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Sofocle,vita,pensiero,opere ecc....., Schemi e mappe concettuali di Greco

riassunto per interrogazione. VITA,OPERE,PENSIERO,METRICA E MUSICA,FORTUNA.

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2021/2022

Caricato il 03/02/2023

Ilenia045
Ilenia045 🇮🇹

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SOFOCLE:
TEATRO DI EROI SOLITARI:
Il teatro di Sofocle fu un teatro di grandi personaggi, capaci di esprimere una visione
etica fortemente personale e che entra in conflitto con la realtà che li circonda.Sofocle
ci presenta una sua particolare forma di umanesimo, in una polis sempre più lontana
dalle origini, l'urgenza di formulazioni ideologiche era diminuita, e questo portò a
Sofocle a concentrarsi su una figura singola, vista nella profonda presa di coscienza
della propria singolarità.Sofocle ripropone personaggi di grandezza ancora eroica,
l'eroe si confronta con l’uomo in un rapporto problematico da cui nascono
quelle che sono state viste come le ambiguità Sofoclee. Tra queste un chiaro
esempio è il giudizio sugli dei: Sofocle non li considerò giusti, ma guardò a loro con
disagio e anche con dubbio, seppure con profondo rispetto. Questa nuova concezione
del teatro sono anche le diverse innovazioni drammaturgiche apportate da Sofocle,
che mirano a far risaltare la singolarità del protagonista di contro alla centralità
attribuita al coro da Eschilo. I ritmi e la musica dei cori sembrano sottolineare le
tragiche vicende di cui gli uomini sono protagonisti.
LA VITA:
Nato da famiglia benestante a colono nel 497/ 496 a.C.fu scelto per guidare il peana
che celebrò la vittoria di Salamina nel 480. Ricoprì cariche politiche facendo parte
come presidente della lega delio-attica. Nel 441/440 fu stratego con Pericle contro
Samo, avendo ottenuto la magistratura forse in seguito al successo
dell'Antigone.Secondo la testimonianza di plot arco fu stratego con Nicia, fu forse
membro del collegio dei probuli per riorganizzare la polis. La sua morte avvenne nel
406/405,dopo la morte fu venerato come eroe con l’epiteto Δεξιων “ospitale", per
aver accolto in casa una statua del dio Asclepio.
LE OPERE:
Aristofane di Bisanzio conosceva 100 drammi di Sofocle e ne considerava 17. Per la
Suda i drammi erano 123. A noi sono pervenute integre solo sette tragedie: Aiace,
Antigone, Trachinie, Edipo re, Elettra, filottete, Edipo a colono. Molte furono le
vittorie negli agoni tragici: un'epigrafe ne indica 18, la Vita 20, la Suda 24. Solo
alcune date della carriera teatrale di Sofocle sono sicure. Esordì nel 468 a.C. con il
perduto Trittolemo, riportando la vittoria e sconfiggendo Eschilo; questa certa è la
data dell'Antigone, che dovrebbe risalire a 442. Vinse nel 438 su Euripide, che in
quell'occasione presentò l’Alcesti e fu così secondo nel 431, procedendo ancora
Euripide che in quell'anno presentò la Medea. Vinse nel 409 con il Filotette più
tardi con l'Edipo a colono, messo in scena dopo la sua morte del nipote Sofocle. Si
è assegnato l'Aiace al periodo compreso tra il 456 e il 446; le Trachinie e
dovrebbero essere di poco successivi all'Alcesti di Euripide (che è del 438).
L'Edipo re potrebbe essere stato rappresentato tra il 429 e il 425. Anche per
l’Elettra le date proposte oscillano: secondo alcuni andrebbe assegnata al 420,
mentre altri la collocano negli anni delle Filottete (409).Sofocle compose anche
elegie e peani: ci sono pervenuti il frammento di un peana per Asclepio e l'inizio
di un'elegia dedicata a Erodoto, che dovrebbe essere del 442 a.C. Si attribuisce a
Sofocle anche uno scritto teorico dal titolo Sul Coro.
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Scarica Sofocle,vita,pensiero,opere ecc..... e più Schemi e mappe concettuali in PDF di Greco solo su Docsity!

SOFOCLE:

TEATRO DI EROI SOLITARI:

Il teatro di Sofocle fu un teatro di grandi personaggi, capaci di esprimere una visione

etica fortemente personale e che entra in conflitto con la realtà che li circonda.Sofocle

ci presenta una sua particolare forma di umanesimo , in una polis sempre più lontana

dalle origini, l'urgenza di formulazioni ideologiche era diminuita, e questo portò a

Sofocle a concentrarsi su una figura singola, vista nella profonda presa di coscienza

della propria singolarità.Sofocle ripropone personaggi di grandezza ancora eroica,

l'eroe si confronta con l’uomo in un rapporto problematico da cui nascono

quelle che sono state viste come le ambiguità Sofoclee. Tra queste un chiaro

esempio è il giudizio sugli dei: Sofocle non li considerò giusti, ma guardò a loro con

disagio e anche con dubbio, seppure con profondo rispetto. Questa nuova concezione

del teatro sono anche le diverse innovazioni drammaturgiche apportate da Sofocle,

che mirano a far risaltare la singolarità del protagonista di contro alla centralità

attribuita al coro da Eschilo. I ritmi e la musica dei cori sembrano sottolineare le

tragiche vicende di cui gli uomini sono protagonisti.

LA VITA:

Nato da famiglia benestante a colono nel 497/ 496 a.C.fu scelto per guidare il peana

che celebrò la vittoria di Salamina nel 480. Ricoprì cariche politiche facendo parte

come presidente della lega delio-attica. Nel 441/440 fu stratego con Pericle contro

Samo, avendo ottenuto la magistratura forse in seguito al successo

dell'Antigone.Secondo la testimonianza di plot arco fu stratego con Nicia, fu forse

membro del collegio dei probuli per riorganizzare la polis. La sua morte avvenne nel

406/405,dopo la morte fu venerato come eroe con l’epiteto Δεξιων “ospitale", per

aver accolto in casa una statua del dio Asclepio.

LE OPERE:

Aristofane di Bisanzio conosceva 100 drammi di Sofocle e ne considerava 17. Per la

Suda i drammi erano 123. A noi sono pervenute integre solo sette tragedie: Aiace,

Antigone, Trachinie, Edipo re, Elettra, filottete, Edipo a colono. Molte furono le

vittorie negli agoni tragici: un'epigrafe ne indica 18 , la Vita 20 , la Suda 24. Solo

alcune date della carriera teatrale di Sofocle sono sicure. Esordì nel 468 a.C. con il

perduto Trittolemo , riportando la vittoria e sconfiggendo Eschilo; questa certa è la

data dell'Antigone , che dovrebbe risalire a 442. Vinse nel 438 su Euripide, che in

quell'occasione presentò l’Alcesti e fu così secondo nel 431, procedendo ancora

Euripide che in quell'anno presentò la Medea. Vinse nel 409 con il Filotette più

tardi con l'Edipo a colono , messo in scena dopo la sua morte del nipote Sofocle. Si

è assegnato l'Aiace al periodo compreso tra il 456 e il 446; le Trachinie e

dovrebbero essere di poco successivi all'Alcesti di Euripide (che è del 438).

L'Edipo re potrebbe essere stato rappresentato tra il 429 e il 425. Anche per

l’Elettra le date proposte oscillano: secondo alcuni andrebbe assegnata al 420,

mentre altri la collocano negli anni delle Filottete (409). Sofocle compose anche

elegie e peani: ci sono pervenuti il frammento di un peana per Asclepio e l'inizio

di un'elegia dedicata a Erodoto, che dovrebbe essere del 442 a.C. Si attribuisce a

Sofocle anche uno scritto teorico dal titolo Sul Coro.

AIACE:

L’ Aiace È la tragedia ritenuta più antica , sia perché la più vicina allo stile di

Eschilo sia per la struttura della parodo. Alcuni, rilevando il sentimento antispartano

del personaggio di Teucro ritengono che la tragedia sia stata scritta prima del 446

a.C, alcuni hanno indicato il 456 a.C. L’Aiace è stata definita una tragedia "a

dittico”. Quest'opera ha una solida compattezza drammatica. Quello di Aiace è un

mondo di valori eroici , Aiace resta protagonista anche nella seconda metà della

tragedia, quando è presente in scena solo come cadavere e gli altri personaggi

discutono su cosa fare di lui. Solo al momento della consacrazione ufficiale, cioè la

“sepoltura con gli onori” , le due immagini di Aiace coincidono. Il finale manca di

solennità epica è il dramma di sostanza di ben altri motivi. C'è chi ha voluto

interpretare Sofocle secondo l'etica Eschilea, individuando il tema della tragedia

nella rappresentazione della υβρισ di Aiace. L'eroe aveva affermato di voler

ottenere gloria senza l'aiuto degli dei. In realtà a Sofocle non interessava il nesso

υβρισ-ατε: attraverso la descrizione dello sviamento di Aiace e attraverso l'immagine

degli dei come forza preponderante, Sofocle ha voluto orientare gli spettatori verso

un'interpretazione del mito completamente diversa rispetto a Eschilo. Gli dei

circoscrivono l'azione dell'uomo e lo regolano in una posizione di precarietà e

incertezza. In tale prospettiva acquista pieno significato anche l'innovazione relativa

al personaggio di Odisseo , rappresentato da Sofocle come dotato di una pietas che

costituisce una novità rispetto all'Odisseo della tradizione epica: l'eroe esprime

intesa solidarietà nei confronti di Aiace e riflette sul destino degli uomini.

ANTIGONE:

Anche nel nell'Antigone alcuni studiosi hanno valorizzato il riferimento della υβρισ-

ατε fatto dal coro nella parodo e nel finale e hanno letto, quindi, la tragedia secondo

le prospettive dell'etica eschilea. L'impressione è che Sofocle abbia così voluto

svuotare di senso la problematica eschilea per proporre una visione etica del mondo

in cui tanto l'eroina (Antigone) che il suo antagonista (Creonte) condividono un

destino di sofferenza. È perciò tanto Creonte quanto alla stessa Antigone non

sfuggono a un destino di dolore e di infelicità. Considerata in rapporto alla loro

rovina, l'incrollabile fede di Antigone di Creonte finisce per diventare un paradosso:

sia l'inflessibilità di Antigone sia l'arroganza di Creonte cedono inesorabilmente

all'autocommiserazione, e nessuno dei due personaggi trae saggezza

dell'esperienza del dolore. L'Antigone si è prestata spesso anche a letture in chiave

politica , basata sul contrasto tra città e famiglia, due entità di leggi molto diverse.

Queste letture hanno valorizzato solo alcuni motivi della tragedia. La sua struttura è

"a dittico" , nega appunto un'unità estetica, perché mostra una struttura bipartita.

In realtà l'analogia delle esperienze esistenziali di Antigone e Creonte assicura

compattezza strutturale al dramma.

L'Elettra di Sofocle è datata al 418 o al 417 a.C. La datazione rimane controversa e pertanto resta incerta anche la cronologia dell'Elettra di Sofocle. L'Elettra è una tragedia dominata dal dolore di Elettra, tema centrale non solo nella parodo commatica ma anche nel momento di gioia quando avviene il riconoscimento con il fratello. L'orientamento etico è stato oggetto di discussione. L'idea che il finale, in cui la vendetta di Oreste e Elettra è ormai compiuta, vista l’atmosfera cupa che grava sulla tragedia e sul suo scioglimento, dominato dal suo Oreste e Pilade. Due differenze significative tra l'Elettra di Sofocle e le altre due tragedie : innanzitutto va segnalato il ritardo con cui avviene il riconoscimento; la ritardata αναγνωρισισ da grande rilievo alla solitaria sofferenza di Elettra e alla sua emarginazione, così come fallimentare risulta l'incontro con Crisotemide. L'unica pausa all'isolamento e l'incontro con Oreste, ma anche qui le emozioni sono frenate prima da Oreste e poi dal pedagogo, che affretta l'esecuzione del piano. In secondo luogo è evidente che la vendetta finale non assume toni di un esito liberatorio. Ne c'è posto per il pentimento: il finale e qui si svolge secondo i meccanismi di una tragedia di intrigo, cioè con un intreccio complesso che alla fine giunge a una soluzione favorevole ai protagonisti. Sofocle ha voluto proiettare anche sul finale la disperata solitudine della protagonista, unico tema di fondo del dramma. A mettere in evidenza il tema della sofferenza emarginazione di Elettra coopera la revisione del personaggio di Oreste , che non è guidato dall'idea della giustizia punitrice e non mostra legame di sangue con il padre. Oreste è l'esecutore di una vendetta che lascia aperti il risolti gli inquietanti interrogativi sulla condizione dell'uomo, sollevati nel corso della tragedia dal disagio esistenziale di Elettra. FILOTTETE: ARGOMENTO: Durante il viaggio di andata dei greci verso Troia, nel corso di una sosta, l'eroe filottete è stato ferito dal morso di un serpente. I suoi compagni hanno deciso di abbandonarlo sull'isola deserta di Lemno. Ora però Troia capitolerà solo grazie a Filottete e del suo arco. Odisseo, teme il risentimento è la vendetta di Filottete e ordisce un inganno per carpirne la fiducia e costringerlo a cedere l'arco. Per questo si avvale dell'aiuto di Neottolemo , Figlio di Achille. Neottolemo riesce nel suo intento e Filottete, nell'imminenza di una crisi di dolore, gli affida l’arma, e gli rivela l'inganno. Neottolemo ha ormai maturato la decisione di dissociarsi da Odisseo: ritorna da Filottete e gli restituisce l'arco per andare a Troia. Ma Filottete è irremovibile e solo Eracle, è apparso come deus ex machina, riesce a convincerlo. La forte tensione drammatica che anima il Filottete È essenzialmente di natura etica. I caratteri contrapposti di Odisseo e di Neottolemo : Odisseo vuole indurre Neottolemo a impadronirsi a ogni costo dell'arco di Filottete, indispensabile, secondo l'oracolo, per conquistare Troia. Neottolemo , però, rifiuta i raggiri proposti da Odisseo per conseguire l'obiettivo aperto con l’eroe , ma l'idea di giovare all'esercito greco lo induce momentaneamente alle pressioni di Odisseo. Una bipartizione netta: Odisseo rappresenta l'etica relativa dei valori sofistici, che impiega le parole per perpetrare un inganno. Neottolemo incarna invece l'etica dei valori eroici , basata su azioni che non possono prescindere dall'eticità, per cui si preferisce fallire agendo bene piuttosto che vincere agendo male. Non c'è possibilità di conciliazione tra questi due opposti, anche se al verso 19 Odisseo sembra effettivamente proporre a Neottolemo una terza via : prima lusinga il giovane dicendo che con l'arco di Filottete È il valore di Neottolemo espugneranno Troia e poi aggiunge: "se lo farai, riceverai un doppio elogio”. Il nesso appare come una sorta di contaminazione da un lato della καλολαγατια dell'etica omerica e dell'altro della σοφια dei sofisti. Neottolemo però si rivela infine degno figlio di Achille. Odisseo fa pressione su

di lui, esortandolo a essere almeno per un giorno privo di scrupoli: il richiamo alla φυσισ del suo nobile padre sostiene costantemente Neottolemo contro le distorsioni etiche di Odisseo. La "frustrazioni delle attese" lascia pensare che il Filottete porti sulla scena l'affermazione di una delle due culture e dei due indirizzi educativi allora dominanti ad Atene, quello aristocratico e quello sofistico quanto piuttosto la crisi di entrambi. Filottete pur rinnovandosi e verificandosi attraverso Neottolemo , che nella tragedia è sicuramente il portatore del nuovo, si rivela ancora incapace di incidere sulla realtà. A sua volta, la cultura sofistica appare del tutto inadeguata a porsi come sistema di valori di riferimento è particolosamente aperta a stra volgimenti utilitaristici. Come si vede è un conflitto che resta aperto, anche se la simpatia del tragediografo val giovane e generoso Neottolemo, figlio di Achille. Ma oltre che per la struttura e per la caratterizzazione etica dei personaggi , l'oracolo è fondamentale anche per definire il tema del Filottete. Dell'eroe ha un ruolo puramente strumentale. Il nesso eroe-arma, che per l'epos era naturale e inscindibile, qui viene posto in discussione: il fatto che Filottete venga trattato alla pari dell'arco, è ritenuto addirittura accessorio rispetto all'arco stesso, appare simboleggiare la precarietà e il vuoto della condizione umana. Lemno deserta abbandono verso Filottete. A mettere in risalto il tema dell'infelicità di Filottete contribuisce anche l'utilizzazione di due elementi strutturali tipici della drammaturgia di Euripide, l'intrigo e il deus ex machina. La trama a intrigo, che travolge Filottete È funzionale alla rappresentazione di un eroe reso vittima imponente, al quale non resta che la protesta contro gli dei. L'amicizia che il legame di solidarietà umana , acquista rilevanza in un finale che non è né di eroi né di saggi. Il suo eroismo è quindi affranta solitudine e sofferenza .Eracle si traduce in un annullamento della volontà individuale, resto solo parzialmente meno amaro dal riferimento finale all’amicizia. EDIPO A COLONO: 4 anni della morte di Sofocle sulla base di questa testimonianza l ’Edipo a Colono è stato datato al 401 a.C. Di recente, però, sulla scorta di un’iscrizione trovata a Eleusi, questa data è stata messa in dubbio. ARGOMENTO: Edipo giunge esule da Tebe nel demo attico di Colono, è cieco e lo guida la figlia Antigone. I vecchi di Colono vorrebbero scacciarlo, ma Edipo chiede asilo. Intanto, a Tebe, Etocle e Polinice sono venuti in disaccordo a Creonte, attuale re di Tebe, vorrebbe il ritorno di Edipo. Ma Edipo è ostile ai figli per l’esilio subito e supplica l’ospitalità di Atene,Teseo, re d’Atene, lo accoglie, Creonte rapisce le figlie di Edipo, Antigone e Ismene, che sono però in breve recuperate da Teseo. Si avvicina intanto la fine di Edipo: solo Teseo potrà assistere alla sua morte e solo a lui Edipo svelerà i segreti che difenderanno per sempre Atene da Tebe. I due entrano nel bosco sacro e poco dopo un nesso annuncia la morte e l’apoteos, ovvero l’ascesa al cielo, di Edipo. L’Edipo a Colono è un dramma permeato da un cupo pessimismo, in cui non sembrano scorgersi quasi mai elementi positivi. Di supplice finisce per essere lui stesso supplicato(Creonte, Polinice) ed elevato a protettore della città di Atena. Eppure questo riscatto di Edipo appare come una tardiva compensazione di mali che non si cancellano e a cui solo la morte può mettere fine. Ugualmente non paiono costituire un riferimento positivo né il rapporto di Edipo con i figli né la città di Atene, in cui pure Edipo trova asilo. Quanto al rapporto con i figli, in più punti si sottolinea che coloro che avrebbero dovuto prendersi cura del proprio padre lo hanno cacciato in esilio. Anche il rapporto con i figli maschi, dunque, che costituiva l'asse portante del genos , entra in crisi. Certo ci sono due elementi positivi il rapporto di intensa solidarietà umana che si instaura tra gli ateniesi ed Edipo e il forte legame affettivo delle figlie per il padre. Le interpretazioni

coro nei drammi sofoclei avviene quando sembra che la sorte dell’eroe volga al meglio, e viene perciò intonato un appassionato canto di gioia: l’iporchema. Il canto iporchematico, esaltando l’espansione emotiva momentanea, preparava in realtà in chiave di ironia tragica, la definitiva rovina dell’eroe, sottolineando così l’instabilità della condizione umana. Sofocle è infine indicato dalle fonti come colui che introdusse il terzo attore. A Sofocle le fonti antiche attribuiscono anche l’introduzione della schenografia, che corrisponderebbe agli scenari e agli sfondi di palcoscenico dipinti. Inoltre gli si attribuisce in campo musicale l’introduzione del modo frigio e l’invenzione dei calzari bianchi per gli attori. ETICA E RELIGIONE La concezione etico-religiosa di Sofocle si presenta ambigua e involuta, ed è per questo che ne sono state date interpretazioni diverse e spesso divergenti. Molti hanno visto in Sofocle un continuatore di Eschilo, tuttavia le differenze tra i due tragediografi sono numerose. Innanzi tutto, alla domanda del perché dell’ingiustizia del mondo Sofocle risponde con un inquietante silenzio. Il solare Zeus eschileo viene da Sofocle ridimensionato con toni asciuttamente descrittivi. Inoltre, se Eschilo indagò sulle cause del male individuandole nella iubris, Sofocle si limitò a portare in scena gli effetti del male. Per lui l’uomo è incapace di comprendere le ragioni del dolore. Per Sofocle l’origine del male non sta né nella iubris individuale né in quella del genos. Al dilemma etico di Eschilo “ti draso” ( che farò) Sofocle risponde che è proprio dell’uomo non l’agire ma il subire. D’altra parte il dolore non produce, come in Eschilo, una saggia conoscenza del limite bensì un’amara consapevolezza del male. Sofocle non assegna quindi alla sofferenza una potenzialità didattica. Mondo degli dei e mondo umano appaiono scissi e Sofocle si astiene da complesse impalcature ideologiche: gli dei hanno il massimo potere e la loro volontà circoscrive in limiti angusti lo spazio umano, definendolo come spazio della fragilità e del dolore. Gli dei sono quasi ostili, in quanto abbandonano l’uomo al proprio destino. Sofocle insiste sull’oscurità e l’enigmaticità dell’operare divino. I drammi di Sofocle si concentrano più sulla dimensione umana che su quella divina tanto che gli studiosi parlano di Umanesimo Sofocleo. Nelle tragedie di Sofocle l’uomo è celebrato secondo i moduli dell’eroismo epico per le sue capacità di resistenza alle lotte contro il destino. Altri hanno invece individuato nella rappresentazione della condizione umana un profondo pessimismo mitigato dal senso di solidarietà che la caduta dell’eroe genera in coloro che assistono alla sua rovina. Il tema centrale in Sofocle è la fragilità e l’instabilità della condizione umana e l’infelicità del vivere. Per questo, l’unica risposta possibile è una rassegnata accettazione del dolore, condizione necessaria del vivere. Sofocle non propone nuovi modelli di organizzazione della polis, ma l’accetta nelle sue istituzioni vigenti. Tema dei suoi drammi non è la comunità, ma la tragedia dell’individuo che ne viene escluso. In politica Sofocle fu conservatore, distante da radicalismi democratici e da tentazioni assolutistiche. Fu diffidente nei confronti delle tendenze progressiste della cultura ateniese dei suoi tempi. La portata rivoluzionaria della sua opera sta nella scoperta di una nuova dimensione esistenziale che, con la sua sconcertante desolazione, si oppose alle

contemporanee ideologie dell’ottimismo, quella periclea e quella dei nuovi movimenti di pensiero. LINGUA E STILE La prima fase dell’evoluzione dello stile di Sofocle fu influenzata dalla solennità eschilea, la seconda da uno stile aspro e artificioso, e la terza da uno stile testo a rappresentare il carattere dei personaggi. Secondo i più, le tragedie pervenuteci apparterrebbero tutte alla terza fase: Sofocle rivela in esse straordinarie capacità etopoietiche e già gli antichi gli riconoscevano grandi doti nel caratterizzare i personaggi, come mostra la Vita secondo la quale Sofocle era in grado di rappresentare il carattere di tutto un personaggio con un breve mezzo verso o una sola parola. La sua capacità di sfruttare la polisemia delle parole per produrre effetti teatrali carichi di ambiguità e aperti a più significazioni è stata da sempre celebrata come una delle sue più grandi abilità. Si è parlato a tale proposito di ironia tragica. Sofocle rifuggì dal turgore stilistico e dalle audaci metafore di Eschilo e il suo dettato, mirando alla rappresentazione dei caratteri, assunse duttilità e naturalezza. Frequenti sono le organizzazioni sintattiche di tipo parallelo, spesso ossimoriche e antitetiche. Il linguaggio teatrale acquisto un’energia e una profondità tali da diventare un modello ideale di stile drammaturgico. Va segnalato infine un fatto linguistico inatteso in un tragediografo il cui stile è sempre stato ritenuto esempio di purezza e misura: Defunti i colloquialismi, vale a dire la presenza di modi di dire propri della lingua quotidiana. METRICA E MUSICA Lo stile metrico delle tragedie tende a riprodurre la severità metrica dei canti di Eschilo: ad esempio, la parodo dell’ Edipo re, in ritmo dattilico, riecheggia la solenne parodo anch’essa dattilica dell’Agamennone. Nelle ultime tragedie invece la metrica diventa più mossa e articolata. La musica, per noi definitivamente perduta, doveva corrispondere a questi indizi di partitura ritmica. FORTUNA Sofocle ebbe un immediato successo, ottenendo apprezzamenti da parte di Aristotele. Fu ripreso dagli autori latini di età arcaica e da Seneca, che ne ampliarono l’elemento retorico e patetico, rifacendosi in questo più a Euripide che a Sofocle. L Nel 500 e nel 600 Sofocle fu il più ammirato tra i tre tragici, soprattutto per l’Edipo re. A fortuna moderna di Sofocle ebbe inizio con Lessing che definì l’essenza dell’arte tragica ponendo l’Edipo Re come archetipo del teatro moderno. Agli inizi del 900 Hugo Hofmannsthal pubblicò un’interpretazione dell’Edipo re aggiungendo una straordinaria carica di aggressività