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Sociologia - Rinaldi, Appunti di Sociologia

Appunti dettagliati sulle slide e sulle spiegazioni della professoressa Rinaldi + alla fine del documento sono presenti delle possibili domande aperte con risposte complete.

Tipologia: Appunti

2025/2026

In vendita dal 24/03/2026

la.ely14
la.ely14 🇮🇹

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Sociologia
Lezione 1
Origini e definizione della sociologia
Le società premoderne
Quando compaiono le prime società umane?
- Uomo erectus 300.000 anni fa
- Uomo sapiens sapiens 35.000 anni fa
Le prime forme di organizzazione sociale di questi uomini si articolano nella dimensione cooperativa
della caccia e del raccolto.
Cosa distingue l’uomo dall’animale?
Innanzitutto, è dotato di consapevolezza, possiede l’uso della parola ed è in grado di sviluppare forme
di organizzazione sociale.
Le prime società umane appaiono nel paleolitico, quando l’uomo viveva in piccoli gruppi di
cacciatori-raccoglitori.
Si dividevano in piccoli gruppi familiari (o clan), i compiti venivano divisi tra maschi e femmine, c’era
collaborazione per la caccia, la raccolta e la difesa.
Con il Neolitico (circa 10.000 a.C) nascono i primi villaggi stabili, compare l’agricoltura e l’allevamento
e si ha l’inizio della costruzione di società più complesse con ruoli diversi e regole comuni.
=> le società umane nascono con la collaborazione nei gruppi, ma diventano più complesse quando
l’uomo inizia a vivere stabilmente e a produrre cibo.
Piramide della società medievale
La società medievale è caratterizzata da
- Struttura gerarchica: società divisa in quattro ordini
principali (nobiltà, clero, contadini, schiavi).
- Economia rurale: predominanza di agricoltura e
feudo con autosufficienza locale.
- Ruolo della religione: la chiesa influenza la vita
sociale, politica e culturale.
- Vita comunitaria: forte senso di appartenenza al
villaggio e al feudo.
- Mobilità sociale limitata: posizioni sociale maggiormente ereditarie con difficoltà di
cambiamento.
- Saperi e cultura: trasmissione principalmente orale e religiosa, alfabetizzazione bassa.
Piramide della società moderna
Dalla fine del XV (con la caduta di Costantinopoli nel 1453 o la scoperta dell'America nel 1492) fino
alla fine del XVIII secolo (Congresso di Vienna) e caratterizza 3 secoli 500-600-700.
Questo periodo vede l'ascesa di un uomo antropocentrico, simboleggiato dall’uomo vitruviano di
Leonardo da Vinci, che pone l'individuo al centro di filosofia, arte e scienza, segnando un distacco dal
Medioevo e gettando le basi per il mondo contemporaneo tramite scoperte geografiche, rivoluzioni
politiche e cambiamenti sociali.
=> L'uomo, non più solo in funzione divina, diventa misura di tutte le cose.
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Sociologia

Lezione 1

Origini e definizione della sociologia

Le società premoderne

Quando compaiono le prime società umane?

  • Uomo erectus 300.000 anni fa
  • Uomo sapiens sapiens 35.000 anni fa Le prime forme di organizzazione sociale di questi uomini si articolano nella dimensione cooperativa della caccia e del raccolto. Cosa distingue l’uomo dall’animale? Innanzitutto, è dotato di consapevolezza, possiede l’uso della parola ed è in grado di sviluppare forme di organizzazione sociale. Le prime società umane appaiono nel paleolitico, quando l’uomo viveva in piccoli gruppi di cacciatori-raccoglitori. Si dividevano in piccoli gruppi familiari (o clan), i compiti venivano divisi tra maschi e femmine, c’era collaborazione per la caccia, la raccolta e la difesa. Con il Neolitico (circa 10.000 a.C) nascono i primi villaggi stabili, compare l’agricoltura e l’allevamento e si ha l’inizio della costruzione di società più complesse con ruoli diversi e regole comuni. => le società umane nascono con la collaborazione nei gruppi, ma diventano più complesse quando l’uomo inizia a vivere stabilmente e a produrre cibo.

Piramide della società medievale

La società medievale è caratterizzata da

  • Struttura gerarchica : società divisa in quattro ordini principali (nobiltà, clero, contadini, schiavi).
  • Economia rurale : predominanza di agricoltura e feudo con autosufficienza locale.
  • Ruolo della religione : la chiesa influenza la vita sociale, politica e culturale.
  • Vita comunitaria : forte senso di appartenenza al villaggio e al feudo.
  • Mobilità sociale limitata : posizioni sociale maggiormente ereditarie con difficoltà di cambiamento.
  • Saperi e cultura : trasmissione principalmente orale e religiosa, alfabetizzazione bassa.

Piramide della società moderna

Dalla fine del XV (con la caduta di Costantinopoli nel 1453 o la scoperta dell'America nel 1492) fino alla fine del XVIII secolo (Congresso di Vienna) e caratterizza 3 secoli 500- 600 - 700. Questo periodo vede l'ascesa di un uomo antropocentrico , simboleggiato dall’uomo vitruviano di Leonardo da Vinci, che pone l'individuo al centro di filosofia, arte e scienza, segnando un distacco dal Medioevo e gettando le basi per il mondo contemporaneo tramite scoperte geografiche, rivoluzioni politiche e cambiamenti sociali. => L'uomo, non più solo in funzione divina, diventa misura di tutte le cose.

  • Distacco dal passato : sviluppo di una nuova coscienza di sé, che si percepisce come "moderno" rispetto all'uomo medievale.
  • Protagonista attivo : l'uomo si impegna in grandi imprese (scoperte geografiche, esplorazioni) e rivoluzioni (scientifiche, politiche), trasformando il mondo. Processi come l'Umanesimo, il Rinascimento, la Riforma Protestante, le esplorazioni, la nascita degli stati moderni e la rivoluzione industriale plasmano questa nuova società.

Piramide della società contemporanea

Nel periodo che va dal XIX secolo a oggi, le società si sono trasformate profondamente: l’industrializzazione e poi lo sviluppo tecnologico hanno portato economie fondate prima sull’industria, poi sui servizi e infine sul digitale. Le città sono cresciute fino a diventare grandi metropoli, modificando stili di vita e relazioni sociali. La globalizzazione ha intensificato scambi economici, culturali e politici su scala mondiale, la mobilità sociale e culturale è aumentata grazie a maggiori opportunità di istruzione e carriera, pur con disuguaglianze ancora presenti. Il pluralismo e la diversità sono diventati elementi centrali, con la convivenza di culture, religioni e modi di vivere differenti, la comunicazione globale, resa possibile da internet e dai media digitali, ha reso immediata la diffusione delle informazioni. Infine, lo Stato e le istituzioni hanno assunto un ruolo sempre più rilevante nella regolamentazione economica, sociale e politica, sia a livello nazionale sia internazionale.

La specie umana

La specie umana ha sviluppato forme di organizzazione sociale che si fondano principalmente sulla cooperazione ottenuta attraverso la comunicazione e il linguaggio e sull'accumulazione di informazioni che vengono trasmesse mediante processi di apprendimento. => L'insieme di queste informazioni costituisce la cultura e distingue l’uomo dagli animali. E così dall’età preistorica, all’età antica, all’età medievale, all’età moderna fino all’età contemporanea alle cui origini troviamo tre grandi rivoluzioni.

La rivoluzione scientifica

Con lo sviluppo della scienza quale percorso che conduce alla conoscenza e al dominio del mondo, si diffonde l’idea della possibilità di estendere il metodo scientifico allo studio dell’uomo, della società e della cultura. Emergono nella cultura i concetti di individualismo e razionalismo.

E che cos’è la società?

Per società si intende una popolazione stabilmente insediata su di un territorio delimitato (confini nazionali), i cui rapporti sono abbastanza durevoli da consentire la sedimentazione di una cultura comune da cui discendono le norme che regolano la vita della collettività.

Cosa differenzia la sociologia dalle altre scienze sociali?

Gli autori Bagnasco, Barbagli e Cavalli riconducono le risposte a 3 tipi di soluzioni

  1. La soluzione gerarchica Risale ad Auguste Comte che assegna alla sociologia una posizione privilegiata. Proprio perché nata per ultima, rispetto alle altre scienze, è destinata a completare il processo evolutivo della conoscenza ricoprendo quindi il posto più alto.
  2. La soluzione residuale Walter Runciman sostiene che rientra nel campo di studio della sociologia tutto ciò che non è oggetto di un’altra scienza sociale specializzata, ma anche questa non è soddisfacente perché può studiare il medesimo ambito di fenomeni di altre scienze.
  3. La soluzione analitica o formale Ideata da Simmel secondo cui il centro dell'analisi sociologica è l'interazione sociale cioè le forme pure di relazione (la concorrenza, l'imitazione, i conflitti, la socievolezza, ecc.), dissociandole dal loro contesto.

Paradigmi scientifici

  1. Dell'ordine sociale o funzionalismo : il cui presupposto è l'esistenza di un qualche meccanismo o processo che operi nella struttura dell'organismo sociale.
  2. Del conflitto : per cui i mutamenti sociali nascono dal conflitto sociale, il conflitto, quindi, diviene condizione normale che porta alla creazione di strutture istituzionali.
  3. Della struttura : per cui l'uomo in tutte le sue scelte è condizionato dalla struttura sociale in cui si trova, libero solo nei limiti ristretti consentiti dalla struttura. L'unità d'analisi prioritaria diviene quindi la società mentre l'individuo è solo espressione della società.
  4. Dell’azione : che riporta la spiegazione dei fenomeni sociali ad atteggiamenti, credenze e comportamenti dell'individuo, tiene conto quindi dei motivi dell'attore. L'unità d'analisi sono le azioni individuali.

Livelli di analisi

Esistono diversi livelli di analisi

  • Macrosociologico Le teorie macro si riferiscono a lunghi intervalli di tempo, a vaste estensioni di spazio e a grandi masse di persone che nascono all'interno di una serie di strutture e ne sono profondamente influenzate. L'interesse è rivolto allo studio dei rapporti tra le diverse parti della società e ai processi con i quali questi modelli cambiano. A questo filone appartengono il funzionalismo e la teoria del conflitto. => Studia la società nel suo insieme, le grandi strutture sociali, economiche e culturali.
  • Microsociologico Si occupa di piccoli segmenti di spazio e di tempo e di piccole quantità di persone, analizza le interazioni quotidiane delle persone.

Questo tipo di analisi pone l'attenzione al significato che gli individui attribuiscono alle loro interazioni sociali ponendo quindi l'accento sugli individui, sugli atti, le motivazioni e i significati che danno forma alle loro interazioni sociali, queste a loro volta sostengono e modificano le strutture della società. => Studia le interazioni quotidiane tra individui.

  • Mesosociologico Tentando di collegare il livello micro con quella macro, arriva a sviluppare l'analisi delle reti e delle organizzazioni. Riesce a far convergere modelli esplicativi che vertono sia sui modi in cui gli individui si comportano all'interno delle organizzazioni sia sui fattori che determinano la struttura organizzativa. => Studia i gruppi sociali e le organizzazioni, a metà strada tra individuo e società.

Lezione 2

La sociologia della salute

La sociologia della salute affronta il tema della salute in termini di relazione sociale. Analizza i modi attraverso cui, in un determinato tempo e ambiente sociale, si definisce la salute, si promuove il benessere sociale, si fronteggiano le malattie, le disabilità e il malessere. Alla fine degli anni Sessanta, inizia ad emergere una diversa prospettiva di lettura che vede il rapporto con la malattia e i modi di cura come socialmente costruiti e condizionati dal contesto circostante. => Gli ambiti della medicina più sensibili che meglio rispondono a questo cambiamento sono quelli dell'igiene ambientale e della medicina del lavoro. Si crea nel contesto lavorativo una nuova attenzione alla salute e al coinvolgimento dei lavoratori nei processi di controllo e modifica dell'ambiente in cui lavorano, ma anche all'incidenza del mondo del lavoro sulla vita del lavoratore, dei cittadini e del territorio. Ne sono esempio

  • Valutazione Stress di lavoro correlato.
  • Congedi personali per assistenza disabilità L.104/92. - Azioni di conciliazione Vita lavoro. - Congedi parentali maternità/paternità.

One Health

Oggi, si è giunti all’approccio One Health, è un modello sanitario basato sull'integrazione di discipline diverse e sul riconoscimento che la salute umana, la salute animale e la salute dell’ecosistema siano legata indissolubilmente. Nasce così un’attenzione non solo all'ambiente lavorativo, ma all'ambiente che lo circonda e a tutti i contesti di vita. Si inizia a considerare il territorio e tutte le componenti che possono incidere sulla salute, basti pensare al tema dell'inquinamento ambientale e alle attenzioni sempre più crescenti rispetto allo sfruttamento delle risorse del territorio. In tale prospettiva anche il ruolo dell'individuo si modifica e diviene un ruolo attivo, nei confronti non solo della malattia ma anche della salute in termini di promozione.

Le determinanti della salute (lo studio delle disuguaglianze)

Alcuni autori individuano le disuguaglianze a tre livelli

  1. Nella singola nazione : all'interno della quale le differenze di reddito, di istruzione, di posizione lavorativa e di condizione abitativa condizionano lo stato di salute del singolo e della sua famiglia.
  2. Tra nazioni diverse : soprattutto dopo la rivoluzione industriale, che ha accentuato le differenze di reddito.
  3. A livello globale : tenendo conto delle differenze tra nazioni e di quelle interne alle singole nazioni.
Modello Biomedico

Sebbene il biomedico affondi le radici nel XVI secolo (Cartesio/Galileo), la sua supremazia si consolida tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento. Questo modello biomedico ha ispirato la definizione di disabilità del 1980, adottata dall'Organizzazione Mondiale della Salute (OMS). La vecchia definizione di salute, sancita dall'Organizzazione Mondiale della Sanità nel 1948 che supera l'idea precedente, che considerava sano chiunque non fosse malato. Caratteristiche

  • Prospettiva Individuale : la disabilità è vista come una deviazione dalla norma biologica, interna alla persona.
  • Focus sulla Malattia : la causa è direttamente legata a una patologia o a una menomazione fisica/psichica.
  • Obiettivo Riabilitativo : la finalità è curare o riabilitare l'individuo per riportarlo a un funzionamento considerato normale.
  • Ruolo del Professionista : gli operatori sanitari sono i protagonisti nella gestione della disabilità, mentre la persona è destinataria delle cure.
Modello Bio-Psico-Sociale

Sviluppato da Engel negli anni ‘70 si sviluppa negli anni 80 ed è a tutt’oggi il modello riconosciuto dalla comunità scientifica. Nel 1946/1948 l'OMS introduce una visione più ampia di salute (benessere fisico, mentale e sociale), gettando le basi per il superamento del solo approccio biomedico. È un approccio olistico alla salute che interpreta malattia e benessere come risultato dell'interazione tra fattori biologici (genetica, virus), psicologici (emozioni, comportamenti, stress) e sociali (contesto culturale, relazioni, lavoro). Sviluppato da Engel negli anni '70, supera il modello biomedico riduzionista, promuovendo un approccio interdisciplinare centrato sulla persona piuttosto che sul solo sintomo. Caratteristiche

  • Interdipendenza : sottolinea la fondamentale interdipendenza tra i fenomeni fisici, psicologici e sociali.
  • Approccio Centrato sulla Persona : la cura non è focalizzata solo sulla malattia, ma sulla globalità dell'individuo, considerando i fattori personali e ambientali.
  • Visione Sistemica : la salute non è solo assenza di malattia, ma un equilibrio dinamico tra corpo, mente e ambiente.
  • Intervento Multidisciplinare : richiede la collaborazione di vari professionisti (medici, psicologi, assistenti sociali) per gestire le diverse sfaccettature del benessere.
  • Applicazione Pratica : è il fondamento dell'ICF (Classificazione Internazionale del Funzionamento, della disabilità e della salute) dell'OMS.
  • Vantaggi : migliora l'efficacia delle terapie, favorisce una migliore comprensione delle patologie croniche e incoraggia stili di vita sani. In sintesi, questo modello valuta i sintomi all'interno del loro contesto, riconoscendo che la salute è influenzata sia dai meccanismi biologici che dall'ambiente circostante e dalle dinamiche emotive del paziente.
Il modello arcobaleno
  • Reddito e status sociale : un reddito e uno status sociale più elevati sono legati a una salute migliore. Maggiore è il divario tra le persone più ricche e quelle più povere, maggiori sono le differenze di salute.
  • Istruzione : un basso livello di istruzione è legato a un peggior stato di salute, a un maggiore stress e a una minore fiducia in sé stessi.
  • Ambiente fisico : acqua sicura e aria pulita, luoghi di lavoro sani, case sicure, comunità e strade contribuiscono alla salute.
  • Occupazione e condizioni di lavoro : le persone che lavorano sono più sane, in particolare quelle che hanno un maggiore controllo sulle proprie condizioni di lavoro.
  • Reti di sostegno sociale : un maggiore sostegno da parte di famiglie, amici e comunità è legato a una migliore salute.
  • Cultura : gli usi e i costumi, le credenze della famiglia e della comunità influiscono sulla salute.
  • Genetica : l’ereditarietà contribuisce a determinare la durata della vita, la salute e la probabilità di sviluppare determinate malattie.
  • Comportamento personale e capacità di far fronte alle avversità quotidiane : mangiare in modo equilibrato, mantenersi attivi, fumare, bere e il modo in cui affrontiamo gli stress e le sfide della vita influenzano la salute.
  • Servizi sanitari : l’accesso e l’uso di servizi che prevengono e curano le malattie influenzano la salute.
  • Genere : uomini e donne soffrono di diversi tipi di malattie a età diverse.
Le disuguaglianze nei livelli di salute

A fronte delle dichiarazioni di universalità ed equità presenti nella normativa sono presenti nella nostra realtà disuguaglianze nei livelli di salute. Tali differenze sono legate a un insieme eterogeneo e dinamico di componenti che riguardano la condizione dell'età, del sesso e della classe di appartenenza, ma anche il variare dei bisogni e dell'accesso alle risorse. Parlando di disuguaglianze di salute possiamo considerare un livello individuale e un livello di gruppo.

La crisi economica e la salute

Situazioni di difficoltà economica possono provocare un impatto negativo sulla salute delle popolazioni e tutto ciò può avere ripercussioni su altri ambiti di vita. L'insorgenza di una malattia può inoltre aggravare condizioni di povertà e creare una spirale negativa. Una politica sanitaria di restrizione non aiuta certo a migliorare le condizioni di salute del paese. Le famiglie meno abbienti riducono la spesa sanitaria di interventi primari (farmacia e specialisti). Aumenta il rischio di un impoverimento delle famiglie a causa di malattie e sempre più spesso si assiste a situazioni di indebitamento o di gravi difficoltà economiche per far fronte a spese estremamente onerose (si pensi alle spese dentistiche o riabilitative). Ciò che la crisi porta con sé è la disoccupazione, il precariato lavorativo ed economico a cui conseguente un minor ricorso alle cure e atteggiamenti non salutari.

Fattori di rischio
  • Psicosociali : con maggior rischi di depressione, ricorso all'abuso di alcol e sostanze e suicidi per ragioni economiche.
  • Professionali : legati alla sicurezza e all'igiene negli ambienti di lavoro, lo stress lavorativo e la qualità del rapporto di lavoro nonché le peggiori condizioni contrattuali.
  • Comportamentali : rispetto agli stili di vita.
  • Ridotto accesso e uso di servizi sanitari.
Salute e società

L’interesse sociologico per la salute nasce dall’importanza che questo ambito riveste per la collettività e dalla costruzione nella nostra società di complessi sistemi di tutela. La risposta al bisogno di salute non è scontata, i principi di riferimento si sono evoluti nel tempo all’interno di un processo di costruzione continua. Anche l’organizzazione di un sistema sanitario non può essere studiata e compresa come ambito della vita sociale a sé stante, ma deve essere contestualizzata da un punto di vista storico, geografico, economico, socioculturale e politico. L'organizzazione del nostro sistema sanitario si è così evoluta, parallelamente ai cambiamenti della società, in modo veloce ed incisivo se non addirittura rivoluzionario. Il sistema sanità fa inoltre parte di un più generale sistema che viene definito welfare state.

La medicalizzazione e la società medicalizzata

La medicalizzazione è il processo mediante il quale i problemi non medici vengono definiti e trattati come problemi medici che richiedono spesso cure mediche. Il termine “medicalizzazione” è apparso per la prima volta nella letteratura sociologica che riguardava la devianza, ma presto il suo utilizzo è stato esteso anche a prospettive antropologiche riguardo l’utilizzo dei farmaci per combattere problematiche che non sono mediche. => La medicalizzazione consiste nel considerare eventi fisiologici e del tutto naturali come condizioni mediche che necessitano di diagnosi e trattamento e che determinano la corsa all’uso improprio o eccessivo dei servizi sanitari. Il lavoro, l’invecchiamento, la bellezza, la sessualità̀, il parto, la morte, la calvizia, la cellulite vengono così considerati impropriamente eventi burden line tra il concetto di salute e quello di malattia e rappresentano soltanto alcune delle “non-diseaseness” individuate dal British Medical Journal nel

Dal momento in cui la medicina ha preso il monopolio della società, gli uomini, anche se sani, sono persuasi a considerarsi malati, almeno potenzialmente. La prevenzione gioca la sua carta più formidabile, che è quella di convincere la gente a farsi “curare” per qualcosa che non verrà mai. Con la pandemia da Covid, abbiamo assistito a una medicalizzazione della società pervasiva e diffusa. Lo sguardo medico si è intrecciato in modo inestricabile con la politica e con le forme di controllo e di polizia. Lo sguardo medico, sotto il nome di “Comitato tecnico scientifico”, decideva se e come i cittadini potessero esercitare le proprie libertà e i propri diritti.

Conseguenze di una eccessiva medicalizzazione

La medicalizzazione ha numerose conseguenze sociali, tra cui la “patologizzazione del normale” e delle differenze umane, quando sono valutate minimizzando il contesto sociale e politico in cui le persone vivono.

Quali movimenti hanno sfidato questa tendenza alla medicalizzazione?

Quelli che si sono battuti per la nascita naturale o i movimenti olistici della salute (Lowenberg e Davis 1994). Questi movimenti sono nati per dire che non possono essere trattati i problemi fisici, economici e sociali a compartimenti stagni, ma esiste una continuità fra questi vari aspetti, che influisce notevolmente sulla salute. Per quello che riguarda il parto naturale, ad esempio, si è detto che non tutti i casi richiederebbero assistenza sanitaria.

Processi di de-medicalizzazione e chi li guida

Ci sono stati processi di de-medicalizzazioni, come quelli per l’omosessualità o la terapia ormonale sostitutiva durante la menopausa. Poiché la medicalizzazione e la demedicalizzazione descrivono i cambiamenti nella costruzione sociale di condizioni e comportamenti, uno dei principali obiettivi della ricerca sulla medicalizzazione è stato quello di esaminare chi sta guidando questi cambiamenti. Mentre i primi studi si sono concentrati sul potere della professione medica, lavori successivi hanno esaminato il ruolo del mercato, come l’industria farmaceutica e biomedica nonché l’influenza del capitalismo e del neoliberismo in generale.

Perché il sistema sociale è importante per la medicalizzazione

La configurazione istituzionale del sistema sociale e, in particolare, sanitario, definisce chi ha accesso a quali beni e servizi sanitari e a quali condizioni. I regolamenti di accesso sono fondamentali per limitare la medicalizzazione. La politica sanitaria, dunque, incide anche sulla medicalizzazione, attraverso le normative riguardanti le professioni, le assicurazioni sanitarie, le licenze dei prodotti sanitari.

Quali sono i problemi umani più pesantemente medicalizzati?

Molti studi empirici hanno dimostrato come sempre più problemi sociali, dal parto alla morte, dai bambini irrequieti agli adulti malinconici, sono stati interpretati in termini medici e sottoposti a valutazione medica.

Lezione 3

L’azione sociale

L'azione sociale è il primo concetto di base della sociologia in quanto rappresenta l'elemento indispensabile affinché si possa parlare di società intesa come spazio formato da individui che interagiscono fra loro, influenzandosi reciprocamente.

Max Weber

Definisce per primo l'azione sociale come la reazione intenzionale al comportamento di altri, tale reazione può essere attiva o passiva (lasciar fare). Sulla base del valore intenzionale dell'azione elabora una classificazione in quattro ideal-tipi

  1. Azione razionale rispetto allo scopo Valutando mezzi ed esiti possibili si individua un obiettivo chiaro e si valuta razionalmente i propri mezzi per raggiungerlo, analizzandone le possibili conseguenze.
  2. Azione razionale rispetto al valore Valuta, in primo luogo, l'agire rispetto alla coerenza ad un valore dando quindi priorità ai valori e restando fedeli alle idee, senza tener conto delle conseguenze. La razionalità sta nella scelta consapevole e nella valutazione della congruenza con quanto si ritiene giusto. 3. Azioni determinate affettivamente Con manifestazioni di stati d'animo senza riferimento ad uno specifico scopo o valore, né in riferimento alle sue possibili conseguenze, rappresentano l'espressione di un bisogno interiore.
  3. Azioni tradizionali Sono le abitudini acquisite, riflessi radicati che non presuppongono una riflessione sullo scopo o sugli eventuali modi alternativi per raggiungere il medesimo esito. Questi ultimi due in realtà sono al limite delle vere e proprie azioni sociali in quanto sono risposte quasi inconsapevoli, quindi, non volutamente pianificate e orientate ad un consapevole scopo.

Talcott Parsons

Elabora una “struttura dell'azione sociale” con l'intento di creare un sistema interpretativo che fornisca le componenti essenziali dell'analisi di qualsiasi società esistente, esistita e che esisterà o di qualsiasi sottoinsieme all'interno della società. L'unità fondamentale della struttura dell’azione sociale individuata all'inizio del suo percorso è l'atto (un agito sociale), perché questo esista è richiesta la presenza di quattro elementi

**1. Attore.

  1. Fine.** 3. Situazione. 4. Orientamento normativo. La struttura dell’azione sociale
  2. È costituita da un Attore, che compie l’azione per perseguire determinati fini.
  3. Un fine, ovvero una situazione futura verso la quale è orientato il processo dell'azione.
  4. Si svolge entro una situazione di partenza che non è modificabile dall’Attore.
  5. È orientata normativamente. Se l’azione è orientata normativamente, l’Attore può scegliere solo i mezzi per conseguire determinati fini, ma non può modificare la situazione di partenza o il sistema entro cui l’azione si svolge.

Parsons, quindi, definisce l'azione sociale come ogni comportamento motivato e influenzato da precise cause che consistono nello scopo di raggiungere determinati obiettivi.

La relazione sociale

Nel momento in cui due o più individui orientano reciprocamente le loro azioni stabiliscono una “relazione sociale”. Weber sottolinea come la relazione sociale richieda che entrambe le parti che agiscono attribuiscano un minimo di senso comune al loro agire. Ciò non significa che debbano essere solidali ma che il senso attribuito all’azione dalle parti deve essere comune. Le relazioni sociali possono essere

  • Stabili e profonde (famiglia, amicizia, ecc.).
  • Transitorie e superficiali (i frequentatori di un bar o i pendolari su un treno, ecc.).
  • Cooperative (per il raggiungimento, ad esempio, di scopi o interessi comuni).
  • Conflittuali (per affermare la propria volontà, nel caso ad esempio di competizioni). Per interazione sociale si intende il “processo secondo il quale due o più persone in relazione fra loro agiscono reagendo alle azioni degli altri”. I processi di interazione sono importanti perché nel tempo influenzano le relazioni sociali. Sono inoltre importanti per la strutturazione della società e sono elementi di base per la definizione dei gruppi.

I gruppi sociali

Il gruppo sociale è costituito da un insieme di persone fra loro in interazione sociale che

  • Ha caratteristiche di cooperazione e continuità secondo schemi relativamente stabili.
  • I partecipanti si definiscono membri del gruppo e sono definiti come tali da altri. In un gruppo possono essere presenti anche conflitti ma questi non possono essere permanenti e generalizzati, in tal caso il gruppo non può esistere. I gruppi possono differire tra loro sulla base delle diverse proprietà che presentano.
Proprietà relative alla dimensione
  • Nella diade l'uscita di un membro stabilisce la scomparsa del gruppo di conseguenza la relazione termina.
  • Nella triade può essere presente un mediatore ma anche un terzo che crea volutamente o approfitta per propri scopi di una divergenza tra gli altri due.
  • In grandi gruppi può ridursi la possibilità di una comunicazione diretta, sostituita dall'uso di comunicazioni più formali e rigide (ad esempio scritte). A seconda della dimensione del gruppo, l'interazione può essere più o meno diretta/indiretta.

L’idea della differenza di altezza sociale deriva dai principi propagandati dalla cultura prevalente che gli individui fanno propria. Nelle nostre società si privilegiano i rapporti tra pari, mentre sono considerati meno onorevoli quelli con appartenenti a ranghi inferiori. È in tal maniera che specialmente nelle piccole società si formano dei gruppi di status saldati da vincoli sociali e formati da individui pari tra loro.

Differenze tra status e ruolo

Il ruolo consiste in un sistema d’azione che ci si attende dagli appartenenti a un determinato status. Ogni ruolo è collegato a una corrispondente contro-posizione, il ruolo è quindi un termine relazionale. Quindi, mentre lo status rappresenta un messo di identificazione (la parte statica della posizione sociale, cioè l’etichetta), il ruolo costituisce il suo aspetto dinamico. Molti ruoli possono coesistere in uno stesso individuo. Le aspettative tra una posizione centrale ed una serie di contro posizioni costituiscono l’insieme di ruoli. Status chiave : indipendentemente dalla qualità e dalla quantità delle posizioni che un individuo occupa in una società, egli ha sempre uno status-chiave che costituisce la sintesi dei modelli di condotta. Tutti gli status di una persona si fondono, in termini di stima sociale, in quello che è in un determinato momento, il più rilevante.

Il conflitto

Il conflitto è l’intento di “affermare la propria volontà contro la volontà e la resistenza di altri”. La stessa cooperazione e lo scambio che avvengono nel gruppo o tra gruppi diversi rendono inevitabile la presenza di conflitti tanto che su di essi si è sviluppata una specifica teoria che interpreta la società come un sistema di interessi in conflitto dove il conflitto è necessario al mantenimento della società e non rappresenta quindi il contrario dall'ordine sociale. L'opposto dell'ordine sociale è rappresentato invece dall'indifferenza o dall'isolamento. Sono state studiate e definite alcune proprietà del conflitto che promuovono l'integrazione sociale

  • Acuisce il senso dei confini di gruppo e contribuisce alla nascita di un senso dell'identità di gruppo. o Ad esempio, in caso di contese tra gruppi diversi.
  • Porta ad una centralizzazione della struttura interna del gruppo. o Ad esempio, aumenta il potere del governo in uno stato o del leader nei piccoli gruppi.
  • Porta a una ricerca di alleati. Simmel sostiene che un gruppo può avere anche interesse a mantenere l'esistenza sociale di un nemico se il conflitto è funzionale a mantenere unito il gruppo. Il conflitto può anche essere interno al gruppo, tra il gruppo ed una parte dei suoi membri che possono diventare capri espiatori. A ciò si aggiunga che il conflitto può costituire occasione di conoscenza e reciproca sperimentazione tra antagonisti, creando condizioni per nuovi tipi di interazione. Soprattutto nei gruppi totalitari, dove i conflitti sono limitati, quando questi esplodono possono essere così intensi da distruggere le relazioni di gruppi.

Le norme sociali

Le norme sociali sono regole che disciplinano la vita in società, prescrivendo agli individui cosa fare nelle diverse situazioni. Sono necessarie sia per attuare i valori a cui una collettività aderisce, sia per regolare i comportamenti, le azioni, i rapporti sociali dei suoi membri. Parlando di gruppi e di ruoli arriviamo ad affrontare il tema delle norme sociali intese come “regole di comportamento che ci si aspetta vengano seguite in determinate situazioni”. All'interno dei gruppi, in particolare, le norme di comportamento garantiscono una interazione duratura e sistematica. Le norme sociali si caratterizzano per la previsione di una qualche forma di sanzione nel caso di discostamento da esse. In questo senso si differenziano dalle abitudini, dal conformismo o dalle norme tecniche. In alcuni casi si parla anche di sanzioni positive, quando la conformità viene premiata. Spesso inoltre rispettiamo le norme non solo per timore della sanzione ma perché le abbiamo interiorizzate o perché seguiamo una norma più generale che ci dice che è bene rispettare le norme, parliamo allora di sanzioni interne. Le norme possono essere

  • Esplicite e codificate.
  • Implicite : se agiamo rispettando spontaneamente delle norme che non sono codificate, in questo caso si parla anche di buone maniere o di norme del galateo.
  • Costitutive : attività che senza le regole non esisterebbero, indipendentemente dalla presenza di un arbitro.
  • Regolative : indicano cosa è prescritto e cosa è vietato in un'attività già costituita, vengono più facilmente trasgredite e generalmente permettono uno spazio di interpretazione. Un importante sottoinsieme di norme è costituito dalle norme giuridiche che prevedono un’autorità che le emana, un sistema giuridico che ne permette l'applicazione e delle istituzioni penali che ne amministrano le sanzioni. Questo tipo di norme varia naturalmente in modo considerevole in base alla nazione e in base all'epoca. Ogni sistema giuridico è inoltre inevitabilmente sottoposto ad un continuo processo di cambiamento. Ci sono anche norme sociali che si riferiscono a determinati gruppi sociali che regolano i rapporti sia all’interno del gruppo, sia all’esterno con altri soggetti. Tra questi vi sono i codici deontologici delle varie figure professionali, si creano così dei veri e propri sistemi giuridici specializzati con propri organi e sistemi sanzionatori. All'estremo opposto dei codici deontologici possiamo considerare ad esempio il codice mafioso.

I valori

I valori sono la premessa da cui discendono le norme e rappresentano, rispetto ad esse, presupposti più astratti dell'agire sociale, che riguardano ideali e desideri. Definire un unico concetto di valore è perciò impossibile in quanto il termine assume significati diversi a seconda dei contesti. In ogni società e in ogni diverso momento storico esistono più valori a volte integrati o in conflitto, emergenti o in declino.

Operò sui cadaveri dei carcerati ed elaborò la teoria del delinquente nato, secondo cui i criminali erano riconoscibili per anomalie somatiche o costituzionali, tipiche del delinquente. => Secondo i suoi studi, i delinquenti si differenziavano per la presenza di anomalie. I segni inequivocabili erano rappresentati da stigmate, anomalie dello scheletro, del cranio e del viso (orecchie grandi, fronte alta, zigomi sporgenti, naso storto, sopracciglia folte, alto tasso di pigmentazione della pelle), assenza di rimorso, mancanza di moralità, uso di espressioni gergali, presenza di tatuaggi, crude, epilessia. Aggiunse poi le categorie del delinquente folle , per cui il delitto è qualcosa di patologico e la malattia mentale dà luogo ad una diversa modalità di ideazione ed esecuzione del delitto, e del delinquente occasionale , un uomo normale che nel commettere il reato è influenzato dall’ambiente e dalle circostanze. => Con questa ultima categoria del delinquente occasionale Lombroso introduce nella sua teoria la variabile socio-ambientale. Nonostante le critiche, poi smentite dalle statistiche criminali, il modello lombrosiano ebbe grande successo tanto che influì sullo sviluppo della criminologia, non solo italiana ma anche europea.

  1. L'anomia : mancanza di norme sociali o meglio differenza tra la struttura culturale e quella sociale. Il termine anomia significa “assenza” o “mancanza di norme”, deriva dal greco “a” (senza) e “nomos” (norma, legge), nel IV secolo a.C. veniva associato da Senofonte al significato di illegalità e senso di disprezzo verso le leggi. Il concetto diviene il pensiero centrale del sociologo Durkheim, secondo cui la mancanza di regolamentazione sociale e morale è in grado di mantenere entro certi limiti il comportamento degli individui. Durkheim distingue due tipi che possono fortemente modificare e destabilizzare il pensiero e il comportamento: acuta , quando un individuo vive un improvviso cambiamento come la morte di una persona a lui vicina, e cronica , dovuta ad un repentino mutamento sociale. In entrambi i casi, l’individuo si trova a dover riorganizzare il proprio equilibrio interno, facendo ricorso alla resilienza, una capacità che si sviluppa attraverso la famiglia, il lavoro e l’ambiente sociale. Sulla base della rielaborazione del concetto durkheimiano di anomia, Robert Merton ha sviluppato la sua teoria della tensione, che si riferisce a quella tensione a cui è sottoposto il comportamento individuale quando la realtà e le norme entrano in conflitto. La tensione emerge infatti quando le mete socialmente approvate entrano in conflitto con i mezzi legittimi disponibili , che non sono distribuiti equamente. Più questa discrepanza aumenta, più cresce l’anomia, e con essa anche la probabilità di comportamenti devianti e persino di criminalità violenta. La violenza stessa può assumere due forme: una anomica , legata alla perdita di riferimenti normativi, e una strategica , usata come mezzo per raggiungere scopi che altrimenti sarebbero preclusi. L’insorgere della devianza è favorito quando all'interno della società sorge un conflitto tra fini socialmente approvati e mezzi socialmente approvati disponibili. Viviamo in società che proclamano la ricchezza e il successo economico come mete supreme, ma che offrono i mezzi legali solo a un'esigua minoranza.

Per gli individui esclusi dai mezzi socialmente approvati una tale meta risulta irraggiungibile, si crea una situazione di profondo disagio, dunque furto e truffa si presentano come espedienti per ottenere ciò.

  1. La teoria del controllo sociale : si basa su una concezione pessimistica della natura umana, considerata moralmente debole. L'uomo è portato più a violare che a rispettare le leggi, dunque bisogna spiegare la conformità e non la devianza, ovvero come i membri di una società vengano inibiti dall’adottare comportamenti devianti perché essi sono difformi rispetto a quanto socialmente atteso e previsto. o Conformità : adesione (consapevole o meno) alle regole valide nel gruppo o nel contesto sociale, che il soggetto adotta o rispetta nel suo agire. o Devianza : infrazione o elusione delle regole, che l’individuo nel suo agire sostituisce con modi di comportamento o con regole diverse, validi o meno in altri contesti o gruppi sociali. I meccanismi di controllo sociale sono o Interni indiretti : legami a figure autorevoli di riferimento. o Interni diretti : imbarazzo, vergogna che prova chi trasgredisce. o Esterni : sorveglianza esercitata dagli altri. Secondo Hirschi (1969) una persona compie un reato quando il vincolo che lo lega alla società è molto debole. La devianza diviene tanto più probabile, quanto più labili sono i legami tra il singolo individuo e la collettività entro cui quello si colloca. Distingue 4 tipi di vincoli che legano l’individuo alla società, promuovendo così un comportamento rispettoso della legge o Attaccamento ai genitori o agli insegnanti (vincolo affettivo): quanto più un individuo è legato a queste persone, tanto più difficile è che compia delle azioni che essi disapprovano. o Impegno nel proseguimento degli obiettivi convenzionali (vincolo materiale) : il successo scolastico, l’affermazione professionale, la reputazione sociale. Maggiore è l’energia che un individuo ha investito nel raggiungimento di questi obiettivi, tanto più è difficile che egli rischi di perdere, violando le norme, tutto quanto ha accumulato. o Coinvolgimento nelle attività convenzionali (vincolo temporale) : maggiore è il tempo che una persona dedica allo studio, al lavoro, allo svago, minore è quello che gli resta per compiere i reati. o Credenze (vincolo morale) : la violazione delle norme non è provocata da credenze che la richiedano o la rendano necessaria, ma dalla mancanza di credenze che la vietano.
  2. La teoria della subcultura : presuppone che la devianza si apprende dall'ambiente sociale in cui ci si forma quindi non è ereditario e non è inventato da chi lo compie. Sono i gruppi sociali che stabiliscono le regole, la cui infrazione costituisce la devianza. La devianza, come la conformità, si apprende nell’ambiente in cui si vive (via socializzazione). Se una persona commette un reato, è perché si è formata (socializzata) in una subcultura criminale, che ha valori e norme diverse da quelle della società generale e che vengono trasmesse da una generazione all’altra. => chi commette un reato lo fa perché si conforma alle aspettative del suo ambiente.