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L'Elettra di Sofocle è datata al 418 o al 417 a.C. La datazione rimane controversa e pertanto resta incerta anche la cronologia dell'Elettra di Sofocle. L'Elettra è una tragedia dominata dal dolore di Elettra, tema centrale non solo nella parodo commatica ma anche nel momento di gioia quando avviene il riconoscimento con il fratello. L'orientamento etico è stato oggetto di discussione. L'idea che il finale, in cui la vendetta di Oreste e Elettra è ormai compiuta, vista l’atmosfera cupa che grava sulla tragedia e sul suo scioglimento, dominato dal suo Oreste e Pilade. Due differenze significative tra l'Elettra di Sofocle e le altre due tragedie : innanzitutto va segnalato il ritardo con cui avviene il riconoscimento; la ritardata αναγνωρισισ da grande rilievo alla solitaria sofferenza di Elettra e alla sua emarginazione, così come fallimentare risulta l'incontro con Crisotemide. L'unica pausa all'isolamento e l'incontro con Oreste, ma anche qui le emozioni sono frenate prima da Oreste e poi dal pedagogo, che affretta l'esecuzione del piano. In secondo luogo è evidente che la vendetta finale non assume toni di un esito liberatorio. Ne c'è posto per il pentimento: il finale e qui si svolge secondo i meccanismi di una tragedia di intrigo, cioè con un intreccio complesso che alla fine giunge a una soluzione favorevole ai protagonisti. Sofocle ha voluto proiettare anche sul finale la disperata solitudine della protagonista, unico tema di fondo del dramma. A mettere in evidenza il tema della sofferenza emarginazione di Elettra coopera la revisione del personaggio di Oreste , che non è guidato dall'idea della giustizia punitrice e non mostra legame di sangue con il padre. Oreste è l'esecutore di una vendetta che lascia aperti il risolti gli inquietanti interrogativi sulla condizione dell'uomo, sollevati nel corso della tragedia dal disagio esistenziale di Elettra. FILOTTETE: ARGOMENTO: Durante il viaggio di andata dei greci verso Troia, nel corso di una sosta, l'eroe filottete è stato ferito dal morso di un serpente. I suoi compagni hanno deciso di abbandonarlo sull'isola deserta di Lemno. Ora però Troia capitolerà solo grazie a Filottete e del suo arco. Odisseo, teme il risentimento è la vendetta di Filottete e ordisce un inganno per carpirne la fiducia e costringerlo a cedere l'arco. Per questo si avvale dell'aiuto di Neottolemo , Figlio di Achille. Neottolemo riesce nel suo intento e Filottete, nell'imminenza di una crisi di dolore, gli affida l’arma, e gli rivela l'inganno. Neottolemo ha ormai maturato la decisione di dissociarsi da Odisseo: ritorna da Filottete e gli restituisce l'arco per andare a Troia. Ma Filottete è irremovibile e solo Eracle, è apparso come deus ex machina, riesce a convincerlo. La forte tensione drammatica che anima il Filottete È essenzialmente di natura etica. I caratteri contrapposti di Odisseo e di Neottolemo : Odisseo vuole indurre Neottolemo a impadronirsi a ogni costo dell'arco di Filottete, indispensabile, secondo l'oracolo, per conquistare Troia. Neottolemo , però, rifiuta i raggiri proposti da Odisseo per conseguire l'obiettivo aperto con l’eroe , ma l'idea di giovare all'esercito greco lo induce momentaneamente alle pressioni di Odisseo. Una bipartizione netta: Odisseo rappresenta l'etica relativa dei valori sofistici, che impiega le parole per perpetrare un inganno. Neottolemo incarna invece l'etica dei valori eroici , basata su azioni che non possono prescindere dall'eticità, per cui si preferisce fallire agendo bene piuttosto che vincere agendo male. Non c'è possibilità di conciliazione tra questi due opposti, anche se al verso 19 Odisseo sembra effettivamente proporre a Neottolemo una terza via : prima lusinga il giovane dicendo che con l'arco di Filottete È il valore di Neottolemo espugneranno Troia e poi aggiunge: "se lo farai, riceverai un doppio elogio”. Il nesso appare come una sorta di contaminazione da un lato della καλολαγατια dell'etica omerica e dell'altro della σοφια dei sofisti. Neottolemo però si rivela infine degno figlio di Achille. Odisseo fa pressione su
di lui, esortandolo a essere almeno per un giorno privo di scrupoli: il richiamo alla φυσισ del suo nobile padre sostiene costantemente Neottolemo contro le distorsioni etiche di Odisseo. La "frustrazioni delle attese" lascia pensare che il Filottete porti sulla scena l'affermazione di una delle due culture e dei due indirizzi educativi allora dominanti ad Atene, quello aristocratico e quello sofistico quanto piuttosto la crisi di entrambi. Filottete pur rinnovandosi e verificandosi attraverso Neottolemo , che nella tragedia è sicuramente il portatore del nuovo, si rivela ancora incapace di incidere sulla realtà. A sua volta, la cultura sofistica appare del tutto inadeguata a porsi come sistema di valori di riferimento è particolosamente aperta a stra volgimenti utilitaristici. Come si vede è un conflitto che resta aperto, anche se la simpatia del tragediografo val giovane e generoso Neottolemo, figlio di Achille. Ma oltre che per la struttura e per la caratterizzazione etica dei personaggi , l'oracolo è fondamentale anche per definire il tema del Filottete. Dell'eroe ha un ruolo puramente strumentale. Il nesso eroe-arma, che per l'epos era naturale e inscindibile, qui viene posto in discussione: il fatto che Filottete venga trattato alla pari dell'arco, è ritenuto addirittura accessorio rispetto all'arco stesso, appare simboleggiare la precarietà e il vuoto della condizione umana. Lemno deserta abbandono verso Filottete. A mettere in risalto il tema dell'infelicità di Filottete contribuisce anche l'utilizzazione di due elementi strutturali tipici della drammaturgia di Euripide, l'intrigo e il deus ex machina. La trama a intrigo, che travolge Filottete È funzionale alla rappresentazione di un eroe reso vittima imponente, al quale non resta che la protesta contro gli dei. L'amicizia che il legame di solidarietà umana , acquista rilevanza in un finale che non è né di eroi né di saggi. Il suo eroismo è quindi affranta solitudine e sofferenza .Eracle si traduce in un annullamento della volontà individuale, resto solo parzialmente meno amaro dal riferimento finale all’amicizia. EDIPO A COLONO: 4 anni della morte di Sofocle sulla base di questa testimonianza l ’Edipo a Colono è stato datato al 401 a.C. Di recente, però, sulla scorta di un’iscrizione trovata a Eleusi, questa data è stata messa in dubbio. ARGOMENTO: Edipo giunge esule da Tebe nel demo attico di Colono, è cieco e lo guida la figlia Antigone. I vecchi di Colono vorrebbero scacciarlo, ma Edipo chiede asilo. Intanto, a Tebe, Etocle e Polinice sono venuti in disaccordo a Creonte, attuale re di Tebe, vorrebbe il ritorno di Edipo. Ma Edipo è ostile ai figli per l’esilio subito e supplica l’ospitalità di Atene,Teseo, re d’Atene, lo accoglie, Creonte rapisce le figlie di Edipo, Antigone e Ismene, che sono però in breve recuperate da Teseo. Si avvicina intanto la fine di Edipo: solo Teseo potrà assistere alla sua morte e solo a lui Edipo svelerà i segreti che difenderanno per sempre Atene da Tebe. I due entrano nel bosco sacro e poco dopo un nesso annuncia la morte e l’apoteos, ovvero l’ascesa al cielo, di Edipo. L’Edipo a Colono è un dramma permeato da un cupo pessimismo, in cui non sembrano scorgersi quasi mai elementi positivi. Di supplice finisce per essere lui stesso supplicato(Creonte, Polinice) ed elevato a protettore della città di Atena. Eppure questo riscatto di Edipo appare come una tardiva compensazione di mali che non si cancellano e a cui solo la morte può mettere fine. Ugualmente non paiono costituire un riferimento positivo né il rapporto di Edipo con i figli né la città di Atene, in cui pure Edipo trova asilo. Quanto al rapporto con i figli, in più punti si sottolinea che coloro che avrebbero dovuto prendersi cura del proprio padre lo hanno cacciato in esilio. Anche il rapporto con i figli maschi, dunque, che costituiva l'asse portante del genos , entra in crisi. Certo ci sono due elementi positivi il rapporto di intensa solidarietà umana che si instaura tra gli ateniesi ed Edipo e il forte legame affettivo delle figlie per il padre. Le interpretazioni
coro nei drammi sofoclei avviene quando sembra che la sorte dell’eroe volga al meglio, e viene perciò intonato un appassionato canto di gioia: l’iporchema. Il canto iporchematico, esaltando l’espansione emotiva momentanea, preparava in realtà in chiave di ironia tragica, la definitiva rovina dell’eroe, sottolineando così l’instabilità della condizione umana. Sofocle è infine indicato dalle fonti come colui che introdusse il terzo attore. A Sofocle le fonti antiche attribuiscono anche l’introduzione della schenografia, che corrisponderebbe agli scenari e agli sfondi di palcoscenico dipinti. Inoltre gli si attribuisce in campo musicale l’introduzione del modo frigio e l’invenzione dei calzari bianchi per gli attori. ETICA E RELIGIONE La concezione etico-religiosa di Sofocle si presenta ambigua e involuta, ed è per questo che ne sono state date interpretazioni diverse e spesso divergenti. Molti hanno visto in Sofocle un continuatore di Eschilo, tuttavia le differenze tra i due tragediografi sono numerose. Innanzi tutto, alla domanda del perché dell’ingiustizia del mondo Sofocle risponde con un inquietante silenzio. Il solare Zeus eschileo viene da Sofocle ridimensionato con toni asciuttamente descrittivi. Inoltre, se Eschilo indagò sulle cause del male individuandole nella iubris, Sofocle si limitò a portare in scena gli effetti del male. Per lui l’uomo è incapace di comprendere le ragioni del dolore. Per Sofocle l’origine del male non sta né nella iubris individuale né in quella del genos. Al dilemma etico di Eschilo “ti draso” ( che farò) Sofocle risponde che è proprio dell’uomo non l’agire ma il subire. D’altra parte il dolore non produce, come in Eschilo, una saggia conoscenza del limite bensì un’amara consapevolezza del male. Sofocle non assegna quindi alla sofferenza una potenzialità didattica. Mondo degli dei e mondo umano appaiono scissi e Sofocle si astiene da complesse impalcature ideologiche: gli dei hanno il massimo potere e la loro volontà circoscrive in limiti angusti lo spazio umano, definendolo come spazio della fragilità e del dolore. Gli dei sono quasi ostili, in quanto abbandonano l’uomo al proprio destino. Sofocle insiste sull’oscurità e l’enigmaticità dell’operare divino. I drammi di Sofocle si concentrano più sulla dimensione umana che su quella divina tanto che gli studiosi parlano di Umanesimo Sofocleo. Nelle tragedie di Sofocle l’uomo è celebrato secondo i moduli dell’eroismo epico per le sue capacità di resistenza alle lotte contro il destino. Altri hanno invece individuato nella rappresentazione della condizione umana un profondo pessimismo mitigato dal senso di solidarietà che la caduta dell’eroe genera in coloro che assistono alla sua rovina. Il tema centrale in Sofocle è la fragilità e l’instabilità della condizione umana e l’infelicità del vivere. Per questo, l’unica risposta possibile è una rassegnata accettazione del dolore, condizione necessaria del vivere. Sofocle non propone nuovi modelli di organizzazione della polis, ma l’accetta nelle sue istituzioni vigenti. Tema dei suoi drammi non è la comunità, ma la tragedia dell’individuo che ne viene escluso. In politica Sofocle fu conservatore, distante da radicalismi democratici e da tentazioni assolutistiche. Fu diffidente nei confronti delle tendenze progressiste della cultura ateniese dei suoi tempi. La portata rivoluzionaria della sua opera sta nella scoperta di una nuova dimensione esistenziale che, con la sua sconcertante desolazione, si oppose alle
contemporanee ideologie dell’ottimismo, quella periclea e quella dei nuovi movimenti di pensiero. LINGUA E STILE La prima fase dell’evoluzione dello stile di Sofocle fu influenzata dalla solennità eschilea, la seconda da uno stile aspro e artificioso, e la terza da uno stile testo a rappresentare il carattere dei personaggi. Secondo i più, le tragedie pervenuteci apparterrebbero tutte alla terza fase: Sofocle rivela in esse straordinarie capacità etopoietiche e già gli antichi gli riconoscevano grandi doti nel caratterizzare i personaggi, come mostra la Vita secondo la quale Sofocle era in grado di rappresentare il carattere di tutto un personaggio con un breve mezzo verso o una sola parola. La sua capacità di sfruttare la polisemia delle parole per produrre effetti teatrali carichi di ambiguità e aperti a più significazioni è stata da sempre celebrata come una delle sue più grandi abilità. Si è parlato a tale proposito di ironia tragica. Sofocle rifuggì dal turgore stilistico e dalle audaci metafore di Eschilo e il suo dettato, mirando alla rappresentazione dei caratteri, assunse duttilità e naturalezza. Frequenti sono le organizzazioni sintattiche di tipo parallelo, spesso ossimoriche e antitetiche. Il linguaggio teatrale acquisto un’energia e una profondità tali da diventare un modello ideale di stile drammaturgico. Va segnalato infine un fatto linguistico inatteso in un tragediografo il cui stile è sempre stato ritenuto esempio di purezza e misura: Defunti i colloquialismi, vale a dire la presenza di modi di dire propri della lingua quotidiana. METRICA E MUSICA Lo stile metrico delle tragedie tende a riprodurre la severità metrica dei canti di Eschilo: ad esempio, la parodo dell’ Edipo re, in ritmo dattilico, riecheggia la solenne parodo anch’essa dattilica dell’Agamennone. Nelle ultime tragedie invece la metrica diventa più mossa e articolata. La musica, per noi definitivamente perduta, doveva corrispondere a questi indizi di partitura ritmica. FORTUNA Sofocle ebbe un immediato successo, ottenendo apprezzamenti da parte di Aristotele. Fu ripreso dagli autori latini di età arcaica e da Seneca, che ne ampliarono l’elemento retorico e patetico, rifacendosi in questo più a Euripide che a Sofocle. L Nel 500 e nel 600 Sofocle fu il più ammirato tra i tre tragici, soprattutto per l’Edipo re. A fortuna moderna di Sofocle ebbe inizio con Lessing che definì l’essenza dell’arte tragica ponendo l’Edipo Re come archetipo del teatro moderno. Agli inizi del 900 Hugo Hofmannsthal pubblicò un’interpretazione dell’Edipo re aggiungendo una straordinaria carica di aggressività