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Pirandello, Svevo, Ungaretti, Montale, Pavese, Calvino, Gadda, Pasolini.
Tipologia: Sbobinature
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Contesto storico Nel 1911 esce il primo lungometraggio italiano Inferno di Bertolini, tratto da Dante. Il cinema cessa di essere solo fotografia in movimento e diventa narrazione. Nasce il fenomeno del divismo, ci sono le prime dive del cinema muto. Storia editoriale Già nel 1913 Pirandello lavora ad un romanzo sul cinema. Nel 1914-15 Scrive e pubblica a puntate Si gira... , nella Nuova Antologia. Successivamente lo pubblica per intero in un volume. Nel 1925 riprende in mano il testo e lo ripubblica come Quaderni di Serafino Gubbio operatore. Instant book sul cinema Castellana definisce questo romanzo un instant book, ovvero un libro al ridosso di un evento importante avvenuto da poco, in questo caso la nascita del cinema. E’ il primo romanzo italiano che riflette sul fenomeno del cinema. Nonostante questo, non rientra nel canone dei classici del Novecento e non è nemmeno uno dei romanzi più famosi di Pirandello. Struttura e trama Sette quaderni. Genere Romanzo pirandelliano più sperimentale dal punto di vista delle tecniche narrative, coesistono:
(Lui non è testimone diretto di quanto è successo tra Nuti e Varia, né tantomeno del suicidio di Giorgio Mirelli, vuole scoprire cosa sia realmente successo e ci aggiorna di volta in volta).
Scrittura diaristica
Sono operatore. Ma veramente, essere operatore, nel mondo in cui vivo e di cui vivo, non vuol mica dire operare L’operatore ai tempi di S. Gubbio girava solo la manovella, mentre oggi si occupa della telecamera, gestisce l’inquadratura. Allora, i film erano costituiti da fotogrammi che scorrono a seconda della velocità nel girare la manovella dell’operatore. L’operatore era un lavoro destinato a scomparire. “Io non opero nulla”. Operare significa che l nostro corpo e la nostra mente sono impegnati nel lavoro. Nel caso dell’operatore è un lavoro meccanico che non ha bisogno della mente. > L’uomo è stato ridotto ad una mano e non ha né mente né cuore. La macchina usa la mano umana come forza motrice, la mano è stata separata dal corpo umano. L’operatore vive una condizione di alienazione mentale.
Ospizio dei poveri: i personaggi sono autentici rispetto ad altri che incontreremo nel romanzo, spicca la figura del violinista. Il violinista impazzisce e perde la capacità di suonare. La macchina tipografica rappresenta la meccanizzazione dell’attività intellettuale. Il violinista e Serafino si assomigliano, perché entrambi potrebbero essere sostituiti da una macchina. Castellana: c’è una legge nel 1913 che impedisce di uccidere animali nei set cinematografici. Romanzo-saggio, le parti riflessive però sono solo 3. Anche le parti narrative prevedono dei personaggi che pongono delle riflessioni. Quando leggiamo “I Quaderni di Serafino Gubbio” , non dobbiamo focalizzarci sulla trama, perché non riflette il vero tema del romanzo, che è invece l’avvento del cinema. Nel cinema i corpi sembrano la realtà. Un lieve sterzo. C'è una carrozzella che corre davanti. – Pò, pòpòòò, pòòò. Che? La tromba dell'automobile la tira indietro? Ma sì! Ecco pare che la faccia proprio andare indietro, comicamente. Le tre signore dell'automobile ridono, si voltano, alzano le braccia a salutare con molta vivacità, tra un confuso e gajo svolazzìo di veli variopinti; e la povera carrozzella, avvolta in una nuvola alida, nauseante, di fumo e di polvere, per quanto il cavalluccio sfiancato si sforzi di tirarla col suo trotterello stracco, séguita a dare indietro, indietro, con le case, gli alberi, i rari passanti, finché non scompare in fondo al lungo viale fuor di porta. Scompare? No: che! È scomparsa l'automobile. La carrozzella, invece, eccola qua, che va avanti ancora, pian piano, col trotterello stracco, uguale, del suo cavalluccio sfiancato. E tutto il viale par che rivenga avanti, pian piano, con essa. Avete inventato le macchine? E ora godetevi questa e consimili sensazioni di leggiadra vertigine.
Cambiamento di prospettiva, all’inizio siamo nella prospettiva delle signore sull’automobile, dopo di che passiamo al punto di vista della velocità della macchina (assolutamente nuovo in quel momento), il paesaggio intorno viene visto deformato per via della velocità. La macchina che guarda la carrozzella scomparire. Poi torniamo alla carrozzella, ritorniamo alla visione umana della realtà e non a strisce (data dalla velocità). > La macchina che cambia la percezione del mondo
Qui si compie misteriosamente il compito delle macchine Quanto di vita le macchine han mangiato con la voracità delle bestie afflitte da un verme solitario, si rovescia qua, nelle ampie stanze sotterranee, stenebrate appena da cupe lanterne rosse, che alluciano sinistramente d’una lieve tinta sanguigna le enorme bacinelle preparate per il bagno. La vita ingojata dalle macchine è lì, in quei vermi solitarii, dico nelle pellicole già avvolte nei telai. Bisogna fissare questa vita, che non è più vita, perché un’altra macchina possa ridarle il movimento qui in tanti attimi sospeso. Siamo come in un ventre, nel quale si stia sviluppando e formando una mostruosa gestazione meccanica [...] Qua non serve. Disagio che provano gli attori nei confronti della macchina e di Serafino. Pellicole: immagine dai negativi ai positivi. > Metafora della digestione e del parto. Il superfluo è il cuore, mentre ciò che realmente conta nella società sono le mani, perché sono le uniche che servono a far funzionare le macchine. La nostra società è governata dalle macchine, che seguono la propria logica matematica: tutto deve essere funzionale, nulla deve essere superfluo. Il superfluo è l’espressione artistica dell’uomo. «Vado dal magazziniere a provvedermi di pellicola vergine, e preparo per il pasto la mia macchinetta. Assumo subito, con essa in mano, la mia maschera d’impassibilità. Anzi, ecco: non sono più. Cammina lei, adesso con le mie gambe. Da capo a piedi, son cosa sua: faccio parte del suo congegno. La mia testa è qua, nella macchinetta, e me la porto in mano». E’ stato creato un ibrido: gambe di Serafino, testa della macchina. In realtà, è un fatto visivo: quando la macchina viene messa in funzione, la testa dell’operatore viene nascosta e si vedono solo le gambe. Segnato il campo nello sterrato[...] manovella (??) Noi dobbiamo affidarci a ciò che dice Serafino, assumere che ciò che lui dice è la realtà. Bravura di Serafino sta nel fatto che riesce a separare sé stesso (mente) dalla mano, questo è il motivo per cui piace ai suoi datori di lavoro. E’ un automa=serve solo a girare la manovella. Quando deve registrare la danza macabra di Vania S. non è solo un operatore ma anche uno spettatore, incantato dalla scena. Scena pornografica. Passività operatore=passività spettatore. (Castellani) Castellani>Gramsci: Rina Morelli (diva del cinema italiano) offre il suo corpo e suscita nello spettatore qualcosa di primitivo. Trasporto erotico. Viania: archetipo femme fatale.
Tigra e Vania agli opposti, V rappresenta l’artificio mentre la tigre rappresenta la naturalità primigenia. La macchina da presa trasforma la natura in artificio, tuttavia questa condizione viene messa in crisi alla fine del romanzo, perché la tigre mangia l’attore, quindi è come se la natura riprendesse il sopravvento. (Secondo il prof no perché comunque lo sbranamento della tigre arricchisce tutti: casa produttrice, Serafino ecc alla fine la mercificazione comunque prevale). Vania ha scelto la tigre come suo modello. Serafino va a casa di Vania: L’assunzione di quel suo corpo a una vita prodigiosa, in una luce da cui ella neppure in sogno avrebbe potuto immaginare di essere illuminata e riscaldata, in un trasparente, trionfale accordo con una natura attorno, di cui certo gli occhi suoi non avevano mai veduto il tripudio dei colori, era sei volte ripetuta, per miracolo d’arte e d’amore, in quel salotto, in sei tele di Giorgio Mirelli. Fissata lì per sempre, in quella realtà divina ch’egli le aveva data, in quella divina luce, in quella divina fusione di colori, la donna che mi stava davanti che cos’era più ormai? in che laido smortume, in che miseria di realtà era ormai caduta? E aveva potuto osare di tingersi di quello strano color cùpreo i capelli, che lì nelle sue tele davano col loro colore naturale tanta schiettezza d’espressione al suo volto intento, dal sorriso vago, dallo sguardo perduto nella malìa d’un sogno triste lontano? Arte=creazione divina, trasformazione di un corpo umano in un prodigio. Vania si tinge i capelli: il suo corpo è artificiale, non può essere più essere arte. Arte vs artificio. Arte e cinematografo sono incompatibili. Nel romanzo, l’arte autentica appare solo in due momenti:
Esiste un residuo di quest’arte ma ormai è fuori tempo: Giorgio Mirelli si è suicidato e il violinista ha rinunciato alla sua arte. La villetta. Era quella? Possibile che fosse quella? […] Ecco. Sapendo bene che i luoghi non hanno altra vita, altra realtà fuori di quella che noi diamo a loro, io mi vedevo costretto a riconoscere con sgomento, con accoramento infinito: “Come sono cangiato!”. La realtà ora è questa. Un’altra. Casa dei nonni: tema dell’eden perduto. Rappresenta la domesticità perfetta, la tipica e rassicurante casa borghese. Gli oggetti hanno una memoria, hanno la memoria di Serafino ma anche delle generazioni precedenti. Nel presente della storia: la villetta è stata venduta, la sorella di Mirelli ha perso il suo fascino > paradiso perduto, i personaggi non esercitano più lo stesso incanto che esercitavano nell’antefatto, sono caduti nella realtà.
Tuttavia non è esattamente così, la conclusione è molto più tragica. La tigre viene uccisa. La natura viene trasformata in merce: un astronomo è arrivato alla Cosmograph, mercifica il cielo stellato. lo stupore nei confronti della via lattea, viene trasformato in merce, in fonte di guadagno. Niente può più resistere alla macchinizzazione del mondo. Zone di resistenza: la casa dei nonni e la tigre, luoghi della nostalgia in cui è ancora possibile una relazione armonica tra uomo e natura. L’arte serve a dimostrare che l’Eden esiste ma che l’uomo ne è stato cacciato. Nostalgia: Pirandello ha il dubbio che l’eden non sia mai esistito, forse non è mai esistito un passato in cui cercare la nostra redenzione. Non c’è una certezza su come Pirandello vedesse l’Eden. 2 registri:
I Fiumi si trova al centro della raccolta > centralità. Ungaretti non italiano se non nel passaporto. Chiamato per la prima guerra mondiale, primo combattimento nel 1915. L’allegria si apre con le ultime poesie. Seconda sezione è il Porto sepolto. Presenza della data nei componimenti: è come se questi fossero pagine del suo diario, racconta l’esperienza della guerra tramite le poesie. > Immediatezza della ricostruzione dell’esperienza. Mallarmé : poetica fondata sull’analogia (rapida associazione di idee che fra di loro sono incompatibili) questi concetti sono connessi tramite un fulmine concettuale, è compito del lettore ricostruire questa connessione. La poesia può essere liberata dal senso esplicito e quindi essere oscura > concetto fondamentale per tutte le Avanguardie. Mentre si trova ancora ad Alessandria, Ungaretti ha un senso di appartenenza nei confronti dell’Italia. Si ritiene un italiano di nostalgia. Allegria > Porto sepolto (poesie di guerra) > le poesie del Porto sepolto ed altre = Allegria di naufragi. Le Avanguardie sono dei movimenti del ‘900, che alcune volte nascono come vere e proprie scuole, altre volte no. Gruppi organizzati che vogliono contestare la tradizione: rifiuto delle convenzioni e dei temi letterari. La Poesia dell'800 viene superata, da un presente che è veloce come una macchina > rapidità dei nessi
logici. 2 Avanguardie fondamentali: Futurismo e Surrealismo, non ci sarebbero state senza l’esperienza di Mallarmé (poesia slegata dal senso esplicito). Nel manifesto del Futurismo viene contestata la punteggiatura > immagini veloci. Nel Surrealismo: scrivo automaticamente quello che mi passa per la testa, come un paziente sul lettino dell’analista. Rottura del nesso esplicito. Ungaretti legge e frequenta i poeti delle avanguardie, Apollinaire è un suo amico. La poesia di M. è per persone che sono abituate a leggere la poesia, mentre i lettori di Ungaretti non necessariamente. Nella poesia di Ungaretti il senso di quanto scritto è evidente, le analogie sono evidenti e semplici. Analisi de “I Fiumi” Cotici: zona di frontiera (confine oggi con la Slovenia), teatro di guerra. 16 agosto 1916: piena guerra. Non c’è punteggiatura in questa poesia. Tuttavia ci sono le maiscuole, quindi in qualche modo RESIDUA. Allo stesso modo, non c‘è metrica, ma qualche volta l’endecasillabo residua. In tutta la poesia del primo Ungaretti, sono diffusissimi i participi. che hanno doppia funzione di aggettivo e di verbo (funz attributiva + predicativa) > “mutilato”. Albero = uomo > io sono come quest’albero, mutilato nel cuore. Il prodotto della guerra è la siccità dell’anima. Ho ripassato le epoche della mia vita (v. 44), inizia la seconda parte del componimento. Passa dal registro diaristico a quello autobiografico, narra la sua poesia precedente e lo fa attraverso i fiumi. Il primo fiume è l’Isonzo: presente della narrazione diaristica, gli altri invece sono del passato e fanno parte della sua narrazione autobiografica. I suoi antenati, così come i suoi genitori sono del Serchio. I FIUMI Cotici il 16 agosto 1916 Mi tengo a quest’albero mutilato elemento naturale sottoposto a violenza abbandonato in questa dolina che ha il languore di un circo prima o dopo lo spettacolo (senza pubblico) e guardo il passaggio quieto delle nuvole sulla luna Stamani mi sono disteso
Questo è il Nilo che mi ha visto nascere e crescere Nilo=Egitto, dove è nato e ardere d’inconsapevolezza 55 nelle estese pianure Questa è la Senna anafora dei 3 fiumi. Senna = Parigi, dove ha studiato. Capitale della modernità > mescolanza di culture >fiume torbido e in quel suo torbido mi sono rimescolato e mi sono conosciuto 60 Questi sono i miei fiumi contati nell’Isonzo tutti questi fiumi confluiscono nel presente Questa è la mia nostalgia che in ognuno Ungaretti è un poeta che tende al ritorno mi traspare 65 ora ch’è notte che la mia vita mi pare una corolla di tenebre analogia mallarmeana: tenebra del suo cuore.
Moammed Sceab amico dell’adolescenza di Ungaretti, è morto. Insieme erano partiti da Alessandra per frequentare l’università a Parigi. Si erano divisi, l’amico va per primo a Parigi, mentre Ungaretti passa quindici giorni in Italia (estate 1912) e poi lo raggiunge. Ungaretti va per la prima volta in montagna, dopo aver visto per tutta la vita solo il deserto, esperienza per lui straordinaria. Ungaretti frequenta le lezioni di Bergson, illustre filosofo, grande influenza europea. Concezione del tempo di Bergson: tempo caratterizzato dalla durata vs tempo cronologico. (???) Conoscono Apollinaire, anche lui esule dalla Polonia, ricava questo pseudonimo dal suo secondo nome. Gli stranieri trovavano degli pseudonimi francesi per poter piacere al pubblico Parigino. Anche Sceab cerca di cambiare il nome in Marcel, tuttavia non dispone della stessa vitalità di Apollinaire e rimane agli occhi di tutti uno straniero, decide quindi di suicidarsi. Il suicidio di Sceab è un forte trauma per Ungaretti. Questa poesia è la prima della sezione Porto sepolto, U. vuole aprire questa raccolta nel segno della morte e del tempo.
Precedentemente, l’inizio era “In memoria Di Moammed…” Di: verso monosillabico > poesia futurista Nomadismo : concetto chiave dell’opera > condizione dello straniero. Redenzione dall’essere straniero grazie alla poesia: M. non ce l’ha fatta, mentre Ungaretti ce la farà. Ricerca della Patria , che tuttavia non si può avere perché quella che Ungaretti cerca è una Patria archetipica. Poesia di Ungaretti: concretezza vs tendenza verso l’assoluto in cui tutti possono riconoscersi. Il primo Ungaretti ha influenze crepuscolari che poi successivamente abbandona. Il porto sepolto : il poeta si immerge, trova il suo canto e lo riporta alla luce. Lo trova nella sua Patria prenatale (preesiste alla nostra percezione, può essere solo ricordata), che si può recuperare attraverso la reminiscenza (memoria). >Concetto platonico (il mondo delle idee) La nostra poesia è preesistente rispetto a noi, la dobbiamo recuperare nella nostra Patria prenatale. Porto= accoglienza, il porto accoglie il poeta, lo radica nel mondo. Il porto allo stesso tempo è il luogo da cui si parte. E’ un concetto centrale nel nomadismo: luogo della fuga e il luogo del ritorno. Fuga: lui va a Parigi, ritorno: metaforico, ritorno alla sua Patria prenatale, in cui recupera appunto la sua poesia. Alessandria per lui è anche il porto. Il girovago Tema del nomadismo: essere senza patria, essere straniero. Può iniziare a vivere in un luogo come fosse suo ma prima o poi si rende conto che resta comunque uno straniero. Lui viene da epoche troppo vissute. > Vorrebbe ritornare all’origine, “godere un solo minuto di vita iniziale”, vorrebbe tornare al momento prima della sua nascita. Grazie alla violenza (guerra), visto che posso morire da un momento all’altro, nasce il desiderio dell’assoluto (cercare il paese innocente). Nel periodo della guerra U. dirà di sentirsi attaccato alla vita. La violenza lo lega anche alla vita. GIROVAGO Campo di Mailly, maggio 1918
Fratelli Siamo in estate, sei mesi di trincea. Prima versione: Mariano, il 15 luglio 1916 Di che reggimento siete fratelli? (si incontrano altri soldati italiani, che anche se sono estranei vengono considerati come fratelli perché condividono la stessa esperienza di vita) Fratello Tremante parola (foglia tremante: sensibilità crepuscolare) nella notte come una fogliolina appena nata Saluto accorato nell’ansia spasimante (si aspettano i bombardamenti del nemico) implorazione sussurrata di soccorso Ungaretti, dopo aver pubblicato l’Allegria, continua a scrivere altri testi e a rivedere i vecchi. Dopo il 1919, c’è un generale movimento di Restaurazione: si cerca di restaurare, dopo il periodo delle avanguardie, la sintassi. Ripresi alcuni modelli della tradizione, come quello leopardiano. > Nascita per U. di un modo diverso di comporre la sua poesia. > Sentimento del tempo. Tuttavia la sua idea iniziale non era questa. U. voleva inglobare nell’Allegria il suo nuovo modo di fare poesia: poesia di guerra (drammatica, scandita) + poesia più architettonica e composita. 1923: pubblica una raccolta chiamata il porto sepolto (non quello che leggiamo noi che è del 1916), la prefazione è firmata da Mussolini. Ungaretti è un fascista della prima ora. Nel 1925 firmerà il documento degli intellettuali fascisti. Poi dopo il 1940 maturerà una coscienza antifascista. Ungaretti è interventista perché lui si ritiene straniero. Con la guerra lui vuole recuperare una patria reale (Italia), si sarebbe sentito in comunione con altri italiani, avrebbe vissuto la stessa esperienza di dolore. Manifesto tecnico futurista Si deve usare il verbo all’infinito (o participio). Abolire la punteggiatura. > Continuità del testo, senza le pause che non esistono nel parlato.
C’era una volta La più leopardiana delle poesie del porto sepolto. > Sentimento nostalgico. Infinito di Leopardi: continuo movimento dal presente al passato o all’infinito, tramite l’utilizzo di deittici. Osservo la limitatezza della mia vita, ma immagino che aldilà dello spazio che io percepisco c’è l’infinito. Natura di D’annunzio: simbiosi tra uomo e natura, la natura riflette lo stato d’animo del poeta. Ungaretti: rapporto simbiotico uomo e natura ma natura arida. Gli altri poeti: natura che conduce al ricordo, mentre Ungaretti no. Recupera in seguito l’adesione al luogo in cui aveva combattuto quando riconosce la terra (argilla rossa del Carso). Albero mutilato. Ungaretti poeta unanime, diventa italiano perché fa la guerra. Nomadismo: lui si sente sempre nomade. E’ italiano ma non è mai stato in Italia, senso di nostalgia. Attaccamento alla vita. Allegria (contentezza della vita) di Naufragi (naufragio = guerra).
III cap. “Il fumo”: parla della sua “malattia” per la scrittura. Il fatto che lui scrivesse non era ben visto nell’ambiente borghese in cui era cresciuto. Non dice mai a nessuno che sta continuando a scrivere. Le prime notizie riguardanti “La coscienza di Zeno” le abbiamo solo nel 1922, quando lo consegna all’editore. L’editore Cappelli sistema i tagli ed aggiusta la lingua, delegato da Svevo stesso. la persona che lo fa concretamente è Attilio Frescura (lo capiamo dalle lettere che i due si scambiano). L’editor Frescura dice in queste lettere che è comunque rimasta una forte impronta tedesca nell’opera. Non sappiamo quanto quali fossero le modifiche effettive apportate dall’editor, perché l’editore Cappelli non ha conservato la versione originale scritta da Svevo. Non sappiamo esattamente quale sia la reale capacità linguistica di Ettore Schmitz > conosciamo solo la versione pubblicata nel 1923. Trieste: fino al 1918 non è italiana (austriaca). Italo svevo fa parte di una famiglia che ha origini tedesche. Italo= lingua italiana, Svevo = tedesco. > Lui non sente di appartenere pienamente Lezioni di inglese da James Joyce. Una vita: ribaltamento dell’eroe ottocentesco (ispirato alla figura di Napoleone). Un personaggio che nulla vuole e nulla ottiene dalla vita. Senilità
Destinatario fittizio: capitolo 8. Quattro voci:
Il sogno è l’elemento principale del linguaggio dell’inconscio (insieme al tic, al lapsus e all’atto mancato). Atto mancato: Zeno non va al funerale di Guido, secondo l’intenzione del subconscio. Svevo ha una buona conoscenza della psicoanalisi, l’ha studiata. Utilizza però qualche stereotipo, banalizzando il complesso di Edipo. I personaggi ● Zeno: il personaggio più complesso. E’ sdoppiato in Zeno personaggio e Zeno narratore. Zeno personaggio diventa narratore quando racconta un suo sogno. Zeno personaggio è narrato da Zeno narratore (circa 60 anni). Etimologia del nome: Zeno viene da xenos (straniero in greco). Lui è straniero alle donne, straniero a Guido, straniero al padre, straniero all’ambiente borghese, è straniero anche a sé stesso (si sente sempre ambiguo, non si piace e vorrebbe essere altro). In verità Zeno si piace così tanto da rifiutare la cura, perché questa potrebbe modificare quello che lui è. E’ afflitto dalla nevrastenia, ma è legato a questa nevrosi e non vuole liberarsene. ● Le quattro sorelle A: stessa iniziale della madre di Italo Svevo. Le donne amate nei romanzi di Italo Svevo hanno un nome che inizia per A (Senilità e Una vita). Nell’alfabeto la lettera A sta all’inizio, mentre la Z sta alla fine: Zeno vuole amare una donna che è separata da lui da un abisso. In realtà non sono quattro ma tre perchè Anna è troppo piccola. Tre è un numero mistico: la terna (??), modello di Paride (Iliade) che deve stabilire quale sia la più bella fra Era, Afrodite e Minerva. Lui sceglie Afrodite e riceve l’odio delle altre 2. Modello Re Lear. Modello di Cenerentola. Zeno si reca in un paese straniero, deve scegliere tra 3 donne e sceglie quella meno bella. Pag. 79 e 80 Vittorini. ● Augusta: è la meno bella ma anche la più in salute. Per Svevo sua moglie rappresentava l’immagine della salute. Salute non solo fisica ma anche ideologica: la figura di Augusta (così come quella della moglie di Svevo) rappresenta i valori borghesi. A Ettore Schmitz manca la capacità di essere un buon commerciante e grazie a sua moglie si vede riconosciuta questa capacità. Zeno vuole educare Augusta (cultura patriarcale), in particolare vuole educarla alla fedeltà. Zeno acconsentirebbe al tradimento solo se egli stesso avesse tradito precedentemente. Ciò però viene contestato da Augusta. Augusta ribalta la sua posizione da educata a educatrice. ● Le amanti C. : Carla e Carmen ● Il dott. Coprosich (dal greco copros, “escremento”) il dott. è repellente, Zeno è disgustato dalla sua vista. Quello che dovrebbe curare il padre. Il medico si lava la faccia e le orecchie, perché sa di essere sporco. ● Il padre: Zeno dice che un padre perfetto e rispettabile. Tuttavia lui nutre ostilità verso il padre.