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Sofocle, opere riassunte, Appunti di Greco

Riassunto opere principali di Sofocle

Tipologia: Appunti

2020/2021

Caricato il 01/04/2025

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francesco-carluccio-5 🇮🇹

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SOFOCLE
Nasce a Colono, Atene, nel 496 a.C., da una famiglia assai agiata; muore a 90 anni nel 406 a.C.
Durante la sua lunghissima vita, assistette alle guerre persiane, visse tutta l'era periclea, sopravisse
alla peste di Atene e infine anche la guerra del Peloponneso.
Esordì nella scena teatrale come attore, venne anche incaricato di comporre un canto per i caduti
della battaglia di Salamina, mentre a meno di trent'anni esordì anche come poeta tragico.
Partecipò alla vita politica: fu stratega, e sacerdote (introdusse il culto del dio Asclepio nella città).
Compose circa centotrenta opere, a noi restano 7 tragedie complete: Aiace, Antigone, Trachinie,
Edipo re, Elettra, Filottete, Edipo a Colono, Segugi.
Sofocle può essere considerato l'emblema dell'Atene periclea, il più tipico rappresentante della
poesia greca; non a caso due delle sue opere sono gli esempi più elevati della tragedia greca.
Sofocle era un personaggio ambiguo: era molto religioso, ma nelle sue tragedie non emerge mai una
visione provvidenziale della realtà. Sofocle lascia spesso i suoi personaggi soli a soffrire e a morire
ingiustamente sulla scena senza motivo; allontana la sfera soprannaturale dalle azioni degli uomini.
AIACE
“Aiace, bramoso di vendicarsi del torto ricevuto dai capi dell'esercito acheo, che hanno assegnato
le armi di Achille a Odisseo invece che a lui. Si precipita di notte fuori dalla sua tenda per
sterminarli. Atena però gli annebbia la mente e lo spinge a fare strage di buoi e racconta
l'accaduto a Odisseo.
Aiace compare in scena ancora delirante esibito come un fantoccio davanti ad Odisseo. Lo stesso
Odisseo come il pubblico, alla vista dell'eroe, passa dalla paura alla solidarietà. Aiace rinsavisce e
comprende di essersi reso ridicolo. Il suo senso dell'onore gli impone il suicidio anche se alcuni
tentano di dissuaderlo come la compagna Tecmessa, o il coro. Aiace abbraccia il figlioletto per
l'ultima volta e allontana i suoi amici con un pretesto. Si reca così, solo sul promontorio Reteo e si
uccide gettandosi sulla spada dopo aver pronunciato un monologo con il quale si congeda dalla
vita. Nella seconda parte del dramma sopra il cadavere dell'eroe si accende un dibattito tra chi
vuole seppellirlo (Odisseo) e i capi dell'esercito che sono decisi di abbandonarlo ai cani.
Infine Aiace può essere sepolto in modo onorevole, come si conviene al suo rango di eroe e di
nobile guerriero”.
Non esistono elementi che permettono di datare l'Aiace con sicurezza. Vi sono alcuni indizi come la
presentazione negativa degli Eroi spartani di Agamennone e Menelao; oppure un possibile
riferimento a Temistocle fa supporre che l'Aiace sia stato messo in scena intorno al 450 a.C. e sia
dunque la più antica tragedia sofoclea. Tale possibilità è confermata anche da alcuni elementi
stilistici, come la lingua o la metrica.
Aiace è una figura familiare al pubblico ateniese, poiché è tra gli eroi protettori della città e la
sua tomba sorgeva a Salamina, dove ogni anno si celebravano in suo nome dei riti funebri.
La sua vicenda era già stata trattata in opere precedenti: si raccontava la contesa per le armi, la
follia di Aiace e il suo suicidio. Compare anche nell'Odissea.
La tragedia di Sofocle mette in scena l'ultima parte del mito: la presa di coscienza dell'eroe e la
sua progressiva e matura decisione di suicidarsi, malgrado il tentativo della compagna Tecmessa
e del coro di impedire il gesto estremo.
Il suicidio di Aiace funge quasi da cesura dell'opera poiché nella seconda parte, Aiace, anche se
morto resta protagonista: il suo cadavere troneggia sulla scena.
Il tema della solidarietà dovuta un morto non era di certo marginale nella cultura ateniese;
trascurare di rendere onore ai defunti poteva tirare la sventura sulla città.
Il discorso sulla sepoltura di Aiace si intreccia con quello della valutazione della sua carriera: non
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SOFOCLE

Nasce a Colono, Atene, nel 496 a.C., da una famiglia assai agiata; muore a 90 anni nel 406 a.C. Durante la sua lunghissima vita, assistette alle guerre persiane, visse tutta l'era periclea, sopravisse alla peste di Atene e infine anche la guerra del Peloponneso. Esordì nella scena teatrale come attore, venne anche incaricato di comporre un canto per i caduti della battaglia di Salamina, mentre a meno di trent'anni esordì anche come poeta tragico. Partecipò alla vita politica: fu stratega, e sacerdote (introdusse il culto del dio Asclepio nella città). Compose circa centotrenta opere, a noi restano 7 tragedie complete: Aiace, Antigone, Trachinie, Edipo re, Elettra, Filottete, Edipo a Colono, Segugi. Sofocle può essere considerato l'emblema dell'Atene periclea, il più tipico rappresentante della poesia greca; non a caso due delle sue opere sono gli esempi più elevati della tragedia greca. Sofocle era un personaggio ambiguo: era molto religioso, ma nelle sue tragedie non emerge mai una visione provvidenziale della realtà. Sofocle lascia spesso i suoi personaggi soli a soffrire e a morire ingiustamente sulla scena senza motivo; allontana la sfera soprannaturale dalle azioni degli uomini.

AIACE

“Aiace, bramoso di vendicarsi del torto ricevuto dai capi dell'esercito acheo, che hanno assegnato le armi di Achille a Odisseo invece che a lui. Si precipita di notte fuori dalla sua tenda per sterminarli. Atena però gli annebbia la mente e lo spinge a fare strage di buoi e racconta l'accaduto a Odisseo. Aiace compare in scena ancora delirante esibito come un fantoccio davanti ad Odisseo. Lo stesso Odisseo come il pubblico, alla vista dell'eroe, passa dalla paura alla solidarietà. Aiace rinsavisce e comprende di essersi reso ridicolo. Il suo senso dell'onore gli impone il suicidio anche se alcuni t entano di dissuaderlo come la compagna Tecmessa, o il coro. Aiace a bbraccia il figlioletto per l'ultima volta e allontana i suoi amici con un pretesto. Si reca così, solo sul promontorio Reteo e si uccide gettandosi sulla spada dopo aver pronunciato un monologo con il quale s i congeda dalla vita. Nella seconda parte del dramma sopra il cadavere dell'eroe si accende un dibattito tra chi vuole seppellirlo (Odisseo) e i capi dell'esercito che sono decisi di a bbandonarlo ai cani. Infine Aiace può essere sepolto in modo onorevole, come si conviene al suo rango di eroe e di nobile guerriero”. Non esistono elementi che permettono di datare l'Aiace con sicurezza. Vi sono alcuni indizi come la presentazione negativa degli Eroi spartani di Agamennone e Menelao; oppure un possibile riferimento a Temistocle fa supporre che l'Aiace sia stato messo in scena intorno al 450 a.C. e sia dunque la più antica tragedia sofoclea. Tale possibilità è confermata anche da alcuni elementi stilistici, come la lingua o la metrica. Aiace è una figura familiare al pubblico ateniese, poiché è tra gli eroi protettori della città e la sua tomba sorgeva a Salamina, dove ogni anno si celebravano in suo nome dei riti funebri. La sua vicenda era già stata trattata in opere precedenti : si raccontava la contesa per le armi, la follia di Aiace e il suo suicidio. Compare anche nell'Odissea. La tragedia di Sofocle mette in scena l 'ultima parte del mito : la presa di coscienza dell'eroe e la sua progressiva e matura decisione di suicidarsi , malgrado il tentativo della compagna Tecmessa e del coro di impedire il gesto estremo. Il suicidio di Aiace funge quasi da cesura dell'opera poiché nella seconda parte, Aiace, anche se morto resta protagonista: il suo cadavere troneggia sulla scena. Il tema della s olidarietà dovuta un morto non era di certo marginale nella cultura ateniese; trascurare di rendere onore ai defunti poteva tirare la sventura sulla città. Il discorso sulla sepoltura di Aiace si intreccia con quello della valutazione della sua carriera: non

seppellirlo significherebbe confinare il suo ricordo in un limbo di disonore , privandolo del κλέος , dunque la gloria dovuta. L'opera ruota attorno alla figura del protagonista, ultimo, tra gli eroi fedele ai principi della cultura della vergogna ed al senso dell'onore. Infatti si suicida spinto dalla follia e dalla vergogna di essersi reso ridicolo agli occhi dei nemici. È una figura incapace di compromessi. Presenta anche un'ossessione antica per la figura paterna: il bisogno di essere migliore del padre e degno della propria stirpe uno dei principali impulsi che spingono Aiace al suicidio. Gli altri personaggi invece, più moderni, vengono a patti con se stessi: sanno piegarsi di fronte alla forza degli eventi, mentre la rigidità di Aiace si infrange davanti alla vergogna. E' vano chiedere perché Aiace soffra, possiamo solo provare pietà ed empatia per un uomo tanto grande, ma tanto infelice. Il cuore della tragedia non è la colpa di Aiace, bensì il suo percorso umano verso il dolore; rappresenta il modello dell' eroe magnanimo, ma sofferente , perseguitato da un oscuro destino che lo trascina alla sventura ; gli uomini, oggetti della precarietà della sorte.

EDIPO RE

Parliamo del cuore del teatro greco, la massima esposizione; si parla della famiglia dei Cadmei. Si apre in un tempo mitico, Tebe è pervasa dalla peste. Edipo esortato dalla popolazione manda Creonte , fratello della moglie, a visitare l'oracolo. Creonte tornato dalla Pizia riferisce che a Tebe vi è un untore. B isogna cercare chi ha ucciso Laio , precedente re di Tebe. Edipo accetta il compito e maledice l''assassino , rendendolo esule e maledice coloro che conoscano l'assassino o lo nascondono. Ciò che Edipo non sapeva era che: Laio e Giocasta , in tempi passati, avevano avuto un figlio e che Laio aveva ordinato che venisse ucciso : poiché in sogno gli era stato profetizzato che sarebbe stato lui a spodestarlo ; ma il servo incaricato non ebbe coraggio di uccidere il neonato e decise di esporlo con una caviglia legata, così che la sua anima non avrebbe potuto risalire dall'Ade e vendicarsi. Il neonato fu trovato da un pastore che decise di portarlo ai propri regnanti di Corinto Polibo e Merope entrambi sterili. Sarà proprio il re Polibo a vedere che il figlioletto aveva un piede rivolto all'insù dovuto proprio all'esposizione. Decise così di chiamarlo ὄιδεω+πόυς (sono gonfio nel piede). Edipo rimase fino alla maggiore età con i genitori, finchè ricevette in sogno un oracolo “ucciderai tuo padre”. Fuggì da Corinto e dal finto padre e si recò verso la Pizia a Delfi che gli confermò ucciderai tuo padre, ti unirai tua madre ”. Edipo fugge disperato ed incontra un bivio ; la fatidica scelta: andare a destra e tornare a Corinto, o andare a sinistra e avviarsi verso Tebe. Giunto a Tebe per entrare risolve l'indovinello della Sfinge che terrorizzava la città da anni e viene proclamato re dai cittadini; sposò la vedova Giocasta , ancora giovane; con lei avrà quattro figli: due femmine, Antigone e Ismene e due maschi, Eteocle e Polinice. Prima di entrare in città Edipo incontrò un uomo reale pieno di servi: Laio ; il re intuendo che Edipo era un fuggitivo si comportò da arrogante trattando Edipo come un servo. Ma l'eroe consapevole della propria regalità decise di conservare la propria dignità e viene a lite con Laio uccidendo tutti i servi e il re Laio eccetto un servo. Da qui parte la ricerca della verità di Edipo che inizia a raccogliere tutti i dati possibili:

  • scopre l'esistenza di un figlio precedente di Giocasta e Laio
  • apprende tramite un messaggero della morte del padre Polipo e della sua ultima volontà: far sapere ad Edipo che era un figlio adottivo. Sotto consiglio della popolazione visita l'indovino Tiresia , il quale afferma che egli non vede la verità è c he l'assassino è vicino a lui : è in casa sua. Edipo arriverà a pensare che Tiresia sia in combutta per una cospirazione nei suoi confronti. Si lascia andare a delle offese, dando all'indovino del ciarlatano. Teresia adirato , si rende esplicito: “ Tu vivi con tua madre, hai fecondato la moglie di tuo padre,