può portare con sé una maggiore integrazione, ma anche servire a ridurre il livello di integrazione (strutture di tipo diverso).  Globalizzazione e transnazionalismo sono concetti interscambiabili, MA: mentre il transnazionalismo si limita a descrivere le interconnessioni di individui e gruppi sociali tramite i confini geo-politici, la globalizzazione vede i confini come barriere che essa incontra e che spesso vengono superate (alcuni fenomeni come i sindacati, sono meglio descrivibili utilizzando il concetto di transnazionalismo, perché la correlazione fra sindacati di due o più paesi diversi è più importante del movimento sindacale globale). Società civile  il processo attraverso il quale gli individui trattano con le autorità politiche ed economiche. In questo modo gli individui possono impegnarsi gli uni con gli altri più o meno direttamente e possono quindi criticare pubblicamente le loro istituzioni politiche ed economiche.  Alexis de Toqueville: interprete della teoria della società civile che lodava l’iniziale propensione americana a costituire una quantità di associazioni non politiche. Queste associazioni consentivano agli individui di interagire, sviluppare nuovi pensieri e questo li rendeva più forti rispetto al loro agire isolati.  Stati Uniti e Occidente : hanno spesso conquistato il potere con mezzi incivili, ma hanno anche un ruolo centrale nella creazione di molti elementi che oggi costituiscono la società civile (stampa libera, costituzioni scritte, tolleranza religiosa, diritti umani).  La società civile nasce nel secondo dopoguerra (anni 70 e 80): quando nei paesi Latinoamericani e dell’Europa dell’Est, si assiste ad una vera e propria opposizione alla dittatura militare.  La società civile si fa sempre più globale proprio dopo la sua nascita: quando aumentano le possibilità di viaggiare e di comunicare che mettono in contatto un maggior numero di individui in tutto il mondo. I gruppi iniziano a crearsi uno spazio politico globale e a portare avanti accordi internazionali.  La società civile comprende: ambienti e azioni.

 La società civile finisce per divenire un vero e proprio ideale , capace di influenzare la politica e l’economia e che erge quindi come contrappeso allo stato-nazione e al mercato economico (in particolare contro quello capitalista neoliberale).  La società civile essendo nata all’interno degli stati, ad oggi si sta espandendo acquistando un’accezione sempre più globale (ONG).  Società civile globale: non-governativa, composta da processi sociali interconnessi e orientata alla civiltà (nonviolenza), al pluralismo e alla globalità.  Ascesa della società civile e delle ONG: implicati alcuni fattori (flussi globali di risorse e di pericoli)+ dovuta alla crisi del potere dello stato nazione nel trattare questi flussi+ dovuta ai flussi negativi.  Società civile oggi: i gruppi più importanti difendono i più deboli. La globalizzazione può essere analizzata sotto più punti di vista: culturale , economico e politico- istituzionale. In ciascuna di queste prospettive, gli studiosi differenziano l’accezione omogena e quella eterogenea. o Culturale  1) Omogeneità: diffusione transnazionale di codici e pratiche comuni. In questo caso si parla di imperialismo culturale , ovvero l’influenza di una cultura su altre.

  1. Eterogeneità: stimoli culturali globali e locali interagiscono fra loro dando vita a ibridi culturali. Roland Robertson si oppone all’idea dell’imperialismo culturale e propone la teoria della glocalizzazione , secondo la quale il globale ed il locale interagiscono fra loro per creare qualcosa di nuovo, il glocale. o Economico  1) Omogeneità: diffusione dell’economia di mercato nel mondo. L’economista Joseph Stiglitz critica il Fondo Monetario Internazionale accusandolo di tenere un approccio stile “taglia unica”, che trascura le differenze nazionali. L’FMI con la sua politica ha anche favorito gli stati ricchi, a discapito di quelli più poveri, in questo modo possiamo dire che la globalizzazione ha aumentato il divario fra ricci e poveri nel mondo.
  2. Eterogeneità: interazione del mercato globale con quello locale che da vita a nuovi mercati “glocali” unici e originali. Rivedi la critica di Stiglitz. o Politico-istituzionale  1) Omogeneità: diffusione del modello di stato-nazione, ovvero diffusione nel mondo di un modello unitario di governance. È proprio la crescita delle istituzioni ad indebolire sia il potere dello stato-nazione, sia le strutture locali che per i gruppi che ci vivono fanno la differenza. Benjamin Barber sviluppa il “ McWorld ”, ovvero la teoria secondo la quale cresce un unico orientamento politico nel mondo.
  3. Eterogeneità: Barber sviluppa però anche una teoria opposta, la “ Jihad ”, ovvero un’intensificazione del nazionalismo locale che andando a scontrarsi con il “McWorld” comporta la creazione di una formazione politica “glocale”, unica nel suo genere. Anthony Giddens  principale teorico contemporaneo della globalizzazione. Ecco il suo pensiero.  Osserva uno stretto legame tra globalizzazione e rischio+ teoria del rischio preconfezionato.  Il mondo che cambia a velocità galoppante è al di fuori del nostro controllo, ma Giddens spera nella democrazia e specialmente nelle sue forme internazionali (UE) per limitare i danni collaterali.  La globalizzazione è un fenomeno bidirezionale: influenza maggiormente Stati Uniti e Occidente, MA essa si sta sempre più decentralizzando con l’entrata in scena di paesi extra-occidentali.  Globalizzazione come pericolo, ma anche stimolo perché è riuscita a rivitalizzare le culture locali che si sono sentite attaccate da essa.  Scontro forte fra fondamentalismo e cosmopolitismo: il fondamentalismo è un prodotto (reazionario) della globalizzazione e utilizza forze globali per i propri scopi. Esso assume sembianze diverse (religioso, culturale, politco..), ma in ogni caso rappresenta un problema perché si trova ai ferri corti con il cosmopolitismo e perché implica la violenza.

Jan Nederveen Pieterse , partendo dalla tesi fondamentale (le culture nel mondo sono sempre più diverse, convergenti o, combinando culture locali e globali, vanno creando forme “ibride”), individua 3 paradigmi fondamentali nella teorizzazione degli aspetti culturali della globalizzazione: differenzialismo culturale , convergenza culturale e ibridazione culturale.

Differenzialismo culturale  la globalizzazione avviene solo in superficie, mentre la struttura profonda

della cultura resta inalterata. Le culture sono chiuse alla globalizzazione e alle culture diverse. Questo paradigma ha attratto una crescente attenzione dopo due avvenimenti: l’attacco terroristico alle torri gemelle l’11 settembre, con le conseguenti guerre i Afghanistan e Iraq e il multiculturalismo occidentale con le sue inimicizie storiche. Es.  Lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale di Huntigton. L’autore individua le origini della nostra attuale situazione alla fine della guerra fredda, quando le differenze culturali c’erano già, ma erano sommerse da quelle politiche-economiche. Huntington intravede delle linee di cesura tra le civiltà e a parer suo, questa è una situazione rischiosa, date le inimicizie storiche. Egli distingue otto civiltà: cinese, giapponese, induista, islamica, cristiano ortodossa (russi), occidentale e nordamericana. Secondo Huntigton le civiltà :  Sono le associazioni umane che esistono da maggior tempo.  Sono il livello più ampio di identità culturale.  Sono il tipo più ampio di auto-identificazione soggettiva.  Solitamente coprono più di uno stato.  Sono una totalità.  Sono correlate sia alla religione che alla razza. Huntigton individua 3 fasi nel suo studio delle relazioni che intercorrono fra le varie civiltà:  Prima fase, dal 1500 a.C al 1500 d.C: le civiltà vivono separate in spazio e tempo e i contatti sono peer lo più inesistenti.  Seconda fase, dal 1500 d.C alla seconda guerra mondiale: impatto della civiltà occidentale su tutte le altre. Addirittura, nel 1910 il mondo si è avvicinato ad essere un unico mondo, un’unica civiltà, quella occidentale.  Terza fase: parte dalla fine dell’espansione dell’occidente e l’inizio delle rivolte contro di essa. Huntigton individua in questa ultima fase il terribile e inesorabile declino dell’occidente, accompagnato dalla parallela crescita economica nelle società asiatiche e in particolar modo nella civiltà cinese. Secondo Huntigton, il conflitto della guerra fredda fra capitalismo e comunismo è stato rimpiazzato dal conflitto creato dalla frattura fra la civiltà occidentale, quella cinese e quella islamica. Questo perché:

  1. L’Occidente si ritiene detentore della cultura universale e la vuole imporre a tutte le altre civiltà, anche se più passa il tempo, più si dimostra incapace di farlo.
  2. Il resto del mondo interpreta l’universalismo occidentale come imperialismo tout court.
  3. L’Occidente vuole limitare la proliferazione delle armi, mentre in altre civiltà la crescita aumenta.
  4. L’Occidente aspira ad esportare anche la democrazia e spesso ad imporla.
  5. L’Occidente controlla e limita l’immigrazione (specialmente dall’Islam). Huntigton è stato però soggetto a numerose critiche perché secondo la sua visione, la maggior parte della colpa del conflitto attuale risiede negli islamici, i quali hanno per natura una propensione verso il conflitto

violento. L’Islam è sempre stata una religione di spada e anche se l’imperialismo occidentale (che spesso ha avuto l’Islam come obiettivo) può aver contribuito alla manifestazione di un tale comportamento, l’Islam ha la colpa di non possedere uno Stato capace di controllare la sua civiltà. Huntigton è preoccupato per il declino dell’Occidente, ma in particolar modo degli Stati Uniti, perché secondo lui, il tramonto degli Stati Uniti equivale al tramonto dell’intero occidente, perché sono loro il vero pilastro. Per evitare la crisi occidentale, gli Stati Uniti dovrebbero:

  1. Riaffermare la loro identità di nazione occidentale.
  2. Tornare ad essere i leader della civiltà occidentale a livello mondiale. In sintesi, secondo Huntigton, il vero pericolo è il multiculturalismo all’interno dell’Occidente.

Convergenza culturale  questo paradigma si fonda sull’idea che la globalizzazione porti ad una sempre

maggiore somiglianza delle culture (le culture quindi cambiano e spesso diventano simili). In questa prospettiva, ci si concentra su concetti come: imperialismo culturale, capitalismo globale, occidentalizzazione, americanizzazione e McDonaldizzazione. McDonaldizzazione : si potrebbe parlare della tesi weberiana trasportata nel XXI secolo, in cui non si tratta più di burocrazia ma di fast food. Si tratta di un processo che agisce nella globalizzazione per omogeneizzare le culture. Il principio basale è il fast food che va a intaccare sempre più settori della società americana e del resto del mondo. La McDonaldizzazione può essere delineata in cinque dimensioni:

  1. Efficienza: insieme di regole e procedure che permettono sia ai consumatori che ai dipendenti di agire in modo efficiente. Si cercano sempre i mezzi migliori per raggiungere i fini desiderati. Gli sportelli di drive-through sono un esempio di mezzo efficiente di consumare i pasti e servirli.
  2. Calcolabilità: spesso la quantità risulta essere anche più importante della qualità. Questo significa una forte enfasi sulla velocità che non permette di svolgere un buon lavoro e che termina con l’alienazione, l’insoddisfazione e un alto tasso di ricambio dei lavoratori. Allo stesso modo però ci si aspetta che i clienti passino meno tempo al fast food. I drive-through infatti riducono il tempo approssimandolo allo zero e nel ristorante, le sedie sono disegnate per impedire al consumatore una sosta maggiore di venti minuti. L’enfasi sulla velocità non permette al cliente però di mangiare cibo di alta qualità.
  3. Prevedibilità: nei ristoranti fast-food dipendenti e clienti seguono un rituale prevedibile. Il dipendente segue un copione con l’ordine e dal cliente ci si aspetta che sappia già cosa voglia, che ordini, paghi e si allontani rapidamente. In più i cibi dei fast-food sono prevedibili, poiché quasi sempre gli stessi, indipendentemente dal tempo e dal contesto).
  4. Controllo tecnologico: al momento i dipendenti sono dominati dalla tecnologia (es. friggitrice che squilla quando la pietanza è pronta), ma col tempo questi saranno completamente sostituiti. Anche il cliente però subisce un tipo di controllo indiretto dai dipendenti (vincolati dalla tecnologia) e diretto dalla tecnologia stessa (es. con la friggitrice automatica, il cliente non può chiedere la cottura delle patatine a suo piacimento).
  5. L’irrazionalità della razionalità: ne soffrono sia i dipendenti che i clienti. Un esempio è l’efficienza di un fast-food che viene rimpiazzata con l’inefficienza di lunghe code di persone alle casse automatiche. Ma la più importante delle irrazionalità qui presente è la disumanizzazione dei dipendenti e dei clienti. I fast-food sono una fonte di degrado. Esistono però altre marche McDonaldizzate oltre all’industria del fast-food che stanno godendo di un successo planetario crescente. Anche altri Paesi con le loro istituzioni McDonaldizzate hanno iniziato a esportarle negli Stati Uniti.
  1. I beni e i media sono strumenti che offrendo materiali, possono servire alla creazione culturale. Ibridazione culturale  diversità associata a globale e locale si oppone all’uniformità della grobalizzazione. Un ibrido culturale è la combinazione di più elementi di diverse culture e/o parti del mondo. Creolizzazione  concetto collegato a quello di glocalizzazione. Si tratta di una combinazione di linguaggi e culture precedentemente non mischiabili. APPADURAI  al centro del suo pensiero ci sono cinque flussi globali, da lui chiamati “ panorami ”. Il loro suffisso (- scape ) rende l’idea che questi processi hanno forme fluide, irregolari e variabili e quindi per questo sono coerenti con il pensiero di una crescita eterogenea (diversificazione). Questi “ panorami ” sono mondi immaginari in cui coloro che li immaginano possono spaziare da coloro che li controllano a coloro che li vivono. Anche se ovviamente il potere risiede in coloro che li controllano, sono coloro che li vivono ad avere il potere di cambiarli e immaginarli diversamente.  Ethnoscapes (paesaggi etnici): rappresentati da gruppi e individui in continuo movimento (turisti, rifugiati, lavoratori stranieri), i quali giocano un ruolo fondamentale nel mondo mutevole in cui viviamo. Questi panorami includono i movimenti effettivi sia quelli realizzati con l’immaginazione.  Technoscapes (paesaggi tecnologici): sono costituiti da materiali (Internet, e-mail) che adesso si muovono liberamente e rapidamente nel globo, attraversando le frontiere (una volta pensate per limitare questo movimento).  Financescapes (paesaggi finanziari): comprendono i processi tramite i quali somme di denaro vengono spostate tra le nazioni in tutto il globo. Questo processo è possibile grazie a speculazioni sui beni, mercati monetari e scambi di azioni.  Mediascapes (paesaggi mediatici): comprendono la capacità elettronica di trasmettere informazioni nel mondo e di produrre immagini del mondo. Sono compresi in questo panorama i registi, i produttori e i distributori cinematografici, i canali televisivi, i quotidiani e le riviste.  Ideoscapes (paesaggi ideologici): come i paesaggi mediatici comprendono un insieme di immagini, limitate però alla politica. Si tratta di immagini politiche create e diffuse dagli Stati, in linea con la loro ideologia o immagini politiche create e diffuse dai movimenti di opposizione, per opporsi al potere costituito. Di questi 5 “ panorami ” dobbiamo tener conto di 3 aspetti:
  2. Si tratta di processi globali indipendenti da uno specifico stato-nazione.
  3. Esistono flussi globali che attraversano questi “ panorami ” tramite le loro linee di cesura (es. esistono stati che sono aperti solo ad alcuni panorami, mentre ad altri no).
  4. I diversi territori vengono interessanti in modo diverso dai cinque “ panorami ” e questo comporta un aumento di differenza fra le varie culture nel globo. TEORIA ECONOMICA: Esistono numerose teorie che riguardano gli aspetti economici della globalizzazione, ma più o meno tutte tendono a essere legate alla teoria marxiana.

Neo-liberismo  teoria applicabile sia all’economia che alla politica. La sua origine deriva da John Locke e

Adam Smith, i quali crearono la teoria liberale classica, che fu presto rinominata neoliberalismo. Il neo- liberismo quindi non è altro che una combinazione fra impegno politico a favore della libertà individuale + un’economia neoclassica orientata verso il libero mercato e contraria all’intervento statale. Secondo questa teoria:

  1. Imprenditori devono essere liberati.
  1. Mercati e commercio liberi.
  2. Gli stati devono sostenere questo orientamento e mantenere al minimo il proprio intervento.
  3. Diritti di proprietà rafforzati. Il neo-liberismo è sorto durante il periodo della grande depressione come reazione all’ economia keynesiana del tempo, la quale era limitata da vincoli e da un forte ambiente normativo e dalla voglia di contrastare il collettivismo che dominava il pensiero politico-sociale del XX secolo. I leader intellettuali che diedero vita a questa teoria sono per lo più economisti aderenti alla Scuola Austriaca (Friedrich van Hayek e Ludwig von Mises). Nel 1947 nasce la MPS (Mont Pelerin Society), un’organizzazione volta a contrastare il collettivismo socialista (specie quello dell’Unione Sovietica) e l’intervento aggressivo dei governi liberali nel mercato. Ruolo cruciale nel MPS lo ebbe Milton Friedman. Il neo-liberismo come teoria si presenta in varie forme, ma tutte sono sorrette da alcune idee fondamentali :  Fiducia nel libero mercato , che ha bisogno di operare libero dallo stato-nazione, come da altre entità politiche. Vantaggi nel “lungo termine” con miglioramento del benessere economico, maggiore libertà individuale e un sistema politico democratico. Per consentire un libero mercato sono però necessari strumenti tecnologici, legali e istituzionali che sorreggano il mercato e la sua libertà.  I principi di un libero mercato non si limitano però solo alla sfera economica e a quella politica, ma tutte le transazioni che avvengono nella vita dovrebbero essere libere.  Attore cruciale (forse l’unico) nel mercato è l’ individuo : il neo-liberismo è strettamente individualistico.  Libero mercato significa credere anche nel libero commercio.  Laddove il mercato e il commercio non siano liberi, si procede con una deregolamentazione. Mercati e commerci liberi sono legati e sorretti da un sistema politico democratico , in grado di garantire la libertà individuale di accumulare ricchezza personale.  Limitata imposizione fiscale + tagli delle tasse (specialmente ai benestanti) che riescano a stimolare l’economia, incoraggiando gli individui a guadagnare di più e quindi a investire e spendere maggiormente.  Tagli fiscali per le imprese e per l’industria , con l’idea che queste, con i risparmi derivati dal taglio, investiranno di più, generando così più affari, più reddito e più profitti. Secondo i neo-liberali questo non va a beneficio solo delle imprese e dell’industria, ma anche della società nel suo insieme.  Spese per il sistema di welfare dovrebbero essere minimizzate , perché svantaggiose per i più poveri e questo permetterebbe un taglio delle spese governative (tasse) e quindi un investimento in ambiti più “produttivi”.  Rete di sicurezza per i più poveri deve essere ridimensionata per evitare che le imprese (in tempi di buon rendimento) possano prelevare da un “esercito di riserva” (di lavoratori) per espandere la loro forza lavoro.  Governo limitato con il compito di cooperare con mercati globali aperti. Questo per far sì che il mercato sia libero ed il governo stesso meno costoso.  Necessità di una continua espansione del sistema capitalistico globale che porterebbe con sé maggior prosperità e minore povertà.  Lo stato neo-liberale deve creare un clima favorevole al business e alla capacità di accumulare capitali.  Lo stato neo-liberale deve concentrarsi sugli interessi del business poiché il successo degli affari (contro a chi la pensa diversamente) va a beneficio di tutti.

libertà ed egli riponeva grandi speranze nella società e nello stato-nazione. La crisi economica de 2007/09 ha fortemente sottovalutato le idee critiche di Polanyi, poiché essa è stata il risultato di una serie di eccessi dovuti all’inesistenza di limiti economici, i quali hanno portato al crollo del mercato immobiliare americano, poi alla morsa del credito ( “credit crunch” ) e infine ad una catastrofe economica globale. Oggi infatti, stiamo assistendo ad un rinnovato interesse verso la regolazione del mercato e dell’economia.  Ulteriori critiche contemporanee al neo-liberismo tutti quanti nel mondo aspirano al benessere economico e alla libertà politica ma non tutti lo fanno allo stesso modo e il Nord del mondo, insieme agli Stati Uniti e alle organizzazioni internazionali spesso impongono la loro visione a tutti gli altri. Gli interessi del neo-liberismo spesso vengono perseguiti perché alcuni ottengono dei grandi vantaggi. Altre critiche riguardano il fatto che questo sistema economico ha prodotto numerose crisi finanziarie + ha ridistribuito la ricchezza dei poveri ai ricchi, senza generarne di nuova + ha reso qualsiasi cosa una merce + ha contribuito a danneggiare l’ambiente naturale.  La fine del neo - liberismo?  la crisi del 2007/09 ha segnato l’inizio della fine del neo-liberismo. Nel 2008 il presidente francese Sarkozy riteneva indispensabile spazzare via gli ultimi resti del sistema economico neo-liberale per rimpiazzarlo con un’alternativa ancora oggi indefinita.

Alternative teoriche neo-marxiane al neo-liberismo  mentre i neo-liberisti sostengono il

capitalismo, i neo-marxiani sono profondamente critici e, col tempo, hanno sviluppato le proprie teorie e prospettive.  Leslie Sklair  distingue tra due sistemi di globalizzazione: quello capitalistico (al momento predominante) e quello socialista (ancora non esiste ma realizzabile grazie ai movimenti antiglobalizzazione e ai problemi del sistema della globalizzazione, all’aumento della polarizzazione di classe e dell’insostenibilità ecologica della globalizzazione capitalista). Sklair si concentra (come marxista) sulle pratiche transnazionali, in particolar modo sulle corporazioni internazionali (capitalismo non più come sistema internazionale, ma globalizzante e scollegato da qualsiasi Stato o territorio geografico), sulla classe capitalista transnazionale e sulla cultura/ideologia del consumismo. La classe capitalista transnazionale si divide in 4 “porzioni”:

  1. Porzione aziendale dirigenti delle multinazionali e delle corporazioni transnazionali.
  2. Porzione statale Stato globalizzante, burocrati e politici interstatali.
  3. Porzione tecnica professionisti della globalizzazione.
  4. Porzione consumista dirigenti del sistema commerciale e dei mezzi di comunicazione di massa. La classe capitalista è transnazionale per 5 motivi:
  5. I suoi membri condividono interessi globali.
  6. I suoi membri cercano di esercitare modalità di controllo tramite le azioni.
  7. I suoi membri tendono a condividere una prospettiva globale più che locale.
  8. I suoi membri vengono da molti paesi diversi, ma si vedono cittadini del mondo.
  9. I suoi membri condividono stili di vita analoghi. La cultura/ideologia del consumismo si serve di strumenti come i mezzi di comunicazione di massa e l’ azienda pubblicitaria (che ricevono il loro guadagno dalla vicenda, arricchendosi) per esercitare un controllo ideologico sulle persone e creare una propensione globale al consumo.

Sklair non si limita però alla critica, ma propone un’alternativa al capitalismo e lo fa guardando con speranza ai nuovi movimenti sociali, come quello ambientalista (per uno sviluppo più sostenibile), quello anti-globalizzazione e quelli per i diritti umani. Sklair vede nel successo della globalizzazione, i germogli della propria distruzione più le corporazioni transnazionali ottengono successo, più crescono i loro abusi e le necessità di soppiantarle.  Michael Hardt e Antonio Negri  associano la modernità all’ imperialismo (nazioni in posizione centrale che controllano e sfruttano le altre aree del mondo). Nel loro impero non esiste un centro di potere ed esso è visibile ovunque (onnipresente). L’ impero è ancora in fase di formazione, ma noi grazie a Hardt e Negru, ne conosciamo le caratteristiche principali:

  1. Governa il mondo con un’unica logica di comando, ma il suo potere è disperso attraverso la società ed il globo.
  2. Non ha confini geografici (onnipresente) e temporali (tenta di esistere per l’eternità).
  3. Cerca di controllare la vita nei suoi livelli più elementari.
  4. Tenta di essere un nuovo potere giuridico che si batte in “guerre giuste” (utilizzando anche l’azione militare) ovunque ci siano problemi umanitari, per garantire i trattati o per imporre la pace e l’ordine.
  5. Si fonda su un triplo imperativo: cerca di incorporare tutto quello che può, afferma le differenze e le gerarchizza per creare i veri poteri dell’impero.
  6. Al suo interno non esistono più capitalisti e il gruppo di opposizione all’impero (vecchio proletariato) è la moltitudine. La moltitudine è la forza della creatività nell’impero e, proprio come il vecchio proletariato, è capace di rovesciare l’impero tramite la creazione autonoma di un contro-impero. Il contro-impero dovrà essere globalizzato, poiché secondo Hardt e Negri, la globalizzazione non è un problema di per sé, ma lo è la forma che essa ha assunto all’interno del capitalismo dell’impero. La globalizzazione è la chiave della libertà e dell’eguaglianza universali ed essa ci impedisce di ricadere nel particolarismo e nell’isolazionismo. Il contro-impero dovrà sorgere dalle pratiche reale (praxis) della moltitudine, dovrà essere globale e dovrà opporsi all’impero tramite: diserzione, migrazione e nomadismo. Il contro-impero dovrà comprendere anche nuove forme di “barbarie” (corporali), come tatuaggi e piercing, perché queste persone saranno sempre meno influenzabili e controllabili dall’esterno. Hardt e Negri mantengono l’interesse per la produzione (=Marx), ma pensano un nuovo modo di produrre e lavorare: tramite il lavoro immateriale, intellettuale e quello legato alla comunicazione  attraverso cui l’impero può meglio controllare e il contro-impero può più facilmente svilupparsi. TEORIA POLITICA:

Teoria delle relazioni internazionali  si occupa delle relazioni che intercorrono tra gli stati-nazione

(attori distinti che occupano territori ben definiti, nei quali godono della sovranità) e dell’organizzazione interstatale. Questa teoria prevede il realismo politico e l’ interdipendenza complessa. Realismo politico :  Politica internazionale basata sul potere, sulla violenza organizzata e sulla guerra.  La forza è il metodo più efficace per esercitare il potere sul palcoscenico globale.