
CAMILLO SBARBARO (1888-1967)
Camillo Sbarbaro è una delle voci più significative del Crepuscolarismo ligure, ma la sua poesia, pur
condividendo alcuni tratti con Gozzano, si distingue per un'asprezza, un'aridità e un senso di solitudine più
marcati. È un poeta che esprime il disagio esistenziale e la disillusione con una lucidità quasi brutale.
Biografia Saliente
• Nascita e origini liguri: Nasce a Santa Margherita Ligure nel 1888, ma trascorre gran parte della sua
vita a Genova. Il paesaggio ligure, aspro e scarno, con il suo mare e le sue rocce, sarà una presenza
costante e significativa nella sua poesia.
• Formazione e professione: Frequenta ambienti letterari genovesi e si avvicina ai poeti crepuscolari. La
sua vita è caratterizzata da una professione umile e poco gratificante: lavora come operaio e poi come
perito chimico, un'esperienza che acuisce il suo senso di alienazione.
• La guerra e il disagio: Partecipa alla Prima Guerra Mondiale, esperienza che lo segna profondamente
e contribuisce al suo disincanto.
• La passione per la botanica e la lichenologia: Parallelamente alla sua attività letteraria, Sbarbaro
coltiva una profonda passione per la botanica e la lichenologia (lo studio dei licheni). Questa attività
scientifica, che lo porta a un contatto diretto e minuzioso con la natura, si riflette nella sua poesia
attraverso una precisione descrittiva e una capacità di osservazione quasi scientifica.
• La solitudine e il distacco: Vive una vita appartata, caratterizzata da una profonda solitudine e da un
senso di distacco dal mondo.
• La morte: Muore a Savona nel 1967.
Opere Principali
• Resine (1911): La sua prima raccolta poetica, in cui emerge già il tono disilluso e l'attenzione per una
natura scarna.
• Pianissimo (1914): Considerata la sua opera più importante e rappresentativa. È una raccolta che
esprime con forza il senso di estraneità, di aridità interiore e di incapacità di partecipare alla vita. Il titolo
stesso ("Pianissimo") suggerisce un tono sommesso, quasi impercettibile, che contrasta con la retorica
dannunziana.
• Trucioli (1920): Raccolta di prose liriche e aforismi, in cui Sbarbaro approfondisce la sua riflessione sul
disagio esistenziale e sul suo rapporto con il mondo.
• Liquidazione (1928): Altra raccolta di prose.
• Rimanenze (1955): Raccolta di poesie che riprendono e sviluppano i temi delle opere precedenti.
Temi e Poetica
La poesia di Sbarbaro si distingue per la sua essenzialità e per la sua capacità di esprimere un profondo disagio
esistenziale con un linguaggio scarno e preciso.
1. L'Aridità Interiore e l'Estraneità: Il tema centrale è un senso di profonda aridità emotiva, di incapacità
di provare sentimenti autentici, di partecipazione alla vita. Il poeta si sente "diverso", "estraneo" al
mondo, come se fosse uno spettatore passivo della propria esistenza e di quella altrui. È un "non-uomo"
che osserva senza poter agire o sentire pienamente.
2. La Solitudine e l'Isolamento: Conseguenza dell'aridità è una condizione di solitudine radicale. Il poeta
è isolato dagli altri e da sé stesso, incapace di comunicare e di stabilire legami profondi.
3. Il Paesaggio Ligure e la Natura Scabra: La Liguria, con le sue coste rocciose, la sua vegetazione
povera e i suoi elementi marini, non è uno sfondo idilliaco, ma un correlativo oggettivo dello stato
d'animo del poeta. È una natura "scabra", essenziale, che riflette l'aridità interiore e la durezza
dell'esistenza. Anche le creature viventi (insetti, licheni) sono osservate con una lucidità quasi scientifica,
senza sentimentalismo.
4. La Disillusione e il Rifiuto degli Ideali: Sbarbaro condivide con Gozzano il rifiuto della retorica e degli
ideali eroici. Non c'è spazio per illusioni o per grandi passioni; solo la consapevolezza di una realtà priva
di senso e di valori.
5. La Perdita dell'Aura del Poeta: Come i crepuscolari, Sbarbaro non si presenta come un vate, ma come
un uomo comune, che registra con onestà la propria incapacità di essere e di sentire.