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Sintesi del corso di letteratura francese "dal preromanticismo a les années folles", Schemi e mappe concettuali di Letteratura Francese

Sintesi dettagliata di tutte le lezioni del corso di letteratura francese "dal preromanticismo a les années folles". Programma dell'anno scolastico 2022/2023, docente Carminella Sipala.

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2022/2023

In vendita dal 22/02/2024

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LETTERATURA FRANCESE 2
07/03/2023
Introduzione del programma; a fine corso ci sarà un commentaire scritto su un testo
Tutta l’attenzione andrà sul testo (no date ecc.) saper leggere e analizzare testi del XIX e XX secolo.
Come secondo il modello di Jackobson, la letteratura
è una forma di comunicazione in cui un mittente
predispone un messaggio ad un destinatario
utilizzando un codice e condividendo un contesto.
L’opera è il messaggio, lo scrittore è colui che adopera
nell’opera un codice (che è un insieme di scelte
linguistiche poiché non esiste solo una lingua, in questo caso il francese, ma esistono le lingue, a sua volta
formate da linguaggi, registri diversi in base al contesto e all’interlocutore).
Ogni genere letterario ha un suo codice. Noi dovremo imparare i diversi codici dei generi letterari che
cambiano nel corso del tempo, in base a determinate regole.
Bisogna per prima cosa, quindi, ricostruire il contesto storico perché è esso che stabilisce il codice.
Un autore può decidere di alterare il codice, per esempio Apollinaire un giorno si sveglia e rivoluzione il
codice: elimina la punteggiatura. (non è stato una strage perché il lettore riusciva comunque a leggere il
testo, tuttavia Apollinaire deciderà di ripristinarlo).
Data l’importanza del contesto partiremo da questo.
L’800 è chiamato il secolo lungo. Questo fu per la Francia un periodo estremamente sanguinoso, violento e
doloroso. La Rivoluzione francese è un periodo “sanglante”, peggiore delle guerre di religione in cui il
motto era “uccidere nel nome di Dio”. Come sappiamo, la storia francese è molto diversa da quella italiana.
Tre sono i punti principali:
1. Già nel medioevo l’Italia si copre di città, in Francia prevale la struttura dei castelli. Infatti, mentre
Boccaccio decantava la fine del feudalesimo, in Francia ancora prediligeva la classe aristocratica. Il
feudalesimo finirà nel 1789.
2. Ogni città percepisce sé stessa come centro, mentre la Francia non è policentrica ma ne avrà solo
uno: Parigi. Sembrerebbe che Parigi e la Francia siano due territori diversi. Da sempre i parigini sono
odiati da tutti i francesi. Quando l’esercito francese massacrò migliaia di parigini nessuno li difese.
Quindi Parigi è estranea al resto della Francia, vive una storia a sé, col risultato che vive un
progresso verso la modernità.
3. La Repubblica a Parigi viene dichiarata alla fine del 700, nel 1848 la seconda Repubblica, nel 70
terza Repubblica. In Italia la Repubblica nasce nel 1947 con il referendum dopo la Seconda Guerra
Mondiale. Quindi i francesi hanno avuto più tempo per capire cosa significa essere un cittadino,
detentori e portatori di diritti. (Nella monarchia tutti i diritti sono del re.)
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LETTERATURA FRANCESE 2

Introduzione del programma; a fine corso ci sarà un commentaire scritto su un testo Tutta l’attenzione andrà sul testo (no date ecc.) saper leggere e analizzare testi del XIX e XX secolo. Come secondo il modello di Jackobson , la letteratura è una forma di comunicazione in cui un mittente predispone un messaggio ad un destinatario utilizzando un codice e condividendo un contesto. L’opera è il messaggio, lo scrittore è colui che adopera nell’opera un codice (che è un insieme di scelte linguistiche poiché non esiste solo una lingua, in questo caso il francese, ma esistono le lingue, a sua volta formate da linguaggi, registri diversi in base al contesto e all’interlocutore). Ogni genere letterario ha un suo codice. Noi dovremo imparare i diversi codici dei generi letterari che cambiano nel corso del tempo, in base a determinate regole. Bisogna per prima cosa, quindi, ricostruire il contesto storico perché è esso che stabilisce il codice. Un autore può decidere di alterare il codice, per esempio Apollinaire un giorno si sveglia e rivoluzione il codice: elimina la punteggiatura. (non è stato una strage perché il lettore riusciva comunque a leggere il testo, tuttavia Apollinaire deciderà di ripristinarlo). Data l’importanza del contesto partiremo da questo. L’800 è chiamato il secolo lungo. Questo fu per la Francia un periodo estremamente sanguinoso, violento e doloroso. La Rivoluzione francese è un periodo “sanglante”, peggiore delle guerre di religione in cui il motto era “uccidere nel nome di Dio”. Come sappiamo, la storia francese è molto diversa da quella italiana. Tre sono i punti principali:

  1. Già nel medioevo l’Italia si copre di città, in Francia prevale la struttura dei castelli. Infatti, mentre Boccaccio decantava la fine del feudalesimo, in Francia ancora prediligeva la classe aristocratica. Il feudalesimo finirà nel 1789.
  2. Ogni città percepisce sé stessa come centro, mentre la Francia non è policentrica ma ne avrà solo uno: Parigi. Sembrerebbe che Parigi e la Francia siano due territori diversi. Da sempre i parigini sono odiati da tutti i francesi. Quando l’esercito francese massacrò migliaia di parigini nessuno li difese. Quindi Parigi è estranea al resto della Francia, vive una storia a sé, col risultato che vive un progresso verso la modernità.
  3. La Repubblica a Parigi viene dichiarata alla fine del 700, nel 1848 la seconda Repubblica, nel 70 terza Repubblica. In Italia la Repubblica nasce nel 1947 con il referendum dopo la Seconda Guerra Mondiale. Quindi i francesi hanno avuto più tempo per capire cosa significa essere un cittadino, detentori e portatori di diritti. (Nella monarchia tutti i diritti sono del re.)

Che tipo di violenze caratterizzano il 1800? Non si tratta di guerre di religione, ma guerre di ideologie. Religione della ragione. Chi si rifiuta veniva ucciso nelle maniere più brutali, annegati, ghigliottinati. La Rivoluzione francese per arrivare ad un vero e proprio cambiamento versarono moltissimo sangue. Sangue, violenza ma anche tanta rabbia. Quando finì la rivoluzione la gente colpì una nostalgia per l’Ancien Regime , per quello che erano prima. Questa cesura, taglio, determina un periodo di instabilità. Date da ricordare del pdf “contexte historique”.Il 1800 è un periodo quindi di violenza, ma anche di innovazioni e cambiamenti che hanno ripercussioni anche sulla letteratura. La tecnologia ha un notevole impatto. Nel 1800 la macchina di Gutenberg viene sostituita dalle rotative (rulli che girano ad alta velocità, eliminando il lavoro manuale dell’uomo). Quindi il prezzo del libro crolla, tutti si possono permettere di acquistare un libro. Per di più viene messo in circolazione in tempi brevissimi. Nascono anche le “librerie di stazione” (chemin du fer, collane) : la gente comprava le edizioni tascabili e potevano leggerle durante il viaggio in treno. Nel 1800 la produzione di romanzi è enorme, anche perché vengono acquistati e pubblicati a puntate su giornali, il che genera romanzi infiniti. Nel 1700 il genere preferito era la poesia, il verso era il genere più nobile. Invece nel 1800 predilige la narrativa. Testo di Pierre Bourdieu. Due termini introdotti di Pierre Bourdieu:

  • Champ  gli artisti si ritagliano all’interno della società un terreno in cui si confrontano gli uni tra gli altri, non per arricchirsi, ma per il prestigio. Essi cercano la consacrazione; di prevalere sull’altro. Il campo è infatti il luogo in cui vi sono persone in lotta tra loro per affermarsi e prevalere al pubblico. Ai tempi dell’antica Roma c’era il Mecenatismo : il reclutamento e finanziamento del poeta. A esso si chiedeva di produrre ciò che il suo signore volevo (omaggio a un defunto, celebrazioni di cerimonie ecc.). La differenza con l’Ancien regime è che non c’è più il mecenatismo. Ora gli scrittori devono devono piacere ai gusti delle persone. Sottomettersi quindi alle leggi di mercato è un’umiliazione per loro. Vivono la situazione come una tragedia (pubblico volgare/ re lodevole). L’editoria, quindi, è il loro campo; si uniscono in gruppi per creare manifesti, affermarsi e farsi riconoscere su questo campo. - Habitus

« L’albatros »

Souvent, pour s'amuser, les hommes d'équipage

Prennent des albatros, vastes oiseaux des mers,

Qui suivent, indolents compagnons de voyage,

Le navire glissant sur les gouffres amers.

A peine les ont-ils déposés sur les planches,

Que ces rois de l'azur, maladroits et honteux,

Laissent piteusement leurs grandes ailes blanches

Comme des avirons traîner à côté d'eux.

Ce voyageur ailé, comme il est gauche et veule!

Lui, naguère si beau, qu'il est comique et laid!

L'un agace son bec avec un brûle-gueule,

L'autre mime, en boitant, l'infirme qui volait!

Le Poète est semblable au prince des nuées

Qui hante la tempête et se rit de l'archer ;

Exilé sur le sol au milieu des huées,

Ses ailes de géant l'empêchent de marcher.

tiré de:

Charles Baudelaire, Les Fleurs du mal , section «Spleen et idéal»,

Paris, Poulet-Malassis et De Broise Éditeurs, 1861

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ANALYSE:

Nel primo verso non c'è una virgola alla fine del verso perché non può essere messa tra il soggetto e il tempo verbale. Due tipi di versi:

  • Verso femminile: si indica con una lettera minuscola. Vocale accentata + e muta
  • Verso maschile: si indica con una lettera maiuscola. Vocale accentata + e aperta La rima consonantica è una rima in cui l'ultimo suono che si sente è un suono consonantico ed è più lunga perché si prolunga. La rima vocalica è una rima in cui l'ultimo suono che si sente è un suono vocalico. Fanno eccezione le vocali nasali. Questa poesia è piena di suoni continui, che si potrebbero prolungare all'infinito. Tutto il componimento è un paragone tra gli uomini e gli uccelli. Sineresi = gruppi di vocali che si leggono tutte insieme Dieresi = gruppi di vocali che si leggono separate Nella seconda strofa c'è un cambio di stile e di tono, più malinconico e cupo. Similitudine tra gli uomini e gli uccelli e tra l'albatros e il poeta. Il mondo dei lettori è presentato come una folla di marinai cattivi, rozzi e ignoranti. Il poeta è come l'albatros deriso ma allo stesso tempo e re del cielo. Lo schema delle rime ABAB si chiama croisée. Un altro schema frequente è embrassée, ABBA.

ANALYSE:

Il titolo indica una persona che conduce una vita non sedentaria, di qualcuno che si sposta in continuazione. Fèal significa cavaliere servitore. Il poeta sgrana (termine religioso utilizzato per il rosario) delle rime durante il suo cammino così come Pollicino sgranava i pezzi di pane. I lacci delle scarpe del poeta sono come le corde della lira. Mescolanza di lessico appartenente alla sfera della povertà (cappotto liso, tasche sfondate) e all'ambito letterario (Pollicino, piede latino, lira). L'arte di Rimbaud si caratterizza proprio per la trasfigurazione, cioè la capacità di portare i sensi al di là della piattezza del reale. Egli si ribella alla mercificazione della realtà esaltando il poeta zingaro che possiede un potere che va al di là di quello della massa volgare. Nell'ultima terzina la cesura è irregolare: ponendo la cesura su "Je" il poeta vuole accentuare sé stesso, poeta visionario e che va al di là della banalità della realtà.

« La fonction du poète »

Dieu le veut, dans les temps contraires, Chacun travaille et chacun sert. Malheur à qui dit à ses frères : Je retourne dans le désert! Malheur à qui prend ses sandales Quand les haines et les scandales Tourmentent le peuple agité! Honte au penseur qui se mutile Et s'en va, chanteur inutile, Par la porte de la cité! Le poète en des jours impies Vient préparer des jours meilleurs. ll est l'homme des utopies, Les pieds ici, les yeux ailleurs. C'est lui qui sur toutes les têtes, En tout temps, pareil aux prophètes, Dans sa main, où tout peut tenir, Doit, qu'on l'insulte ou qu'on le loue, Comme une torche qu'il secoue, Faire flamboyer l'avenir! Il voit, quand les peuples végètent! Ses rêves, toujours pleins d'amour, Sont faits des ombres que lui jettent Les choses qui seront un jour. On le raille. Qu'importe! il pense. Plus d'une âme inscrit en silence Ce que la foule n'entend pas. Il plaint ses contempteurs frivoles ; Et maint faux sage à ses paroles Rit tout haut et songe tout bas! Peuples! écoutez le poète! Ecoutez le rêveur sacré! Dans votre nuit, sans lui complète, Lui seul a le front éclairé. Des temps futurs perçant les ombres, Lui seul distingue en leurs flancs sombres Le germe qui n'est pas éclos. Homme, il est doux comme une femme. Dieu parle à voix basse à son âme Comme aux forêts et comme aux flots. C'est lui qui, malgré les épines, L'envie et la dérision, Marche, courbé dans vos ruines, Ramassant la tradition. De la tradition féconde Sort tout ce qui couvre le monde, Tout ce que le ciel peut bénir. Toute idée, humaine ou divine, Qui prend le passé pour racine, A pour feuillage l'avenir. Il rayonne! il jette sa flamme Sur l'éternelle vérité! Il la fait resplendir pour l'âme D'une merveilleuse clarté. Il inonde de sa lumière Ville et désert, Louvre et chaumière, Et les plaines et les hauteurs ; A tous d'en haut il la dévoile ; Car la poésie est l'étoile Qui mène à Dieu rois et pasteurs! Victor Hugo (1802-1885), «La Fonction du poète» , extrait du recueil Les Rayons et les ombres , 1840

« Il faut que le poète »

Il faut que le poète, épris d'ombre et d'azur, Esprit doux et splendide, au rayonnement pur, Qui marche devant tous, éclairant ceux qui doutent, Chanteur mystérieux qu'en tressaillant écoutent Les femmes, les songeurs, les sages, les amants, Devienne formidable à de certains moments. Parfois, lorsqu'on se met à rêver sur son livre, Où tout berce, éblouit, calme, caresse, enivre, Où l'âme à chaque pas trouve à faire son miel, Où les coins les plus noirs ont des lueurs du ciel, Au milieu de cette humble et haute poésie, Dans cette paix sacrée où croit la fleur choisie, Où l'on entend couler les sources et les pleurs, Où les strophes, oiseaux peints de mille couleurs, Volent chantant l'amour, l'espérance et la joie, Il faut que par instants on frissonne, et qu'on voie Tout à coup, sombre, grave et terrible au passant, Un vers fauve sortir de l'ombre en rugissant! Il faut que le poète aux semences fécondes Soit comme ces forêts vertes, fraîches, profondes, Pleines de chants, amour du vent et du rayon, Charmantes, où soudain l'on rencontre un lion. Victor Hugo (1802-1885), «Il faut que le poète» , extrait du recueil Les Contemplations , 1856.

ANALYSE:

Questo documento è una dichiarazione di poetica. Uso del presente « Il faut » è una necessità. Cominciamo a vedere il pubblico, esso si allarga e cominciamo a vedere anche le donne come lettrici di poesia. è necessario che il poeta diventi formidabile, esplosione di potenza. Figura retorica della énumération. Stilema del poeta: andare per coppie Anafora : il faut que, où. Metafora in presenza : strophes, oiseaux (esistono tre tipi di metafore in presenza, o usando la virgola come in questo caso, o il di o l’accostamento di due parole). La poesia è un giardino ecc.è un’atmosfera idilliaca. In questa bella foresta appare un leone, un rugito, un picco di potenza. In questa foresta c’è il dolce e lo spavento, la pace e la bestia feroce (l’uccellino e il leone). Quindi sta dicendo che per scrivere poesia ci vuole un poeta che combini il dolce con l’amaro. Qui troviamo elementi rivoluzionari che fanno parte della Preface al Cromwell : idea di mescolare toni e generi diversi. Non scegliere solo una nota e riprodurre questa (es. Phedra che ha sempre elementi tragici dalla prima all’ultima scena). Nel romanzo abbiamo scene patetiche, drammatiche, comiche, così in nome dell’idea di realismo anche il teatro debba incastonare scelte linguistiche diverse. Victor Hugo propone la mescolanza dei toni e la capacità di fare ciò. Anche la poesia deve sapere passare da un tono all’altro e il poeta deve essere capace di questa potenza enorme. Deve quindi sapere anche spaventare. La poetica classica aveva escluso il sublime, invece lui dice che comico e sublime possono andare a braccetto.

Survit à la cité.

Appunti generali:

Campo letterario: Spazio di relazione tra i diversi attori del panorama letterario (scrittori, editori ecc…), che di solito si riunivano nei salons e dopo nei cafè per parlare di letteratura. Canone letterario: Scelta dei migliori autori e brani letterari. Gli autori tentavano in ogni modo di entrarvi per acquisire notorietà e visibilità e dunque non essere dimenticati. Aspiravano alla consacrazione. Uno dei motivi per cui le donne venivano escluse dal canone letterario era che già vi erano troppi autori. Un altro motivo era che se si fosse diffusa l’idea che anche le donne potessero scriver, il canone avrebbe perso credibilità. Gli autori esaltavano la purezza della poesia ergendola ad un’attività superiore a tutte le altre. L’arte non doveva essere utile. Verlaine alludeva all’autoesclusione dell’uomo dalla società, ormai vile e violenta.

ANALYSE:

Smalto e cameo

  • Smalto: suggerisce l’idea di estrema durezza, lucentezza e durata
  • Cameo: lavorazione della madreperla, durezza e linea sofisticata e pura dei contorni Campo lessicale della gioielleria, che allude a qualcosa di prezioso e duraturo. Riferimenti alle statue e all’arte antica. Questo testo non è un sonetto e non è isometrico (i versi non hanno lo stesso numero di sillabe). Sono dei versi senari (6 sillabe). Il coturno è la calzatura tipica della musa, e doveva essere stretta perché la produzione artistica doveva nascere dalla sofferenza. Piede: piede del verso, unità di misura greca e latina. Pétrit: impasta, modella Carrare: marmo di Carrara Paros: marmo di Paro Poursuis: incidi Emailleur: colui che lavora lo smalto Il poeta suggerisce che il suo discorso può essere applicato a qualunque forma artistica. Il poeta utilizza la parola “cité” perché sebbene l’organizzazione politica cambi, l’arte sopravvive. Non c’è differenza tra queste forme artistiche perché obbediscono tutte ad un solo criterio. Per produrre un’arte che sopravviva allo scorrere del tempo, bisogna lottare contro una materia dura, ribelle al lavoro dell’artista.

« Une charogne »

Rappelez-vous l'objet que nous vîmes, mon âme, Ce beau matin d'été si doux: Au détour d'un sentier une charogne infâme Sur un lit semé de cailloux, Les jambes en l'air, comme une femme lubrique, Brûlante et suant les poisons, Ouvrait d'une façon nonchalante et cynique Son ventre plein d'exhalaisons. Le soleil rayonnait sur cette pourriture, Comme afi n de la cuire à point, Et de rendre au centuple à la grande Nature Tout ce qu'ensemble elle avait joint; Et le ciel regardait la carcasse superbe Comme une fl eur s'épanouir. La puanteur était si forte, que sur l'herbe Vous crûtes vous évanouir. Les mouches bourdonnaient sur ce ventre putride, D'où sortaient de noirs bataillons De larves, qui coulaient comme un épais liquide Le long de ces vivants haillons. Tout cela descendait, montait comme une vague Ou s'élançait en pétillant; On eût dit que le corps, enfl é d'un souffl e vague, Vivait en se multipliant. Et ce monde rendait une étrange musique, Comme l'eau courante et le vent, Ou le grain qu'un vanneur d'un mouvement rythmique Agite et tourne dans son van. Les formes s'eff açaient et n'étaient plus qu'un rêve, Une ébauche lente à venir Sur la toile oubliée, et que l'artiste achève Seulement par le souvenir. Derrière les rochers une chienne inquiète Nous regardait d'un oeil fâché, Epiant le moment de reprendre au squelette Le morceau qu'elle avait lâché. — Et pourtant vous serez semblable à cette ordure, À cette horrible infection, Etoile de mes yeux, soleil de ma nature, Vous, mon ange et ma passion! Oui! telle vous serez, ô la reine des grâces, Apres les derniers sacrements, Quand vous irez, sous l'herbe et les fl oraisons grasses, Moisir parmi les ossements. Alors, ô ma beauté! dites à la vermine Qui vous mangera de baisers, Que j'ai gardé la forme et l'essence divine De mes amours décomposés!

Le vers : Que si nous avions le droit de dire quel pourrait être, à notre gré, le style du drame, nous voudrions un vers libre, franc, loyal, osant tout dire sans pruderie, tout exprimer sans recherche ; passant d'une naturelle allure de la comédie à la tragédie, du sublime au grotesque ; tour à tour positif et poétique, tout ensemble artiste et inspiré, profond et soudain, large et vrai ; sachant briser à propos et déplacer la césure pour déguiser sa monotonie d'alexandrin ; plus ami de l'enjambement qui l'allonge que de l'inversion qui l'embrouille ; fidèle à la rime, cette esclave reine, cette suprême grâce de notre poésie, ce générateur de notre mètre ; inépuisable dans la variété de ses tours, insaisissable dans ses secrets d'élégance et de facture ; prenant, comme Protée, mille formes sans changer de type et de caractère, fuyant la tirade ; se jouant dans le dialogue ; se cachant toujours derrière le personnage ; s'occupant avant tout d'être à sa place, et lorsqu'il lui adviendrait d'être beau, n'étant beau en quelque sorte que par hasard, malgré lui et sans le savoir ; lyrique, épique, dramatique, selon le besoin ; pouvant parcourir toute la gamme poétique, aller de haut en bas, des idées les plus élevées aux plus vulgaires, des plus bouffonnes aux plus graves, des plus extérieures aux plus abstraites, sans jamais sortir des limites d'une scène parlée ; en un mot tel que le ferait l’homme qu'une fée aurait doué de l'âme de Corneille et de la tête de Molière. Il nous semble que ce vers-là serait bien aussi beau que de la prose. Le sublime et le grotesque : Les trois unités:

ANALYSE:

“Les trois unités”

Le novità di questa teatralità romantica non erano gradite. La poetica romantica era completamente agli antipodi rispetto alla poetica classica. Un esempio di questa contrapposizione è rappresentato dalle tre unità aristoteliche (tempo, luogo e azione). Secondo i canoni della poesia del 17esimo secolo, queste tre unità venivano imposte da un'esigenza di verosimiglianza, alla quale il 19esimo secolo oppone invece il concetto di realismo. Verosimiglianza: ciò che è simile al vero, che è potenzialmente vero. La princesse de Clève destò tanta polemica nel 17esimo perché agiva in maniera inverosimile, non come una ragazza educata del suo tempo. Questo accadeva perché la verosimiglianza si sposava con il codice etico del tempo. A quei tempi una donna non poteva avere confidenza con il marito, nell'ottica della bienséance (codice morale). Tornando al teatro ottocentesco, era inverosimile che uno spettatore si trovi davanti un personaggio che oggi ha 20 anni e nella scena dopo è più vecchio. Dunque, era inverosimile la messa in scena della durata del tempo (unità di tempo). Allo stesso modo, non era accettabile la messa in scena del passaggio da un luogo all'altro (unità di luogo). Il palazzo reale era l'ambientazione preferita delle scene teatrali. Allo stesso modo, non erano ammesse troppe vicissitudini ma doveva esserci un solo intrigo (unità di azione). Tuttavia, Aristotele non aveva mai dato delle regole, si era limitato a scrivere un testo descrittivo che facesse un resoconto sul teatro tragico del tempo. Sono stati poi i suoi successori a modificarlo e a renderlo prescrittivo, cioè che imponeva delle regole da seguire. Questa préface rappresenta una posizione critica nei confronti del modo di produrre testi teatrali. Questa criticità non riguarda solo il livello delle tre unità aristoteliche ma tocca anche altri livelli.

« Jadis et Naguère »

De la musique avant toute chose, Et pour cela préfère l’Impair Plus vague et plus soluble dans l’air, Sans rien en lui qui pèse ou qui pose. Il faut aussi que tu n’ailles point Choisir tes mots sans quelque méprise: Rien de plus cher que la chanson grise Où l’Indécis au Précis se joint. C’est des beaux yeux derrière des voiles, C’est le grand jour tremblant de midi, C’est, par un ciel d’automne attiédi, Le bleu fouillis des claires étoiles! Car nous voulons la Nuance encor, Pas la Couleur, rien que la nuance! Oh! la nuance seule fiance Le rêve au rêve et la flûte au cor! Fuis du plus loin la Pointe assassine, L’Esprit cruel et le Rire impur, Qui font pleurer les yeux de l’Azur, Et tout cet ail de basse cuisine! Prends l’éloquence et tords-lui son cou! Tu feras bien, en train d’énergie, De rendre un peu la Rime assagie. Si l’on n’y veille, elle ira jusqu’où? O qui dira les torts de la Rime? Quel enfant sourd ou quel nègre fou Nous a forgé ce bijou d’un sou Qui sonne creux et faux sous la lime? De la musique encore et toujours! Que ton vers soit la chose envolée Qu’on sent qui fuit d’une âme en allée

Vers d’autres cieux à d’autres amours. Que ton vers soit la bonne aventure Eparse au vent crispé du matin Qui va fleurant la menthe et le thym… Et tout le reste est littérature. Paul Verlaine, « Art poétique », Jadis et Naguère , 1874

ANALYSE:

Verlaine ebbe con Rimbaud un'esperienza di comunione poetica e letteraria. Verlaine con questa poesia voleva ottenere un effetto di musicalità e per questo motivo predilige il verso dispari, cioè il verso vago. Il poeta cerca una musica che non sia simmetrica ma la dissolvenza, l'irregolarità. La sua unità di misura è la nebbia. Lui vuole prendere il verso materializzato e togliergli quella durezza, quella pesantezza e quella durata nel tempo e farlo sciogliere. Il poeta cerca una canzone grigia, cioè qualcosa che sta nel mezzo, qualcosa di indeterminato. Il tema principale di questo componimento è dunque la sfumatura. L'aglio si riferisce alla puzza nelle cucine. A differenza di Victor Hugo, Verlaine si schiera contro la rima. Non dice di non utilizzarla ma di farlo con criterio. La letteratura in questo componimento è intesa in senso negativo, si riferisce alla retorica che deteriora, a tutto ciò che è morto e non vivo come il vento. Versi novenari.