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Sofocle e i suoi tratti principali, Appunti di Greco

Il documento contiene la vita di Sofocle e le sue principali caratteristiche come tragediografo

Tipologia: Appunti

2022/2023

Caricato il 23/04/2023

MatildeCecionesi
MatildeCecionesi 🇮🇹

4.5

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SOFOCLE
Nacque da una famiglia aristocratica che gli assicurò un’istruzione platonica, basata sulla ginnastica
e sulla musica. Sofocle visse dal 496 al 406 aC, per questo ha assistito ha tanti avvenimenti della
storia di Atene, dalla sua gloria alla sua fine, tra cui anche la guerra del Peloponneso. Partecipò
attivamente alla vita della città come magistrato, poeta, attore e sacerdote (si dice in qualche
biografia che abbia diffuso il culto del dio guaritore, Asclepio).
Ha scritto moltissimo, circa 130 tragedie di cui ce ne sono pervenute soltanto 7 (Antigone, Edipo re,
Aiace, Filottete, Elettra, Edipo a colono, Trachinie). Viene considerato il più classico dei poeti, il
rappresentante più significativo del classicismo; viene messo al pari di Fidia, il più classico degli
artisti. Per classicismo non si intende quello dei neoclassici, non è la compostezza e l’equilibrio, ma
è sofferenza, caos, scompiglio, come dimostrano le tragedie di Sofocle. Forse possiamo dire che i
classici veri sono più vicini ai Romantici che ai neoclassici.
Sofocle rappresenta le tragedie nella sua forma più completa, non a caso le sue tragedie sono le più
conosciute e diffuse ad oggi. Apportò anche delle innovazioni teatrali:
terzo attore
numero degli attori del coro passa da 12 a 15
svincolò la performance tragica dal vincolo della trilogia, da questo momento le tragedie
acquisiscono una loro autonomia, infatti le sue sono tutte storie autonome e singole
Temi
Solitudine del personaggio
Lo vediamo già dai titoli: mentre Eschilo usa titoli collettivi che comprendono più persone, come i
Persiani, le Eumenidi, le Coefore, dove il protagonista è il coro, al contrario Sofocle pone il
personaggio principale sulla scena ed è solo, come Edipo, Antigone, Elettra, Aiace e così via. Tutti
questi sono soli sulla scena , non hanno pari, il loro personaggio torreggia sugli altri per
importanza. Ha una forza e una determinazione titanica che lo porta a superare gli altri per
rivendicare la loro persona. Lo vediamo per esempio con Antigone, la quale va da sola nella sua
impresa, anche se la sorella Ismene non voleva andare con lei. Si isola per la sua forza e per il suo
titanismo, sono condannati alla sofferenza per la loro solitudine, che viene consumata e affrontata
senza il conforto di nessuno. Questo aspetto rende la loro sofferenza ancora più tragica.
Assenza degli dei
Sofocle era sacerdote quindi non possiamo dire che non inserisca gli dei perché è ateo. I personaggi
sono soli, come abbiamo detto, lontani dagli affetti ma anche dagli dei, nemmeno loro li aiutano.
Infatti una delle risposte più note di Antigone è “Perchè non dovrei pregare gli dei?”.
Sofferenza immeritata
Qual è la colpa di Filottete per essere stato abbandonato se non perchè è malato a causa di un morso
di vipera? Edipo che ha fatto di consapevole per meritarsi la sua sofferenza? Antigone perché viene
punita se non perché onora gli affetti familiari? Il destino colpisce l’essere umano in quanto tale,
non perché colpevole di qualche sciagura, è vessato dal fato solo per il fatto di essere uomo e a
questo non c’è soluzione. Per Eschilo il momento più tragico per eccellenza è il τι δρασω, qualsiasi
scelta quella persona compia porta inevitabilmente alla sofferenza; invece per Sofocle è αρτι
μανθανω (ora capisco). È l’acquisizione di consapevolezza quando ormai è troppo tardi, quando
non ci possiamo fare più niente; a quel punto è impossibile rimediare, l’unica cosa possibile è
reagire, reazione che sarà sicuramente tragica. Edipo non vuole vedere la realtà perché gli provoca
sofferenza, per questo si accieca.
Spessore psicologico dei personaggi
I personaggi di Eschilo sono immobili nelle loro certezze, invece con Sofocle vi è la cosiddetta
μεταβουλη, il cambiamento, il momento in cui il personaggio si rende conto della condizione
tragica in cui si trova.

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SOFOCLE

Nacque da una famiglia aristocratica che gli assicurò un’istruzione platonica, basata sulla ginnastica e sulla musica. Sofocle visse dal 496 al 406 aC, per questo ha assistito ha tanti avvenimenti della storia di Atene, dalla sua gloria alla sua fine, tra cui anche la guerra del Peloponneso. Partecipò attivamente alla vita della città come magistrato , poeta , attore e sacerdote (si dice in qualche biografia che abbia diffuso il culto del dio guaritore, Asclepio). Ha scritto moltissimo, circa 130 tragedie di cui ce ne sono pervenute soltanto 7 (Antigone, Edipo re, Aiace, Filottete, Elettra, Edipo a colono, Trachinie). Viene considerato il più classico dei poeti , il rappresentante più significativo del classicismo; viene messo al pari di Fidia, il più classico degli artisti. Per classicismo non si intende quello dei neoclassici, non è la compostezza e l’equilibrio, ma è sofferenza, caos, scompiglio, come dimostrano le tragedie di Sofocle. Forse possiamo dire che i classici veri sono più vicini ai Romantici che ai neoclassici. Sofocle rappresenta le tragedie nella sua forma più completa, non a caso le sue tragedie sono le più conosciute e diffuse ad oggi. Apportò anche delle innovazioni teatrali :

  • terzo attore
  • numero degli attori del coro passa da 12 a 15
  • svincolò la performance tragica dal vincolo della trilogia, da questo momento le tragedie acquisiscono una loro autonomia, infatti le sue sono tutte storie autonome e singole Temi
  • Solitudine del personaggio Lo vediamo già dai titoli: mentre Eschilo usa titoli collettivi che comprendono più persone, come i Persiani, le Eumenidi, le Coefore, dove il protagonista è il coro, al contrario Sofocle pone il personaggio principale sulla scena ed è solo, come Edipo, Antigone, Elettra, Aiace e così via. Tutti questi sono soli sulla scena , non hanno pari, il loro personaggio torreggia sugli altri per importanza. Ha una forza e una determinazione titanica che lo porta a superare gli altri per rivendicare la loro persona. Lo vediamo per esempio con Antigone, la quale va da sola nella sua impresa, anche se la sorella Ismene non voleva andare con lei. Si isola per la sua forza e per il suo titanismo, sono condannati alla sofferenza per la loro solitudine, che viene consumata e affrontata senza il conforto di nessuno. Questo aspetto rende la loro sofferenza ancora più tragica.
  • Assenza degli dei Sofocle era sacerdote quindi non possiamo dire che non inserisca gli dei perché è ateo. I personaggi sono soli, come abbiamo detto, lontani dagli affetti ma anche dagli dei, nemmeno loro li aiutano. Infatti una delle risposte più note di Antigone è “Perchè non dovrei pregare gli dei?”.
  • Sofferenza immeritata Qual è la colpa di Filottete per essere stato abbandonato se non perchè è malato a causa di un morso di vipera? Edipo che ha fatto di consapevole per meritarsi la sua sofferenza? Antigone perché viene punita se non perché onora gli affetti familiari? Il destino colpisce l’essere umano in quanto tale, non perché colpevole di qualche sciagura, è vessato dal fato solo per il fatto di essere uomo e a questo non c’è soluzione. Per Eschilo il momento più tragico per eccellenza è il τι δρασω, qualsiasi scelta quella persona compia porta inevitabilmente alla sofferenza; invece per Sofocle è αρτι μανθανω (ora capisco). È l’acquisizione di consapevolezza quando ormai è troppo tardi, quando non ci possiamo fare più niente; a quel punto è impossibile rimediare, l’unica cosa possibile è reagire, reazione che sarà sicuramente tragica. Edipo non vuole vedere la realtà perché gli provoca sofferenza, per questo si accieca.
  • Spessore psicologico dei personaggi I personaggi di Eschilo sono immobili nelle loro certezze, invece con Sofocle vi è la cosiddetta μεταβουλη , il cambiamento, il momento in cui il personaggio si rende conto della condizione tragica in cui si trova.