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Sbobinature Letteratura italiana prof. Schilirò L-11, Sbobinature di Letteratura Italiana

Pirandello, Svevo, Ungaretti, Montale, Pavese, Calvino, Gadda, Pasolini.

Tipologia: Sbobinature

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Quaderni di Serafino Gubbio
Contesto storico
Nel 1911 esce il primo lungometraggio italiano Inferno di Bertolini, tratto da Dante.
Il cinema cessa di essere solo fotografia in movimento e diventa narrazione.
Nasce il fenomeno del divismo, ci sono le prime dive del cinema muto.
Storia editoriale
Già nel 1913 Pirandello lavora ad un romanzo sul cinema.
Nel 1914-15 Scrive e pubblica a puntate Si gira..., nella Nuova Antologia.
Successivamente lo pubblica per intero in un volume.
Nel 1925 riprende in mano il testo e lo ripubblica come Quaderni di Serafino
Gubbio operatore.
Instant book sul cinema
Castellana definisce questo romanzo un instant book, ovvero un libro al ridosso di
un evento importante avvenuto da poco, in questo caso la nascita del cinema. E’ il
primo romanzo italiano che riflette sul fenomeno del cinema. Nonostante questo,
non rientra nel canone dei classici del Novecento e non è nemmeno uno dei
romanzi più famosi di Pirandello.
Struttura e trama
Sette quaderni.
Genere
Romanzo pirandelliano più sperimentale dal punto di vista delle tecniche
narrative, coesistono:
1) Romanzo - saggio
La parte saggistica è concentrata quasi tutta nel III Quaderno e sono
riflessioni sul cinema e sull’arte.
Con questa tecnica narrativa il narratore è preponderante e gli eventi sono
dei pretesti per esporre la propria tesi.
2) Narratore debole
Il narratore è inattendibile ed è sullo stesso piano degli altri personaggi.
Perché Serafino è un narratore inattendibile / parzialmente attendibile?
1. Serafino ne sa quanto il lettore o anche meno, perché il lettore può
cogliere delle evidenze che sfuggono al narratore (Varia vuole far
sbranare Nuti dalla tigre), oppure le incoerenze di Serafino stesso.
Serafino non è in una posizione privilegiata, rispetto a chi legge.
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Quaderni di Serafino Gubbio

Contesto storico Nel 1911 esce il primo lungometraggio italiano Inferno di Bertolini, tratto da Dante. Il cinema cessa di essere solo fotografia in movimento e diventa narrazione. Nasce il fenomeno del divismo, ci sono le prime dive del cinema muto. Storia editoriale Già nel 1913 Pirandello lavora ad un romanzo sul cinema. Nel 1914-15 Scrive e pubblica a puntate Si gira... , nella Nuova Antologia. Successivamente lo pubblica per intero in un volume. Nel 1925 riprende in mano il testo e lo ripubblica come Quaderni di Serafino Gubbio operatore. Instant book sul cinema Castellana definisce questo romanzo un instant book, ovvero un libro al ridosso di un evento importante avvenuto da poco, in questo caso la nascita del cinema. E’ il primo romanzo italiano che riflette sul fenomeno del cinema. Nonostante questo, non rientra nel canone dei classici del Novecento e non è nemmeno uno dei romanzi più famosi di Pirandello. Struttura e trama Sette quaderni. Genere Romanzo pirandelliano più sperimentale dal punto di vista delle tecniche narrative, coesistono:

  1. Romanzo - saggio La parte saggistica è concentrata quasi tutta nel III Quaderno e sono riflessioni sul cinema e sull’arte. Con questa tecnica narrativa il narratore è preponderante e gli eventi sono dei pretesti per esporre la propria tesi.
  2. Narratore debole Il narratore è inattendibile ed è sullo stesso piano degli altri personaggi. Perché Serafino è un narratore inattendibile / parzialmente attendibile?
  1. Serafino ne sa quanto il lettore o anche meno, perché il lettore può cogliere delle evidenze che sfuggono al narratore (Varia vuole far sbranare Nuti dalla tigre), oppure le incoerenze di Serafino stesso. Serafino non è in una posizione privilegiata, rispetto a chi legge.

(Lui non è testimone diretto di quanto è successo tra Nuti e Varia, né tantomeno del suicidio di Giorgio Mirelli, vuole scoprire cosa sia realmente successo e ci aggiorna di volta in volta).

  1. Serafino si autocensura riguardo:
    • Attrazione primitiva per Varia.
    • Invaghimento per Luisetta (ne parla con ostentata freddezza). Queste due figure femminili sono stereotipi ottocenteschi. Luisetta = bellezza pura e virginale. Varia = mangiatrice di uomini.
  2. E’ incoerente dal punto di vista ideologico: ● Disprezza l’industria cinematografica ma ci lavora e ne trae vantaggio economico. ● Biasima la diva per l’alienazione che fa del proprio corpo, ma lui stesso ne rimane ipnotizzato. ● L’errore provato per la morte atroce di Nuti lo rende muto, ma grazie alla ripresa di quella scena diventerà ricco. L’incoerenza di Serafino lo rende estremamente moderno, perché senza di essa, la sua critica all’industria cinematografica avrebbe assunto un tono moralistico. Pirandello si con questo romanzo si muove polemicamente su due fronti:
  1. Verso le avanguardie: ● Il genere del romanzo in crisi all’inizio del 900, Pirandello invece rivendica il suo valore. ● Rifiuto delle macchine. (episodio della carrozzella)
  2. Verso il romanzo realista ottocentesco: Studio la gente nelle sue più ordinarie occupazioni, se mi riesca di scoprire negli altri quello che manca a me per ogni cosa ch’io faccia: la certezza che capiscano ciò che fanno. Come nel romanzo realista, per Pirandello l’oggetto di studio è la vita quotidiana delle persone, non le guerre o le battaglie. Però mentre il romanzo realista è fondato sull’oggettività del reale (la realtà è una sola, quindi la realtà è certa.) Pirandello rinnega questa certezza. ● Disgregazione del racconto, non c’è la struttura tipica del romanzo ottocentesco (inizio - svolgimento - fine). Il romanzo è costruito come se si trattasse di un quaderno frammentato (un diario vero e proprio), come se fossero pensieri del narratore.

Scrittura diaristica

Sono operatore. Ma veramente, essere operatore, nel mondo in cui vivo e di cui vivo, non vuol mica dire operare L’operatore ai tempi di S. Gubbio girava solo la manovella, mentre oggi si occupa della telecamera, gestisce l’inquadratura. Allora, i film erano costituiti da fotogrammi che scorrono a seconda della velocità nel girare la manovella dell’operatore. L’operatore era un lavoro destinato a scomparire. “Io non opero nulla”. Operare significa che l nostro corpo e la nostra mente sono impegnati nel lavoro. Nel caso dell’operatore è un lavoro meccanico che non ha bisogno della mente. > L’uomo è stato ridotto ad una mano e non ha né mente né cuore. La macchina usa la mano umana come forza motrice, la mano è stata separata dal corpo umano. L’operatore vive una condizione di alienazione mentale.

  1. Orrore: paura che l’uomo verrà sostituito dalle macchine. - Scusi, non si è trovato ancor modo di far la macchinetta da sé? girate Vedo ancora la faccia di questo signore: gracile, pallida, con radi capelli biondi; occhi cilestri, arguti; barbetta a punta, gialliccia, sotto la quale si nascondeva un sorrisetto, che voleva parer timido e cortese, ma era malizioso. Perché con quella domanda voleva dirmi: «Siete proprio necessario, voi? Che cosa siete voi? Una mano che gira la manovella. Non si potrebbe fare a meno di questa mano? Non potreste esser soppresso, sostituito da un qualche meccanismo?» Sorrisi e risposi: - Forse col tempo, signore. A dir vero, la qualità precipua che si richiede in uno che faccia la mia professione è l'impassibilità di fronte all'azione che si svolge davanti alla macchina. Un meccanismo, per questo riguardo, sarebbe senza dubbio più adatto e da preferire a un uomo. Ma la difficoltà più grave, per ora, è questa: trovare un meccanismo, che possa regolare il movimento secondo l'azione che si svolge davanti alla macchina. Giacché io, caro signore, non giro sempre allo stesso modo la manovella, ma ora più presto ora più piano, secondo il bisogno. Non dubito però, che col tempo – sissignore – si arriverà a sopprimermi. La macchinetta – anche questa macchinetta, come tante altre macchinette – girerà da sé. Ma che cosa poi farà l'uomo quando tutte le macchinette gireranno da sé, questo, caro signore, resta ancora da vedere. Condivide questo aspetto con il violinista. Dolce casa di campagna, Casa dei nonni, piena del sapore ineffabile dei più antichi ricordi familiari, ove tutti i mobili di vecchio stile, animati da questi ricordi, non erano più cose, ma quasi intime parti di coloro che v’abitavano, perché in essi toccavano e sentivano la realtà cara, tranquilla, sicura della loro esistenza. Covava davvero in quelle stanze un alito particolare, che a me pare di sentire ancora, mentre scrivo: alito d’antica vita, che aveva dato un odore a tutte le cose che vi erano custodite.

Ospizio dei poveri: i personaggi sono autentici rispetto ad altri che incontreremo nel romanzo, spicca la figura del violinista. Il violinista impazzisce e perde la capacità di suonare. La macchina tipografica rappresenta la meccanizzazione dell’attività intellettuale. Il violinista e Serafino si assomigliano, perché entrambi potrebbero essere sostituiti da una macchina. Castellana: c’è una legge nel 1913 che impedisce di uccidere animali nei set cinematografici. Romanzo-saggio, le parti riflessive però sono solo 3. Anche le parti narrative prevedono dei personaggi che pongono delle riflessioni. Quando leggiamo “I Quaderni di Serafino Gubbio” , non dobbiamo focalizzarci sulla trama, perché non riflette il vero tema del romanzo, che è invece l’avvento del cinema. Nel cinema i corpi sembrano la realtà. Un lieve sterzo. C'è una carrozzella che corre davanti. – Pò, pòpòòò, pòòò. Che? La tromba dell'automobile la tira indietro? Ma sì! Ecco pare che la faccia proprio andare indietro, comicamente. Le tre signore dell'automobile ridono, si voltano, alzano le braccia a salutare con molta vivacità, tra un confuso e gajo svolazzìo di veli variopinti; e la povera carrozzella, avvolta in una nuvola alida, nauseante, di fumo e di polvere, per quanto il cavalluccio sfiancato si sforzi di tirarla col suo trotterello stracco, séguita a dare indietro, indietro, con le case, gli alberi, i rari passanti, finché non scompare in fondo al lungo viale fuor di porta. Scompare? No: che! È scomparsa l'automobile. La carrozzella, invece, eccola qua, che va avanti ancora, pian piano, col trotterello stracco, uguale, del suo cavalluccio sfiancato. E tutto il viale par che rivenga avanti, pian piano, con essa. Avete inventato le macchine? E ora godetevi questa e consimili sensazioni di leggiadra vertigine.

Cambiamento di prospettiva, all’inizio siamo nella prospettiva delle signore sull’automobile, dopo di che passiamo al punto di vista della velocità della macchina (assolutamente nuovo in quel momento), il paesaggio intorno viene visto deformato per via della velocità. La macchina che guarda la carrozzella scomparire. Poi torniamo alla carrozzella, ritorniamo alla visione umana della realtà e non a strisce (data dalla velocità). > La macchina che cambia la percezione del mondo

Qui si compie misteriosamente il compito delle macchine Quanto di vita le macchine han mangiato con la voracità delle bestie afflitte da un verme solitario, si rovescia qua, nelle ampie stanze sotterranee, stenebrate appena da cupe lanterne rosse, che alluciano sinistramente d’una lieve tinta sanguigna le enorme bacinelle preparate per il bagno. La vita ingojata dalle macchine è lì, in quei vermi solitarii, dico nelle pellicole già avvolte nei telai. Bisogna fissare questa vita, che non è più vita, perché un’altra macchina possa ridarle il movimento qui in tanti attimi sospeso. Siamo come in un ventre, nel quale si stia sviluppando e formando una mostruosa gestazione meccanica [...] Qua non serve. Disagio che provano gli attori nei confronti della macchina e di Serafino. Pellicole: immagine dai negativi ai positivi. > Metafora della digestione e del parto. Il superfluo è il cuore, mentre ciò che realmente conta nella società sono le mani, perché sono le uniche che servono a far funzionare le macchine. La nostra società è governata dalle macchine, che seguono la propria logica matematica: tutto deve essere funzionale, nulla deve essere superfluo. Il superfluo è l’espressione artistica dell’uomo. «Vado dal magazziniere a provvedermi di pellicola vergine, e preparo per il pasto la mia macchinetta. Assumo subito, con essa in mano, la mia maschera d’impassibilità. Anzi, ecco: non sono più. Cammina lei, adesso con le mie gambe. Da capo a piedi, son cosa sua: faccio parte del suo congegno. La mia testa è qua, nella macchinetta, e me la porto in mano». E’ stato creato un ibrido: gambe di Serafino, testa della macchina. In realtà, è un fatto visivo: quando la macchina viene messa in funzione, la testa dell’operatore viene nascosta e si vedono solo le gambe. Segnato il campo nello sterrato[...] manovella (??) Noi dobbiamo affidarci a ciò che dice Serafino, assumere che ciò che lui dice è la realtà. Bravura di Serafino sta nel fatto che riesce a separare sé stesso (mente) dalla mano, questo è il motivo per cui piace ai suoi datori di lavoro. E’ un automa=serve solo a girare la manovella. Quando deve registrare la danza macabra di Vania S. non è solo un operatore ma anche uno spettatore, incantato dalla scena. Scena pornografica. Passività operatore=passività spettatore. (Castellani) Castellani>Gramsci: Rina Morelli (diva del cinema italiano) offre il suo corpo e suscita nello spettatore qualcosa di primitivo. Trasporto erotico. Viania: archetipo femme fatale.

Tigra e Vania agli opposti, V rappresenta l’artificio mentre la tigre rappresenta la naturalità primigenia. La macchina da presa trasforma la natura in artificio, tuttavia questa condizione viene messa in crisi alla fine del romanzo, perché la tigre mangia l’attore, quindi è come se la natura riprendesse il sopravvento. (Secondo il prof no perché comunque lo sbranamento della tigre arricchisce tutti: casa produttrice, Serafino ecc alla fine la mercificazione comunque prevale). Vania ha scelto la tigre come suo modello. Serafino va a casa di Vania: L’assunzione di quel suo corpo a una vita prodigiosa, in una luce da cui ella neppure in sogno avrebbe potuto immaginare di essere illuminata e riscaldata, in un trasparente, trionfale accordo con una natura attorno, di cui certo gli occhi suoi non avevano mai veduto il tripudio dei colori, era sei volte ripetuta, per miracolo d’arte e d’amore, in quel salotto, in sei tele di Giorgio Mirelli. Fissata lì per sempre, in quella realtà divina ch’egli le aveva data, in quella divina luce, in quella divina fusione di colori, la donna che mi stava davanti che cos’era più ormai? in che laido smortume, in che miseria di realtà era ormai caduta? E aveva potuto osare di tingersi di quello strano color cùpreo i capelli, che lì nelle sue tele davano col loro colore naturale tanta schiettezza d’espressione al suo volto intento, dal sorriso vago, dallo sguardo perduto nella malìa d’un sogno triste lontano? Arte=creazione divina, trasformazione di un corpo umano in un prodigio. Vania si tinge i capelli: il suo corpo è artificiale, non può essere più essere arte. Arte vs artificio. Arte e cinematografo sono incompatibili. Nel romanzo, l’arte autentica appare solo in due momenti:

  1. Sei ritratti di Giorgio Mirelli.
  2. Musica del violinista di fronte alla tigre.

Esiste un residuo di quest’arte ma ormai è fuori tempo: Giorgio Mirelli si è suicidato e il violinista ha rinunciato alla sua arte. La villetta. Era quella? Possibile che fosse quella? […] Ecco. Sapendo bene che i luoghi non hanno altra vita, altra realtà fuori di quella che noi diamo a loro, io mi vedevo costretto a riconoscere con sgomento, con accoramento infinito: “Come sono cangiato!”. La realtà ora è questa. Un’altra. Casa dei nonni: tema dell’eden perduto. Rappresenta la domesticità perfetta, la tipica e rassicurante casa borghese. Gli oggetti hanno una memoria, hanno la memoria di Serafino ma anche delle generazioni precedenti. Nel presente della storia: la villetta è stata venduta, la sorella di Mirelli ha perso il suo fascino > paradiso perduto, i personaggi non esercitano più lo stesso incanto che esercitavano nell’antefatto, sono caduti nella realtà.

Tuttavia non è esattamente così, la conclusione è molto più tragica. La tigre viene uccisa. La natura viene trasformata in merce: un astronomo è arrivato alla Cosmograph, mercifica il cielo stellato. lo stupore nei confronti della via lattea, viene trasformato in merce, in fonte di guadagno. Niente può più resistere alla macchinizzazione del mondo. Zone di resistenza: la casa dei nonni e la tigre, luoghi della nostalgia in cui è ancora possibile una relazione armonica tra uomo e natura. L’arte serve a dimostrare che l’Eden esiste ma che l’uomo ne è stato cacciato. Nostalgia: Pirandello ha il dubbio che l’eden non sia mai esistito, forse non è mai esistito un passato in cui cercare la nostra redenzione. Non c’è una certezza su come Pirandello vedesse l’Eden. 2 registri:

  1. Il registro della natura: parole più piane (?)
  2. Registro della macchina: Passo della carrozzella> coesistono due registri (?). Tigre: elemento perturbante (?).

L’allegria - Ungaretti

I Fiumi si trova al centro della raccolta > centralità. Ungaretti non italiano se non nel passaporto. Chiamato per la prima guerra mondiale, primo combattimento nel 1915. L’allegria si apre con le ultime poesie. Seconda sezione è il Porto sepolto. Presenza della data nei componimenti: è come se questi fossero pagine del suo diario, racconta l’esperienza della guerra tramite le poesie. > Immediatezza della ricostruzione dell’esperienza. Mallarmé : poetica fondata sull’analogia (rapida associazione di idee che fra di loro sono incompatibili) questi concetti sono connessi tramite un fulmine concettuale, è compito del lettore ricostruire questa connessione. La poesia può essere liberata dal senso esplicito e quindi essere oscura > concetto fondamentale per tutte le Avanguardie. Mentre si trova ancora ad Alessandria, Ungaretti ha un senso di appartenenza nei confronti dell’Italia. Si ritiene un italiano di nostalgia. Allegria > Porto sepolto (poesie di guerra) > le poesie del Porto sepolto ed altre = Allegria di naufragi. Le Avanguardie sono dei movimenti del ‘900, che alcune volte nascono come vere e proprie scuole, altre volte no. Gruppi organizzati che vogliono contestare la tradizione: rifiuto delle convenzioni e dei temi letterari. La Poesia dell'800 viene superata, da un presente che è veloce come una macchina > rapidità dei nessi

logici. 2 Avanguardie fondamentali: Futurismo e Surrealismo, non ci sarebbero state senza l’esperienza di Mallarmé (poesia slegata dal senso esplicito). Nel manifesto del Futurismo viene contestata la punteggiatura > immagini veloci. Nel Surrealismo: scrivo automaticamente quello che mi passa per la testa, come un paziente sul lettino dell’analista. Rottura del nesso esplicito. Ungaretti legge e frequenta i poeti delle avanguardie, Apollinaire è un suo amico. La poesia di M. è per persone che sono abituate a leggere la poesia, mentre i lettori di Ungaretti non necessariamente. Nella poesia di Ungaretti il senso di quanto scritto è evidente, le analogie sono evidenti e semplici. Analisi de “I Fiumi” Cotici: zona di frontiera (confine oggi con la Slovenia), teatro di guerra. 16 agosto 1916: piena guerra. Non c’è punteggiatura in questa poesia. Tuttavia ci sono le maiscuole, quindi in qualche modo RESIDUA. Allo stesso modo, non c‘è metrica, ma qualche volta l’endecasillabo residua. In tutta la poesia del primo Ungaretti, sono diffusissimi i participi. che hanno doppia funzione di aggettivo e di verbo (funz attributiva + predicativa) > “mutilato”. Albero = uomo > io sono come quest’albero, mutilato nel cuore. Il prodotto della guerra è la siccità dell’anima. Ho ripassato le epoche della mia vita (v. 44), inizia la seconda parte del componimento. Passa dal registro diaristico a quello autobiografico, narra la sua poesia precedente e lo fa attraverso i fiumi. Il primo fiume è l’Isonzo: presente della narrazione diaristica, gli altri invece sono del passato e fanno parte della sua narrazione autobiografica. I suoi antenati, così come i suoi genitori sono del Serchio. I FIUMI Cotici il 16 agosto 1916 Mi tengo a quest’albero mutilato elemento naturale sottoposto a violenza abbandonato in questa dolina che ha il languore di un circo prima o dopo lo spettacolo (senza pubblico) e guardo il passaggio quieto delle nuvole sulla luna Stamani mi sono disteso

Questo è il Nilo che mi ha visto nascere e crescere Nilo=Egitto, dove è nato e ardere d’inconsapevolezza 55 nelle estese pianure Questa è la Senna anafora dei 3 fiumi. Senna = Parigi, dove ha studiato. Capitale della modernità > mescolanza di culture >fiume torbido e in quel suo torbido mi sono rimescolato e mi sono conosciuto 60 Questi sono i miei fiumi contati nell’Isonzo tutti questi fiumi confluiscono nel presente Questa è la mia nostalgia che in ognuno Ungaretti è un poeta che tende al ritorno mi traspare 65 ora ch’è notte che la mia vita mi pare una corolla di tenebre analogia mallarmeana: tenebra del suo cuore.

Analisi “In Memoria”

Moammed Sceab amico dell’adolescenza di Ungaretti, è morto. Insieme erano partiti da Alessandra per frequentare l’università a Parigi. Si erano divisi, l’amico va per primo a Parigi, mentre Ungaretti passa quindici giorni in Italia (estate 1912) e poi lo raggiunge. Ungaretti va per la prima volta in montagna, dopo aver visto per tutta la vita solo il deserto, esperienza per lui straordinaria. Ungaretti frequenta le lezioni di Bergson, illustre filosofo, grande influenza europea. Concezione del tempo di Bergson: tempo caratterizzato dalla durata vs tempo cronologico. (???) Conoscono Apollinaire, anche lui esule dalla Polonia, ricava questo pseudonimo dal suo secondo nome. Gli stranieri trovavano degli pseudonimi francesi per poter piacere al pubblico Parigino. Anche Sceab cerca di cambiare il nome in Marcel, tuttavia non dispone della stessa vitalità di Apollinaire e rimane agli occhi di tutti uno straniero, decide quindi di suicidarsi. Il suicidio di Sceab è un forte trauma per Ungaretti. Questa poesia è la prima della sezione Porto sepolto, U. vuole aprire questa raccolta nel segno della morte e del tempo.

Precedentemente, l’inizio era “In memoria Di Moammed…” Di: verso monosillabico > poesia futurista Nomadismo : concetto chiave dell’opera > condizione dello straniero. Redenzione dall’essere straniero grazie alla poesia: M. non ce l’ha fatta, mentre Ungaretti ce la farà. Ricerca della Patria , che tuttavia non si può avere perché quella che Ungaretti cerca è una Patria archetipica. Poesia di Ungaretti: concretezza vs tendenza verso l’assoluto in cui tutti possono riconoscersi. Il primo Ungaretti ha influenze crepuscolari che poi successivamente abbandona. Il porto sepolto : il poeta si immerge, trova il suo canto e lo riporta alla luce. Lo trova nella sua Patria prenatale (preesiste alla nostra percezione, può essere solo ricordata), che si può recuperare attraverso la reminiscenza (memoria). >Concetto platonico (il mondo delle idee) La nostra poesia è preesistente rispetto a noi, la dobbiamo recuperare nella nostra Patria prenatale. Porto= accoglienza, il porto accoglie il poeta, lo radica nel mondo. Il porto allo stesso tempo è il luogo da cui si parte. E’ un concetto centrale nel nomadismo: luogo della fuga e il luogo del ritorno. Fuga: lui va a Parigi, ritorno: metaforico, ritorno alla sua Patria prenatale, in cui recupera appunto la sua poesia. Alessandria per lui è anche il porto. Il girovago Tema del nomadismo: essere senza patria, essere straniero. Può iniziare a vivere in un luogo come fosse suo ma prima o poi si rende conto che resta comunque uno straniero. Lui viene da epoche troppo vissute. > Vorrebbe ritornare all’origine, “godere un solo minuto di vita iniziale”, vorrebbe tornare al momento prima della sua nascita. Grazie alla violenza (guerra), visto che posso morire da un momento all’altro, nasce il desiderio dell’assoluto (cercare il paese innocente). Nel periodo della guerra U. dirà di sentirsi attaccato alla vita. La violenza lo lega anche alla vita. GIROVAGO Campo di Mailly, maggio 1918

Fratelli Siamo in estate, sei mesi di trincea. Prima versione: Mariano, il 15 luglio 1916 Di che reggimento siete fratelli? (si incontrano altri soldati italiani, che anche se sono estranei vengono considerati come fratelli perché condividono la stessa esperienza di vita) Fratello Tremante parola (foglia tremante: sensibilità crepuscolare) nella notte come una fogliolina appena nata Saluto accorato nell’ansia spasimante (si aspettano i bombardamenti del nemico) implorazione sussurrata di soccorso Ungaretti, dopo aver pubblicato l’Allegria, continua a scrivere altri testi e a rivedere i vecchi. Dopo il 1919, c’è un generale movimento di Restaurazione: si cerca di restaurare, dopo il periodo delle avanguardie, la sintassi. Ripresi alcuni modelli della tradizione, come quello leopardiano. > Nascita per U. di un modo diverso di comporre la sua poesia. > Sentimento del tempo. Tuttavia la sua idea iniziale non era questa. U. voleva inglobare nell’Allegria il suo nuovo modo di fare poesia: poesia di guerra (drammatica, scandita) + poesia più architettonica e composita. 1923: pubblica una raccolta chiamata il porto sepolto (non quello che leggiamo noi che è del 1916), la prefazione è firmata da Mussolini. Ungaretti è un fascista della prima ora. Nel 1925 firmerà il documento degli intellettuali fascisti. Poi dopo il 1940 maturerà una coscienza antifascista. Ungaretti è interventista perché lui si ritiene straniero. Con la guerra lui vuole recuperare una patria reale (Italia), si sarebbe sentito in comunione con altri italiani, avrebbe vissuto la stessa esperienza di dolore. Manifesto tecnico futurista Si deve usare il verbo all’infinito (o participio). Abolire la punteggiatura. > Continuità del testo, senza le pause che non esistono nel parlato.

C’era una volta La più leopardiana delle poesie del porto sepolto. > Sentimento nostalgico. Infinito di Leopardi: continuo movimento dal presente al passato o all’infinito, tramite l’utilizzo di deittici. Osservo la limitatezza della mia vita, ma immagino che aldilà dello spazio che io percepisco c’è l’infinito. Natura di D’annunzio: simbiosi tra uomo e natura, la natura riflette lo stato d’animo del poeta. Ungaretti: rapporto simbiotico uomo e natura ma natura arida. Gli altri poeti: natura che conduce al ricordo, mentre Ungaretti no. Recupera in seguito l’adesione al luogo in cui aveva combattuto quando riconosce la terra (argilla rossa del Carso). Albero mutilato. Ungaretti poeta unanime, diventa italiano perché fa la guerra. Nomadismo: lui si sente sempre nomade. E’ italiano ma non è mai stato in Italia, senso di nostalgia. Attaccamento alla vita. Allegria (contentezza della vita) di Naufragi (naufragio = guerra).

La coscienza di Zeno

III cap. “Il fumo”: parla della sua “malattia” per la scrittura. Il fatto che lui scrivesse non era ben visto nell’ambiente borghese in cui era cresciuto. Non dice mai a nessuno che sta continuando a scrivere. Le prime notizie riguardanti “La coscienza di Zeno” le abbiamo solo nel 1922, quando lo consegna all’editore. L’editore Cappelli sistema i tagli ed aggiusta la lingua, delegato da Svevo stesso. la persona che lo fa concretamente è Attilio Frescura (lo capiamo dalle lettere che i due si scambiano). L’editor Frescura dice in queste lettere che è comunque rimasta una forte impronta tedesca nell’opera. Non sappiamo quanto quali fossero le modifiche effettive apportate dall’editor, perché l’editore Cappelli non ha conservato la versione originale scritta da Svevo. Non sappiamo esattamente quale sia la reale capacità linguistica di Ettore Schmitz > conosciamo solo la versione pubblicata nel 1923. Trieste: fino al 1918 non è italiana (austriaca). Italo svevo fa parte di una famiglia che ha origini tedesche. Italo= lingua italiana, Svevo = tedesco. > Lui non sente di appartenere pienamente Lezioni di inglese da James Joyce. Una vita: ribaltamento dell’eroe ottocentesco (ispirato alla figura di Napoleone). Un personaggio che nulla vuole e nulla ottiene dalla vita. Senilità

Destinatario fittizio: capitolo 8. Quattro voci:

  • Dottor S.
  • Zeno narratore.
  • Zeno personaggio,
  • Autore. Circuiti di informazione I circuito: Zeno e il Dottore. Zeno parla al Dottore. Circuito autobiografico. Circuito terapeutico: Zeno - Dottore - Zeno. Il Dottore risponde a Zeno, spiegandogli quali sono i significati delle sue azioni e cerca di re-indirizzare i suoi comportamenti verso visioni più corrette della vita. Circuito diaristico: solitamente chi scrive il diario lo fa per non essere letto da nessuno, scrive per sé stesso (sdoppiamento: un sé stesso che parla e uno che ascolta). > Zeno Diarista - Zeno lettore Circuito editoriale: il dottore si rivolge al lettore, ma anche lo stesso Zeno, perchè il dottore lo rimprovera. I circuiti di informazione sono complessi. Il lettore si perde, ci sono voci che dicono cose disparate a destinatari diversi. Più narratori inattendibili, Zeno mente e il dottor S. pure. Tutto è messo in dubbio. L’autore non interviene per chiarire. E’ il lettore stesso che deve capire quello che è vero e quello che non lo è, esercitando il sospetto. Capitoli dal 3 al 7: 5 aggregazioni tematiche. No ordine cronologico. Nono sogno: inventato. riprende un precedente sogno. Sogno erotico, così come la psicoanalisi vuole che sia. La donna che ama rinchiusa in una gabbia, fa passare il piede di modo che lui possa mangiarlo. Sesso e cannibalismo. Nonostante Zeno narratore abbia inventato questo sogno, in realtà questo riflette i veri desideri di Zeno personaggio. La scala è un chiaro simbolo erotico. Rimozione del fratello, appare solo in 2 brani. Narrazione: Zeno fa una selezione dei suoi ricordi, dice ciò che vuole farci sapere di sé. I sogni di Zeno Morte del padre: Vittorini pag. 54. Collo di Carla: Vittorini pag. 55. Copler: “” pag. 56 Ada alla finestra: pag. 57 Ada nella scala: pag. 58 Fratello: pag. 60- Padre e madre: pag. 62 Ultimo sogno (inventato): donna nella gabbia. pag. 63 e 64

Il sogno è l’elemento principale del linguaggio dell’inconscio (insieme al tic, al lapsus e all’atto mancato). Atto mancato: Zeno non va al funerale di Guido, secondo l’intenzione del subconscio. Svevo ha una buona conoscenza della psicoanalisi, l’ha studiata. Utilizza però qualche stereotipo, banalizzando il complesso di Edipo. I personaggi ● Zeno: il personaggio più complesso. E’ sdoppiato in Zeno personaggio e Zeno narratore. Zeno personaggio diventa narratore quando racconta un suo sogno. Zeno personaggio è narrato da Zeno narratore (circa 60 anni). Etimologia del nome: Zeno viene da xenos (straniero in greco). Lui è straniero alle donne, straniero a Guido, straniero al padre, straniero all’ambiente borghese, è straniero anche a sé stesso (si sente sempre ambiguo, non si piace e vorrebbe essere altro). In verità Zeno si piace così tanto da rifiutare la cura, perché questa potrebbe modificare quello che lui è. E’ afflitto dalla nevrastenia, ma è legato a questa nevrosi e non vuole liberarsene. ● Le quattro sorelle A: stessa iniziale della madre di Italo Svevo. Le donne amate nei romanzi di Italo Svevo hanno un nome che inizia per A (Senilità e Una vita). Nell’alfabeto la lettera A sta all’inizio, mentre la Z sta alla fine: Zeno vuole amare una donna che è separata da lui da un abisso. In realtà non sono quattro ma tre perchè Anna è troppo piccola. Tre è un numero mistico: la terna (??), modello di Paride (Iliade) che deve stabilire quale sia la più bella fra Era, Afrodite e Minerva. Lui sceglie Afrodite e riceve l’odio delle altre 2. Modello Re Lear. Modello di Cenerentola. Zeno si reca in un paese straniero, deve scegliere tra 3 donne e sceglie quella meno bella. Pag. 79 e 80 Vittorini. ● Augusta: è la meno bella ma anche la più in salute. Per Svevo sua moglie rappresentava l’immagine della salute. Salute non solo fisica ma anche ideologica: la figura di Augusta (così come quella della moglie di Svevo) rappresenta i valori borghesi. A Ettore Schmitz manca la capacità di essere un buon commerciante e grazie a sua moglie si vede riconosciuta questa capacità. Zeno vuole educare Augusta (cultura patriarcale), in particolare vuole educarla alla fedeltà. Zeno acconsentirebbe al tradimento solo se egli stesso avesse tradito precedentemente. Ciò però viene contestato da Augusta. Augusta ribalta la sua posizione da educata a educatrice. ● Le amanti C. : Carla e Carmen ● Il dott. Coprosich (dal greco copros, “escremento”) il dott. è repellente, Zeno è disgustato dalla sua vista. Quello che dovrebbe curare il padre. Il medico si lava la faccia e le orecchie, perché sa di essere sporco. ● Il padre: Zeno dice che un padre perfetto e rispettabile. Tuttavia lui nutre ostilità verso il padre.