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Seneca ed età imperiale, Appunti di Latino

Appunti discorsivi sulla vita e sulle opere di Seneca e sul contesto storico a cui apparteneva

Tipologia: Appunti

2021/2022

In vendita dal 25/05/2023

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(PAG. 5 – 16)
ETÀ IMPERIALE
La letteratura latina di età imperiale è quella che va dal XIV d.C. (morte di Ottaviano)
al IV/V secolo. Il periodo di cui ci interessiamo è il I sec. d.C. definito: età argentea.
Questa definizione (età argentea) ci fa capire che c’è un pregiudizio tra gli autori
perché: se l’età aurea della letteratura latina era il I sec. a.C., qua si passa all’argento
come se ci fosse una decadenza.
Quindi già nell’antichità si pensava che personaggi come Seneca appartenessero a
un’epoca meno ricca rispetto a quella del I sec. a.C. (Livio, Tibullo, …).
Noi analizzeremo autori del periodo che vanno dal 14 fino al 68 (morte di Nerone)
ETÀ GIULIO CLAUDIA.
ETÀ GIULIO CLAUDIA
Prima di dedicarci alla letteratura e agli autori di questo periodo, è bene fare il punto
sul quadro storico di questo periodo (PAG. 6).
14 d.C. morte di Ottaviano
Ottaviano si augurava, come successore, Germanico (suo nipote, persona molto
amata dal popolo, anche nipote di Tiberio). Ottaviano sposò una donna di nome
Lidia (chiamata Augusta) che è già madre di Tiberio. Lidia, quindi, vorrebbe che
Tiberio diventasse principe e successore di Ottaviano. Germanico muore così in
circostanze misteriose, dalle fonti (relative a Tiberio) sembra che Tiberio abbia avuto
un ruolo nella morte di Germanico per far fuori il pretendente al trono.
Dopo la morte di Germanico, diventa quindi principe Tiberio.
14 d.C. – 37 d.C. Tiberio principe
Le fonti di storici e biografi che abbiamo relative alla dinastia giulio claudia (Caligola,
Nerone, …) sono negative. Queste fonti provengono principalmente da Svetonio
(biografo tra I e II d.C.) e da Tacito (storico tra metà I sec. e II) entrambi
provengono da ceti (il primo equestre, il secondo o di origine senatoria o equestre)
che vengono danneggiati dalle dinastie reali quindi queste fonti e il loro racconto
è di parte (ne parlano male).
In Tacito, abbiamo un ritratto molto negativo di Tiberio (PAG. 7). Tiberio viene
descritto come diffidente verso le genti, poco interessato al suo prefetto del
pretorio (Seiano) e lascia a quest’ultimo troppo potere, non si cura molto del suo
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(PAG. 5 – 16)

ETÀ IMPERIALE

La letteratura latina di età imperiale è quella che va dal XIV d.C. (morte di Ottaviano) al IV/V secolo. Il periodo di cui ci interessiamo è il I sec. d.C. definito: età argentea. Questa definizione ( età argentea ) ci fa capire che c’è un pregiudizio tra gli autori perché: se l’età aurea della letteratura latina era il I sec. a.C., qua si passa all’argento  come se ci fosse una decadenza. Quindi già nell’antichità si pensava che personaggi come Seneca appartenessero a un’epoca meno ricca rispetto a quella del I sec. a.C. (Livio, Tibullo, …). Noi analizzeremo autori del periodo che vanno dal 14 fino al 68 (morte di Nerone)  ETÀ GIULIO CLAUDIA.

ETÀ GIULIO CLAUDIA

Prima di dedicarci alla letteratura e agli autori di questo periodo, è bene fare il punto sul quadro storico di questo periodo (PAG. 6).

14 d.C.  morte di Ottaviano

Ottaviano si augurava, come successore, Germanico (suo nipote, persona molto amata dal popolo, anche nipote di Tiberio). Ottaviano sposò una donna di nome Lidia (chiamata Augusta) che è già madre di Tiberio. Lidia, quindi, vorrebbe che Tiberio diventasse principe e successore di Ottaviano. Germanico muore così in circostanze misteriose, dalle fonti (relative a Tiberio) sembra che Tiberio abbia avuto un ruolo nella morte di Germanico  per far fuori il pretendente al trono. Dopo la morte di Germanico, diventa quindi principe Tiberio.

14 d.C. – 37 d.C.  Tiberio principe

Le fonti di storici e biografi che abbiamo relative alla dinastia giulio claudia (Caligola, Nerone, …) sono negative. Queste fonti provengono principalmente da Svetonio (biografo tra I e II d.C.) e da Tacito (storico tra metà I sec. e II)  entrambi provengono da ceti (il primo equestre, il secondo o di origine senatoria o equestre) che vengono danneggiati dalle dinastie reali  quindi queste fonti e il loro racconto è di parte (ne parlano male). In Tacito, abbiamo un ritratto molto negativo di Tiberio (PAG. 7). Tiberio viene descritto come diffidente verso le genti, poco interessato al suo prefetto del pretorio (Seiano) e lascia a quest’ultimo troppo potere, non si cura molto del suo

governo di Roma (spesso va a Capri nella sua villa). Viene quindi visto da Tacito come un principe non molto attento. Quando però Tiberio scopre che Seiano sta organizzando un colpo di stato, lo fa uccidere. Di Tiberio possiamo ricordare che, mentre Ottaviano concede a Livio di scrivere liberamente nonostante il contrasto nelle posizioni politiche, fa bruciare e porta a processo il poeta Cremuzio Cordo. Nonostante la negatività della descrizione, dopo le spese di Ottaviano, Tiberio attua un risanamento dell’economia. Tuttavia, se Ottaviano aveva speso per assicurarsi l’appoggio popolare, Tiberio ricorre a misure austere popolari e risulta quindi poco apprezzato. Non estese il potere dei romani in altri possedimenti, ma cercò di rinforzarlo. Ebbe sempre un atteggiamento corretto ed equilibrato verso il Senato.

37 d.C.  morte di Tiberio

37 d.C. – 41 d.C.  Caligola

Caligola viene accettato e nominato principe perché è figlio di Germanico, in suo onore. È fratello di Agrippina (che sposerà Claudio, madre di Nerone). Caligola cerca di instaurare un potere assolutistico di stampo orientale (introduce culti orientali, fa spettacoli)  quindi anche lui, come Ottaviano, allenta le ricchezze statali. Anche su Caligola, Tacito disegna una descrizione molto negativa. Caligola muore assassinato da un complotto dalle sue guardie nel 41 d.C.

41 d.C. – 54 d.C.  Claudio

Claudio è un principe molto importante perché la vita di Seneca si colloca in questo periodo. Le vicende dei due sono strettamente connesse (lui relegherà Seneca). È zio di Caligola e Agrippina (con cui si sposa). Anche di Claudio se ne parla molto male, soprattutto le accuse rivoltegli sono critiche al fatto che fosse un po' tonto (in particolare da Seneca)  ignorante, rozzo = giudizio negativo in rapporto alla sua cultura, ma non corrisponde davvero alla realtà. Anzi, Claudio si interessa di storia e grammatica. Anche lui provvede a risanare l’economia e fece delle opere pubbliche :

  1. Il porto di Ostia
  2. Un acquedotto

41 d.C. – 49 d.C.  relegazione di Seneca

come un attacco di epilessia), figlio di Claudio, nel 55 → ce lo racconta sempre Tacito. (PAG. 496) Nerone è uno bravo a fingere, a simulare e dissimulare. Agrippina si spaventa per questo evento perché capisce che la prossima sarà lei.

 Nel 59 viene uccisa Agrippina, la madre (pag 499). All’inizio cerca di ucciderla

con il veleno ma essendo un’esperta si era abituata ogni giorno a prendere un po’ di veleno ed era diventata quasi immune. Un altro tentativo fu quello di un finto naufragio. La nave non si sfascia subito, in quanto molti erano ignari del piano e si rovescia in modo poco violento tanto da permettere ad Agrippina di salvarsi a nuoto. Nerone saputa la notizia inizialmente prova paura, pensando che la madre si vendichi e chiede consiglio a Seneca e Afranio Burro, Tacito sta insinuando che loro fossero complici e sapessero dei piani di Nerone. Tacito in una frase sembra quasi giustificare Seneca→ che voleva provare a rendere Nerone un principe clemente. La proposta di Seneca è quella di ucciderla, ma Afranio Burro sostiene che sia difficile che i pretoriani uccidano la figlia di Germanico, così viene dato l’incarico ad un soldato di grande importanza Aniceto. A quel punto lei si aspettava di essere uccisa e quando vede entrare i soldati indicando i soldati dice: “colpisci il ventre”.

 Nel 62 fa uccidere Ottavia e Poppea, rispettivamente le sue mogli. Svetonio ci

racconta che Nerone ha ucciso Poppea con un calcio mentre era incinta (non sappiamo se sia vero tuttavia). In questo stesso anno muore Afranio Burro in circostanze misteriose e viene sostituito da Tigellino un altro prefetto del pretorio. Seneca a questo punto si allontana dalla corte C’è una riforma monetaria e vuole aiutare le classi più povere, quindi compie qualcosa di positivo per il popolo. Tuttavia dopo i primi 5 anni “positivi”, dà al suo principato dei caratteri di tipo assolutistico.

Nel 64 d.C. si verifica a Roma un incendio disastroso, le fonti (Svetonio, Tacito) ce ne

parlano dicendo che Nerone abbia voluto provocare questo incendio per costruire la sua Domus Aurea, e attribuisce la colpa ai cristiani.

65 d.C.→ CONGIURA DEI PISONI: è importante perché Tigellino accusò di

essere collegati alla congiura personaggi importanti del tempo che furono costretti a uccidersi, tra questi ci sono Seneca, Lucano e Petronio. (pag 150,151) → ce ne parla Tacito. Seneca ci mette un po’ a morire perché si fa tagliare le vene dei polsi, delle gambe, si fa portare del veleno, si fa mettere in una vasca con l’acqua bollente ma

non muore, ci riesce solo venendo soffocato dal vapore. La sua morte ci viene descritta da Tacito come un richiamo alla morte di Socrate.

Nel 68 d.C. Nerone si fa uccidere da uno schiavo, in seguito ad una congiura. Con la

sua morte termina la dinastia Giulio-Claudia. →Sotto Tiberio e Claudio non ci sono grandi figure di intellettuali perché sono molto timorosi, per esempio gli storici sotto Tiberio non hanno libertà di parola, quegli storici che sono più liberi subiscono la distruzione della loro opera (Cremuzio Cordo); ci sono degli storici ai tempi di Tiberio ma sono più degli adulatori (Velleio Patercolo, Curzio Rufo Valerio Massimo) →In rapporto a Caligola dobbiamo sapere che fu molto ostile ai letterati, perché li invidiava come ad esempio Seneca. →Claudio si interessò di storia e grammatica, fu un principe colto. Anche Nerone fu molto interessato all’arte e alla cultura, tant’è che accolse alla sua corte tanti letterati, ma come Ottaviano nella seconda parte della sua vita divenne sospettoso. La poesia dell’epoca Giulio-Claudia predilige l’enfasi e prevale lo stile asiano, stile enfatico.

SENECA

Di origini spagnole come il nipote Lucano e come Quintiliano e Traiano. Nasce il 4

a.C. e muore il 65 d.C. durante la congiura dei Pisoni. Nasce a Cordoba da una

famiglia equestre, ricca, di grande importanza, ricordiamo il padre (Seneca padre/ Seneca retore) che spinge il figlio agli studi di retorica. Anche la madre è importante, il suo nome latino è Helvia, durante la sua relegazione in Corsica scrive alla madre per rassicurarla→ le scrive una consulatio. Ogni tanto accenneremo anche ai fratelli di Seneca che sono: Marco Anneo Mela→ padre di Lucano e Marco Anneo Novato (Gallione), cambia nome, Seneca nei suoi scritti prima lo chiama Novato e successivamente Gallione.Da giovane intraprende studi di retorica per volontà del padre, studia inoltre la filosofia, tra i suoi maestri ci sono da ricordare per quanto riguarda lo stoicismo Attalo→ per il neo-pitagorismo; Sozione e un ultimo maestro storico pitagorico Sestio, ne parleremo perché è da Sestio che Seneca apprende l’esame di coscienza di ogni giornata ogni sera. Tutte le sere prima di andare a dormire si chiede in che cosa si sia migliorato o che cosa possa fare per migliorarsi, lo scrive nel De Ira. Il giovane Seneca era affascinato dal modello di vita di Pitagora.

 Utilizza la dìatriba cinico-stoica , procedimento dialettico; troveremo nei dialoghi dei riferimenti alla sua vita quotidiana, personale, tipico delle trattazioni cinico-stoiche. (pag 55) Seneca nel “De vita beata” non si presenta mai come una persona che ha raggiunto la perfezione. (pag 58) Lui dice che la felicità non sia data dalla ricchezza, bisogna condurre una vita moderata. Nel De vita beata si difende dalle accuse di essere incoerente, dicendo che non parla di sé, lui non è perfetto.

CONSOLATIO AD MARCIAM

Quella che sembra l’opera più antica. Questo dialogo probabilmente è stato scritto prima ancora dell’esilio. Il genere della consolatio si trova in Seneca ma anche in

Plutarco(grande biografo greco del II d.C. consola la moglie per aver perso la

figlia molto piccola). La consolatio è un opera mediante la quale Seneca vuole consolare una donna Mancia , figlia di Cremuzio Cordo, che ha perso suo figlio ventenne. Seneca dice infatti che la morte non è il male, ma anzi libera dai mali della vita, e un’altra argomentazione utilizzata è che non bisogna mai esagerare nel dolore non deve trascinare questo lutto troppo a lungo. La parte finale del dialogo si trova la parte più interessante, perché Seneca immagina che il ragazzo defunto incontri il nonno Cremutio CordoSeneca ha in mente il Somnium Scipionis. Cremutio gli mostra i pregi della vita dell’aldilà. Tema della sobrietà sentimento, morte come liberazione dai mali, compare anche il tema della libertas, alla libertà dell’individuola morte dà la libertas, tra i mali da cui libera la morte c’è infatti l’assolutismo di Tiberio e di Seiano Questo sentimento probabilmente fa riferimento a figure come Seiano, perché Tiberio lascia troppo potere ai perfetti del pretorio.

DE IRA

Unico dialogo che ha più di un libro solo (ne ha 3). Questo dialogo è successivo alla morte di Caligola(41d.c.)si fa riferimento a Caligola in riferimento negativo. L’opera è dedicata a Novato, il fratello di Seneca non ancora adottato. L’argomento trattato è l’ira, i sintomi, gli effetti sulla persona e consigli su come opporsi agli

scoppi d’ira, come affrontarli e superarli. L’ira viene vita come una passione negativa che rovina l’uomo e lo fa diventare follepriva l’uomo della sua razionalità. In contrasto con Aristotele che non la giudica in modo completamente negativo secondo Aristotele l’ira serve , perché accende l’animo e lo spirito, però non bisogna farsi dominare dall’ira(usarlo come soldato, non come comandante). Seneca per far capire che l’ira è un sentimento pericoloso fa esempi dal mito o dalla storia che si sono fatti trascinare dall’ira, per far capire che l’ira fa perdere la ragione descrive le persone come se fossero folli descrive il viso delle persone, un viso stravolto, lineamenti stravolti, occhi fuori dalle orbite. Gli esempi che dà sono quelli di:  Aiace , che adirato per il fatto che le armi di Achille sono andati all’odisseo anziché a lui, pensa di fare strage di nemici invece fa strage di animali  Caligola lo descrive come una belva assetata di sangue, racconta infatti un episodio in cui dopo aver ucciso un figlio di un nobile romano e aveva invitato il padre a banchetto. Il padre accetta di stare a banchetto e non cerca di uccidere Caligola perché aveva un altro figlio e aveva paura che uccidesse anche l’alto. In questo passo c’è l’esempio di ira manifestata e sia di ira trattenutoinizia ad introdurre il tema di come frenare l’ira.  Re persiano Cambise questo re durante un banchetto viene rimproverato da un commensale per il fatto che sta bevendo troppoCambise fa chiamare il figlio di colui che l’ha rimproverato e da lontano lo uccide con una freccia al cuore per dimostrare che non era ubriacoira non trattenuta  fa anche esempio di come trattenere la rabbia Platone e Socrate , dice che si capiva che Socrate era arrabbiato perché abbassava il tono di voce e parlava lentamente tratteneva la rabbia, esercitava l’autocontrollo Passo pag 99- “L’esame di coscienza” C’è idea che la nostra anima ogni sera rende conto di ciò che facciamo. Il metodo è quello di Sestio, perché anche in lui è presente il tema dell’autoesame seraledescrive questo esame è positivo, perché il sonno dopo è tranquillo e sereno. Dice che lui lo fa ogni sera, e anche sua moglie lo sadice che non dimenticava errori perché in questo modo può non ripeterli un esame di coscienza per vedere in cosa si è migliorati e cosa si è sbagliato nella giornata

CONSOLATIO AD HELVIAM MATREM

Dialogo del 49 d.C. rivolto a Paolino , secondo alcuni si tratta del padre della

seconda moglie di Seneca, ma non per tutti è chiaro. Seneca vuole sfatare il pensiero comune che la vita è brevegli dei non ti danno una vita breve, ma sei tu che non la sai usare. “vita, si uti scias, longa est” periodo ipotetico mistoapodosi della realtà=la vita è lungaprotasi è del periodo ipotetico della possibilità=se tu sai usarla. Questo per indicare che dipende da noi  noi dobbiamo usare sapientemente il tempo nella nostra vita. Pag 84 Inizio del “de brevitate vitae”opera inizia con i concetto che la vita è breve, Seneca in realtà mostra che è colpa nostrasiamo noi che sprechiamo il tempo che abbiamo. Il tempo della nostra vita è paragonato al denaro metafora utilizzata anche in altre opere da Seneca. Così come se ho poco denaro se lo uso bene lo so sfruttare, allo stesso modo con il tempogli uomini invece sprecano il loro tempo. Seneca fa esempi di persone che usano male il loro tempochi sa usare bene il tempo=definito otiosus chi usa il tempo per l’arricchimento culturaletermine positivo, nell’otium dedico il tempo che ho per studiare la filosofia e migliorare me stesso. Al contrario gli occupatus usano il loro tempo libero per attività sciocche, per esempio quelli che passano il tempo a collezionare i vasi di Corintoi collezionisti. Per Seneca questo è un modo di sprecare il tempo. Anche chi passa troppo tempo nelle palestre, quelli che passano la giornata nelle mani del massaggiatore, del depilatore, chi passa tanto tempo dal parrucchiere, chi guarda i ragazzini fare la lotta. Con Seneca i termini sono ribaltati con otiosus che è positivo, occupatus che è negativo

CONCETTO DI OTIUM IN ETA’ REPUBBLICANA

Otium si contrappone a negotium politico e militarequindi otium visto in modo molto negativo. Nel mondo greco invece skolè è il tempo libero da impegni da dedicare allo studio  da lì deriva il termine skola latino. Diversa concezione anche dovuta alla diversa concezione di stato e al forte individualismo greco. Nel mondo latino la parola otium comincia ad avere un significato più positivo con Cicerone (Cicerone primo divulgatore filosofico efficace nel mondo latino)serve riposarsi dai negotium riposarsi da attività politiche e militari con la filosofia. Il termine invece con Seneca diventa un termine positivo , questo tema dell’otium sarà presente in molte altre opere di Seneca, tanto che ha scritto un dialogo che tratta di questo “de otio”

L’otio è contrapposto all’otium occupatusl’attività di sprecare il tempo della nostra vita. L’otio poi servirà a d introdurre il tema del taedium vitae noia di vivere, disagio psicologico, che verrà trattato nel “de tranquillitatae animi”.

DE TRANQUILLITATE ANIMI (testi su

classroom) Questo dialogo è dedicato ad un amico di Seneca, Sereno (in totale gli sono dedicati 3 dialoghi, DE COSTANZIA SAPIENTIS, DE OZIO e questo). Il tema è quello di ciò che dà all’uomo la felicità. La maniera attraverso la quale l’uomo può raggiungere la serenità, partendo dall’argomentazione della politica. Il tema più importante per noi è quello della serenità del proprio animo. Un tema molto importante di questo dialogo è il tema delle persone che provano un certo disgusto per il loro modo di vivere e cercano delle soluzioni  TAEDIUM VITAE, ossia l’atteggiamento di chi non è mai contento della propria vita e cerca soluzioni al dì fuori di sé. Seneca però parte chiedendosi come il saggio debba partecipare alla vita politica: deve rapportarsi in maniera moderata. Non deve essere travolto da questo mondo ma non deve starne lontano (pagina 58). TESTO (classroom e pagina 109 – 113) Seneca si rivolge a questo suo amico e anticipa delle sue obiezioni. Seneca viene a sapere che Sereno è inquieto, non è contento. Seneca gli dà dei consigli: paragona la malattia dell’animo alla malattia del corpo (il malato che anche quando guarisce ha dei sospetti e teme di essere ancora ammalato). Dove Seneca scrive tranquillitas traduce letteralmente il greco euzemia, che in italiano significa imperturbabilità. Seneca cerca di far capire all’amico come liberarsi di questa nausea che sente per sé stesso. quello che viene tradotta nausea sarebbe fastidium, Sereno soffre perché prova nausea per sé stesso, quella sensazione di disgusto per sé stessi. Sono tutte espressioni con cui Seneca definisce questo stato d’animo che sono molto moderne. Seneca parla di animi annoiati e volubili che passano da una situazione all’altra e pensano di stare meglio. Ma tutto ciò porta ad un unico risultato, l’insoddisfazione (in latino SIBI DISPLICERE, provare disgusto per sé stessi, a pagina 110 sul libro). Ci sono quindi diversi modi con i quali Seneca si riferisce a questo stato d’animo. Sibi displicere, fastidium, taedium (vitae), displicenzia sui sono tutte espressioni che alludono allo stesso stato d’animo. Seneca dice che quando uno ha questo fastidio non deve provare soluzioni quali fare viaggi e cambiare luogo, perché non devi cambiare il luogo ma te stesso, che ti porti inevitabilmente dietro. Da qui derivano la

condannata. Il sapiente può anche essere ricco, MEMO SAPIENTIAM PAUPERATATE DAMNAVIT, è una frase presente nel testo che significa che l’importante è l’uso che si fa della ricchezza, tradotta significa: NESSUNO HA OBBLIGATO IL SAPIENTE AD ESSERE POVERO (letterale = nessuno ha condannato la sapienza alla povertà). TESTO (pagina 135) Secondo Tacito è stato scritto per difendersi dall’accusa di essere incoerente. Seneca immagina che qualcuno gli faccia delle accuse, dicendogli di dire come si dovrebbe comportare il saggio secondo virtù, ma di vivere senza virtù. Seneca dice di non essere saggio e che non lo sarà mai. Si presenta non come una persona perfetta, ma come una che è in cammino verso la perfezione. Dice che inoltre non parla di sé, ma di virtù.

DE PROVIDENTIA (pagina 59)

Il tema è quello del rapporto del destino con gli uomini. Si rivolge a Lucilio, che gli domanda perché i buoni soffrono. La risposta di Seneca è che gli dei assegnano le sofferenze alle persone che sono in grado di sopportarle, per renderle ancora più forti e in grado di sopportare il dolore. Le divinità attribuiscono la sofferenza per temprare le persone che reputano migliori. TESTO (pagina 143) Ad una persona virtuosa non può capitare il male, perché il bene è dentro di lui (concetto ripreso dal de costantia sapientis). Cambia rispetto al de costantia sapientis perché qua dice che l’uomo saggio soffre però tutte le avversità per lui sono degli esercizi. Così come un atleta vuole combattere ed allenarsi con quelli forti i saggi soffrono ma vedono le difficoltà come esercitazioni. Addirittura per Seneca è un favore che gli dei ci fanno, perché vuol dire che siamo in grado di sopportarla e ci vogliono rendere migliori.

DE OTIO (pagina 59)

È dedicato all’amico Sereno. Siamo nel 62 d.C. e quindi quando Seneca si ritira a

vita privata. Il tema è quello dell’otium, visto come l’unica scelta possibile per il sapiente. È inteso come allontanamento dalla vita politica. Ormai si accorge che il

suo progetto con Nerone sta fallendo e si ritira a vita privata. La scelta migliore del sapiente è quella dell’otium e dello studio.

TRATTATI

→Sono di argomento filosofico. Sono il De Clementia e il De Beneficiis e le Naturales quaestiones. Hanno la stessa impostazione dei dialoghi. Prevale la dialettica e la vivacità nello stile.

DE CLEMENTIA

È un trattato di filosofia politica in 3 libri, composto tra il 55 e il 56 d.C. ( è ancora a

fianco di Nerone). Seneca nei confronti di Nerone nutre ancora una minima speranza di guidarlo e farlo diventare un bravo principe, e in questo testo ciò viene espresso. Quest’opera ha questa finalità, guidare Nerone per farlo diventare un bravo sovrano. Seneca scrive quest’opera per spiegare la sua idea in rapporto al regno di Nerone. Si tratta di un’opera che appartiene al genere letterario diffuso in età ellenistica nel mondo greco. È presente anche nel mondo romano. È il genere letterario che è rimasto anche nella letteratura italiana indicato con l’espressione SPECULUM PRINCIPIS (il principe di Macchiavelli), un’opera che viene scritta da un sapiente al fianco di un potente per consigliarli come comportarsi. Nasce in età ellenistica nel mondo greco (III/II secolo). Seneca in quest’opera vuole mostrare a Nerone come diventare un sovrano “illuminato”, non eccessivamente crudele. Lo strumento per fare ciò è l’uso della clemenza. La clemenza è la capacità di chi, avendo un potere enorme, lo sa misurare e non esagera mai. È la capacità di controllarsi. Non esagerare nell’imporre punizioni. È un modo anche per farsi voler bene dal popolo. È un rapporto tra principi e sudditi, il popolo è visto come suddito. Il sovrano serve anche perché senza gli uomini non saprebbero governarsi da soli. TESTO (pagina 140 – 141) Nerone ha l’estremo potere e deve autolimitare questo potere per farsi voler bene. Seneca usa il procedimento della SERMOCINAZIO → un procedimento retorico che consiste nel far parlare una persona. Si introduce un personaggio e lo si fa parlare. Si immagina che Nerone parli, ovviamente autoelogiandosi. Seneca vuole far emergere un’immagine di Nerone pacifico (le spade per merito mio sono riposte). In realtà non è così, ma Seneca lo descrive così perché vuole far in modo che diventi così. È

lettere è molto colloquiale, quello della diatriba cinico-storica. UN tono che non è elevato, ma è molto colloquiale. (testo classroom) -Italo Lana professore universitario, studioso del mondo greco e romano, in particolar modo di Seneca. Sottolinea come Seneca non si presenta come un sapiente, ma come uno che è sulla strada del miglioramento→ tema del quaerere , la ricerca del miglioramento. Non si ritiene mai uno che è arrivato alla sapienza. Con le conoscenze del passato si comporta come un padre di famiglia, le accresce; ritiene di poter migliorare continuamente. Vuole farsi capire molto bene, utilizza un linguaggio molto semplice, fa esempi personali, vuole essere molto chiaro. Spesso ci sono riferimenti alla vita personale, per esempio in una lettera vuole parlare della vecchiaia e racconta che è andato in una sua villa che cadeva a pezzi, rimprovera il fattore e quest’ultimo gli risponde dicendo che quella casa ha la sua stessa età (di Seneca). Questo episodio serve ad introdurre il tema della vecchiaia il maniera leggera non troppo pesante TEMI TRATTATI NELLE EPISTOLAE MORALI: (le 142 epistolae morales ad lucilium)Tema del tempo (pag 90-91) → epistola 1. La prima sezione di un’opera è sempre la più importante. Il tempo che noi abbiamo ci viene portato via, a volte dalle altre persone ma spesso siamo noi stessi che sprechiamo il tempo, riprende i concetti del de brevitate vitae. Paragona il tempo al denaro, il lessico che viene usato infatti è in ambito economico. Nel de brevitate vitae Seneca scrive che la gente regala il tempo che è la cosa più importante, nessuno ci può ridare il tempo → moriamo ogni giorno, bisogna prepararsi alla morte, vuol dire che dobbiamo usare bene il nostro tempo. L’uomo è sciocco, da importanza a cose relativamente inutili, ma non bada al tempo. Alla fine troviamo la sententia che esorta Lucilio a non sprecare il proprio tempo.  Tema delle passioni, → epistola 7 (pag 165). Torna a casa più disumano perché si è stati tra gli uomini. Parlando delle passioni Seneca mette in guardia Lucilio dal frequentare la folla, non è un rifiuto degli altri, ma della folla, della massa che si fa prendere dalle passioni.  Tema dell’accettazione del proprio destino , epistola 107. Esortazione ad accettare il destino che ci viene imposto dagli dei. Nell’epistola 107 riporta dei

versi greci di Cleante, filosofo dell’antica stoà. Ducunt volentem fata, nolentem trahunt → bisogna accettare il destino.  Tema del otium. Esorta Lucilio a dedicarsi all’otium  Tema del taedium vitaeTema dell’amicizia. Seneca intende l’amicizia come un rapporto tra persone, non qualcosa di utilitaristico. -Dice: “Se consideri amico uno e non ti fidi di lui come di te stesso, sbagli di grosso e non conosci abbastanza il valore della vera amicizia”Tema della morte. Bisogna saper morire, prepararsi alla morte per vivere bene.  Tema del suicidio , Epistola 70 (pag 146-147). Non bisogna aver fretta di uccidersi, di morire però ci sono dei caso in cui può essere utile darsi la morte (quando non si può vivere più secondo virtù) può essere la soluzione, non bisogna avere paura della morte. Il suicidio può essere una scelta di libertà. Seneca ha una posizione intermedia, quando la vita diventa insopportabile questa può diventare una soluzione. La morte non è un male, ti riporta al nulla di prima.  Tema della schiavitù ,Epistola 47. Seneca è il primo nel mondo latino a rifiutare l’idea che certe persone nascano schiave (diverso da Aristotele). Uno non nasce schiavo, non nasce libero, però lo puoi diventare. Nonostante ciò non arriva a dire che la schiavitù vada abolita. Fa l’esempio di Ecuba che è diventata schiava anziana. Nella prima parte critica il modo disumano in cui vengono trattati gli schiavi. Uno può essere schiavo delle proprie passioni, per esempio un padrone può essere schiavo della servetta → passione amorosa. Tutti nasciamo sotto lo stesso cielo, respiriamo la stessa aria ( atteggiamento filantropico ). Questa epistola che parla bene degli schiavi, che sono uomini, ha fatto pensare a qualcuno che ci fosse in Seneca una relazione con il Cristianesimo e si sono inventati delle epistole a San Paolo. Accenno ad un’opera di ambito scientifico. (pag 63)

→La satira menippea è un genere letterario inventato da Menippo di Gadara. È un prosimetro ovvero scritto principalmente in prosa con aggiunge in poesia. Le tematiche devono essere varie (scene serie, comiche, di vita quotidiana). Un’altra caratteristica è lo σπουδογέλοιον, un termine tecnico utilizzato quando in un’opera troviamo sia un tono serio che un tono scherzoso (parlando dei giambi di Callimaco); σπουδάζω = impegno, γελάω = rido. Deve essere un’opera di media lunghezza che attacca una sola persona. L’Apokolokuntosis di Seneca presenta il prosimetro è di media lunghezza e attacca una sola persona, però non presenta più tematiche e non ritroviamo lo σπουδογέλοιον. Dunque è una satira menippea anche se presenta delle carenze. Ritroviamo in quest’opera del concilio degli dei (deorum concilio) presente in Lucilio.

TRAGEDIE:

Si tratta delle uniche tragedie coturnate latine (tragedie di argomento greco scritte in latino) che ci sono arrivate intere. Octavia invece è una praetexta, scritta in latino di argomento latino, qualcuno pensa che non sia di Seneca. I modelli a cui fa riferimento Seneca sono: Medea, Fedra e Tieste. Il modello a cui si ispira dunque è Euripide. Nella Fedra di Seneca si ispira all’Ippolito velato di Euripide, tragedia che non ci è arrivata. In quella di Euripide prima muore Ippolito e poi Fedra si uccide dal dolore, non piacque però agli ateniesi, così la riscrisse → l’Ippolito portatore di corona questa è quella che ci è giunta, cambia la persona che rivela il proprio amore ad Ippolito e cambia l’ordine delle morti. Il tono è fortemente tragico, emergono gli orrori a cui portano le passioni, le vicende son molto drammatiche e lo stile è adeguato, ovvero, molto enfatico dove predilige il macabro, pieno di figure retoriche (come poi sarà il Barocco). Questa caratteristica ha portato alcuni studiosi a dire che le tragedie di Seneca venivano principalmente lette, altri hanno sostenuto proprio che non venissero nemmeno messe in scena. La finalità di queste tragedie, secondo gli studiosi, è uno scopo educativo nei confronti di Nerone, per metterlo in guardia di fronte alle passioni. Ad esempio la Medea di Seneca è molto feroce e ancora più sanguinaria. N.B. Lo studioso Traìna ci dice che lo stile di Seneca delle opere filosofiche è a metà strada tra la cella e il pulpito, ossia che in Seneca c’è sempre il tema del ritornare a se stessi, dell’esame di coscienza, un’interiorità riflessiva (linguaggio della cella) ma anche l’intento di essere utile, dando suggerimenti (linguaggio del pulpito). (pag 72)

COM’ERA GIUDICATO SENECA DAI CONTEMPORANEI?

Tra i giudizi più importanti ricordiamo quelli negativi di Caligola e Quintiliano:  Caligola ne parlava in maniera negativa, per invidia. Definiva il suo stile harena sine calce (pag 69). Lo stile di Seneca è anti ciceroniano.  Anche Quintiliano nella sua Institutio Oratori nel X libro, passa in rassegna prosatori del mondo greco e latino che vanno fatti studiare nelle scuole. È un libro in cui abbiamo tanti giudizi. Quintiliano era ciceroniano, critica e parla male di Seneca, non è utile ai ragazzi che studiano nelle scuole. Lo apprezza a livello di contenuti, apprezza ciò che scrive ma non come scrive, non il suo stile. Lo stile di Quintiliano però non sarà ciceroniano anzi, risente dell’influenza asiana. Dice che lo stile di Seneca è un stile corrotto pieno di difetti. Si lamenta perché ai suoi allieva sconsiglia la lettura di Seneca ma questi non lo ascoltano, dice che si possono leggere i suoi scritto solo una volta giunti alla fine dei propri studi. Sarebbe stato meglio, per Quintiliano, che Seneca avesse espresso le sue idee con lo stile di altri. Lo stile di Seneca è dominato dalla brevitas, dalla inconcinnitas, prevale la paratassi, , che si contrappone alla ipotassi dove prevalgono le subordinate, con frasi lunghe e complesse. Spesso ritroviamo uno stile asiano quindi: figure retoriche, enfasi…