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Riassunto del capitolo 10 del libro.
Tipologia: Sintesi del corso
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Globalizzazione processo o insieme di processi a livello transplanetario che comprendono flussi multidirezionali di individui, oggetti, luoghi, informazioni sempre più liquidi e strutture che essi incontrano o che essi creano e che tendono ad arginare o ad accelerare quei flussi. Negli ultimi anni la globalizzazione ha riscosso attenzione nel mondo accademico (reparto scientifico) e nel pubblico. Noi stiamo vivendo l’epoca della globalizzazione ed essa rappresenta il cambiamento più importante nella storia umana (che si riflette in particolar modo nelle relazioni e strutture sociali). La teoria della globalizzazione è anche scagionata dalla reazione ad alcuni aspetti dello sviluppo della teoria della modernizzazione : la preminenza data ai mutamenti dell’occidente e l’idea che il resto del mondo abbia scelta se non quella di seguirlo nel suo sviluppo. Essa infatti, ha preso distanza da questa tendenza occidentale ed esamina invece i processi transnazionali (nascono indipendenti in ciascuna area del mondo) che si muovono in direzioni spesso opposte fra loro. Con la globalizzazione: gli individui si spostano nel mondo con maggiore facilità (turisti e migranti), gli oggetti viaggiano più facilmente e velocemente, i luoghi si spostano ovunque (Mc Donald) e le informazioni sono scambiate più facilmente grazie ad Internet. La definizione di globalizzazione rimanda anche all’esistenza di strutture: alcune sono volte ad agevolare questo flusso di fenomeni sempre più liquidi (rotte predefinite per le linee aeree), altre invece rallentano o fermano i flussi globali (confini territoriali, controlli doganali, controllo dei passaporti). La globalizzazione può portare con sé una maggiore integrazione, ma anche servire a ridurre il livello di integrazione (strutture di tipo diverso). Globalizzazione e transnazionalismo sono concetti interscambiabili, MA: mentre il transnazionalismo si limita a descrivere le interconnessioni di individui e gruppi sociali tramite i confini geo-politici, la globalizzazione vede i confini come barriere che essa incontra e che spesso vengono superate (alcuni fenomeni come i sindacati, sono meglio descrivibili utilizzando il concetto di transnazionalismo, perché la correlazione fra sindacati di due o più paesi diversi è più importante del movimento sindacale globale). Società civile il processo attraverso il quale gli individui trattano con le autorità politiche ed economiche. In questo modo gli individui possono impegnarsi gli uni con gli altri più o meno direttamente e possono quindi criticare pubblicamente le loro istituzioni politiche ed economiche. Alexis de Toqueville: interprete della teoria della società civile che lodava l’iniziale propensione americana a costituire una quantità di associazioni non politiche. Queste associazioni consentivano agli individui di interagire, sviluppare nuovi pensieri e questo li rendeva più forti rispetto al loro agire isolati. Stati Uniti e Occidente : hanno spesso conquistato il potere con mezzi incivili, ma hanno anche un ruolo centrale nella creazione di molti elementi che oggi costituiscono la società civile (stampa libera, costituzioni scritte, tolleranza religiosa, diritti umani). La società civile nasce nel secondo dopoguerra (anni 70 e 80): quando nei paesi Latinoamericani e dell’Europa dell’Est, si assiste ad una vera e propria opposizione alla dittatura militare. La società civile si fa sempre più globale proprio dopo la sua nascita: quando aumentano le possibilità di viaggiare e di comunicare che mettono in contatto un maggior numero di individui in tutto il mondo. I gruppi iniziano a crearsi uno spazio politico globale e a portare avanti accordi internazionali. La società civile comprende: ambienti e azioni.
La società civile finisce per divenire un vero e proprio ideale , capace di influenzare la politica e l’economia e che erge quindi come contrappeso allo stato-nazione e al mercato economico (in particolare contro quello capitalista neoliberale). La società civile essendo nata all’interno degli stati, ad oggi si sta espandendo acquistando un’accezione sempre più globale (ONG). Società civile globale: non-governativa, composta da processi sociali interconnessi e orientata alla civiltà (nonviolenza), al pluralismo e alla globalità. Ascesa della società civile e delle ONG: implicati alcuni fattori (flussi globali di risorse e di pericoli)+ dovuta alla crisi del potere dello stato nazione nel trattare questi flussi+ dovuta ai flussi negativi. Società civile oggi: i gruppi più importanti difendono i più deboli. La globalizzazione può essere analizzata sotto più punti di vista: culturale , economico e politico- istituzionale. In ciascuna di queste prospettive, gli studiosi differenziano l’accezione omogena e quella eterogenea. o Culturale 1) Omogeneità: diffusione transnazionale di codici e pratiche comuni. In questo caso si parla di imperialismo culturale , ovvero l’influenza di una cultura su altre.
Jan Nederveen Pieterse , partendo dalla tesi fondamentale (le culture nel mondo sono sempre più diverse, convergenti o, combinando culture locali e globali, vanno creando forme “ibride”), individua 3 paradigmi fondamentali nella teorizzazione degli aspetti culturali della globalizzazione: differenzialismo culturale , convergenza culturale e ibridazione culturale.
della cultura resta inalterata. Le culture sono chiuse alla globalizzazione e alle culture diverse. Questo paradigma ha attratto una crescente attenzione dopo due avvenimenti: l’attacco terroristico alle torri gemelle l’11 settembre, con le conseguenti guerre i Afghanistan e Iraq e il multiculturalismo occidentale con le sue inimicizie storiche. Es. Lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale di Huntigton. L’autore individua le origini della nostra attuale situazione alla fine della guerra fredda, quando le differenze culturali c’erano già, ma erano sommerse da quelle politiche-economiche. Huntington intravede delle linee di cesura tra le civiltà e a parer suo, questa è una situazione rischiosa, date le inimicizie storiche. Egli distingue otto civiltà: cinese, giapponese, induista, islamica, cristiano ortodossa (russi), occidentale e nordamericana. Secondo Huntigton le civiltà : Sono le associazioni umane che esistono da maggior tempo. Sono il livello più ampio di identità culturale. Sono il tipo più ampio di auto-identificazione soggettiva. Solitamente coprono più di uno stato. Sono una totalità. Sono correlate sia alla religione che alla razza. Huntigton individua 3 fasi nel suo studio delle relazioni che intercorrono fra le varie civiltà: Prima fase, dal 1500 a.C al 1500 d.C: le civiltà vivono separate in spazio e tempo e i contatti sono peer lo più inesistenti. Seconda fase, dal 1500 d.C alla seconda guerra mondiale: impatto della civiltà occidentale su tutte le altre. Addirittura, nel 1910 il mondo si è avvicinato ad essere un unico mondo, un’unica civiltà, quella occidentale. Terza fase: parte dalla fine dell’espansione dell’occidente e l’inizio delle rivolte contro di essa. Huntigton individua in questa ultima fase il terribile e inesorabile declino dell’occidente, accompagnato dalla parallela crescita economica nelle società asiatiche e in particolar modo nella civiltà cinese. Secondo Huntigton, il conflitto della guerra fredda fra capitalismo e comunismo è stato rimpiazzato dal conflitto creato dalla frattura fra la civiltà occidentale, quella cinese e quella islamica. Questo perché:
violento. L’Islam è sempre stata una religione di spada e anche se l’imperialismo occidentale (che spesso ha avuto l’Islam come obiettivo) può aver contribuito alla manifestazione di un tale comportamento, l’Islam ha la colpa di non possedere uno Stato capace di controllare la sua civiltà. Huntigton è preoccupato per il declino dell’Occidente, ma in particolar modo degli Stati Uniti, perché secondo lui, il tramonto degli Stati Uniti equivale al tramonto dell’intero occidente, perché sono loro il vero pilastro. Per evitare la crisi occidentale, gli Stati Uniti dovrebbero:
maggiore somiglianza delle culture (le culture quindi cambiano e spesso diventano simili). In questa prospettiva, ci si concentra su concetti come: imperialismo culturale, capitalismo globale, occidentalizzazione, americanizzazione e McDonaldizzazione. McDonaldizzazione : si potrebbe parlare della tesi weberiana trasportata nel XXI secolo, in cui non si tratta più di burocrazia ma di fast food. Si tratta di un processo che agisce nella globalizzazione per omogeneizzare le culture. Il principio basale è il fast food che va a intaccare sempre più settori della società americana e del resto del mondo. La McDonaldizzazione può essere delineata in cinque dimensioni:
Adam Smith, i quali crearono la teoria liberale classica, che fu presto rinominata neoliberalismo. Il neo- liberismo quindi non è altro che una combinazione fra impegno politico a favore della libertà individuale + un’economia neoclassica orientata verso il libero mercato e contraria all’intervento statale. Secondo questa teoria:
libertà ed egli riponeva grandi speranze nella società e nello stato-nazione. La crisi economica de 2007/09 ha fortemente sottovalutato le idee critiche di Polanyi, poiché essa è stata il risultato di una serie di eccessi dovuti all’inesistenza di limiti economici, i quali hanno portato al crollo del mercato immobiliare americano, poi alla morsa del credito ( “credit crunch” ) e infine ad una catastrofe economica globale. Oggi infatti, stiamo assistendo ad un rinnovato interesse verso la regolazione del mercato e dell’economia. Ulteriori critiche contemporanee al neo-liberismo tutti quanti nel mondo aspirano al benessere economico e alla libertà politica ma non tutti lo fanno allo stesso modo e il Nord del mondo, insieme agli Stati Uniti e alle organizzazioni internazionali spesso impongono la loro visione a tutti gli altri. Gli interessi del neo-liberismo spesso vengono perseguiti perché alcuni ottengono dei grandi vantaggi. Altre critiche riguardano il fatto che questo sistema economico ha prodotto numerose crisi finanziarie + ha ridistribuito la ricchezza dei poveri ai ricchi, senza generarne di nuova + ha reso qualsiasi cosa una merce + ha contribuito a danneggiare l’ambiente naturale. La fine del neo - liberismo? la crisi del 2007/09 ha segnato l’inizio della fine del neo-liberismo. Nel 2008 il presidente francese Sarkozy riteneva indispensabile spazzare via gli ultimi resti del sistema economico neo-liberale per rimpiazzarlo con un’alternativa ancora oggi indefinita.
capitalismo, i neo-marxiani sono profondamente critici e, col tempo, hanno sviluppato le proprie teorie e prospettive. Leslie Sklair distingue tra due sistemi di globalizzazione: quello capitalistico (al momento predominante) e quello socialista (ancora non esiste ma realizzabile grazie ai movimenti antiglobalizzazione e ai problemi del sistema della globalizzazione, all’aumento della polarizzazione di classe e dell’insostenibilità ecologica della globalizzazione capitalista). Sklair si concentra (come marxista) sulle pratiche transnazionali, in particolar modo sulle corporazioni internazionali (capitalismo non più come sistema internazionale, ma globalizzante e scollegato da qualsiasi Stato o territorio geografico), sulla classe capitalista transnazionale e sulla cultura/ideologia del consumismo. La classe capitalista transnazionale si divide in 4 “porzioni”:
Sklair non si limita però alla critica, ma propone un’alternativa al capitalismo e lo fa guardando con speranza ai nuovi movimenti sociali, come quello ambientalista (per uno sviluppo più sostenibile), quello anti-globalizzazione e quelli per i diritti umani. Sklair vede nel successo della globalizzazione, i germogli della propria distruzione più le corporazioni transnazionali ottengono successo, più crescono i loro abusi e le necessità di soppiantarle. Michael Hardt e Antonio Negri associano la modernità all’ imperialismo (nazioni in posizione centrale che controllano e sfruttano le altre aree del mondo). Nel loro impero non esiste un centro di potere ed esso è visibile ovunque (onnipresente). L’ impero è ancora in fase di formazione, ma noi grazie a Hardt e Negru, ne conosciamo le caratteristiche principali:
(attori distinti che occupano territori ben definiti, nei quali godono della sovranità) e dell’organizzazione interstatale. Questa teoria prevede il realismo politico e l’ interdipendenza complessa. Realismo politico : Politica internazionale basata sul potere, sulla violenza organizzata e sulla guerra. La forza è il metodo più efficace per esercitare il potere sul palcoscenico globale.