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sociologia dell’educazione Fiorella vinci e campus, Sbobinature di Sociologia

tutti gli argomenti delle slide di sociologia dell’educazione della prof Fiorella vinci e campus con riassunto delle video lezioni della professoressa

Tipologia: Sbobinature

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Gregeo
Gregeo 🇮🇹

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il carattere storico della sociologia dell’educazione (cercare di comprendere in quale periodo storico è nata,
quali processi sociali, politici ed economici hanno contribuito alla formazione di questa scienza), per l’altro,
significa riconoscere l’importanza della contestualizzazione spazio-temporale nell’analisi sociologica dei
processi educativi analizzati.Per esemplificare, è fondamentale comprendere in quale periodo storico le
diverse teorie sociologiche sono state elaborate. La comprensione del periodo storico contribuisce infatti a
chiarire e a rendere maggiormente comprensibile il pensiero dei diversi autori.Parimenti, appare fondamentale
contestualizzare quando si analizza un determinato processo educativo, è infatti rilevante comprendere sia il
periodo storico nel quale quel determinato processo si colloca, sia comprendere la dimensione territoriale del
processo analizzato; identificare, infatti, ad esempio lo stato, la regione, l’area urbana di riferimento per
l’analisi sociologica di un determinato processo educativo è fondamentale.Affermare invece che si adotta una
prospettiva comprensivo – pratica significa, in primo luogo, dare rilievo ad un’analisi che tenta di comprendere
la dinamica dei processi analizzati, la loro multidimensionalità, la loro eterogeneità, il fatto che non esistono
modelli educativi univoci e/o unilineari, ma che si riscontrano sempre modelli complessi e multiformi.In
secondo luogo, adottare una prospettiva comprensivo-pratica significa tendere, nello studio proposto, verso
un’analisi che abbia possibili applicazioni in contesti educativi concreti, comprendere le dinamiche
sociologiche che strutturano effettivamente i diversi mondi educativi. La sociologica dell’educazione può offrire
alla intelligibilità dei processi educativi e alla loro progettazione alla loro attuazione . Il processo di
socializzazione secondato è affidato professionisti esterni , come il sistema scolastico in tutti i suoi ordini e
gradi. I caratteri dell’azione educativa fanno da sfondo alla costruzione della sociologia. Questo corso muove
da una ipotesi educativa specifica ed è un ipotesi che trova la sua declinazione naturale, questo corso fornisce
epistemologicamente un concetto, una concezione di azione educativa come azione collettiva come azione
intenzionale che però può avere effetti inintenzionali , e come azione radicata territorialmente. Affermare che
una azione educativa è un azione collettiva significa affermare che l’azione collettiva è riconducibile a una
educazione relazionale , richiede la presenza di almeno due soggetti. I soggetti coinvolti nell’azione educativa
sono un numero maggiore , quindi ciò significa coinvolgere i soggetti e comprenderli e cercare di attribuire a
ciascuno di questi soggetti delle responsabilità . Quindi l’azione educativa come gioco di corresponsabilità. Il
gioco è il termine che maggiormente può esprime il carattere intenzionale e al tempo stesso dagli esiti e
conseguenze non previste dell’azione collettiva. L’azione educativa non è estemporanea, nella prospettiva
epistemologica, l’azione educativa è il risultato di un piano educativo , un azione intenzionale
ASSOLUTAMENTE SCELTA, E VOLUTA DAI SOGGETTI in essa coinvolti. Al tempo stesso in un gioco nel
quale è chiara la volontà di partecipare a quel gioco ed è chiara la scelta, nonostante questa chiarezza
intenzionale il gioco può dare esiti, conseguenze non previste originariamente, la stessa cosa avviene con
l’azione educativa. Per quanto sia corrispondente a un piano , ciò non significa però che i risultati dell’azione
educativa sono previsti e determinati ma significa ammettere che il processo educativo può essere soggetto a
aspetti non considerati originariamente che modificano le conseguenze dell’azione educativa , l’azione
educativa infine ha un caricamento territoriale, può assumere morfologie ,configurazioni e profili differenti al
variare del contesto territoriale.
CENNI STORICI SULL’EDUCAZIONE
La sociologia dell’educazione, come specializzazione disciplinare, è un fatto storico, non è sempre esistita. I
processi educativi, come processi finalizzati a riprodurre e innovare le società, sono molto più antichi della
sociologia dell’educazione, essi sono connessi alla socialità dell’uomo e sono già riscontrabili in società molto
antiche. Lontano dal ripercorrere la storia dell’educazione, sembra però opportuno offrire alcune tappe
fondamentali della sua evoluzione nel mondo occidentale. Le tappe principali dell’evoluzione dei processi
educativi proposti in questo corso trovano il loro primo momento di analisi nella Grecia classica del V – IV sec.
a.c. E’ quel periodo storico un momento nel quale alcuni storici datano anche l’origine della democrazia. Ciò è
vero come insegna Weber nel suo studio sulla città a condizione di precisare che le società della Grecia
classica erano società molto diverse dalle moderne società occidentali, esse erano società profondamente
diseguali, società nelle quali parte della popolazione era In condizione di schiavitù, nelle quali le donne erano
molto lontane dall’avere gli stessi diritti degli uomini, nelle quali il lignaggio era molto importante. Una delle
differenze principali – come sempre Weber illustra nello studio richiamato – tra le società della Grecia classica
e le società moderne era data dal fatto che quelle società erano fondate sull’esercizio, quasi costante, della
guerra. In esse la guerra costituiva il mezzo fondamentale di usurpazione e di difesa del dominio territoriale.
Date queste premesse è facile comprendere come la formazione alla guerra nella Grecia classica fosse
fondamentale e come conseguentemente, quelli che definiamo con espressione moderna i processi educativi,
fossero finalizzati a far emergere nei più giovani uno spirito guerriero. Ma la Grecia classica è molto
interessante come momento iniziale dello studio della storia dell’educazione poiché proprio in quelle società
ed in quel periodo storico il modello di società guerriera inizia a divenire più complesso. Alla sua complessità
contribuisce un processo fondamentale che con Elias si potrebbe definire di civilizzazione che ha nella
scoperta del logos e dell’arte le sue condizioni di attuazione.In quel periodo storico, la filosofia intesa
soprattutto come koiné, dissertazione comune sulle origini del mondo e l’arte attraverso le rappresentazioni
teatrali, le sculture e l’architettura, mettono in discussione un ordine sociale e politico fondato sul predominio
della guerra ed introducono progressivamente interrogativi sempre più insistenti sulla libertà dell’uomo. Con la
progressiva scoperta della libertà degli individui è tutto un nuovo processo di legittimazione del potere che si
afferma, esso non è più basato esclusivamente sull’esercizio della violenza, ma sulla progressiva costituzione
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il carattere storico della sociologia dell’educazione (cercare di comprendere in quale periodo storico è nata, quali processi sociali, politici ed economici hanno contribuito alla formazione di questa scienza), per l’altro, significa riconoscere l’importanza della contestualizzazione spazio-temporale nell’analisi sociologica dei processi educativi analizzati.Per esemplificare, è fondamentale comprendere in quale periodo storico le diverse teorie sociologiche sono state elaborate. La comprensione del periodo storico contribuisce infatti a chiarire e a rendere maggiormente comprensibile il pensiero dei diversi autori.Parimenti, appare fondamentale contestualizzare quando si analizza un determinato processo educativo, è infatti rilevante comprendere sia il periodo storico nel quale quel determinato processo si colloca, sia comprendere la dimensione territoriale del processo analizzato; identificare, infatti, ad esempio lo stato, la regione, l’area urbana di riferimento per l’analisi sociologica di un determinato processo educativo è fondamentale.Affermare invece che si adotta una prospettiva comprensivo – pratica significa, in primo luogo, dare rilievo ad un’analisi che tenta di comprendere la dinamica dei processi analizzati, la loro multidimensionalità, la loro eterogeneità, il fatto che non esistono modelli educativi univoci e/o unilineari, ma che si riscontrano sempre modelli complessi e multiformi.In secondo luogo, adottare una prospettiva comprensivo-pratica significa tendere, nello studio proposto, verso un’analisi che abbia possibili applicazioni in contesti educativi concreti, comprendere le dinamiche sociologiche che strutturano effettivamente i diversi mondi educativi. La sociologica dell’educazione può offrire alla intelligibilità dei processi educativi e alla loro progettazione alla loro attuazione. Il processo di socializzazione secondato è affidato professionisti esterni , come il sistema scolastico in tutti i suoi ordini e gradi. I caratteri dell’azione educativa fanno da sfondo alla costruzione della sociologia. Questo corso muove da una ipotesi educativa specifica ed è un ipotesi che trova la sua declinazione naturale, questo corso fornisce epistemologicamente un concetto, una concezione di azione educativa come azione collettiva come azione intenzionale che però può avere effetti inintenzionali , e come azione radicata territorialmente. Affermare che una azione educativa è un azione collettiva significa affermare che l’azione collettiva è riconducibile a una educazione relazionale , richiede la presenza di almeno due soggetti. I soggetti coinvolti nell’azione educativa sono un numero maggiore , quindi ciò significa coinvolgere i soggetti e comprenderli e cercare di attribuire a ciascuno di questi soggetti delle responsabilità. Quindi l’azione educativa come gioco di corresponsabilità. Il gioco è il termine che maggiormente può esprime il carattere intenzionale e al tempo stesso dagli esiti e conseguenze non previste dell’azione collettiva. L’azione educativa non è estemporanea, nella prospettiva epistemologica, l’azione educativa è il risultato di un piano educativo , un azione intenzionale ASSOLUTAMENTE SCELTA, E VOLUTA DAI SOGGETTI in essa coinvolti. Al tempo stesso in un gioco nel quale è chiara la volontà di partecipare a quel gioco ed è chiara la scelta, nonostante questa chiarezza intenzionale il gioco può dare esiti, conseguenze non previste originariamente, la stessa cosa avviene con l’azione educativa. Per quanto sia corrispondente a un piano , ciò non significa però che i risultati dell’azione educativa sono previsti e determinati ma significa ammettere che il processo educativo può essere soggetto a aspetti non considerati originariamente che modificano le conseguenze dell’azione educativa , l’azione educativa infine ha un caricamento territoriale, può assumere morfologie ,configurazioni e profili differenti al variare del contesto territoriale. CENNI STORICI SULL’EDUCAZIONE La sociologia dell’educazione, come specializzazione disciplinare, è un fatto storico, non è sempre esistita. I processi educativi, come processi finalizzati a riprodurre e innovare le società, sono molto più antichi della sociologia dell’educazione, essi sono connessi alla socialità dell’uomo e sono già riscontrabili in società molto antiche. Lontano dal ripercorrere la storia dell’educazione, sembra però opportuno offrire alcune tappe fondamentali della sua evoluzione nel mondo occidentale. Le tappe principali dell’evoluzione dei processi educativi proposti in questo corso trovano il loro primo momento di analisi nella Grecia classica del V – IV sec. a.c. E’ quel periodo storico un momento nel quale alcuni storici datano anche l’origine della democrazia. Ciò è vero come – insegna Weber nel suo studio sulla città – a condizione di precisare che le società della Grecia classica erano società molto diverse dalle moderne società occidentali, esse erano società profondamente diseguali, società nelle quali parte della popolazione era In condizione di schiavitù, nelle quali le donne erano molto lontane dall’avere gli stessi diritti degli uomini, nelle quali il lignaggio era molto importante. Una delle differenze principali – come sempre Weber illustra nello studio richiamato – tra le società della Grecia classica e le società moderne era data dal fatto che quelle società erano fondate sull’esercizio, quasi costante, della guerra. In esse la guerra costituiva il mezzo fondamentale di usurpazione e di difesa del dominio territoriale. Date queste premesse è facile comprendere come la formazione alla guerra nella Grecia classica fosse fondamentale e come conseguentemente, quelli che definiamo con espressione moderna i processi educativi, fossero finalizzati a far emergere nei più giovani uno spirito guerriero. Ma la Grecia classica è molto interessante come momento iniziale dello studio della storia dell’educazione poiché proprio in quelle società ed in quel periodo storico il modello di società guerriera inizia a divenire più complesso. Alla sua complessità contribuisce un processo fondamentale che con Elias si potrebbe definire di civilizzazione che ha nella scoperta del logos e dell’arte le sue condizioni di attuazione.In quel periodo storico, la filosofia intesa soprattutto come koiné, dissertazione comune sulle origini del mondo e l’arte attraverso le rappresentazioni teatrali, le sculture e l’architettura, mettono in discussione un ordine sociale e politico fondato sul predominio della guerra ed introducono progressivamente interrogativi sempre più insistenti sulla libertà dell’uomo. Con la progressiva scoperta della libertà degli individui è tutto un nuovo processo di legittimazione del potere che si afferma, esso non è più basato esclusivamente sull’esercizio della violenza, ma sulla progressiva costituzione

della legittimità razionale delle Leggi, sull’istituzione di strumenti generali e razionali (prodotti dagli uomini) di governo delle città. APPROFONDIMENTI Nell’analisi dell’educazione nella Grecia classica molto interessante appare la nascita delle prime scuole filosofiche. Esse sono soprattutto scuole di dissertazione, nelle quali si esercita il ragionamento e nelle quali nasce l’ars retorica e politica, la capacità di trovare argomenti a difesa di una determinata tesi, di confutare le tesi avversarie facendo emergere la loro erroneità. Le prime scuole filosofiche sono al tempo stesso luoghi privilegiati di esternalizzazione del rapporto primigenio di dominazione che è quello del pater familias, in queste scuole nasce un nuovo rapporto, analizzato tra gli altri da Locke, quello tra maestro e discepolo. La nascita del rapporto tra maestro e discepolo indica la costituzione dell’educazione come processo politico di trasformazione del rapporto di dominazione e di ricerca di nuove forme per la sua legittimazione.Tale rapporto nella Grecia classica avvia anche la sostituzione progressiva dell’ideale del buon guerriero e pone le basi per una filosofia dell’educazione, ovvero per l’elaborazione di interrogativi su quali siano gli ideali ispirativi dell’educazione e quali le modalità e gli strumenti per raggiungerli. L’analisi dell’educazione nella Grecia classica appare interessante per altre ragioni storiche:

  1. poiché l’educazione è concepita come strumento di conoscenza e di realizzazione di specifici modelli sociali, poiché è riconosciuta la sua funzionalità rispetto alle future configurazioni politiche della società.
  2. Poiché è problematizzato il rapporto tra natura e cultura. Quali sono le funzioni dell’educazione? E come si pongono rispetto al dualismo tra natura e cultura?
  3. Poiché è affermato il primato della conoscenza come via di realizzazione dell’educazione. poiché è riconosciuta all’educazione la funzione di conciliare e superare il dualismo natura – cultura ed è ammesso il carattere umano dell’educazione, la possibilità umana attraverso l’educazione di sviluppare, le virtù umane. PROFESSORESSA su video : la sociologia dell’educazione ha un origine storica , che può essere contemporanea e successiva alle origini stesse. L’educazione ha un origine più antica, preesiste alla sociologia dell’educazione. L’educazione come processo di riproduzione della società è un fatto intrinsecamente sociale e come tale coesiste con le prime società. La nascita è il periodo della storia della Grecia classica periodo tra il quinto e il quarto secolo avanti cristo. La storia della Grecia in questo periodo scriverà la storia del pensiero occidentale. Alcuni scienziati della politica collocano a questo periodo anche l’origine della democrazia. La società della grecia classica di quel periodo era una società molto diversa rispetto a quelle di oggi e occidentali, ciò che hanno è una concezione di uguaglianza tra uomini che deriva dalla rivoluzione francese, americana e sociali che ci sono state , quindi l’uguaglianza è un unità strutturale di base. Al contrario di questo modello strutturato sull’uguaglianza formale tra gli individui delle società occidentali, la società della grecia classica è fondata invece sull’ineguaglianza, gran parte della popolazione è schiava, una società che fonda la sua struttura sulla schiavitù, rapporto asimmetrico tra uomini e donne. una società definita da molti filosofi come tratto distintivo come un organizzazione sociale fondato sulla guerra, guerra come esercizio costante. Quel tipo di società greca è molto interessante dal punto di vista scientifico perché avvengono una serie di trasformazioni. Trasformazioni percorse dalla filosofia e dalle arti che comprendono le tragedie quindi la letteratura, la scultura, e l’architettura, strumenti come cambiamento della società. Questi strumenti cambiano il rapporto dell’uomo con il modo, la giustificazione che l’uomo da della sua presenza nel mondo. La società comincia quindi a trovare un ordine differente definito antropocentrico o comunque che si avvia verso l’antropocentrismo, cioè della messa in primo piano della condizione umana, questo percorso si sviluppa grazie alla scoperta di una libertà indetta per l’uomo, il quale non è soltanto destinato ad emulare gli idei, ma è un uomo che quasi scopre la libertà anche nella dimensione negativa, della problematicità della scelta la sostituzione progressiva lenta di un ordine antropocentrico ad un ordine geocentrico con la progressiva scoperta della libertà, questo processo viene migliorato dalla scuole platoniche, che sono i primi luoghi di formazione delle comunità scientifiche, che cominciano a specializzarsi su un tipo di discorso in questo caso quello filosofico. Nasce un qualcosa di inedito il rapporto tra maestro e discepolo, la prima forma di esternalizzazione, che fino ad all’ora era stato esclusivamente domestico, giocato all’interno delle mura familiari nel rapporto tra padre e figlio. A questo schema tradizionale con queste scuole filosofiche, inizia un nuovo tipo di rapporto , un rapporto di natura politica che sostituisce ad un rapporto basato sulla forza e sangue un rapporto basato sulla scelta di appartenere ad una determinata comunità.Il legame maestro – discepolo che possiamo osservare nelle scuole filosofiche della Grecia classica, ridefinendo in senso pubblico ed elettivo, i legami societari di consanguineità, contribuisce ad una nuova concezione dell’individuo. Quest’ultimo non appare più imitatore e/o emulatore degli dei, in una condizione a-storica, ma si scopre, sempre più, autore delle sue azioni, dotato di potenzialità, combattuto tra fato e libertà. Sarà il cristianesimo, come ricostruito ad esempio da Vernant, ad offrire alla concezione greca dell’individualità alcune componenti essenziali. Prima fra tutte una concezione del logos non solo come ragionamento, riflessione, ma anche come parola, come incipit dell’alterità, come possibilità per l’individuo di dare all’altro qualcosa del sé, di essere attraverso l’apertura all’altro, di conoscersi attraverso il dono di sé. Secondo questa prospettiva di analisi, il cristianesimo introduce tre forme di ridefinizione dell’individualità, la prima è l’amore come via privilegiata di regolazione della vita e come canone di regolazione delle relazioni individuo-altro, la seconda è legata all’introduzione della morte come momento di comprensione della temporalità individuale e la terza è connessa alle possibilità dell’individuo di conoscersi come creatura, Ovvero come essere simile eppur diverso

essere limitato. Con il cristianesimo abbiamo una triplice dimensione. Questa concezione diviene sempre più anche politica.il cristianesimo introduce il concetto di fratellanza, di somiglianza tra gli individui e di somiglianza con il creatore. In europa nascono molti monasteri che hanno un ruolo importante nella formazione della cultura. Questi monasteri diventano luoghi di storia.è qui che si trasforma il concetto di educazione da pratica legata al presente che si partecipa per adesione e scelta al sapere sistematico che vien trasmesso. Passiamo quindi alla formazione al consolidamento di un sapere che diviene sempre più grande. E con questi monasteri viene divulgato in altri ambienti. In europa cominciano a nascere le università il sapere da quel laboratori che erano i monasteri acquisirà la sua evocazione universale. INIZIA A COSTITUIRSI LA CONCEZIONE DI EDUCAZIONE MODERNA, LA TRASMISSIONE DEL SAPERE E’ INTERDIPENDENTE. La ricostruzione delle tappe principali della storia dell’educazione si rivela un’occasione per riflettere sulla genesi e lo sviluppo del pensiero scientifico occidentale e sulle trasformazioni politiche, economiche e sociali che progressivamente struttureranno le società moderne occidentali. In una simile ricostruzione, seguendo un ordine cronologico, un’attenzione particolare merita Montesquieu (1689 – 1755). Montesquieu non è ricordato nei manuali di pedagogia, è’ un filosofo politico, vissuto in Francia tra la fine del XVII sec. e la prima metà del XVIII, in un periodo precedente rispetto a quello nel quale gli storici del pensiero sociologico collocano la formazione scientifica della sociologia. Aron nell’Etapes de la pensée sociologique inserisce però il pensiero di Montesquieu nella ricostruzione della storia del pensiero sociologico e giustifica la scelta sostenendo che se per essere un sociologo è sufficiente avere l’intenzione di conoscere scientificamente il sociale, Montesquieu può essere considerato un sociologo. IL CONTRIBUTO DI MONTESQUIEU L’analisi del pensiero di Montesquieu è interessante per la rilevanza che il filosofo attribuisce all’analisi storica dei fenomeni sociali nella comprensione delle diverse società, per l’unità sociale alla quale dà rilevanza analitica, per la comprensione della funzione che la società, attraverso la sua cultura, ovvero attraverso l’insieme di credenze, norme, costumi, esercita sull’organizzazione politica. Egli, oltre a ricercare le cause dello sviluppo dei diversi regimi politici, comprende la diversità esistente tra le differenti forme statuali e mette in relazione tale diversità con cause profonde , di natura fisica (clima, terreni, densità abitativa etc.) e di natura culturale (costumi, religione). Come egli dimostra nell’Esprit des lois, “e’ possibile comprendere la diversità delle leggi in due modi:

  • Da una parte risalendo alle cause generali responsabili delle leggi particolari che si osservano in questo o quel caso. Da un’altra parte elaborando dei principi o dei tipi che costituiscono un livello intermedio tra la molteplicità incoerente della realtà ed uno schema universalmente valido”. (Cit. estratta e tradotta da Aron, 1967, p.29). Montesquieu nel delineare questa metodologia aveva già compreso che l’analisi storica applicata alla conoscenza del reale richiedeva un’operazione di generalizzazione che dal fatto particolare riportasse lo studioso alle cause generali profonde di quel determinato fenomeno e/o un’operazione di tipizzazione , di identificazione di modelli utili a classificare ed analizzare la molteplicità della realtà. Il filosofo francese aveva compreso che le leggi con la loro caratteristica eterogeneità, corrispondente ai diversi ordinamenti giuridici, variano al variare dei contesti di analisi e sono, fondamentalmente, un prodotto umano e storico. La molteplicità ontologica del reale appare al filosofo un dato fondamentale che la spiegazione scientifica deve salvaguardare e valorizzare. La combinazione di cause molteplici rende intellegibile il fatto che uno stesso fenomeno, in contesti differenti, può risultare da combinazioni differenti di cause e che una stessa causa può assumere funzioni differenti al variare dei rapporti di causalità. La comparazione rappresenta il metodo che rivela la funzione differenziale che una stessa causa può svolgere in differenti rapporti di causalità. La considerazione che i diversi fenomeni sociali derivano dal concorso di cause fisiche e di cause morali rappresenta anch’essa un apporto alla successiva formazione del metodo sociologico. Senza trascurare la funzione delle cause fisiche o naturali o ancora materiali (clima, estensione del territorio dello Stato, densità abitativa, fertilità del suolo, etc.) il filosofo riconosce il contributo delle cause morali (costumi, religioni, norme etiche, sentimento di appartenenza allo Stato, etc.) nel condizionare la strutturazione dei fenomeni sociali. L’esprit des lois, come concetto collettivo ed astratto, rivela la comprensione da parte di Montesquieu della funzione assolutamente specifica che esercitano le leggi in uno Stato. Esse, per un verso, derivano dall’organizzazione dello Stato sia politica che economica che sociale, per l’altro la condizionano e la strutturano. Esse, conseguentemente, rappresentano la generalizzazione per eccellenza della molteplicità delle situazioni umane ed un processo che nel suo realizzarsi è fondamentalmente storico. Ma come possono prodursi leggi buone se non attraverso l’educazione? Montesquieu comprende il ruolo fondamentale dell’istruzione e della conoscenza non solo nel formare buoni governanti ma soprattutto nel promuovere un funzionamento dell’organizzazione statuale che rispetti la libertà degli individui. L’istruzione e la conoscenza, nel suo pensiero, sono le vie maestre per creare istituzioni che tutelino la libertà degli individui e la loro possibilità di conoscenza. Nell’analisi di Montesquieu appare rilevante il fatto che non solo l’autore valorizzi la molteplicità e la pluralità delle spiegazioni causali ma il fatto che egli identifichi nei vari rapporti causali i conflitti, le alleanze, gli equilibri tra le varie cause. In questa prospettiva di analisi, sempre attuale e feconda, da un punto di vista analitico, appare ad es. la legge di Montesquieu sulla separazione dei poteri. L’andirivieni tra l’osservazione della realtà e la costruzione di tipi generali di potere si rivela di una potenza euristica straordinaria. I diversi poteri statuali non si presentano realmente come separati, spesso il loro esercizio si trova, al contrario, concentrato nelle mani di pochi governanti, funzionari o

magistrati. Tuttavia, il buon funzionamento politico della società deriva soltanto dalla loro separazione. Indicando il principio di validità generale si ha sia la possibilità di comprendere quanto e come le concrete organizzazioni statuali si allontanino dall’attuazione del principio teorico della separazione dei poteri, sia la possibilità di indicare una via per una migliore organizzazione politica della società. Montesquieu, da filosofo di formazione classica, non rinuncia ad indicare la migliore organizzazione politica possibile che egli identifica nella monarchia inglese e nella sua organizzazione politica rappresentativa. L’identificazione della migliore organizzazione politica possibile, ovvero di quella organizzazione che più di altre, garantisce la libertà dei cittadini, offre un senso ulteriore all’analisi storica. Quest’ultima, lontano dall’essere unicamente ricostruzione della successione temporale dei fatti storici, è supporto alle interpretazioni possibili della realtà. La combinazione tra le cause fisiche e quelle morali risolve ab origine un problema che dopo Marx e, soprattutto, dopo le interpretazioni marxiste dell’analisi storica, occuperà non solo gli storici ma anche i sociologi. L’analisi storica è per Montesquieu possibilità di ricostruire l’unità della società , ovvero l’insieme, il concorso di cause fisiche e di cause morali. In questa stessa prospettiva l’identificazione dello spirito delle leggi , come di un concetto astratto, costituito da cause fisiche e da cause morali, risolve il dilemma che attraverserà la sociologia successiva sulla priorità delle cause strutturali rispetto a quelle culturali e/o viceversa. Il concetto collettivo rappresentato dall’Esprit des Lois ha una straordinaria valenza analitica esso non è postura culturalista ma nelle relazioni che rivela tra leggi e società è analisi sociologica, comprensione delle possibilità reali delle diverse società di governarsi ed eventualmente di modificare i loro sistemi politici. L’educazione in un simile sistema occupa un posto di assoluto rilievo è innanzitutto potenza critica, possibilità di conoscere i limiti delle varie morfologie sociali e politiche, ed è secondariamente, possibilità di elaborare leggi illuminate, leggi che abbiano in esse gli anticorpi contro l’assolutismo e il dispotismo. QUESTIONI APERTE RIFLESSIONE SUL PRINCIPIO DELLA SEPARAZIONE DEI POTERI Il principio della separazione dei poteri sembra oggi uno dei caratteri costitutivi degli Stati democratici. La sua applicazione non è però scontata, e ciò nonostante la sua previsione legislativa ed, in alcuni casi, costituzionale. Si pensi, solo a titolo esemplificativo, come la procedura dei decreti legge ovvero la delega al governo a legiferare in casi di urgenza, sia diventata, negli ultimi decenni in Italia, una prassi. Tale prassi, motivata dalla necessità di accelerare la fase legislativa, in realtà finisce con il cumulare, in capo al Governo il potere legislativo e quello esecutivo e con l’espropriare il Parlamento del potere legislativo. Ma la separazione dei poteri non è un principio applicabile unicamente alla vita politica, esso ha conseguenze ad esempio anche sull’analisi del concetto di cultura. RIFLESSIONE SUL CONCETTO DI CULTURA I concetti utilizzati da Montesquieu sono concetti analitici. Il filosofo non ha interesse a definire in maniera deterministica ed immutabile i tratti distintivi di una società ma quello, differente e sociologico, di comprendere le cause interindividuali che hanno provocato determinati fenomeni sociali. In tal modo, offrono un contributo notevole alla successiva definizione sociologica del concetto di cultura. Si pensi, sempre a titolo esemplificativo, ai rischi derivanti dall’impiego di un concetto collettivo di cultura in relazione alla nascita dei movimenti nazionalistici, o ancora, in relazione alla comprensione delle situazioni legate allo sviluppo economico e sociale dei diversi paesi del mondo. L’impiego di un concetto collettivo di cultura, se applicato ad es. all’analisi dei Paesi in ritardo di sviluppo, rischia di essere opaco e non esplicativo. Differente è invece il caso della ricostruzione analitica dei modi di pensare collettivi (delle credenze, dei valori, delle norme) e dei sistemi giuridici che regolano la vita sociale dei diversi Paesi. Il concetto di cultura è un concetto centrale in Sociologia, fondamentale è però il suo uso analitico, la sua scomposizione; a tal fine, illuminante è ad es. il contributo offerto da Montesquieu a proposito della combinazione delle diverse cause e della rilevanza data ai rapporti (di conflitto, di alleanza..) tra le differenti cause che intervengono in una determinata spiegazione causale. Infine, sempre secondo l’insegnamento di Montesquieu, fondamentale è tener presente che non esiste un’unica cultura ma tante culture, al pari di tante storie e di tante società. Lo studente al fine di verificare l’apprendimento della lezione provi a rispondere alle seguenti domande: Quale posto assegna Montesquieu all’istruzione e alla conoscenza? Quale rapporto esiste secondo Montesquieu tra cause naturali e cause culturali? PROFESSORESSA: 700 il secolo dei lumi , dove si sviluppa un movimento di pensiero filosofico e non solo noto con il termine di illuminismo come metafora tra la ragione e la luce, la ragione con la sua potenza esplicativa issa le tenebre e fa apparire il vero. Il 700 È un momento sottarco in cui si sviluppa in tutta Europa l’illuminismo. Un riconoscimento pieno del potere della ragione di spiegare i fenomeni naturali e i fenomeni storici. Il settecento appare un secolo cruciale dal passaggio da un lessico tratto da ancien regime e il nuovo mondo, la nuova era storica e cioè la modernità. Questo secolo è importante per la storia dell’educazione. L’uomo non si affida più ad un potere divino e tradizionale o a credenze popolari , che non sono corrispondenti al vero, ma si affida alla ragione facoltà prettamente umana. Tra la ragione e la scienza sorge un interdipendenza che caratterizzerà tutta la modernità. Spesso dire ragione significa affermare un metodo di analisi della realtà dei fatti che sia scientifico, che sia verificabile e riscontrabile nella realtà, ragione=scienza. Verificatività degli enunciati, devono essere verificati nella realtà. Durante questo secolo si afferma questa corrispondenza tra metodo razionale e metodo scientifico. Una modernità fondata sulla scienza, sulla fiducia sulla ragione e sulla scienza. I filosofes che hanno teorizzato i principi base dell’illuminismo sono stati attenti a non ipostatizzare la ragione a non sostituirla alla religione o alle credenze popolari, sono stati attenti soprattutto Kant, SONO STATI ATTENTI A METTERNE LA NATURA UMANA, come tale una facoltà storica in

complessità originaria e la ragione da peculiare facoltà umana tendesse ad essere deificata, a divenire la Ragione con la R maiuscola. Alcuni eccessi dei momenti rivoluzionari, al pari del periodo del Terrore che li seguirà, rivelano in primo luogo lo scollamento con la teorizzazione filosofica e, secondariamente, indicano come la teorizzazione filosofico-politica, pur incidendo sull’ordine politico-sociale, era stata molto elitaria e come le attuazioni dei suoi principi, siano sempre avvenute in pre-esistenti cornici ed assetti politico-sociali, efficienti non solo dal punto di vista dell’ordinamento politico ma anche dal punto di vista della cultura e della società. Il Settecento consegna alla storia dell’educazione alcune trasformazioni basilari: 1) Ilcaratterecriticodellaconoscenzaedeipercorsieducativi.

  1. Lacomplessitàdelprocessodirazionalizzazione Il pensiero politico e pedagogico di Rousseau sembra esemplificare entrambi questi aspetti. La ragione e la sua pratica non possono essere totalmente sostitutive della fede religiosa, al contrario la fede religiosa può supplire la ragione, e di fronte a varie questioni ed in vari momenti, essa può contribuire a marcare i limiti della ragione. Per quel che riguarda la pedagogia, Rousseau non è ciecamente fiducioso nel progresso, riconosce un cambiamento generale dei costumi, riconosce il perdurare delle diseguaglianze sociali e sottolinea l’importanza dell’attenzione alla condizione storico-naturale degli individui, alla loro età, al loro processo di maturazione, egli afferma un’attenzione all’individualità ed al tempo stesso la funzione insostituibile, nell’educazione, dei sentimenti di pietà e di gratitudine, come se l’educazione dovesse contribuire a formare il buon cittadino e prima ancora l’uomo buono. “L’educazione sensoriale e intellettiva e, progressivamente, religiosa e politica, va condotta secondo la gradualità di maturazione propria allo sviluppo naturale. Nessuna eccedenza, nessuna anticipazione o stimolazione prematura, nessuna adultizzazione precoce; al contrario, un accompagnamento che sappia intervenire attraverso la mediazione della stessa natura, che è in ultima istanza il vero pedagogo, che il fanciullo deve soltanto assecondare” (La citazione è tratta da Peratoner 2019 p. 96 curatore del volume dedicato a Rousseau). Lo studente, al fine di verificare l’apprendimento degli argomenti trattati nella lezione provi a rispondere alle seguenti domande:
  1. Quali dimensioni nell’analisi del XVIII sec. appaiono rilevanti ai fini della ricostruzione della storia dell’educazione? 2. Quale apporto offre J. J. Rousseau alla storia dell’Illuminismo e dell’educazione in particolare? LO STORICISMO E L’APPORTO ALLA FORMAZIONE DELLA SOCIOLOGIA ELEMENTI DEL PENSIERO DI HUMBOLDT Alla fine del XVIII sec. in Germania, nella cornice dell’idealismo ma in una posizione critica rispetto ad esso, si formano alcuni pensatori che si ricordano come i fondatori dello storicismo. Tra essi un posto di rilievo occupa W. von Humboldt (1767-1835). Convenzionalmente l’avvio dell’uso del termine di storicismo è situato in un periodo successivo, e specificatamente nel 1879, periodo nel quale Werner pubblica un libro su Vico. Rintracciare, sulla scia di diversi commentatori, gli elementi storicisti del pensiero di Humboldt è tuttavia utile per comprendere la nascita della Sociologia.Humboldt è un attento lettore di Kant, egli riflette sul rapporto tra l’io e il mondo e intuisce che porre la subordinazione del reale allo spirituale significherebbe scegliere la “uniformità” a danno “dell’armonia”, con conseguenze insopportabili come nota Tessitore sul “compito della cultura” che deve mirare non all’unilateralità oppressiva ma alla perfezione delle facoltà (di tutte le facoltà) dell’uomo posto in rapporto con il mondo. (Tessitore, 1996, p. 335). Come nota lo stesso Tessitore merito di Humboldt è quello non di aver fondato l’ontologia ma di aver riconosciuto il posto dell’antropologia. L’antropologia humboldiana è ricerca delle possibilità di comprendere la relazione dell’uomo con il mondo.La prospettiva storicista di Humboldt deriva dalla scoperta che l’uomo vive nel mondo.Da questa scoperta non solo deriva la distinzione tra il pensato ed il pensante ma la possibilità di considerare il pensato come un prodotto storico dell’uomo. Il rapporto del pensato e del pensante diviene con Humboldt problematico e, si potrebbe aggiungere, problematico perché storico-sociale.Le oggettivazioni nelle quali sembra che la realtà quasi si solidifichi non deriva soltanto dal singolo; in questo processo il singolo con la sua personalità ha un ruolo importante ma si configura, anche e soprattutto, come un processo collettivo. Il linguaggio e, ad esempio, il concetto di educazione sono concetti che esprimono bene la natura del processo di oggettivazione, la sua natura collettiva e la sua natura ideale e sensibile nello stesso tempo.Lo storicismo di Humboldt è riconoscimento della centralità dell’uomo e della molteplicità della storia e della cultura umana. Esso si configura, conseguentemente, come negazione dell’univocità della cultura umana e ancor di più come negazione della superiorità di una cultura sulle altre. Humboldt era molto prudente sulle possibilità di modificare la situazione politica, e critico sulla tendenza a voler tradurre l’ideale in reale “è da tener presente – avvertiva - che l’ideale ha un carattere regolativo, è irraggiungibile e perciò è innanzitutto necessario agire sullo spirito e lasciare intatte le restrizioni fino a quando non si potrà realizzare quella profonda riforma spirituale che è un vero e proprio bisogno del tempo” (rif. Estratto da Tessitore, 1996, p. 354). Humboldt aveva compreso che le riforme non hanno un carattere top down, non si impongono e non derivano nemmeno dalla modifica delle regole ma necessitano di cambiamenti molto più profondi, che occorre agire sullo spirito; riutilizzando termini del suo vocabolario si potrebbe dire che richiedono processi di educazione. Egli riteneva che lo Stato non dovesse regolare integralmente la vita della collettività e che in molti campi, incluso quello economico, compito dell’autorità pubblica fosse principalmente quello di garantire la libertà dei singoli. Era consapevole inoltre di come l’organizzazione politica ed economica della società del suo tempo fosse ancora ancorata agli ordini medioevali, ed in particolare, ad esempio, alle corporazioni, ed ai loro diversi poteri in seno alla società.Da un punto di vista prettamente politico, Humboldt non aveva fiducia nella sovranità popolare e

nelle sue tecniche di rappresentanza politica; egli riteneva invece auspicabile una costituzione cetuale, fondata sulle rappresentanze politiche delle diverse corporazioni e delle diverse classi sociali. Infine riteneva la libertà di stampa essenziale per la durata e, potemmo aggiungere, il significato democratico, di una costituzione. Humboldt riteneva che non si può diventare liberi se non nella ed attraverso la libertà. Nisbet ritiene che all’origine del processo di istituzionalizzazione della sociologia vi sia un’esigenza conservatrice. Di fronte agli esiti non immaginati della Rivoluzione Francese, e di fronte alla crisi dell’ordine politico-sociale di derivazione feudale, gli studiosi che iniziano ad interrogarsi sull’organizzazione della società sarebbero spinti, secondo Nisbet, da uno spirito restauratore, dal bisogno di scoprire ciò che unisce e ciò che tiene insieme una società. Se questa interpretazione è verosimile occorre anche aggiungere che lo spirito conservatore dei padri della sociologia (Comte, Durkheim, Weber) era molto intriso di riformismo e che la portata riformatrice del loro pensiero derivava direttamente dal rapporto della nuova scienza, della sociologia, con la storia. Il pensiero di Humboldt mette a fuoco alcuni elementi essenziali per comprendere il contributo della prospettiva storica alla formazione della sociologia.In primo luogo, tale contributo si estrinseca nella distinzione tra reale e ideale .Come aveva intuito Humboldt, attento studioso di Kant, l’analisi dell’esperienza è essenziale per comprendere la realtà. La realtà non coincide con l’ideale, può, in varia misura tendere all’ideale, ma non coincide con esso. Inoltre, l’ideale è pensato e come tale è un prodotto storico. Da questa scoperta, apparentemente banale, nasce la storiografia, l’esistenza della storia come insieme e successione di interpretazioni storiche. Da questa scoperta nasce anche la possibilità di riflettere sul pensato, come oggetto separato rispetto all’individuo, eppure da esso generato, ovvero nasce la possibilità di riflettere sulla cultura umana e sulla società. Il contributo della prospettiva storica alla nascita della sociologia si realizza anche attraverso la centralità che la prospettiva storica conferisce all’individuo .Non si tratta unicamente della centralità attribuita ad alcune personalità (sovrani, eroi, profeti) ma della centralità attribuita all’uomo come essere libero ed artefice della propria storia. Ritenere l’uomo al centro della società significa comprendere le sue possibilità di conoscenza e di azione, limitare costantemente la sua libertà, considerare i legami interindividuali, ovvero la formazione della società.La formazione della sociologia deve alla prospettiva storica un rapporto specifico con il passato. Il passato, nella prospettiva storica richiamata, non è nostalgica evocazione di un tempo trascorso, ma è ricerca e selezione di quegli eventi e di quelle connessioni di eventi che hanno potuto, possono o potrebbero condizionare il presente. La nascita della sociologia deve ancora alla prospettiva storica la comprensione della concatenazione e dell’interdipendenza della cause. Questo aspetto presente nel pensiero di Humboldt era già presente nel pensiero di Montesquieu.Una determinata situazione politico- sociale non deriva da una causa unica ma frequentemente da una molteplicità di cause che a volte si rafforzano reciprocamente ed altre volte quasi si eliminano reciprocamente. Da quanto abbiamo ricostruito emerge che esistono due fondamentali prospettive storiciste che derivano entrambe dall’idealismo. La prima è quella più direttamente imputabile ad Hegel, della storia intesa come spirito del tempo, come divenire storico, quasi completamente oggettivo rispetto agli individui. La seconda è quella derivante dallo storicismo tedesco sviluppatosi quasi come critica interna all’idealismo, essa è fondata sulla comprensione della distinzione tra l’ideale ed il reale, sulla comprensione del carattere culturale dell’ideale, sulla comprensione della libertà condizionata degli uomini, sulle radici storiche degli eventi della contemporaneità e, si potrebbe aggiungere, sulla necessità dell’analisi storiografica per comprendere il presente. Come non esiste un’unica tradizione sociologica così non esiste un’unica tradizione storica.La prospettiva che riteniamo abbia maggiormente influenzato la nascita della sociologia è quella dello storicismo tedesco di fine ‘700 derivante dal pensiero di Humboldt, di Gentz e più generalmente riconducibile nell’ambito della critica all’idealismo hegeliano. L’appropriazione della storia da parte della sociologia che una simile prospettiva favorisce è quella di una storia molteplice finalizzata ad una più lucida comprensione della realtà presente. Humboldt lamentava la miopia di molti suoi contemporanei, le loro facili infatuazioni teoriche. A tale miopia opponeva la comprensione delle radici collettive ed umane del cambiamento sociale e la comprensione delle differenti situazioni geo- politiche, comprendeva ad esempio che la rivoluzione non era un canone trasferibile da uno Stato ad un altro e che essa non si sarebbe, ad esempio, potuta sviluppare in Prussia. La prospettiva storica delineata da Humboldt contribuisce a fondare la realtà sociale come oggetto di studio distinto rispetto allo studio dell’individuo singolo o dei gruppi di individui ed allo stesso tempo come studio necessariamente iscritto in specifici contesti sociali, ovvero derivante ed imputabile all’agire di determinate collettività. Durkheim, attualizzando le intuizioni e le premesse derivanti da una simile prospettiva storicista, definirà la società una realtà sui generis , con l’intenzione di conferirle, per un verso, una vita epistemologica distinta e, per l’altro, di affermare sin dall’inizio la possibilità che tale realtà sia compresa in relazione a collettività concrete. Le analisi del linguaggio e quelle relative all’educazione sono temi ricorrenti nelle tradizioni sociologiche e che consentono di fondare la distinzione epistemologica della sociologia rispetto ad altre scienze sociali e rispetto alla stessa storia.Il linguaggio - come intuito da Humboldt - non è soltanto un insieme di segni è anche un sistema di convenzioni è, conseguentemente, un fatto culturale e sociale, una realtà sui generis, si potrebbe dire con Durkheim, una realtà nella quale si manifesta la società come esistenza distinta e separata rispetto agli individui che la compongono, ma, al tempo stesso, una realtà che non può prescindere dall’esistenza concreta e determinata delle diverse comunità. Parimenti l’educazione è un processo sociale nel quale da un lato emergono tutti i condizionamenti, da quelli ad esempio linguistici e lessicali a quelli, sempre ad esempio,

stabilisce una corrispondenza tra la storia dell’umanità e la storia della scienza. La nascita della scienza sociale, nel suo linguaggio della fisica sociale, corrisponde allo stadio più evoluto e contemporaneo della storia della scienza.La società per Comte, come già per Spencer, è conoscibile come se fosse un organismo umano. Coerentemente con la visione organicista, un singolo elemento non è conoscibile se non come parte del tutto (olismo). Non si può comprendere ad esempio la situazione della religione o la forma dello Stato in una determinata società se non si considera la specifica società nella sua unità. APPROFONDIMENTI Spesso si sottolineano gli elementi positivisti ed evoluzionisti del pensiero di Comte (quali ad es. quelli tratti dalla legge dei tre stadi) e si omettono tutti gli altri elementi che fanno di Comte il padre della scienza nuova della società. Nella ricostruzione del processo di istituzionalizzazione scientifica della sociologia appare utile sottolineare le seguenti dimensioni caratterizzanti il pensiero di Comte.

  • I caratteri del suo evoluzionismo.
  • L’importanza di elementi non materiali condizionanti l’agire umano come ad es. le credenze, i valori, i sentimenti.
  • La concezione dello sviluppo umano.
  • La concezione della religione. I CARATTERI DELL’EVOLUZIONISMO COMTIANO La scienza sociale di Comte è una scienza sintetica che si propone la conoscenza delle leggi più generali dell’evoluzione umana, che scoprirà un determinismo globale che però gli uomini, in una certa misura, potranno modificare, utilizzando il suo linguaggio si tratta di una fatalità modificabile. Compito dello scienziato sociale non è semplicemente quello di spiegare il funzionamento della società, le leggi generali che presiedono al suo sviluppo, ma all’occorrenza quello di intervenire modificando il corso degli eventi. Comte crede che il progresso della società presupponga una rivoluzione intellettuale. La sua visione politica è coerente con la funzione educativa dello scienziato sociale. L’ordine politico riflette per Comte il sistema di idee del popolo, per intervenire sull’ordine politico occorre, conseguentemente, fare in modo che gli uomini pensino in maniera differente. L’IMPORTANZA DELL’ANALISI DELLE CREDENZE NELLO STUDIO DELLA SOCIETà Comte presta molta attenzione alle credenze che sono a fondamento delle relazioni sociali.Come sostiene Aron mentre Montesquieu e Tocqueville ritengono prioritario lo studio della politica e Marx lo studio dell’organizzazione economica della società, il pensiero di Comte è fondato sull’idea che la società sia basata sull’accordo degli animi. Non vi è società che nella misura nella quale i suoi membri hanno le stesse credenze. E’ la maniera di pensare che caratterizza le differenti tappe dell’umanità. (Toute société tient par l’accord des esprits). (Rif. Estratto da Aron Les étapes de la pensée sociologique, Paris, Gallimard, 1967). Comte rifiuta una concezione unicamente razionalista dell’uomo e sottolinea che l’uomo è formato da sentimenti, attività e intelligenza.L’impulso all’attività non proviene dall’intelligenza che ha la funzione di guidare e controllare le azioni, né dal calcolo egoistico, ma dal cuore. LA CONCEZIONE DELLO SVILUPPO DELL’UMANITà Comte distingue tra un ordine temporale ed un ordine spirituale o morale. L’ordine temporale riflette i sistemi di dominazione che strutturano la società e che sono inevitabili, l’ordine spirituale riflette invece lo sviluppo della società, la consapevolezza che i filosofi e gli scienziati sociali hanno delle leggi generali che la governano. Affinché la società giunga allo stadio positivo non è sufficiente che vi sia un ordine temporale ma è necessario che gli uomini comprendano la funzione sociale delle loro rispettive e differenti attività. Detto altrimenti, è necessario che gli uomini da egoisti diventino progressivamente sempre più interessati al benessere della collettività. Comte ritiene importante per lo sviluppo della società che ciascuno abbia un posto proporzionato alle proprie capacità e che possa in tal modo realizzarsi un principio di giustizia sociale. LA CONCEZIONE DELL A RELIGIONE: Comte attribuisce alla religione una fondamentale funzione di coesione sociale. Qualsiasi società è fondata sul consenso sociale, ovvero sull’accordo tra le varie parti. E’ l’unità sociale che esige il riconoscimento di un principio di unità, ovvero – nel linguaggio di Comte - di una religione.Il positivista Comte riconosce la funzione sociale della religione. La differenza tra lo stadio teologico della società e quello positivo non consiste conseguentemente nella fede che gli uomini accordano ad esseri superiori presente nello stadio teologico ed assente nello stadio positivo della società quanto nella consapevolezza che gli uomini nello stadio positivo hanno della funzione di coesione che svolge la religione. Alla fine della sua carriera, la funzione che Comte attribuisce alla religione è simile a quella che attribuisce alla scienza. Entrambe concorrono a sviluppare il potere spirituale su quello temporale. All’inizio della sua carriera – come nota Aron – Comte presentava il potere spirituale come il potere dell’intelligenza, alla fine come il potere del sentimento e dell’amore. Comte delinea una sorta di religione dell’umanità nella quale non è indicata una società di ieri, di oggi o di domani come la migliore ma è indicata la possibilità costante degli uomini di migliorare la loro vita insieme. (Aron 1967). QUESTIONI APERTE Nella storia del pensiero sociologico si distingue sin dalle origini della sociologia una tradizione olista che fonda la conoscenza dello studio della società sul primato analitico della società considerato come una totalità distinta rispetto agli individui ed una tradizione individualista che fonda invece la conoscenza della società

muovendo dal primato analitico delle azioni degli individui. Comte è in prima istanza considerato il fondatore della concezione olista della società. Il suo pensiero sarà ripreso ed approfondito da Durkheim e, successivamente dai funzionalisti. La nuova scienza della società – nelle linee tratteggiate da Comte – è basata su alcune evidenze: -Sul fatto che l’uomo non è mosso unicamente dalla ragione ma anche, ed a volte, soprattutto dai sentimenti. -Sul fatto che le credenze, i sentimenti, i valori costituiscono leve fondamentali dell’agire individuale e della strutturazione delle diverse società. -Sul fatto che l’evoluzione della società, per quanto delineata nel suo sviluppo, può essere modificata dall’intervento degli uomini. Da questi elementari presupposti deriva la formazione di tutta la ricchezza dell’analisi sociologica Lo studente al fine di verificare l’apprendimento della lezione provi a rispondere alle seguenti domande: Quali tradizioni scientifiche concorrono alla nascita della Sociologia? Sulla base di quali elementi Comte può essere definito un positivista? Quali sono i tratti più originali del pensiero comtiano? LE ORIGINI DELLA SOCIOLOGIA L’APPORTO DI COMTE ALLA SOCIOLOGIA PROFESSORESSA: perché è importante studiare le origini del ragionamento sociologico? Perché il tema dell’educazione attraversa tutto il pensiero occidentale , a cui si dedicano filosofi ,scienziati che dedicano importanza ai vari aspetti dell’educazione. La trattazione di questo tema cambia quando si comincia ad analizzare dal punto di vista sociologico. La sociologia nasce tra la seconda metà del settecento e gli inizi dell’ottocento. Un momento cruciale nella storia europea perché accadono delle trasformazioni nell’ordine politici e sociali e economiche che possono definirsi importanti e maggiori per la loro portata. Rivoluzione francese: per ordine politico, la rivoluzione industriale: per l’ordine economico, e la rivoluzione americana: per lo stato di diritto. In questo periodo storico la società diviene più problematica, da questo momento in poi viene modificato, turbato quell’equilibrio che aveva mantenuto coesa anche se attraverso guerre a volte molto lunghe la società fino a quel momento. Da questo momento in poi la società si modifica nella sua struttura e diventa problema , agli occhi di chi comincia a vederla come un problema , di chi comincia a studiarla. In questo momento succede qualcosa che è importato da prima dell’illuminismo e poi in maniera concettualizzata del positivismo , e cioè la scienza riacquista nella storia dell’uomo ecc un posto di rilievo , diventa ,lo strumento principale maggiormente accreditato per spiegare i fenomeni , la scienza acquista un posto di primo piano. Nel primo tempo è una scienza applicata alla natura, immediatamente dopo diviene lo studio della società, lo studio scientifico della società, gli studi scientifici sono trasferiti allo studio umanistico , passaggio fondamentale per comprendere l’origine della sociologia, è comprensibile solo se capiamo che è ammesso lo studio scientifico dei fatti sociali. Questa problematicità della società è spiegabile scientificamente al pari della fisica o della biologia. Possiamo e dobbiamo comprendere il funzionamento della società. Dobbiamo capire le leggi che presiedono al buon funzionamento della società, a quelle che generano disordine sociale. In questo panorama di fondo ci sono alcune figure di studiosi di primo piano : AUGUST COMTE, francese fondatore della sociologica che vive nella seconda metà del settecento e prima metà dell’ottocento è un positivista , che conia la parola da cui l’espressione sociologia deriva, quella di fisica sociale. COMTE non è soltanto un positivista, è un intellettuale un uomo che vive in questo particolare momento storico nel quale confluiscono tante tradizioni di pensiero e confluiscono le due tradizioni principali da cui si protrae la sociologia: il positivismo, di cui Comte è definito il principale esponente, ma cominciano a fiorire i primi germi del romanticismo, che c’erano già nella tradizione illuminista, che avevano nell’attenzione e nel riconoscimento della natura una fonte principale. Questi germi erano presenti anche negli autori illuministi più raffinati nei quali non c’era soltanto l’affermazione dell’importanza della ragione come con russeau, accanto alla ragione c’era posto per la sfera dell’affettività e accanto alla cultura c’era posto anche per il riconoscimento della natura come fonte di analisi dei fatti scientifici, ma anche come luogo di esplorazione dell’eterogeneità della vita. COMTE oltre ad essere il padre ella sociologia è anche un autore che ha parlato di religione dell’umanità avendo un idea di educazione in questa religione. Comte non È soltanto il padre della sociologia , non è stato solo un positivista convinto che ha proposto una teorie evoluzionista dell società di uno. È l’autore che propone formalizza ed elabora un sistema educativo che Comprende l’importanza di un sistema educativo. Comprende che affinché la società in questo nuovo stadio positivo che ha raggiunto possa progredire o svilupparsi. il concetto di progresso è insito a questi primi autori inizi dell’800, che hanno grande fiducia nel progresso e nella società. Questo autore sostiene che affinché ci spossa essere questo progresso è necessaria una sorta di spiegazione spirituale. L’educazione deve avere come obiettivo secondo Comte quello di estendere la simpatia , ovvero quello di far usciere gli individui da uno stadio di egoismo , lotta di tutti contro tutti , di condurli verso uno stadio di amicizia e simpatia , questa simpatia potrà svilupparsi soltanto grazie ad un’immaginazione che è moto vicina ad un processo di empatia, perché con l’immaginazione gli individui potranno immaginare la condizione dell’altro e quindi tendere verso l’altro e avvicinarsi verso l’altro. Comte comprende che questi sentimenti di amicizia e simpatia sono naturali all’interno di un gruppo ristretto ma sono molto più di difficili da attuare in un gruppo sociale , come un gruppo professionale o dell’istruzione o altri ambienti nei qual ci si trova a vivere. Quali sono i punti forti e deboli? Il punto forte è quello di avere compreso che l’educazione è un processo fondamentale per il progresso della società, i punti deboli sono legati al fatto che comparandola ad una religione, se per un lato è positiva perché valorizza il fatto che è un processo quello di suscitare le emozioni soprattutto di emozioni positive di amici e simpatia è un processo che va coltivato che non può essere lasciato alla spontaneità dei singoli, è un processo importantissimo e deve

Le radici scientifico-filosofiche del positivismo e dello storicismo di matrice idealistico-romantica contribuiscono a definire le specificità del metodo di analisi della Sociologia. Come specifica Aron, il metodo di analisi della Sociologia è deduttivo ed induttivo al medesimo tempo (Aron, 1958) Il metodo storico è un metodo di analisi induttivo fondato sulla ricostruzione dei fatti storici e sul loro ordine cronologico.Il metodo sociologico è un metodo induttivo-deduttivo che muove dalla identificazione di un fenomeno sociale e lo departicolarizza ricercando nel fenomeno analizzato i tratti più tipici e costanti. Simmel (1858-1918) definisce la Sociologia come una Sociologia formale , ovvero come una sociologia che ricerca le forme, i caratteri non variabili, dei fenomeni.Si tratta di un’operazione di generalizzazione caratteristica del metodo induttivo e, come sottolinea Aron, essenziale per la definizione del metodo di analisi della sociologia. La storia e la sociologia possono avere lo stesso oggetto di studio, possono analizzare un identico fenomeno sociale ma il metodo di analisi utilizzato è differente. La storia descrive ed interpreta connessioni tra fatti storici, la sociologia connessioni tra problematiche (rapporti di causalità tra qualità e/o dimensioni specifiche dei fatti storici). La sociologia conseguentemente astrae dalla realtà alcuni caratteri dei fenomeni (fase induttiva), ipotizza rapporti di causalità (fase deduttiva), verifica se i rapporti ipotizzati trovano riscontro nella realtà. La Sociologia formale di Simmel appare influenzata dall’idealismo tedesco. Simmel è uno dei sociologi classici che si ha maggiori difficoltà a classificare tale è la ricchezza del suo pensiero. La sociologia formale costituisce una straordinaria coniugazione tra il carattere induttivo del metodo storico ed il carattere deduttivo del metodo scientifico diffuso tra le scienze naturali; essa salva la possibilità che la sociologia possa elaborare leggi aventi un carattere generale paragonabili a quelle diffuse tra le scienze naturali ed al tempo stesso riconosce e valorizza la costitutiva storicità dei fatti sociali. Coerentemente alla sua impostazione kantiana, Simmel ritiene che sia nella conoscenza della natura, sia nella conoscenza del mondo storico culturale, la realtà nella sua infinitezza non possa essere riprodotta o spiegata in modo esaustivo e definitivo. La conoscenza è sempre conoscenza in base a categorie, e soltanto queste consentono di costruire la realtà (naturale o storico- sociale) come oggetto di conoscenza. Per Simmel, anche nella scienza della natura, il concetto di legge ed il principio di causalità non consentono di determinare nessi di causazione necessaria. La scienza può solo individuare condizioni che operano in un orizzonte probabilistico.A. Cavalli, nell’introduzione alla Sociologia di Simmel, sottolinea la modernità della concezione simmelliana della scienza. “La scienza, anzi le scienze, possono formulare esclusivamente proposizioni ipotetiche che valgono solo fino a prova contraria ed il cui contenuto di verità è frammentario e provvisorio, non possono aspirare ad un ideale assoluto di verità, anche le scienze naturali non si occupano più di sostanze e delle loro proprietà, ma soltanto di movimenti, di trasformazioni e di relazioni tra elementi.” (Introduzione di Cavalli alla Sociologia di G. Simmel, 1998, p. XV). L’AMBITO DI STUDIO DELLA SOCIOLOGIA : Simmel non offre un contributo fondamentale solo per la specificazione del metodo di analisi della ricerca sociologica ma anche per la definizione dell’oggetto. Allontanandosi dalle premesse positiviste in base alle quali l’oggetto della sociologia sono i fenomeni sociali egli comprende che oggetto della Sociologia è lo studio dell’as-sociazione tra gli individui, ovvero delle relazioni sociali. Simmel trae dalla socievolezza degli esseri umani, da quel carattere sociale dell’essere umano già identificato da Aristotele, la specificità dello studio sociologico. Simmel per definire l’oggetto di studio della sociologia parla di “reciprocità di influenze” e di “reciprocità di causazione” tra elementi diversi. Per Simmel, la realtà è una rete di relazioni reciproche tra elementi diversi. Il ricorso all’azione reciproca come elemento fondamentale dell’analisi sociologica rimanda ad un’analisi processuale che conseguentemente comporta la considerazione della dimensione temporale e l’applicazione della categoria di retro-azione. Applicato alla sociologia, il concetto di azione reciproca si declina come Vergesellschaftung, esso indica il processo mediante il quale si instaurano e si mantengono le relazioni di azione reciproca tra elementi sociali (individui, gruppi, società) APPROFONDIMENTI : Steiner sottolineando come numerosissimi fenomeni sociali contemporanei non siano comprensibili senza riferirsi alla loro dimensione storica cita un passo nel quale lo storico F. Braudel lamenta il fatto che molti scienziati sociali, tra i quali anche i sociologi, trascurano la dimensione storica dei fenomeni sociali. Ma un fatto sociale è conoscibile senza riferirsi alla sua dimensione storica? Le risposte dei sociologi a questa domanda non sono univoche, soprattutto i sociologi che utilizzano come metodi di ricerca, metodi quantitativi, temono l’ibridazione tra l’analisi sociologica e quella storica, come se l’analisi storica riducesse il valore scientifico della ricerca sociologica. Come ha intuito Simmel è il modo stesso di vivere dell’uomo ed il suo modo di conoscere che rendono quasi imprescindibile un’analisi storica. A proposito dell’agire in società, egli scrive: “L’intuizione che l’uomo è, in tutta la sua essenza ed in tutte le sue manifestazioni, determinato dal fatto di vivere in azione reciproca con altri uomini deve condurre ad una nuova forma di considerazione in tutte le cosiddette scienze dello spirito. (..) nella misura in cui ci si appoggia alla considerazione che l’uomo deve essere compreso come essere sociale e che la società è la portatrice di ogni accadere storico, essa non contiene alcun oggetto che non venisse trattato in una delle scienze esistenti, ma è soltanto una nuova via per tutte queste. Non è ora più possibile spiegare i fatti storici, cioè i contenuti della cultura, i tipi di economia, le norme della moralità partendo dall’uomo singolo, dal suo intelletto e dai suoi interessi. Piuttosto, noi crediamo ora di comprendere i fenomeni storici in base all’agire reciproco e all’agire in comune degli individui, in base alla somma ed alla sublimazione di innumerevoli contributi individuali, in base al concretarsi delle energie

sociali in formazioni che stanno e si sviluppano al di là degli individui. La sociologia nella sua relazione con le scienze esistenti è quindi un nuovo metodo, uno strumento ausiliario della ricerca, per avvicinarsi ai fenomeni di tutti quei campi in modo nuovo. ” (Simmel, 1998, p.7). In relazione invece al modo di conoscere dell’uomo, Simmel, riprende la concezione kantiana delle categorie a priori ma sottolineando la formazione storico- sociale di tali categorie, e la loro dinamicità, definisce la realtà della società valorizzando il sussistere quasi separato rispetto agli individui dell’unità sociale come insieme delle azioni reciproche degli individui. Egli scrive: “La natura è per Kant un determinato modo di conoscere, un’immagine che si sviluppa attraverso le nostre categorie conoscitive. La questione come è possibile la natura? ossia quali sono le condizioni che devono sussistere perché vi sia una natura – si risolve quindi per lui mediante la ricerca delle forme che costituiscono l’essenza del nostro intelletto e che in tal modo producono la natura in quanto tale. (..) La differenza decisiva tra l’unità di una società e l’unità della natura consiste in questo: che la seconda – dal punto di vista kantiano qui presupposto – sussiste esclusivamente nel soggetto conoscente e viene prodotta esclusivamente da lui sulla base degli elementi sensibili di per sé privi di legame, mentre l’unità sociale viene realizzata senz’altro dai suoi elementi, poiché essi sono coscienti e sinteticamente attivi (gli individui), ma si realizza attraverso connessioni con altri elementi sensibili attivi (altri individui). (Simmel, 1998, p. 27). L’ANALISI SIMMELIANA DELLE RELAIZONI SOCIALI : Si è già detto che per Simmel la società è conoscibile come azione reciproca degli individui, come relazione sociale. Tra le diverse forme sociali, generalizzazioni, che permettono di analizzare le specifiche e, frequentemente indissociabili relazioni sociali, identificate da Simmel, vi é ad esempio la figura della moda. Analizzando la moda, Simmel sottolinea il carattere sociale del fenomeno. Si tratta dell’imitazione sociale di un certo modo di abbigliarsi, conseguentemente dell’interdipendenza di relazioni sociali. Molto interessante è sottolineare il carattere specifico ed ambivalente che sta alla base della moda. Essa realizza un processo di individuazione sociale: da un lato serve all’individuo per fondare la propria identità, dall’altro, esplicita la modalità con la quale fonda l’identità individuale, ovvero il desiderio individuale di appartenenza sociale. L’individuo, per essere, deve riconoscersi come un essere sociale, ovvero come appartenente ad un gruppo, una cerchia, una comunità. Fondamentale nell’analisi simmelliana della moda è sottolineare come da un punto di vista metodologico, pur muovendo dall’analisi del comportamento degli individui, il fenomeno analizzato sia sociale. Simmel coglie la trasformazione dei fenomeni individuali che la relazione sociale provoca; la relazione sociale è qualcosa di diverso rispetto alla somma dei numerosi fenomeni individuali, essa, pur derivando da essi, si presenta quasi come esterna rispetto ai comportamenti individuali ed all’occorrenza può condizionarli. Altrettanto importante appare sottolineare come Simmel pur fondando il carattere sociale dei fenomeni analizzati, muova sempre nella loro analisi dai comportamenti individuali e, più particolarmente, dalle motivazioni degli individui. Molto spesso Simmel si sofferma sull’analisi del desiderio che induce gli individui alle scelte ed alle azioni, sull’affettività, sull’invidia, sulla gratitudine, etc. L’analisi del comportamento individuale muovendo dalla sfera che potremmo definire psicologica non è frequentissima né in Sociologia, né in Economia. La scoperta dell’importanza della relazione sociale nella costituzione della società e per la conoscenza della società appare fondamentale per la sociologia dell’educazione. Così come appare fondamentale il processo di individualizzazione descritto da Simmel, il bisogno costante degli individui sia di appartenere ai differenti gruppi sociali (famiglia, scuola, amici, gruppi professionali) sia di distinguersi in essi, di essere riconosciuti e di riconoscersi nelle loro individualità. Un altro tratto dell’analisi simmeliana che sembra utile sottolineare riguarda l’ambivalenza delle relazioni sociali analizzate. L’autore riesce a mettere in luce non solo gli aspetti che potremmo definire positivi del fenomeno, il fatto che ad es. la moda favorisca la socializzazione degli individui, ma sottolinea anche gli aspetti meno positivi, il condizionamento che essa può esercitare sul comportamento degli individui.La sociologia dei consumi ha recentemente studiato come e quanto pur essendo l’individuo fondamentalmente autore delle proprie scelte di consumo sia nei fatti influenzato e, spesso, condizionato dai gruppi di appartenenza o di riferimento. Lo studente al fine di verificare l’apprendimento della lezione provi a rispondere alle seguenti domande: Cosa intendiamo per “Sociologia Formale”?Qual è per Simmel l’oggetto di studio della Sociologia? Qual è il contributo di Simmel alla sociologia dell’educazione? GLI ELEMENTI PRINCIPALI DEL PENSIERO DI MARX: FORMAZIONE : Marx (1818-1883) si pone il problema delle origini e dello sviluppo della società capitalistica.Il suo pensiero appare influenzato dall’idealismo tedesco, dal socialismo francese e dall’economia classica inglese. Nel pensiero di Marx sono analizzate le contraddizioni ed i conflitti della nascente società capitalistico- industriale. Influenzato dall’idealismo tedesco e, particolarmente da Hegel, egli è interessato a comprendere i meccanismi politico-sociali che permettono alla società capitalistica di affermarsi e di riprodursi; osserva la società capitalistica nel suo divenire storico e – rifacendosi alla dialettica hegeliana – identifica nella dominazione che i capitalisti esercitano sul proletariato , nel conflitto tra le classi sociali e nell’auspicato conseguente affermarsi del socialismo, le principali fasi storiche della trasformazione della società capitalistica. A differenza dei principali esponenti dell’idealismo tedesco che attribuivano un peso rilevante alle condizioni ideali e culturali del cambiamento delle società, egli ritiene che le trasformazioni sociali siano fondamentalmente determinate dalle condizioni economico-materiali che regolano la vita, e specificatamente, dai rapporti di produzione. L’importanza accordata alle cause materiali del cambiamento ha favorito l’attribuzione della denominazione di materialismo storico alla sua visione del divenire della società.

della genesi dei rapporti di produzione e della loro normatività interna, che rendono il materialismo di Marx un’etichetta troppo riduttiva rispetto allo sviluppo della sua analisi. (Howard, 1999, p.181) L’analisi della teoria sociale del lavoro di Marx, muovendo da una prospettiva che con Nussbaum potremmo definire di ricerca di quelle condizioni del lavoro idonee a rivelare la dignità dell’uomo, inserisce l’analisi delle condizioni materiali di svolgimento del lavoro in un più vasto quadro politico e sociale, facendo emergere l’attualità della teoria marxiana e permettendo, ad esempio, di riflettere sulle politiche attive del lavoro e, più particolarmente, sulle politiche più idonee a manifestare nel lavoro la dignità degli uomini. Frequentemente, la concezione marxiana dell’alienazione è limitata all’analisi della condizione dei lavoratori di espropriati dal prodotto del proprio lavoro. C’è nella teoria dell’alienazione di Marx una parte positiva, è quella che riguarda la possibilità dell’uomo di manifestarsi nel mondo attraverso il lavoro. Questa possibilità consente all’uomo di uscire da se stesso e di scoprire la sua essenza di uomo. Come nota Howard, la possibilità per l’uomo di uscire da se stesso attraverso il lavoro, rappresenta una prima emancipazione dell’uomo dai vincoli della tradizione e dell’appartenenza feudali. (Howard, 1999) Seguendo la logica marxiana, l’uomo esce una prima volta da se stesso confrontandosi attraverso la condizione lavorativa con il mondo, ritorna in se stesso come essere alienato, ha la possibilità attraverso la coscienza politica di ritornare al mondo per modificarlo, mediante la rivoluzione. In questa logica, il lavoro rivela tutta la sua funzione politica. Esso rappresenta la possibilità per l’uomo di confrontarsi con il mondo in maniera pacifica, costruttiva e, soprattutto nuova, non più come soggetto appartenente a una famiglia, un gruppo, una corporazione ma come uomo, come essere autonomo nel proporre una propria visione di sé e degli altri. Lo studente al fine di verificare l’apprendimento della lezione provi a rispondere alle seguenti domande: Illustri la teoria marxiana del lavoro. Esponga il concetto marxiano di alienazione. IDEOLOGIA E CLASSI SOCIALI NEL PENSIERO DI MARX L’alienazione è uno stato che tende a riprodurre se stesso, anche perché permeabile alle I deologie , ovvero alle deformazioni dei fatti storici operate dai proprietari dei mezzi di produzione. Per Marx le informazioni, la ricerca scientifica, i sistemi di credenze non sono neutrali, sono invece finalizzati a mantenere e riprodurre la divisione delle classi sociali, e più specificatamente, ad evitare che le classi sfruttate prendano coscienza della loro condizione. Anche la religione, nella concezione marxiana, è funzionale al mantenimento ed alla riproduzione della divisione delle classi sociali, essa – secondo la nota definizione – è l’oppio dei popoli , permette l’accettazione sociale della condizione di sfruttamento.Marx, come sottolinea Aron, intende per ideologia “la coscienza falsa o la rappresentazione falsa che una classe sociale si fa della propria situazione e della società nel suo insieme. In larga misura, egli considera le teorie degli economisti borghesi come un’ideologia di classe. Egli tende a pensare che una determinata classe sociale non può vedere il mondo altrimenti che in relazione alla sua propria condizione”. (Aron, 1967). La concezione marxiana dell’ideologia appare ambivalente: l’ideologia, per un verso, costituisce un ponte tra la struttura e la sovra- struttura, uno dei fattori che assicurando la riproduzione dei rapporti di dominazione, pone implicitamente una relazione tra l’ambito dell’economia e l’ambito della cultura, rivela, quasi insospettatamente, la necessità – pur se funzionale – della sovrastruttura. Per un altro verso, l’ideologia rappresenta il meccanismo che opacizza e rende, da un punto di vista analitico, non esplicativa la variabilità delle situazioni storiche, dei contesti, la multiformità e l’eterogeneità stessa delle classi sociali. L’ideologia può essere definita l’opposto della storiografia. Mentre la storiografia rappresenta – per dirla con M. Gauchet - consapevolezza costante del punto dal quale si parla, riferimento, costante e temporalmente determinato, tra il pensiero e l’autore, l’ideologia rappresenta lo scollamento del pensiero dalle condizioni soggettive ed intersoggettive nel quale il pensiero stesso è sorto e si è sviluppato, è visione strumentale ai propri interessi di una determinata situazione (Gauchet 2005). L’ideologia, per essere riconosciuta come tale, ha necessità di una concezione della storia che promuova costantemente la manifestazione della relazione tra il pensato e l’autore. In mancanza di queste condizioni – della ricostruzione dei rapporti di potere nell’ambito dei quali le convinzioni, le credenze, le norme sociali si formano – l’ideologia si trasforma in pensiero dominante, ma soprattutto, in pensiero non cosciente della sua origine. Un raggruppamento di individui accomunati dalla stessa condizione lavorativa e sociale è definito da Marx classe sociale. Se gli individui che compongono la stessa classe sociale non hanno consapevolezza della loro condizione lavorativa e sociale, Marx parla di classe sociale in sé ; quando gli individui hanno coscienza della condizione lavorativa e sociale che li accomuna, Marx parla di classe sociale per sé. Nell’ Ideologia tedesca e nel Manifesto egli analizza le cause che provocano il passaggio dalla classe in sé alla classe per sé, ovvero le cause che favoriscono in un aggregato di individui la consapevolezza di condividere la stessa condizione economico-sociale. Tali cause sono identificate da Marx nei seguenti processi: -Nella concentrazione dei lavoratori nelle grandi fabbriche e nelle grandi città industriali. -Nella facilità di comunicazione. -Nell’omogeneizzazione delle condizioni di vita e di lavoro. -Nell’organizzazione sindacale e politica. L’analisi di tali cause è importante per comprendere i processi di cambiamento sociale che non sono casuali ma sono più frequenti nelle città, in zone contraddistinte da elevati tassi di industrializzazione, in imprese caratterizzate da condizioni di trattamento economico e sociali degli individui omogenei e/o simili, ed in contesti nei quali si registra l’attività delle organizzazioni sindacali.

APPROFONDIMENTI : Le ideologie svolgono una funzione fondamentale nei processi di cambiamento sociale, esse infatti, promuovendo una falsa coscienza o rappresentazione di una determinata condizione sociale, fanno apparire come naturale, e conseguentemente accettabile, una condizione che altrimenti non lo sarebbe. Non solo, come dimostrato da Thévènot e Boltanski, nel Nouvel Esprit du Capitalisme , esse contribuendo ad alimentare una determinata rappresentazione sociale di un sistema economico e politico, nella realtà contribuiscono a formarlo.Il tratto che caratterizza le ideologie è quello che in realtà esse non sono riconosciute come tali. L’interiorizzazione di un interesse particolaristico da parte di una classe sociale o da parte di una categoria sociale può essere tale che la categoria o la classe proponga una visione strumentale della realtà come fosse l’unica visione possibile e quella maggiormente corrispondente alla situazione. L’ideologia, generalmente è riconosciuta come tale, soprattutto dalla classe sociale o dal partito politico opposto. In una certa misura le ideologie sono coerenti con la rappresentazione che determinate classi sociali o gruppi di individui tendono a dare di sé, è l’uso strumentale dell’ideologia, da un lato la sua invocazione continua per giustificare la strutturazione del gruppo e/o dall’altro, la sua ignoranza, la sua non conoscenza che provoca rilevanti effetti perversi. Gli anni ‘70 in Italia, sono stati caratterizzati da un notevole uso politico delle ideologie.S. Tarrow sottolinea ad esempio che una delle caratteristiche dei partiti politici italiani di massa (DC, PCI e PSI) è stata proprio quella di una strutturazione fondata su ideologie opposte, costantemente ed intensamente mobilizzate (Tarrow 1978; 1990). Contro l’uso intenso delle ideologie ci si interroga oggi, in una società trasformata dai processi di globalizzazione e dalle rivoluzioni tecnologiche relative ai sistemi di comunicazione sulla fine delle ideologie. Di fronte a simili trasformazioni la domanda è la seguente: ha più senso parlare oggi di ideologie? Il fatto che le classi sociali siano oggi molto più trasversali del periodo nel quale scriveva Marx e, che conseguentemente, i loro interessi, come per altro intuito dallo stesso Marx, siano dinamici, che le classi sociali tendano quasi a scomparire all’evidenza dell’analista, appiattite da una polarizzazione della società tra poveri e ricchi ed il fatto che le informazioni, grazie alle rivoluzioni tecnologiche e digitali, siano molto più accessibili, non fa venire meno l’attualità di una riflessione sociologica sulle ideologie, sulla loro riconoscibilità sociale, e sul condizionamento che esse esercitano sui processi di cambiamento sociale? M. Nussbaum, nel testo Diventare Persone , presenta il caso di una donna indiana ripudiata dal marito a seguito di una malattia personale e non più accettata nella sua famiglia di origine. La filosofa si interroga sui meccanismi sociali di natura cognitiva e normativa di simili comportamenti e sull’accettazione da parte della donna della sua condizione di ripudiata sia da parte del marito che da parte della famiglia di origine. L’autrice scopre che tale condizione persisteva nel tempo, era temporalmente riscontrabile da generazioni, ed era alimentata dal fatto che gli abitanti del villaggio, così come i protagonisti della storia, la consideravano normale , essa, conseguentemente, non destava né scandalo, né sdegno , era invece considerata naturale. Le ideologie operano facendo apparire naturali e corrispondenti al vero modi di pensare che in realtà sono di parte e corrispondono agli interessi, a volte anche consolidati nel tempo, di un gruppo sociale .Le ideologie sono funzionali al mantenimento di un determinato sistema di costumi, di credenze, di norme sociali. Esse non solo non facilitano il cambiamento, neutralizzando la percezione di una condizione di insoddisfazione, ma contribuiscono a deformare le rappresentazioni della realtà sociale. Paradossale nell’analisi dell’Ideologia marxiana è la riflessione intorno al fatto che le ideologie – la cui funzione di alimentazione dello status quo Marx aveva ben identificato – si sono rivelate uno strumento di diffusione e, frequentemente, di fraintendimento dello stesso pensiero marxiano.In realtà, l’esistenza di un pensiero dominante che sintetizza l’interesse di una classe sociale, appare come alcuni critici, soprattutto di ispirazione liberale, non hanno mancato di mettere in evidenza, un’ipotesi di scuola, astratta e, conseguentemente non riscontrabile immediatamente nella realtà sociale. La centralità analitica delle classi sociali nel pensiero marxiano a discapito dei rapporti e delle forze di produzione ha facilitato lo scollamento tra l’autore che elabora un determinato pensiero ed il pensiero stesso. Parimenti, l’assimilazione della religione all’ideologia non ha favorito la consapevolezza della storicità del pensiero umano, ovvero quella funzione trascendentale che, così come illustrato da Gauchet, svolge la religione (Gauchet, 1985). Ed ancora, la focalizzazione della funzione ideologica svolta dalle condizioni culturali ha reso opache le stesse condizioni culturali, non ha favorito l’analisi della loro variabilità temporale e geografica. Questi elementi che pur evidenziano il fatto che non esista un’unica ideologia, o l’ideologia dei capitalisti e quella dei proletari, lasciano comunque intatto il significato scientifico e, specificatamente sociologico, di una riflessione sulle ideologie che strutturano le società contemporanee. QUESTIONI APERTE: Marx parlando dell’Ideologia si riferisce soprattutto alla deformazione della realtà sociale operata dalla classe capitalistico-borghese ma si riferisce anche, come i suoi più attenti critici, ad esempio Lucaks, non ha mancato di sottolineare, al ruolo ed alla funzione politica che in una società svolgono gli intellettuali. Riflettere oggi sulle ideologie consapevolmente o inconsapevolmente mobilizzate dagli studiosi, dagli scienziati, e non ultimi, dai professionisti dell’informazione costituisce ancora, uno dei principali temi di analisi del cambiamento sociale. L’apporto di Marx alla sociologia dell’educazione è inquadrabile nella cornice dell’analisi delle ideologie, del ruolo degli intellettuali e della lotta di classe.All’epoca nella quale scrive Marx i processi di democratizzazione dell’istruzione non sono ancora emersi, l’istruzione è ancora un fenomeno elitario, appannaggio quasi esclusivo della nobiltà, del clero e della nuova classe dominante, i proprietari dei mezzi di produzione, ovvero i capitalisti. Nella contrapposizione di classe che caratterizza per Marx l’origine e lo sviluppo del sistema capitalistico, l’educazione contribuisce alla riproduzione dei meccanismi di dominazione economica. La possibile emancipazione Marx la identifica nella progressiva consapevolezza da

della casa economica ma questa causa economica interagisce però con altre cause. Marx nell’opera diciotto plumaglii? Marx si interroga su some sia stato possibile il passaggio da una condizione repubblicana ad un ribaltamento di questa situazione politica info alla restaurazione , all’avvento dell’impero , è una situazione che potremmo trasporre nelle nostre analisi contemporanea e in altri paesi , nei quali non si riesce. A mantenere un ordinamento repubblicano, quando invece nascono dittature ecc, Marx si interroga su come è possibile questo, Marx individua quindi nell’organizzazione dei partiti politici. E nei rappresentanti dei partiti , che non sono dei soggetti che riescono ad avere una lidership , individua in questi soggetti che non riescono ad avere una visione riformatrice della società e politica ,individua non solo le cause economiche Marx ma quasi le trascura a favore di una dinamica complessa politica e sociale nella quale la figura dei ridere ha un effetto e un ruolo notevole e parimenti una sorta di comunicazione politica e messaggio politico che ha una sua efficacia. Marx attira la nostra attenzione nell’importanza delle cause economiche , ma non si limita soltanto all’analisi economica ma propone un analisi pluricausale in cui i fattori economici chiedono di essere interpretati anche alla luce di altri fattori .DIFFICILE INFORMATI Parzialità ed incompletezza di un’analisi fondata esclusivamente sulle cause economiche La storia rivela come i rapporti di produzione non siano le uniche forze che determinano l’agire degli individui.La storia dei paesi islamici, ma anche la storia italiana dimostra – come ad esempio – le influenze culturali – e, particolarmente, quelle religiose – concorrano frequentemente insieme alla condizioni economiche nel condizionare l’agire degli individui. Prendere in considerazione unicamente la dimensione economica o quella relativa ai rapporti di produzione può rivelarsi – soprattutto – dal punto di vista della ricerca scientifica parziale.Le Goff – uno storico francese – nel testo L’Europe est-elle née au Moyen-Age?si interroga sui processi sociali ed economici che hanno provocato la nascita dell’Europa come continente unito da determinate componenti culturali. Lo storico identifica nell’attività dei monaci dell’XI sec., nei pellegrinaggi sviluppatesi congiuntamente al monachesimo, nelle attività economiche fiorite nei monasteri, nelle vie dei commerci tracciate dai pellegrini, in una differente concezione della donna e dell’amore (si pensi ad es. al fiorire dell’epopea cavalleresca o in Italia ad es. alla nascita del dolce stil novo), e, successivamente, nella separazione tra potere politico e potere religioso promossa ad es. da Gregorio XIII alcuni dei principali processi di formazione dell’Europa.Nell’analisi di Le Goff constatiamo immediatamente come elementi religiosi e culturali coesistano e concorrano insieme ad elementi economici a codeterminare i processi economici, politici e sociali. Boudon nel 1973 in un testo dal titolo l’Inegalité des chances si chiede da cosa dipenda il successo scolastico degli studenti. Egli trova numerose spiegazioni che utilizzando lo schema analitico marxiano potrebbero essere ricondotte nell’alveo della struttura, ovvero delle condizioni materiali ed economiche della vita degli individui, tra esse ricordiamo ad esempio il livello reddituale della famiglia di origine, il luogo di nascita, etc. Ma Boudon identifica anche condizioni che potrebbero essere ricondotte nell’alveo della sovrastruttura, ovvero delle condizioni culturali di vita degli individui, tra esse ricordiamo ad es. il livello di istruzione della famiglia di origine che non sempre coincide con il livello reddituale, le aspettative della famiglia di origine ed il suo desiderio di mobilità sociale. L’IMPORTANZA ANALITICA DEGLI ELEMENTI CONTESTUALI E SOCIALI Boudon si sofferma però soprattutto sui risultati che potremmo definire inattesi, sul fatto ad esempio, che anche da famiglie molto povere e con una bassa istruzione provengono studenti che hanno successo scolastico. Egli si chiede da sociologo come spiegare tutti i fenomeni nei quali lo schema marxiano si rivela parziale ed incompleto. Come spiegare, infatti, il successo scolastico di uno studente che proviene da una famiglia povera e con bassissimi livelli di istruzione? E ugualmente, come spiegare l’insuccesso scolastico di uno studente che proviene da una famiglia agiata e con un alto livello di istruzione? Il sociologo francese, commentando i risultati della ricerca, sottolinea come le condizioni economiche di vita degli individui siano da sole insufficienti per comprendere la complessità dei fenomeni sociali, le condizioni economiche vanno analizzate alla luce di tante altre condizioni che genericamente potremmo definire contestuali e sociali e che rivelano l’importanza analitica dei meccanismi sociali attraverso i quali i singoli individui accettano le norme di comportamento ed i valori dei gruppi sociali di appartenenza e di riferimento (famiglia, scuola, società). I LINMITI DERIVANTI DALL’ANALISI ESCLUSIVA DEGLI ATTORI COLLETTIVI: L’analisi degli attori collettivi, se per molti aspetti appare indispensabile per comprendere i processi macroeconomici (distribuzione nazionale della ricchezza, divisione della produzione per categorie sociali, tassi di industrializzazione e/o di terziarizzazione delle diverse economie), per altri aspetti nasconde le storie sociali degli individui che variano da Nazione a Nazione, da Regione a Regione, da famiglia a famiglia, da individuo ad individuo. Tali storie, lontano dall’essere meramente accessorie o aneddotiche, rivestono da un punto di vista analitico un’importanza fondamentale poiché rendono comprensibili molti processi macro-economici e si rivelano molto utili nello studio dell’efficacia delle politiche economiche. Sintetizzando, si può affermare che i punti di debolezza dell’apporto di Marx all’istituzionalizzazione della sociologia ruotino intorno alla sua concezione della storia ed al meccanismo di storicizzazione che appare troppo deterministico e monodimensionale nel suo svolgimento, non riuscendo a valorizzare la variabilità storica e la ricchezza delle condizioni dalle quali dipende l’agire degli individui. Lo studente al fine di verificare l’apprendimento della lezione provi a rispondere alla seguente domande: Quali sono i principali punti di debolezza dell’apporto di Marx alla sociologia? Come può essere definita la concezione di Marx della storia? L’APPORTO DI DURKHEIM ALLA FONDAZIONE DELLA SOCIOLOGIA

Durkheim è uno dei padri fondatori della sociologia. Nasce in Francia ad Epinal nel 1858. Rispetto a Weber le cui analisi muovono dagli individui e, specificatamente, dalle azioni sociali ( individualismo metodologico ), Durkheim ritiene che l’analisi sociologica debba considerare prioritariamente la società ( olismo metodologico ). Le analisi di Durkheim risentono del positivismo e, specificatamente, del pensiero di Spencer e di Comte.L’influenza del positivismo è più evidente nei sociologi francesi rispetto ai tedeschi ma non è del tutto assente nei tedeschi; anche nella sociologia weberiana cogliamo infatti la tendenza a considerare lo sviluppo delle diverse società, ed in alcuni casi, un finalismo tipico del positivismo. Il pensiero di Durkheim si colloca storicamente nella Francia post-rivoluzionaria e, specificatamente, nella Terza Repubblica nata dal crollo del Secondo Impero, e caratterizzata da instabilità politiche e sociali oltre che dalle trasformazioni industriali. Da un punto di vista scientifico, esso si iscrive nella tradizione comtiana e recepisce l’esigenza di fondare una nuova scienza, la fisica sociale, che già Comte aveva avvertito ed a cui aveva dato risposte precise, gettando le basi teorico-analitiche della sociologia. Il pensiero di Durkheim si colloca anche in un momento storico-scientifico nel quale si sviluppano gli studi antropologici, e le possibilità di comparare i costumi e le credenze delle società primitive o arcaiche con quelle definite moderne.Da Comte, Durkheim recepisce, oltre che la fondamentale esigenza epistemologica, di contribuire alla fondazione della scienza del sociale, alcune fondamentali dimensioni interpretative della società, tra esse segnaliamo l’importanza, accordata, ad esempio, alla dimensione religiosa. Il pensiero di Durkheim risente anche dello sviluppo degli studi giuridici e, più specificatamente storico-giuridici. Le dimensioni giuridico-morali, le dimensioni religiose sono le dimensioni che permettono a Durkheim di esplorare in profondità le possibilità di analisi offerte dal positivismo, di ridefinirle e di fondare, nello stesso tempo, la sociologia come scienza nuova del sociale. Il problema fondamentale dell’analisi Durkheimiana – già presente nella sua prima opera – De la Division du Travail Social – è duplice ed è per un verso “empirico” e, per l’altro, “epistemologico”. L’aspetto empirico riguarda l’ordine sociale , l’analisi di quella che Parsons definirà successivamente, Integrazione Sociale, ovvero delle modalità che permettono l’esistenza di una determinata società e che contribuiscono ad alimentare la sua coesione sociale. L’aspetto epistemologico riguarda i caratteri della nuova scienza del sociale, il metodo della sociologia, e, per alcuni aspetti, i suoi fini.L’aspetto empirico e quello epistemologico non sono in Durkheim separati e, già in De la Division du Travail Social, Durkheim si interroga su quei criteri di istituzionalizzazione del sapere sociologico che possano sia permettere la conoscenza sociologica delle cause che minano l’ordine sociale sia contribuire ad alimentare, realmente, la coesione sociale. Il problema fondamentale di Durkheim, ovvero quello della formazione e del mantenimento dell’ordine sociale, è un problema più generale rispetto a quello più ricorrente in Marx ed anche in Weber e relativo alle conseguenze dell’organizzazione industriale e, specificatamente capitalistica, sullo sviluppo sociale. Durkheim

  • come Weber – prende in considerazione la pluralità causale e come Weber considera la molteplicità delle pluralità causali che determinano i differenti fenomeni. Le cause economiche intervengono nei rapporti causali analizzati da Durkheim ma la loro funzione varia al variare dei rapporti causali.Accanto alle cause economiche, Durkheim considera le cause naturali (ad esempio l’influenza del clima sulla variazione dei fenomeni sociali), le cause individuali (ad esempio, la condizione lavorativa o lo stato civile dei soggetti), le cause religiose (ad esempio l’adesione dei soggetti a determinate religioni, e la diffusione in un determinato Stato o in una determinata regione di una religione specifica). La molteplicità dei rapporti causali e la loro multidimensionalità permette di comprendere la specificità dell’olismo metodologico di Durkheim. In Durkheim la società non è un tutto omogeneo, essa appare al contrario scomponibile in processi causali, in tendenze causali, in corsi di eventi analizzabili a loro volta in variabili causali nelle quali è possibile assumere e tipizzare il comportamento individuale. Gli individui, conseguentemente, nell’analisi durkheimiana, non scompaiono. Gli individui non hanno – come invece hanno in Weber – un primato logico, ma i loro comportamenti e, soprattutto, le frequenze, le ricorrenze o anche le eccezioni rivelabili nei loro comportamenti sono analizzati e spiegati nella loro formazione sociale e storica. L’OLISMO METODOLOGICO DI DURKHEIM: La differenza principale tra Durkheim e Weber riguarda l’approccio all’analisi sociologica. Weber muove dall’analisi delle azioni interindividuali. Durkheim muove dall’analisi della società. Riprendendo l’analisi dell’individualismo metodologico di Wippler, possiamo affermare che Weber attribuisce un primato logico agli individui mentre Durkheim attribuisce un primato logico all’analisi del sociale. Il primato analitico del sociale in prima istanza può apparire paradossale; in realtà, come nota Aron, esso appare coerente con la priorità storica delle società nelle quali prevale la solidarietà meccanica rispetto a quelle nelle quali predomina la solidarietà organica. Se la consapevolezza dell’individualità deriva dal processo di differenziazione sociale e, conseguentemente, si realizza con le trasformazioni progressive delle forme di solidarietà meccanica in solidarietà organica, l’individuo, inteso come consapevolezza collettiva ad un determinato istante della condizione individuale, non può storicamente precedere l’analisi e lo studio delle società. Il primato logico attribuito da Durkheim all’analisi del sociale risente delle influenze sulla formazione durkheimiana degli studi giuridici e, particolarmente, del primato del diritto pubblico sul diritto privato. In effetti, a ben riflettere, il diritto pubblico inteso come regolazione dei poteri delle autorità sovraordinate, come regolazione dei processi legali di legittimazione dell’autorità dello Stato, costituisce la condizione generale che permette la successiva regolazione delle relazioni sociali, la successiva istituzione e definizione dei rapporti contrattuali tra gli individui. La focalizzazione durkheimiana della priorità istitutiva e, si potrebbe aggiungere, funzionale del diritto pubblico su quello privato non propone la separazione netta tra diritto pubblico e diritto