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Appunti dettagliati sulle slide e sulle spiegazioni della professoressa Rinaldi + alla fine del documento sono presenti delle possibili domande aperte con risposte complete.
Tipologia: Appunti
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Quando compaiono le prime società umane?
La società medievale è caratterizzata da
Dalla fine del XV (con la caduta di Costantinopoli nel 1453 o la scoperta dell'America nel 1492) fino alla fine del XVIII secolo (Congresso di Vienna) e caratterizza 3 secoli 500- 600 - 700. Questo periodo vede l'ascesa di un uomo antropocentrico , simboleggiato dall’uomo vitruviano di Leonardo da Vinci, che pone l'individuo al centro di filosofia, arte e scienza, segnando un distacco dal Medioevo e gettando le basi per il mondo contemporaneo tramite scoperte geografiche, rivoluzioni politiche e cambiamenti sociali. => L'uomo, non più solo in funzione divina, diventa misura di tutte le cose.
Nel periodo che va dal XIX secolo a oggi, le società si sono trasformate profondamente: l’industrializzazione e poi lo sviluppo tecnologico hanno portato economie fondate prima sull’industria, poi sui servizi e infine sul digitale. Le città sono cresciute fino a diventare grandi metropoli, modificando stili di vita e relazioni sociali. La globalizzazione ha intensificato scambi economici, culturali e politici su scala mondiale, la mobilità sociale e culturale è aumentata grazie a maggiori opportunità di istruzione e carriera, pur con disuguaglianze ancora presenti. Il pluralismo e la diversità sono diventati elementi centrali, con la convivenza di culture, religioni e modi di vivere differenti, la comunicazione globale, resa possibile da internet e dai media digitali, ha reso immediata la diffusione delle informazioni. Infine, lo Stato e le istituzioni hanno assunto un ruolo sempre più rilevante nella regolamentazione economica, sociale e politica, sia a livello nazionale sia internazionale.
La specie umana ha sviluppato forme di organizzazione sociale che si fondano principalmente sulla cooperazione ottenuta attraverso la comunicazione e il linguaggio e sull'accumulazione di informazioni che vengono trasmesse mediante processi di apprendimento. => L'insieme di queste informazioni costituisce la cultura e distingue l’uomo dagli animali. E così dall’età preistorica, all’età antica, all’età medievale, all’età moderna fino all’età contemporanea alle cui origini troviamo tre grandi rivoluzioni.
Con lo sviluppo della scienza quale percorso che conduce alla conoscenza e al dominio del mondo, si diffonde l’idea della possibilità di estendere il metodo scientifico allo studio dell’uomo, della società e della cultura. Emergono nella cultura i concetti di individualismo e razionalismo.
Per società si intende una popolazione stabilmente insediata su di un territorio delimitato (confini nazionali), i cui rapporti sono abbastanza durevoli da consentire la sedimentazione di una cultura comune da cui discendono le norme che regolano la vita della collettività.
Gli autori Bagnasco, Barbagli e Cavalli riconducono le risposte a 3 tipi di soluzioni
Esistono diversi livelli di analisi
Questo tipo di analisi pone l'attenzione al significato che gli individui attribuiscono alle loro interazioni sociali ponendo quindi l'accento sugli individui, sugli atti, le motivazioni e i significati che danno forma alle loro interazioni sociali, queste a loro volta sostengono e modificano le strutture della società. => Studia le interazioni quotidiane tra individui.
La sociologia della salute affronta il tema della salute in termini di relazione sociale. Analizza i modi attraverso cui, in un determinato tempo e ambiente sociale, si definisce la salute, si promuove il benessere sociale, si fronteggiano le malattie, le disabilità e il malessere. Alla fine degli anni Sessanta, inizia ad emergere una diversa prospettiva di lettura che vede il rapporto con la malattia e i modi di cura come socialmente costruiti e condizionati dal contesto circostante. => Gli ambiti della medicina più sensibili che meglio rispondono a questo cambiamento sono quelli dell'igiene ambientale e della medicina del lavoro. Si crea nel contesto lavorativo una nuova attenzione alla salute e al coinvolgimento dei lavoratori nei processi di controllo e modifica dell'ambiente in cui lavorano, ma anche all'incidenza del mondo del lavoro sulla vita del lavoratore, dei cittadini e del territorio. Ne sono esempio
Oggi, si è giunti all’approccio One Health, è un modello sanitario basato sull'integrazione di discipline diverse e sul riconoscimento che la salute umana, la salute animale e la salute dell’ecosistema siano legata indissolubilmente. Nasce così un’attenzione non solo all'ambiente lavorativo, ma all'ambiente che lo circonda e a tutti i contesti di vita. Si inizia a considerare il territorio e tutte le componenti che possono incidere sulla salute, basti pensare al tema dell'inquinamento ambientale e alle attenzioni sempre più crescenti rispetto allo sfruttamento delle risorse del territorio. In tale prospettiva anche il ruolo dell'individuo si modifica e diviene un ruolo attivo, nei confronti non solo della malattia ma anche della salute in termini di promozione.
Alcuni autori individuano le disuguaglianze a tre livelli
Sebbene il biomedico affondi le radici nel XVI secolo (Cartesio/Galileo), la sua supremazia si consolida tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento. Questo modello biomedico ha ispirato la definizione di disabilità del 1980, adottata dall'Organizzazione Mondiale della Salute (OMS). La vecchia definizione di salute, sancita dall'Organizzazione Mondiale della Sanità nel 1948 che supera l'idea precedente, che considerava sano chiunque non fosse malato. Caratteristiche
Sviluppato da Engel negli anni ‘70 si sviluppa negli anni 80 ed è a tutt’oggi il modello riconosciuto dalla comunità scientifica. Nel 1946/1948 l'OMS introduce una visione più ampia di salute (benessere fisico, mentale e sociale), gettando le basi per il superamento del solo approccio biomedico. È un approccio olistico alla salute che interpreta malattia e benessere come risultato dell'interazione tra fattori biologici (genetica, virus), psicologici (emozioni, comportamenti, stress) e sociali (contesto culturale, relazioni, lavoro). Sviluppato da Engel negli anni '70, supera il modello biomedico riduzionista, promuovendo un approccio interdisciplinare centrato sulla persona piuttosto che sul solo sintomo. Caratteristiche
A fronte delle dichiarazioni di universalità ed equità presenti nella normativa sono presenti nella nostra realtà disuguaglianze nei livelli di salute. Tali differenze sono legate a un insieme eterogeneo e dinamico di componenti che riguardano la condizione dell'età, del sesso e della classe di appartenenza, ma anche il variare dei bisogni e dell'accesso alle risorse. Parlando di disuguaglianze di salute possiamo considerare un livello individuale e un livello di gruppo.
Situazioni di difficoltà economica possono provocare un impatto negativo sulla salute delle popolazioni e tutto ciò può avere ripercussioni su altri ambiti di vita. L'insorgenza di una malattia può inoltre aggravare condizioni di povertà e creare una spirale negativa. Una politica sanitaria di restrizione non aiuta certo a migliorare le condizioni di salute del paese. Le famiglie meno abbienti riducono la spesa sanitaria di interventi primari (farmacia e specialisti). Aumenta il rischio di un impoverimento delle famiglie a causa di malattie e sempre più spesso si assiste a situazioni di indebitamento o di gravi difficoltà economiche per far fronte a spese estremamente onerose (si pensi alle spese dentistiche o riabilitative). Ciò che la crisi porta con sé è la disoccupazione, il precariato lavorativo ed economico a cui conseguente un minor ricorso alle cure e atteggiamenti non salutari.
L’interesse sociologico per la salute nasce dall’importanza che questo ambito riveste per la collettività e dalla costruzione nella nostra società di complessi sistemi di tutela. La risposta al bisogno di salute non è scontata, i principi di riferimento si sono evoluti nel tempo all’interno di un processo di costruzione continua. Anche l’organizzazione di un sistema sanitario non può essere studiata e compresa come ambito della vita sociale a sé stante, ma deve essere contestualizzata da un punto di vista storico, geografico, economico, socioculturale e politico. L'organizzazione del nostro sistema sanitario si è così evoluta, parallelamente ai cambiamenti della società, in modo veloce ed incisivo se non addirittura rivoluzionario. Il sistema sanità fa inoltre parte di un più generale sistema che viene definito welfare state.
La medicalizzazione è il processo mediante il quale i problemi non medici vengono definiti e trattati come problemi medici che richiedono spesso cure mediche. Il termine “medicalizzazione” è apparso per la prima volta nella letteratura sociologica che riguardava la devianza, ma presto il suo utilizzo è stato esteso anche a prospettive antropologiche riguardo l’utilizzo dei farmaci per combattere problematiche che non sono mediche. => La medicalizzazione consiste nel considerare eventi fisiologici e del tutto naturali come condizioni mediche che necessitano di diagnosi e trattamento e che determinano la corsa all’uso improprio o eccessivo dei servizi sanitari. Il lavoro, l’invecchiamento, la bellezza, la sessualità̀, il parto, la morte, la calvizia, la cellulite vengono così considerati impropriamente eventi burden line tra il concetto di salute e quello di malattia e rappresentano soltanto alcune delle “non-diseaseness” individuate dal British Medical Journal nel
Dal momento in cui la medicina ha preso il monopolio della società, gli uomini, anche se sani, sono persuasi a considerarsi malati, almeno potenzialmente. La prevenzione gioca la sua carta più formidabile, che è quella di convincere la gente a farsi “curare” per qualcosa che non verrà mai. Con la pandemia da Covid, abbiamo assistito a una medicalizzazione della società pervasiva e diffusa. Lo sguardo medico si è intrecciato in modo inestricabile con la politica e con le forme di controllo e di polizia. Lo sguardo medico, sotto il nome di “Comitato tecnico scientifico”, decideva se e come i cittadini potessero esercitare le proprie libertà e i propri diritti.
La medicalizzazione ha numerose conseguenze sociali, tra cui la “patologizzazione del normale” e delle differenze umane, quando sono valutate minimizzando il contesto sociale e politico in cui le persone vivono.
Quelli che si sono battuti per la nascita naturale o i movimenti olistici della salute (Lowenberg e Davis 1994). Questi movimenti sono nati per dire che non possono essere trattati i problemi fisici, economici e sociali a compartimenti stagni, ma esiste una continuità fra questi vari aspetti, che influisce notevolmente sulla salute. Per quello che riguarda il parto naturale, ad esempio, si è detto che non tutti i casi richiederebbero assistenza sanitaria.
Ci sono stati processi di de-medicalizzazioni, come quelli per l’omosessualità o la terapia ormonale sostitutiva durante la menopausa. Poiché la medicalizzazione e la demedicalizzazione descrivono i cambiamenti nella costruzione sociale di condizioni e comportamenti, uno dei principali obiettivi della ricerca sulla medicalizzazione è stato quello di esaminare chi sta guidando questi cambiamenti. Mentre i primi studi si sono concentrati sul potere della professione medica, lavori successivi hanno esaminato il ruolo del mercato, come l’industria farmaceutica e biomedica nonché l’influenza del capitalismo e del neoliberismo in generale.
La configurazione istituzionale del sistema sociale e, in particolare, sanitario, definisce chi ha accesso a quali beni e servizi sanitari e a quali condizioni. I regolamenti di accesso sono fondamentali per limitare la medicalizzazione. La politica sanitaria, dunque, incide anche sulla medicalizzazione, attraverso le normative riguardanti le professioni, le assicurazioni sanitarie, le licenze dei prodotti sanitari.
Molti studi empirici hanno dimostrato come sempre più problemi sociali, dal parto alla morte, dai bambini irrequieti agli adulti malinconici, sono stati interpretati in termini medici e sottoposti a valutazione medica.
L'azione sociale è il primo concetto di base della sociologia in quanto rappresenta l'elemento indispensabile affinché si possa parlare di società intesa come spazio formato da individui che interagiscono fra loro, influenzandosi reciprocamente.
Definisce per primo l'azione sociale come la reazione intenzionale al comportamento di altri, tale reazione può essere attiva o passiva (lasciar fare). Sulla base del valore intenzionale dell'azione elabora una classificazione in quattro ideal-tipi
Elabora una “struttura dell'azione sociale” con l'intento di creare un sistema interpretativo che fornisca le componenti essenziali dell'analisi di qualsiasi società esistente, esistita e che esisterà o di qualsiasi sottoinsieme all'interno della società. L'unità fondamentale della struttura dell’azione sociale individuata all'inizio del suo percorso è l'atto (un agito sociale), perché questo esista è richiesta la presenza di quattro elementi
**1. Attore.
Parsons, quindi, definisce l'azione sociale come ogni comportamento motivato e influenzato da precise cause che consistono nello scopo di raggiungere determinati obiettivi.
Nel momento in cui due o più individui orientano reciprocamente le loro azioni stabiliscono una “relazione sociale”. Weber sottolinea come la relazione sociale richieda che entrambe le parti che agiscono attribuiscano un minimo di senso comune al loro agire. Ciò non significa che debbano essere solidali ma che il senso attribuito all’azione dalle parti deve essere comune. Le relazioni sociali possono essere
Il gruppo sociale è costituito da un insieme di persone fra loro in interazione sociale che
L’idea della differenza di altezza sociale deriva dai principi propagandati dalla cultura prevalente che gli individui fanno propria. Nelle nostre società si privilegiano i rapporti tra pari, mentre sono considerati meno onorevoli quelli con appartenenti a ranghi inferiori. È in tal maniera che specialmente nelle piccole società si formano dei gruppi di status saldati da vincoli sociali e formati da individui pari tra loro.
Il ruolo consiste in un sistema d’azione che ci si attende dagli appartenenti a un determinato status. Ogni ruolo è collegato a una corrispondente contro-posizione, il ruolo è quindi un termine relazionale. Quindi, mentre lo status rappresenta un messo di identificazione (la parte statica della posizione sociale, cioè l’etichetta), il ruolo costituisce il suo aspetto dinamico. Molti ruoli possono coesistere in uno stesso individuo. Le aspettative tra una posizione centrale ed una serie di contro posizioni costituiscono l’insieme di ruoli. Status chiave : indipendentemente dalla qualità e dalla quantità delle posizioni che un individuo occupa in una società, egli ha sempre uno status-chiave che costituisce la sintesi dei modelli di condotta. Tutti gli status di una persona si fondono, in termini di stima sociale, in quello che è in un determinato momento, il più rilevante.
Il conflitto è l’intento di “affermare la propria volontà contro la volontà e la resistenza di altri”. La stessa cooperazione e lo scambio che avvengono nel gruppo o tra gruppi diversi rendono inevitabile la presenza di conflitti tanto che su di essi si è sviluppata una specifica teoria che interpreta la società come un sistema di interessi in conflitto dove il conflitto è necessario al mantenimento della società e non rappresenta quindi il contrario dall'ordine sociale. L'opposto dell'ordine sociale è rappresentato invece dall'indifferenza o dall'isolamento. Sono state studiate e definite alcune proprietà del conflitto che promuovono l'integrazione sociale
Le norme sociali sono regole che disciplinano la vita in società, prescrivendo agli individui cosa fare nelle diverse situazioni. Sono necessarie sia per attuare i valori a cui una collettività aderisce, sia per regolare i comportamenti, le azioni, i rapporti sociali dei suoi membri. Parlando di gruppi e di ruoli arriviamo ad affrontare il tema delle norme sociali intese come “regole di comportamento che ci si aspetta vengano seguite in determinate situazioni”. All'interno dei gruppi, in particolare, le norme di comportamento garantiscono una interazione duratura e sistematica. Le norme sociali si caratterizzano per la previsione di una qualche forma di sanzione nel caso di discostamento da esse. In questo senso si differenziano dalle abitudini, dal conformismo o dalle norme tecniche. In alcuni casi si parla anche di sanzioni positive, quando la conformità viene premiata. Spesso inoltre rispettiamo le norme non solo per timore della sanzione ma perché le abbiamo interiorizzate o perché seguiamo una norma più generale che ci dice che è bene rispettare le norme, parliamo allora di sanzioni interne. Le norme possono essere
I valori sono la premessa da cui discendono le norme e rappresentano, rispetto ad esse, presupposti più astratti dell'agire sociale, che riguardano ideali e desideri. Definire un unico concetto di valore è perciò impossibile in quanto il termine assume significati diversi a seconda dei contesti. In ogni società e in ogni diverso momento storico esistono più valori a volte integrati o in conflitto, emergenti o in declino.
Operò sui cadaveri dei carcerati ed elaborò la teoria del delinquente nato, secondo cui i criminali erano riconoscibili per anomalie somatiche o costituzionali, tipiche del delinquente. => Secondo i suoi studi, i delinquenti si differenziavano per la presenza di anomalie. I segni inequivocabili erano rappresentati da stigmate, anomalie dello scheletro, del cranio e del viso (orecchie grandi, fronte alta, zigomi sporgenti, naso storto, sopracciglia folte, alto tasso di pigmentazione della pelle), assenza di rimorso, mancanza di moralità, uso di espressioni gergali, presenza di tatuaggi, crude, epilessia. Aggiunse poi le categorie del delinquente folle , per cui il delitto è qualcosa di patologico e la malattia mentale dà luogo ad una diversa modalità di ideazione ed esecuzione del delitto, e del delinquente occasionale , un uomo normale che nel commettere il reato è influenzato dall’ambiente e dalle circostanze. => Con questa ultima categoria del delinquente occasionale Lombroso introduce nella sua teoria la variabile socio-ambientale. Nonostante le critiche, poi smentite dalle statistiche criminali, il modello lombrosiano ebbe grande successo tanto che influì sullo sviluppo della criminologia, non solo italiana ma anche europea.
Per gli individui esclusi dai mezzi socialmente approvati una tale meta risulta irraggiungibile, si crea una situazione di profondo disagio, dunque furto e truffa si presentano come espedienti per ottenere ciò.