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Pratolini letteratura contemporanea, Dispense di Letteratura Contemporanea

Pratolini letteratura contemporanea

Tipologia: Dispense

2025/2026

Caricato il 04/03/2026

martinabarbagallo02
martinabarbagallo02 🇮🇹

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Vasco Pratolini
Contesto storico e culturale
Vasco Pratolini (1913-1991) è uno dei principali esponenti del Neorealismo nella narrativa italiana.
Il suo nome è particolarmente legato alla città di Firenze e alla rappresentazione letteraria della vita
popolare urbana nel periodo che va dagli anni ’30 al secondo dopoguerra. Il contesto storico in cui
Pratolini scrive è segnato da eventi cruciali: la fine del fascismo, la guerra vissuta sul fronte interno
(bombardamenti, occupazione tedesca), la Resistenza (a cui partecipò anche personalmente) e poi il
difficile dopoguerra con la ricostruzione e i conflitti sociali (ad esempio le lotte operaie degli anni ’50
di cui scriverà in Metello). Culturalmente, Pratolini è un autodidatta formatosi negli ambienti letterari
fiorentini: da giovane frequentò gruppi di poeti dell’Ermetismo fiorentino, come testimonia la sua
collaborazione alla rivista Campo di Marte nel 1938-39 , e fu amico di scrittori come Elio Vittorini e
Alfonso Gatto. Questa doppia influenza – ermetica da un lato, realista dall’altro – si riflette nella sua
prosa, che inizialmente ebbe punte liriche, per poi diventare sempre più aderente al parlato e alla
realtà quotidiana. Firenze, con i suoi quartieri popolari (San Frediano in particolare), fu il microcosmo
che Pratolini scelse per raccontare le storie corali di gente comune: nel clima neorealista del
dopoguerra, il suo contributo fu dare voce con calore umano e onestà narrativa a quella “piccola
gente” (artigiani, operai, famiglie popolari) che la grande storia attraversava. Pratolini stesso visse
povertà e lavori umili, condividendo dunque dall’interno la condizione di cui narrava . Un altro
elemento di contesto fu il suo orientamento politico: dopo una giovanile vicinanza a correnti del
fascismo (il cosiddetto “fascismo di sinistra” inizialmente frequentato, da cui poi si distaccò per
abbracciare idee antifasciste) , Pratolini divenne un convinto sostenitore del comunismo e della
Resistenza. Ciò lo portò a combattere con i partigiani a Firenze e poi a esprimere nelle sue opere
solidarietà di classe e coscienza civile. Dunque, il contesto culturale pratoniliano è quello di un
umanesimo socialista, tipico degli anni ’40-’50: credere nella letteratura come strumento per capire
e migliorare la società, raccontando la vita quotidiana e i sentimenti delle persone comuni con
autenticità. In definitiva, la Firenze popolare e l’Italia della lotta antifascista e del dopoguerra
costituiscono lo scenario vivo su cui Pratolini modella la sua narrativa neorealista.
Notizie biografiche salienti
Vasco Pratolini nasce nel 1913 a Firenze, in una famiglia modesta. Rimasto presto orfano di madre e
provenendo da condizioni economiche difficili, deve interrompere gli studi dopo le elementari e
svolgere vari mestieri sin da ragazzo (garzone, tipografo, impiegato, ecc.) . Questi anni lo mettono a
stretto contatto con la vita del popolo fiorentino, esperienza che sarà poi linfa per i suoi romanzi.
Autodidatta, in gioventù frequenta i caffè e gli ambienti culturali fiorentini: fa amicizia con letterati
come Ottone Rosai, Alfonso Gatto e partecipa alla redazione di riviste (nel 1938 co-dirige Campo di
Marte, rivista di avanguardia ermetica, assieme al poeta Alessandro Bonsanti) . Negli anni ’30 non
ha ancora esordito in volume, ma scrive racconti e articoli, oscillando tra una formazione culturale
ancora sotto il fascismo e l’avvicinamento progressivo ad idee antifasciste. Allo scoppio della
Seconda guerra mondiale, Pratolini viene arruolato; ma nel 1943 con l’armistizio, rientrato a Firenze,
prende parte attiva alla Resistenza: entra nelle file partigiane e collabora anche a giornali clandestini.
Dopo la liberazione di Firenze (agosto 1944), lavora come giornalista per un giornale del Comitato
Toscano di Liberazione Nazionale. Nel dopoguerra la sua carriera letteraria decolla: pubblica romanzi
che ottengono successo e continua anche l’attività di sceneggiatore cinematografico (diversi film
neorealisti sono tratti o sceneggiati da opere sue, come Cronache di poveri amanti). Negli anni ’50 si
trasferisce a Roma. Nonostante il cambio di città, Firenze resta sempre al centro del suo immaginario
letterario. Pratolini negli anni ’50-’60 scrive romanzi di più ampio respiro storico (come la trilogia
Una storia italiana, che comprende Metello, Lo scialo, Allegoria e derisione) in cui racconta decenni
di vita italiana, dal movimento operaio ottocentesco alla Firenze del boom economico. Riceve premi
e riconoscimenti, affermandosi come una delle voci narrative più rappresentative del Novecento
italiano. Muore nel 1991 a Roma, lasciando un’eredità importante soprattutto come cantore della
memoria collettiva fiorentina.
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Vasco Pratolini

Contesto storico e culturale

Vasco Pratolini (1913-1991) è uno dei principali esponenti del Neorealismo nella narrativa italiana. Il suo nome è particolarmente legato alla città di Firenze e alla rappresentazione letteraria della vita popolare urbana nel periodo che va dagli anni ’30 al secondo dopoguerra. Il contesto storico in cui Pratolini scrive è segnato da eventi cruciali: la fine del fascismo, la guerra vissuta sul fronte interno (bombardamenti, occupazione tedesca), la Resistenza (a cui partecipò anche personalmente) e poi il difficile dopoguerra con la ricostruzione e i conflitti sociali (ad esempio le lotte operaie degli anni ’ di cui scriverà in Metello ). Culturalmente, Pratolini è un autodidatta formatosi negli ambienti letterari fiorentini: da giovane frequentò gruppi di poeti dell’Ermetismo fiorentino, come testimonia la sua collaborazione alla rivista Campo di Marte nel 1938-39 , e fu amico di scrittori come Elio Vittorini e Alfonso Gatto. Questa doppia influenza – ermetica da un lato, realista dall’altro – si riflette nella sua prosa, che inizialmente ebbe punte liriche, per poi diventare sempre più aderente al parlato e alla realtà quotidiana. Firenze, con i suoi quartieri popolari (San Frediano in particolare), fu il microcosmo che Pratolini scelse per raccontare le storie corali di gente comune: nel clima neorealista del dopoguerra, il suo contributo fu dare voce con calore umano e onestà narrativa a quella “piccola gente” (artigiani, operai, famiglie popolari) che la grande storia attraversava. Pratolini stesso visse povertà e lavori umili, condividendo dunque dall’interno la condizione di cui narrava. Un altro elemento di contesto fu il suo orientamento politico: dopo una giovanile vicinanza a correnti del fascismo (il cosiddetto “fascismo di sinistra” inizialmente frequentato, da cui poi si distaccò per abbracciare idee antifasciste) , Pratolini divenne un convinto sostenitore del comunismo e della Resistenza. Ciò lo portò a combattere con i partigiani a Firenze e poi a esprimere nelle sue opere solidarietà di classe e coscienza civile. Dunque, il contesto culturale pratoniliano è quello di un umanesimo socialista , tipico degli anni ’40-’50: credere nella letteratura come strumento per capire e migliorare la società, raccontando la vita quotidiana e i sentimenti delle persone comuni con autenticità. In definitiva, la Firenze popolare e l’Italia della lotta antifascista e del dopoguerra costituiscono lo scenario vivo su cui Pratolini modella la sua narrativa neorealista.

Notizie biografiche salienti

Vasco Pratolini nasce nel 1913 a Firenze, in una famiglia modesta. Rimasto presto orfano di madre e provenendo da condizioni economiche difficili, deve interrompere gli studi dopo le elementari e svolgere vari mestieri sin da ragazzo (garzone, tipografo, impiegato, ecc.). Questi anni lo mettono a stretto contatto con la vita del popolo fiorentino, esperienza che sarà poi linfa per i suoi romanzi. Autodidatta, in gioventù frequenta i caffè e gli ambienti culturali fiorentini: fa amicizia con letterati come Ottone Rosai, Alfonso Gatto e partecipa alla redazione di riviste (nel 1938 co-dirige Campo di Marte , rivista di avanguardia ermetica, assieme al poeta Alessandro Bonsanti). Negli anni ’30 non ha ancora esordito in volume, ma scrive racconti e articoli, oscillando tra una formazione culturale ancora sotto il fascismo e l’avvicinamento progressivo ad idee antifasciste. Allo scoppio della Seconda guerra mondiale, Pratolini viene arruolato; ma nel 1943 con l’armistizio, rientrato a Firenze, prende parte attiva alla Resistenza: entra nelle file partigiane e collabora anche a giornali clandestini. Dopo la liberazione di Firenze (agosto 1944), lavora come giornalista per un giornale del Comitato Toscano di Liberazione Nazionale. Nel dopoguerra la sua carriera letteraria decolla: pubblica romanzi che ottengono successo e continua anche l’attività di sceneggiatore cinematografico (diversi film neorealisti sono tratti o sceneggiati da opere sue, come Cronache di poveri amanti ). Negli anni ’50 si trasferisce a Roma. Nonostante il cambio di città, Firenze resta sempre al centro del suo immaginario letterario. Pratolini negli anni ’50-’60 scrive romanzi di più ampio respiro storico (come la trilogia Una storia italiana , che comprende Metello , Lo scialo , Allegoria e derisione ) in cui racconta decenni di vita italiana, dal movimento operaio ottocentesco alla Firenze del boom economico. Riceve premi e riconoscimenti, affermandosi come una delle voci narrative più rappresentative del Novecento italiano. Muore nel 1991 a Roma, lasciando un’eredità importante soprattutto come cantore della memoria collettiva fiorentina.

Opere principali

  • Il tappeto verde (1941) – Raccolta d’esordio di racconti. Comprende storie in parte autobiografiche sulla giovinezza a Firenze. Vi compaiono figure di familiari (la madre, ad esempio) e frammenti di vita popolare. È una prova ancora acerba, con influenze ermetiche e liriche.
  • Via de’ Magazzini (1942) – Romanzo breve (o racconto lungo) ambientato a Firenze, storia di un ragazzo nel quartiere popolare di Santa Croce. Spesso considerato il preludio a Il quartiere.
  • Le amiche (1943) – Raccolta di racconti (pubblicata poi in volume nel ’50) che include storie di amicizia e vita quotidiana a Firenze.
  • Il quartiere (1944) – Romanzo corale che narra le vicende di un gruppo di adolescenti in un rione di Firenze alla vigilia della guerra. È un romanzo di formazione collettivo: i primi amori, le scoperte e le delusioni di questi ragazzi (maschi e femmine) sono raccontate con delicatezza e partecipazione. Il quartiere idealizza valori come l’amicizia e la solidarietà di vicinato, presentando uno spaccato di vita cittadina con toni a tratti lirici.
  • Cronaca familiare (1947) – Romanzo breve, in forma di diario/lettera, in cui Pratolini rievoca il suo rapporto con il fratello minore Ferruccio, morto prematuramente. È un’opera di intensa commozione e delicatezza, un doloroso memoriale sull’amore fraterno e la perdita.
  • Cronache di poveri amanti (1947) – Il suo romanzo forse più celebre. Ambientato in una via di Firenze (Via del Corno) negli anni 1925-26, in pieno regime fascista, segue le vicende intrecciate dei vari abitanti del vicolo: artigiani, operai, donne del popolo, studenti, e la loro opposizione sommessa o aperta al fascismo locale. Il romanzo ha un forte impianto corale e dipinge con vivacità lingue e costumi popolari. Uscito nel ’47, divenne uno dei manifesti narrativi del Neorealismo e fu trasposto in un film nel 1954.
  • Un eroe del nostro tempo (1949) – Racconto lungo ambientato durante la Resistenza, incentrato sulla figura di un partigiano comunista. (Da non confondere col romanzo omonimo di Lermontov; Pratolini usa quel titolo ironicamente).
  • Metello (1955) – Romanzo che inaugura la trilogia Una storia italiana. Ambientato a Firenze tra fine ’800 e inizi ’900, segue la vita di Metello Salani, figlio di un anarchico, che da manovale diventa protagonista di lotte operaie. Metello fonde romanzo sociale e saga individuale, con una ricostruzione storica accurata delle prime organizzazioni dei lavoratori. Ebbe grande successo e ne fu tratto un film.
  • Lo scialo (1960) – Secondo romanzo della trilogia, copre il periodo fascista (anni ’20-’30) raccontando le vicende di una famiglia borghese in decadenza sullo sfondo di Firenze. Qui Pratolini si allontana dal mondo proletario per ritrarre i costumi della borghesia e la “scialo” (sperpero) morale del ventennio.
  • Allegoria e derisione (1966) – Terzo romanzo della trilogia, ambientato negli anni ’50-’60, rappresenta la società italiana del boom, esplorando le disillusioni e cinismi della generazione successiva alla guerra. È il più sperimentale dei tre, con stile più amaro e frammentario. (Altre opere includono sceneggiature e opere minori; ma quelle elencate sono le più significative. In particolare i romanzi fiorentini degli anni ’40 e Metello restano il cuore della sua produzione.)

Temi e tratti distintivi della poetica o stile narrativo

La poetica di Vasco Pratolini è caratterizzata principalmente da un forte senso di umanità e appartenenza comunitaria. Il tema centrale di molte sue opere è la vita del popolo , con i suoi legami di solidarietà, le lotte, gli amori e i dolori quotidiani. Nei suoi romanzi, soprattutto Il quartiere e Cronache di poveri amanti , Pratolini dipinge un microcosmo (il rione, la via) in cui esiste una comunità solidale : vicini di casa che condividono gioie e sventure, giovani che crescono insieme, famiglie che si aiutano. Questo riflette da un lato una visione idealizzata della classe popolare come depositaria di valori genuini (solidarietà, onestà, schiettezza), dall’altro anche una volontà documentaria di testimoniare un mondo reale. Infatti, un contributo importante di Pratolini al

  • Empatia verso i diseredati e rappresentazione delle loro virtù e sofferenze.
  • Temi di amore, amicizia, famiglia e lotta sociale intrecciati.
  • Stile piano, caldo, narrativo classico con punte liriche controllate.
  • Intento morale e progressista : far emergere la dignità dei “poveri amanti” e dei lavoratori, condannare l’ingiustizia e tramandare la memoria di un mondo che cambia. Pratolini, in definitiva, ha cantato “la storia minore” d’Italia con occhi affettuosi, e i suoi romanzi rimangono come testimonianze umane oltre che letterarie: leggendo Cronache di poveri amanti o Metello non solo apprezziamo la narrazione, ma apprendiamo e sentiamo “dal di dentro” come viveva e sentiva il popolo in certi momenti storici. Questo era esattamente l’obiettivo del Neorealismo, e Pratolini ne fu uno dei realizzatori più efficaci e amati.