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Pratolini letteratura contemporanea
Tipologia: Dispense
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Vasco Pratolini (1913-1991) è uno dei principali esponenti del Neorealismo nella narrativa italiana. Il suo nome è particolarmente legato alla città di Firenze e alla rappresentazione letteraria della vita popolare urbana nel periodo che va dagli anni ’30 al secondo dopoguerra. Il contesto storico in cui Pratolini scrive è segnato da eventi cruciali: la fine del fascismo, la guerra vissuta sul fronte interno (bombardamenti, occupazione tedesca), la Resistenza (a cui partecipò anche personalmente) e poi il difficile dopoguerra con la ricostruzione e i conflitti sociali (ad esempio le lotte operaie degli anni ’ di cui scriverà in Metello ). Culturalmente, Pratolini è un autodidatta formatosi negli ambienti letterari fiorentini: da giovane frequentò gruppi di poeti dell’Ermetismo fiorentino, come testimonia la sua collaborazione alla rivista Campo di Marte nel 1938-39 , e fu amico di scrittori come Elio Vittorini e Alfonso Gatto. Questa doppia influenza – ermetica da un lato, realista dall’altro – si riflette nella sua prosa, che inizialmente ebbe punte liriche, per poi diventare sempre più aderente al parlato e alla realtà quotidiana. Firenze, con i suoi quartieri popolari (San Frediano in particolare), fu il microcosmo che Pratolini scelse per raccontare le storie corali di gente comune: nel clima neorealista del dopoguerra, il suo contributo fu dare voce con calore umano e onestà narrativa a quella “piccola gente” (artigiani, operai, famiglie popolari) che la grande storia attraversava. Pratolini stesso visse povertà e lavori umili, condividendo dunque dall’interno la condizione di cui narrava. Un altro elemento di contesto fu il suo orientamento politico: dopo una giovanile vicinanza a correnti del fascismo (il cosiddetto “fascismo di sinistra” inizialmente frequentato, da cui poi si distaccò per abbracciare idee antifasciste) , Pratolini divenne un convinto sostenitore del comunismo e della Resistenza. Ciò lo portò a combattere con i partigiani a Firenze e poi a esprimere nelle sue opere solidarietà di classe e coscienza civile. Dunque, il contesto culturale pratoniliano è quello di un umanesimo socialista , tipico degli anni ’40-’50: credere nella letteratura come strumento per capire e migliorare la società, raccontando la vita quotidiana e i sentimenti delle persone comuni con autenticità. In definitiva, la Firenze popolare e l’Italia della lotta antifascista e del dopoguerra costituiscono lo scenario vivo su cui Pratolini modella la sua narrativa neorealista.
Vasco Pratolini nasce nel 1913 a Firenze, in una famiglia modesta. Rimasto presto orfano di madre e provenendo da condizioni economiche difficili, deve interrompere gli studi dopo le elementari e svolgere vari mestieri sin da ragazzo (garzone, tipografo, impiegato, ecc.). Questi anni lo mettono a stretto contatto con la vita del popolo fiorentino, esperienza che sarà poi linfa per i suoi romanzi. Autodidatta, in gioventù frequenta i caffè e gli ambienti culturali fiorentini: fa amicizia con letterati come Ottone Rosai, Alfonso Gatto e partecipa alla redazione di riviste (nel 1938 co-dirige Campo di Marte , rivista di avanguardia ermetica, assieme al poeta Alessandro Bonsanti). Negli anni ’30 non ha ancora esordito in volume, ma scrive racconti e articoli, oscillando tra una formazione culturale ancora sotto il fascismo e l’avvicinamento progressivo ad idee antifasciste. Allo scoppio della Seconda guerra mondiale, Pratolini viene arruolato; ma nel 1943 con l’armistizio, rientrato a Firenze, prende parte attiva alla Resistenza: entra nelle file partigiane e collabora anche a giornali clandestini. Dopo la liberazione di Firenze (agosto 1944), lavora come giornalista per un giornale del Comitato Toscano di Liberazione Nazionale. Nel dopoguerra la sua carriera letteraria decolla: pubblica romanzi che ottengono successo e continua anche l’attività di sceneggiatore cinematografico (diversi film neorealisti sono tratti o sceneggiati da opere sue, come Cronache di poveri amanti ). Negli anni ’50 si trasferisce a Roma. Nonostante il cambio di città, Firenze resta sempre al centro del suo immaginario letterario. Pratolini negli anni ’50-’60 scrive romanzi di più ampio respiro storico (come la trilogia Una storia italiana , che comprende Metello , Lo scialo , Allegoria e derisione ) in cui racconta decenni di vita italiana, dal movimento operaio ottocentesco alla Firenze del boom economico. Riceve premi e riconoscimenti, affermandosi come una delle voci narrative più rappresentative del Novecento italiano. Muore nel 1991 a Roma, lasciando un’eredità importante soprattutto come cantore della memoria collettiva fiorentina.
La poetica di Vasco Pratolini è caratterizzata principalmente da un forte senso di umanità e appartenenza comunitaria. Il tema centrale di molte sue opere è la vita del popolo , con i suoi legami di solidarietà, le lotte, gli amori e i dolori quotidiani. Nei suoi romanzi, soprattutto Il quartiere e Cronache di poveri amanti , Pratolini dipinge un microcosmo (il rione, la via) in cui esiste una comunità solidale : vicini di casa che condividono gioie e sventure, giovani che crescono insieme, famiglie che si aiutano. Questo riflette da un lato una visione idealizzata della classe popolare come depositaria di valori genuini (solidarietà, onestà, schiettezza), dall’altro anche una volontà documentaria di testimoniare un mondo reale. Infatti, un contributo importante di Pratolini al