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schema degli stati uniti nel diritto pubblico comparato
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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Dagli insediamenti coloniali alla Dichiarazione d’Indipendenza
1. Le tredici colonie britanniche (1597-1732) Colonie lungo la costa Atlantica, ciascuna con una propria Carta Coloniale (Statuto) concessa o approvata dal Sovrano britannico. Ogni colonia aveva un’ Assemblea legislativa bicamerale : o Camera bassa: rappresentanti eletti dal popolo. o Camera alta: membri nominati dal Re o suoi rappresentanti. I giudici coloniali potevano, in forma embrionale, controllare la legittimità delle leggi coloniali rispetto al diritto britannico. Il Governatore coloniale esercitava un potere di veto indiretto, potendo sottoporre le leggi coloniali al Re per l’approvazione definitiva. 2. Rapporti tra colonie e Corona britannica Nonostante le differenze, le colonie condividevano valori giuridici e politici di matrice britannica. Il legame più forte era di natura commerciale , con un sistema monopolistico che vincolava le colonie alla madrepatria per importazioni ed esportazioni. Londra mantenne il controllo, ma la politica coloniale cambiò con l’ascesa di Re Giorgio III. 3. Politica restrittiva e tensioni (dopo la Guerra dei Sette Anni) Re Giorgio III adottò una politica che ridusse l’autonomia delle colonie e impose tassazioni più pesanti. Due atti particolarmente controversi di Westminster incrinarono i rapporti: o Revenue Act : impose dazi su importazioni di merci non britanniche. o Stamp Act : introdusse imposte di consumo e la necessità di una marca da bollo su documenti ufficiali. I coloni si opposero duramente, invocando il principio: no taxation without representation (nessuna tassazione senza rappresentanza parlamentare).