Scarica Semantica (Tullio De Mauro) e più Appunti in PDF di Semiotica solo su Docsity!
SEMIOTICA
Il termine Semiotica deriva dal greco « semeion » e significa segno. Dunque, la Semiotica è la disciplina che studia i segni e il modo in cui essi hanno un senso. Tuttavia, se per segno intendiamo qualcosa che rinvia a qualcos’altro, cioè qualcosa di presente che rinvia a qualcos’altro di assente, possiamo affermare che la nostra è fatta di segni a cui noi diamo un significato e cerchiamo di interpretare. Effettivamente:
- Le parole non sono altro che segni che utilizziamo per comunicare ed esprimerci;
- Anche gli animali usano i segni per comunicare tra di loro e con noi;
- Ma anche per strada troviamo i segni , i segnali che guidano il nostro comportamento. In sintesi, abbiamo un segno quando c’è una relazione di rinvio. Ad esempio: il verde del semaforo diventa segno solo se c’è un rinvio al concetto di: “ via libera ”. UN PO’ DI STORIA : Dal punto di vista storico, l’origine della semiotica risale all’antichità e al sapere medico. Infatti, la « semeiotica» è la disciplina che studia i sintomi e i sintomi non sono altro che segni. La scienza dei segni è stata introdotta da John Locke ed è stata poi ripresa nell’ 800 e nel ‘ 900 da Ferdinand De Saussure e da Charles Peirce. La semiotica distingue 2 ambiti diversi:
- L’ ambito linguistico con Ferdinand De Saussure ;
- E l’ambito filosofico-cognitivo con Charles Peirce. In particolare, Ferdinand De Saussure la definisce con il termine di: Semiologia , invece Peirce con il termine di: Semiosi.
FERDINAND DE SAUSSURE
Ferdinand De Saussure è considerato il padre fondatore della Linguistica Moderna. Il “ Corso di Linguistica Generale ” è stato pubblicato dopo la sua morte ed è stato scritto sulla base degli appunti dei suoi allievi parigini. Il testo, infatti, presenta degli errori perché chi l’ha scritto non ha preso in considerazione gli appunti che Saussure dettava al suo allievo preferito, ovvero Costantine. Tuttavia, oggi conosciamo il vero pensiero di Saussure grazie al lavoro filologico ed esegeta svolto da Engler e da Tullio De Mauro. Engler = ha pubblicato un’edizione critica del “ Corso di Linguistica Generale ”. In questa edizione ha realizzato 6 colonna dove in una parte ha inserito il Corso di Linguistica Generale e dall’altra parte ha inserito gli appunti degli allievi. Infine, ha creato una colonna speciale dove ha inserito solo gli appunti che Saussure dettava al suo allievo preferito, Costantine. Dunque, mediante questo lavoro è possibile paragonare il testo con gli appunti degli allievi e con gli appunti di Costantine. De Mauro = nel 1967 ha tradotto l’edizione critica di Engler, inserendo il suo pensiero e la sua conoscenza. Arriva alla conclusione che se per Saussure la lingua è un sistema chiuso, allora dovrebbe funzionare come i: linguaggi formali e formalizzati dove tutto deve essere calcolato in modo rigoroso. In realtà per Saussure non è un sistema chiuso come avevano scritto i suoi allievi, ma è un sistema aperto. LANGUE : Più precisamente, la lingua per Saussure è un prodotto sociale , ovvero un insieme di segni convenzionali adottati dalla società. Si tratta dell’unione tra: lingua e massa parlante. La massa parlante non sono altro che la società all’interno della quale gli atti linguistici prendono forma. Gli atti linguistici, però, non vengono pronunciati solamente sulla base delle regole grammaticali, ma all’interno di un contesto fatto di: convenzioni , inferenze , relazioni. Dunque, la lingua è il frutto della relazione tra:
- L’insieme delle regole grammaticali;
- La massa parlante;
- E l’uso che la massa parlante ne fa nel contesto. A questi elementi bisogna aggiungere un altro elemento, ovvero il tempo. Il tempo è un elemento molto importante perché la lingua cambia nel corso del tempo. PAROLE : invece, è l’atto concreto, ovvero un atto individuale grazie al quale l’uomo esprime il suo pensiero. LANGAGE : è la facoltà degli esseri umani di usare le parole comunicare ed esprimersi. DICOTOMIE SAUSSURIANE: Segno, arbitrarietà del segno, diacronia, sincronia SEGNO: Per Saussure il segno è un’entità bi-planare , ovvero un’entità a due facce: il significante e il significato.
- Il SIGNIFICANTE è: l’entità presente, ovvero l’immagine acustica, la sequenza delle lettere che compongono la parola.
- Il SIGNIFICATO è: l’entità assente, ovvero l’idea, il concetto. Ad esempio: il segno linguistico « cane» ha due entità:
- Da una parte, la sequenza di lettere che compongono la parola /cane/ = Significante;
- Dall’altra, l’idea e il concetto che io ho di cane, inteso come: l’animale a quattro zampe= Significato. Il segno non è né il significante né il significato, ma il rapporto che tiene questo insieme.
CHARLES PEIRCE
Charles Peirce è considerato insieme a Ferdinand De Saussure il padre fondatore della Semiotica. Ma i due partono da due domande diverse:
- Ferdinand De Saussure , essendo un linguista, parte dalla lingua e ragiona sul segno prettamente linguistico.
- Charles Peirce , invece, essendo un filosofo, parte dalla conoscenza e si chiede: Come facciamo a conoscere il mondo? Con la sua teoria della conoscenza si allontana dalla teoria di Cartesio secondo il quale è possibile conoscere il mondo mediante l’intuito. Invece, secondo Peirce è possibile conoscere il mondo solo mediante i segni e la semiosi. In realtà questa domande era implicita in Saussure. Infatti, Saussure non nega il mondo lingua, ma afferma che il mondo al di fuori della lingua è una massa amorfa e, solo, grazie alle forme arbitrarie della lingua emerge il nostro sapere. SEGNO : Il segno per Charles Peirce è: qualcosa che sta a qualcuno, al posto di qualcos’altro, sotto certi aspetti e capacità. Allo schema binario proposto da Saussure, dobbiamo inserire un terzo elemento che Peirce definisce: interpretante. Dunque, in Peirce abbiamo una relazione triadica: segno , oggetto e interpretante. L’interpretante, però, non è l’interprete, ovvero colui che spiega il legame tra il segno e l’oggetto. L’interpretante è un altro segno che ci dice qualcosa in più rispetto all’oggetto. SEMIOSI ILLIMITATA L ’interpretante , essendo un segno, può diventare a sua volta il segno per un altro interpretante. Dunque, si crea una catena potenzialmente infinita di interpretanti che è stata definita: Semiosi Illimitata. Con “ Semiosi Illimitata ” Peirce si riferisce al fatto che a partire da un segno è possibile creare una catena infinita di interpretanti, di segni. Ad esempio: in una diagnosi medica:
- le “ bolle rosse sulla pelle ” sono il: segno
- la “ malattia” è: l’ oggetto a cui si riferisce.
- L’ interpretante 1 potrebbe essere il “ Morbillo ”. Dunque, ci dice quale tipo di malessere. Ma, essendo un segno, potrebbe diventare segno per un altro interpretante.
- Pertanto, l’interpretante 2 potrebbe essere: “ Malattia infettiva ”. Quindi, indica una particolare capacità di quel tipo di malessere.
- E infine, l’interpretante 3 potrebbe affermare che questo tipo di malattia è “ provocata da un virus ”. Dunque, esprime ancora un altro aspetto del malessere. INDICI, ICONE E SIMBOLI In base al rapporto tra il Segno e l’ Oggetto, Peirce fa una distinzione tra: indici , icone e simboli.
- ICONA = quando vi è un rapporto di somiglianza tra il: segno e l’oggetto. Ad esempio: nei ritratti o nelle illustrazioni. Un esempio di iconi è l’insegna del bagno con i disegni stilizzati di uomo e donna, dove il tratto distintivo è il sesso, anche se è codificato culturalmente. In Scozia, l’immagine stilizzata di una gonna non necessariamente rimanda a un referente femminile, visto che anche gli uomini portano il kilt
- SIMBOLO = quando il legame tra il segno e l’oggetto è di tipo convenzionale. quando il significante utilizzato è frutto di una convenzione, attraverso delle leggi stabilite dalla cultura. Si tratta del segno utilizzato nel linguaggio naturale, nel linguaggio matematico e nei segnali stradali.
- INDICE = rapporto di contiguità fisica tra: segno e oggetto. In realtà, siamo noi ad attribuire il significato ad un determinato oggetto, dandoci un indizio. Ad esempio: il fumo e le occhiaie. Il fumo indica il fuoco ; e le occhiaie indicano che una persona non ha dormito. Naturalmente le cose sono un pochino più complicate di come
Questo modello semiotico prende forma con “ Minisemantica ” dove De Mauro classifica i diversi tipi di linguaggi. Nel 2008 pubblica il “ Linguaggio tra Natura e Storia ” dove mise a confronto il suo modello semiotico con gli studi scientifici che erano stati fatti sull’evoluzione del linguaggio e degli esseri umani. CARATTERISTICHE DEL MODELLO SEMIOTICO DI DE MAURO Il modello semiotico di De Mauro sembra collegarsi costantemente alle svolte di Saussure e Peirce. In particolare, De Mauro vuole costruire una teoria generale del linguaggio, tramite il rifiuto del referenzialismo. Secondo il referenzialismo il linguaggio è un insieme di segni che si appiccicano agli oggetti pre-esistenti. In realtà il contenuto non pre-esiste al segno, ma esiste grazie al segno. Per De Mauro, invece, il linguaggio ha una natura vaga e si trasforma in maniera incalcolabile anche a causa della centralità del soggetto che interagisce nella società; il quale con il proprio agire comunicativo dà forma ai propri contenuti. SEMANTICA = Per De Mauro semantica è una scienza generale del significare. La semantica si aggancia a un’altra disciplina, ovvero la Semiotica. Dunque, si tratta di una: semantica semiotica generale. STORIA DELLA SEMANTICA L’argomentazione di De Mauro parte dalla definizione di Semantica. La prima operazione che De Mauro fa è quella di definire la parola. Definisce la parola perché vuole fare scienza e per farlo deve esplicitare tutto ciò che dice, perché solo in questo modo gli altri studiosi potranno contraddirlo. In questo caso si rifà alla teoria epistemologica di Karl Popp secondo cui un’affermazione è scientifica solo quando si può falsificare logicamente. Dunque, De Mauro come Saussure e Peirce si pone come epistemologo. Ricordiamo infatti che i sue sono partiti da due domande diverse:
- Saussure, essendo un linguista, parte dalla lingua e ragiona sul segno prettamente linguistico.
- Peirce, invece, essendo un filosofo, parte dalla conoscenza e si chiede: Come facciamo noi, esseri umani, a conoscere il mondo?
- Pertanto, De Mauro proprio come fecero Saussure e Peirce si chiede: Quello che sto facendo che valore conoscitivo ha? E proprio come aveva fatto Saussure con la Linguistica, decide di fare riferimento alla Semiotica perché non è possibile ragionare sul significato senza conoscere la nozione di segno, di lingua e di linguaggi. Dunque:
- la Semiotica è: la scienza che studia i segni ;
- La Semantica è: la scienza che studia i significati. La parola Semantica introdotta da Brèal nell’800 assume diverse accezioni, in quanto passa al linguaggio comune ed entra in diverse teorie linguistiche. SIGNIFICATO DI SEMANTICA : la Semantica è intesa come: l’insieme dei fenomeni di significare, ma il suo studio è davvero una scienza?
- Si tratta di una scienza giovane che si divide in due grandi linee:
- La linea storico-linguistica ;
- E li linea logico-matematica.
Dunque, non si tratta di una scienza che riguarda solo la linguistica, ma anche la matematica perché i linguaggi della matematica si applicano nella nostra vita quotidiana. In realtà ciò che manca alla Semantica come scienza è il fatto di non essere riconosciuta in maniera istituzionale. Ma, questa debolezza non deriva dal suo stato giovane, ma dalla scissione tra: Semantica Linguistica e Semantica Logica. In particolare:
- La Semantica Logica restringe l’oggetto. Dunque, c’è un ritorno alla visione aristotelica e al rapporto tra: il segno e il suo contenuto. Infatti, per i logici il contenuto corrisponde al referente e non al significato come aveva affermato Saussure.
- La Semantica Linguistica , invece fa rientrare tutto nel concetto di significato rendendo tutto vago. Per questo motivo non si può parlare di Semantica come scienza, ma come campo di indagine. SEMANTICA LINGUISTICA O SEMANTICA SEMIOTICA? Il campo di indagine non è rivolto solo al linguaggio verbale, dato che una teoria generale deve tenere conto anche di ciò che sta fuori dal linguaggio verbale. Infatti, un modello semiotico deve poter abbracciare tutti i linguaggi e tutte le teorie come una cassetta degli attrezzi teorici. Pertanto bisogna fare una semantica semiotica di ogni segno. De Mauro vuole capire qual è la posizione del linguaggio verbale rispetto agli altri linguaggi e arriva alla conclusione che il linguaggio verbale è prioritario nella nostra vita quotidiana non perché lo usiamo di più rispetto agli altri linguaggi, ma c’è un motivo teorico. Le lingue-storico naturali, infatti, hanno una particolarità semantica che è stata definita in diversi modi dagli studiosi:
- TARSKI : parla di universalismo. Secondo Tarski qualsiasi linguaggio può essere tradotto nei segni del linguaggio verbale, ma non viceversa. Ad esempio: con il linguaggio verbale siamo in grado di tradurre anche le formule matematiche. Difatti, il professore di matematica per spiegare le formule ricorre all’uso del linguaggio verbale. Dunque, traduce il linguaggio matematico con il codice verbale. Viceversa non è possibile. De Mauro non critica Tarski, ma afferma che nel linguaggio verbale ci sono le: antinomie , ovvero le contraddizioni. Ma nonostante ciò, il linguaggio verbale funziona lo stesso.
- HJEMSLEV : è un linguista e arriva alla stessa conclusione di Tarski. Ovvero, sostiene che la lingua è una: semiotica nella quale ogni altra lingua può essere tradotta. Prieto e Chomsky affermano lo stesso pensiero
- PRIETO : parla di “ onnipotenza semiotica ”. Si tratta della possibilità di usare la lingua per poter esprimere qualsiasi cosa e dare forma a qualsiasi senso, dato che nel linguaggio verbale il significato è aperto e può avere infiniti contenuti.
- CHOMSKY : parla di illimitatezza e afferma che il significato non può essere limitato proprio perché il nostro pensiero è illimitato. I linguaggi calcolistici , invece, sono post-verbali perché derivano dal linguaggio verbale che è vago e sfuggente.
- Il piano dell’espressione (significante/segnale);
- E il piano del contenuto (significato/senso) Il rapporto tra il significante e il significato si definisce segno. Il segno è un’entità complessa e può essere letto su diversi livello:
- La dimensione semantica : in relazione al significato e ai sensi che il segno può assumere.
- La dimensione sintattica : in relazione al quel determinato segno e agli altri segni.
- E la dimensione pragmatica : in relazione all’uso che gli utenti ne fanno del segno.
- E segnaletica : in relazione al canale utilizzato. CLASSIFICAZIONE DEI CODICI De Mauro classifica i codici in base a 4 criteri: il criterio della globalità , della finitezza , della sinonimia e della metaforicità.
- GLOBALITA’ : il segno viene diviso in maniera globale;
- FINITEZZA : permette di individuare i codici che hanno un numero finito di segni.
- SINONIMIA : si riferisce al fatto che due segni diversi possono trasmettere lo stesso senso.
- METAFORICITA’ : fa in modo che il linguaggio si possa adattare a qualsiasi situazione. Con questi 4 parametri De Mauro cerca di creare una mappa dei linguaggi. In base alla presenza o assenza di questi tratti individua 5 tipi di linguaggi: **1. LINGUAGGI A SEGNI NON ARTICOLATI
- LINGUAGGI A SEGNI ARTICOLATI DI NUMERO FINITO
- LINGUAGGI A SEGNI ARTICOLATI DI NUMERO INFINITO
- LINGUAGGI CON SINONIMIE
- CALCOLO E LINGUAGGIO VERBALE LINGUAGGI A SEGNI NON ARTICOLATI:** sono i codici che hanno 2 sensi. Ricordiamo, infatti, che non esistono linguaggi che hanno solo un senso perché un senso implica automaticamente il suo complementare. Ad esempio: la spia della benzina nel cruscotto della macchina ha senso sia quando è accesa, sia quando è spenta. Quando è accesa indica benzina non sufficiente, quando è spenta indica benzina sufficiente. Questi codici hanno un significato e un significante specifico e vengono anche definiti: linguaggi della certezza perché non abbiamo dubbi sul loro significato. Infatti, questi codici non conoscono sinonimi. LINGUAGGI A SEGNI ARTICOLATI DI NUMERO FINITO : sono quei linguaggi che presentano un rapporto esclusivo senza sinonima. Ad esempio: la targatura e i simboli che vengono utilizzati per indicare le categorie di genere. LINGUAGGI A SEGNI ARTICOLATI DI NUMERO INFINITO : sono quei linguaggi che si possono scomporre in monemi, ovvero in unità più piccole di significato. Ad esempio: cavallo si può scomporre in 2 morfemi: - cavall (morfema lessicale), -o (morfema grammaticale). La cifrazione araba e romana per essere infinita deve avere almeno 2 caratteri:
- La ripetizione di una stessa cifra dà luogo a segni diversi: 1 è diverso da 11 e da 111.
- Data una cifra è possibile scriverne una più lunga: 120 diventa 1200.
LINGUAGGI CON SINONIMIE : si tratta di 2 segni che possono trasmettere lo stesso senso. Qui troviamo il linguaggio verbale e i calcoli. Ad esempio le frasi: “ Ieri sono andata a Napoli ” e “ Ieri mi sono recata a Napoli ” hanno lo stesso significato. Lo stesso avviene nei calcoli matematici: 2+1 = 3 ; 4-1 = 3. Per quanto riguarda la distinzione tra: il calcolo e il linguaggio verbale, De Mauro inserisce il concetto di creatività , affermando che i calcoli non possono essere creati perché se io ho un calcolo e cerco di cambiare le regole di quel calcolo il calcolo non funziona più. Al contrario, noi non possiamo prevedere gli atti linguistici che andremo a creare. LINGUAGGIO VERBALE : viene definito il linguaggio della vaghezza, perché il significato del segno si può ampliare fino a inserire nuovi sensi/significati mediante la condivisione e l’intesa tra i parlanti. Ciò significa che il significato si può descrivere solo facendo riferimento al tempo e alla massa parlante. L’incomprensione è l’incapacità di costruire il senso correttamente. Con la lingua siamo in grado di correggere quello che diciamo, invece con i l linguaggio formale non è possibile. METALINGUISTICITA’ RIFLESSIVA : è la capacità della lingua di descrivere non solo le altre lingue, ma anche se stessa. Dunque, di nominare parole con altre parole e di spiegare la lingua attraverso la lingua stessa.