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Statistica economica, Dispense di Statistica

Aspetti introduttivi ,operatori ed aggregatori economici

Tipologia: Dispense

2022/2023

Caricato il 12/06/2023

furfacri
furfacri 🇮🇹

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MODULO - STATISTICA ECONOMICA
UNITÀ DIDATTICA 1 - GLI ELEMENTI FONDAMENTALI DELLA STATISTICA
ECONOMICA
1a Lezione - Aspetti introduttivi
Obiettivo della presente Unità didattica è quello di fornire un quadro concettuale introduttivo
alla statistica economica, il quale, pertanto, non può esimersi dal far comprendere a cosa mira
la statistica economica e quali sono le principali fonti informative sebbene ci serviamo della
statistica quotidianamente per analizzare un fenomeno, studiare e conoscere meglio
un’organizzazione, per farci un’opinione su un evento per valutare qualitativamente e
quantitativamente situazioni e fenomeni.
Il termine statistica, utilizzato sin dalla fine del sedicesimo secolo, indicava originariamente la
scienza descrittiva dello Stato; essa era dunque la disciplina che permetteva di rendere più
metodiche le decisioni finalizzate a un buon andamento della cosa pubblica.
Veniva, comunque, impiegata per raccogliere anche altri dati utili all’amministrazione dello
Stato, come quelli sui raccolti agricoli, sul commercio e su tutti gli elementi della vita che
rivestivano interesse a fini amministrativi, finanziari e militari.
Nel linguaggio comune la statistica indica un dato numerico o un insieme di dati numerici,
assoluti o percentuali, frutto di indagini sistematiche, di elaborazioni, di sondaggi e di
inchieste.
La statistica indica, oggi, quella disciplina che, descrivendo e investigando i fenomeni naturali
e quelli sociali, si identifica con una vera e propria scienza del collettivo, il cui scopo ultimo è
quello della quantificazione dei fenomeni sociali.
Sono dette statistiche secondo l’articolo 3 del Regolamento (CE) n.223/2009 del Parlamento
europeo e del Consiglio, dell’11 marzo 2009, relativo alle statistiche europee: le informazioni
quantitative e qualitative, aggregate e rappresentative che caratterizzano un fenomeno
collettivo in una determinata popolazione.
Ultimata questa panoramica di definizioni e ruoli della statistica è opportuno introdursi con
maggiore precisione a cosa si intende per statistica ufficiale e in cosa si caratterizza la
statistica economica.
All’interno della statistica è, dunque, opportuno sin da subito chiarire il ruolo ed i compiti
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MODULO - STATISTICA ECONOMICA

UNITÀ DIDATTICA 1 - GLI ELEMENTI FONDAMENTALI DELLA STATISTICA

ECONOMICA

1 a^ Lezione - Aspetti introduttivi

Obiettivo della presente Unità didattica è quello di fornire un quadro concettuale introduttivo alla statistica economica, il quale, pertanto, non può esimersi dal far comprendere a cosa mira la statistica economica e quali sono le principali fonti informative sebbene ci serviamo della statistica quotidianamente per analizzare un fenomeno, studiare e conoscere meglio un’organizzazione, per farci un’opinione su un evento per valutare qualitativamente e quantitativamente situazioni e fenomeni. Il termine statistica, utilizzato sin dalla fine del sedicesimo secolo, indicava originariamente la scienza descrittiva dello Stato; essa era dunque la disciplina che permetteva di rendere più metodiche le decisioni finalizzate a un buon andamento della cosa pubblica. Veniva, comunque, impiegata per raccogliere anche altri dati utili all’amministrazione dello Stato, come quelli sui raccolti agricoli, sul commercio e su tutti gli elementi della vita che rivestivano interesse a fini amministrativi, finanziari e militari. Nel linguaggio comune la statistica indica un dato numerico o un insieme di dati numerici, assoluti o percentuali, frutto di indagini sistematiche, di elaborazioni, di sondaggi e di inchieste. La statistica indica, oggi, quella disciplina che, descrivendo e investigando i fenomeni naturali e quelli sociali, si identifica con una vera e propria scienza del collettivo, il cui scopo ultimo è quello della quantificazione dei fenomeni sociali. Sono dette statistiche secondo l’articolo 3 del Regolamento (CE) n.223/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 marzo 2009, relativo alle statistiche europee: le informazioni quantitative e qualitative, aggregate e rappresentative che caratterizzano un fenomeno collettivo in una determinata popolazione. Ultimata questa panoramica di definizioni e ruoli della statistica è opportuno introdursi con maggiore precisione a cosa si intende per statistica ufficiale e in cosa si caratterizza la statistica economica. All’interno della statistica è, dunque, opportuno sin da subito chiarire il ruolo ed i compiti

della statistica ufficiale, cioè quella prodotta da organi ufficiali deputati dalla legge all’espletamento delle attività statistiche. Tra i compiti della statistica ufficiale c’è, difatti, quello di sviluppare concetti, definizioni, classificazioni e metodi per produrre informazioni statistiche che descrivano lo stato e l’andamento, nel tempo e nello spazio, dei fenomeni economici. All’interno della statistica ufficiale un ruolo determinante lo ricopre la statistica economica, in quanto disciplina che mira ad impiegare tali informazioni per analizzare i comportamenti degli operatori economici, effettuare previsioni sulla dinamica degli aggregati economici e prendere decisioni di politica economica e aziendale. La statistica economica si focalizza, dunque, sulla misurazione e sull’analisi statistica dei fenomeni economici latamente intesi: dalla misura di sistemi di grandezze economiche (contabilità nazionale), all’analisi della dinamica e alle previsioni economiche, alla stima e verifica di modelli di comportamenti economici, alla valutazione di politiche. L’elaborazione di sistemi e modelli di riferimento, la progettazione e gestione di sistemi di dati e indicatori economici, lo sviluppo e l’impiego di appropriati metodi statistici per lo studio empirico-quantitativo del comportamento economico, in chiave spaziale e temporale, costituiscono elementi fondanti della statistica economica ai vari livelli (dal micro al macroeconomico). Specifica attenzione viene riservata anche alla dimensione maggiormente aziendalistica come quella afferente all’analisi di mercato, alla gestione e alle decisioni aziendali, alla valutazione della qualità dei prodotti e dei servizi. Nel System of National Accounts (SNA) pubblicato nel 2008 dalle principali organizzazioni internazionali (Organizzazione delle Nazioni Unite, ONU; Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, OCSE; Fondo Monetario Internazionale, FMI; Banca Mondiale, BM; Ufficio Statistico delle Comunità Europee, Eurostat) è stato formalizzato il quadro concettuale maggiormente impiegato per i moderni approcci alla statistica economica. Lo SNA 2008, così come la sua versione europea denominata Sistema Europeo dei conti (SEC 2010) approvata nel 2013 come regolamento del Consiglio Europeo, contiene un vasto insieme di concetti, definizioni e classificazioni, coerenti tra loro, per la misurazione dell’attività economica e la rappresentazione di numerosi fenomeni economici. Esso è utilizzato, pertanto, anche come base di riferimento per la produzione di statistiche economiche di carattere settoriale o territoriale. Si può, quindi, affermare che lo SNA è il testo di riferimento per gran parte degli sviluppi recenti di quella parte della statistica che ha come fine quello di misurare i risultati

delle modalità con le quali essi interagiscono tra di loro e con altri soggetti di altri territori si definisce sistema economico. Un sistema economico è, pertanto, delimitato da confini territoriali, dunque, il concetto di territorio è estremamente importante dal punto di vista statistico, in quanto consente di individuare i soggetti residenti e non in una particolare area. Si definisce, pertanto, residente un operatore che abbia il proprio centro di interesse economico nel territorio nazionale, cioè se vi esercita la propria attività per un periodo di almeno un anno. Sono operatori residenti:

  • le imprese con sedi nel Paese;
  • le Amministrazioni Pubbliche;
  • le filiali e succursali di imprese straniere;
  • le persone fisiche che hanno dimora abituale nel Paese. Generalmente si identificano quattro classificazioni territoriali di sistemi economici:
  • Sistemi economici sovranazionali: sistemi composti da un insieme di Stati sovrani, che sulla base di trattati internazionali stabiliscono norme e regole comuni per il funzionamento dei singoli sistemi economici nazionali. L’Unione Europea può rappresentare un esempio di sistema economico sovranazionale.
  • Sistemi economici nazionali: sistemi in cui il territorio economico coincide con i confini amministrativi di uno Stato sovrano.
  • Sistemi economici regionali o subnazionali: sistemi in cui il confine territoriale è la rappresentazione amministrative di aree subnazionali. Le regioni e le provincie italiane possono rappresentare un esempio di tali sistemi economici.
  • Sistemi economici locali: sistemi in cui la delimitazione territoriale non dipende da confini amministrativi ma da specifiche caratteristiche di natura economica, sociale ed ambientale. I Distretti industriali possono rappresentare un esempio per tale tipologia di sistema economico. Un sistema economico è caratterizzato non solo da fattori fisici o tecnologici che ne possono determinare l’orientamento produttivo (economie a prevalenza agricola, industriale, ecc) ma anche dai fattori culturali ad istituzionali che ne regolano il funzionamento.

Le caratteristiche di un sistema economico sono importanti perché possono influenzare la qualità delle statistiche che ne descrivono il funzionamento e l’andamento, ad esempio sistemi economici caratterizzati da poche grandi imprese garantiranno una misurazione statistica più limitata e potenzialmente più semplice, contrariamente per quello che può avvenire in un sistema contraddistinto da un numero molto elevato di imprese medie e piccole. Le caratteristiche di un sistema economico possono impattare anche sull’accuratezza della produzione statistica, difatti, in sistemi nei quali è molto presente economia sommersa potrebbe non essere accurata la rappresentazione che deriva dalla produzione statistica.

Appare opportuno evidenziare la differenza esistente tra nucleo familiare e famiglia, difatti il nucleo è definito come l’insieme delle persone che formano una relazione di coppia o di tipo genitore-figlio, dove per coppia si intendono le persone coniugate o conviventi, senza figli o con figli mai sposati o anche un solo genitore assieme a uno o più figli mai sposati. Il concetto di nucleo familiare è, di conseguenza, differente rispetto a quello di famiglia, nella quale possono esistere uno o più nuclei familiari ma anche nessuno come nel caso di famiglie unipersonali. Al 31 dicembre 2013 il numero di famiglie in Italia era pari a 24.611.766 con un numero medio di componenti pari a 2,4. Le famiglie unipersonali erano di poco sopra al 31% del totale mentre quelle con cinque o più componenti il 5,7%. La classificazione delle famiglie da un punto di vista statistico non può prescindere dalla valutazione demografica, sociale ed economica dei componenti. Statisticamente, infatti, non può essere trascurata ad esempio la condizione occupazionale dei componenti, la fascia di età e il grado di istruzione. Vista la eterogeneità e la molteplicità delle caratteristiche di interesse nell’ambito delle indagini statistiche si considerano le condizioni della persona di riferimento che è rappresentata dall’intestatario della scheda anagrafica, rispetto al quale sono definite le condizioni di parentela; se in una famiglia è presente il padre egli sarà individuato come la persona di riferimento a cui collegare le condizioni di parentela (coniuge, figli). La classificazione in base a specifiche variabili demo-socio-economiche è svolta, pertanto, in relazione alla persona di riferimento (condizione lavorativa, condizione professionale, età, reddito percepito, titolo di godimento dell’abitazione). Le famiglie secondo lo SNA si distinguono in famiglie consumatrici e famiglie produttrici; le prime hanno come funzione principale quella del consumo finale, cioè l’acquisto di beni e servizi destinati a soddisfare bisogni, invece le seconde sono rappresentative delle imprese individuali e di imprese di piccole dimensioni nelle quali la componente familiare dell’organizzazione produttiva prevale su una logica prettamente aziendalistica. Le famiglie produttrici sono tali in quanto la loro attività primaria viene considerata assimilabile a quella delle imprese, in realtà in tale fattispecie in cui i componenti della famiglia sono direttamente impegnati nella conduzione dell’impresa coesistono comportamenti di consumo e produzione difficilmente distinguibili in base alla loro finalità. La distinzione appena esplicata tra famiglie consumatrici e famiglie produttrici tipica della contabilità nazionale viene spesso superata dal voler mettere in risalto la principale funzione

delle stesse cioè quella legata al consumo. Per impresa in senso stretto si intende l’organizzazione di un’attività economica esercitata con carattere professionale ai fini della produzione di beni o della prestazione di servizi destinabili alla vendita. L’impresa gode di autonomia riguardo alle scelte produttive e gestionali potendo operare tutti i settori di attività economica. Nell’ambito dello SNA le imprese sono aggregate nel settore istituzionale delle “società” che comprende sia le società propriamente dette (cioè le imprese organizzate in forma societaria), sia le quasi-società, cioè le imprese individuali, società semplici con più di cinque addetti e le istituzioni senza scopo di lucro al servizio delle imprese. Una prima utile differenziazione all’interno del settore istituzionale delle società è quella tra società e quasi società non finanziarie, cioè dedite alla produzione di beni e servizi destinabili alla vendita con lo scopo di conseguire utili, e società e quasi società finanziarie, cioè dedite allo scopo di conseguire utili ad attività di intermediazione e di assicurazione. La classificazione basata sull’attività economica è di fondamentale importanza per la statistica economica al fine di rendere omogenee le rilevazioni su uno specifico settore ma anche e soprattutto per i confronti spazio temporali. In Italia, l’Istat (Istituto Nazionale di Statistica, di cui si parlerà nel dettaglio) ha elaborato una classificazione delle attività economiche (denominata ATECO 2007) che tiene conto delle specificità della struttura produttiva italiana e al contempo consente la confrontabilità con le classificazioni internazionali (International Statistical Industrial Classification –ISIC) e con quelle europee. Classificazione delle attività economiche ATECO 2007 – Aggregazione intermedia SNA/ISIC a 38 categorie A. Agricoltura, silvicoltura e pesca B. Attività estrattiva C. Attività manifatturiere CA Industrie alimentari, delle bevande e del tabacco CB Industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori CC Industria del legno, della carta e stampa CD Fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati CE Fabbricazione di sostanze e prodotti chimici CF Produzione di articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici CG Fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche, altri prodotti della

T. Attività di famiglie e convivenze come datori di lavoro per personale domestico; produzione di beni e servizi indifferenziati per uso proprio da parte di famiglie e convivenze U. Attività di organizzazioni e organismi extraterritoriali Le imprese possono essere classificate in base ad altri criteri quali la dimensione, l’articolazione organizzativa, la forma giuridica. La dimensione aziendale viene spesso parametrata al numero di addetti (persona, dipendente o indipendente occupata nell’impresa):

  • Microimprese (1-9 addetti);
  • Piccole imprese (10-19 addetti);
  • Piccole – Medie Imprese (20-49 addetti);
  • Medie Imprese (50-249 addetti);
  • Medie - Grandi Imprese (250-499 addetti);
  • Grandi Impresi (500 addetti e oltre). Nel caso delle aziende agricole la valutazione della dimensione può essere effettuata in base alla superficie agricola utilizzata o alla quantità di forza lavoro prestata, misurata in termini di unità di lavoro (ULA). In relazione all’articolazione organizzativa sono possibili numerose classificazioni, una delle principali è quella che mira a circoscrivere l’attività principale, ossia l’attività la cui importanza, espressa in termini di valore aggiunto, supera le altre (dette secondarie). Nel caso in cui una delle attività secondarie sia unicamente finalizzata a produrre beni e servizi da impiegare nell’attività principale, essa è detta ausiliaria. Sempre in relazione all’articolazione organizzativa è utile comprendere il concetto di gruppo di imprese, ovvero dell’insieme di unità giuridicamente indipendenti ottenuto attraverso catene di controllo diretto e indiretto, soggette all’influenza dominante di un vertice. All’interno di un gruppo di imprese si individuano le seguenti tipologie di imprese:
  • Impresa capogruppo: soggetto economico che si colloca all’ultimo anello della catena di controllo dell’impresa, non essendo controllato da alter imprese.
  • Impresa controllante prossima: soggetto economico che esercita per primo, in linea gerarchica, il controllo su un altro soggetto.
  • Impresa controllata: impresa controllata da un’altra unità istituzionale che controlla, al 31 dicembre dell’anno di riferimento, direttamente o indirettamente oltre il 50% delle quote o azioni con diritto di voto sulla prima impresa.

La classificazione delle imprese per forma giuridica dipende dalla legislazione di ciascun paese e ciò rende i confronti internazionali maggiormente complessi; in Italia la classificazione utilizzata per fini statistici prevede le seguenti forme giuridiche:

  • Imprese individuali (che comprendono anche I lavoratori autonomi ed I liberi professionisti);
  • Società di persone;
  • Società di capitali;
  • Società cooperative;
  • Consorzi di diritto privato;
  • Enti pubblici economici;
  • Aziende speciali;
  • Aziende pubbliche di servizi. Ulteriore elemento di rilevanza statistico afferente alle imprese è riconducibile alla sopravvivenza nel tempo delle imprese; tali valutazioni in Italia sono rese possibili grazie all’Archivio statistico delle imprese attive – ASIA – costruito dall’Istat sulla base di dati amministrativi e statistici. Tale archivio è molto utile per approfondire, anche congiuntamente, le classificazioni fino ad ora rappresentate. Ad esempio, in relazione all’anno 2012 l’Archivio ASIA stima l’esistenza di oltre 90 mila gruppi comprendenti oltre 206 mila imprese e oltre 5,6 milioni di addetti. Secondo il SEC 2010, il settore delle amministrazioni pubbliche comprende tutte le unità delle pubbliche amministrazioni e tutte le istituzioni senza scopo di lucro che producono beni e servizi destinabili alla vendita e sono controllate da unità delle amministrazioni pubbliche. Ai fini dell’inclusione nel settore delle pubbliche amministrazioni il SEC 2010 definisce come “produttore di beni e servizi non destinabili alla vendita” quel produttore pubblico che offre servizi ausiliari all’unità madre (ad esempio trasporto, servizi informatici) o vende esclusivamente alla Pubblica Amministrazione ed è l’unico fornitore di beni e servizi della stessa. Le principali risorse di cui beneficiano le Amministrazioni pubbliche sono costituite da versamenti obbligatori (imposte, contributi, ecc) effettuati direttamente o indirettamente da unità appartenenti ad altre settori (famigli e imprese). Nelle Amministrazioni pubbliche rientrano, pertanto:
  • le unità pubbliche che in forza di legge esercitano un potere giuridico su altre unità nel

MODULO - STATISTICA ECONOMICA

UNITÀ DIDATTICA 1 - GLI ELEMENTI FONDAMENTALI DELLA STATISTICA

ECONOMICA

3 a^ Lezione - Gli aggregatori economici

In un sistema economico si svolge una quantità potenzialmente infinita di operazioni tra soggetti economici, le quali possono essere aggregate al fine di misurare il risultato complessivo delle operazioni realizzate dalle unità economiche del sistema economico; ad esempio:

  • il consumo privato è costituito dall’insieme delle spese effettuate dalle famiglie per l’acquisto di beni e servizi utili al soddisfacimento dei bisogni personali;
  • l’investimento è costituito dall’insieme delle spese effettuate per acquistare beni da utilizzare per la generazione di redditi in uno o più periodi successivi;
  • la produzione è il risultato dell’attività economica delle unità produttive. È opportuno precisare che una singola transazione può contribuire a determinare diversi aggregati economici; il caso dell’acquisto di un’auto nuova sarà classificato nei consumi se l’acquisto viene effettuato da una famiglia per finalità di trasporto del nucleo famigliare mentre rientrerà negli investimenti se esso è effettuato da un’impresa per lo svolgimento delle proprie attività. La vendita dell’auto, specularmente, incrementerà i ricavi del concessionario e, di conseguenza, contribuirà a determinare il valore della produzione del sistema economico. La principale distinzione afferente agli aggregatori economici è quella tra variabili stock e variabili flusso. I flussi riflettono la creazione, la trasformazione, lo scambio, il trasferimento o la scomparsa di valore economico che si realizza in un certo intervallo di tempo, mentre gli stock si riferiscono a situazioni in un momento determinato. I flussi, pertanto, possono essere espressi unicamente con riferimento ad un certo arco temporale (un anno, un trimestre, ecc) mentre gli stock si riferiscono ad un preciso momento temporale (31 dicembre anno di riferimento, ultimo giorno del trimestre, ecc). Il consumo finale rappresenta, come detto in precedenza, la spesa per beni e servizi destinata a

soddisfare i bisogni umani. È possibile distinguere i bisogni individuali, la cui spesa è sostenuta principalmente dalle famiglie, ed i bisogni collettivi che vengono finanziati unicamente dalle Amministrazioni pubbliche. I consumi finali sono sempre valutati a prezzi di mercato e sono calcolati per funzione di consumo cioè aggregando le spese di beni e servizi per categorie omogenee (alimentari, trasporto ecc.) è possibile classificare anche in base alla durata del bene; in questo caso avremo beni non durevoli, cioè consumati immediatamente dopo l’acquisto o in periodi di tempo limitati, e beni durevoli, cioè acquistati per essere utilizzati per più anni. Gli investimenti rappresentano il valore delle acquisizioni (al netto delle cessioni) di capitale fisso effettuate dai produttori. Per capitale fisso si intende l’insieme dei beni materiali ed immateriali destinati ad essere utilizzati nei processi produttivi per un periodo superiore ad un anno. Gli investimenti sono sempre valutati ai prezzi di mercato. La produzione, secondo la definizione dello SNA, ha dei confini molto precisi, sebbene in via generale possa riguardare una moltitudine di beni e di servizi, i quali sono, pertanto, convenzionali e possono mutare nel tempo. All’interno dei confini della produzione vi è sicuramente la cosiddetta economia sommersa, cioè la produzione di quei soggetti economici che evadono gli obblighi di natura amministrativa; secondo lo SNA la produzione dovrebbe comprendere anche le attività illegali che producono beni e servizi pagati su base volontaria dagli acquirenti (contrabbando, prostituzione, droghe). Non rientrano, invece, nella produzione quegli illeciti che comportano pagamenti non volontari (furti). La produzione può essere valutata in modi diversi a seconda dei prezzi utilizzati. La prima misurazione può essere fatta a prezzi di mercato (o di acquisto), in questo caso il prezzo è rappresentato come il valore monetario al quale la transazione tra gli operatori è avvenuta. Se dal prezzo di mercato si detraggono alcuni costi (imposte indirette, margini commerciali e spese di trasporto) si arriva al prezzo base cioè il prezzo rilevante per il produttore. Il prodotto interno lordo (PIL) rappresenta la misura sintetica del reddito prodotto in un certo arco temporale (tipicamente l’anno di riferimento) da un determinato sistema economico. Tale reddito per essere impiegato dalle varie unità istituzionali (famiglie, imprese, amministrazioni pubbliche) per effettuare consumi, investimenti o scambiare beni e servizi

(quello del 2010) in questo modo l’aumento delle vendite a prezzi costanti è pari al 12,5%: (45 x 11.000) – (40 x 11.000)/(40 x 11.000). Il rapporto tra un aggregato economico espresso a prezzi correnti e lo stesso espresso a prezzi costanti prende il nome di deflatore, ossia un tipico rapporto statistico: un quoziente tra due termini di natura statistica, in cui ambedue i termini si riferiscono allo stesso fenomeno ma sono misurati in tempi diversi; questo tipo di rapporto statistico assume il nome di numero indice. I numeri indice, o semplicemente indici, sono frequentemente usati per confronti di natura temporale, infatti essi sono frutto del rapporto tra la misura di un fenomeno in più istanti temporali I rapporti statistici sono importanti indicatori descrittivi di un fenomeno e agevolano l’interpretazione ed i confronti, anche perché riconducono i dati ad una scala di misura standardizzata di riferimento (unitaria o percentuale). Gli indici possono essere semplici o complessi, nei primi viene confrontata la variazione di un singolo fenomeno rispetto alla base mentre nei secondi è possibile esprimere la variazione di un insieme articolato di fenomeni, sempre rispetto al valore assunto dai fenomeni nel periodo scelto quale base. Gli indici possono essere a base fissa cioè utilizzando come denominatore sempre la stessa quantità oppure a base mobile, in questo caso viene utilizzato al denominatore un elemento variabile nel tempo. La statistica economica è spesso finalizzata al confronto degli aggregatori economici nel tempo; tali confronti vengono tipicamente effettuati utilizzando serie storiche.

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4 a^ Lezione - Le serie storiche

Molti fenomeni presentano andamenti nel tempo caratterizzati da una certa regolarità o costanza strettamente legate alla posizione dall’osservazione nella sequenza di dati osservati. L’analisi delle serie storiche o cronologiche è la metodologia statistica che si occupa dello studio di tali fenomeni i quali sono rappresentabili, appunto, tramite esse. Una serie storica è una successione di dati numerici ordinati secondo il tempo. Dal momento che le osservazioni statistiche dei fenomeni economici sono normalmente effettuate con una certa periodicità (anno, trimestre, mese ma possono incontrarsi spesso serie settimanali, giornaliere o orarie) le serie storiche economiche sono tipicamente riferite a valori discreti, cioè composte da un numero finito di osservazioni effettuate con riferimento a periodi temporali definiti convenzionalmente. Numerosi sono gli esempi di serie storiche, tra quelle economiche rientrano ad esempio:

  • i numeri indici dei prezzi al consumo;
  • i dati sull’occupazione;
  • i dati derivanti dalla contabilità nazionale. Esempi di serie storiche demografiche possono essere:
  • il numero di nascite e/o i corrispondenti tassi di natalità;
  • il numero di matrimoni e/o i corrispondenti tassi di nuzialità;
  • il numero di morti e/o i corrispondenti tassi di mortalità. Esempi di serie storiche fisiche, in ultimo, possono essere:
  • il livello di precipitazioni;
  • le temperature minime e massime. L’andamento delle serie storiche è naturalmente influenzato da numerosi fattori, alcuni di questi determinano movimenti di natura transitoria nelle serie storiche, altri ne influenzano gli andamenti di fondo; per tali ragioni è possibile affermare che una serie storica è composta da tre componenti fondamentali:

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ECONOMICA

5 a^ Lezione - L’indice dei prezzi al consumo

I numeri indici sono molto utilizzati nell’analisi macroeconomica, in cui è determinante l’osservazione della dinamica temporale dei fenomeni, e sono spesso riferiti ad aggregati molto articolati, con aspetti che si influenzano a vicenda. Essi:

  • misurano il cambiamento in riferimento alla situazione base;
  • sono basati su rapporti;
  • sono sempre positivi;
  • sono indipendenti dall’unità di misura in cui sono espresse le grandezze considerate L’Istat produce importanti indici, i principali possono essere riassunti come da prospetto che segue. Attività industriale numeri indici della produzione industriale numeri indici del fatturato, degli ordinativi e della consistenza degli ordinativi dell’industria numeri indici delle costruzioni: attività edilizia e opere pubbliche. Servizi numeri indici delle vendite al dettaglio numeri indici del fatturato delle altre attività dei servizi. Prezzi numeri indici dei prezzi al consumo numeri indici dei prezzi alla produzione Interscambio commerciale con l’estero numeri indici di quantità`, valori e valori medi unitari per importazioni, saldi, esportazioni. Mercato del lavoro gli indicatori del lavoro delle grandi imprese, dell’industria e del terziario (numeri indici

dell’occupazione, delle retribuzioni, del costo del lavoro) numeri indici delle retribuzioni contrattuali

In questo capitolo ci soffermeremo sui numeri indici dei prezzi al consumo. Secondo la definizione fornita dall’Istat “ I numeri indici dei prezzi al consumo misurano le variazioni nel tempo dei prezzi di un paniere di beni e servizi destinati al consumo finale delle famiglie presenti sul territorio economico nazionale e acquistabili sul mercato attraverso transazioni monetarie (sono escluse quindi le transazioni a titolo gratuito, gli autoconsumi, i fitti figurativi, ecc.)”. La costruzione di un indice dei prezzi al consumo, strumento statistico che misura le variazioni nel tempo dei prezzi di un insieme di beni e servizi, serve per misurare l’inflazione, ovvero un processo di aumento continuo e generalizzato del livello dei prezzi dei beni e servizi destinati al consumo delle famiglie. Un aumento dell’inflazione corrisponde ad una situazione in cui aumenta la velocità di crescita dei prezzi, mentre una riduzione dell’inflazione si verifica nel caso in cui i prezzi, pur essendo in aumento, crescono ad una velocità minore. Il paniere può essere definito come una riduzione in scala dei consumi delle famiglie italiane, in quanto vi è una oggettiva impossibilità a misurare le variazioni dei prezzi di tutti i singoli prodotti consumati dalle famiglie, per tale ragione si rende necessario selezionare un campione di specifici beni e servizi dei quali misurare mensilmente la dinamica di prezzo, che deve essere rappresentativo di un insieme più esteso di prodotti simili. Questo insieme di beni e servizi può essere visto come un paniere della spesa, che contiene i prodotti prevalentemente acquistati dal complesso delle famiglie. Per molti segmenti, la cui importanza all’interno della spesa delle famiglie è particolarmente rilevante (ad esempio, la benzina o l’energia elettrica), la scelta dei prodotti non pone particolari problemi di selezione. In altri casi, invece, la selezione campionaria determina una scelta più articolata. Ad esempio, per misurare la dinamica dei prezzi del segmento di consumo piccoli accessori elettrici vengono seguiti i prezzi dei prodotti elementari (es. presa di corrente, pila elettrica, lampadina a risparmio energetico, multipresa, lampadina LED) largamente rappresentativi delle spese delle famiglie. I prodotti sono selezionati sulla base di una pluralità di fonti e tra le tipologie maggiormente consumate; inoltre, devono poter essere agevolmente rilevati sul territorio.