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Riassunto dettagliato del romanzo "La cognizione del dolore" di Carlo Emilio Gadda.
Tipologia: Sintesi del corso
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Gli Struzzi, Einaudi, 1973 INTRODUZIONE di Gianfranco Contini Gonzalo figura autobiografica di Gadda, tanto quanto la Mademoiselle Vinteuil di Proust e Madame Bovary di Flaubert. Gonzalo, come Gadda: reduce malvivo dalla guerra, ingegnere elettrotecnico, emigrante ed apprendista scrittore. Anche l’ambientazione risente dei soggiorni di Gadda in Argentina: sembianze sudamericane sull’odiosamata topografia della più corrente villeggiatura milanese. Il sentimento dominante in Gonzalo è l’astio per la famiglia, le sue motivazioni sono clamorosamente insufficienti, quando non futili. S’intravede un violento trauma infantile da carenza d’affetto seguito da una nevrosi. Gran parte del romanzo, soprattutto la prima parte, si focalizza sul punto di vista degli altri, calato in eroicomici scenari della vita di provincia. Autunno vale come chiave lirica della situazione, ma anche tutta l’arte di Gadda è lirica: dispone solo della propria vita. Dal punto di vista linguistico: espressivo-tradizionale, espressivo-scientifico, lombardismo. L’ espressivismo è l’equivalente di una realtà non pacifica, al metafisico e al sociale. Gadda si distingue dagli espressionisti europei, per il ricorso alle riserve dialettali. PARTE PRIMA I Arco temporale definito fin da subito: 1925- Ambientazione: lo stato finzionale del Sud America Maradàgal Fin dalle prime righe compare lo studio linguistico di Gadda: banzavòis dal dialetto lombardo “pancia vuota”, qui indica il granoturco. Inizio narrazione: non tutti i proprietari di campagna aderiscono alle associazioni di vigilanza notturne, spesso perché sono già pieni di contributi che non riescono a pagare perché il raccolto è colpito da siccità o malattie come la peronospera (immagine espressionista di come questa uccida le piante). Ricordo della Brianza. Maradàgal uscì nel 1924 da un’aspra guerra contro il Parapagàl, entrambi popolati da immigrati europei (piccola digressione espressionista sugli indios che continuano a vivere in tribù, sterminati ora dalle malattie). Entrambi pensano di aver vinto e possiedono i loro mutilati de guerra. E’ a questi che viene dato l’onere di vigilanza notturna. Sono alti, con delle eccezioni (“ Ci sono anche dei vigili alti come du soldi dio cacio” espressione toscana, plurilinguismo) e dovrebbero avere tutti e 5 i sensi in perfetto stato. Questo ovviamente viene meno se sono reduci di guerra, tanto che sorgono delle incertezze circa l’affidamento di questo incarico. Così vi sono vigili con gambe d’alluminio che permettono furti di polli e certi scandali come quello nell’arrondimiento (da arrondissement francese, circoscrizione) del Serruchòn. < descrizione espressionista: erta montana tutta triangoli e punte, quasi la groppa- minaccia del dinosauro… cupi strapiombi…dietro nere cime il sole improvvisamente risfolgora… alcuna più ardita torre, lacera il velo dorato delle nebbie… la nera folla degli uomini poveri, che ne traboccano verso gli opifici e le fabbriche.>
Lo scandalo: si scopre che il vigile Pedro Mahagones non si chiama così, ma è il nome dello zio defunto, in realtà è Gaetano Palumbo. Cresciuto dallo zio, che racconta di essere ancora vivo, come un figlio (modi un po’ rudi: sigarette, bitter, botte) < imponente, corpulento, faccia larga, corti baffi a spazzola e rossi, gli occhi affossati e piccoli, pelato, rimasto sordo da entrambi gli orecchi per una granata “penetrante e dilacerante” > Raccontava, in tutte le tabaccherie della zona, della sua vicissitudine nell’azione di quota 31, motivo per il quale prendeva la pensione di sesto grado, quasi la massima_. “Pedro era un semplice, un puro di cuore, e c’era quindi da credere alla sua parola nuda, efficace”_ Le prime voci circa la vera identità e la pensione (udito recuperato) si diffusero per merito di un commerciante tessile che venne da lontano e se ne andò poco dopo, poi la lavandaia Peppa < donna-uomo, dura, salda, tenace, povera e gialla nel viso lungo, dopo la morte della madre aveva allevato i suoi 7 fartellini. Il primo ora da età da matrimonio> Poi la pescivendola Beppina < piedi scalzi, conosciuta per il modo sbrigativo di fare la piscia > Poi la Pina <moglie nana dell’affossatore principale, vestita di nero> Flashback dello scandalo: Il commerciante incontra Pedro, si riconoscono come compaesani e iniziano a chiacchierare di conoscenze comuni. Più tardi, mentre il commerciante vende i suoi tessuti, svela ai paesani lo scandalo. “Così fu che Mahagones ridivenne Palumbo… Non solo: ma si imparò anche che, oltre ad avere ottenuto la pensione massima di categoria, nel 1925, l’aveva anche perduta subito dopo; mentre dopo aver perduto l’udito a quota 131, quello invece l’aveva miracolosamente riacquistato. Lo zio, poco a poco, morì anche nella venerazione del popolo serruchonese. Fisicamente, nel 1933, era già morto da 8 anni.” Descrizione del paesaggio di “ ville, di villule, di villoni ripieni, di villette isolate, di ville doppie, di case villerecce, di ville rustiche, di rustici delle ville” Tutto era passato per le mani degli architetti pastruafaziani, tutti i generi. Grottesca descrizione dei cessi, delle palestre, dei terrazzi per i bagni di sole. Tra queste ville c’era Villa Maria Giuseppina, proprietà di Bertoloni , piuttosto sciatta, aveva due torri e due parafulmini. Durante una grandinata un fulmine prima colpisce il parafulmine piccolo, poi contro il grande, “poi sparnazzò un po’ dappertutto sul tetto, sto farfallone della malora, e aveva poi fatto l’acrobato e la sonnambula lungo il comigliolo e la grondaia”, poi pollaio retrosante e poi nella latrina intasata della villa vicina, poi nel pianoforte a coda. Ci furono diverse perizie, si diffonde l’idea della pericolosità di avere un pianoforte in casa. (personificazione del fulmine e delle ville) Due anni dopo un secondo fulmine, colpisce di nuovo le tre ville. Arrivano in città i migliori ingegneri, che non possono entrare nella villa Giuseppina, affittata dall’aedo Carlos Caconcellos appena defunto. Possibilità che la villa diventi un monumento, ma iniziano a diffondersi voci circa la presenza di uno spirito. Per questo gli affari di Bertoloni sembrano crollare, quando si decide ad affittare la portineria ad un certo colonello medico Di Pascuale , che fortunatamente non crede nei fantasmi.
preoccupazioni, che la tengono, e d’ogni minuto: non ha tempo da interloquire coi bamboli.” (p. 64) III Il dottore inizia a visitarlo. Non riscontrò nulla di preoccupante. Gonzalo appare deluso e sconfitto. Il dottore lo invita a “ muoversi, andare, ubriacarsi d’aria” in particolare gli chiede di fare una gita l’indomani con lui e la Peppa. Gonzalo: “Non è possibile” “Nel suo occhio oramai stanco, velato, si adunarono cose dolorose.” “Noi l’aspetteremo lo stesso” Pochi giorni prima la Pepa rischia di investire Recalcati. Il dottore invita Gonzalo ad imparare a guidare, dopo qualche momento di silenzio G. confida che la madre è molto malata, e che quel giorno aveva voluto andare al cimitero per vedere se davvero la pianta non attecchiva come sosteneva Josè (toni u po’ critici da parte di Gonzalo nei confronti del peone). Poi arriva il nipote di Di Pascuale, cacciato in malo modo da Gonzalo che sembra colto da un’allucinazione. Si ridesta e racconta al dottore di un sogno che ha fatto: c’erano lui e la madre, una forza nera che era sorta in lei ricadeva su di lui. Racconto onirico, tenebroso e inquietante. Gonzalo continua a ripetere, visibilmente preoccupato, che la madre è malata. Allora il dottore si offre di curarla, ma il figlio dice che è impossibile dal momento che la donna ha una repulsione per i medici. Gonzalo continua il suo lamento “… io io il più lurido di tutti i pronomi!” Gadda fa giocare con la grammatica anche i suoi personaggi Io inteso e criticato come presunzione “E poi se un’idea è più mortale di un’altra, è segno che non sono mortali né una né l’altra”. Il suo discorso a tratti delirante colpisce tutti gli uomini. L’invettiva di Gonzalo colpisce soprattutto i suoi tutori di quando era bambino, trascurato, sofferse il freddo, patì la fame e venne castigato. IV Descrizione di un muro e di una libellula, vista con gli occhi del dottore “Con quel suo fare di bella donna a spasso, priva di itinerari, lieve d’ali e di vita, di cervello poi non parliamone, che si lascia chiamare qua e là da mille varianti imprecise, ori, drappi, fiori, cianfrusaglie, al bazar dell’esatte senza confini”. Gonzalo “Ed ecco qua i muri: ho dovuto buttare il mio sangue nelle rovine… al rinzaffo dei muri… alle tasse… a tamponare la falla della ipoteca…” Dottore tra sé e sé: “Gli anni irripetibili li aveva dissolti il dolore. La demenza dei tutori aveva straziato il bimbo. Rimaneva la morte.” Critica pesante su tutti i cittadini e ancora una volta verso il nipotino del colonello e la madre felice di “insegnargli” il francese “ ed era felice! Con quel pupazzo idiota, sbucato fuori chissà di che buco” Poi inveisce contro la comunità e le spese di cui si prende carico: “Pirobutirro è pagare, è offrire, è dare, è dar via…” “Noi Pirobutirro abbiamo la colpa di tutto… qualunque cosa succeda… a Tokio, a Singapore…” Dottore: “ma via signor Gonzalo! Lei vede nero anche il sole!” Per evitare di essere vittima dei ladri, come il figlio sostiene, il dottore gli consiglia il servizio di vigilanza notturna.
Gonzalo comincia a preoccuparsi perché la madre deve ancora tornare e ribadisce che non ne vuole sapere della vigilanza “cosa sorveglia, con duecentocinquanta ville da sorvegliare?” “e poi questo Nistitùo del diavolo è solo per la notte” “… e poi dal momento che è mutilato, come fa a fare il vigile?” Dottore: “Ma è guarito! Da un pezzo… più guarito di me… di lei” Arriva un ufficiale (Palumbo), dicendo di voler parlare con la signora perché intenzionata ad abbonarsi al servizio di vigilanza. Gonzalo si dimostra decisamente disinteressato, Palumbo afferma che tornerà quando ci sarà la madre. In tribunale Di Pascuale contro Palumbo, per vederci chiaro e dimostrare che non è sordo gli ordina due mesi di osservazione speciale medica, un pasticcio per lui che deve fare pazientare una vedova desiderosa di sposarlo. Poi un giorno di Pascuale si reca da lui e gli scrive su un foglio: “domani ti liquidiamo e vai in licenza per un mese.” Il Palumbo scoppia dalla felicità tanto da riempire di baci il colonnello “quel trasporto proprio delle anime native, e direi vergini, che tanto colpisce per cagione di contrasto noi altri letteratazzi secchi, imbelli, (salvo la breve parentesi 1915-1918), tutti occupati nelle nostre meschinità e fanfaluche e questioni di lana caprina, lontani dalle sofferenze del popolo, e privi, oltrechè di pensioni, ma anche di ogni spirito vitale.” Metaletteratura Poi Di Pascuale comunica al Palumbo due settimane e un giorno di licenza, l’uomo allora risponde “mi aveva promesso un mese!” A questo punto è chiaro che il Palumbo ci sente benissimo (discorso del colonnello in dialetto napoletano) “ Accussì vui ve ne ite in licenza… illimitata… e a pensione rimane a ‘o governo” PARTE SECONDA I Si sposta il soggetto e il punto di vista: è quello di Elisabetta Francois, madre di Gonzalo, che riceve la notizia della morte del figlio in guerra. (flashback) Fino ad ora i toni sono stati umoristici, grotteschi. Qui invece la seconda parte prende una piega drammatica. Cambia anche la lingua utilizzata: parole solenni e italiane. Toni quasi ottocenteschi? La madre vaga per casa, “il vento che le aveva rapito il figlio verso smemorati cipressi, ad ogni finestra pareva cercare anche lei, anche lei, nella casa.” “Il suo pensiero non conosceva più perché” Paesaggio temporalesco e oscuro che ritrae l’animo della donna. Osserva il popolo nelle sere d’estate (p. 136 ricorda il sabato del villaggio), si circonda delle donne del paese, ma non invidia nessuno. Si delinea un ritratto di Gonzalo attraverso il pensiero della madre: dopo la guerra non aveva vinto nessuna medaglia, non raccontava mai cosa fosse successo… sembrava che avesse in odio i ragazzi d’oggi. La madre invece insegnava a poche allieve, poi si sposa e diventa madre “forse ella non era più la madre, come nell’urlo dei parti, lacerato, lontano: non era più persona, ma ombra.” Si descrivono le mosche che girano per la casa, quasi l’unico movimento all’interno di essa.
Sta scrivendo qualcosa, e tutti sono convinti si tratti di un romanzo. “Fantasticava che la patria Maradagalese lo infiorasse a perfezione quel suo scarabocchio di romanzo... ma sapeva benissimo che se ne fregavano tutti, nel modo più completo, e che il romanzo, legato a dei personaggi veri e a un ambiente vero, era stupidì quanto i personaggi e l’ambiente.” Viene nominata la cognizione del dolore! (Pag.202) Si ripercorrono ancora una volta i vari flash che ritraggono il fastidio di Gonzalo fin dall’infanzia nei confronti degli altri. “Quella che il bambino pativa non era la festa di una gente, ma il berciare d’una muta di diavoli, pazzi, sozzi, in una inutile, bestiale diavoleria.... l’uomo decise di essere stato un ragazzo malato e di essere un deficiente. Così soltanto poteva stabilire una relazione tra sè e i suoi concittadini.” “Ai lumi della psichiatria queste fobie del fanciullo rimpetto alla pluralità dei corpi e degli impeti, sono, oggi, interamente dichiarate. Ma poi altre follie da ogni via sopravvennero: sfociarono al clamore, alla selvaggia rissa; urgevano da ogni lato, urlavano: lo circondarono. Non era un bambino, non era neppure un sordo di guerra.” Pag. Intellettuale isolato che non si riconosce negli altri ed esplicita critica alla psichiatria. Gonzalo trova conforto e sollievo, rispetto al senso di inadeguatezza, nei libri. Dialogo madre e Gonzalo, dove Gonzalo dice alla madre che non la vuole più vedere in mezzo a quei porci. V Trabatta prende al suo servizio due cugini poco di buono come guardiani del castello. Una sera questi due sentono un rumore sospetto. Pensano che dei ladri stiano volgendo le loro mire verso una casa non abbonata al servizio di vigilanza. I rumori provengono dalla casa, odono una chiave che apre il cancello. I due guardiani decidono di entrare, a raccolta arriva una gran massa di cittadini con armi e lanterne. Entrano spostando il bazar di cose che la vecchia ha posizionati davanti alle porte per impedire ai ladri di entrare, o almeno per sentirli. Accompagnati da una notevole suspance i cittadini entrano nella camera della donna e la scoprono quasi senza vita nel letto. Il volto e la testa coperte da echimosi e ferite, le mani graffiate. Arriva il medico.