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Aiace Come Trachinie e Antigone ha una struttura a dittico : ovvero incentrata in una prima parte su un personaggio, nella seconda parte o su un altro personaggio che parla del primo o sulle conseguenze che le azioni di quel personaggio hanno provocato. Trama: La tragedia fa riferimento al mito di Aiace Telamonio e al problema sorto in seguito alla morte di Achille sulla persona a cui assegnare, in simbolo di onore, le sue armi. Essendo il più valoroso, dopo di Achille, dell’esercito le armi dovrebbero spettare propio a lui ma Odisseo, grazie alla sua astuzia, riesce a farsele dare. Aiace non sopporta questa macchia al suo κλέος e si suicida. Di questo mito Sofocle prende alcuni aspetti ponendo la vicenda delle armi come antefatto mitico. La vicenda si svolge nella piana di Troia e il coro è rappresentato dai marinai di Salamina. Prima Parte) La tragedia inizia con l’entrata in scena di Atena che racconta in parte la vicenda di Aiace che, arrabbiato, sarebbe uscito di notte per fare sterminio degli Achei che l’hanno tradito però è stato come accecato dalla dea stessa e ha ucciso al loro posto una mandria di buoi. La dea mostra così Aiace, che compare alla fine del prologo, ancora in preda a questo accecamento: fa vedere gli effetti del delirio che si è impossessato dell’eroe. La vicenda si concentra poi proprio sulla figura di Aiace che riacquista la lucidità e si rende conto di aver commesso un atto inaccettabile per il suo onore decidendo così di non aver altra scelta che suicidarsi. Sulla scena vediamo alcuni personaggi, come la moglie Tecmessa, il fratello Teucro e il coro che cercano di convincerlo a non suicidarsi. Aiace in un primo momento fa finta di essersi convinto ma poi, in una scena dove si trova da solo, senza il coro, si suicida gettandosi sopra la spada infissa nella spiaggia di Troia. Prima di uccidersi però si rivolge con un monologo alla spada, pronunciandosi contro Atridi e degli Achei. Seconda Parte) E’ incentrata sul tema della sepoltura dopo la morte dell’eroe e sul confronto che si crea tra i personaggi che sostengono opinioni diverse rispetto al problema. Da una parte c’è Teucro, il fratello di Aiace sostenuto da Odisseo, il quale nonostante sia stato suo rivale è comunque simpatizzante nei confronti di questo personaggio e pensa che l’odio, dopo la morte, debba estinguersi e non abbia ragione di esserci. Vediamo un Odisseo molto nuovo rispetto alla tradizione omerica. Sostengono che debba essere sepolto. Gli Atridi invece sostengono che debba essere preda di cani e uccelli, ma la loro opinione è in minoranza e quindi verrà sepolto. La Datazione dell’Opera Odisseo è visto come un personaggio che inizialmente, quando vede sulla scena Aiace ancora in preda ai postumi del suo delirio e Atena lo fa vedere come un burattino nelle sue mani, prima non sa bene come muoversi ma poi in lui prevale la solidarietà e la compassione. Agamennone e Menelao sono invece mostrati nei loro lati più meschini, sono deboli, non capiscono la grandezza dell’eroe, vogliono chiudere la vicenda in modo indecoroso e hanno ragioni deboli: sono estremamente negativi. Proprio da questa negatività è nato un dibattito sulla datazione dell’opera. Non abbiamo infatti una cronologia delle opere di Sofocle ma la critica pone questa come prima
per i seguenti motivi:
Antigone 442 a.C. E’ una tragedia che, in epoca romantica, è stata vista come la tragedia greca per eccellenza ed è stata molto stravolta nella sua lettura. Figlia di un γένος maledetto, quello di Edipo, Antigone è un’eroina destinata ad una profonda infelicità: quello che mette in scena Sofocle non ha precedenti mitici significativi. Trama Dopo l'assedio a Tebe e la morte dei due fratelli, Eteocle e Polinice, nati dall'incesto tra Giocasta e suo figlio Edipo, il nuovo signore della città, Creonte , fratello di Giocasta, emana un editto che vieta di seppellire Polinice , accusato di Tradimento della Patria. Una delle due sorelle di quest'ultimo, Antigone , è decisa a trasgredire l'ordinanza , in base a "leggi non scritte” (αγαπτα νομινα) sui doveri familiari, mentre l'altra, Ismene, rifiuta di andare contro la città e il re. Quando Antigone viene scoperta viene fatta rinchiudere da Creonte in una grotta , affinché muoia di fame e non uccisa apertamente: ciò infatti porterebbe sventura a tutta Tebe. Emone , figlio di Creonte e innamorato di Antigone, non riesce a convincere il padre. La fanciulla nella grotta piange per le sue prossime nozze con la morte; quando poi Creonte , spinto dal vaticinio dell'indovino Tiresia , decide di cancellare la sentenza , è ormai tardi : Antigone si è impiccata, Emone si è ucciso per amore di lei ed Euridice, moglie di Creonte si è suicidata per il dolore della perdita del figlio. Testo p. 129 Antigone sfida Creonte L’agone tra i due antagonisti é di forte intensità drammatica. Antigone appare a testa bassa , circondata dalle guarde, e trova davanti a sé il re furibondo: tuttavia dimostra una fortissima energia morale da porre in crisi le ragioni di Creonte. Antigone non accusa né rimprovera ma riafferma fortemente la giustizia della sua azione che si fonda su una dimensione profonda della psiche che non ha bisogno di essere giustificata. Basta infatti il concetto di “pietà verso un consanguineo” a superare ogni legge statale: è una pulsione insita nella natura di ognuno, una legge morale. Infatti Antigone ignora le argomentazioni giuridiche di Creonte trasferendole sul piano della pietà religiosa e delle leggi familiari, che formano leggi non scritte, incrollabili, divine. La tematica della legge morale era assai viva nel V secolo a.C. ad Atene: i sofisti affermavano infatti che la legge é una convenzione umana, i religiosi tradizionali difendevano invece la caratterizzazione divina della legge. Per Antigone Nomos é la legge religiosa, per Creonte un editto dello stato. Testo p. 132 Creonte contro Emone Il terzo episodio é un vero e proprio agone su schema tipico: una prima parte con due lunghe tirate [più per ognuna un breve intervento del coro] e poi il confronto in un dialogo più serrato in forma di sticomitia. Caratteristico di quest’agone é, a differenza di un dialogo esplicito fin dall’inizio, un’evoluzione della situazione: Emone all’inizio sembra sottomesso e conciliante nei confronti del padre, e si sforza di far riflettere il padre sulla possibilità di una decisione alternativa. Nella sticomitia invece la situazione precipita io alla rottura e all’uscita di scena di Emone furioso. Come già nell’agone con Antigone, Creonte appare convinto della fondatezza e della giustizia delle proprie decisioni e anche qui i protagonisti sono, alla fine, schierati in maniera nettamente opposta. Tuttavia Emone in un primo momento stimola il padre ad aprirsi ad un compresso conciliativo facendo appello alla ragione e alla capacità di aprirsi.
Emone, fuor di metafora^1 , addita il padre il rischio che sta correndo, quello di essere travolta dalla sua intransigenza. Solo, isolato e chiuso nella propria ostinazione, Creonte sente ma non ascolta e rende le sue decisioni, con la sua collera, ancora più irreparabili. Va così in contro alla propria rovina: quando grazie a Tiresia acquisirà consapevolezza del proprio errore sarà ormai troppo tardi. Tematica: Legge dello Stato vs Legge Morale Sofocle illustra in questo dramma l'eterno conflitto tra autorità e potere: in termini contemporanei, è il problema della legittimità della legge positiva. In una società come quella dell'antica Grecia dove la politica (gli affari che concernono la città) sono esclusiva degli uomini, il ruolo di dissidente della giovane donna Antigone si carica di molteplici significati, ed è rimasto anche dopo millenni un esempio sorprendente di complessità e ricchezza drammaturgica. A questa tragedia si ispirò il filosofo tedesco Hegel per mettere in evidenza il dissidio sussistente tra legge morale e legge dello stato (in particolare lo stato assoluto), e dando un valore maggiore a quest'ultima, in quanto l'istituzione statale risulta essere più evoluta rispetto all'istituzione familiare, più antica e dunque meno evoluta. Antigone Personaggio sofocleo per eccellenza, presenta caratteri, sentimenti e ideali che la pongono al di sopra del comune. La sua ostinazione é quasi disumana. (^1) due immagini potenti fungono in questo senso: la metafora degli alberi che lungo i torrenti si salvano dalle piene solo piegando i rami, e quella delle scotte allentate per navigare.
Elettra 418-410 a.C. Trama Oreste torna con Pilade e il suo pedagogo a Micene per vendicare l’uccisione del padre Agamennone. Era stato salvato ancora bambino dalla sorella Elettra, che lo aveva affidato ad un amico focese. Ora Elettra vive maltrattata da Clitennestra ed Egisto, assassini del padre, contro i quali cova un feroce odio. Accanto a lei c’è la sorella Crisotemi, pronta ad ogni compromesso pur di sopravvivere. Oreste dunque torna a Micene all’insaputa di tutti e organizza un tranello: diffonde la falsa notizia della propria morte, che gli permette di constatare la gioia (e quindi la malvagità) della madre Clitennestra. Elettra, al contrario, è disperata (dimostrando quindi il suo immutato affetto per il fratello), ma si fa coraggio e decide che sarà lei a vendicare il padre. Ottenuta la prova della fedeltà della sorella, Oreste le rivela la propria identità ed insieme i due organizzano un piano per attuare la loro vendetta. Oreste penetra nel palazzo e uccide senza pietà la madre supplicante, poi incontra Egisto. Lo trascina fuori scena per ucciderlo, dove già era stato ucciso Agamennone, e proprio su questa immagine si chiude la tragedia. Testo p. 163 Elettra e Clitennestra Elettra: é caratterizzata da durezza, dolore, rimpianto, sete di vendetta. Sempre in scena, é soprattutto isolata sulla scena, sola, “simbolicamente” esclusa dalla realtà. Rispetto alle donne della sua famiglia é scontrosa: con Crisotemi c’è forte opposizione. Elettra si compiace dell’emarginazione e dell’umiliazione [anche fisica] a cui é sottoposta perché in questo vede la sua dignità e la coerenza dell’attaccamento affettivo al padre assassinato, Crisotemi ha invece accettato il compresso e per mantenere il proprio status vive agli ordini della madre e dell’amante. Il Rapporto tra le 2 Donne: il loro incontro segue lo schema dell’agone drammatico con uno scambio violento di accuse e difese di circa 40 versi a battuta. Ognuna delle due donne insiste sulla l egittimità delle azioni compiute dalle parti in causa, il morto e la moglie infedele. Sono molto ricorrenti i termini Dikè e Nomos perché spie semantiche nel rivelare il reale campo della contesa. Clitennestra si auto-assolve dall’inizio rivendicando la sacralità e la giustizia divina del suo gesto per sanare l’omicidio di Ifigenia, crimine di Agamennone. Elettra riutilizza i punti salienti del discorso della madre per attaccarla meglio insistendo sull’empietà dell’azione dettata non tanto dal nobile spirito di vendetta ma dall’adulterio. La fanciulla nomina più volte il padre, cancellato dalla morte, e Oreste, cancellato dall’oblio: con il suo sacrificio “alla memoria” permette loro di continuare a vivere.
Filottete Trama Filottete stato abbandonato, già da dieci anni, dai suoi compagni in viaggio per la guerra contro Troia, sull'isola di Lemno, a causa di una ferita infetta e maleodorante provocatagli da una vipera. Un oracolo, però, solo ora svela ai Greci che senza l'arco di Filottete Troia non cadrà mai. Questi incaricano allora Odisseo e Neottolemo di andare sull'isola e recuperare ad ogni costo l'arco di Filottete. Odisseo, che in questa tragedia è presentato come un eroe meschino e crudele, ha un piano diabolico: Neottolemo dovrà fingere di avere litigato con i capi greci e cercare di accattivarsi la fiducia di Filottete, facendosi consegnare l'arco, che altrimenti sarebbe stato preso con la forza da lui. L'inganno riesce, grazie anche alla comparsa di un marinaio greco che si finge mercante e annuncia l'arrivo di Odisseo, e Filottete consegna all' amico Neottolemo il suo arco, che a sua volta lo consegna ad Odisseo. All'ultimo momento, però, Neottolemo si pente e riprende l'arco ad Odisseo e lo riconsegna a Filottete. Odisseo si infuria e solo l'intervento di Eracle ex machina , che promette una cura per la sua ferita, appiana i dissapori e convince Filottete ad imbarcarsi per Troia. Tematiche Filottete é stato degradato ad un livello di disumanità e isolamento: questo perché è stato tradito. In lui non é possibile vedere una Metabolé, cosa che avviene invece per Neottolemo: Filottete é semplicemente un uomo che soffre, abbandonato da tutti, commosso dall’arrivo di Neottolemo. Tra l’altro l’ambiente in cui vive rispecchia la sua situazione interiore selvaggia. Odisseo é un personaggio scaltro, spregiudicato, una sorta di politico. Nella figura di Odisseo si vede la sua spregiudicatezza politica. Neottolemo é invece un giovane senza esperienza che in un primo momento si lascia condizionare e successivamente si trova a comprendere le ragioni di Filottete scegliendo ciò che é giusto secondo le leggi degli dei, a scapito delle leggi della politica e della guerra. Riporta quindi l’arco a Filottete. Per i sofisti il Giusto é la cosa che ci serve di più, qui invece si vede come la concezione sofistica cozzi con quella sofoclea. Lo stesso tema é affrontato nell’Antigone.
In questo passo si vede lo scontro tra i due personaggi, l’aggressività di Edipo che lo minaccia chiamandolo vigliacco miserabile, ostinato, cocciuto. Tiresia continua il suo dialogo con Edipo, sa qual è la verità al contrario di Edipo che crede che non gli voglia dire la verità perché in collaborazione con un piano di Creonte. Testo p. 151 - Il Sospetto E’ il momento in cui Giocasta, negando validità agli oracoli, permette, citando l’episodio del crocicchio, di avere l’illuminazione. Nell’ultimo monologo di Edipo [p. 153] si ha una sintesi di tutto l’antefatto. Edipo comprenderà tutto quando sarà il pastore a giungere sulla scena e a raccontare dell’esposizione-> è il momento della conoscenza. Edipo, Freud e La Psicoanalisi 1) Perché per Freud il dramma di Edipo può considerarsi universale? Definisci il complesso di Edipo. Perché il destino di Edipo sarebbe potuto essere anche il nostro. Freud rafforza questa teoria con l’esempio in cui Giocasta dice che molti sognarono di unirsi alle proprie madri, l’incesto é rappresentato dal sogno ed é quindi un desiderio represso o rimosso. Il complesso di Edipo consiste nell’impulso incosciente del bambino che si pone in contrasto con il padre in un rapporto ambivalente di odio e amore.
Edipo a Colono Trama Edipo, esiliato da Tebe, ormai mendico e cieco, nel suo vagabondare insieme alla figlia Antigone, arriva a Colono, un sobborgo nei pressi di Atene, in obbedienza ad un'antica profezia che diceva che lì sarebbero terminati i suoi giorni. Gli abitanti del luogo, conosciuta la sua identità, vorrebbero allontanarlo, ma il re di Atene, Teseo, gli accorda ospitalità e protezione. L’altra figlia Ismene li raggiunge, portando la notizia dello scontro fra i fratelli Eteocle e Polinice, anch'essi figli di Edipo. Secondo un oracolo, la vittoria sarebbe arrivata a quello dei fratelli che fosse riuscito ad assicurarsi l’appoggio paterno. Arriva anche Creonte, re di Tebe, per convincere Edipo a tornare in patria, ma, visto il rifiuto di quest’ultimo, Creonte prende in ostaggio le figlie, che vengono però messe in salvo da Teseo. Giunge poi Polinice, nel tentativo di ingraziarsi le simpatie del padre, ma viene scacciato da Edipo. Infine si manifestano una serie di prodigi divini, che fanno capire ad Edipo che la sua fine è vicina. Egli viene accompagnato da Teseo in un boschetto sacro alle Eumenidi, e lì sparisce per volontà degli dei, dopo aver predetto al re di Atene lunga prosperità per la sua città. La tragedia, rappresentata nel 401 a.C. o 406-7 a.C., si sviluppa come seguito dell’Edipo Re. E’ una tragedia molto lunga, statica e priva di azioni significative. La Strada - Simbolo del Viaggio E’ il concetto che accompagna la trilogia: quando é piccolo viene esposto, poi viaggia verso Delfi e lungo la strada di ritorno uccide Laio. Poi decide di allontanarsi da Corinto viaggiando verso Tebe e una volta scoperta la sua vera identità vive lontano da Tebe, errabondo per le vie della Grecia fino ad arrivare ad Atene. Colono, città natale di Sofocle, era un demo di Atene. Personaggi Antigone Rappresenta la figlia pietosa che scorta il padre, non collocabile in un contesto umano. Creonte Si presenta per convincere Edipo a tornare in patria, é un vecchio nemico del protagonista. Polinice Si presenta poi il figlio di Edipo Polinice: il rapporto fra il padre e il figlio é violento. Edipo, che ha avuto un rapporto conflittuale con il padre, diviene a sua volta un padre violento e scaccia Polinice. I personaggi sono caratterizzati per essere in opposizione ad Antigone e soprattutto ad Edipo: vivono nel flusso della storia, hanno obiettivi pratici e politici mentre Edipo vive lontano dalla storia, é divenuto un vecchio mendicante, non ha prospettive in futuro se non l’attesa della morte. C’é un tema di totale incomunicabilità tra i personaggi che agiscono sulla scena: usano un linguaggio che non ha punti di contatti, non si comprendono e questo serve per creare maggiore isolamento. Tematiche La tragedia é statica, non ha colpi di scena particolari, ed é tutta affidata al dialogo. La sua funzione é quella di far riflettere su:
- I meccanismi imperscrutabili per cui un personaggio che ha avuto il massimo della felicità apparente e poi é caduto nel baratro dell’infelicità, da personaggio reietto della società diventa un eletto degli dei, un prescelto. Questo avviene sempre per motivi imperscrutabili e divini: la scomparsa di Edipo sottoterra, accompagnato da tuoni e da un dio che lo chiama, é simbolo del fatto che Edipo é divenuto divinità locale di Atene, un protettore della città: un Nume Tutelare.