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Seneca completo di opere eccezionale dispensa
Tipologia: Dispense
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Biografia Seneca nasce in Spagna a Cordoba, da una famiglia equestre nel 4 a.C., Roma era già invasa da intellettuali provenienti dalle varie province. Giunse a Roma e si formò presso grandi maestri, tra cui lo stoico Attalo e il neopitagorigo Sozione dal quale apprese un modus vivendi sobrio. Il padre voleva che il figlio intraprendesse la carriera politica, poi si dedicherà intensamente alla attività intellettuale. La carriera politica viene interrotta anche perché aveva incontrato diversi ostacoli tra gli imperatori del tempo, ad esempio Caligola, o Claudio, durante il regno del quale fu condannato all’esilio per ben 8 anni in Corsica. Successivamente continuerà a svolgere l’attività letteraria che gli procurerà le simpatie di Agrippina che auspicava che il figlio diventasse imperatore, avvelenò Claudio, e fu proprio lei entusiasta delle stesse opere di Seneca. Successivamente avverrà la morte di Claudio, e da questo momento parteciperà in maniera attiva alla vita politica con l’incarico di precettore di Nerone. Egli era convinto che la sua opera di precettore nonché di guida potesse andare avanti fin chissà quale tempo, in realtà non fu così, perché Nerone raggiunta la maggiore età volle liberarsi in primis delle madre la quale lo aveva ostacolato, persino alla relazione con Giulia Livilla. Tacito, che parla degli Annales di Seneca, dice che sarà stato proprio Seneca un co - responsabile della morte della madre di Nerone, vi si conserva anche una lettera a riguardo. Da questo momento, Seneca, stanco degli atteggiamenti di Nerone, decide di lasciare la vita politica-filosofica ritirandosi a vita privata. Purtroppo poiché le congiure difronte a questo uomo folle iniziarono a serpeggiare, in particolare la Congiura dei Pisoni, si dice che fosse stato in parte coinvolto lo stesso Seneca, fu sventata da Nerone e condanna a morte i facenti parte della congiura e anche Seneca. Seneca non viene ucciso, si volle dare la morte, facendosi tagliare le vene. Anche la moglie voleva seguire il marito, Tacito osserva la sofferenza di Paolina che pur volendosi suicidarsi, non ci riuscì.
I Dialogi Sono 10 opere , ad ogni opera corrisponde un libro, tranne per il De ira , diviso in tre, di conseguenza sono 12 libri. Il titolo ci fa pensare a dei dialoghi, in realtà non lo sono, si tratta di dialoghi fittizi, chi parla è l’autore in prima persona che si rivolge ad un eventuale dedicatario. A livello strutturale si avvicina molto al genere della diàtriba cinico-stoica. 3 CONSOLATIONES CONSOLATIO AD MARCIAM: dedicata a Marcia che aveva perso il figlio Metilio, ella era la figlia di un grande storico Cremuzio Cordo, il quale si era sucidato sotto Claudio per un opera, accusato di essere filo-repubblicano. Seneca cerca di consolarla adducendo motivazioni che riguardavano la morte, per questo riprende 2 tesi filosofiche contrastanti : la morte non è un male ma un passaggio da una vita ad un altra. Non bisogna considerarla in maniera negativa, perché come dicevano gli epicurei, con la morte si cessa di soffrire. Conclude il componimento con un immagine felice, che vede il figlio nelle braccia del nonno in cielo, ci riporta un po’ al Somnium Scipionis ciceroniano. CONSOLATIO AD HELVIAM MATREM: scritta nel periodo dell’esilio. Voleva consolare la madre preoccupata delle condizioni del figlio. Cerca di dimostrare che l’esilio non è così negativo, lo considera come un cambiamento di luogo, un luogo piacevole dove continuava a dedicarsi alle sue attività. La invita a distrarsi, dedicandosi a tutte le attività che potrebbero distogliere il pensiero dal figlio. CONSOLATIO AD POLYBIUM Polybium era un liberto di Claudio, decide di scrivergli per ingraziarsi il ritorno a Roma dallo stesso liberto, e lo consola con gli stessi argomenti riguardanti alla morte che cita nella Consolatio Ad Marciam. Nella parte finale c’è un elogio a Claudio, alcuni critici hanno messo in dubbio l’autenticità di quest’opera perchè sembrava utilizzare troppa adulazione nei confronti dell’imperatore, tant’è che era stato anche accusato di debolezza per questi alcuni pensarono di giustificare la debolezza di Seneca dicendo che l’opera non fosse sua, autentica quando in realtà non è così. Se in questo momento cerca di esaltare Claudio con l’unico scopo di tornare a Roma, in un poemetto satirico successivo si fa beffa della figura di Claudio, nella cosiddetta Apokolokyntosis in cui prende in giro Claudio, infatti ce lo presenta balbuzziente… tant’è che Apokolokyntosis significa zucchificazione solitamente gli imperatori venivano deificati cioè c’era l’innalzamento al cielo invece lui si prende gioco di Claudio e lo zucchifica perché assimila la sua tesa ad una zucca incapace di ragionare.
Nella seconda parte cerca di difendersi dalle accuse che gli erano state fatte (anche agli altri filosofi) perché molti uomini accusavano i filosofi di “razzolare male e predicare bene”, perché predicavano la saggezza, l’autarkeia, però loro stessi vivevano nel lusso più sfrenato come lo stesso Seneca in quanto proveniva da una famiglia equestre benestante. Quindi cerca di difendere se stesso e gli altri filosofi da queste accuse. Nello stesso tempo non nega le accuse che gli erano state fatte, infatti dice che sicuramente la ricchezza la possiede ma gli è indifferente, però probabilmente la ricchezza consente al filosofo di avere un più ampio raggio di speculazione filosofica permettendogli di raggiungere i suoi obiettivi più facilmente. Afferma di non sentirsi il saggio per eccellenza, è un uomo come tutti gli altri, e sta attraversando la sua vita nel modo migliore per raggiungere la somma virtù. > È TUTTO IN FASE DI ACQUISIZIONE. DE TRANQUILLITATE ANIMI Come si raggiunge la tranquillità dell’animo? Prima di parlare delle soluzioni per raggiungere la tranquillità espone le manifestazione dell’inquietudine dell'animo: dice infatti che molte volte gli uomini pensano di potete trovare tranquillità viaggiando ma si rendono conto che in qualsiasi posto essi vadano se non hanno raggiunto l’equilibrio interiore non vivono bene in quanto non troveranno tranquillità riprendendo infatti ciò che dice nella consolatio ad Helviam matrem, ogni luogo è una patria per il saggio per cui il cambiamento di luogo non è una soluzione a quelli che sono i problemi dell’animo. Perciò per raggiungere la tranquillita dice che Bisogna dedicarsi ad attività che possano aiutare gli altri, per esempio scegliere la vita attiva quindi impegnandosi per il bene comune, scegliere dei buoni amici, essere parsimonioso, accettare la morte come una legge naturale solo così perché l’uomo non era tranquillo, in quanto aveva tante paure come quella della morte, dei dolori, degli dei per cui cerca di guidare l’uomo al superamento di queste paure per raggiungere una TRANQUILLITÀ INTERIORE. DE OTIO In questa opera, Si chiede, rivolgendosi ad un suo amico Anneo Sereno, se sia meglio come dicevano gli epicurei a dedicarsi ad una vita contemplativa o meno, la cosa migliore dice Seneca, sarebbe dedicarsi alla vita contemplativa, anche egli stesso quando decide di allontanarsi dalla corte di Nerone si dedicherà all’otium letterario ma sarà nello stesso tempo di aiuto per gli altri perché il fatto di allontanarsi dall’attività politica non vuol dire non esserne più parte ma si è sempre parte e si agisce per il bene della comunità però in maniera differente cioè tramite strumenti diversi, uno strumento era la scrittura infatti queste opere erano usate da Seneca per poter guarire questi ammalati è fondamentale dice che la vita contemplativa è superiore a quella attiva.
Risponde al suo amico lucillio, che gli chiede come mai gli uomini buoni siano colpiti dai mali, egli non considera questi mali in modo negativo, perché sono delle prove alle quali gli uomini vengono sottopposti dagli dei come preparazione alla vita ultra-terrena. DE CONSTATIA SAPIENTIS Mette in evidenza quanto sia fermo il carattere di un saggio, cioè colui che ha raggiunto la saggezza, una superiorità morale è destinato ad essere intangibile di fronte ogni avversità.
In questi dialoghi filosofici in quanto si dedica alla trattazione di argomenti importanti, Seneca non utilizza una filosofia prettamente teorica ma diventa uno strumento terapeutico per migliorare l’animo degli uomini. Cerca di esortare gli uomini a non sbagliare, a non lasciarsi intimorire , dalla paura della morte, dalla considerazione della sorte avversa, dai mali intesi solo in accezione negativa ma a ricercare il BENE.
come inficia la parola stessa tratterà della clemenza (vista in Cesare che aveva cercato di propagandare la sua immaginare di comandante Clemente nei confronti dei suoi nemici quando in realtà era solo per un calcolo politico). Seneca scrisse il de clementia durante il precettorato di Nerone, lui era convinto che attraverso i suoi insegnamenti avrebbe forgiato l’immagine ideale del princeps cosa che invece non sarà quando vedrà che la sua opera non stava andando a buon fine si ritirerà a vita privata. Si può notare innanzitutto che Seneca prende atto del fatto che il principato nonostante la finzione augustea della restaurazione della Repubblica, è una richiesta soluta. Proprio per questo il filosofo pone al centro il suo discorso, considerando la la virtù politica per eccellenza, non più la giustizia, come avevano fatto Platone Cicerone, ma la clemenza. In quest’opera vi è un esaltazione della figura di Nerone, della figura ideale perché vuole proporci un modello ideale quando in realtà la sua figura (Nerone) non lo sarà mai. Parla quindi della clementia che l’imperatore, deve utilizzare e che lo distingue dal tiranno e parla del Rex iustus ovvero il re giusto, deve cercare di creare un rapporto con il suddito che sia basato sulla fiducia e quando c’è la necessità deve essere clemente, deve punire solo quando è indispensabile e lo deve fare per il bene della comunità. Infatti la concezione che Seneca ha di Nerone, e poi del princeps e quella di come se fosse un anima che doveva unificare lo stato e lo può fare tramite l’uso della clementia. Seneca finge di aver raggiunto questo con Nerone infatti ciò che scrive è utopico, parla di un princeps ideale che non sarà mai personificato da Nerone.
Per ricostruire il pensiero di Seneca, ciò che racchiude tutti i suoi pensieri sono le epistule morales ad lucilium, sono 124 lettere dedicate a questo suo amico. Non sappiamo chi sia però era un propetore della provincia della Sicilia e sono importanti queste lettere perché racchiudono la visione della vita di Seneca e perché è il primo Epistolario (dopo quello di Cicerone che avevano dei destinatari ma non erano scritte per essere pubblicate) scritto per essere pubblicato con un intento sempre morale (come in tutte le sue opere) perché vuole dare insegnamenti a tutti i lettori, al destinatario e ai posteri. 124 lettere divise in 20 libri: Si presenta come un maestro che da consigli a Lucilio, poi però in un primo momento la trattazione non sembra così impegnativa perche dà questi ammaestramenti; nella seconda parte la trattazione filosofia diventa più impegnativa. Prende spunto da eventi quotidiani, tratta un determinato argomento come il tema del tempo, della morte, del dolore. Per esempio nelle epistula 53 , mentre racconta di una traversata in barca da Napoli a Pozzuoli e racconta del suo mal di mare approfitta per trattare delle malattie dell’Animo e del corpo. Descrive un attacco di asma che l’ha impaurito e li dà l’input per parlare della morte di cui aveva già parlato (nelle consolationes) Il genere è epistolario, letterario ma non fittizio. Lo stile è semplice prende come riferimento il sermo, il discorso tipicamente familiare e non ce una sistematicità nella trattazione perché sono gli eventi quotidiani da cui prende spunto e che non li fanno seguire un filo conduttore anche se alla fine esso è sempre sotteso. Usa quindi uno stile colloquiale perché dialoga con Lucilio e riprende mentre Cicerone affermava che la filosofia doveva insegnare docere e delectare, aggiunge che doveva anche movere qualcuno e usa tutti gli strumenti possibili per raggiungere il suo scopo. Il suo stile era asiano come Cicerone, infatti è argomentativo, perché il suo scopo è di movere e usa uno stile ricco di artefici retorici anche se a differenza di Cicerone che usava L’ipotassi, lui predilige la paratassi quindi la coordinazione rispetto alla subordinazione e il suo stile è stato definito concettoso; tuttavia questo stile è stato criticato da Caligola che lo definì una sabbia senza calce cioè per poter costruire è necessario il cemento che si forma con l’acqua, la sabbia e il suo stile è stato definito così perché sembra un po’ scardinato, e anche Quintiliano lo definirà un genere corrotto. Come Cicerone usa la concinnitas, quindi l’uso di parallelismi, anafore, poliptoto, è la giusta posizione dei cola che sono simmetrici a differenza dell’incoccinitas di Sallustio che usava più la variatio.
Nel 1 e nel 2 libro esorta Lucilio a dedicarsi alla vita contemplativa, lui governava in Sicilia e si era allontanato dall’otium letterario e Seneca esalta la virtù, la saggezza e invita Lucilio a lasciar perdere il negotium e a scegliere L’otium. I temi trattati: -otium; -secessus ovvero l’allontanamento dalla vita politica; -il perseguimento della virtus dove risiede la gioia, i veri valori che limitano gli impulsi irrazionali come il furor; (lui stesso afferma di percorrere questa strada, del miglioramento, della ricerca del bene, della virtù .) -amicizia -morte -tempo infatti dice di preparsi in quanto era arrivato ad un eta che lo fa pensare alla morte e cerca di convincere se stesso e i suoi lettori che è stolto chi teme la morte perché in qualsiasi modo la si voglia intendere essa è una cessazione di dolori, si disgregano gli atomi e non si avverte nulla.
- sulla ricerca della divinità, infatti pensava che fosse immanente, è il logos quell’intelligenza dell’universo di cui l’uomo fa parte; dice:”perché non dovresti credere che ci sia qualcosa di divino, e tutto ciò che avvolge l’universo è il logos cioè Dio, mentre gli uomini sono parte dell’universo e lo percepiscono nella propria interiorità.” È evidente la sua posizione stoica ma al contempo è aperto ad altre filosofie come quella epicurea infatti piuttosto che come dira in una lettera seguire Cicerone seguirà le lettere di epicuro il quale oltre ad avere scritto il perifuseos, scrisse delle lettere nelle quali presenta la sua concezione filosofica. Riprende le massime. Non mancano le sentenze come: -Dice che bisogna vivere al presente, non bisogna pensare al futuro perché iniziamo a temere quello che esso può lasciare e quindi dice che smetteremmo di temere se avessimo smesso di sperare; -nasciamo diversi nel senso che nasciamo in una condizione sociale diversa però di fronte alla morte siamo tutti uguali; Pag 150-151.
Il linguaggio, la struttura stessa delle tragedie risponde allo scopo dell’opera cioè creare PATHOS , emozioni attraverso l’esplorazione psicologica dei personaggi. Infatti Seneca da più importanza alla PAROLA , a ciò che i personaggi esprimono e vogliono esprimere. Ci sono anche battute sentenziose infatti ci sono delle battute che corrispondono ad un solo verso le così dette sticomitia o emisticomitie in cui ogni battuta corrisponde alla metà di un verso. Per esempio nell’agamemnon nel dialogo riportato tra Agamennone e cassandra in cui è importante la parola rispetto all’azione. A volte le battute sono ancora più brevi e ogni verso ne contiene quattro come nello scambio di battute tra la nutrice e la Medea. L’importanza data alla brevità che cerca di attrarre l’attenzione dei lettori quindi l’efficacia della sentenzia. LE TRAGEDIE SENECANE AGAMEMNON ("Agamennone") L'opera riproduce la vicenda dell'omonima tragedia di Eschilo: l'uccisione di Agamennone, re di Argo, tornato vittorioso dalla conquista di Troia, per mano della moglie Clitennestra. HERCULES FURENS ("Ercole furioso") La tragedia riprende la vicenda dell'Eracle di Euripide: Ercole, in un accesso di follia, massacra i figli e la moglie. MEDEA ("Medea") La trama corrisponde a quella dell'omonima tragedia di Euripide. Furiosa per essere stata abbandonata da Giàsone, che si prepara a sposare la giovane figlia di Creonte, re di Corinto, Medea (con l'aiuto della quale Giàsone ha conquistato il vello d'oro), serven- dosi delle sue arti magiche, provoca la morte di Creonte e della figlia; poi, pur lacerata tra l'odio per l'uomo che l'ha tradita e l'amore materno, uccide con le sue stesse mani i due figlioletti avuti da Giasone e infine vola via su un carro trainato da serpenti alati. OEDiPUS ("Edipo") La tragedia segue, con alcune varianti, la trama dell'Edipo re di Sofocle: Edipo, re di Tebe, apprende la sconvolgente verità di avere, senza saperlo, ucciso il proprio pa- dre, Laio, e sposato la propria madre, Giocasta. PHAEDRA ("Fedra") La vicenda è quella dell'Ippolito di Euripide, ma con differenze rilevanti, che fanno supporre una derivazione da un'altra tragedia dello stesso Euripide, per noi perdu- ta. Fedra, moglie di Tèseo re d'Atene, soccombe a una folle passione per il figliastro Ippolito e gli dichiara il suo amore. Respinta, si vendica accusando il giovane di aver cercato di usarle violenza; ma quando, in seguito alla maledizione di Tèseo, un mostro marino suscitato dal dio del mare causa a Ippolito un'orribile morte, Fedra, disperata, confessa la sua colpa e si uccide. PHOENISSAE L'opera s'ispira al mito tebano; non si tratta però di una tragedia completa, ma di ("Le Fenicie") una serie di scene staccate.
THYESTES ("Tieste") Átreo, il tiranno follemente adirato contro il fratello Tieste che gli ha sedotto la moglie e insidiato il regno, finge una riconciliazione e fa tornare nella reggia Tieste e i suoi figli per potersi vendicare: uccide di sua mano i nipoti, ne cuoce le carni e le imbandisce al fratello durante un banchetto, svelandogli subito dopo l'atroce verità. Mentre Tieste è inorridito e sgomento di fronte a una così mostruosa empie- tà, Atreo assapora fino in fondo la gioia crudele della vendetta. TROÂDES (“ Le troiane”) Dopo la caduta di Troia, le donne troiane prigioniere dei Greci piangono la loro ("Le Troiane") sorte infelice e devono subire le tragiche conseguenze della sconfitta: Ecuba, vedova del re Priamo, assiste al sacrificio della giovane figlia Polissena, immolata dai Greci sulla tomba di Achille; Andromaca, vedova di Ettore, tenta vanamente di salvare il figlioletto Astianatte, che muore scagliato giù dall'alto di una torre. I testi greci a noi noti che narrano le stesse vicende sono le Troiane, l'Ecuba e l'Andromaca di Euripide. COMMEDIE E TRAGEDIE Fabula palliata: commedia di ambientazione greca, da pallium, il mantelletto che portavano i Greci, iniziata da Livio Andronico e Nevio, fu portata al successo da Plauto. Cecilio Stazio e Terenzio Fabula togata : commedia di ambientazione romana, da toga, la veste tipica dei Latini. Ci restano pochi frammenti di Nevio; fu coltivata soprattutto nel 1° sec a. C., dopo di che la palliata decadde per l'assenza di autori di prestigio Fabula cothurnata : tragedia di ambientazione greca, da cothurni, gli alti calzari che indossavano gli attori chiamati a rappresentare dei ed eroi dell'antica mitologia greca. Iniziata da Livio Andronico e Nevio, fu poi continuata da Pacuvio e Accio Fabula praetexta : tragedia di ambientazione romana, dalla toga praetexta, con ricami in porpora indossata dai magistrati romani, metteva in scena momenti eroici della storia passata. Ne fu iniziatore Nevio e fu ripresa da Pacuvio.